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LA QUESTIONE MERIDIONALE IN LETTERATURA di Carmelo Aliberti

Prima di analizzare “La questione meridionale in Letteratura”, occorre ricordare il recente volume di Ernesto Gallo Della Loggia e S. Schiavone, intitolato UNA PROFEZIA PER L’ITALIA, in cui il dramma meridionale italiano è trattato in maniera “sui generis”, tanto da attribuire ad un non probante individualismo personale del cittadino del Sud e alla mancanza di una forte classe politica conservatrice, che guardasse al Sud con forte determinazione. Questa è solo una interpretazione soggettiva e sfuggente, per non dire retorica, di chi ancora affronta la dolorosa questione, senza riconoscere le concrete problematiche che dall’Unità d’Italia si trascinano in maniera più grave fino ad oggi. Ma tutto ciò è marginale ai fini esegetici del mio presente lavoro sulla tematica meridionale in senso storico o addirittura antropologico. Nel presente volume, il Sud lo abbiamo analizzato attraverso i migliori scrittori e poeti che lo hanno anamnesizzato.

“La Questione Meridionale in Letteratura” del poeta bafiese Carmelo Aliberti

A cura di Cristina Saja – Cultura

Carmelo Aliberti, poeta, scrittore, critico letterario, saggista, della nostra Bafia che, adesso, vive ed opera a Trieste dove continua a curare la Rivista Internazionale di Letteratura “Terzo Millennio,insieme ad un comitato scientifico di docenti universitari e scrittori di vasta fama, con direttore responsabile Nino Motta, coordinatore di redazione di un quotidiano del Gruppo Repubblica-Espresso, recentemente ha pubblicato il volume “La questione meridionale in Letteratura”.

E’ in quest’opera che il dramma doloroso e atavico dei derelitti del Meridione d’Italia, esplorato nella seconda metà dell’Ottocento da insigni giornalisti, come Villari e Sonnino a titolo personale di studiosi e oggetto di discussione parlamentare del nuovo Regno d’Italia, è purtroppo rimasto senza alcuna risposta operativa, pur se continuamente denunciato da numerosi scrittori meridionali e italiani nella tragicità del quotidiano vivere in condizioni di miseria, di sfruttamento e schiavitù incredibili, vetusta eredità di secoli di dominio feudale, rapace e criminale.

Dopo l’analisi del quadro storico, in cui Aliberti delinea le vicissitudini disperate delle classi sociali emarginate e oggetto di umiliazioni, di privazioni, di persecuzioni, di angosciosa povertà, di torture e di fame, fin dalle origini dell’esplosione della questione meridionale, l’autore, oltrepassata l’infamia della storia ed estesa l’analisi delle condizioni di vita delle plebi meridionali enucleate da scrittori e poeti indicati come testimoni obiettivi e sensibili oltre che protagonisti e vittime dirette, per attenzionare tutte le opere rappresentate nel loro narrare e, perciò, ancora più credibili.

Si tratta del setacciamento dei mali de Sud che viene operato da Aliberti con sofferente partecipazione al quotidiano supplizio delle povere famiglie contadine condannate, come avviene in famose opere letterarie e rispettivi autori, quali:“Ciaula scopre la luna” o ne “I Malavoglia”; Ignazio Silone con “Fontamara”, romanzo di infernale tormento dei “cafoni” della Marsica, massacrati dagli interessi del Principe Torlonia; il calabrese Leonida Repaci, coraggioso militante partigiano e implacabile accusatore delle miserabili classi egemoni ammanigliate e protette dai potenti di turno al potere, come è dimostrato ne”Il Gattopardo”, dove il nipote Tancredi con una scelta trasformistica si allinea con i vincitori garibaldini, per percorrere vincitore la scalata al nuovo Parlamento d’Italia, sintetizzata sapientemente da don Fabrizio nella celebre “Epigrafe”(“se si vuole che tutto cambi, tutto deve rimanere com’è”), alludendo a tanta nobiltà che, per rimanere abbarbicata al potere e continuare a comandare, si affianca ai nuovi padroni dell’isola. Quest’ultima, consegnata a Garibaldi ed ai Savoia, sponsorizzatori dei Mille, dopo le stragi di Bronte raccontate da Verga, le vittime di Alcara Li Fusi, svelate da Vincenzo Consolo nel suo capolavoro “Il sorriso dell’ignoto marinaio” o “I martiri di Fantina” ,rimaste fedeli alla divisa nazionale e perciò considerati disertori e fucilati, come riferisce lo scrittore Melo Freni nel romanzo “La valle della Luna” o come racconta Matteo Collura, nel romanzo “Chi ha ucciso il generale”, non certo riferito a Garibaldi, un generale ingaggiato, ma un graduato dal popolo che, per la sua eroica ed entusiasmante lotta a fianco dei garibaldini, da calafato viene acclamato “generale” dal suo esercito di volontari che ne hanno sperimentato la lotta sincera e fedele ad un’ideale repubblicano di patria, ma che ritorna nella sua Palermo a coltivare i suoi campi, dopo aver assistito alla consegna del Meridione conquistato con il sacrificio di tante giovani vite tradite.

Il critico letterario Carmelo Aliberti, profondo studioso e ottimo conoscitore degli annosi problemi meridionali e delle opere letterarie che se ne sono occupate, trivella adeguatamente i tanti famosi, e non, romanzi di numerosi altri autori: da Andrea Genovese, messinese del misero quartiere Giostra, dove trascorse la stagione dell’adolescenza e frequentò le scuole cittadine con i panni della povertà addosso e nell’anima, all’esodo definitivo di Quasimodo con la Sicilia sempre viva nel cuore e nella sua poesia; a Vittorini che, con “Conversazione in Sicilia”, dopo essere stato assalito dagli “astratti furori” del vento delle guerre e delle dittature europee, ritorna nella sua terra natale per ritrovare sulle labbra materne le serene parole e gli insegnamenti semplici e puri che ne avevano illuminato la vita, tranquilla della provincia siciliana. Il calabrese Corrado Alvaro, autore, tra l’altro, di “Gente in Aspromonte” in cui descrive con commossa partecipazione, la dura vita dei pastori, le sofferenze, le privazioni, le speranze di incremento della loro attività, ma anche i sogni smarriti nella neve e nel freddo dei monti calabresi, diluendoli in atmosfere idilliche.

Tra gli Eroi della questione meridionale, si rivelano anche scrittori coerenti e tenaci come Mario La Cava. Di modeste origini, dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita a Siena, preferì rimanere abbarbicato alla sua terra, “perché rimanendo vicino alla sua gente, ne avrebbe potuto più coerentemente la storia della loro sfregiata quotidianità“. Egli non fece della letteratura un’attività lucrosa, ma la considerò testimonianza del coraggio e delle afflizioni perenni dei calabresi, in modo da poter richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla tragedia del popolo meridionale. Sebbene molto stimato dalla critica, le sue opere trovarono difficoltà ad essere pubblicate, tanto che trascorse la vecchiaia in estrema povertà e, in seguito all’approvazione della legge Bacchelli, su richiesta del sindaco di Bovalino, riuscì ad ottenere il vitalizio concesso, secondo l’indicata legge, agli scrittori in assoluta povertà. E’ doveroso anche ricordare l’alta qualità dell’opera letteraria di Fortunato Seminara, che nei suoi scritti intreccia storie vere ed emblematiche dei perseguitati e dei servi della gleba della Calabria, svelando l’eroismo dei sentimenti vissuti nel cuore e la paura di essere scoperti nelle proprie debolezze. Nino Pino Balotta e Ignazio Buttitta, poeti dialettali, hanno scelto il pentagramma espressivo gergale, per sigillare la loro vocazione sociale con il linguaggio riflesso delle categorie più emarginate, che con vocano nel desiderio di lotta per poter allentare la stretta delle loro catene.

Cattafi, Pirandello con “I vecchi e i giovani”, Matilde Serao fotografa della Napoli proletaria, che vive di espedienti quotidiani a causa della povertà, il non arrendersi di fronte a situazioni intricate, la gaudente voglia di vivere, i mille contorni della genialità napoletana nell’arte di arrangiarsi risulta alla fine una encomiabile virtù, quasi una vittoria di fronte ai potenti governanti che li hanno totalmente ignorati. Né si può ignorare lo scrittore Saverio Strati, che dalla rappresentazione di “Noi lazzaroni”, incarnati nelle piaghe inguaribili di una Calabria calpestata negli strati più inermi, passa alla fine nelle ultime opere, a sostenere la necessità dell’emigrazione, ma anche l’esortazione a tornare alle radici, per realizzare nel calabro deserto tutto ciò che hanno imparato al Nord, per poter liberare un’altra terra irredimibile, come la Sicilia. Altri scrittori impegnati nella trattazione de “La questione meridionale” sono analizzati nel libro di Aliberti, ma il progenitore di tutti i Gattopardi, secondo la visione illuminata del grande scrittore triestino Claudio Magris, autore del suo recente capolavoro “Non luogo a procedere”, (Garzanti, Milano), è Federico De Roberto con “I Vicerè”. Un altro grande autore fu Danilo Dolci che combattè anche materialmente in difesa dei contadini , minatori, pescatori e tutte le altre categorie inermi, con messaggi di resistenza e di lotta, lanciati da una radio libera, installata su una barca, che dopo pochi giorni di attività, venne chiusa dalle autorità preposte, perché ritenuta illegale. In conclusione, occorre chiedersi: Serve ancora discettare sulla questione meridionale, in tempi in cui la globalizzazione e l’Unità Europea hanno giganteschi interessi altrove ed hanno dimenticato l’esistenza del Sud, come i milioni di morti disseminati nel mondo dalla fame, dalle torture e dalle guerre? Considerato il millenario oblio, in cui sono stati segregati i meridionali da un eterno e camaleontico feudalesimo, oggi travestito di lindore democratico, Occorre che gli abitanti della Magna Grecia, che hanno inciso nelle pagine della storia capitoli fondamentali e insuperati di elevatissima cultura in tutti i settori dell’ingegno umano, riprendano in mano le redini della loro ineguagliabile civiltà, le bellezze naturalistiche e il dna di Pitagora e tornino a creare capolavori di arte, di ingegnosità e di intelligenza per concretizzare la parte migliore del loro essere imprenditoriale, applicandola alle enormi risorse del Sud della penisola.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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