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Publio Ovidio Nasone, il cantore dell’amore- di NINO MOTTA

 Il 43 a.C. a Sulmona

nasce l’illustre poeta latino

Publio Ovidio Nasone,

il cantore dell’amore

ovidio

Statua di Ovidio in Piazza XX Settembre, Sulmona

 

Publio Ovidio Nasone, di cui quest’anno Sulmona, con una serie di eventi, celebra il bimillenario della morte, è uno dei più grandi poeti della letteratura latina e la sua fortuna, attraverso i secoli, fu enorme.

 La sua fama è legata essenzialmente a due opere: l'”Ars amatoria” e le “Metamorfosi”.

L'”Arte di amare”, considerata da Concetto Marchesi e Augusto Rostagni il capolavoro di Ovidio, ebbe un successo clamoroso. 

 Con essa Ovidio vuole insegnare agli uomini come conquistare le donne e viceversa.

L’amore di cui il poeta intende essere maestro è esclusivamente l’amore sensuale: “lascivi praeceptor amoris”.

 Le donne di cui tratta non sono mai le matrone e neppure le meretrici, ma le “libertinae”, di cui Roma era piena e che si potevano incontrare dovunque.

È una Roma quella di Ovidio che, dopo la guerra civile che aveva travolto la Repubblica, ha voglia di assaporare i frutti della pace, abbandonandosi al lusso, all’ozio, ai piaceri.

 Di questo mondo frivolo e libertino, che ha smarrito il ricordo delle antiche virtù, Ovidio ne è il cantore,   

Nelle sue elegie l’autentico sentimento d’amore, fonte di ansie e di sofferenze, è assente. 

Quello che emoziona il poeta è il gusto lascivo dell’avventura.

Nell’autunno dell’8 d.C,. Ovidio, al culmine del successo, inaspettatamente, per ordine di Augusto, deve lasciare Roma e andare in esilio a Tomi (l’odierna Costanza). 

L’editto dell”imperatore parla di “relegatio”, che a differenza dell'”exilium” non prevedeva la perdita dei diritti civili e la confisca dei beni.

Ufficialmente il provvedimento veniva attribuito a ragioni di pubblica moralità contro il poeta che nelle sue opere, ma soprattutto nell'”Ars amatoria”, si era fatto “maestro di turpe adulterio” (“obsceni doctor adulterii”).

Augusto non poteva approvare una forma di poesia che così apertamente contravveniva al suo programma di restaurazione morale.

Per attuare tale programma aveva adottato una serie di leggi. Che però si erano rivelate inefficaci. A Roma la corruzione dilagava, non risparmiando neppure la stessa famiglia dell’imperatore. 

Sia la figlia che la nipote di Augusto, resesi colpevoli di adulterio, furono allontanate da Roma.

 Giulia maggiore, nel 2 d.C., fu confinata a Ventotene. La figlia di questa, Giulia minore, a sua volta, fu relegata nell’isola di Tremiti, lo stesso anno in cui veniva esiliato Ovidio.

“Due”, scrive Ovidio nei “Tristia”, composte durante l’esilio, “sono le cause che mi hanno perduto: “un carme e un errore/ e di questo secondo debbo io tacere la cagione”.

Il carme, non v’è dubbio, è l’Ars amatoria, sull’inconfessabile “error”  la critica moderna si è scervellata, con scarso risultato. 

 Alcuni collegano l'”error” al rapporto tra Ovidio e la nipote di Augusto, altri ipotizzano la partecipazione del poeta a un complotto contro l’Imperatore.  

Comunque sia Ovidio ritiene ingiusta la punizione. Sperava che la “relegatio” gli venisse revocata e che potesse tornare a Roma.  Ma l’imperatore fu irremovibile.

Alla fine si rassegna, consapevole che la poesia, come scriverà nelle “Metamorfosi”, lo renderà immortale.   

LA RELEGATIO. 

Tomi, dove il poeta fu relegato e che definisce un luogo “selvaggio” e “inospitale”, era una piccola città portuale sul Mar Nero. 

 Basava la sua economia sul commercio ed era molto più civilizzata di quanto Ovidio avesse potuto immaginare.

 Gli scavi archeologici hanno portato alla luce case pavimentate, un acquedotto, templi, scuole.

 Una città dunque in cui si poteva vivere bene, ma sicuramente non all’altezza di Ovidio, che aveva dovuto abbandonare il lusso e gli agi della capitale dell’Impero.

 Era solo, senza moglie, senza amici, con l’incombente pericolo di orde nemiche (Geti nomadi e Sarmati) che, armati di archi e di frecce, passando indistrurbate il Danubio,

 invadevano l’ager Tomitanus, seminando morte. 

Viveva dunque in una condizione che non gli permetteva di cogliere il lato positivo della città. 

Gli abitanti di Tomi erano in maggior parte Geti civilizzati

A Tomi, almeno tra gli indigeni, la lingua latina, è completamente sconosciuta. Ovidio si vede così costretto a parlare da solo (“ipse loquor mecum”).

 E per farsi capire deve esprimersi a gesti: “Qui il barbaro sono io che non sono compreso da nessuno/ e gli stolti Geti si fanno beffe delle parole latine”.

Per evitare di essere messo in ridicolo da parte di coloro che considerano lui stesso un barbaro, si mette a studiare la loro lingua. Alla fine del quarto anno di esilio si vanta di “avere appreso a parlare la lingua getica e sarmatica”

Non gli basta. Vuole diventare anche un poeta getico.

 L’occasione si presenta nel 14 d. C, quando, morto Augusto, compone un poema in lingua locale, dandone notizia a Caro: “Ho scritto un libro anche in lingua getica/ e disposto parole barbare secondo la metrica latina”.

Il poema, che tesse le lodi della famiglia Iulia, è letto da Ovidio in pubblico, suscitando l’ammirazione della popolazione.

Dopo la morte di Augusto, Ovidio comincia a rassegnarsi all’idea di non poter mai più rivedere Roma. Cerca cosi di rappacificarsi con il paese che lo ospita. Ammette di essersi lamentato dell’ambiente e dei pericoli della guerra, ma verso gli abitanti del posto dice di aver nutrito sempre sentimenti di affetto e riconoscenza per l’ospitalità e gli onori ricevuti.        

Alla morte del poeta nel 17 d. C., gli abitanti di Tomi gli rendono gli onori funebri e gli costruiscono una tomba all’altezza della sua fama. 

Oggi i loro discendenti gli rendono onore partecipando insieme a Sulmona alle celebrazioni per il bimillenario della sua morte.   

Così tanto interesse dei Romeni per il grande Sulmonese si spiega col fatto che egli venga considerato il loro primo poeta.

I PROCESSI

La relegazione di Ovidio a Tomi, durata 9 anni, terminò con la morte.

 Ma il poeta fu veramente colpevole?

Per rispondere a questo interrogativo, Sulmona si è fatta promotrice di due processi

Entrambi si sono conclusi con l’assoluzione piena del poeta.

Il primo processo si è celebrato il 10 dicembre 1967. La giuria era presieduta da Francesco Della Corte, insigne latinista. Pubblica accusa il romeno Nicolae Lascu, grande studioso di Ovidio; difensore Francesco Arnaldi, docente di Letteratura latina all’Università di Napoli

Il secondo, che possiamo definire d’appello, è stato celebrato il 9 dicembre 2011

A pronunciarsi sulla colpevolezza o innocenza del poeta stavolta non sono degli insigni latinisti, ma dei profondi conoscitori del diritto.

Il presidente della giuria, infatti, è il giudice Franco Cavallone e a rappresentare l’accusa e la difesa sono due principi del Foro di Sulmona: l’avvocato Giovanni Margiotta e l’avvocato Vittorio Masci. 

Due i capi di imputazione.

Il primo (il carmen) configura il reato di corruzione dei costumi e della pubblica moralità.

Il secondo (l’error) il reato di oltraggio alla persona del principe e di attentato alla sua sicurezza.

La pubblica accusa sposa la tesi della partecipazione diretta di Ovidio, insieme ad altri congiurati, a un attentato alla vita di Augusto.

A far parte della congiura anche esponenti della famiglia dell’imperatore.

“Fu questo il motivo”, sostiene l’avvocato Margiotta nella sua requisitoria, “per cui Augusto non esplicitò mai la motivazione della sanzione inflitta al poeta. Diversamente avrebbe dovuto ammettere che alla congiura avevano partecipato anche i suoi strettissimi congiunti”.

Il pubblico ministero chiede che venga emessa una sentenza di colpevolezza per “riaffermare il primato dello Stato sulle esigenze dei singoli”

Nella sua arringa l’avvocato Masci tenta di demolire l’impianto accusatorio.

“Se i Romani”, si chiede il difensore, “in barba alle leggi di Augusto, avevano abbandonato l’antica severità dei costumi, dandosi alla bella vita, se i matrimoni erano in calo e non si facevano più figli, era tutta colpa di Ovidio? 

Ovidio era solo un poeta e la pena a lui inflitta da un dittatore, quale l’imperatore dimostrò di essere, ricorda tanto le repressioni dei despoti moderni che vedono spesso nella libertà di espressione un concreto pericolo al loro opprimente potere”.

E riguardo al secondo capo d’imputazione: “Se veramente Ovidio avesse partecipato all’organizzazione di un attentato ad Augusto, avrebbe potuto mai la pena essere tanto mite? E gli altri congiurati chi sarebbero? La verità è che l’accusa si fonda solo su ipotesi prive di testimonianze”.

La Corte dichiara la “relegatio” illegittima, in quanto non ratificata dal Senato, assolve Ovidio da ogni reato a lui ascritto, in quanto “l’accusa non ha fornito alcuna prova della colpevolezza dell’imputato”, e ordina la “revoca” della “relegatio”.

Il 16 marzo 2012, la sentenza è stata recepita dal consiglio comunale di Sulmona e trasmessa a quello di Roma, che rappresenta idealmente il Senato romano, perché revochi l’esilio di Ovidio, come ha fatto Firenze con Dante nel 2008.

Ma il documento è rimasto chiuso nel cassetto prima di Alemanno e poi di Marino. La richiesta è stata riproposta qualche giorno fa all’amministrazione Raggi da una delegazione del Comune di Sulmona, guidata dal sindaco Annamaria Casini, ricevuta in Campidoglio. Sarà la volta buona? 

LA FAMA.

La fama di Ovidio è stata così grande che, nonostante la diffidenza per il contenuto delle sue opere, nel Medioevo fu tra i poeti più letti ed imitati.

Il segreto di tanto successo sono l’assoluta padronanza della lingua e uno stile semplice ed elegante

 Notevole la sua influenza sui poeti trobadorici, cantori dell'”amore cortese”. 

Dante lo considera uno dei più grandi poeti, ponendolo tra gli “spiriti magni” del Limbo, dopo Omero e Orazio.

Ovidio è anche uno dei poeti più ammirati da Petrarca. Nel “Canzoniere”, la storia dominante è quella dell’amore del poeta per Laura, che rimanda all’episodio mitologico di Apollo e Dafne, narrato da Ovidio nelle “Metamorfosi”. 

Innamoratosi della ninfa Dafne, Apollo la insegue per possederla, ma lei, implorando il padre Peneo, viene trasformata in alloro.

 Dietro la figura di Apollo si può riconoscere Petrarca, mentre insegue la sua amata Laura-Dafne.  

Il mito di Apollo e Dafne simboleggia l’inutile tentativo di raggiungere quanto desiderato.  

Ovidio è anche l’autore prediletto del Boccaccio.

 L’amore fra Fiorio e Biancifiore, nel “Filocolo”, nasce durante la lettura di Ovidio, e l'”Elegia di Madonna Fiammetta” è costruita sull’esempio delle “Eroidi” ovidiane.

Ovidio esercita anche una profonda influenza sugli scritotri dell’Umanesimo, del Rinascimento e del Barocco.

 Nell’Orfeo del Poliziano, le preghiere a Proserpina e a Plutone sono quasi una traduzione di Ovidio.

Molto devono alle “Metamorfosi” l'”Orlando furioso” di Ludovico Ariosto e l'”Adone” di Giambattista Marino.

Il mito ovidiano di Piramo e Tisbe, due giovani innamorati contrastati dai genitori, è la fonte del dramma “Romeo e Giulietta” di Shakespeare.

Nel Settecento Vittorio Alfieri trae ispirazione dalle “Metamorfosi” per la composizione della tragedia “Mirra”. 

Gli scrittori romantici si identificano nella vicenda del poeta esule.

A Ovidio si ispirano anche Gabriele D’Annunzio nell'”Alcyone” e Franz Kafka nella “Metamorfosi”.

NINO MOTTA

direttore responsabile della rivista

 

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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