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ERRI DE LUCA

DI  CARMELO ALIBERTI

( Infaticabile, Carmelo Aliberti ha completato il IV Tomo della sua Letterarura e Società  dal II Ottocento ai nostri giorni ed ha in fase avanzata uno studio sugli scrittori triestini)

Nato a Napoli nel 1950, Erri De Luca ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia.  Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio.  Ha studiato nelle scuole pubbliche De Amicis (Elementari), Fiorelli ( medie), Umberto I ( liceo).  A 18 anni lascia Napoli e inizia l’impegno politico nella sinistra extraparlamentare, che dura fino ai 30 anni. Termina nell’autunno ’80 con la partecipazione alla lotta contro le ventimila espulsioni dalla FIAT Mirafiori a Torino.  Tra il ’76 e il ’96 svolge mestieri manuali.   Tra il 1983 e il 1984 è in Tanzania volontario in un programma riguardante il servizio idrico di alcuni villaggi. Durante la guerra nei territori dell’ex Jugoslavia, negli anni ’90, è stato autista di camion di convogli umanitari. Nella primavera del ’99 è a Belgrado, stavolta da solo, durante i bombardamenti della Nato, per stare dalla parte del bersaglio. A questo periodo risale l’amicizia con il poeta Izet Sarajlic di Sarajevo, conosciuto durante la guerra di Bosnia, e di Ante Zemljar poeta e comandante partigiano della guerra antinazista. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Per il cinema ha scritto il cortometraggio “Di là dal vetro”, “Il Turno di Notte lo Fanno le Stelle” (premiato al Tribeca Film Festival di New York 2013), la biografia musicale “La Musica Provata” e il documentario “Alberi che camminano”. Ha tradotto in napoletano e sceneggiato “La voix humaine” di Cocteau per l’interpretazione di Sophia Loren. In teatro è stato in scena con “Attraverso” ( Mario Brunello, Gabriele Mirabassi, Marco Paolini, Gianmaria Testa); “Chisciotte e gli invincibili” ( Gabriele Mirabassi e Gianmaria Testa); “In nome della madre” ( Sara Cianfriglia e Simone Gandolfo); “In viaggio con Aurora” ( Aurora De Luca); “Chisciottimisti” ( Gabriele Mirabassi e Gianmaria Testa); “Solo andata” con il Canzoniere Grecanico Salentino.Pratica alpinismo. Le sue montagne preferite sono le Dolomiti. Nel settembre 2013 e’ stato incriminato per “istigazione a commettere reati”, in seguito a interviste in sostegno della lotta NOTAV in Val di Susa.

Il processo iniziato il 28 gennaio 2015 si è concluso dopo cinque udienze il 19 ottobre 2015 con l’assoluzione ” perché il fatto non sussiste”.A sua difesa ha pubblicato “La Parola Contraria”, Feltrinelli.

Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi.

NON  ORA, NON  QUI

Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase – mi sembra – i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de “Il posto delle fragole” di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un’infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell’immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato.

IL TURNO DI NOTTE LO FANNO LE STELLE

Matteo e Sonia sono entrambi in procinto di affrontare un’operazione chirurgica al cuore. Accomunati dalla passione per la montagna, mentre sono in clinica in attesa dei rispettivi interventi stringono amicizia e si ripromettono, una volta superata la convalescenza, di compiere insieme una scalata in Trentino. Nonostante i timori di Mark, il marito di Sonia, preoccupato sia per la salute della moglie che dai possibili sviluppi dello stretto rapporto che la lega a Matteo, i due protagonisti tengono fede all’accordo.

IN NOME DELLA MADRE

L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. L’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutta l’umanità. Questo libro affronta uno dei più grandi dogmi della fede cattolica: l’Annunciazione. A primo acchito può sembrare un libro da leggere solo durante il periodo natalizio ed invece, a mio avviso, è un libro “sempre attuale nonostante il tema trattato. In secondo luogo può sembrare un libro per soli credenti, ma anche a chi non lo è. Il fatto che la Vergine Maria abbia concepito il bambin Gesù per opera e virtù dello Spirito Santo può essere un evento più o meno condivisibile; ciò che però Erri ha eseguito in maniera magistrale è stato un excursus dell’umile percorso che Giuseppe e Maria hanno affrontato dal concepimento fino alla nascita. Molto spesso una giovane madre ha il timore di mettere al mondo il proprio figlio, vorrebbe tenerlo custodito sotto una campana di vetro, perché crede che il mondo lì fuori sia troppo impervio, perché teme che il proprio figlio possa non sopravvivere alla selezione darwiniana, alla selezione dei più forti. Maria si è distinta per la sua forza e il suo grande amore e ha compiuto il passo più grande, ma anche quello più doloroso per una madre: riconoscere che i figli non sono nostri, ma del mondo, lasciarli spiccare il volo, anche se questo comporta che essi muoiano sulla croce. Il bambin Gesù era un figlio del mondo, destinato a compiere grandi opere, ma in fondo tutti noi lo siamo. È questo il messaggio che Erri ci lascia: tutti, nessuno escluso, può fare della propria vita un’opera d’arte. Maria ha avuto al suo fianco Giuseppe, un uomo come pochi. Ho provato a traslare la figura di Giuseppe nella vita reale e l’ho immaginato come un uomo che accetta di crescere un figlio che non è biologicamente suo, bensì di un altro uomo. Credo che questo sia un gesto di grande amore nei confronti di Maria: accogliere e crescere quel bambino come se fosse suo ed esserne orgoglioso. Non è facile, solo chi è mosso da un grande e autentico sentimento è in grado di farlo.  Questo libro non è solo una parabola religiosa, ma è soprattutto una grande lezione di vita. Leggendolo viene in mente il volto della Vergine Annunciata di Antonello da Messina: l’obbedienza, l’umiltà e la paura. L’intensità dell’amore è nel dialogo tenero, consapevole ma anche disperato con un figlio che non sarà più solo suo quando verrà al mondo. Una mamma qualsiasi consapevole che non potrà continuare ad esserlo. Un libro coraggioso, etico, apparentemente laico ma di una profondissima religiosità. Colpisce l’accuratezza della psicologia femminile come se Erri De Luca avesse conosciuto l’intensità e la pienezza della maternità In nome della madre comincia la vita. Così (giustamente) Erri De Luca scrive in quarta di copertina. Questa infatti è la storia di una futura madre che vive con un mix di felicità ed apprensione la sua maternità. Il punto è che non si tratta di una madre qualsiasi. Lei infatti è Miriam/Maria ed il figlio che metterà al mondo sarà ovviamente Gesù. De Luca, con il suo inconfondibile stile, parte da ciò che rivelano i Vangeli di Matteo e Luca e da qui costruisce una storia che ben riflette le credenze, le leggi, gli usi ed i costumi dell’epoca. Credo che non si possa affermare che quello che si legge sia invenzione perché anche se certe cose non si trovano nei Vangeli, rispecchiano una realtà assolutamente attendibile. Maria rimane incinta prima del matrimonio e Giuseppe avrebbe tutto il diritto di ripudiarla come prescritto dalla legge ebraica. I saggi, i dotti, il popolo, sparlano dietro a Maria, considerano questa donna scandalosa, una svergognata perché non credono alla sua divina maternità, e così basta poco affinché tutti prendano le distanze da lei e la isolino. Solo Giuseppe continua a credere fermamente in lei, ad appoggiarla, a camminare a testa alta senza alcun timore ! E così sarà fino al termine della sua maternità, fino alla nascita del bambino in una grotta di Betlemme dove i genitori si erano recati per il “celebre” censimento. Per leggere ed apprezzare questo libro non importa necessariamente avere fede. L’opera infatti è innanzitutto lo splendido ritratto di una donna unica come Maria che diventa un punto di riferimento per il marito, perché dotata di grande forza e grande coraggio. Una donna designata dall’alto che non si limita ad accettare il proprio destino ma che è in grado di superare tutte le difficoltà, emergendo quindi come un esempio soprattutto in un’epoca in cui la donna veniva considerata meno di zero. Infine questo libro è un atto d’amore a 360 gradi che coinvolge Giuseppe, Maria e le famiglie dei due sposi, perché sarà proprio questo amore a fare superare le difficoltà esistente Queste sono le storie d’amore più belle del mondo, sì, al plurale! Perchè in una sola storia si racchiudono i più grandi esempi d’amore che l’uomo possa mai immaginare: 1) L’amore enorme di una donna semplice e umile per il suo Dio, un amore così smisurato da non temere ciò che le accadrà nel momento in cui accetterà la sua proposta, un amore che la rende beata tra tutte le donne 2) L’amore di quella stessa donna per un figlio che sa essere sua ma che sa anche non “completamente” suo, che sa sin dal principio che le verrà strappato, che sarà umiliato, che soffrirà più di tutti gli altri uomini sulla faccia della terra, che non sarà come gli altri bambini perchè lui sarà speciale…e prega, Maria, prega…non di poter evitare il destino, prega semplicemente che il destino avvenga il più tardi possibile per far.si.che il dolore sia un pochino più sopportabile 3) L’amore di un uomo, Giuseppe, verso la sua donna, un amore così grande e puro che mai ha messo in dubbio i fatti così come Maria glieli ha riferiti, un amore così grande che nel momento del dubbio e della paura (quando la cosa più sensata da fare era scappare via)Giuseppe è rimasto per fare da padre terreno a quel bimbo che sapeva non essere suo ma che altrettanto sapeva aveva bisogno di lui. Ebbene, questo libro illumina su una realtà semplicissima eppure spesso dimenticata: Maria, Miriam o la Madonnina che dir si voglia ERA UNA DONNA apparsa come una rivelazione. perchè come donna avrà certamente avuto anche lei le sue paure, le sue speranze, le sue illusioni, le sue delusioni, le sue emozioni e tutto il resto. Tutto questo la fa sentire ancora più vicina, a chi, quando ogni creatura sentirà il bisogno di rivolgersi  a lei, lo potrà fare come se stesse chiacchierando con la  più cara amica, perché in essa trover un atto infinito d’amore e di fede, verso ciò che per un uomo è un doppio mistero: quello della gravidanza/ parto  e quella dell’assenza dell’uomo nella generazione di Gesù   Ne è uscito un romanzo intensamente spirituale, capace di infondere coraggio puro in chi, è   credente.  In fin dei conti, non importa se nelle sensazioni del parto colà descritte una donna che ha partorito magari non ritrova il pathos vissuto; quello che è grande, in questo libretto, è che l’Autore, magari senza volerlo, nell’umanizzare la storia di Maria, in realtà ha lasciato uscire da sè un toccante, commovente afflato “Spirituale” che una persona benedetta dalla Fede, riconosce in realtà come “Religioso”. Qui non di generi si tratta ma solamente di un libro scritto benissimo, con delicatezza e dolcezza su un tema grande, grandissimo quale è la Natività. E’ un libro esemplare, poetico ma anche terribilmente umano  e la lettura  lascia arricchiti, cosa che un lettore chiede ad un libro.

LA TRACCIA DI NIVES

Nives Meroi è un’alpinista che ha cominciato una gara appassionante: in competizione con una spagnola, vorrebbe diventare la prima donna a conquistare tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Adesso è a quota dodici. Nives scala con suo marito e con un giovane fotografo, senza portatori d’alta quota, senza usare ossigeno. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, anch’egli senza arrampicatore appassionato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue imprese. Fin dove può. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita. Nives Meroi è un’alpinista che ha cominciato una gara appassionante: in competizione con una spagnola, vorrebbe diventare la prima donna a conquistare tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Adesso è a quota dodici. Nives scala con suo marito e con un giovane fotografo, senza portatori d’alta quota, usare ossigeno. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, anch’egli arrampicatore appassionato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue imprese. Fin dove può. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita. Nives Meroi è un’alpinista che ha cominciato una gara appassionante: in competizione con una spagnola, vorrebbe diventare la prima donna a conquistare tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Adesso è a quota dodici. Nives scala con suo marito e con un giovane fotografo, senza portatori d’alta quota, senza usare ossigeno. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, anch’egli arrampicatore appassionato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue imprese. Fin dove può. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita. Nives Meroi è un’alpinista che ha cominciato una gara appassionante: in competizione con una spagnola, vorrebbe diventare la prima donna a conquistare tutti e quattordici gli Ottomila del mondo. Adesso è a quota dodici. Nives scala con suo marito e con un giovane fotografo, senza portatori d’alta quota, senza usare ossigeno. Il loro rapporto con la montagna è di assoluta purezza. Erri De Luca, anch’egli arrampicatore appassionato, è amico di Nives e la segue da tempo nelle sue impres. Fin dove può. Sotto la tenda, durante una tempesta, Erri e Nives parlano. Della montagna, della sfida, della fatica, della vita. Feltrinelli ha acquistato i diritti del libro : “Sulla traccia di Nives”, che scrissi anni fa, dopo un paio di viaggi al seguito di Nives Meroi e Romano Benet in Himalaya. La traccia è quella battuta in neve fresca da chi si sobbarca il compito di aprirla, facilitando i passi di chi segue. Diverso dal plurale, le tracce, che sono quelle generiche di una qualsiasi pista, anche quelle figurate di un’indagine. Qui la traccia aperta non indaga, ma scava gradini verso l’alto.

Questa è la scrittura di presentazione che starà sul retro della copertina della prossima…edizione.

Nives Meroi è un’alpinista delle montagne massime, di Himalaya e Karakorum. Insieme con suo marito Romano Benet forma la più rara e robusta coppia di tutti i tempi in alta quota. Salgono senza bombole di ossigeno, nemmeno di scorta, fino all’ultimo metro che coincide col cielo. Si caricano tutto il peso dell’attrezzatura, dalla tenda al fornello, fino all’ultima notte prima della cima. Intendono scalare con le loro sole forze, per leale confronto con la montagna. I loro traguardi di coppia in alta quota non hanno precedenti. Sono stato con Romano e Nives un paio di volte, allungando i miei passi dietro i loro. Notti, tende, bivacchi: qui sono raccolte le mie conversazioni con Nives, di quelle che si svolgono in posti scomodi e in orari insonni.

Si è concluso con l’assoluzione il processo allo scrittore Erri De Luca, portato in tribunale con l’accusa di istigazione al sabotaggio per alcune dichiarazioni rilasciate nel 2013 contro la Tav.

Erri De Luca ha atteso un giudizio, lo ha atteso per sé ma soprattutto per le sue parole. Uno scrittore sotto accusa, di questo siamo stati spettatori. Stamattina si è presentato a Torino, nell’aula del tribunale, con giacca e camicia, come difficilmente lo si può incontrare per strada o ad un incontro sui suoi libri, forse una forma di rispetto, per un potere che ha scelto, alla fine, di giudicarlo innocente.

Le sue parole, letteratura pura, poesia, vita, nell’aula di un tribunale. Non è un esempio, non un eroe del nostro tempo, è semplicemente un uomo chiamato a difendersi, che ha scelto però di non difendersi ma di abbracciare la Costituzione, quella stessa che per tanti al governo è sconosciuta. Non si difende perché non ne ha motivo, sa che la natura delle parole, riconosciuta ampiamente dalla Costituzione, gli basta e così in soccorso chiama proprio la Costituzione. Ha detto la sua, fino alla fine, regalandoci una lezione di democrazia altissima. Le sue parole, nell’aula, qualche ora prima della sentenza, sono state un vento di libertà, una lezione magistrale. Ci sono video, in giro, potete ascoltarle, sentirle. Le parole sono libere, hanno un peso ma volano, rendono verità alla verità, giustizia alla giustizia. Leggiamo libri, li scriviamo, raccontiamo storie che ci conducono in qualche parte del mondo, facendoci uomini liberi, che hanno coscienza                       Ha detto la sua, fino alla fine, regalandoci una lezione di democrazia altissima. Le sue parole, nell’aula, qualche ora prima della sentenza, sono state un vento di libertà, una lezione magistrale. Ci sono video, in giro, potete ascoltarle, sentirle. Le parole sono libere, hanno un peso ma volano, rendono verità alla verità, giustizia alla giustizia. Leggiamo libri, li scriviamo, raccontiamo storie che ci conducono in qualche parte del mondo, facendoci uomini liberi, che hanno coscienza di questa libertà, che possono dire un pensiero senza per questo essere condannati. Le nostre parole ci afferrano, ci conducono, ci dirigono verso la presa di coscienza di quel che vogliamo vivere. Dobbiamo somigliare alle nostre parole, a quelle che diciamo, ed in questo Erri è un maestro… somiglia alle sue parole, o forse, semplicemente, le sue parole somigliano a lui, come preferite che tanto, vedrete, il conto torna. Chi è libero davvero non teme prigioni, condanne, chi è libero davvero non parla a sproposito, ma dice l’essenziale, quel che basta per alzare venti, scuotere coscienze, generare tempeste, far saltare gli argini dell’anima. Questo nel suo discorso mi è sembrato di sentire, la capacità di muovere qualcosa. E’ la battaglia che lui ha cominciato, la stessa battaglia che riguarda i diritti di tanti su questa terra, una battaglia che chiede di essere combattuta ogni volta che un diritto viene negato, e riguarda i più vasti campi della vita e come vogliamo viverla, come è bello viverla, come è dignitoso viverla. Nessun tribunale dovrebbe condannare chi si batte per un diritto, nessun tribunale dovrebbe incriminare chi è contrario a qualcosa e decide di dirlo. ( da Sololibri che ringraziamo molto grati per aver divulgato motivatamente   sia la parte destruens, che quella costruens insita nella magistrale lezione difensiva con le armi della letteratura costituzionale)

Oggi, a Torino, per Erri De Luca, è stata detta la parola “assolto”, che sottintende “libero”. So che Erri De Luca ne sarà felice, ma come per lui si è pronunciata, nel mondo per tanti viene taciuta e per questo c’è tanto e ci sarà tanto ancora da fare, da dire, da scrivere. Qui amiamo i libri che di questa buona battaglia per i diritti sono una parte importante. Erri è un uomo, uno scrittore, tra molti, che scrivendo, usando parole, vive per la libertà. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto lo scrittore “senza macchia e senza peccato” è stata una pagina ignobile sulla libertà di stampa in un paese fondato sulla costituzione che garantisce ad esprimere liberamente e civilmente il pensiero di ciascuno nel rispetto dei diritti della collettività. La convocazione in un’aula di Tribunale di uno scrittore pulito è stato un subdolo modo di tentare di infangare l’intero mondo della cultura e disinnescarne la potenzialità di difesa garantita dalla filosofia del diritto e dal dettato costituzionale di una vera democrazia. Perciò ringraziamo di vero cuore Erri De Luca e i giudici che lo hanno assolto e per aver tutelato l’obiettività del diritto da un maldestro tentativo di parte per infangare il volto limpida di una responsabile gestione della giustizia. di uno Stato di diritto

PAROLE

RIFLESSIONI E INYERVISTA A ERRI DE LUCA SULLA LIBERA’ DELLE PAROLE

Le parole ascoltate, quindi, stanno alla base della sua primissima formazione, e stimolano la vocazione di scrittore. “Perché accanto a quelle parlate c’erano poi quelle scritte: sono cresciuto in uno stanzino pieno di libri, scritti però in italiano e non in dialetto: mi piaceva quella lingua ‘straniera’, parlata a bassa voce da mio padre che pretendeva di insegnarcela in quanto utile per andare ‘all’estero’, cioè fuori Napoli. Mi piaceva l’italiano perché non strillava, mi piaceva perché se ne stava zitto dentro i libri, mi piaceva perché mentre a Napoli tutti andavano di fretta e in fretta parlavano (a Napoli abbiamo il dialetto più veloce del mondo, che per dire ‘andare’ dice ‘ì’) l’italiano se la prendeva comoda, con le sue sillabe supplementari, come se avesse tempo da perdere”. Le parole ascoltate, quindi, stanno alla base della sua primissima formazione, e stimolano la vocazione di scrittore. “Perché accanto a quelle parlate c’erano poi quelle scritte: sono cresciuto in uno stanzino pieno di libri, scritti però in italiano e non in dialetto: mi piaceva quella lingua ‘straniera’, parlata a bassa voce da mio padre che pretendeva di insegnarcela in quanto utile per andare ‘all’estero’, cioè fuori Napoli. Mi piaceva l’italiano perché non strillava, mi piaceva perché se ne stava zitto dentro i libri, mi piaceva perché mentre a Napoli tutti andavano di fretta e in fretta parlavano (a Napoli abbiamo il dialetto più veloce del mondo, che per dire ‘andare’ dice ‘ì’) l’italiano se la prendeva comoda, con le sue sillabe supplementari, come se avesse tempo da perdere”.

Un doppio avviamento alle parole, quindi, scandisce la formazione di Erri, fino all’incontro con le Sacre Scritture (che tradusse personalmente dall’ebraico antico, da autodidatta ateo): “lì ho ritrovato il vertice del valore della parola, che diventa la manifestazione fisica della divinità, e lo strumento della creazione: il verbo ‘dire’ è il verbo più abbinato al nome della divinità, nell’Antico Testamento”, concetti questi codificati nel volumetto “E disse” (Feltrinelli 2011).

Il discorso sulla parola che crea, quindi, e il rapporto fra il dire e il fare, consente ad Erri di arrivare al punto della questione, al vero motivo della chiacchierata: “in quella scrittura sacra, ma solo lì, la parola è direttamente un fatto compiuto. Oggi invece la parola pubblica (politica, economica) è di fatto solo una parola pubblicitaria, che serve a suscitare un interesse preciso in un determinato momento, ma è scevra da responsabilità: fra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, c’è il nulla”.

Per contro, rivendica il suo mestiere e spiega il suo personalissimo rapporto con la parola: “Sono uno che ci tiene alle parole, proprio perché mi sono specializzato nell’uso di questo utensile: ho messo tutte le mie uova nel cestino del vocabolario, tanto che più che cittadino italiano mi sento residente del vocabolario italiano, abito là dentro”. Dopodiché, il primo affondo contro l’accusa ricevuta: “Quando mi fanno sapere che il verbo sabotare non appartiene al linguaggio democratico, dico: mah!, tu che sei denunciante di uno scrittore e prendi le sue parole come corpo del reato, vuoi dire a me che cos’è il linguaggio democratico?!”.La platea applaude a scena aperta, la discussione scivola velocemente sui temi del pamphlet, sulla polisemia del termine sabotare e sul diritto costituzionalmente garantito di esercitare la propria opinione, e segnatamente quella contraria. Ed è con grande disponibilità che Erri De Luca concede poi il suo tempo per le interviste. Penso al rapporto con le altre sue opere, penso alla figura dell’intellettuale impegnato, penso alla piccola rivoluzione civile in atto in tutta Italia in difesa di un intellettuale che usa il suo strumento elettivo per sposare cause civili; penso alla definizione di ‘eroe’ che Erri stesso diede a proposito dei migranti, qualche anno fa.

-“Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria”. Come si protegge il diritto di tutti, oltre che.esercitandolo?

Pretendere che una persona sola protegga il diritto di tutti è pretendere troppo. Il diritto di tutti si protegge condividendo le ragioni di alcuni movimenti, di alcune lotte, che sono necessarie e giuste; insomma, prendendo parte alla vita civile di questo paese.

– “Può darsi che nella mia educazione emotiva napoletana ci fosse la predisposizione ad una resistenza contro le autorità”. Mi torna in mente la rivolta del Popolo napoletano di cui lei parla nel suo “Il giorno prima della felicità”: sei persone che da sole bloccano la riconquista tedesca della città, il popolo di Napoli che si ribella e dice: “mo’ basta”. “Le persone quando diventano popolo fanno impressione”. Anche in Val di Susa, “mo’ basta”?

In Val di Susa c’è una comunità che ha stretto le sue fibre e si comporta come un popolo, democraticamente prende le decisioni tutti quanti assieme; fanno le cose giuste e sono riusciti nel corso di questi anni a ritardare, impedire e quindi sabotare quell’opera micidiale che comprometterà -se portata avanti- la natura di quel luogo.

– De Luca e Vattimo: due intellettuali sotto processo per non essersi fatti i fatti propri. Dall’Affaire Dreyfus di Zola all’Affare Moro di Sciascia, in realtà, l’intellettuale – per fortuna – ha spesso preso le parti altrui. Lei ha sulle spalle una denuncia per “istigazione a delinquere” depositata alla Procura della repubblica di Torino . Questa la frase incriminata: “La Tav va sabotata”. Nel pamphlet “La parola contraria” Lei spiega il senso attribuito a quelle dichiarazioni. Cosa vorrebbe Erri De Luca che i lettori intendessero per “sabotaggio”?

Vorrei che intendessero quello che intendo io. Ho fatto per molti anni il mestiere di operaio, ho preso parte da operaio a molti scioperi: gli scioperi sono una forma di sabotaggio della produzione. Sono un antico strumento democratico per ottenere dei miglioramenti, per impedire dei soprusi. Quindi sabotaggio per me significa agire collettivamente per una causa giusta.

– Intervenendo a proposito della privatizzazione dell’acqua, lei disse: “Chi vuole privatizzare l’acqua deve dimostrare di essere anche il padrone delle nuvole, della pioggia, dei ghiacciai, degli arcobaleni”. Trivellare la val di Susa lei lo definisce oggi ‘stupro di territorio’. Anche in questo caso, le parole – soprattutto quelle contrarie – hanno un peso specifico. Cosa vorrebbe che intendessero per “stupro di territorio”?

Stupro di territorio è per esempio quello che hanno fatto a Terzigno: hanno piazzato una discarica a cielo aperto non impermeabilizzata, con conseguenze micidiali per la popolazione e per le falde acquifere. In val di Susa lo stupro è perforare delle montagne che sono piene di amianto, e quindi guasteranno tutto l’ambiente oltre che la salute pubblica di quella vallata.

– Secondo Erri de Luca “anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si arrende, che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio, incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta”. Chi sono oggi gli eroi per lei?

Non ci sono eroi, ci sono comunità che si battono per la dignità e la tutela del proprio territorio. Esiste un eroe collettivo, che è la buona volontà per il bene del Paese.

– Diceva Emily Dickinson “Una parola muore appena detta, dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento comincia a vivere”. Le parole dette da Erri de Luca oggi vivono in milioni di lettori, in Italia e all’estero, e flashmob di lettori sostengono la sua difesa in ogni angolo d’Italia, recitando come un canto di lotta brani de “La parola contraria”. Una sua emozione, un suo commento. Qualsiasi cosa lei voglia aggiungere a tutto questo.

È la miglior difesa che potevo immaginare. Non me ne vogliano i miei avvocati, ma la lettura pubblica fatta spontaneamente da quei lettori è la sola e migliore difesa che si può pensare di mettere in piedi contro la censura della libertà di espressione, le parole messe sotto censura come corpo del reato da parte di una denuncia

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   Un doppio avviamento alle parole, quindi, scandisce la formazione di Erri, fino all’incontro con le Sacre Scritture (che tradusse personalmente dall’ebraico antico, da autodidatta ateo): “lì ho ritrovato il vertice del valore della parola, che diventa la manifestazione fisica della divinità, e lo strumento della creazione: il verbo ‘dire’ è il verbo più abbinato al nome della divinità, nell’Antico Testamento”, concetti questi codificati nel volumetto “E disse” (Feltrinelli 2011).

Il discorso sulla parola che crea, quindi, e il rapporto fra il dire e il fare, consente ad Erri di arrivare al punto della questione, al vero motivo della chiacchierata: “in quella scrittura sacra, ma solo lì, la parola è direttamente un fatto compiuto. Oggi invece la parola pubblica (politica, economica) è di fatto solo una parola pubblicitaria, che serve a suscitare un interesse preciso in un determinato momento, ma è scevra da responsabilità: fra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, c’è il nulla”.

Per contro, rivendica il suo mestiere e spiega il suo personalissimo rapporto con la parola: “Sono uno che ci tiene alle parole, proprio perché mi sono specializzato nell’uso di questo utensile: ho messo tutte le mie uova nel cestino del vocabolario, tanto che più che cittadino italiano mi sento residente del vocabolario italiano, abito là dentro”.

Dopodiché, il primo affondo contro l’accusa ricevuta: “Quando mi fanno sapere che il verbo sabotare non appartiene al linguaggio democratico, dico: mah!, tu che sei denunciante di uno scrittore e prendi le sue parole come corpo del reato, vuoi dire a me che cos’è il linguaggio democratico?!”.

La platea applaude a scena aperta, la discussione scivola velocemente sui temi del pamphlet, sulla polisemia del termine sabotare e sul diritto costituzionalmente garantito di esercitare la propria opinione, e segnatamente quella contraria.

Ed è con grande disponibilità che Erri De Luca concede poi il suo tempo per le interviste. Penso al rapporto con le altre sue opere, penso alla figura dell’intellettuale impegnato, penso alla piccola rivoluzione civile in atto in tutta Italia in difesa di un intellettuale che usa il suo strumento elettivo per sposare cause civili; penso alla definizione di ‘eroe’ che Erri stesso diede a proposito dei migranti, qualche anno fa.

-“Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria”. Come si protegge il diritto di tutti, oltre che esercitandolo?

Pretendere che una persona sola protegga il diritto di tutti è pretendere troppo. Il diritto di tutti si protegge condividendo le ragioni di alcuni movimenti, di alcune lotte, che sono necessarie e giuste; insomma, prendendo parte alla vita civile di questo paese.

– “Può darsi che nella mia educazione emotiva napoletana ci fosse la predisposizione ad una resistenza contro le autorità”. Mi torna in mente la rivolta del Popolo napoletano di cui lei parla nel suo “Il giorno prima della felicità”: sei persone che da sole bloccano la riconquista tedesca della città, il popolo di Napoli che si ribella e dice: “mo’ basta”. “Le persone quando diventano popolo fanno impressione”. Anche in Val di Susa, “mo’ basta”?

In Val di Susa c’è una comunità che ha stretto le sue fibre e si comporta come un popolo, democraticamente prende le decisioni tutti quanti assieme; fanno le cose giuste e sono riusciti nel corso di questi anni a ritardare, impedire e quindi sabotare quell’opera micidiale che comprometterà -se portata avanti- la natura di quel luogo.

– De Luca e Vattimo: due intellettuali sotto processo per non essersi fatti i fatti propri. Dall’Affaire Dreyfus di Zola all’Affare Moro di Sciascia, in realtà, l’intellettuale – per fortuna – ha spesso preso le parti altrui. Lei ha sulle spalle una denuncia per “istigazione a delinquere” depositata alla Procura della repubblica di Torino . Questa la frase incriminata: “La Tav va sabotata”. Nel pamphlet “La parola contraria” Lei spiega il senso attribuito a quelle dichiarazioni. Cosa vorrebbe Erri De Luca che i lettori intendessero per “sabotaggio”?

Vorrei che intendessero quello che intendo io. Ho fatto per molti anni il mestiere di operaio, ho preso parte da operaio a molti scioperi: gli scioperi sono una forma di sabotaggio della produzione. Sono un antico strumento democratico per ottenere dei miglioramenti, per impedire dei soprusi. Quindi sabotaggio per me significa agire collettivamente per una causa giusta.

– Intervenendo a proposito della privatizzazione dell’acqua, lei disse: “Chi vuole privatizzare l’acqua deve dimostrare di essere anche il padrone delle nuvole, della pioggia, dei ghiacciai, degli arcobaleni”. Trivellare la val di Susa lei lo definisce oggi ‘stupro di territorio’. Anche in questo caso, le parole – soprattutto quelle contrarie – hanno un peso specifico. Cosa vorrebbe che intendessero per “stupro di territorio”?

Stupro di territorio è per esempio quello che hanno fatto a Terzigno: hanno piazzato una discarica a cielo aperto non impermeabilizzata, con conseguenze micidiali per la popolazione e per le falde acquifere. In val di Susa lo stupro è perforare delle montagne che sono piene di amianto, e quindi guasteranno tutto l’ambiente oltre che la salute pubblica di quella vallata.

 – Secondo Erri de Luca “anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si arrende, che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio, incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta”. Chi sono oggi gli eroi per lei?

Non ci sono eroi, ci sono comunità che si battono per la dignità e la tutela del proprio territorio. Esiste un eroe collettivo, che è la buona volontà per il bene del Paese.

– Diceva Emily Dickinson “Una parola muore appena detta, dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento comincia a vivere”. Le parole dette da Erri de Luca oggi vivono in milioni di lettori, in Italia e all’estero, e flashmob di lettori sostengono la sua difesa in ogni angolo d’Italia, recitando come un canto di lotta brani de “La parola contraria”. Una sua emozione, un suo commento. Qualsiasi cosa lei voglia aggiungere a tutto questo.

È la miglior difesa che potevo immaginare. Non me ne vogliano i miei avvocati, ma la lettura pubblica fatta spontaneamente da quei lettori è la sola e migliore difesa che si può fare.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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