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Il grande Maestro Andrea Camilleri è volato verso l’infinito.

Alle ore 8,20 di Mercoledì, lo scrittore, regista,critico,sceneggiatura si è spento il Gigante della letteratura,del cinema e del teatro Andrea Camilleri,ricoverato dal 17 giugno nel reparto di rianimazione dell’Ospe dale “Bambin Gesù di Roma,in seguito ad un attacco cardiaco, mentre si accingeva a provare la recita che avrebbe dovuto raccontare il 15 luglio  sul palco alle Terme di Caracalla,l’ultima sua creatura teatrale: Non uccidete Caino,dopo l’immenso successo riscosso con il suo “Dialogo su Tiresia”,rappresentato il 18 giugno 2018 al teatro greco di Siracusa e trasmesso anche in TV.   

La storia di Caino, il primo assassino sulla faccia della Terra,  diventato l’emblema del Male,rappresenta il traguardo finale del percorso culturale e ideale dello scrittore di Porto Empedocle,che attraverso le moltissime pagine dei suoi libri,oscillando tra il trasparente realismo di tante sue storie siciliane,insegue i misteri che ne occultano reati e delitti, compiuti nel presente e bene incartate nelle ermetiche ombre del passato,come in una determinata volontà di detergenza etica,nello stanare  e punire severamente  le belve umane ,emblema simbolico di un grande scrittore che combatte la sanguinosa violenza e ogni forma di reato compiuto ai danni degli onesti siciliani, dimostrando concretamente il trionfo del diritto di tutti di fronte alla legge, sorretto dalle categorie della coscienza. Il suo commissario Montalbano riesce a penetrare nella rete di indagini a diversi livelli sociali,ma non conosce alcun compromesso o copertura salvifica per i delinquenti di ogni tipologia,conducendo investigazioni penetranti con semplicità e correttezza senza alcuna subdola forzatura e con il massimo rispetto della dignità della persona, ma umanamente si sente vicino ai deboli e agli sfrattati dal circuito dignitoso della vita.Lo stesso clima di familiarità e di figucia regna tra i suoi collaboratori,a cui affida operazioni investigative di estrema delicatezza, tese a scoprire i tasselli essenziali per poter ridisegnare il mosaico del delitto.Negli algoritmi dei suoi romanzi l’obiettivo è rappresentato dallo sradicamento del male,serpeggiante nella società e il suo viaggio esplorativo delle stazioni del flagello sociale è simile  a quello del profeta che scopre tutte le aree del regno della malvagità umana e metaforicamente preavverte l’uomo della venefica ferocia che lo assedia,suggerendogli una profonda riflessione sulla preziosità della vita.Il codice della lotta contro ogni tipologia di trasgressione domina nella filosofia esistenziale di Camilleri,che lo affida ai suoi affidabili personaggi,coordinati e guidati dal suo Commissario Montalbano,un uomo,un profeta e un dio laico, che opera per un presente e un futuro meno avvelenato della società. Ma l’intera sua fatica di scrittore non si limita solo a raccontare storie di delitti destinati allo schoop pubblicitari o a radiografare la Sicilia come terra snaturata e immobile nella sua fissità geografica,galleggiante sulle onde di un corrosivo flusso e riflusso della storia afasica e immutabile,ma come creatura scacciata in una piatta quotidianità, vissuta nel recinto di una realtà che o accetta, rassegnata al diluvio del male occulto nello sterile conformismo e nell’omertà,o dovrà acquisire una comune coscienza reattiva per liberarsi dalle catene chel’anestesiz- zano per sempre. A tal fine, Camilleri coerentemente e tenacemente non si arrende sul solo binario di lotta investigativa,ma cambia registro nelle opere più interiorizzate e chiaramente formative,come nel testamento realistico scritto come guida esistenziale alla sua nipotina Martina di quattro anni,che gioca sotto la scrivania del non no,che sembra dialogare con la bambina silenziosa in ascolto del racconto della vita del nonno,che le consiglia di leggere il suo romanzo autobiografico,a vent’anni,quando la mamma potrà spiegarle le cose che Lei non sa. Nella rivelazione di tante esperienze e problematiche,emerge anche un’ideologia etica di attacco aperto per la disvelazione dei torbidi rapporti di affari sporchi  intrecciati tra mafia e politica, che continuano a cooperare in operazioni anche criminali,in tutti i finanziamenti statali,sia destinati alla costruzione di strutture necessarie alla comunità, sia nell’apparente meraviglia e falsa indignazione delle notizie, pubblicate dalla stampa, di divisione di tangenti e di corruzione a danno dello Stato, di concertazione di dossier sugli avversari che possono intralciare i loro piani di lucro,utilizzando la poltrona parlamentare come scudo,per evitare di essere indagati o per seppellire nel loro stesso sangue chi osa informare l’opinione pubblica di tante complicità nelle stragi memorabili, su cui non si è fatta volutamente chiarezza,promessa ad ogni tornata elettorale,da parte dei potentati politici. Come l’indovino Tiresia,profeta di tanti mali,Camilleri,interpretandolo personalmente,con un intreccio sostanzialmente autoreferenziale,ma con l’umiltà degli uomini Grandi e irraggiungibile,indossa i panni di colui che conosce le storture del presente e del futuro,fu costretto ad una terribile fine,perché il serpente umano è propenso biologicamente all’assuefazione del malefico sadismo. Tiresia,a cui gli dei diedero nei secoli otto vite,alla fine della rassegna di eventi storici e mitologici,si augura di poter rivedere quello stesso pubblico,tra cento anni,forse per fare un bilancio del male nel mondo,o forse per aggiornare il grado di livello umanistico della coscienza collettiva e di ripartire ancora per poter riuscire a capire gli orizzonti dell’infinito. E’ rimasto sulla scrivania l’ultima sua opera teatrale,già indicata,tappa finale del suo lungo percorso investigativo, “Non uccidete Caino”,in cui pietà,  razionalità,sentimento d’amore e vocazione al perdono, inducono Abele ad assolve

re il fratello che fu guidato nel compiere il fratricidio da un irresponsabile furore interiore,perché l’invidia spinge l’uomo ai più orrendi delitti, o perché esecutore del delitto sarebbe potuto essere lo stesso Abele. Con questo drammatico dilemma finale,che scaturisce,come sempre,nell’agone dell’esistenza umana, fin dalle origini del mondo, Camilleri ci lascia in eredità un prototipo di modello esistenziale,elaborato sui sentieri della cultura dell’”homo sapiens”, a cui affida  la fiducia nella resistenza della speranza, che ci aiuterà ad evadere dalla giungla del mondo e poter lanciarsi verso la comprensione dell’nfinito, dove esiste il regno della felicità. Servirebbe un’intera vita per riuscire a capire i rivolgimenti interiori, serenamente trasferiti in migliaia di pagine, su cui  l’umana ragione deve essere sempre impegnata a frugare per capire il segreto che veleggia e permea invisibilmente un inespugnabile infinito.

  Chi scrive,ha esplorato le orme indelebili da te lasciate sul fango della terra e ha costantemente inter loquito con i tuoi personaggi,nei quali sentivoo sempre la tua voce sapiente. Continuerò ancora ad inte terloquire con te per chiederti risposte alle incertezze cognitive che forse ancora non sono state dis sol te. Perciò, non ti dico addio,né piango per te,perché tu non morirai mai sia per me,sia per il mondo che ti ha apprezzato e onorato e che sarà sempre vicino a te,perché tu hai dimostrato al mondo di essere un Nobilissimo uomo, un cittadino stracolmo di valori assoluti.un vero maestro di vita ed hai indicato all’uomo la cultura come volano dei nostri passi nelle pastoie della terra.

 “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”. Camilleri ha sempre definito la sua ambizione di scrittore simile a quella del contastorie, del poeta ambulante che con la sua capacità affabulatoria incanta e seduce chi lo ascolta. E grazie alla sua capacità di narrare storie Camilleri è diventato il più letto scrittore italiano, inventando una lingua e mettendo in condizione i suoi lettori di comprenderla, di parlarla, di amarla. A novantatré anni, dopo il successo di Conversazione su Tiresia, Camilleri torna a raccontarci in prima persona la storia di Caino e del come e perché uccise suo fratello Abele.Un racconto che si avvale molto di testi ebraici,latini,greci,italiani e musulmani, discostandosi perciò dalla tradizione cattolica. Camilleri svela alcuni aspetti inediti del personaggio biblico: Caino è stato il fondatore di quella che è oggi la Civiltà dell’Uomo nei suoi aspetti non solo sociali ma anche artistici. 
Un viaggio attraverso la Voce di Camilleri, una voce che proviene dall’antro della Storia e che modula il racconto.sconfinando.nel.tempo. “Io fui semplicemente colui che mise per primo in atto il male. Che compì l’azione del male. Tramutando ciò che era in potenza, in atto”. 
(Teatro dell’Opera di Roma, 23.5.2019)

Invito in scena con delitto 
Perché Camilleri torna a teatro? 
«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro». 
L’anno scorso il monologo sul greco Tiresia, adesso sul biblico Caino, il prototipo di tutti gli omicidi, un po’ il patrono di voi giallisti. Lei lo riabilita. 
«Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». 
Che dicono? 
«Per esempio che né lui né Abele sarebbero figli di Adamo ed’Eva». 
E di chi allora? 
«Abele dell’unione tra la donna e un arcangelo, Caino di quella tra lei e un demonio. Se ne ricava che l’infedeltà coniugale nacque contestualmente alla prima e unica coppia del mondo». 
Vatti a fidare. 
«Non solo. In alcune di quelle antiche narrazioni lo scontro tra i due fratelli ne rovescia in qualche modo le posizioni rispetto al testo biblico. Quando vengono alle mani, Abele, che è il più grosso, sta per sopraffare Caino che per la prima volta nella storia dell’umanità legge negli occhi del fratello l’intenzione di uccidere». 
Poi però avviene un ribaltamento. 
«Sì, ma uccidendo Abele, è come se Caino dicesse: se l’avessi lasciato fare sarebbe stato lui e non io il primo assassino dell’umanità». 
Facendolo fuori lo salva dall’empietà dell’omicidio. 
«E lascia aperto un dubbio: forse non ero io quello condannato al Male in quanto figlio del demonio e lui quello destinato al Bene perché generato da un angelo. Viene fuori così la visione di un Male che non è legato alle nostre origini come una maledizione, ma è una nostra scelta». 
Pure Caino è stato un grande incompreso. Il processo va rifatto. 
«C’è tutta una parte del mito che è affascinante, ma totalmente ignorata. È quella del Caino fondatore di città, inventore dei pesi e delle misure, della lavorazione del ferro… Ma soprattutto quella di Caino inventore della musica. Il Caino che dice: “Ecco io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l’avere inventato la musica è valso più di ogni sincero pentimento”». 
Però una volta lei ha detto: «Sono convinto che gli assassini e in genere i delinquenti siano sostanzialmente degli imbecilli». Ribadisce? 
«Assolutamente. Chi crede al delitto perfetto che cos’è se non un imbecille? Una minima cretinata lo tradirà. E del resto a che cosa porta il delitto? A nulla. Hai solo momentaneamente eliminato un ostacolo. A meno di non adottare il principio staliniano secondo il quale ogni uomo è un problema ed eliminato lui, eliminato il problema. Era un’idea a suo modo visionaria (risata). Solo che comporta morti a milioni». 
Da regista, lei ha lasciato il teatro negli anni 70. Che effetto le fa tornarci adesso da attore? 
«Sono in tensione, ma relativa. È tale e tanto l’afflusso dell’adrenalina che non soffro più né il caldo né il freddo». 
(Da un’intervista di Marco CicalaIl Venerdì di Repubblica, 7.6.2019)

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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