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CARISSIMA MIRELLA GENOVESE,ANCH’IO DESIDERO ESPRIMERE IL MIO AFFETTUOSO RICORDO ALLA DOLCE NOSTRA COMPAGNA DI VIAGGIO CULTURALE, MIRELLINA, LA TUA BAMBINA VOLATA DAI CONFINI DEL MONDO PER RIEMPIRE DI GIOIA I TRISTI GIORNI DEL TUO SPOSO E DI TE, CHE CON IL SUO ARRIVO, HA RISCALDATO D’AMORE LE FREDDE STANZE DELLA TUA CASA. HO RIVISTO LE TUE LABBRA BRILLARE DI SERENITA’. HA ASSORBITO DA TE I VALORI DELLA FEDE ED HA VOLUTO SPENDERE LA SUA VITA PER CURARE IL GERMOGLIO DEGLI STESSI VALORI NEI SUOI DISCEPOLI;IN MODO DA FORNIRE LORO LE FORTI ARMI DEL SAPERE E DELLA SPIRITUALITA’, PER CONSENTIRE LORO DI SAPERSI SOTTRARRE ALLE EVERSIVE LUSINGHE DELLA VITA. MA MIRELLINA HA SCELTO ANCHE DI UNIRSI A TE, SUL PROSCENIO DELLA.CULTURA NELLA CREAZIONE DI SOGNI,PER REGALARLI A CHI ANCORA DESIDERAVA SOGNARE UN MONDO MIGLIORE, DI PACE,DI FEDE E DI AMORE CRISTIANO, DOVE POTERSI ABBRACCIARE COME FRATELLI. MI UNISCO A TE, PER RENDERE ONOREAD UNA NOSTRA ESEMPLARE COMPAGNA DI VIAGGIO VERSO LE VETTE AZZURRE DEL CIELO:

Barcellona P.G. 8-4-2022

Caro Carmelo,

ho apprezzato moltissimo la tua lettera di condoglianze profondamente sentita. Lotto con tutte le mie forze per sopravvivere a tanto dolore e per dare coraggio  ai miei cari soprattutto ai miei nipoti e a mio marito. Con la mia Mirellina se n’è andata una parte di me. Ho fede. So che ci incontreremo tra non molto in un mondo più sereno di quello terreno. Eppure mi rimane ancora un’altra grande speranza , che mi fa vivere: è la scrittura, che mi sorregge sempre. T’invio un gruppo di mie poesie dedicate a mia figlia bambina, adolescente e adulta ed altre ispirate a vari temi. Allego anche una favola della mia Mirellina pubblicata su Pupattola e intitolata   “ La famiglia felice “. Scegli tu le poesie che ti sembrano più riuscite e pubblicale gentilmente su “Terzo Millennio” per onorare la memoria di mia figlia Mirella Maria Caterina Parisi.  

Ringraziando te e la tua famiglia per l’affettuosa condivisione , invio cordiali saluti   

Mirella Genovese

Canapè

Percezione  – nel vento –

del gemito  del mare mentre

l’acqua sfiora

appena la rena

affluendo dalle isole

azzurre nella foschia

                                 di primavera.

Palpitare di raggi

in lievi increspature

                                di onde.

Attimi di pausa

nel moto irrefrenabile

                                 di acque.

( Gioiosa Marea 1-4-2017 )

ALLA BIBLIOTECA CIVICA “NANNINO   DI GIOVANNI”

DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (PROV. MESSINA)

In biblioteca

Altissima anfora

eretta fra alberi d’ibiscus.

Funeraria?

Ma i leoni di creta

accucciati

ai piedi di fanciulle

portatrici di luci

assorte

nei loro panneggi

di marmo

screziato di nero

non consentono

l’ingresso alla morte.

Barcellona 29-03-2022

Mirella  Genovese

POESIE PER MIRELLINA

Sei bellissima

Sotto il davanzale della finestra

un tetto di tegole rosse

e una colomba che tuba.

Cosa avverrà, di notte,

quando, placida, la luna

apparirà  oltre  le nubi

su questo paesaggio

di tetti e comignoli

che fumano

e su quella musica

di macchine radiogene,

che ritmano anche i battiti

dei cuori di degenti?

Tu canti

Sei bellissima

al ritmo del tuo smartphone

acceso

sul tuo letto di degente

e sorridi.

Un saluto al Padus

Ti saluto, Pade mio,

ti saluto e non è un addio.

Quando tornerò

profumate gemme scorreranno

lungo la tua corrente

e fiorite fronde di alberi

e lime e papaye e manghi e avocadi e kiwi

e tu circuirai il ventre

della terra

oltre il Rio delle Amazzoni

fino all’arcipelago

dove lei – la mia bambina –

si librava allora da spalliere di ponti,

dimorava sulle sponde degli alberi,

si cibava di riso  rosso

e di fette di avocadi e di manghi –

che tu, Pade,

dentro le tue sponde

ora culli.

Sono ancora rade

nella verde pianura

macchie rosate e candide

e pruni in fiore

-non mandorli

né memoria dei loro frutti

modellati

in dolci di pasta martorana,

fette di anguria

rosse, castagne abbrunate, ciliegie,

che i Santi deponevano, un tempo,

in cestini nei recessi

di case, la vigilia della festa dei Santi.

Radi anche cespugli di mimose

leggere come piumini di cipria

fra il rosso allegro

che folleggia sui muri delle case

rosso mattone

-la consistenza

contro il liquido attentato

 delle acque.

Contempleranno ancora

i degenti

il miracolo del risveglio autunnale

della natura in fiore,

segno di rinascita

non consentito agli umani?

Sopra un azzurro elastico di nebbia

navigano ancora

innevati altissimi monti

elevandosi verso

assonnate nubi che

vertiginosamente

                            spirano

                                     nei venti.

Flash

I

La chioma gasata

oscilla al vento

mentre avanzi con passo

di ballerina andalusa

e una cartella da disegno

sotto un braccio.

II

Sull’ippogrifo pencoli

mentre scrivi parole

crociate e ascolti musica

con un walkman strettamente allacciato.

Russa

Sotto il bulbo

di  S. Basilio

con altissimo colbacco

e guance  rosse

come fragole

appari.

Più preziosa dell’altare

di malachite e di tutte

le icone dorate

più preziosa dell’ambra

delle stanze imperiali

e di vasi autentici

dinastia Ming

più preziosa dei Tiziano

e dei Velasquez dell’Hermitage

con i cigni sulla Nieva giochi

mentre il Palazzo

d’Inverno approda

in un mare innevato.

Verso nuove Indie

Cristoforo Colombo invidierebbe

la falda rosa

del tuo berretto

d’ammiraglio che giri

sull’orecchio

mentre allo specchio

ti rimiri

davanti al banco

di Piazza Vecchia.

Volano i petali

dell’albero di primavera.

Nel vento dell’Est

verso nuove Indie

lentamente navighi.

Praghese

Sei una fata

ducentesca con la vita

segnata sotto il seno

un vestito smilzo

uno strascico rosa

e un tronco di cono

come copricapo.

Ho notato la macchia rosata

della tua veste

forse a Karlstein

o nel castello di Praga.

La tua bacchetta

celata nella manica

ha trasformato  Piazza Vecchia

in una Pasqua con uova

trainate da morbidi conigli

e da pulcini incantati.

Portoricana

Oggi sei ragazzo

di strada con fronte

fasciata di bandana

tra nugoli

di portoricani e danzi

un tip tap

con movenze di regtime

gorgheggi blues

in campi di cotone

da tempo obliati.

Sogno

Sollevo il velo

bianco rosato

e tu bruna in tutù

rosa pesco

arabeschi la notte sulle punte.

Danze domestiche

Inarcata sfiori

appena i rubinetti

mentre lavi

cataste di piatti

sulle punte ti sollevi

con grazia li sistemi.

Figure disegni

maneggiando pentole

coreografa esotica

di danze domestiche.

Danze orientali

Azzurro il velo

sospeso nelle mani

avvolge il volto

di seminude odalische

con calzoni di velo blusanti.

Il ventre scoperto

rivela un ombelico

come un bottone di giglio.

Quando il volto discoprono

non so

dove sei

in quella nuvola

azzurra di odalische

che su punte di babbucce

d’oro danzano.

DA “PUPATTOLA” (Ed. del Leone 2003)

La famiglia felice

Tanto tempo fa, viveva in una vecchia fattoria, insieme con altri animali, la vitellina Gelsomina, che giornalmente si adagiava sulla morbida paglia a leggere e a scrivere. Tutti l’ammiravano e i suoi romanzi, le poesie o le favole venivano comprati da tutti. Con il ricavato manteneva i tori che così non venivano mandati dal padrone della fattoria nelle corride dove alcuni uomini, dopo che si erano stancati di muovere pezzi di stoffa per attrarre, con il colore rosso, quegli animali, li uccidevano. La vita di Gelsomina scorreva abbastanza bene, ma un giorno pensò: ”Se io me ne andassi a cercare un buon marito, la mia vita cambierebbe”.

Se ne andò via correndo felice, con la mente rivolta al suo avvenire, nel primo vento dell’alba primaverile.

Correva forte. Poi, stanca, rallentò. Aveva fatto miglia e miglia di corsa. Pareva perfino che fosse un po’ dimagrita. Pensare che la povera Gelsomina già vedeva come sarebbe cambiata la vita!

                   Mentre camminava piano, un uomo che sapeva catturare bene gli animali l’acchiappò  con una corda abbastanza robusta e la legò come un salame. Poi l’imbarcò sulla nave di un amico perché la trasportasse in Africa. Passarono i giorni e le settimane e la povera Gelsomina soffriva sempre di più per il mal di mare! Quando finalmente la nave attraccò in un porto, gli scaricatori scaraventarono sulla banchina la gabbia in cui era rinchiusa Gelsomina.

Dopo molte peripezie, la vitellina riuscì a fuggire e la gente che la vedeva passare l’osservava con stupore. Appena giunse in un posto isolato, si riposò all’ombra di una quercia grande con tante foglie verdi. Dopo alcuni minuti, passò da quel luogo il  leone Malachia, che si fermò a guardarla. Poi lottò contro di lei. Gelsomina, per fortuna, si difese: colpì il povero Malachia nella zampa posteriore a destra. Quello si fermò a leccarsi e a curarsi le ferite.

         “Bene. Bene. Si vede proprio che sei forte. Per fortuna, altrimenti qualcuno ti avrebbe uccisa!”, disse il leone.

Gelsomina rispose: ”Ma come? Era tutta messa in scena? Non volevi attaccarmi, ma desideravi solo vedere se ero forte e coraggiosa?”

“E’ vero. Sei forte e coraggiosa. Potresti diventare mia moglie!”

“Mi dispiace. Non possiamo sposarci perché non apparteniamo alla stessa razza”.

“Basta che ci si voglia bene!”

“Hai ragione. Anch’io cercavo un marito con cui condividere la mia vita. Vedrai. Passeremo dei momenti felici. Io ti proteggerò perché sei il mio caro e dolce marito”.  

Il leone disse: “Ricordati che anch’io ti proteggerò a costo della vita”.

Così i due vissero dei momenti veramente felici. Era loro desiderio avere dei figli che

continuassero la loro esistenza e la loro razza.

Un giorno, mentre passeggiavano sopra un prato, videro una cucciolotta di leopardo. Com’era carina! Come soffriva! Era tutta sola e stava morendo di fame!… Così presero la cucciolotta e la chiamarono Mige. Per loro fu come una vera figlia. Non le facevano mancare nulla. Le insegnavano tutti i concetti fondamentali della vita perché potesse sopravvivere.

Venne anche il giorno in cui avrebbero dovuto spiegarle la sua vera identità. Così le raccontarono la verità cioè che non era loro figlia, ma apparteneva alla famiglia dei leopardi. La cucciolotta comprese ed accettò i suoi genitori adottivi come se fossero stati i suoi genitori naturali. Con il passare del tempo crebbe. Venne così il giorno in cui dovette dire per sempre addio ai suoi cari. Era diventata, infatti, adulta e viveva con la sua famiglia composta dai figli e dal marito che, per razza, era uguale a lei.Così, cari bambini, si perpetuano nel tempo le famiglie che vengono una dopo l’altra come una catena senza mai fine

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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