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YAMES YOYCE: ULISSE,prototipo dell’uomo contemparaneo che s’immerge negli antri più bui della coscienza, alla ricerca dei superstiti atomi dell’Io, sbriciolato dalle chele della seduzione del neocapitalismo industriale e finanziario, relegandolo,agonizzante, nella prigione dell’irredentismo dalla frantumazione dell’Essere.

JAMES  JOYCE

James Joyce (1882-1941) nacque a Dublino e venne educato dai gesuiti, ricevendo un’eccellente educazione umanistica. All’università mostrò particolare interesse per la filosofia, la letteratura e le lingue moderne. Oltre al francese, studiò l’italiano (per leggere in lingua originale Dante, Giordano Bruno e G. Vico, i suoi autori preferiti) e il norvegese (stimolato dall’amore per Ibsen). Nel 1902 si laureò e, insofferente dell’educazione cattolica e dell’ambiente di Dublino, si trasferì a Parigi per seguire, senza troppa convinzione, dei corsi di medicina. La sua vocazione di scrittore andò rivelandosi fra il 1900 e il 1904, anni nei quali scrisse le Epiphanies (Epifanie, postumo 1956 e 1965), una raccolta di brevi prose liriche. Nel 1903 tornò precipitosamente a Dublino, dove sua madre stava morendo, e vi rimase per alcuni mesi, insegnando inglese in una scuola superiore. Nel 1904 conobbe Zora Barnacle, che in seguito sposò e dalla quale ebbe due figli; con lei si recò a Parigi, Zurigo e infine a Pola e a Trieste, dove si guadagnò da vivere insegnando alla Berlitz School. In Italia strinse amicizia con Italo Svevo. Nel 1907 pubblicò il libro di liriche Chamber music (Musica da camera), accolto con totale indifferenza. Joyce si dedicò allora alla prosa e nel 1912 tornò in Irlanda dove presentò a una casa editrice un gruppo di racconti, Dubliners (Gente di Dublino), basati sulla ricostruzione realistica della vita dublinese. Il libro fu rifiutato e solo nel 1914, dopo traversie dovute al suo presunto antipatriottismo, venne pubblicato a Londra. Lo scrittore aveva intanto completato il primo romanzo, iniziato nel 1904, A portrait of the artist as a young man (Ritratto dell’artista da giovane), meglio conosciuto in Italia come Dedalus, ricavato da un precedente saggio autobiografico e da un abbozzo di romanzo Stephen hero (Stefano eroe), pubblicato nel 1916. Il romanzo aveva per tema il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza presso i gesuiti, la scoperta del sesso, la terribile esperienza religiosa, la liberazione mediante la vocazione artistica, i “liberi” anni universitari e fu accolto dalla critica con favore e interesse. Allo scoppio della prima guerra mondiale Joyce si recò con la famiglia a Zurigo, dove continuò a lavorare alla stesura del secondo romanzo, Ulysses (Ulisse), che aveva incominciato a scrivere nel 1914. A partire dal 1918, sulla “Little Review” di New York, iniziò la pubblicazione di Ulysses. Nello stesso anno uscì il suo unico lavoro teatrale, Exiles (Esuli). Nel 1919 tornò a Trieste per completare il romanzo e nel 1920, su consiglio di E. Pound, si recò a Parigi, dove Ulysses uscì in volume (1922). Proibito in Inghilterra e negli Stati Uniti per le espressioni blasfeme e le oscenità, destò molto scalpore e venne giudicato dalla critica come un audace e ambizioso esperimento letterario. Uno sviluppo monumentale dei motivi filosofici e strutturali di Ulysses è da considerare il romanzo Finnegan’s wake (La veglia di Finnegan, 1939), laboratorio sperimentale, work in progress, iniziato nel 1923. Rimasto a Parigi per circa vent’anni, lo scrittore frequentò assiduamente S. Beckett, E. Hemingway, F.S. Fitzgerald, P. Eluard, L. Aragon, T.S. Eliot. Nel 1933 le autorità statunitensi abolirono la censura sull’Ulysses, che uscì nell’edizione americana l’anno successivo. Nel 1940, all’inizio del conflitto mondiale, lo scrittore si trasferì a Zurigo, dove morì nel corso di un intervento chirurgico.

 

 

 

 

“ULISSE

 

Uno  dei romanzi più innovativi del Novecento

Il 2 febbraio del 1922, cento anni fa, venne pubblicato a Parigi l’Ulisse di James Joyce, uno dei romanzi più importanti del Novecento e uno dei capolavori della letteratura modernista in lingua inglese. L’opera più significativa di Joyce, che nacque a Dublino e visse in varie parti d’Europa, tra cui Trieste e Roma, uscì nel giorno del suo quarantesimo compleanno. Un secolo dopo la sua pubblicazione è ancora considerato un romanzo piuttosto complesso ed enigmatico, tra i più difficili da portare a termine: nonostante questo a detta di molti è tra i migliori romanzi in lingua inglese mai scritti e tra quelli che hanno più influito sulla letteratura inglese a inizio Novecento.

Cos’è l’Ulisse e perché si chiama così L’Ulisse (Ulysses) è composto da diciotto capitoli e racconta il girovagare per Dublino del protagonista Leopold Bloom, un ebreo di mezza età di origine ungherese, tradito dalla moglie Molly, che a sua volta tradisce. Ciascuno dei capitoli è scritto con una tecnica diversa per raccontare un particolare momento della giornata di Bloom ed è intitolato come un personaggio dell’Odissea, il poema epico attribuito a Omero che parla del ritorno a casa di Ulisse dopo la guerra di Troia: il romanzo infatti stabilisce una serie di parallelismi tra i personaggi principali e le vicende raccontate nei canti del poema.

Oltre a Bloom e a Molly, che sono dei corrispettivi moderni di Ulisse e di Penelope, sua moglie, l’altro personaggio centrale nella trama è Stephen Dedalus, l’alter ego letterario di Joyce, nonché il protagonista del suo romanzo semi-autobiografico del 1916 Ritratto dell’artista da giovane (A Portrait of the Artist as a Young Man). Nell’Ulisse, Dedalus rappresenta Telemaco, il figlio di Ulisse e Penelope, pur non essendo figlio né di Leopold né di Molly Bloom: ha un rapporto difficile con la madre, appena morta, e lamenta l’assenza del padre.

Le accuse di oscenità e la censura

Joyce cominciò a scrivere l’Ulisse nel 1914, durante la Prima guerra mondiale, in un periodo in cui non viveva a Dublino da tempo, e aveva abitato prima a Trieste e poi a Zurigo. La sua pubblicazione fu piuttosto complicata e accompagnata da censure, copie sequestrate e a volte anche bruciate. Dal marzo del 1918 al dicembre del 1920, uscì a puntate sulla rivista letteraria americana The Little Review, dedicata all’arte e alla letteratura sperimentale internazionale, finché alcuni riferimenti e allusioni ad atti sessuali furono accusati di oscenità e pornografia. Per questo nel 1921 la pubblicazione del libro negli Stati Uniti fu al centro di una causa legale che mise in grosse difficoltà economiche le editrici della rivista, Margaret Anderson e Jane Heap, e che si concluse con la messa al bando dell’opera. Negli Stati Uniti fu vietato stampare e importare l’Ulisse fino al 1933, quando un tribunale stabilì infine che non era pornografico né osceno.

Anche in Regno Unito il libro andò incontro a veti e censure. Qui nel 1919 stava uscendo a puntate su un’altra rivista, la londinese Egoist, che fu costretta a sospendere le pubblicazioni dopo la vicenda statunitense. Per cercare di pubblicare l’opera nel frattempo Joyce si era rivolto ad alcuni editori inglesi, tra cui la Hogarth Press di Leonard e Virginia Woolf, ma senza successo. La prima edizione dell’Ulisse venne infine stampata nel febbraio del 1922 a Parigi, dove Joyce si trasferì alcuni mesi dopo. Fu merito di Sylvia Beach, la fondatrice della leggendaria libreria Shakespeare and Company, frequentata da artisti e romanzieri come Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald e considerata un punto di riferimento della vita culturale parigina degli anni Venti. Beach pubblicò la prima edizione in mille copie, di cui cento autografate dall’autore.

Nell’ottobre successivo Egoist Press, nata dalla già citata rivista, fece stampare duemila copie sempre in Francia per evitare problemi legali e le importò in Regno Unito; 500 di queste, destinate al mercato statunitense, vennero sequestrate alla dogana e bruciate. Intanto anche il governo britannico si espresse contro il libro, che venne vietato fino al 1936, quando uscì la prima edizione stampata nel paese, quella della Bodley Head. In Irlanda, il paese in cui Joyce era nato, l’Ulisse non fu mai vietato ufficialmente: non perché il paese fosse particolarmente liberale ma perché il romanzo non riuscì mai ad arrivare nelle librerie e non attirò l’attenzione dei censori. Qui uscì per la prima volta negli anni Sessanta.

Il “cavallo di Troia” era una nave?

Anche la prima edizione italiana dell’Ulisse risale a questo periodo: fu pubblicata nel 1960 da Mondadori, nella collana della Medusa, diretta da Vittorini. La traduzione – indicata con la dicitura «Unica traduzione integrale autorizzata» – fu estremamente complessa e curata da Giulio De Angelis con la decennale collaborazione degli studiosi Glauco Cambon, Carlo Izzo e Giorgio Melchiori. Più di recente, sono state pubblicate altre traduzioni: quella di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi per Newton Compton, nel 2012, quella di Gianni Celati, nel 2013 per Einaudi, quella di Mario Biondi per La nave di Teseo nel 2020 e quella di Alessandro Ceni per Feltrinelli nel 2021.

La prima edizione italiana dell’“Ulisse”, Mondadori, 1960 

È ambientato in un giorno solo, e non è un giorno a caso
L’Ulisse inizia alle 8 del mattino del 16 giugno del 1904 e segue le vicende di Bloom e dei vari personaggi per circa 24 ore. Il 16 giugno del 1904 è anche il giorno in cui Joyce ebbe il suo primo appuntamento con Nora Barnacle, la donna che nel 1930 divenne sua moglie, che ispirò il personaggio di Molly Bloom e che fu destinataria di una serie di lettere a sfondo erotico da parte dello scrittore. chiacchierando fuori dall’albergo in cui lei lavorava come cameriera. Avevano fissato un primo appuntamento per il 14 giugno, ma lei non si presentò, e finirono per incontrarsi due giorni dopo. La grande attrazione fisica e la passione carnale tra Joyce e Barnacle si ritrovano nelle lettere che i due si scambiarono negli anni, una delle quali nel 2004
fu venduta all’asta per 240mila sterline, l’equivalente di circa 430mila euro di adesso.

Grazie all’Ulisse, il 16 giugno è una data famosa, che si festeggia sia a Dublino che in altre città in tutto il mondo nel cosiddetto Bloomsday”: una giornata dedicata alla celebrazione del romanzo attraverso letture pubbliche, eventi e spettacoli. Durante il Bloomsday a Dublino molte persone si vestono con costumi d’inizio Novecento e si spostano per le vie della città ripercorrendo il vagabondare del protagonista mentre molti pub servono la «colazione alla Bloom», a base di salsicce, pudding e pancetta.

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Il romanzo che ha inaugurato il modernismo

In una recensione uscita nel 1923 sulla rivista letteraria The Dial, il poeta inglese T. S. Eliot, che scrisse il celebre poemetto La terra desolata (The Waste Land), definì l’Ulisse «l’espressione più importante che i tempi presenti abbiano raggiunto» e un’opera «verso la quale siamo tutti debitori, da cui nessuno possa sottrarsi».

L’Ulisse infatti viene considerata una delle prime e più rappresentative opere del modernismo letterario, una corrente di forte rottura con il passato caratterizzata da una narrazione incentrata sul punto di vista soggettivo e sulla psicologia dei personaggi, ma anche e soprattutto da nuove tecniche narrative e modi di utilizzare il linguaggio, di cui Joyce faceva abbondante uso: giochi di parole, flashback, monologhi interiori e lo stream of consciousness, o flusso di coscienza. Quest’ultima è una tecnica che richiama il flusso naturale dei pensieri, che non vengono organizzati tramite collegamenti razionali e non seguono ordine cronologico, regole grammaticali o punteggiatura, ma circolano in maniera caotica e sconnessa: si sviluppano attraverso associazioni di idee e si interrompono improvvisamente oppure originano altri pensieri, senza soluzione di continuità.

Nello stesso anno dell’Ulisse furono pubblicati anche il romanzo sperimentale di Virginia Woolf La stanza di Jacob (Jacob’s Room),  La Terra desolata di Eliot, considerato a sua volta un capolavoro del modernismo, e altre opere particolarmente significative che impiegarono queste nuove tecniche, come La festa in giardino e altri racconti (The Garden Party and Other Stories) di Katherine Mansfield. Per questo, il 1922 è considerato l’“annus mirabilis” del modernismo: un momento “straordinario”, che inaugura un movimento letterario di grande sperimentazione, ispirato da enormi cambiamenti storici, sociali e culturali, da nuove forme artistiche e dallo studio della psicologia, tra le altre cose.

Non piacque a Virginia Woolf, tra gli altri. Quasi tutte le autrici e gli autori modernisti si conoscevano personalmente, erano amici e si influenzavano a vicenda, seppur con qualche divergenza. Come abbiamo visto, Eliot apprezzò molto l’Ulisse, che però a Woolf, l’altra importante esponente del modernismo, non piacque proprio. In un secondo momento Woolf smorzò i toni delle sue critiche, ma inizialmente lo definì «dispersivo, oscuro e pretenzioso»; disse di riconoscere che aveva qualcosa di geniale, ma di non volersi neanche sforzare a capirne il significato.

Woolf non fu l’unica a non apprezzare l’Ulisse. Lo scrittore inglese D.H. Lawrence, conosciuto soprattutto per Donne innamorate e L’amante di Lady Chatterley, paragonò il lavoro di Joyce a uno stufato tipico della cucina spagnola, «goffo» e pieno di oscenità. Pare anche che dopo la pubblicazione dell’Ulisse Barnacle avesse consigliato al marito di scrivere «libri sensati», che la gente potesse capire. Anche i lettori di oggi sono in difficoltà: secondo gli utenti del social network Goodreads, dedicato ai libri e alla lettura, è il romanzo più difficile da finire in assoluto.

Secondo Jack Dalton, studioso esperto di Joyce, la prima edizione dell’Ulisse conteneva circa duemila refusi o errori di battitura, attribuiti in parte alla difficoltà di leggere i manoscritti di Joyce e in parte a sviste nella trascrizione. L’edizione pubblicata nel 1922 da Egoist Press conteneva otto pagine in cui erano indicati più di 200 errori di stampa che erano stati riscontrati nell’edizione pubblicata da Shakespeare and Company e che in questa erano stati corretti (entrambe infatti erano state stampate dallo stesso stampatore francese, Darentiere). In tutte le edizioni successive vennero corrette e segnalate alcune centinaia se non migliaia di refusi, a seconda dell’interpretazione delle fonti da cui era tratto il testo o di considerazioni più puntuali da parte degli editori.

In realtà, data la grande sperimentazione del linguaggio di Joyce, non è chiaro se alcuni fossero effettivamente errori o se fossero voluti e servissero a rendere ancora più complessa la lettura del libro. Joyce rivedette personalmente le bozze della prima edizione stampata e pubblicata in Inghilterra – quella di Bodley Head – ma spesso in altre edizioni si finì con l’aggiungere nuovi errori nel tentativo di correggere quelli delle edizioni precedenti, con qualche polemica.

Una pagina del manoscritto di “Ulisse”, dal capitolo dedicato a Circe (Wikimedia)

È citatissimo, a teatro e nel cinema ma non solo. Comprensibilmente, l’Ulisse è stato adattato numerosissime volte a teatro, sia in Europa che nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e ha ispirato anche due film, usciti rispettivamente nel 1967 e nel 2003. Nel 1982, in occasione dei cento anni dalla nascita di Joyce, sulla radio irlandese RTÉ venne trasmesso un adattamento radiofonico dell’opera che durava quasi 30 ore, e nel 2012 uscì un nuovo adattamento di BBC4, narrato dall’attore irlandese Stephen Rea, candidato come migliore attore agli Oscar del 1993 per La moglie del soldato. Oggi, sta avendo una discreta popolarità anche su TikTok, dove alcuni utenti appassionati di libri lo stanno facendo tornare un po’ di moda.

Dall’Ulisse prendono ispirazione numerose canzoni, tra cui un brano musicale del compositore Luciano Berio, un pezzo del 1967 dei Jefferson Airplane (Rejoyce) e una traccia strumentale della band punk rock Minutemen del 1984, chiamata June 16th.

C’è poi la storia della cantautrice britannica Kate Bush, che negli anni Ottanta avrebbe voluto usare l’ultimo monologo di Molly Bloom in una canzone di cui aveva registrato una prima versione. Bush chiese il permesso di usare il testo alla società che gestiva il patrimonio e l’eredità di Joyce, ma non lo ottenne; la canzone uscì così con altre parole nel 1989, con il titolo The Sensual World. Nel gennaio del 2011, alla scadenza dei diritti d’autore sui lavori di Joyce (70 anni dopo la sua morte), Bush poté infine usare alcuni estratti del monologo e registrò di nuovo il brano, chiamandolo Flower Of The Mountain, citando la parte finale del monologo di Molly Bloom; lo si può ascoltare qui.

Oh e il mare
il mare qualche volta cremisi come il fuoco
e gli splendidi tramonti
e i fichi nei giardini dell’Alameda
sì e tutte quelle stradine curiose
e le case rosa e azzurre e gialle
e i roseti e i gelsomini e i geranii e i cactus
e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna
sì quando mi misi la rosa nei capelli
come facevano le ragazze andaluse
o ne porterò una rossa

e come mi baciò sotto il muro moresco
e io pensavo be’ lui ne vale un altro
e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora
sì allora mi chiese se io volevo
sì dire di sì
mio fior di montagna
e per prima cosa gli misi le braccia intorno
sì e me lo tirai addosso
in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato
sì e il suo cuore batteva come impazzito
e sì dissi
sì voglio

James Joyce (1882-1941) nacque a Dublino e venne educato dai gesuiti, ricevendo un’eccellente educazione umanistica. All’università mostrò particolare interesse per la filosofia, la letteratura e le lingue moderne. Oltre al francese, studiò l’italiano (per leggere in lingua originale Dante, Giordano Bruno e G. Vico, i suoi autori preferiti) e il norvegese (stimolato dall’amore per Ibsen). Nel 1902 si laureò e, insofferente dell’educazione cattolica e dell’ambiente di Dublino, si trasferì a Parigi per seguire, senza troppa convinzione, dei corsi di medicina. La sua vocazione di scrittore andò rivelandosi fra il 1900 e il 1904, anni nei quali scrisse le Epiphanies (Epifanie, postumo 1956 e 1965), una raccolta di brevi prose liriche. Nel 1903 tornò precipitosamente a Dublino, dove sua madre stava morendo, e vi rimase per alcuni mesi, insegnando inglese in una scuola superiore. Nel 1904 conobbe Zora Barnacle, che in seguito sposò e dalla quale ebbe due figli; con lei si recò a Parigi, Zurigo e infine a Pola e a Trieste, dove si guadagnò da vivere insegnando alla Berlitz School. In Italia strinse amicizia con Italo Svevo. Nel 1907 pubblicò il libro di liriche Chamber music (Musica da camera), accolto con totale indifferenza. Joyce si dedicò allora alla prosa e nel 1912 tornò in Irlanda dove presentò a una casa editrice un gruppo di racconti, Dubliners (Gente di Dublino), basati sulla ricostruzione realistica della vita dublinese. Il libro fu rifiutato e solo nel 1914, dopo traversie dovute al suo presunto antipatriottismo, venne pubblicato a Londra. Lo scrittore aveva intanto completato il primo romanzo, iniziato nel 1904, A portrait of the artist as a young man (Ritratto dell’artista da giovane), meglio conosciuto in Italia come Dedalus, ricavato da un precedente saggio autobiografico e da un abbozzo di romanzo Stephen hero (Stefano eroe), pubblicato nel 1916. Il romanzo aveva per tema il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza presso i gesuiti, la scoperta del sesso, la terribile esperienza religiosa, la liberazione mediante la vocazione artistica, i “liberi” anni universitari e fu accolto dalla critica con favore e interesse. Allo scoppio della prima guerra mondiale Joyce si recò con la famiglia a Zurigo, dove continuò a lavorare alla stesura del secondo romanzo, Ulysses (Ulisse), che aveva incominciato a scrivere nel 1914. A partire dal 1918, sulla “Little Review” di New York, iniziò la pubblicazione di Ulysses. Nello stesso anno uscì il suo unico lavoro teatrale, Exiles (Esuli). Nel 1919 tornò a Trieste per completare il romanzo e nel 1920, su consiglio di E. Pound, si recò a Parigi, dove Ulysses uscì in volume (1922). Proibito in Inghilterra e negli Stati Uniti per le espressioni blasfeme e le oscenità, destò molto scalpore e venne giudicato dalla critica come un audace e ambizioso esperimento letterario. Uno sviluppo monumentale dei motivi filosofici e strutturali di Ulysses è da considerare il romanzo Finnegan’s wake (La veglia di Finnegan, 1939), laboratorio sperimentale, work in progress, iniziato nel 1923. Rimasto a Parigi per circa vent’anni, lo scrittore frequentò assiduamente S. Beckett, E. Hemingway, F.S. Fitzgerald, P. Eluard, L. Aragon, T.S. Eliot. Nel 1933 le autorità statunitensi abolirono la censura sull’Ulysses, che uscì nell’edizione americana l’anno successivo. Nel 1940, all’inizio del conflitto mondiale, lo scrittore si trasferì a Zurigo, dove morì nel corso di un intervento chirurgico.

“Gente di Dublino”: la poetica dell'”epifania”

Dubliners (Gente di Dublino, 1914) è una raccolta di quindici storie che vogliono ritrarre l’atmosfera decadente della città. L’intenzione dell’autore è quella di “scrivere un ritratto della storia morale del mio paese, e ho scelto Dublino come scenario perché questa città mi è sembrata il centro della paralisi”. La città è presentata in racconti che procedono secondo i quattro momenti dell’infanzia, dell’adolescenza, della maturità e della vita pubblica (politica, artistica e religiosa). Di ritorno a Trieste da un soggiorno romano, nel 1907, Joyce aggiunse un’ultima storia, The dead (I morti), uno dei più bei racconti della narrativa novecentesca in inglese: il sentimento della morte pervade ogni cosa e ogni pensiero, accomunando vivi e defunti in un destino privo di speranza. Anche in questo racconto, come nei precedenti, Joyce fa uso dell’epiphany (epifania), cioè l’improvvisa rivelazione di una verità emblematica o della realtà interiore delle cose, che si può manifestare in un frammento di dialogo, nella descrizione di un oggetto comune o in una situazione insolita. In questo senso tutti i racconti sono epifanie di Dublino. La paralisi, invece, è la tipica condizione dell’uomo moderno nelle metropoli, della sua incapacità di trovare una via d’uscita all’infermità fisica, morale, d’azione, politica e religiosa. I personaggi dei racconti non vengono mai giudicati dall’alto, ma semplicemente osservati nella loro quotidianità e le storie appaiono raccontate dal punto di vista di uno di loro.

“Ulisse”

Libro cardine della letteratura del Novecento, uscito nello stesso anno di The waste land di T.S. Eliot, Ulysses (Ulisse, 1922) chiude definitivamente la grande stagione romantica e i suoi ultimi esiti, il simbolismo e il decadentismo. Eliot lo definì un “antiromanzo”, per sottolinearne l’assoluta novità compositiva. Il libro racconta una giornata dell’ebreo irlandese Leopold Bloom, scandita per episodi che ripetono lo schema dell’Odissea. Moderno Ulisse incerto e concreto ­ accanto al quale si muovono l’idealista Stephen Dedalus-Telemaco e la moglie Molly Bloom-Penelope ­ egli attraversa una Dublino sordida, animata da sentimenti, cose, uomini che spesso sembrano affiorare solo grazie a inusuali accostamenti linguistici. L’autore definì l’opera “un’epica del corpo”, volendo proseguire con essa lo smascheramento di ogni ipocrisia e ideologia iniziato con i racconti. Ma il risultato fu una nuova antropologia, totalmente laica, complessa, contraddittoria. Nell’universo di Ulysses non vi sono certezze e uno dei mezzi stilistici usati per esprimere il monologo interiore nel suo fluire caotico, ma non insensato, di immagini, pensieri, emozioni dei personaggi, lo stream of consciousness, il flusso di coscienza, sembra anche annullare ogni differenza tra anima e corpo. Ogni singolo episodio o dettaglio è allo stesso modo significativo e può divenire oggetto di descrizione o di investigazione in un romanzo; proprio perché la realtà non può essere selezionata in base a criteri d’importanza e di maggiore o minore significato, un qualsiasi momento di qualsiasi giorno può ben rappresentare la vita di un individuo. La coscienza dell’uomo conserva il ricordo della sua vita intellettuale, emotiva e fisica, cosicché ciascun momento contiene non solo le tracce del presente, ma anche quelle del passato e del futuro: proprio per questo l’indagine di un breve arco di tempo si estende. Talora un fatto, un oggetto o un’impressione occasionali si caricano del significato di una rivelazione: questa esperienza è l’epifania di Joyce. La complessità epistemologica del romanzo si riflette nel linguaggio, che combina vocaboli e sintagmi totalmente o parzialmente nuovi e suggerisce diversi livelli possibili di lettura anche attraverso l’assenza di punteggiatura.

“La veglia di Finnegan”

Finnegan’s wake (La veglia di Finnegan, 1939) è un’opera alla quale Joyce lavorò per molti anni, lasciandola però incompiuta. Il romanzo (il titolo è preso da una ballata popolare) porta alle estreme conseguenze i presupposti dell’Ulisse: la lingua, con i suoi movimenti occulti, le sue stratificazioni, la sua possibilità di associazioni fulminanti, è la vera protagonista del libro. Parole che sono elementi puramente musicali, che creano successioni e immagini completamente sganciate dalla realtà, parole in gran parte inventate, onomatopeiche, formate da termini che si attraggono per analogia e il cui significato viene desunto dal suono che producono nella mente. Se Ulysses tratta ancora, per la maggior parte, della vita cosciente, Finnegan’s wake è un’immersione nella vita dell’inconscio. Alla base della struttura circolare dell’opera si trova la visione ciclica della storia, che Joyce riprese da Vico e adattò ai propri fini, secondo la quale la storia intera è un fluire ininterrotto di fatti che si ripetono continuamente.

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Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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