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LETTERATURA GIAPPONESE DI OGGI: JUN’IZIKO TANIZAKI

JUN’IZIKO  TANIZAKI

  

Jun’ichirō Tanizaki  Tanizaki Jun’ichirō ?Tokyo24 luglio 1886 – Atami30 luglio 1965) è stato uno scrittore giapponese.

Ritenuto uno dei maggiori autori dell’epoca, è noto per i suoi racconti e romanzi incentrati sul tema della bellezza femminile legata ad ossessioni erotiche distruttive. Nel 1964, l’anno prima della sua morte, fu nominato per il premio Nobel per la Letteratura. Diversi suoi racconti hanno ricevuto un adattamento cinematografico: in Italia, Tinto Brass ha realizzato nel 1983 La chiave (Kagi, 1959) e Liliana Cavani, due anni dopo, Interno berlinese (Manji, La croce buddista, 1928-30).

Biografia

Tanizaki nasce Nihonbashi, un quartiere commerciale di Tokyo, in una famiglia della media borghesia caduta in povertà con l’arrivo dei migranti a Tokyo[3]. Già dalla scuola elementare si fa riconoscere per la sua grande intelligenza e creatività, e nel 1903 pubblica la sua prima storia, Shumpū shūu roku. Dopo essersi diplomato alle scuole superiori, frequenta dal 1908 la facoltà di letteratura presso la prestigiosa università imperiale di Tokyo, lavorando allo stesso tempo come domestico per potersi mantenere. Interrompe gli studi nel 1911 a causa di problemi economici.

Abbandonati gli studi, decide di dedicarsi completamente alla letteratura. Nel 1910 pubblica la sua prima grande opera intitolata Shisei (Il tatuaggio) nella rivista letteraria universitaria Shinshichō e, nel 1914, scrive Jōtarō. Dopo la pubblicazione di questo romanzo Tanizaki produce degli scritti autobiografici, di cui alcuni esempi sono Oni no men, pubblicato nel 1916, e Itansha no kanashimi, del 1917. Quest’ultima opera è più attinente alla realtà, perché l’autore descrive in modo accurato gli anni duri che ha vissuto per diventare uno scrittore, parla di quando viveva in condizioni misere e dei continui litigi col padre; lo stesso Tanizaki definì il suo un “libro delle confessioni” dato che all’interno vi sono descritti i lati più intimi e controversi dell’autore.

Grazie anche all’influenza di autori come Edgar Allan Poe, nei primi anni Venti Tanizaki si avvicina alla cultura occidentale che diviene oggetto dei suoi racconti. In seguito al grande terremoto del Kantō avvenuto nel 1923, l’autore si trasferisce ad Osaka, e il suo nuovo interesse per la cultura del Kansai gli fa produrre opere più equilibrate che lo portano ad un maggior successo. Negli anni Trenta Tanizaki scrive opere ambientate nel passato o che si ispirano alla letteratura classica, come Yoshino kuzu (Yoshino, 1931) e Mōmoku monogatari (Racconto di un cieco, 1931). In quegli anni anche la vita privata di Tanizaki cambia: divorzia due volte e si risposa una terza volta nel 1935.

Durante la guerra del Pacifico, scrive una delle sue opere più importanti, Sasame yuki (Neve sottile, 1943-48), un romanzo storico ambientato negli anni Trenta. Successivamente torna a scrivere racconti con uno stile più complesso, come Shōshō Shigemoto no haha (La madre del generale Shigemoto, 1949-50) e Yume no ukihashi (Il ponte dei sogni, 1959), ispirandosi ancora una volta alla letteratura classica.

Temi e stile

Già nelle prime opere si cominciano a delineare i temi che caratterizzeranno i suoi racconti: la figura femminile intrisa di un erotismo decadente, il sadomasochismo e il feticismo. Nell’opera Shisei (Il tatuaggio, 1910), il protagonista diventa schiavo di una bellissima ragazza, rappresentata come donna-demone. La costruzione dell’archetipo femminile trae probabilmente ispirazione dalla figura materna, per cui Jun’ichirō provava una profonda ammirazione, e dalle opere di autori come Iwaya SazanamiKōda Rohan e Izumi Kyōka. All’inizio della sua carriera fu inoltre influenzato da scrittori occidentali come PoeBaudelaire e Wilde, e dalla letteratura giapponese del XVII e XVIII, specialmente dalle storie erotiche e sadiche del Kusazōshi e del teatro kabuki[12].

Per un breve periodo, compreso tra il 1915 e il 1920 circa, gli scritti di Tanizaki diventarono sempre più autobiografici. Venuto a contatto con la cultura occidentale, ne resta profondamente impressionato; sono esempi di questo influsso i romanzi che scrisse tra il 1920 e il 1930, come ad esempio Chijin no ai (L’amore di uno sciocco, 1925) . Dopo essersi trasferito ad Osaka ed essere venuto a contatto con la cultura della regione del Kansai, l’autore riscopre la cultura giapponese, che lo porterà ad un cambiamento sia dei contenuti che dello stile delle sue opere. Alcuni esempi sono Manji (La croce buddista, 1928-30), scritto nel dialetto di Osaka, e le sue ben tre traduzioni in lingua moderna del Genji monogatari di Murasaki Shikibu..

Nel saggio In’ei raisan (Libro d’ombra, 1933), Tanizaki espone in modo chiaro lo stile adottato nei suoi romanzi: non si dilunga sulle descrizioni degli elementi del racconto, ma lascia che il lettore immagini le caratteristiche dei personaggi e di ciò che sta loro intorno; tutto rimane nell'”ombra” e, secondo l’autore, è questa disposizione ciò che permette di cogliere la vera essenza delle cose[14]. In Shunkinshō (La storia di Shunkin, 1933) l’autore afferma che lo stile della letteratura classica si avvicina di più a quello della letteratura moderna, nella quale l’autore restava nascosto, non interveniva nella storia e lasciava parlare i personaggi. Nell’ultima parte della sua vita, Tanizaki si riavvicina gradualmente alla letteratura classica, che diventa il tema delle sue opere, unito a quello della figura femminile e del sadomasochismo. In questo intreccio di temi, lo stile delle ultime opere si fa più complesso. I suoi ultimi romanzi lo conducono al successo. Sasame yuki (Neve sottile, 1943-48) è ritenuto il suo capolavoro.

NEVE SOTTILE

Nel 1942 il governo giapponese imponeva la censura su Neve sottile, il romanzo che Jun’ichiro Tanizaki stava pubblicando a puntate su una rivista: nelle sue pagine la guerra, minacciosa e inarrestabile marea, suscitava nei personaggi sgomento e preoccupazione, non il fervore dell’allineamento. Tanizaki era ben lontano dall’urgenza degli eventi: nella storia di quattro sorelle di Osaka, degli equilibri e squilibri affettivi che giocano in seno alle famiglie, straordinaria è l’intensità dell’esperienza psicologica; mai il racconto si aggiusta nei limiti angusti di una cronaca. Ma c’è di più. Il confronto fra il modello occidentale e le antiche tradizioni nipponiche si fa materia e motivazione delle scelte, emblema dei destini personali. Ambientato alla fine degli anni ’30, in un Giappone in conflitto con la Cina e con lo spettro della guerra mondiale in Europa, NEVE SOTTILE narra la lunga e dettagliata saga di una famiglia dell’aristocrazia giapponese in decadenza. La vicenda segue in un quotidiano evolversi la vita delle sorelle Makioka : la capostipite titolare della casa principale Tsuruko; la dolce secondogenita Sachiko titolare della casa secondaria ; l’esile e malinconica Yukiko, per la quale familiari e conoscenti si adoperano caparbiamente nel difficile compito di maritarla ; Taeko, la piu’ giovane e ribelle. Il contenuto a mio avviso e’estremamente interessante per come permette di calarsi nella cultura, nelle tradizioni, nell’onere dell’onore, nelle superstizioni e nei rituali nipponici dei primi decenni del ‘900.
Non dimentichiamo oltre agli usi ed ai costumi, anche le stuzzicanti ambientazioni : non e’ primavera se non ci si reca in gita a Kyoto per abbandonarsi alla lussureggiante fioritura dei ciliegi. Notti nere in cui perdersi tra le risaie, l’unica musica lo scorrere d’acqua dei ruscelli d’irrigazione , spedizioni tra i campi inseguendo lucciole che ricamano merletti di luce sull’orlo buio tra erba e cielo.
Certo e’ che il ritmo e’ naturalmente lento, inoltre il numero di pagine ed il carattere minuto e fitto rendono il romanzo massiccio, moderatamente infinito.
Tanizaki scrive bene, diamogliene atto , visto che un’opera di questo calibro scritta da penna mediocre sarebbe stata intollerabile. Leggere questo libro e’ come stare seduti per ore ad ammirare il volto fragile , elegante di una fanciulla giapponese, la cui grazia non sia ancora stata sfiorata dai venti del progresso.

LA MADRE DEL GENERALE  SISGEMOTO

Ambientato in epoca Heian come la Storia di Genji, questo romanzo di Tanizaki sembra quasi nascere da una costola del capolavoro di Murasaki. Ma al contempo è un romanzo totalmente moderno, con tutte le ossessioni erotiche di Tanizaki e con un sottile gioco tra finzione e realtà, tra narrativa di invenzione e filologia che tocca il cuore di ogni riflessione sull’arte e sulla letteratura. Il romanzo, per gran parte, si snoda sulla ricerca di una madre «rubata». Il padre di Shigemoto aveva ceduto la moglie a un potente nipote per ragioni di opportunità politica. Dunque, la nostalgia della madre come tonalità prevalente del romanzo. Che forse è, più in generale, una nostalgia della donna, un impossibile ideale di fusione tra maschile e femminile, desiderio e frustrazione ossessivi riprodotti coralmente da tutti i personaggi del romanzo.

LA  CHIAVE

La chiave di un cassetto, lasciata cadere apparentemente per caso da un marito ansioso di esplorare nuovi orizzonti sessuali insieme alla moglie, dalla quale è irresistibilmente attratto, conduce la donna su una strada di lussuria e perdizione da cui non riuscirà più ad allontanarsi. La donna scopre infatti, leggendo il diario del marito, i suoi segreti, la sua inarrestabile passione, la necessità di fomentare i suoi istinti sessuali con un gioco ingegnoso ma rischiosissimo, alimentato dalla gelosia. Si fa invischiare in questa rete, in una crescente tensione fatta di amore-odio che coinvolge a poco a poco anche altre persone, come l’amante e la figlia e condurrà infine il protagonista all’autodistruzione. Il significato di questo piccolo gioiello però non sta tanto nella descrizione del folle crescendo erotico che irretisce i personaggi del romanzo quanto, come dice Geno Pampaloni nella prefazione “nel fitto di un labirinto stupefacente che sembra costruito nel corso di accumulazioni secolari entro la psicologia umana, ad avviluppare passioni, errori, proibite delizie, infingimenti.” È un libro che nasce come diario prima del marito e successivamente della moglie Ikuko. Il marito è un uomo insicuro e con alcune perversioni particolari verso la moglie, che mette alla prova con le sue confessioni nel diario che lascia apertamente da leggere a quest ‘ultima.
Ikuko da parte sua si comporta da moglie modello senza però accontentare il marito nelle sue pulsioni, o almeno così vuol farci credere.
In realtà leggendo il diario di lei nelle pagine successive si svelano le cose che accadono e si scopre la vera natura della donna, i tradimenti e sotterfugi anche della figlia , complice della madre anche se in modo abbastanza nebuloso.
La scrittura di quest’autore giapponese è scorrevole e misteriosa e anche piacevole da leggere. Un romanzo diverso dal solito.

IL  PONTE DEI SOGNI

Quattro sono i racconti che compongono questa raccolta. “I canneti” racconta la storia dell’amore ambiguo e conturbante tra un uomo e due sorelle, dove affetto ed erotismo si intrecciano indissolubilmente. “La storia di Shunkin” descrive l’amore devoto e apparentemente impossibile di un servo per la bella musicista Shunkin, una donna cieca che avvolge il servo in una rete di soggezione e seduzione. In “Adolescenti”, una delle prime prove di Tanizaki, l’autore esplora senza reticenze gli oscuri turbamenti dei tre giovani protagonisti nel momento cruciale dell’ingresso nell’adolescenza. “Il ponte dei sogni” racconta il rapporto ambiguo e sofferto di un ragazzo con la propria madre.

VITA SEGRETA DEL SIGNOR DI BUHU

Vita segreta del Signore di Bushu (Bushuko hiwa) è un romanzo dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki. Il romanzo è stato pubblicato a puntate tra la fine del 1931 e il 1932. L’autore voleva scrivere un seguito a questo romanzo, ma poi cambiò idea per cui rivide tutto il romanzo, tolse alcune parti che servivano per collegarlo al seguito e pubblicò il libro, rivisto e corretto, nel 1935. Il libro è preceduto da un'”Avvertenza” e da una “Prefazione”, entrambi dell’autore.
Come si legge nell’Avvertenza il protagonista, conformemente alle usanze giapponesi, cambia il proprio nome diverse volte nell’arco della propria vita. Solo il nome della famiglia Kiryu rimane inalterato.L’autore, nella Prefazione, scrive che questo romanzo è un’autobiografia romanzata di un personaggio veramente vissuto dal nome di “Signore di Bushu” vissuto nel XVI secolo d.C. In Giappone, il XVI secolo, era un periodo di guerre civili ed il Signore di Bushu è riuscito a farsi una grande fama di condottiero, e fine stratega. L’autore ha consultato dei documenti segreti.

 

LIBRO D’OMBRA   

 

“V’è, forse, in noi Orientali, un’inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze, della vita. Ci rassegniamo all’ombra, così com’è, e senza repulsione. La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre ci inghiottano, e scopriamo loro una beltà. Al contrario, l’Occidentale crede nel progresso, e vuol mutare di stato. È passato dalla candela al petrolio, dal petrolio al gas, dal gas all’elettricità, inseguendo una chiarità che snidasse sin l’ultima particella d’ombra”.  Titolo originale del libro “In ‘ei raisan”, che significa “Elogio dell’ombra”, tradotto però in “Libro d’ombra”per problemi editoriali, dal momento che esisteva già una raccolta di poesie di Borges intitolata proprio “Elogio dell’ombra”. Scritto nel 1962, pubblicato in Italia da Bompiani tre anni più tardi, questo meraviglioso libro può essere ben considerato un saggio sulla vera essenza della estetica tradizionale giapponese .
Con il suo stile leggero ed elegante, Tanizaki ci prende letteralmente per mano e ci accompagna per le strade, nelle dimore, nei luoghi dell’antico Giappone alla scoperta della sua autenticità che vive nella magia dell’ombra.
Un viaggio indimenticabile che coinvolge tutti i sensi, non solo la vista- il senso che noi Occidentali abbiamo super irritato, atrofizzando tutti gli altri.
Eccoci quindi ad assaporare una calda zuppa di miso rosso, ad annusare e gustare un fresco sashimi (pesce crudo), ad ammirare pregustando con gli occhi il dolce di fagioli e zucchero chiamato yokan…serviti non su piatti e vassoi di fredda, fulgida ceramica bianca occidentale, ma in coppe di legno, legno brunito, annerito dal tempo, accarezzato da più mani. Noi Occidentali abbiamo la mania di lustrare tutto, di eliminare lo sporco, accecati dall’ossessione dell’igiene. Il giapponese tradizionale non aveva questi patemi: venature scure, patina di opaco sulle stoviglie rendevano ai suoi occhi l’idea del vissuto e della familiarità.
Eccoci ancora ad ammirare il legno laccato con le decorazioni in polvere di oro e di argento che possono essere esaltati solo dalla penombra. Solo chi sa apprezzare le tonalità scure e la luce fioca sa gustare il fulgore dell’oro in tutta la sua pienezza. Nell’ombra c’è qualcosa di mistico, forse qualcosa di Zen. L’ombra permette di esaltare una mano liscia e candida nelle rappresentazioni del teatro no, l’antico teatro giapponese. Denti anneriti ad arte sul viso di una donna ne esaltano la pelle di luna. In brevi e piacevoli capitoletti l’autore vi parlerà anche della casa giapponese tradizionale, senza risparmiare i gabinetti, vero gioiello delle antiche dimore. Perché, si chiede Tanizaki, senza sconfessare però l’utilità e la grandiosità delle scoperte occidentali, perché abbiamo voluto rinunziare alle nostre caratteristiche, ai nostri principi estetici, piegandoci alla cultura del bianco splendente, del diamante che proprio non ci appartiene? “Se, di fronte all’Occidente, avessimo adottato sin dall’inizio un atteggiamento meno servile, oggi non solo indosseremmo altri abiti, mangeremmo altri cibi, abiteremmo altre case, ma diverse sarebbero anche la nostra politica, la nostra religione, la nostra arte, la nostra economia. Tutto sarebbe altro, e orientale. (…) forse non avremmo scimmiottato sino alla spudoratezza il pensiero occidentale; forse la nostra letteratura avrebbe percorso una strada sua propria, e originale”.
Prendi una stanza in penombra, disponi all’interno C.u.b. e Junichiro.
La donna contemporanea Occidentale osservera’ – C’e’ poca luce qui dentro ! –
L’uomo Orientale del secolo scorso asserira’ – Quanta ombra in questa stanza!-

Nato a Tokyo nel 1886, Tanizaki Junichiro propone in quest’opera un breve e delizioso saggio di elogio all’ombra e alla diversita’ di prospettiva di due culture estremamente differenti : quella Occidentale e quella Orientale.
Riflessioni solitarie e nostalgiche dell’autore sulle abitudini del Giappone antico di vivere i sensi e di iniettarli nelle cose comuni , caldo lume di lanterna e carta gravida di vita propria, luoghi ed oggetti di tutti i giorni che a poco a poco hanno abbandonato il Paese per cedere il passo al progresso occidentale.
Oriente dalla luce soffusa, cultore dell’ombra attorno cui gravitano le strutture di case e templi, costruiti come grandi parasole diversamente da edifici e cattedrali Occidentali, che propendono verso l’alto, alla ricerca di luce e cielo.
L’arte del legno laccato, che avvolge zuppe e pietanze in ciotole dai colori scuri proteggendo i sapori alla vista, contro il vetro trasparente e scintillante o la bianca ceramica, che non hanno segreti. Addirittura ombra posata sulla pelle degli avi, che per quanto possa essere candida trattiene un velo di oscurita’ che le donne usavano far risaltare tingendosi i denti di nero e vestendo tuniche nelle sfumature del grigio, in modo che l’epidermide rilucesse come la luna nella notte.
Una difesa della cultura giapponese, un elogio delle diversita’ curioso ed edificante e divinamente scritto, per sottolineare che ogni popolo ha le sue tradizioni ed in esse converge la magia che combatte l’omologazione. Trasmette un senso di pace questo piccolo libro, sostenendo che nulla di male c’e’ nell’essere diversi, il male e’ disfarsi della propria identita’ . ” Vorrei che non si spegnesse anche il ricordo del mondo d’ombra che abbiamo lasciato alle spalle; mi piacerebbe abbassare le gronde, offuscare i colori delle pareti, ricacciare nel buio gli oggetti troppo visibili, spogliare di ogni ornamento superfluo quel palazzo che chiamano Letteratura.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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