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         IL MIO MONDO FINIRA’CON TE 

                 UN GRANDE ROMANZO D’AMORE E DI TORMENTO                   

        CHE INDUCE A PROFONDE RIFLESSIONI E NON LASCIA CICATRICI

Il romanzo, ormai da tempo, ha smesso di essere strumento d’ indagine e di    civilizzazione. L’italiano letterario, poi, è un ricordo lontano. La lingua letteraria è sempre più povera, congelata, standardizzata. Anche un minimo di complessità di pensiero e di espressione non piace, infastidisce. La narrativa contemporanea è fatta principalmente    di opere di largo consumo, di scarsa cura stilistica e che, il più delle volte, nasconde l’incapacità mettere   sulle pagine una prosa di qualità. Spesso gli autori più letti sono quelli che hanno un elevato potenziale commerciale, non di rado sono volti noti della televisione, che promuovono il loro “capolavoro” partecipando a qualche programma, preferibilmente di cucina, fra i fornelli. Nessuna di queste “opzioni vincenti” appartiene a Carmelo Aliberti. Esaminando tutta la sua vasta produzione letteraria ci rendiamo conto che a Lui, e solo a pochi altri, spetta, oggi, il merito di avere ridato dignità alla letteratura. Anche la sua ultima fatica letteraria IL MIO MONDO FINIRÀ CON TE  ne è un esempio.

E’ un romanzo ricco di sfumature colte, affreschi storici, drammi, flussi di coscienza, tormenti, sogni, speranze. Non mancano intensi monologhi con il proprio io. Filone principale del romanzo è l’Amore, quello con la A maiuscola, fra Carlo e Anna, la sua Beatrice.  L’ Aliberti, come un novello   Dante, viaggia attraverso il tempo annodando su questo filone principale altre microstorie, crude, schiette e spesso violente; ci sventaglia le ingiustizie, l’arroganza e le follie di chi detiene il potere, la ferocia e la disumanità delle guerre.  Riflette sulla predisposizione dell’umanità al male e alla violenza e come Salvatore Quasimodo, constata che la natura umana è incapace di evolversi. Cambiano i mezzi, cambiano le forme, cambiano gli intenti, ma dietro la maschera dell’evoluzione si nascondono sempre i primordiali istinti di violenza e di sopraffazione dell’uomo primitivo,   ”UOMO DEL MIO TEMPO /sei ancora quello della pietra e della fionda… senza Cristo/ Hai ucciso ancora, come sempre…E questo sangue odora come nel giorno  quando il fratello disse all’altro fratello: Andiamo ai campi…”

Altro protagonista del romanzo, oltre all’Amore, è la Fede. Un sentimento   religioso che Aliberti ha sempre respirato in famiglia. Momenti struggenti, delicati, emozionanti sono quelli dedicati ai suoi familiari. Familiari che io ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. Il padre, “ poeta e filosofo” come lo aveva definito mio padre. Il fratello Ninai, una cara persona disponibile ed   amata da tutti. La sorella suora, un’anima pura e delicata. Aliberti con la sua penna ci presenta il mondo nella sua interezza, in tutte le sue sfumature, ma con uno sguardo particolare alla sua amata Sicilia, un tempo tempio di arte di cultura, dove si assaporano profumi, colori e dove dimora la bellezza della natura. Terra intrisa di miti e leggende, terra dove pascolavano gli armenti del Dio Sole, già benedetta da Demetra, terra dove Galatea , con il suo pianto perenne per avere perduto il suo amato fece sorgere un ruscello che prese il nome di Longano.

Purtroppo da questa nostra splendida e amara isola si è spesso costretti a fuggire, se si vuole “riuscire a creare i presupposti per formarsi una famiglia, con uno stabile rapporto di lavoro…dopo le delusioni inflitte dal nuovo stato unitario… che non aveva mantenuto le promesse garibaldine…”

Non vi è dubbio che l’autore con la sua straordinaria capacità narrativa e il suo stile colto, ma comprensibile a tutti, ci ha regalato un grande romanzo, che ci induce seriamente a profonde riflessioni su ciò che realmente è la vita. Un soffio di vento, direi io, e ognuno di noi dovrebbe lasciare impronte, non cicatrici.

Novembre  2022                                                                   MARIA  TORRE                    

 TORRE MARIA    (nota biografica)

Vive a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), è docente di lettere in pensione e socia e dirigente di diverse Associazioni Culturali del comprensorio messinese. Cura svariati eventi culturali ed artistici. Ha partecipato in qualità di giurata a diversi concorsi e ha scritto per alcuni giornali locali. E’ particolarmente sensibile alle tematiche sociali e ambientali e le piace anche dare nuova vita ad oggetti che non si usano più ed il riciclo creativo è, per lei, a tutti gli effetti una forma d’arte. Ha curato la prefazione di diverse sillogi poetiche e le biografie di alcuni artisti. Ama la scrittura, ma ama anche la pittura e da diversi anni tiene un corso di pittura e creatività presso l’Università della Terza Età della sua città. Ha esposto le sue opere pittoriche in mostre personali e collettive in diverse città. Ha anche realizzato la copertina di alcuni libri. La continua sperimentazione di nuovi materiali e l’applicazione di tecniche ibride le forniscono un terreno di ricerca fertile e vasto. Alcune delle sue opere sono presenti in collezioni private, su cataloghi d’arte e su giornali e cataloghi d’arte on line.

GLI UMILI NELLA POESIA DI CARMELO ALIBERTI

Carmelo Aliberti <aliberti.carmelo43@gmail.com>
 

Il poeta Carmelo Aliberti è nato a Bafia di Castroreale, un piccolo borgo della provincia di Messina, sito tra l’Etna e il mare, in cospetto dell’arcipelago delle Eolie, cariche di storia e di mito, Aliberti ha vissuto quasi tutta la vita tra i contadini di Bafia, Isolano, ma non isolato, da sempre poeta engagè, dal 1967 ad oggi ci manda una ricca e assidua messe che lo pongono tra i protagonisti dell’azione di rilancio della cultura meridionale. Tessendo un discorso poetico sul filo della coerenza e dell’impegno morale, Aliberti ha cantato la Sicilia e i suoi annosi problemi: la disoccupazione e il conseguente flagello della emigrazione; ha cantato la povertà, le speranze tradite e l’emarginazione; ha additato la tragedia tradita dell’uomo contemporaneo e quella fisica dell’ambiente violentato; ha condannato l’edonismo, la corruzione, il consumismo, l’egoismo e il terrorismo. Ma il poeta ha pure cantato la natura, la pietà, l’amore come poesia e la poesia come atto d’amore. Ha eseguito l’endoscopia del tessuto sociale malato, studiato il microcosmo della propria anima e scrutato da lungi l’approssimarsi dell’Apocalisse. Si è ora affiancato benignamente e fraternamente al pensionato nel bar il sabato sera intento a riempire la schedina del totocalcio, ora ha condannato i mali della società. La sua voce si è innalzata in una sorta di canto corale, si è librata in preghiera e ha lanciato invettive come un profeta inascoltato. Allacciata alla tematica dei vari conati poetici di Aliberti, troviamo fin dall’inizio la figura degli umili.  Caro, dolce poeta (dal 1981 15 edizioni in Italia e all”estero) è una feroce condanna della classe politica e del patriziato industriale che rende la classe operaia, vittima di un neocapitalismo economico. L’operaio è condannato ad una vita monotona e stentata:

                                                    Eccoti tuffato nella pazienza della fame

                                                    nel sudario dei campi straziati

                                                    sui selciati dell’esilio per l”Europa

                                                    assediato dal gorgo delle lacrime

                                                    dal sorriso dei figli e delle madri.

                                                    Eccoti nuotare nelle tossine della fabbrica

                                                                incollarti  alla catena di montaggio

                                                                 benedire la mano del padrone

                                                                 che ti assicura lavoro e farmacia

                                                                 liofilizzati chicco pane

                                                                 milton mister-baby  poppatoio

                                                                 con la benedizione della madre

                                                                che lavora lavora lavora

                                                                perchè con un salario la vita è dura.

Il govrtno lo incita a pagare le tasse e a consumare per il benessere dell’economia nazionale:

                                                          Devi essere anche tu a fare sacrifici

                                                          compila con scrupolo la denuncia dei redditi

                                                          traccia croci sui minuscoli rettangoli

                                                          infarcisci con rigore le linee

                                                          non lesinare spazio alle chiamate

                                                          e se non basta scrivi  

                                                          scrivi scrivi

                                                          anche sulla carta igienica le note

                                                          dichiara le cifre di pensione sociale

                                                          la disoccupazione gli assegni familiari

                                                          il contributo per eventuali funerali

                                                          dichiara lo spessore

                                                          dell’aria che respiri 

                                                          e poi non tralasciare versa in fretta

                                                           fatti I conti l’obolo dovuto

                                                          la crisi sarà scongiurata

                                                          l’economia riacquisterà salute

                                                          la bilancia dei pagamenti equilibrata

                                                          nel paniere dellUE saremo uguali

                                                           e non importa se il canone impazzirà ancora

                                                           se I figli avranno ancora paura

                                                           di udire la voce dei padroni

                                                    …………………………………………………

                                                          La  bistecca ora non manca è disponibile

                                                          Anche surgelata a prezzi comodi

                                                          Corri al discount  per la spesa

                                                          Sui detersivi e sulla plastica

                                                          Avrai forti sconti puoi comprare

                                                          A rate l’auto elettrica

                                                          La Mutua ti assiste il fegato

                                                          Ti cura per telefono la carie

                                                          Perchè elastica moderna è la catena

                                                          Della tua felice schiavitù.

Per contrasto, Aliberti dipinge a brevi pennellate la vita agiata dei padroni:

                                                             Ai padroni le materie prime il tuo salario

                                                             La mutua la ristrutturazione  aziendale

                                                             Le ville gli arenili le pinete

                                                              L’aereo lo yacht le piscine

                                                              L’harem il sole artificiale

                                                              Per la ginnastica cerebro-sessuale

                                                               Liturgia manageriale sai

                                                               Costano in occhio devi capire

                                                               Con l’auto di grossa cilindrata

                                                                Con l’elicottero per due nel giardino

                                                                I figli con l’Honda la ragazza

                                                                Chewing-gum barbarie ostinata

Nei poemetti “Aiamotomea”(1986) e “Nei luoghi del tempo”(1987),è l’umile contadino ad occuppare il primo piano e ad essere avvolto in un’aura di sacralità. Definito da Barberi Squarotti un dei poemi più significativi del dopo-Montale. “Aiamotomea è un panegirico alla contrada aerea di Aiamoto.l’alma tellus del poeta,un luogo che celebra la gente,la storia e i miti sacri al poeta, esumandone I significati eterni, mentre esprime I travagli di un’anima sensibilissima che vive con strazio la storia contemporanea. Il titolo “Aiamotomea”,fortemente carico di significato e che assume l’ufficioliturgica e incantatrice  di parola. Aia, è formato di tre elementi che si scompongono e si riconpongono nel corso del poema.

“Aia”—richiamante un grido di dolore-evoca l’area dove si svplgono I millenari riti della civiltà contadina ed è per felice coincidenza la forma in cui-per contrazioni interne- gli scriptores medievali e rinascimentali solevano rendere il vocabolo “Anima”. “moto” indica il movimento,lo slancio dell’anima del poeta,mentre suggerisce il vocabolo “Mautu”, il terreno argilloso su cui si svolge l’epopea Contadina. “Mea”, nella forma Latina suggella la partecipazione affettiva all’argomento del poema. “Aiamotomea” è materia e forza motrice alle ali del canto del Nostro. Dopo una descrizione lirica del natura, volando tra il mito e la storia,il poeta ci presenta vividamente le dramatis personae di Aiamoto. Sospeso tra passato e presente, egli coglie nei gesti più significativi  la vita degli umili   contadini  e dei boscaioli,deformati,resi mostri “ciclopi” della fatica e ingiuriati con l’appellativo dispregiativo di “zaccaini” financo dai paesani,villici essi stessi a qualsiasi altro occhio. Li vediamo sciamare ogni mattina dalle loro case-pagliaio in varie direzioni verso I posti di lavoro,su e giù per I colli circostanti  Bafia con la loro parca merenda e l’immancabile boraccia di vino. Sentiamo il profumo dell’aria montana e del pane nei forni a legna,preparati dale infaticabilli donne. Vediamo le stesse donne stendere i lini presso il torrente Longano e tesserae come la “mite Penelope” fino all’ultimo barlume della sera. Il poet canta anche le passioni degli abitantii di Aiamoto,la loro sete spirituale che talvolta spingeva alcubi di essi a remoti eremi “a lacerare febbri d’anima”( sic rede infatti a Bafia che una grotto fuori del paese, abbia ospitato Santa Venera,forse una forma critianizzata della “Dea Mater” Venere).

Ed ecco che il moto acquista una direzione interna,pur sempre nella  più ampia dimensione temporale, alternando al passato il presente e il poeta passa in rassegna le tappe della sua vita e il suo legame con  Aiamoto. Parla dei suoi sogni omerici e del suo “soave esilio triestino” al quale se ne aggiunge un altro “di agonia e di nulla”. Vaga per “Aiamoto” e nota il pianerottolo dove I cadaveri dei contadini (gli eroi della zolla) venivano portati a spalla su una scala ad attendere l’arrivo di una bara di ruvido pino.

Il poeta porta sulla scena nuovi personaggi. Ci presenta Peppi Ciaurri,che

                                                       Torturato dal sole

                                                       Con le bertole ancora riaffiora

                                                       Dal paradiso perduto nella Valle

                                                       Alla necropoli dei vivi.

Rappresentante eed erede della tradizione contadina, Peppi Ciaaurri ne incarna le principali virtù:la laboriosità,che lo spinge a fatiche che meglio si addicono ad una bestia da soma,e la tenace fede cristiana.

Il soprannome “Ciaurri”sarebbe corruzione del turco “giaour”  o infedele,inteso Cristiano,meritato forse da qualche antenato per la spiccata religiosità. Infine , sospeso tra la cronaca e il mito, al di là di ogni titolo personale,ma paradossalmente cosciente più che mai della realtà quotidiana di Chernobyl,dell’atomo demente,il poeta ottiene una visione apocalittica e raggiunge la schiera di Dante, Leopardi e Ungaretti,naufraghi dell’infinito

  Un altro celebratore della civiltà Contadina indigena è “Nei luoghi del tempo”, che ha come epigrafe,la ben nota citazione del Vangelo secondo Giovanni (15,5): “Io sono la vite,voi siete i tralci”. Questo poema quasi liturgico fu presentato nel paesino di Salice (Messina), il 12 settembre del 1987,nell’ambito delle celebrazioni della saga del vino.

   Partendo da un ampio quadro cosmogonico,

                                               La giostra degli atomi il clinamen

                                                Il palpito dell’etere le stelle

                                                Nell’azzurro infinito

Il poeta passa per le varie tappe della storia umana,bibliche e secolari:

                                                Il soffio della vita nell’argilla

                                                L’agonia del diluvio

                                                Il gaudio dell’esodo dall’’arca

                                                Al luccichio dei grappoli sui tralci

                                                Il sogno di Alceo nell’alcova dei sorsi….

                                                L’esilarante   utopia di Epicuro……

                                                I paradisi  perduti di Andes

                                                L’arsura storica di Plinio

                                                Che frugando nei misteri di Longane

                                                Illuminava di sorrisi  il giorno

                                                Con il nettare dei vini mamertini.

Approdato all’era Cristiana,Aliberti identifica come atto centrale dell’Eucarestia,la consacrazione del pane e del vino,foriera del sacrificio della croce:

                                                E poi quel calice impagliato

                                                 Che squarciò le nebbie del peccato

                                                 Con il sangue della Vita Vera….

Con brevi ma incisive immagini, il poeta delinea la storia umana dal Medioevo ad oggi “dalla prostettiva degli umili”. Li vediamo “nel brusio beato dei pagliai/ all’ombra dei castelli”,poi sotto la veste dei “cafoni” di Silone/

Aggrappati alle labra del…mare/sciascianamente colore del vino, sentiamo la loro sete “di pane,di giustizia e amore”. Sfruttati dai padroni “(prensili idre clandestine) I contadini rimangono “Cristofori”,portatori dei valori della civiltà Cristiana,martiri e testimoni di essa, e celebrano l’Eucarestia ripetendone gli atti centrali: la produzione e la consumazione del pane e del vino.

   Giunto al presente,il poeta confonde la sua persona con quella dei suoi ppersonaggi e si definisce “Il Peone del Sud esiliato” a Trieste che cerca la sua terra in un sorso di vino. Ricorda poi con amarezza le tradite speranze del compromesso storico “I docili inganni delle ideologie parallele”) e gli anni di piombo/che insanguinarono/ l’anima vergine di orrore”.

   Ma oggi gli stormi dei poeti engage riscattano I valori della cultura Cristiana,pagati con il sangue di “Cristo-contadino” e conservati allo stato più puro dai contadini,dai più umili. I pargoli di Omero fanno da testimoni,versano

                                              Ampolle di rabbia e di delirio

                                              Per lo sgomento atomico

                                              Urlato da Cassandre inascoltate

                                              Per le vittime di tutte le guerre

                                              (apartheid, aids, disoccupazione, ozono)

   Assunto il ruolo di sacerdote e di “figura Crishti,essi

                                               Gridano equità gridano amore

                                               Per il sangue nei secoli versato

                                               Dalle agrodolci ferrite d’aprile

                                               E contro I nuovi  farisei e pubblicani

                                                All’Erode del progresso e del futuro 

                                                Con l’ultimo rantolo di fiato

                                                 Si ostinano a cantare

                                                “Io sono la vita, voi siete I tralci”.

                                                 Noi siamo i “gavinales”

                                                 Del paane del vino della storia.

                                                 Noi Prometei del Duemila

                                                  incatenati  alla croce dei giorni

                                                  siamo della gioia di vivere l’Annata

                                                  subliminante Memoria.

     Gli umili hanno un ruolo anche un ruolo di rilievo  in uno dei più recenti conati poetici di Aliberti “Itaca”(2000-2008-2014,2018.2021,2022,ec.) un poema allegorico ricco di richiami e di echi omerici e danteschi. L’Io narrante di “Itaca” è Aliberti,novello Ulisse e novello Dante. Nell’Odissea Ulisse sfida un Dio spietato,pur di rivedere Itaca,la patria che conserva I suoi amori familiari. Nella Divina Commedia,Dante sfida le tre belve,l’amore,l’inferno. Ma con l’aiuto di Virgilio e Beatrice raggiunge la sua patria celeste,dove il poeta che rappresenta l’umanittà intera, creatura di Dio,si ricongiunge con il suo Creatore. In Itaca,troviamo il poeta,uomo del suo tempo, sopraffatto dal male di vivere e gravato dalla coscienza dei peccati della storia:

                                                       Ero solo,davanti a me il deserto

                                                       Nel cerchio di ghirlande insanguinate,

                                                       Sugli asfalti delle città sgomente

                                                       Il grido di Caino ancora vivo

                                                       “Andiamo ai campi”

                                                        ::::::::::::::::::::::::::::…………

                                                       Il secolo mutilato era in salita

                                                         …………………………………………….

                                                         Tormento della storia

                                                          Degli Anni  degli orrori.

Il poeta è consolato dai ricordi della vita semplice  ma eroica della sua gente:

                                                          Come esplodono nel verde dei castagni

                                                          Le guance degli estinti  nei sorrisi

                                                          Sugli accesi sentieri di spighe,

                                                          Sciamano per ovili e vigne d’oro

                                                          Dai mille antri sapore di miele:

                                                          Il sole brilla sulle nuche austere,

                                                          Il sudore spalmato tra I capelli,

                                                          E a sera tornano nel tufo della stanza                                                                                                    

                                                          Profumata di garofani e ginestre,

                                                          Gli occhi inchiodati nella culla.

Sperando di approdare “all’isola invisibile degli angeli”. In questo sogno allegorico il poeta teme di naufragare insidiato dall’Orca e dalla maga Adelasia.. Invoca allora l’aiuto del poeta Cattafi. Avrà per compagni altri poeti:Kavafis,Bevil acqua,Cassata, Isgrò, Montale, Nino Pino, Stylo, uomini-eroi che egli invoca per raggiungere la sua meta. Il poeta invoca pure l’aiuto dei Lari,la gente semplice rappresentata da Nino (fratello del poeta), don Nicola,don Mariano:

                                                                  Oh! Sacri Lari,tracciate al timoniere

                                                                   Il sentiero verso l’arcipelago

                                                                   Che imprigiona l’isola

                                                                    Tra schegge di soprusi,

                                                                    La zattera è tremula di vele

                                                                    Nel risucchio di correnti rapinose

                                                                    E il capitano affonda nelle lacrime

                                                                    Di un viaggio straniante senza bussola.

Saranno I poeti,I poeti veri, non quelli “mercenari”, ad accompagnare il poeta e saranno “I Sacri Lari” ad indicare al timoniere la giusta rotta che conduce Aliberti  alla patria a  Bafia,  idillico Villaggio montano popolato da discendenti di carbonari,pastori e contadini nella Speranza di iniziare una nuova era eroica per l’umanità.”Caro dolce poeta”,”Aiamotomea”, “Nei luoghi del tempo” e “Itaca” celebrano la vita semplice degli umili, conservatori dei valori che hanno istruito e informato la nostra civiltà,   valori eterni che si riflettono nella loro vita e nelle loro opera .  

                                                                                                                                              ENNIO ITALO RAO

                                                                                                                             University of North Carolina, Chapell Hill

                                                                                                                                                              U: S: A.

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Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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