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ROMANZO: “IL MIO MONDO FINIRA’CON TE” di Carmelo Aliberti

ROMANZO: IL MIO MONDO FINIRA’ CON TE, di CARMELO ALIBERTI
Con “Il mio mondo finirà con te”, il suo secondo
romanzo, Carmelo Aliberti, poeta e saggista,
dal punto di vista strutturale e tematico non si
discosta molto da “Briciole di un sogno”, il
romanzo col quale lo scorso anno ha esordito nella narrativa, suscitando,
per la sua novità, non poco interesse sia tra i lettori che
tra i critici. Come in “Briciole di un sogno” il percorso narrativo si snoda
attraverso aforismi, brani di poesie dello stesso Aliberti,
e di altri grandi poeti, da Dante a Quasimodo, frasi in dialetto siciliano.
Protagonista del romanzo, alter ego dell’autore, è Carlo. Nato in un borgo

del profondo Sud, Bafia, abitato da contadini e pastori, Carlo,
trascorre un’infanzia felice. La famiglia lo educa
ad amare e rispettare il prossimo, a essere solidale, ad aiutare chi si trova in difficoltà, a
ospitare chi non sa dove andare. Crescendo, si circonda di amici, con i suoi stessi ideali, e
insieme si prodigano, promuovendo una serie di iniziative, tra cui la creazione di un circolo
culturale e la fondazione di un giornale, affinché tanti loro coetanei, che avevano
abbandonato la scuola per aiutare i loro genitori nei campi, non rimanessero

abbandonati a se stessi. E’ allora che Carlo incontra una ragazza, Anna, della

quale si innamora perdutamente. E ne viene ricambiato. Il loro è
un amore vero. Ma un destino crudele, strappando alla vita prematuramente Anna,
impedisce ai due giovani di potere un giorno coronare, dinanzi all’altare, il loro sogno
d’amore. Carlo, perdendo Anna, si sente perso. In un primo momento intravvede un’àncora di
salvezza in una bellissima ragazza, Rosa, “somigliante nel corpo e nel cuore ad Anna”.
Rosa aveva abbandonato la scuola, per sfuggire al maestro e al confessore che “pretendevano”
da lei “qualcosa di vergognoso e meschino“, preferendo vivere totalmente in campagna in
compagnia delle sue caprette e conigli che “sono creature migliori degli uomini”.
Un giorno la ragazza decide di trasferirsi a casa di Carlo. Carlo spera che Rosa, con il suo amore,
possa fargli ritrovare la serenità e “liberarlo dalle nefandezze della società”.
Ma dopo qualche tempo Rosa, inspiegabilmente, sparisce. Carlo la cerca ovunque, si
spinge fino a Lampedusa, dove vede da vicino la situazione degli immigrati, ma di Rosa si sono
perse le tracce. Carlo ora si ritrova di nuovo solo. Intanto gli eventi ai quali gli capita di
assistere e le riflessioni su quanto accade nel mondo lo fanno piombare in un profondo stato
di angoscia esistenziale. Ad indicargli la strada come uscirne stavolta, come vedremo, sarà
Anna, l’unica donna che ha veramente amato nella sua vita. L’evento che più lascia il segno
nel giovane Carlo è la perdita, a partire dalla fine degli anni Sessanta, di quei valori della
civiltà contadina, quali la generosità, l’altruismo, la solidarietà, che i suoi genitori gli
avevano inculcato. Valori spazzati via dalla società consumistica
prima e dalla globalizzazione poi. Contadini e pastori, per sfuggire alla miseria, abbandonano
le campagne e emigrano prevalentemente nel triangolo industriale del Nord, in Svizzera e in
Germania. Con le loro rimesse aiutano economicamente le famiglie rimaste a casa.

La contropartita dei benefici arrecati dalle rimesse era rappresentata dalla triste odissea alla quale questi
emigranti, per lo più analfabeti, spesso andavano incontro. Sfruttati, se non addirittura
ridotti a uno stato di asservimento, non avevano gli strumenti per far valere i loro diritti.
La mancanza di misure di sicurezza nei posti di lavoro talvolta sfociava in tragedia, come è
accaduto nell’agosto 1956 nella miniera di carbone di di Marcinelle, in Belgio. Allo
sfruttamento da parte dei ricchi proprietari terrieri del Sud si sostituiva quello dei capitani
d’industria del Nord. Anche Carlo, sebbene avesse conseguito all’Università di Messina una
Laurea in Lettere col massimo dei voti, aveva dovuto separarsi dagli affetti più cari, non
essendoci a Bafia le condizioni per poter lavorare e dedicarsi alla poesia, la sua grande
passione. Gli strumenti culturali di cui dispone gli consentono di ampliare l’orizzonte delle sue
riflessioni. Si rende allora conto che “questo mondo è contagiato da un morboso male di
vivere, generato dal denaro, il nuovo dio adorato dai grandi capitani del potere finanziario”.

Riflette sugli orrori e la barbarie delle guerre nelle quali vengono impiegate “armi
sempre più sofisticate”; sull’ignominia delle leggi razziali e lo sterminio degli Ebrei nei lager
nazisti; sulla piaga della corruzione dilagante e del lavoro nero; sul mancato rispetto dell’ambiente

e sulle tragiche conseguenze che il riscaldamento globale potrebbe avere; sulle violenze, che spesso

sfociano in efferati delitti, perpetrati contro donne e bambini; sull’indifferenza, per non dire ostilità,

nei confronti degli immigrati, in fuga dalla miseria e dalle guerre, i quali anziché essere accolti e aiutati,

da parte di alcuni Paesi europei si sbarra loro la strada erigendovi muri. Temi sui quali il protagonista
del romanzo, alias Aliberti, si sofferma ampiamente, con uno stato d’animo che oscilla tra il
disprezzo e l’invettiva contro i detentori del potere e l’amarezza e il dolore per le condizioni
di vita degli umili e degli oppressi. Non vengono risparmiati neppure gli scrittori, mondo del
quale fa parte anche l’autore. “Oggi, purtroppo”, rileva Carlo, “gli assoluti valori della vita sono stati

ripudiati dagli scrittori. Si scrive solo per narcisismo e per le vendite: il romanzo è espressione di interesse

economico, politico e carrieristico, e non per lasciare un’impronta educativa e formativa
delle nuove generazioni”. “Non era questo il mondo che da ragazzi sognavano”, dice Carlo rivolgendosi ad Anna,
“credevamo che 2.000 anni di predicazione evangelica avrebbe migliorato il genere umano,
liberandolo dalla schiavitù, dall’ignoranza e dalla barbarie e lo avrebbe ingentilito nei
pensieri e nei comportamenti, invece le nostre ingenue illusioni erano piantate in un
terreno sterile. Ora io, dopo aver peregrinato sulla terra, piangendo per la tua partenza, ho
provato a ritrovare te in un’altra umile creatura per aiutarmi a sopravvivere, ma, come tu sai
già, si è volatilizzata misteriosamente. Perciò, ora che ti sento ancora accanto a me e mi porgi
generosamente la mano per consolarmi e sostenermi, manterrò la promessa fatta a quel
pastore, incontrato durante uno dei miei ritorni a Bafia, di andare a trovarlo. In quell’incontro,
il pastore, vedendomi in uno stato di grave prostrazione, mi ha indicato la strada per non
lasciarmi travolgere dalle seduzioni e dagli inganni della società e assicurato che, in caso di
difficoltà, l’uscio della sua capanna sarebbe stato sempre aperto per me”. Mi sono così
incamminato verso la sua mandria. È un pastore che vive solo, in compagnia delle sue
pecore, che hanno imparato a volerlo bene, senza mai allontanarsi da lui o smarrirsi altrove.
Con sé Carlo porta il discorso sulla democrazia fatto da Pericle, nel 431 a.C., agli Ateniesi e
riportato dallo storico Tucidide. Un discorso in cui parlava di una società più equa, solidale,
rispettosa delle libertà individuali in armonia con le libertà collettive. Pericle dice tra l’altro:
“ Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende
private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni
private”. E ancora: “La nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”.
“ Lessi al mio pastore”, racconta Carlo, “la carta di Pericle e lui capì tutto, ma aggiunse che per
lui non era ancora arrivato il tempo. Capii allora che dovevo continuare a vivere,
non più per me, ma per potere stare vicino a quel mondo emarginato dal ciclone della civiltà
disumanizzata”. Così Carlo, grazie alla fede, rappresentata in questo caso da Anna, e al
recupero di quei valori del mondo contadino, che da bambino gli erano stati trasmessi,
ritrova finalmente la serenità e lo voglia di lottare ancora per un mondo migliore.

Nino Motta

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Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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