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GIANICO CAROFIGLIO, EX MAGISTRATO E SCRITTORE GENIALE, TRA I PIU’ LETTI ANCHE ALL’ESTERO

GIANRICO CAROFIGLIO

Biografia

Magistrato, scrittore e senatore italiano è nato a Bari 30 maggio 1961.Componente di una famiglia che ama scrivere, è figlio della scrittrice Enza Buono e fratello del regista, scrittore e illustratore Francesco Carofiglio. Magistrato dal 1986, ha esordito nella narrativa nel 2002 con il giallo di ambiente legale “Testimone inconsapevole”, che racconta il primo caso della serie dell’avvocato Guerrieri. Il romanzo, come gli altri che seguiranno, racconta dell’ambiente giudiziario, di vittime, di criminali, di polizia di giudici e di avvocati. Gianrico Carofiglio conosce alla perfezione l’ambiente nel quale si muovono i suoi personaggi: ha lavorato come pretore a Prato, pubblico ministero a Foggia, ha svolto le funzioni di Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. “Ad occhi chiusi” segue a ruota il primo romanzo, atteso dai lettori e dalla critica, questo secondo romanzo soddisfa tutti e, come il primo, fa bottino di premi letterari. Protagonista è ancora l’Avvocato Guerrieri che ha un non so ché di autobiografico; Gianrico Carofiglio evidentemente presta al personaggio la sua esperienza di vita, ma anche i suoi sentimenti ed i ricordi d’infanzia. Gianrico Carofiglio entra di diritto nella rosa dei migliori autori italiani di romanzi.

La prosa è limpida precisa ed equilibrata nelle descrizioni che non pesano mai, ma danno una visione perfetta dei luoghi, dei fatti e dei personaggi. Nel 2004, da Testimone inconsapevole e da Ad occhi chiusi, vengono tratti due film tv, prodotti da Palomar. Vincitore del Premio Bancarella del 2005 con il romanzo Il passato è una terra straniera” Gianrico Carofiglio diventa un caso editoriale: sempre in testa nelle classifiche dei bestseller, viene presto tradotto in francese, spagnolo, inglese, tedesco, giapponese, greco, portoghese, turco, russo, polacco, olandese, brasiliano, catalano, rumeno, svedese ed infine trasformato in sceneggiatura per un film che verrà prodotto nel 2008.Nel settembre 2006 Gianrico Carofiglio ha pubblicato un altro romanzo che vede il ritorno, quale protagonista, dell’avvocato Guerrieri, “Ragionevoli dubbi” vincitore del premio Fregene e premio Viadana nel 2007 e del  premio Tropea nel 2008. “Cacciatori nelle tenebre” del 2007 è una graphic novel, un romanzo a fumetti con protagonista l’ispettore Carmelo Tancredi, il risultato del lavoro a quattro mani di Gianrico ed il fratello Francesco che si aggiudica il premio Martoglio. Nel novembre 2007 la raccolta di racconti giudiziari. “L’arte del dubbio” propone ai lettori approfondite riflessione sull’arte del domandare e i suoi rapporti con il concetto di verità. Dopo essersi impegnato nei fumetti, Gianrico Carofiglio ha imboccato una nuova strada che prova la particolare sensibilità dello scrittore, registrando i suoi lavori in Audiolibro per raggiungere un pubblico ancora più grande, cominciando con audiolibro di Testimone inconsapevole. Nel 2008 gli viene conferito il Bremen Prize dalla radiotelevisione della città stato di Brema e il premio Grinzane Cavour Noir e la Casa Editrice Laterza pubblica Né qui né altrove, che rimane nella classifica dei libri più letti per parecchie settimane. Negli anni che seguono l’autore produce instancabilmente saggi, romanzi, racconti e audiolibro, molti dei quali diventano bestseller. Da poco è in libreria Il silenzio dell’onda.

AD  OCCHI  CHIUSI

Pubblicata da Sellerio editore nel 2003, “Ad occhi chiusi” è la seconda opera narrativa di Gianrico Carofiglio sulle vicende dell’avvocato Guido Guerrieri, il personaggio che con “Testimone inconsapevole” ha aperto il filone del thriller legale italiano

L’avvocato Guido Guerrieri decide di costituirsi parte civile in un processo molto delicato che tutti i suoi colleghi hanno avuto l’accortezza di rifiutare. L’imputato è un certo Gianluca Scianatico, medico appartenente alla Bari bene, figlio di Ernesto, un noto e potente magistrato, ovvero il presidente della Corte d’Appello, motivo per cui nessun avvocato avrebbe voluto inimicarselo. Egli è accusato di gravi maltrattamenti e di atteggiamenti persecutori nei confronti della sua ex compagna Martina Fumai che, per sfuggirgli, è andata a vivere in una comunità protetta, la Safe Shelter, gestita da suor Claudia, una suora atipica e di bell’aspetto che insegna boxe cinese. La parte che riguarda il processo rappresenta il fulcro della narrazione ed è, diversamente da come si potrebbe immaginare, molto trascinante. Il confronto con il giudice, lo scontro con l’avvocato difensore di Scianatico, Dellisanti, sono narrati con una fluidità e con una chiarezza da rendere il lettore partecipe in prima persona. Il linguaggio, molto spesso ironico e pungente, al di fuori del tribunale lascia spazio ad un velo di nostalgia, soprattutto nei frangenti in cui Guido si ritrova, come la maggior parte dei quarantenni, a fare i conti con il proprio vissuto: le amicizie perse, la voglia di cambiare vita. Di solito trova conforto nei libri o rispolverando un vecchio disco, stavolta, nonostante sia affettivamente legato a Margherita, sua vicina di casa, è nell’amicizia di suor Claudia che riesce a placare i suoi crucci più profondi, forse perché si accorge che, in fondo, hanno parecchie cose che li accomuna. L’evolversi delle indagini e degli interrogatori porterà ad un epilogo drammatico ricco di colpi di scena in cui suor Claudia, ancora una volta, ha una parte preminente.

“[…] la persecuzione è una forma di terrorismo rivolta contro un singolo individuo allo scopo di ottenere un contatto con quest’ultimo e dominarlo. E’ un delitto invisibile spesso, fino a quando non esplode la violenza, anche omicida. […] è difficile rendersi conto dell’intensità della paura e dello sgomento provati dalle vittime. L’orrore è talmente intenso e costante che spesso sfugge a chi non ne è coinvolto.”

In questo libro si parla spesso di paure, delle più diverse. Molto interessante, ad esempio, è il profilo psicologico dello stalker, che Guido studia in un fascicolo relativo al suo caso, e di sicuro offre importanti spunti di riflessione. La memoria di esperienze forti e drammatiche condiziona in modo decisivo le nostre azioni, i nostri rapporti sociali, conducendoci spesso verso destini imprevedibili a volte anche fatali. Il tunnel della paura presenta sempre una via d’uscita, un modo per rientrare in carreggiata. La chiave di volta è dentro ognuno di noi, l’importante è non essere soli. Con l’aiuto del prossimo è sempre possibile abbattere il muro che ci isola nell’angoscia e ci allontana da noi stessi. E’ ciò che ha fatto suor Claudia quando, da bambina, nel riformatorio incontra suor Caterina, e da adulta dirige una comunità per donne vittime di maltrattamenti; ed è, infine, ciò che fa Guido lanciandosi col paracadute ad occhi chiusi, appunto, dall’aereo sconfiggendo per sempre la paura Pubblicata da Sellerio editore nel 2003, “Ad occhi chiusi” è la seconda opera narrativa di Gianrico Carofiglio sulle vicende dell’avvocato Guido Guerrieri, il personaggio che con “Testimone inconsapevole” ha aperto il filone del thriller legale italiano e ha decretato definitivamente il successo dell’autore guadagnando il plauso del pubblico e della critica. Nel 2007 viene eletto in Germania “il miglior noir internazionale dell’anno”

 

Testimone inconsapevole

 

Nel romanzo Testimone inconsapevole  di  Gianrico Carofiglio,   pubblicato  da Sellerio, è stato ucciso un bambino di nove anni. Il piccolo corpo viene ritrovato nel fondo di un pozzo. Un delitto atroce di cui è accusato un ambulante senegalese, Abdou Thiam, che lavora nella spiaggia vicino la casa dei nonni dove il bambino è solito giocare. Inchiodano il senegalese indizi e testimonianze, ma soprattutto una foto e le dichiarazioni di un barista. Un destino processuale segnatoscontra con quello di un avvocato in crisi che trova, nella lotta per salvare Abdou in una spasimante difesa, un nuovo sapore alla vita.

Testimone inconsapevole è un romanzo giallo scritto da Gianrico Carofiglio  e pubblicato da Sellerio nel 2002. Esordio narrativo di “sorprendente successo” per un’opera prima, è stato tradotto in numerose lingue tra cui francese, olandese, inglese, spagnolo portoghese e giapponese. È il primo di tre romanzi incentrati sullo stesso protagonista (Testimone inconsapevole, 2002; Ad occhi chiusi 2003; ragionevoli dubbi, 2006), pubblicati anche nella raccolta I casi dell’avvocato Guerrieri (Sellerio 2007). La serie annovera altri tre titoli: Le perfezioni provvisorie (Sellerio, 2010),  La regola dell’equilibrio (Einaudi,2014) e La misura del tempo (Einaudi, 2019).

Si può considerare un giallo giudiziario o legal thriller, poiché è basato sull’evoluzione di un processo penale osservato dal punto di vista dell’avvocato, il protagonista Guido Guerrieri.

L’ avvocato a Bari, è appena entrato in una crisi depressiva scoppiata con la separazione dalla moglie Sara. Il problema psicologico ha anche riflessi sulla vita pratica: paura di utilizzare l’ascensore, attacchi di panico, insonnia… Intanto il lavoro continua ma l’impegno, ormai calato, riemerge solo grazie ad un cliente che ha notevoli pretese e pochi soldi. Abdou Thiam, venditore ambulante senegalese, è stato arrestato per l’accusa di sequestro, omicidio e occultamento di cadavere nei confronti del piccolo Francesco Rubino, un bambino di nove anni che Abdou aveva conosciuto come Ciccio, come era sua abitudine con i clienti della bancarella ambulante, sulle spiagge di Monopoli. Alcuni testimoni, come un barista, assieme all’imprecisione dell’analisi e degli interrogatori della  polizia  creano un vero e proprio corpo di prove contro il senegalese che, oltretutto, non ha alibi e cerca di nascondere i suoi commerci di indumenti e accessori dai marchi contraffatti. L’acuto avvocato riesce però, con la sua convincente arringa, che chiarifica il concetto di verosimile riferito alla ricostruzione dei fatti, evidenziandone la grande incertezza, a tirare fuori dai guai Abdou.

Nel frattempo, grazie al soddisfacente lavoro compiuto e ai nuovi rapporti con la vicina di casa Margherita, riesce ad uscire dalla crisi psicologica.

Gianrico Carofiglio è un magistrato e per il suo primo romanzo sceglie proprio il genere giallo, che si accosta fortemente al suo lavoro, ma fa una scelta molto particolare: il protagonista è un avvocato, categoria che nel suo ambiente si trova dalla parte opposta: avvocati e magistrati agiscono infatti con ottiche ed obiettivi talvolta confliggenti. Ciò ha richiesto quindi un certo impegno da parte dell’autore, che si è trovato a osservare l’intero ambiente del Tribunale da un altro punto di vista. L’autore propone con questo romanzo un giallo molto aperto, che spesso si allarga alle vicende e ai pensieri del protagonista (viene evidenziata in particolare la situazione di crisi psicologica), il quale, oltretutto, non ha propriamente il ruolo di detective, anche se è sempre alla ricerca di una qualsiasi controprova, anche la più insignificante, per testimoniare l’innocenza del cliente

Estratto dall’incipit del libro

Ricordo molto bene il giorno prima – anzi il pomeriggio prima – che tutto cominciasse.Ero arrivato in studio da un quarto d’ora e non avevo nessuna voglia di lavorare. Avevo già controllato la posta elettronica, la posta cartacea, riordinato qualche carta fuori posto, fatto un paio di telefonate inutili. Insomma avevo esaurito tutti i pretesti e quindi mi ero acceso una sigaretta. Adesso mi godo tranquillamente la sigaretta e poi comincio.Finita la sigaretta avrei trovato qualcos’altro. Magari sarei sceso ricordandomi di un certo libro che dovevo andare a prendere da Feltrinelli e, insomma, avevo rinviato troppe volte. Mentre fumavo squillò il telefono. Era la linea interna, la mia segretaria dall’anticamera.
C’era un signore che non aveva appuntamento, ma diceva che era urgente. Quasi nessuno ha mai appuntamento. La gente va dall’avvocato penalista quando ha problemi seri e urgenti, o è convinta di averli. Il che ovviamente è lo stesso. In ogni caso nel mio studio funzionava così: la mia segretaria mi chiamava, in presenza del signore o della signora che aveva urgente bisogno di parlare con l’avvocato. Se ero impegnato – per esempio con un altro cliente – facevo aspettare fin quando non finivo. Se non ero impegnato, come quel pomeriggio, facevo aspettare lo stesso. Sia chiaro che in questo studio si lavora, e la ricevo solo perché è una cosa urgente. Dissi a Maria Teresa di comunicare al signore che avrei potuto riceverlo fra dieci minuti, ma non avrei avuto molto tempo da dedicargli perché dopo avevo una riunione importante. Gli avvocati – pensa la gente – hanno spesso riunioni importanti. Dieci minuti dopo il signore entrò. Aveva i capelli lunghi neri, la barba lunga nera e gli occhi sbarrati. Si sedette e si appoggiò sulla scrivania, protendendosi verso di me. Per un attimo fui certo che dicesse: «Ho appena ucciso mia moglie e mia suocera. Sono giù in macchina, nel bagagliaio. Fortunatamente ho una station wagon. Che dobbiamo fare adesso, avvocato?». Non disse così. Aveva un camper su cui arrostiva würstel ed hamburger. Gli ispettori della asl lo avevano sequestrato perché le condizioni igieniche erano più o meno quelle delle fogne di Benares. Il barbuto rivoleva indietro il suo camper. Sapeva che ero un bravo avvocato perché glielo aveva detto un suo amico che era mio cliente. Con una specie di schifoso sorriso di intesa disse il nome di uno spacciatore, per il quale ero riuscito a patteggiare una pena vergognosamente bassa. Gli chiesi un anticipo spropositato e lui tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un rotolo di banconote da cento e da cinquanta.Non mi dia quelli con le macchie di maionese per piacere, pensai rassegnato. Lui contò fra indice e pollice la somma che gli avevo chiesto. Mi lasciò il verbale di sequestro e tutte le altre carte. No, non voleva la ricevuta, e che me ne faccio avvocato. Altro sorriso di intesa. Certo, fra noi evasori fiscali ci intendiamo. Anni prima il mio lavoro mi piaceva abbastanza. Adesso invece mi dava un vago senso di nausea. Quando poi incontravo soggetti come il venditore di hamburger la nausea aumentava. Pensai che meritavo una cena con i würstel del signor Rasputin e poi di finire al pronto soccorso. Lì avrei trovato ad attendermi il dottor Carrassi. Il dottor Carrassi, aiuto primario del pronto soccorso, aveva fatto morire una ragazza di ventun anni, con la peritonite, dicendo che erano dolori mestruali. Il suo avvocato – io – lo aveva fatto assolvere senza fargli perdere nemmeno un giorno di servizio e una lira di stipendio. Non era stato un processo difficile. Il pubblico ministero era una idiota e l’avvocato di parte civile un analfabeta terminale. Quando fu assolto Carrassi mi abbracciò. Aveva l’alito pesante, era accaldato e pensava che fosse stata fatta giustizia.Uscendo dall’aula avevo evitato lo sguardo dei genitori della ragazza. Il barbuto andò via ed io, soffocando la nausea, preparai il ricorso contro il sequestro del suo pregevole ristorante mobile.      

Poi andai a casa. Il venerdì sera, di regola, andavamo al cinema e poi a cena, sempre con lo stesso gruppo di amici. Non partecipavo mai alla scelta del cinema e del ristorante. Facevo quello che decidevano Sara e gli altri e passavo la serata in apnea, aspettando che finisse. Era diverso solo quando capitava un film che mi piacesse davvero, ma era una eventualità sempre più rara. Quel venerdì, quando rientrai, Sara era già pronta per uscire. Dissi che avevo bisogno di almeno un quarto d’ora, il tempo di fare una doccia e cambiarmi. Ah, lei usciva con i suoi amici. Quali amici? Quelli del corso di fotografia. Poteva dirmelo prima, che mi sarei organizzato. Me lo aveva detto da ieri e non poteva farci niente se non ascoltavo quando parlava. Va bene, non c’era bisogno di arrabbiarsi, avrei visto di combinare qualcosa per conto mio, se avessi fatto in tempo. No, non avevo nessuna intenzione di farla sentire in colpa, volevo dire solo ed esattamente quello che avevo detto. Va bene era meglio chiudere la discussione. Lei uscì ed io rimasi a casa. Pensai di chiamare i soliti amici e di uscire con loro. Poi mi sembrò assurdamente difficile spiegare perché Sara non c’era, e dove era andata, e pensai che mi avrebbero guardato con aria strana e, insomma, lasciai stare. Provai a chiamare una mia amica con cui qualche volta mi vedevo – clandestinamente – in quel periodo, ma lei mi disse, parlando sottovoce al cellulare, che era con il fidanzato. Che mi aspettavo, di venerdì? Mi sentii a disagio e allora pensai che noleggiavo un bel film poliziesco, tiravo fuori una pizza surgelata, una birra grande, fredda e in un modo o nell’altro quel venerdì sera sarebbe passato. Presi Black Rain, anche se l’avevo già visto due volte. Lo rividi per la terza e mi piacque ancora. Mangiai la pizza, bevvi tutta la birra. Poi bevvi anche un whisky e fumai diverse sigarette. Mi feci un giro di canali, scoprendo che sulle televisioni locali avevano ripreso a dare i film hard. Questo mi fece notare che era l’una passata e così andai a dormire. Non so quando mi addormentai e non so quando Sara rientrò, perché non la sentii. La mattina dopo mi svegliai che lei si era già alzata. Entrai in cucina con la faccia del sonno e lei, senza dire niente mi versò una tazza di caffè americano. Il caffè americano, lungo, era sempre piaciuto a tutti e due. Bevvi due sorsi e stavo per domandarle a che ora fosse rientrata la notte prima, quando mi disse che voleva la separazione. Disse così, semplicemente: «Guido, voglio che ci separiamo».Dopo molti secondi di silenzio assordante fui costretto alla domanda più banale.  Perché? Me lo disse il perché. Fu calma, e implacabile. Forse pensavo che non si fosse accorta di come era stata la mia vita degli ultimi, diciamo almeno due anni. Invece se ne era accorta e non le era piaciuta. Quello che l’aveva più umiliata non era la mia infedeltà – quella parola mi colpì in faccia come uno sputo – ma il fatto che le avessi veramente mancato di rispetto trattandola come fosse una stupida. Lei non sapeva se ero sempre stato così o se lo ero diventato. Non sapeva quale ipotesi preferire e forse non gliene importava nemmeno. Mi stava dicendo che ero diventato un uomo mediocre o che forse lo ero sempre stato. E lei non aveva voglia di vivere con un uomo mediocre. Non più.Da vero uomo mediocre non trovai niente di meglio che chiederle se aveva un altro. Lei rispose semplicemente di no e che comunque, da quel momento, non erano più affari miei. Giusto.La conversazione non proseguì a lungo e dieci giorni dopo ero fuori di casa.

RAGIONEVOLI DUBBI

La vicenda di Fabio Paolicelli, incriminato al rientro dalle vacanze in Montenegro per aver occultato sulla propria auto un gran quantitativo di droga, rappresenta un nuovo caso per il quarantaduenne avvocato barese Guerrieri. Paolicelli, infatti, viene fermato per aver trasportato quaranta chili di cocaina nella scocca della vettura con la quale stava ritornando in Italia insieme alla figlia e alla moglie, Natsu Kawabata, ex modella nippo-napoletana e ora cuoca. L’uomo, per evitare il coinvolgimento della moglie, in un primo momento si dichiara colpevole e si affida, poi, alla difesa offertagli, in circostanze poco chiare, dall’avvocato Corrado Macrì. Macrì rassicura Paolicelli in ordine alla linea difensiva, ai compensi e persino in relazione alla sua nomina ma tutto questo non convince l’imputato mai e per l’intera durata del processo. Quest’ultimo viene condannato, in primo grado, a sedici anni di reclusione e per il procedimento di appello chiede l’aiuto dell’avvocato Guerrieri. Guido Guerrieri, non senza remore dovute a motivi di carattere personale, porta avanti la difesa di Paolicelli senza tralasciare il minimo dettaglio, coinvolgendosi in prima persona. Il caso è intricato e complesso, ma il legale non si arrende alle circostanze che, di fatto, rendono verosimile la colpevolezza del suo assistito e questo poiché, forse, egli stesso lo crede innocente. Egli ricerca, quindi, l’aiuto degli amici di vecchia data: l’ispettore Carmelo Tancredi, i magistrati Andrea Colaianni e Alessandra Mantovani, e con questo, oltreché con la propria determinazione riesce a ribaltare l’esito del giudizio di primo grado .A completare la trama vi è l’attrazione che il protagonista nutre per la moglie del suo assistito: coinvolgimento quasi fulmineo che segue la separazione con Margherita, le lunghe serate trascorse nel proprio studio, dedito al proprio lavoro ed a discapito della vita sociale e familiare, i tragitti con l’amata bicicletta e le brillanti cross examination condotte. Carofiglio ha un dono ed è quello di regalare al lettore la riflessione introspettiva di un personaggio scisso nelle due accezioni di uomo e di legale. Da una parte l’uomo con le sue debolezze, le sue fragilità e i suoi dubbi, dall’altra il legale che affronta i rischi e supera le proprie esitazioni, il tutto in un perfetto equilibrio fra tecnicismo e narrativa. L’autore spiega, infine, in maniera Tre amici si ritrovano nella loro città dopo vent’anni, due non se ne sono mai allontanati, uno è andato invece a fare l’americano, ma si ritrovano, con un’incongrua naturalezza. Sono come tre sconosciuti rimessi vicini l’uno all’altro da uno scarto improvviso del tempo. Il piccolo libro si articola, in un’atmosfera di grande nostalgia, fra tanti gorghi nel fiume della memoria, dove i tre uomini si tuffano, perdendo anche l’equilibrio tra i loro pensieri. Protagonisti, oltre a loro tre, sono il tempo e soprattutto la città di Bari, con la sua trama di strade squadrate e regolari. Apprezabile, come sempre nei libri di questo autore, lo stile, semplice, scorrevole, piacevole, ironico, intimo. Tre amici si ritrovano nella loro città dopo vent’anni, due non se ne sono mai allontanati, uno è andato invece a fare l’americano, ma si ritrovano, con un’incongrua naturalezza. Sono come tre sconosciuti rimessi vicini l’uno all’altro da uno scarto improvviso del tempo. Il piccolo libro si articola, in un’atmosfera di grande nostalgia, fra tanti gorghi nel fiume della memoria, dove i tre uomini si tuffano, perdendo anche l’equilibrio tra i loro pensieri. Protagonisti, oltre a loro tre, sono il tempo e soprattutto la città di Bari, con la sua trama di strade squadrate e regolari.  Apprezzabile, come sempre nei libri di questo autore, lo stile, semplice, scorrevole, piacevole, ironico, intimo, esemplare il concetto di ragionevole dubbio in tutte le sfumature che a questo possano essere attribuite.

Il PASSATO  E’ UNA TERRA STRANIERA

Giorgio, studente modello figlio di intellettuali borghesi, ha ventidue anni e una vita normale e un po’ noiosa. Senza crepe, in apparenza. Francesco è torbido, misterioso e affascinante. E baro. Le loro vite viaggiano separate fino all’incontro che segnerà il destino di entrambi. I due diventano amici e passano da una di carte truccata all’altra, da una bravata all’altra, in un vortice ubriacante che a poco poco diventa un’inarrestabile discesa agli inferi. In parallelo corre un’indagine dei carabinieri su una serie di misteriose violenze. Il passato è una partita terra straniera, nel confermare Carofiglio come uno dei nostri maggiori narratori contemporanei, è un viaggio doloroso e inquietante in quel tempo fragile e misterioso che separa la a giovinezza dall’età adulta. Ambientato in una Bari particolare di fine anni 80 il libro racconta della crisi esistenziale del giovane protagonista, Giorgio, figlio di una famiglia borghese e studente modello prossimo alla laurea in giurisprudenza. L’incontro casuale ad una festa con Francesco, personaggio ambiguo ed enigmatico, segnerà per Giorgio il passaggio da una vita lineare con un destino già scritto ad uno smarrimento iniziale con conseguente discesa negli aspetti più torbidi dell’animo umano, tanto da fargli apparire la sua vita precedente qualcosa di molto remoto. Francesco infatti, baro di professione, con la sua personalità magnetica e manipolatrice avvicina Giorgio al mondo delle bische clandestine e del gioco d’azzardo. La vita sregolata, le vincite milionarie al poker e, successivamente, anche il traffico di cocaina in cui viene coinvolto da Francesco allontanano Giorgio dalla famiglia, dagli amici e dallo studio facendolo scivolare progressivamente in un declino morale al quale sembra non riuscire ad opporsi.Contemporaneamente il tenente dei carabinieri Giorgio Chiti indaga su diversi casi di violenze sessuali ad opera di uno stupratore seriale che non lascia traccia di sé.Con un stile asciutto ed essenziale Carofiglio descrive bene l’ammaliante seduzione del male che trionfa  su una vita fatta di regole e schemi. Giorgio e Francesco, con i limiti delle loro personalità, offrono un’efficace rappresentazione di quanto sia facile a volte cedere alla sregolatezza attraverso guadagni facili ubriacati da quell’utopia di controllo sugli eventi propria dell’età giovanile. Un noir coinvolgente, che trascina il lettore nelle notti infinite di Giorgio e Francesco e si legge rapidamente. Bella la narrazione in prima persona del protagonista che con le sue riflessioni sottolinea la metamorfosi da bravo ragazzo ad alter ego passivo di Francesco. Le mie uniche osservazioni riguardano i capitoli dedicati al tenente Chiti, che nonostante l’ironia risultano slegati e meno interessanti rispetto a quelli riservati al protagonista, e il finale abbastanza scontato ma comunque apprezzabile. Vincitore del premio Bancarella nel 2005 Il passato è una terra straniera, con un buon adattamento cinematografico, è diventato anche un film uscito nel 2008 per la direzione di Daniele Vicari.

L’ARTE  DEL  DUBBIO

L’arte del dubbio è un saggio pubblicato da Sellerio nel 2007. Dopo un primo testo specialistico, dedicato alla complessa procedura del cross-examination, l’autore decide, su vari suggerimenti, di presentare una versione nuova, rivista, modificata e semplificata.

In un quadro completo e particolareggiato, Carofiglio offre al lettore un’idea nuova di libro. Ben lontano dai tomi professionali, “L’arte del dubbio” è un percorso singolare e affascinante in una delle arti più antiche che l’uomo conosca: l’arte oratoria. Con un ritmo fortemente romanzesco, l’autore riesce a coinvolgere, in modo originale e completo, muovendosi con disinvoltura tra scienze complesse e ricche di interesse, come la filosofia, la psicologia e la giurisprudenza. Quest’opera dai tratti riccamente umanistici agisce su due piani intrinseci e concateni: quello più teorico, fatto di studi, analisi e regole generali, e quello pratico e concreto, fatto di strategie, di errori e frasi ad effetto. Carofiglio fa sfoggio di tutto il suo sapere, con bravura e forte umiltà, rendendo il libro alla portata di qualsiasi curioso, senza però sottovalutare o insultare l’intelligenza di chi legge. Si viene catturati dai verbali reali, di volta in volta riportati dall’autore a titolo esplicativo. Si viene incuriositi dallo svolgimento dei fatti e le personalità dei vari soggetti.Quest’opera riesce a colpire come se si stesse assistendo a veri interrogatori, più reali di quelli televisivi, più diretti di quelli dei normali romanzi, ma più imperfetti…L’avvocato, il pubblico ministero e a volte perfino il giudice, in quanto esseri umani, sono ingannati dalle apparenze, sono agitati dal peso delle loro responsabilità, sono frettolosi, come chi crede di avere la vittoria in tasca. Sono messi alla prova, come qualsiasi lettore nella sua vita quotidiana. A volte sono freddi e concentrati, a volte sono passionali ed imprecisi. Questo viaggio, curato da Carofiglio fin nei più piccoli particolari, aiuta a ricordare che qualsiasi arte necessita di passione e impegno, di doti e predisposizione naturale, coronata da una buona dose di studio, tecnica e rigore! L’arte del dubbio ci fa riscoprire il valore della dedizione e del rispetto. Ci ricorda che il lavoro è sacrificio e sudore, ma sono questi sforzi a dare soddisfazione, a renderci persone stimate e rispettate sempre e comunque!

CACCIATORI NELLE TENEBRE

L’ispettore Carmelo Tancredi, già incontrato nelle avventure dell’avvocato Guido Guerrieri, non è un poliziotto come gli altri. Si occupa di casi che procurano poca carriera e nessuna gloria. Cerca persone smarrite. Soprattutto ragazzi e bambini ingoiati da un mondo buio popolato di mostri. Un ricco imprenditore è stato brutalmente assassinato. Qualcosa, nell’ambiguo passato della vittima, spinge Tancredi e la sua squadra a condurre una frenetica indagine parallela nel cuore oscuro di una città. Dove i confini fra bene e male si confondono. Un romanzo a fumetti di Gianrico Carofiglio illustrato dal fratello Francesco. Fumetto noir che ha trovato la luce grazie al lavoro a 4 mani dei fratelli Carofiglio. Grafica curata principalmente da Francesco mentre la trama e la sceneggiatura da Gianrico. Ne è scaturita una produzione positiva ed accattivante sia per la storia che per le illustrazioni, entrambe funzionali che richiedono da parte del lettore sia un prequel che un sequel. I 4 personaggi principali sono davvero molto interessanti ma meritano sicuramente un approfondimento. L’ambientazione, seppur mai riferita esplicitamente, è una Bari underground dai toni molto noir che in alcuni casi sfiorano il dark.

                                               IL SILENZIO DEL MARE

Tre amici si ritrovano nella loro città dopo vent’anni, due non se ne sono mai allontanati, uno è andato invece a fare l’americano, ma si ritrovano, con un’incongrua naturalezza. Sono come tre sconosciuti rimessi vicini l’uno all’altro da uno scarto improvviso del tempo. Il piccolo libro si articola, in un’atmosfera di grande nostalgia, fra tanti gorghi nel fiume della memoria, dove i tre uomini si tuffano, perdendo anche l’equilibrio tra i loro pensieri. Protagonisti, oltre a loro tre, sono il tempo e soprattutto la città di Bari, con la sua trama di strade squadrate e regolari. Molto bello, come sempre nei libri di questo autore, lo stile, semplice, scorrevole, piacevole, ironico, intimo. Un romanzo di formazione: nelle sue pagine, un gruppo di giovani che vorrebbero scappare via, ma che non lo fanno. Attraverso le loro esperienze una città ancora poco conosciuta si rivela, al di là dei facili stereotipi, e ci racconta un tempo e una generazione. Siamo a Bari, quella degli anni ’70 e poi di oggi. Un ragazzo esplora la sua città. Con il gruppo dei suoi amici attraversa un reticolo di piazze e di strade, percorre il lungomare, si ferma nei luoghi preferiti. E appena può va al cinema, a vedere film che rimangono nella memoria di quegli anni. Sullo sfondo della città, si consumano le emozioni dei tre protagonisti. Si, le emozioni, perché il romanzo è un crogiolo di emozioni del passato che si fanno presente, e accompagneranno i personaggi anche nel futuro. Esilaranti ricordi di esperienze adolescenziali, si alternano a nostalgiche considerazioni del tempo della giovinezza, quando tutto è possibile, e ci si sente padroni del mondo. Poi ci pensa la vita a metterti al tuo posto.

E non è detto che sia un brutto posto, solo che potrebbe non essere quello che si voleva. Ma soprattutto “Né qui né altrove una notte a Bari” è un romanzo sulle radici. Quelle solide radici che ti hanno intriso della linfa che dà sapore alla tua personalità. Le radici che sono l’odore e il sapore della focaccia, insospettabile protagonista dell’epilogo del romanzo. Quelle radici che si sono allungate e piantate nella propria terra, quando ragazzino, si nutrivano dei tuoi sogni e delle tue speranze di salvare il mondo. Quelle radici che scopri di avere quando la lontananza le scopre nude all’aria, disorientate di non trovare più nutrimento.

UNO SCARTO IMPROVVISO DEL TEMPO

In questa lunga notte di dicembre 2007, dopo circa vent’anni di silenzi e assenze, tre vecchi amici di studi e non solo, si rincontrano e si raccontano, e si scoprono, forse solo ora veramente. Nei suoi romanzi Carofiglio tiene sempre a sottolineare le bellezze della sua Bari, con i punti di incontro e svago, ma ci fa anche riflettere su ciò che viene abbandonato all’incuria, come ad esempio il Gran Cinema Margherita, chiuso e fasciato con impalcature, cartelloni e promesse solenni di restauro e pronta riapertura. Lo scrittore, è anche magistrato e politico italiano, nei suoi libri presta sempre particolare attenzione alla realtà che lo circonda e alla prima occasione ce ne rende partecipi e ci dà lo spunto per la riflessione. Anche in un romanzo come questo, all’apparenza leggero e divertente, gli spunti di osservazione, dialogo, rabbia, sono davvero tanti. Il libro è a tratti molto molto divertente, come spesso capita leggendo i suoi romanzi, ti strappa sonore risate, è ugualmente spesso anche molto triste, sarà perché riesci a ritrovare qualcosa di te e della tua infanzia nei suoi ricordi, e allora le sue passeggiate diventano anche le tue, e i suoi sapori, odori, colori, mi fanno ritornare alla mente sapori, odori, colori che pensavo dimenticati per sempre.  Lo stile come al solito leggero e scorrevole facilita la lettura del romanzo in un pomeriggio.

IL BORDO VERTIGINOSO DELLE COSE

Con una scrittura lieve e tagliente l’autore ci guida fra le storie e la psicologia dei personaggi, in un romanzo di formazione alla vita e alla violenza che è anche un racconto sulla passione per le idee e per le parole, un’implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, una inattesa storia d’amore.

 “Il bordo vertiginoso delle cose”  è un viaggio all’interno dei ricordi per riscoprire qualcosa che fa parte del passato. Il protagonista del romanzo si chiama Enrico Vallesi. E’ un uomo che con il suo primo romanzo ha riscosso enorme successo, ma che adesso ne sta pagando le conseguenze: ormai è uno scrittore in crisi.  Mentre Enrico legge un articolo su un giornale durante la sua solita colazione al bar, un nome sembra balzare all’occhio tra le pagine della cronaca nera. Un nome che lui conosce bene e lo induce a ritornare nella città in cui è cresciuto per fare i conti con il suo passato.

Lo scrittore Gianrico Carofiglio, tanto apprezzato non solo dal pubblico ma anche dalla critica per il suo modo di ritrarre scene di vita, nel libro “Il bordo vertiginoso delle cose” conduce il lettore in una storia che resta in un equilibrio precario tra la rabbia e la dolcezza, proprio come vuole fare intendere il titolo scelto con grande cura dall’autore e dalla casa editrice Rizzoli. In questo libro risaltano le passioni del protagonista, in particolare per la scrittura che lo ha condotto con la mente altrove. Ma si parla anche del primo amore per una supplente di filosofia e dell’attrazione che Enrico prova per il suo compagno di classe più grande di lui, un’attrazione legata all’atteggiamento dell’a- mico a volte anche violento. “Il bordo vertiginoso delle cose” è un libro in cui si analizza l’esistenza, il fallimento, il confronto con se stessi. Gianrico Carofiglio è stato in grado, come sempre nei suoi romanzi, di far luce su aspetti che riguardano l’interiorità del protagonista.

NE’ QUI, NE ‘ ALTROVE   

Il sottotitolo dell’opera è “una notte a Bari”, trattasi di un’ odissea notturna dei tre protagonisti, tre vecchi amici che non si incontrano da anni e che all’arrivo dagli Usa di uno di loro decidono di concedersi una cena accompagnata da una notte vissuta tra ricordi lontani, strade piazze e quartieri di una Bari smagliante che funge da cornice ad un’opera che potrebbe essere apprezzata maggiormente da chi quei luoghi li conosce o da chi, leggendo il libro, si lascerà trasportare da un invito a godersi una delle città più belle, affascinanti e misteriose d’Italia.  Durante la lettura ci si lascia travolgere da sporadiche citazioni dialettali, da prelibatezze tipiche della terra pugliese e da quella che pochi conoscono e riconoscono come la baresità, inutile descriverla quest’ultima perchè o la si vive o non la si può capi. I tre amici si ritrovano nella loro città dopo vent’anni, due non se ne sono mai allontanati, uno è andato invece a fare l’americano, ma si ritrovano, con un’incongrua naturalezza. Sono come tre sconosciuti rimessi vicini l’uno all’altro da uno scarto improvviso del tempo. Il piccolo libro si articola, in un’atmosfera di grande nostalgia, fra tanti gorghi nel fiume della memoria, dove i tre uomini si tuffano, perdendo anche l’equilibrio tra i loro pensieri. Protagonisti, oltre a loro tre, sono il tempo e soprattutto la città di Bari, con la sua trama di strade squadrate e regolari. Apprezzabile, come sempre nei libri di questo autore, lo stile, semplice, scorrevole, piacevole, ironico, intimo. Emozionante questa serata fuori programma dei tre amici, ex compagni di scuola…e di ciò che ne scaturisce…Protagonisti: la voce narrante (potrebbe essere l’autore), l’amico Paolo, docente universitario, ormai cittadino americano, e Gianpiero, ricco notaio, figlio di notaio. La classica persona arrivata, piena di “status symbol”. Da una serata insieme, con cena, parte una serie di “amarcord”, su persone, luoghi, momenti…E poi amori, esperienze, incontri. Intorno ai tre amici, in questa serata quasi fuori dal tempo, c’è Bari. Bari di notte, animata; le vie, i suoni, i rumori…Una Bari descritta in maniera affascinante e trascinante.  Lentamente, l’atmosfera cambia, si fa più intima, ed emergono confidenze e situazioni dolorose: la vita di Gianpiero, con risvolti che forse non avrebbe voluto esternare…e una miriade di nostalgie, rimpianti, turbamenti. Sembra che Carofiglio stesso, in questo lungo racconto, scopra cose di sè e della sua città, che forse non aveva ancora messo a fuoco; che questo processo gli sia servito per “guardarsi dentro”.Un racconto di una notte, scritto con lo stile come sempre impeccabile di Carofiglio; una notte e dei pensieri che potrebbero essere di tutti, in un’altra città, con altre persone, sotto un altro cielo.L’ amore di Carofiglio verso la sua città, Bari,è appassionato  La considerazione finale è che spesso sono le storie d’amore giovanili a condizionare il corso della nostra vita futura, nel bene o nel male, così come può accadere che i sentimenti di amicizia o di odio dell’adolescenza restano scolpiti dentro di noi per tutta la vita. La notte può essere molto diversa dal giorno, perché di notte possono accadere molte cose, non visibili alla luce del sole, fatti che ci riportano indietro, azioni che ci fanno rivivere il passato, un passato che forse non vorremmo più che ritornasse da noi. E’ proprio questo quello che accade in “Né qui né altrove “Una notte a Bari” romanzo scritto da Gianrico Carofiglio edito da Laterza, 2008. Il racconto si dipana in una Bari diversa, dove il tempo sembra essersi fermato ai tempi dell’adolescenza di tre ragazzi, ormai uomini che ritornano nel luogo dove sono racchiusi i loro pensieri da bambini. Tensione, Disagio, ma anche affetto e nostalgia sono le emozioni principali in una notte dove l’amicizia è la protagonista indiscussa. Un’amicizia che sembra essere cancellata per sempre dal passare del tempo, ma che in realtà è sempre stata conservata gelosamente e che questa notte vuole tornare alla ribalta a Bari. Contraddistinto da un lieve tratto ironico, il romanzo di Carofiglio descrive minuziosamente i luoghi di una Bari riscoperta, rispolvera le sensazioni e fa rinascere qualcosa che non è mai morto. Carofiglio mostra la crescita di tre bambini ormai diventati adulti… Ma cosa vuol dire l’essere adulti? Quando si diventa adulti? Leggendo il romanzo si capisce che non esiste un’età biologica in cui si diventa adulti, ma si capisce che per Carofiglio l’essere adulti non indica solo guidare una macchina sfrontata, ma bensì prendersi cura e amare una figlia autistica. Caratterizzato da una lettura scorrevole, il romanzo esonda da un forte senso di nostalgia, che riporta all’adolescenza, la stessa nostalgia che diffonde il desiderio di poter rivivere almeno per un’ultima volta i momenti più entusiasmanti della giovinezza. Il romanzo di Gianrico Carofiglio, battezzato con un titolo che ci porta direttamente alla misteriosa notte di Bari, esprime forti emozioni che solo il lettore più attento può cogliere.

LA MISURA DEL TEMPO

La misura del tempo (Einaudi, 2019) è il sesto romanzo che l’autore pugliese Gianrico Carofiglio, ex magistrato ed ex politico nato a Bari nel 1961, dedica alla figura dell’avvocato Guido Guerrieri.

E alle sette una cliente nuova”. La cliente nuova che aveva preso appuntamento per la tarda serata del giorno dopo, aveva lasciato a Pasquale, l’assistente dell’avvocato Guerrieri, solo il cognome: Delle Foglie. La probabile cliente aveva chiesto telefonicamente un appuntamento il prima possibile. La voce di donna aveva detto che era una cosa grave, che riguardava suo figlio. Che strano, aveva pensato Guido, tanti anni prima, che preferiva non contarli, l’avvocato aveva conosciuto una ragazza che si chiamava proprio Delle Foglie. Mentre Pasquale parlava, a Guido erano tornati in mente ricordi indistinti e irreali, quasi riguardassero qualcun altro e non lui.  Il giorno dopo alle sette di sera Pasquale aveva fatto entrare nello studio di Guerrieri una donna alta, piuttosto magra, capelli corti grigi, che indossava una giacca di pelle un po’ larga, un po’ sformata. Era Lorenza, antica conoscenza dell’avvocato, ma come era cambiata da allora! Quando si erano conosciuti, Lorenza e Guido, lei aveva trent’anni e lui quasi venticinque. Dunque ora Lorenza ne aveva cinquantasette, ma ne dimostrava di più e si trovava nello studio di Guerrieri per parlargli di una questione seria e urgente che riguardava suo figlio Iacopo. Il ragazzo aveva venticinque anni, abbastanza grande per avere già avuto problemi piuttosto seri con la giustizia e non solo. Adesso Iacopo, sicuramente un giovane problematico, si trovava in carcere da più di due anni, con una condanna in primo grado per omicidio con l’accusa di avere assassinato un tizio, con ogni probabilità il suo fornitore abituale di sostanze stupefacenti. C’era stato il processo e, nel maggio dell’anno precedente, i giudici della corte di assise lo avevano condannato a ventiquattro anni di carcere. La prima udienza del processo di appello era stata fissata tra sole due settimane, nonostante ciò l’avvocato Guerrieri aveva deciso di accettare questo caso difficile. Ma “se il figlio di Lorenza era stato condannato in primo grado per un omicidio, probabilmente era colpevole”.

Carofiglio, re del legal thriller italiano, autore di racconti, romanzi, saggi e libri che sono tradotti in tutto il mondo e sono sempre in vetta alle classifiche dei best seller, con questo romanzo di classe, dopo cinque anni fa tornare sulla scena il malinconico, ma seduttivo avvocato Guido Guerrieri. Una donna si presenta nello studio per chiedere all’avvocato di assumere la difesa del figlio condannato per omicidio, Guido accetta non solo perché la donna davanti a lui è disperata, ma soprattutto per rendere omaggio alla passata giovinezza e ai tanti suoi privilegi oltre che a quella giovane Lorenza un tempo affascinante e bella. In queste pagine scritte con consueta raffinatezza il cui linguaggio giuridico non annoia il lettore, il passato non appare più una terra straniera, parafrasando il titolo di un celebre romanzo dello stesso Carofiglio. Se è vero che a fare giustizia è il tempo, la sua misura non sempre può avere una Il tempo accelera con l’età, si dice.

                                                Il SILENZIO  DELL’ONDA

                                                     (Rizzoli,2012)

“Il Silenzio dell’onda” è il romanzo di Gianrico Carofiglio, finalista al Premio Strega 2012, un’esperienza multisensoriale, da leggilere e da ascoltare. L’autore, infatti, attraverso i suoi personaggi, indica la musica che fa da colonna sonora alla sua storia: l’album Nevermind dei Nirvana, Light My Fire dei Doors, Time Is on My Side dei Rolling Stones, Everybody Hurts dei R.E.M., Tunnel of Love dei Dire Straits, Don’t Stop Me Now dei Queen, With or Without You degli U2 e Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. Il titolo allude a un’onda: bisogna pensare alle grandi onde oceaniche della California che avvolgono, e spesso travolgono, i surfisti. Anche la vita a volte si comporta così: travolge, sommerge, lasciandoci senza fiato e senza punti di riferimento, come accade ai protagonisti del romanzo. Nelle recensioni di solito ci sono delle anticipazioni sulla vicenda narrata e sui personaggi. In questo caso, però, ogni informazione rischia di rovinare il piacere della sorpresa, quella sensazione che si prova quando si entra in un mondo nuovo, da scoprire pagina dopo pagina. È una caratteristica tipica dei buoni romanzi, ma in questo si apprezza particolarmente. Carofiglio, mandato in ferie per un po’ l’avvocato Guerrieri, dà vita a una storia dalla trama semplice, con pochi personaggi, ma che scava profondamente nell’animo umano. Il libro racconta in parallelo le vicende di Roberto Marías, maresciallo dei carabinieri in congedo in cura da uno psichiatra, e Giacomo, un ragazzino timido che scrive in un diario i suoi sogni in cui vive grandi avventure in compagnia di un cane parlante. Seduta psicanalitica dopo seduta, sogno dopo sogno, si scoprono particolari sulla vita dei personaggi, con una struttura narrativa vivace, dove si alternano in maniera efficace e non giustapposta realtà e dimensione onirica, episodi del presente e del passato. Cosa ha portato il maresciallo dei carabinieri specializzato in missioni sotto copertura a prendere psicofarmaci e a dover andare dallo psichiatra due volte alla settimana? Cosa vuole comunicare il cane al piccolo Giacomo? Tutti i romanzi interessanti provocano al lettore un dispiacere quando è costretto a interrompere la lettura per dedicarsi ad altre attività. In questo caso, però, è un vero e proprio fastidio: Carofiglio riesce immediatamente a catturare l’interesse di chi legge, che si affeziona ai protagonisti e continua a pensare a cosa accadrà loro nelle pagine successive almeno finche non potrà riaprire il libro. Lo stile è essenziale, le situazioni e i personaggi vengono descritti in modo vivace, inserendo anche battute ironiche. I protagonisti, nonostante siano stati messi a dura prova dalla vita, non smettono di cogliere i lati comici dell’esistenza. Notevole è poi la capacità dell’autore di passare dal linguaggio di un maresciallo molto vicino alla realtà criminale, a quello di un bambino di undici anni, con i suoi sogni e le sue paure. Chi non è un carabiniere sotto copertura nato in California e abituato a trattare con i narcotrafficanti internazionali non ha vissuto esperienze simili a quelle di Roberto Marías, ma tutti hanno dei momenti di difficoltà, in cui ci si sente travolti e sopraffatti. Il silenzio dell’onda, oltre che un romanzo avvincente, ha la funzione di una seduta di analisi che, a un prezzo ragionevole, offre un messaggio di speranza: può capitare di finire sotto una grande onda, ma si può venirne fuori. La regola fondamentale è non farsi prendere dal panico, non fare resistenza perché è inutile, e aspettare che passi.

Antonio è un liceale solitario, suo padre un matematico insigne del passato; i rapporti fra i due non sono mai stati idilliaci. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze impreviste li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti insonni. È così che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati dei vagabondi notturni. Un viaggio struggente sull’orizzonte della vita. Con una lingua netta, geometrica e capace di cogliere le sfumature più delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul fluire invisibile del tempo, dell’amore, del talento. Al Antonio ancora adolescente, è stata diagnosticata la patologia dell’epilessia idiopatica. Dopo un primo consulto in Italia, il giovane, con il padre, matematico ed insegnante, e la madre, docente di lettere, ormai separati, decide di recarsi in Francia, a Marsiglia, presso lo studio del Dottor Gastaut, un luminare nel settore della malattia del figlio. A seguito di questo la vita del paziente torna ad essere “quasi normale”, può riprendere gran parte di quelle abitudini a cui era stato costretto a rinunciare e la sindrome sembra ormai essere sotto controllo. Trascorsi tre anni (siamo circa nel 1983), padre e figlio – ormai diciottenne – tornano nella stessa città francese per il responso ultimo: sarà Antonio definitivamente guarito oppure dovrà continuare a sottoporsi alla terapia? Apparentemente, il ragazzo sembra essersi ristabilito, il medico però, decide di sottoporlo ad un’ultima prova, la cd “prova da scatenamento” (oggi vietata). Padre e figlio, obbligati a causa di quest’ultima, a restare svegli per ben 48 ore consecutive (senza farmaci curativi, ma solo con di pillole, necessarie a evitare gli assalti improvvisi del sonno), si conosceranno, forse, per la prima volta, e, in questo colloquio inaspettato, riusciranno a mettersi a nudo, con le loro paure, forze e fragilità. Un’intimità, quella ritrovata, che Antonio, ricorda ormai da uomo adulto, con un vigore e una forza tale da far supporre che quei giorni siano celati in tempi brevi e non nei recessi della memoria. La penna è rapida, fluente e leggera. Carofiglio si distingue dal suo solito modus operandi ed anche se è percepibile la sua impronta “dietro” il componimento, non si può non apprezzare il tentativo di rinnovamento che in esso è racchiuso. Le vicende, liberamente ispirate a fatti realmente accaduti. Una storia intensa, meditativa che tocca le corde più intime dei rapporti umani e familiari.   «Ero scettico e lui per convincermi ha citato un grande matematico polacco, Stefan Banach: diceva che i buoni matematici riescono a vedere le analogie ma i grandi matematici riescono a vedere le analogie tra le analogie. E’ una definizione geniale, e il mio amico diceva che la stessa cosa vale per i giuristi: quelli bravi colgono le analogie, le omogeneità e le disomogeneità, i grandi le analogie fra le analogie. Sono capaci di portare il discorso su un livello diverso.» «Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita» Nelle vene del diciottenne Antonio scorre fragilità, risentimento e ribellione famigliare, perché è difficile crescere nell’ombra della malattia, quell’epilessia idiopatica manifestatasi da bambino e curata, ma sempre percepita come una condizione inconfessabile e vergognosa, una macchia incompatibile con il successo e la perfezione degli illustri genitori. La famiglia può così diventare un campo di battaglia, una guerra di silenzi e rancori. È in questo momento della vita che Antonio parte per un viaggio di tre giorni con suo padre, tre giorni che finiranno per cambiare tutto. Una città misteriosa, affascinante e pericolosa: Marsiglia. Una situazione straordinaria e irripetibile: dover rimanere svegli insieme per 48 ore per verificare l’effettiva guarigione di Antonio dalla malattia. L’occasione per vedersi davvero, per raccontarsi forse per la prima volta, per scoprirsi uomini prima ancora di padri e figli. “In strada ci guardammo negli occhi ed ebbi come la sensazione che fosse la prima volta che accadeva davvero”. Un bel romanzo di formazione, scorrevole e piacevole alla lettura, che attraverso il racconto di un confronto generazionale si propone di farci riflettere su quante emozioni, storie e sfumature si possono vedere, sapendo volgere lo sguardo oltre le uniformi e le maschere della quotidianità, nel cuore delle persone che ci circondano. L’ambientazione è sicuramente di grande fascino e lo stile come sempre fluido e pulitissimo. Il risultato è una bella lettura, intima e coinvolgente, impreziosita da una nota malinconica, che vibra di rimpianto e fatalità, capace di risuonare nel cuore e commuovere. “Lo sai che mi sto divertendo? Quella frase mi spezzò il cuore”. “Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino” di Francis Scott Fitzgerald.  Tante frasi, detti, aforismi, apoftegmi che fanno da cornice agli eventi narrativi che hanno protagonisti Antonio, un figlio e un padre che si incontrano un accavallarsi di quei sentimenti sconosciuti, o per lo meno superficiali, e situazioni di profonda umanità tra un padre e il figlio, è l’improvviso manifestarsi di una malattia/disturbo chiamato epilessia idiomatica. E’ proprio nella città di Marsiglia all’apparenza misteriosa, pericolosa e ostile in alcuni suoi quartieri, che i due protagonisti hanno l’opportunità di conoscersi meglio andando a fondo nelle proprie storie personali in modo da poter scoprire la simbiosi che li accomuna. Infatti la cura risolutiva consigliata dal luminare neurologo marsigliese, consiste nel rimanere per due notti e due giorni senza dormire, con l’ausilio di farmaci, per poter controllare la reazione cerebrale in fase di stress. Ecco, quindi, la necessità per entrambi di potersi confrontare per oltre 48 ore in una città straniera senza possibilità di avere momenti propri; si sviluppa quella conoscenza embrionale, dovuta alla prematura separazione dei genitori di Antonio che lo ha costretto nel tempo a instaurare rapporti convenevoli con il padre, fino a capire quei sentimenti nascosti e mai emersi e, in particolare, i propri limiti.  “Tante volte non ci rendiamo conto che le cose che facciamo per la prima volta sono punti di non ritorno. Nel bene e soprattutto nel male. Se sono sbagliate, nessuno ce le restituirà mai più.” Antonio soffre di una patologia che può essere curata definitivamente, si sottopone ad una terapia osteggiata dalla moderna medicina ma deve fare un ultimo test sotto stress a Marsiglia. Dovrà rimanere sveglio 2 giorni e due notti. Ad accompagnarlo il padre, separato dalla madre, con cui i rapporti sono da tempo freddi e formali. Come sfondo alla vicenda una città, Marsiglia, quasi crepuscolare, umida, pericolosa. Padre e figlio, affrontano ognuno le proprie paure e speranze relativamente all’esito del test e alla pochezza di argomenti di conversazione che temono di avere, di fronte alla necessità di stare svegli trovano finalmente il coraggio di parlarsi ma soprattutto di ascoltarsi. Ascoltare, qualcosa che pare una risposta automatica di un altro individuo al nostro comune sentire. Per ascoltare devi aprire la mente ed il cuore e non trovare scorciatoie dandoti le risposte da solo. Antonio scoprirà che alcune cose non stanno come aveva sempre pensato e si sorprenderà della facilità con cui ha giudicato, il padre capirà che esistono molte strade per raggiungere la realtà interiore del figlio che sembrava inaccessibile. Dopo anni finalmente padre e figlio, partendo dalle piccole cose, da argomenti quotidiani come la musica, le donne i libri, si vedranno l’uno nell’altro, riconosceranno qualcosa di sé nella persona che meno hanno conosciuto in questi anni. Antonio riuscirà a vedere oltre la maschera di rigido matematico del padre, ne scoprirà l’umanità nascosta dalla nebbia del pregiudizio nei suoi confronti, quell’uomo che prima di essere suo padre è stato un ragazzo con i suoi sogni, le sue passioni, le sue debolezze, i suoi dubbi, proprio come lui. Sarà per entrambi un viaggio nell’altro per ritrovare un po’ di sè stessi.  Carofiglio accompagna la scoperta con una prosa fluida, limpida mai banale e mai noiosa scandita con un ritmo gradevole.

LA VERSIONE DI FENOGLIO  

Il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, nel pieno della sua mezza età, segue una lunga sessione di fisioterapia in seguito a un’operazione all’anca. Condivide il tempo dedicato ai suoi esercizi con Bruna, fisioterapista verso cui prova una timida attrazione di stampo adolescenziale, e il giovane Giulio, un ragazzo poco più che ventenne in riabilitazione dopo un brutto incidente stradale. Il carabiniere e il ragazzo danno presto il via a un dialogo profondo che li spingerà a raccontarsi l’un l’altro fino allo sbocciare di un’amicizia composta, che si nutre dei racconti di Fenoglio. La versione di Fenoglio, l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, pubblicato da Einaudi il 19 febbraio 2019 e subito balzato in vetta alle classifiche dei libri più venduti, è un romanzo bizzarro, che comincia in sordina e termina all’improvviso lasciando il lettore con un senso di indeterminatezza che indispettisce più che soddisfare.La scrittura di Carofiglio è sempre solida e scorrevole, con una bella fluidità di narrazione che rende molto semplice immedesimarsi nel protagonista e guardare il mondo coi suoi occhi. Potremmo definirlo un punto di vista assolutamente perfetto che rischia però di rimanere superficiale rispetto a una vicenda così normale e quotidiana che, scevra da colpi di scena e climax narrativi, lascia qualche dubbio sulle motivazioni del racconto e sulla profondità dei personaggi secondari. A differenza del maresciallo Fenoglio, infatti, Bruna e Giulio risultano due parziali sconosciuti, appena scalfiti dall’interesse del nostro punto di vista narrativo ma mai veramente approfonditi. Anche durante i lunghi dialoghi tra Giulio e il maresciallo, l’interlocutore del nostro protagonista risulta così anonimo da apparire semplicemente accennato, tinteggiato con una mancanza d’accuratezza nascosta solo in parte da quella cortina di timidezza che rimane l’unico tratto caratteriale distintivo di questo personaggio. Insomma, Bruna e Giulio esistono solo in funzione delle narrazioni di Fenoglio, e non riescono a scrollarsi di dosso il ruolo di fantocci accomodati allo scopo di fare da controparte alle elucubrazioni del maresciallo sull’età, le donne, la vita, sè stesso e il passato. Fenoglio, del resto, non fa altro che parlare di sé, impedendo a questi due gregari qualsiasi guizzo che possa renderli interessanti. In questo contesto il maresciallo non incontra alcuna difficoltà, non deve superare nessuna prova, non fa assolutamente nulla a parte riabilitare la sua anca malata e raccontare di sé e del suo passato. Nonostante sia attratto da Bruna, non compie alcuno slancio nei suoi confronti eppure verso la fine della narrazione ottiene il suo numero di telefono; si trova ad avere a che fare con un ragazzo tranquillo, reduce da un grave incidente d’auto ma assolutamente lontano da qualsiasi tipo di ribellione giovanile, figlio di uno stereotipo borghese degli anni ‘80 e a sua volta stereotipato, che si limita a dire due banalissime parole su di sé e poi a supplicare il maresciallo di raccontare ancora un’altra storia. Anche le indagini di Fenoglio non sono complesse o appassionanti, né presentano alcuna resistenza o seria prova per le doti investigative del maresciallo. Si tratta di storie banali e aderenti all’ordinario, che sicuramente costituiscono un interessante trattato narrativo sulle indagini forensi e sulle metodologie delle forze di polizia. Il Fenoglio di Carofiglio è un cinquantenne egocentrico ed ha fascino da vendere. Si arriva all’ultima pagina in un lampo con un finale privo di emozione.

                                          LA DISCIPLINA DI PENELOPE 

Gianrico Carofiglio torna in libreria nell’aprile del 2021 con un romanzo giallo,intitolato “La disciplina di Penelope”, (Penelope Spada) un pubblico ministero estromessa dalla magistratura per un misterioso errore,di cui Lei è solo parzialmente colpevole.

«La nonna diceva che le cose più stupide le fanno le persone più intelligenti. Le persone molto intelligenti fanno errori catastrofici non nonostante la loro intelligenza, ma proprio a causa della loro intelligenza.» E questo Penelope Spada lo sa molto bene, lei che in un’altra vita è stata Pubblico Ministero, lei che proprio per un misterioso fatto del passato ha perso tutto e trascorre le sue mattinate milanesi tra caffè corretti con Jack Daniel’s dopo nottate perse con uomini sconosciuti e che mai più incontrerà. Quando Zanardi, giornalista con il quale ha collaborato spesso negli anni dei tribunali, manda al suo cospetto Mario Rossi, ella sa che le sue giornate prenderanno una piega inaspettata. Perché tra sigarette, uomini e drink con cui anestetizzare la mente, quel caso solleticherà la sua curiosità, la porterà ad indagare. Quell’uomo, indagato per la morte della moglie Giuliana Baldi e di poi scagionato con una archiviazione, vuole che a suo carico non esista alcun dubbio di possibile colpevolezza non tanto per se stesso quanto per sua figlia adesso piccola ma che un giorno sarà grande e vorrà conoscere dell’omicidio della madre e non dovrà avere dubbio alcuno sulla possibilità di un coinvolgimento del padre.

«Lo so benissimo che i sogni ci sono comunque, anche se uno non se li ricorda. Ma si può dire che una cosa esiste se nessuno la percepisce e nessuno la ricorda? Soprattutto se non è una cosa ma solo una fugace rappresentazione della mente che dorme? Non lo so, ho molti dubbi.»  Tutto ha avuto inizio in quel 13 ottobre 2016 quando Giuliana, istruttrice di fitness e personal trainer, non aveva fatto rientro a casa. La denuncia in questura era valsa a poco; il corpo della donna era stato rinvenuto il giorno seguente, nel pomeriggio, alla periferia di Rozzano. Il cadavere, rinvenuto da un pensionato che stava portando il cane a fare una passeggiata, presentava un colpo d’arma da fuoco alla testa e tanto era chiaro che quello non era il luogo del delitto essendovi la stessa stata trasportata, tanto era chiaro che la ratio della morte era proprio quel colpo di pistola calibro 38. Unico sospettato, il marito. Il caso era stato archiviato con la motivazione che non sussistevano motivi per procedere ma che comunque a suo carico sussistevano “inquietanti” sospetti a causa, appunto, di mancanza di ipotesi alternative. È questo “inquietanti sospetti” che non offre tregua all’uomo che non vuole che un domani la figlia possa anche solo lontanamente pensare che sia stato lui a privarla della madre. Da qui la richiesta di aiuto a Penny preceduta sempre dal suo intuito e impiegata in alcune investigazioni private in ambito coniugale. Ed è ovvio che la sua curiosità è forte, troppe sono le incongruenze evidenziate negli atti, il non fatto. L’indagine ha inizio e porterà alla risoluzione di un buon arcano che non mancherà di solleticare le corde dei lettori appassionati di gialli giudiziari e di Gianrico Carofiglio.

«Quella lucidità avrebbe dovuto infastidirmi o peggio. Invece no. Forse perché non sembrava, come in tanti altri casi del passato, freddezza e oscena insensibilità. Piuttosto una manifestazione dello spirito di sopravvivenza, di adattabilità istintiva agli eventi. Una cosa certamente non morale, ma nemmeno immorale. Sopravvivenza.»

Un titolo rapido è l’ultima opera a firma Carofiglio, uno scritto che si legge in pochissime ore e che si presenta quale il primo episodio di una nuova serie con una nuova protagonista. Ed è proprio Penelope il punto di forza o di debolezza del libro perché o la si ama, o la si odia. La dottoressa Spada è una antieroina, non è l’eroe per eccellenza retto e puro a cui siamo abituati nei romanzi. Sbaglia, è una figura contraddittoria (mangia sano e bio, fuma e beve come se non ci fosse un domani), non riesce a dimenticare quel che è stato, non riesce a farci i conti, è un’anima dolente. Da un lato attrae, dall’altro può respingere. Il suo temperamento e il suo carattere sono le maglie principali che spingono la storia. Lo stile narrativo è rapido, fluido, diretto. Non mancano i riferimenti giuridici e le canoniche delineazioni in ambito legale, spiccano le emozioni e arriva l’umanità della figura della prima attrice. L’elaborato è in un crescendo, l’asticella sale e ben regge anche nell’epilogo che non delude le aspettative perché lineare e in asse con il narrato che lo precede. Non forse il capolavoro dello scrittore ma certamente un giallo piacevole e con un protagonista diverso dai soliti del romanziere con il quale trascorrere ore liete. Adatto a chi cerca letture non impegnative, da esaurire in poco tempo, ma che abbiano qualcosa da dire e personaggi che parlano da soli. A conclusione della lettura resta la curiosità del sapere come si evolverà la figura della Spada

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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