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POESIA DI CARMELO ALIBERTI TRADUZIONE SPAGNOLA DI DEL POETA GABRIEL IMPAGLIONE PRESIDENTE POETI UNESCO

TERZO MILLENNIO

RIVISTA INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

V  Volume

LETTERATURA E SOCIETA’ ITALIANA

DAL SECONDO OTTOCENTO

AI NOSTRI GIORNI

Edizioni Terzo Millennio

Maggio 2021

Collettivo di poesia, narrativa, saggistica, ricerche e studi vari

RIVISTA INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

NO PROFIT TERZO MILLENNIO

Supplemento

Carmelo Aliberti

LETTERATURA E SOCIETA’ ITALIANA

DAL II OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI

Direttore responsabile Prof. Nino Motta

Le Edizioni Terzo Millennio non sono in vendita, ma devono essere considerate come contributo volontario, strumento di studi e ricerche per l’approfondimento di opere tematiche e linguaggio di autori noti e di rivalutazione dei grandi e oggi meno noti o caduti in oblio, ampliando lo sviluppo cognitivo indispensabile per la creazione o per il consolidamento e la riscoperta dei valori sublimi che la civiltà letteraria ha sempre custodito.

Pubblicazione periodica senza fini di lucro in tiratura limitata e fuori commercio

Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Messina)

ISSN n° 70 – 1 – 6 – 2009

La Rivista non è in vendita, ma è stampata con il contributo volontario e libero dei fondatori

e si può richiedere alla mail della Rivista Collettivo  periodico

terzomillennio2009@ gmail.com con un contributo volontario e libero, a mezzo bollettino,

intestato all’Associazione Culturale NO PROFIT

Via C.A. Dalla Chiesa 22, 98053 CASTROREALE (ME) – C.C.P. n° 0102 9125 513.

Causale: contributo volontario

INTRODUZIONE

LETTERATURA E SOCIETA’ITALIANA

DAL II OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI

(edizioni 3° MILLENNIO )

È uscita la monumentale opera culturale intitolata “Letteratura e Società Italiana dal II Ottocento ai giorni nostri”, una vera “opera omnia” in tre tomi, in cui sono passati in rassegna le opere di oltre 130 autori italiani, non solo nelle loro connotazioni tematiche, concettuali e linguistiche, ma anche intrecciate organicamente nel dipanarsi delle vicende storiche politiche e sociali, espressioni letterarie di contesti storico-sociali affini, che ispirano affinità di percorsi nelle varie correnti del Naturalismo e Verismo.

Nelle varie articolazioni del Decadentismo, nell’Avanguardia e nel Futurismo, nella omologata Letteratura degli Anni Trenta e nella letteratura realistica del dissenso, anticipatrice del Neorealismo, i rivoli del Secondo Dopoguerra tra Neorealismo e nuove ragioni narrative, lo Sperimentalismo e le Neoavanguardie degli Anni ’60,sfociati nel Gruppo ’63 e nell’Antologia I Novissimi di Porta e Sanguineti, che teorizzavano l’inutilità della poesia tradizionale sostituendola con strutture ed espressioni senza nesso logico, come se fossero la commistione di ermetismo e barocco, con l’esito di una babelica pioggia di termino carichi di un’ideologia della parola svuotata della possibilità di comunicare tra la borghesia capitalistica, proletariato e intellettuali, che esprime l’assoluta incapacità della parola di esprimere sotto altre forme ogni forma di protesta, divenuta inutile, perchè inascoltata dai neocapitalisti imbarbariti. L’esplorazione attenta di Aliberti si spinge fino ai nostri giorni, analizzando gruppi, intergruppi e nuovi gruppi, generati sull’onda della contestazione del gruppo ’63, fino alla produzione dell’ultimo ventennio,in cui è scomparsa la stessa definizione di figura-vate e ai suoi versi aritmici il poeta vive in solitudine, affidando i suoi tormenti, i sogni, le ansie e la disfatta di ogni senso della vita, ora intesa come perpetua agonia.

Aliberti fruga anche negli epistolari e nei rapporti sentimentali degli  scrittori, verificando alla sorgente le radici della storia esistenziali dei vari personaggi e i pellegrinaggi dell’anima dello scrittore da cui scaturiscono i percorsi interiori delle sue creature.

Particolare attenzione merita la lettera, riportata nel volume, che Oriana Fallaci, sincera e solidale amica, invia all’intellettuale qualche settimana dopo la sua tragica scomparsa, come la decrittazione di un obelisco. La lettera si rivela una endoscopia empatica che la scrittrice trascrive come se parlasse con un personaggio agonizzante, da cui traspare che la missione di difensore veemente della dignità del sottoproletariato delle borgate periferiche romane, da lui quotidianamente frequentate, come sanguinante volto della miseria radicale di tante creature umane, depredate anche dei rifiuti nei cassettoni della spazzatura, lo torturava tempestosamente nel sottosuolo dell’io. Volendo eroicamente sostenere la causa dei diseredati, ignorati dallo stato neoborghese e dal cannibalismo capitalistico, in realtà potrebbe apparire come una costante sfida alla morte.

Anche Pavese compì la scelta finale del suicidio, dopo aver capito la sua incapacità a rimanere legato ad una qualche non effimera certezza. Da tale condizione di afasia interiore dipese l’entusiasmò della volontà di iscriversi al P.C.I., ma successivamente si arrese alla forza della ragione che lo spinse a ritirarsi nella dolorosa solitudine delle sue Langhe, dopo aver subito anche il rifiuto d’amore di Maria Corti ed essersi allontanato anche da una sua compagna di lavoro alla Einaudi, senza evidente motivo, anzi scrivendo: “Io non so amare”.

Aliberti, per arricchire e rendere più coinvolgente la lettura delle sue lunghe ricerche, fruga negli epistolari più significativi di grandi scrittori e ci offre i nuclei sotterranei più autentici da cui fiorisce l’avventura dei loro scritti e dei sottesi tormenti. Altro carteggio importante fu quello tra Moravia e Elsa Morante che pubblicò l’epistolario con lo scrittore romano, suo sposo per circa 40 anni, in cui traspaiono i capitoli di un amore molto difficile tra i due, mentre le 366 lettere indirizzate alla scrittrice sono custodite negli archivi di Pavia, da pubblicare per testamento non meno di 10 anni dopo la sua scomparsa. Il loro fu un sentimento oscillante tra momenti di empatia e momenti di distanza, ma ciò era nel loro patto matrimoniale che prevedeva la piena libertà tra i due, senza condizionamenti e senza censure, per qualche verso fondato sul catulliano “odi et amo”. Né si può ignorare l’epistolario tra il poeta dialettale Biagio Marin e Claudio Magris, un epistolario di grande e vera amicizia che si articola in discorsi tra maestro e discepolo, tanto da essere intitolato. Ti ringrazio per quanto mi hai dato”.

Sono carteggi di immenso valore che svelano il palcoscenico interiore e invisibile di uno scrittore, dove, già prima di mostrarsi sul proscenio pubblico, vivono come bruchi imbozzolati in attesa di vedere il cielo. La narrativa e la poesia edita negli ultimi decenni ha imboccato prevalentemente il percorso parallelo ai tumultuosi eventi interni e universali, rappresentando soprattutto la declinazione del fenomeno industriale nei suoi coefficienti estremi. Infatti, l’intelligenza umana, fagocitata dal suo vertiginoso sviluppo, continua ad avanzare verso nuove e inesplorati percorsi, con risultati inauditi in tutti i settori dello scibile, dopo il tragico disastro bellico. Il crollo delle dittature e il sorgere di istituzioni democratiche, incrementato dalle emergenti ideologie proletarie, dispiegano   un ventaglio di vie nuove al rinascimento dei più nobili valori umani, con un sempre più crescente anelito di sviluppare tutte le potenzialità intellettuali, creative ed umane senza alcun condizionamento e nell’ambito del sistema democratico in Italia; clandestinamente nei paesi in cui si sono imposti nuovi totalitarismi, governando con partito unico e intollerante di qualsiasi fermento libertario. La letteratura ora mette da parte ogni tipologia romantica e, dopo l’abbattimento delle dittature, intraprende elaborazioni di denuncia degli orrori e delle tragedie e dei genocidi che hanno insanguinato tutta l’Europa. Coevamente i valori della Resistenza   furono codificati nelle opere di tanti scrittori, mentre di contro tanti altri scrittori e poeti rivelavano le mostruosità e gli eccidi, consumati nelle trincee, nei Lager, nelle foibe, ma anche nelle città e nei paesi, senza alcuna ragione e con la licenza di uccidere. La storia non potrà mai cancellare il sangue di innocenti anche di bambini che cadevano perforati spietatamente e follemente dalla soldataglia barbara, come a Marzabotto, i fratelli Cervi e tanti altri episodi di intolleranza, poco noti, perpetrati in piccole comunità, ancora non registrati dalla storia ufficiale, ma custoditi nella memoria dei sopravvissuti, magistralmente raccontato da Libri come “Se questo è un uomo” di Primo Levi, ma anche nel diario di Anna Frank. Si hanno solo ora notizie dei tanti intellettuali, scrittori, poeti, ecc., che furono reclusi in orribili luoghi di detenzione e torturati. Esempio eclatante, Dacia Maraini che relegata con la famiglia in un lager giapponese, fu costretta a mangiare formiche e ortiche per poter sopravvivere. Dolorosissimo fu anche l’esodo degli italiani che avevano abbandonato la loro terra e si erano creati una nuova vita in Istria, tra cui molti militari che erano stati trasferiti per garantire il controllo del territorio, l’Istria, assegnata all’Italia, dopo gli arroventati trattati postbellici di pace. L’esodo epico e disperato è stato raccontato da grandi scrittori  che ne furono vittime, come Fulvio Tomizza, autore di Materada e poi della Trilogia istriana, da Enzo Bettiza, da Carlo Sgorlon e da tanti altri non solo del Friuli Venezia Giulia, ma anche da numerosi scrittori che preferirono rimanere  ,ancora ad Umago, dove  Ciampi Presidente della Repubblica Italiana, fece costruire una “Casa degli scrittori italiana”, dopo una visita del Capo dello Stato italiano. Tra i pochissimi superstiti del massacro che seminò molto sangue di persone innocenti, emerge in questi giorni la figura di Elena Segre, ora novantenne, già nominata senatrice a vita, prelevata a quattro anni, con la sua famiglia di origine ebrea, e trascinata su un carro merci sigillato al lager più crudele di Auschwitz, dove i suoi genitori furono eliminati nella camera a gas e lei bambina rimase sola in un terribile luogo di morte. La letteratura, in tale caotica realtà, preferisce radiografare le difficoltà e i revancismi delle nazioni amputate e le due più forti potenze mondiale, progettarono nuove strategie di guerra, ”la guerra fredda”, per poter continuare ad espandere il loro potere,  stabilito dai trattati di pace di Yalta. Un nuovo terrorismo psicologico germogliò, sostenuto dalle due potenze che, con irrituali gesti e manovre dei servizi segreti, miravano a mantenere la loro influenza e il reale potere, utilizzando le nazioni assoggettate come basi militari, fornite stabilmente di aerei, portaerei e carri armati, cioè eserciti ben agguerriti per effettuare eventuali blitz in territori, ricchi di materie prime e di petrolio, per incrementare lo sviluppo della economia dei loro Stati. Intanto, si moltiplicava l’elenco dei morti e degli ammalati terminali, vittime degli effetti radioattivi delle bombe atomiche, lanciate dagli U.S.A. su Hiroshima e Nakasaki , per costringere il Giappone, ultimo pericoloso baluardo di resistenza  all’imperversare della guerra. Con il trascorrere degli anni, i giapponesi e i neonati continuavano a morire per l’inquinamento atomico delle radiazioni. Si ipotizzò la prossima distruzione del pianeta e ciò indusse le potenze sovrane a firmare ad Helsinksi un protocollo d’intesa, per mettere al bando la costruzione di ordigni atomici. Ma non tutte le nazioni lo osservarono e il rischio mortale per tutte le nazioni continua ancora ad esistere più ferocemente. In tale fase del percorso storico, La letteratura si avviò su linee divergenti. I poeti, oltre che scrivere versi piangenti di dolore, si seppellirono nel guscio della parola, desolati per tanta barbarie che attraversava il mondo e crearono un modello di poesia poco decifrabile, denominato ermetismo che continua ancora ad emettere nuovi bagliori e che nel formarsi di gruppi, antigruppi e gruppi  mitigatori, affondavano la parola nelle griglie di sperimentalismi, che sconvolgevano la simmetria della poesia di ascendenza classica e romantica, usando la parola come un giocattolo mobile e senza alcun legamento di significato, creando una babele linguistica come strumento di incomunicabilità tra il potere tirannico e le masse proletarie, per evitare che venissero ancora plagiati e sottomessi dalla voce del padrone. Tali trasformazioni letterarie in effetti esprimevano il sentimento di rivolta della cultura verso la neoplutocrazia,, verniciata di parvenze democratiche, che invece incarnava un peggiore totalitarismo, gestito mellifluamente dal neocapitalismo, che abbrustoliva gli operai davanti agli alti forni, sfruttando a morte gli schiavi dai califfi, che si erano illusi di poter vivere meglio nei lager industriali. La Neoavanguardia di Sanguineti e Balestrini, di Giuliani e Antonio Tabucchi e molti altri manifestava il disfacimento interiore del poeta e dell’uomo. L’attività letteraria ora capisce che nessuna  tipologia di regime garantisce libertà, giustizia e felicità agli eternamente oppressi e, sollevandosi al di sopra dello sciacallaggio terrestre, si ritira sull’Aventino di un diverso impegno, cerca di lavorare al fondo della coscienza umana, sintonizzandosi sulle fonti incomprensibili del disagio, della sofferenza, delle distorsioni, del naufragio dei sogni e della ragione, per poterne decrittare l’alfabeto del male del mondo e amalgamare la rinascita di un sogno nello sbocciare di un uomo nuovo, capace di governare i popoli della terra con l’irruzione di un nuovo umanesimo.  Fiorisce un modello di letteratura del decadentismo che continua a sopravvivere anche oggi, perché lo scrittore ha capito l’irredimibilità dell’uomo trasfigurato e disumanizzato dalla satanica febbre del potere e del denaro, a cui si è piegato in adorazione. A tutto ciò, si sovrappone l’espansione del fenomeno della violenza esercitata dai più forti su creature inermi, come l’esercito della popolazione anziana, aggredita brutalmente nella solitudine delle proprie case, o negli esercizi commerciale, la ferocia di belve sessuali che stuprano anche pubblicamente donne di ogni età, particolarmente donne e ragazze, studentesse e badanti, il disgusto collettivo della pedofilia anche da parte di membri della Chiesa, il riemergente rigurgito dello schiavismo di cui particolarmente sono vittime i disperati del mare, sottoposti a lavori sfiancanti, con un orario di lavoro massacrante e in condizioni retributive così basse, da non potersi permettere nemmeno di sfamarsi o di curarsi, essendo privi di ogni diritto alla salute, in quanto sottoposti al lavoro in nero. Accade anche che si muore a causa delle tremende condizioni di sfruttamento, senza alcun intervento preventivo di soccorso, in quanto i “caporali” provvedono simultaneamente a far sparire i corpi segretamente. La Letteratura, che ha sempre  ha svolto un prezioso lavoro di innalzamento morale, civile e sociale, coltivando modelli di eticità, in personaggi che hanno attraversato la giungla esistenziale, dopo aver subito mortificazioni, insulti, vicende macabre e lo sconvolgimento doloroso della propria interiorità, è riuscita a far riemergere con la forza della volontà e con l’illuminazione di una fede. In corrispondenza, si sono sensibilizzate come  Lilli Gruber,  Dacia Maraini, Concita de Gregorio e altre alte firme, rivendicando il diritto paritario delle donne a svolgere attività di responsabilità politica, per poter eliminare le  discriminazioni a tutti i livelli e incidere efficacemente sulla difesa e sulla protezione dai gravi rischi in agguato in ogni angolo dei centri urbani e rurali, spesso zone franche per ogni delitto e nel contempo, scrittrici del calibro di Oriana Fallaci, Elsa Morante  come anche la stessa Gruber, per citare le più impegnate, hanno combattuto con la pubblicazione di libri-reportage dai fronti di guerra, denunciando al mondo i nuovi genocidi e la orribile barbarie e con interviste provocatorie ai peggiori tiranni al potere, nel tentativo di mitigare le prepotenze sui deboli e indifesi e verso chi esercita un ruolo di opposizione, con il riconoscimento dei diritti naturali e civili dell’uomo. Nei primi due decenni del XXI secolo, si sono affermati giovani scrittori che soffrendo per lo sfacelo etico e razionale del mondo, hanno reagito con il recupero di un ruolo nobilissimo ed eroico di riaffermazione dei codici etici, razionali, umani e sociali, ma anche talvolta delle vittime cadute per la loro fedeltà alla sacralità dei sentimenti o salvati dalla coltivazione della genuinità sentimentale o dalla speranza di un cambiamento contestuale in cui regni la sincerità, l’amicizia e l’amore: Per ciò, abbiamo avvertito il dovere di affiancarci al loro lavoro, con l’obiettivo di sostenere  il loro lodevole sacrificio contro l’odio, la barbarie le sopraffazioni e le guerre religiose a vantaggio del riconoscimento del Dio Unico, di cui oggi convergono sia Papa Francesco sia il non credente Eugenio Scalfari nel recente volume: IL DIO UNICO,        

                                                                                     L’AUTORE

Una Letteratura imponente

di Sebastiano Saglimbeni

Cerca ogni giorno nella lettura un aiuto… (Seneca)

Conosciamo da parecchio tempo l’uomo, il poeta, il saggista, il docente, ora emerito, Carmelo Aliberti, nato a Bafia, una comunità dei Peloritani, in provincia di Messina, più volte insignito di meritati guiderdoni. Per quest’uomo crediamo di affermare che ha vissuto in nome della cultura letteraria. Egli l’ha costantemente, caparbiamente, studiata, l’ha partecipata nelle Scuole e ha creduto di scriverne, sin da giovanissimo. Pertanto, in lui si è generato un vivo sentimento critico, grazie al quale, meditato, rigoroso e limpido, leggiamo molti autori, ormai classici, ed autori poco noti e sconosciuti trattati, non in ordine di tempo, nella sua ultima elegante ed imponente fatica, in tre tomi, di 2159 pagine e dal titolo Letteratura e società italiana/Dal secondo Ottocento ai nostri giorni (Edizioni Terzo Millennio, 2018).

  Il primo tomo, dopo i due agili profili, “Lineamenti storici” e “Quadro culturale”, si apre con un autore molto letto dagli italiani nella seconda metà del secolo scorso. Trattasi di Carlo Cassola, il cui famoso romanzo “La ragazza di Bube” appassionò, soprattutto, certo pubblico che aveva vissuto, intus et in cute, l’ultimo conflitto mondiale e la conseguente Resistenza. Seguono pagine riguardanti gli autori che hanno scritto sulla lotta di liberazione dal nazifascismo.

   Pure in apertura dell’opera riappare un prosatore di rara raffinatezza, da tanto dimenticato. L’autore, di cui ora Aliberti ha rinfrescato la memoria, si chiama Nino Savarese, nato nella mitica cittadina siciliana Enna nel 1882 e morto nel 1945. Si era formato tra le famose riviste del secolo scorso, “La voce” e “ La ronda”. Può giovare, pertanto, scrivere che si dovrebbero ristampare le sue opere come “L’altopiano” del 1915, un piccolo capolavoro. Ora Savarese rivive dentro l’opera di Aliberti e il lettore della nuova generazione potrà sapere che “la sua produzione letteraria comprende una trentina di titoli che Enrico Falqui nel 1961, in forma antologica, riunì con il titolo La goccia sulla pietra e altre operette”. Il secondo tomo si apre con  Maria Luisa Spaziani, la cui vita è trascorsa invero in nome della poesia; segue Dacia Maraini, che la critica ha giudicato “la migliore scrittrice italiana vivente”. In questa parte dell’opera, forse la più intensa e sofferta da Aliberti, si leggono alcune pagine che sono brevi saggi che l’autore in precedenza aveva divulgato e, preso da certo assillo, per offrire del meglio, ha voluto rivedere. Si può affermare che il capitale letterario nei due tomi è molto denso e gli autori, poeti e scrittori, sono un centinaio e non si può escludere che abbiano inteso lo stimolo della “febbre”, del “furore” e del “fiele”, per dirla con il saggista siciliano Giuseppe Zagarrio, ma pure la speranza, la fede in questa nostra sfera dove resta perennemente in agguato il male. Dunque, un travagliato ed orgoglioso impegno di Aliberti saggista che non può non generare certe critiche per gli esclusi che nel nostro Paese hanno firmato opere di pregio sotto ogni profilo. Ma le scelte, in imprese culturali del genere, sono scelte e, come tali, vanno rispettate. Aliberti, che ha soggiornato nella Trieste mitteleuropea dove ha conosciuto gli uomini della letteratura, vive, con la febbre del libro, in Sicilia, che con i suoi grandi e minori autori ha fatto ingresso in questa sua fatica. La Sicilia con i suoi uomini, la Sicilia “luogo di strazio ed anche di rovina”, nella definizione di Claudio Magris che pure ha inneggiato a scrittori come Federico De Roberto.

Della Sicilia, Aliberti, in un’appendice ad una sua vecchia intervista dedicata ad un poeta menziona Concetto Marchesi, “grande umanista e politico”. Questi, autore della famosa “Storia della letteratura latina” in due volumi che si leggeva, anni or sono, come si può leggere un bel romanzo, è pure un narratore, per due opere, soprattutto, “Il cane di terracotta”, edito da Cappelli, e “Il libro di Tersite”, edito da Mondadori. Se Aliberti avesse avuto nella sua biblioteca questi due titoli ne avrebbe scritto e collocato nella prima metà del secolo scorso l’umanista come uno scrittore di spicco. Senza dilungarci, si deve concludere che per allestire quest’opera, di una complessa indagine, il saggista-poeta Aliberti, ha letto e riletto molti nostri scrittori e poeti, li ha interpretati e reinterpretati ed ha imparato a conoscerli nei loro vizi e nelle loro virtù, impresa non agevole, per divulgarli meglio con le loro opere. Solo così ha potuto completare la sua azione critica di uomo libero e desideroso di lasciare, fra l’altro, non poco, un lavoro che si chiama scrittura, letteratura, l’espressione più alta che continua ad essere o a esistere e a nutrire le buone menti umane da quando apparvero nel nostro Paese, sostituendosi alla lingua dei padri latini, i primi linguaggi di lingua volgare, come il Placito di Capua 90.

Licteratour italienne monumental du ricercator Carmelo Aliberti

S.I.E.S.- RIVISTA   CULTURALE DELL’ASSOCIAZIONE

DOCENTI UNIVERSITARI PARIS- France

Le poète et critique Carmelo Aliberti vient de publier Letteratura e società italiana dal II Ottocento ai giorni nostri aux éditions Terzo Millennio, un volume monumental en deux tomes, où il illustre les vicissitudes et les œuvres de cent trente auteurs qui ont marqué l’histoire de la littérature contemporaine.

En plus des figures emblématiques, le lecteur peut nourrir et parfaire sa réflexion grâce à un éventail prodigieux de personnalités méconnues qui mettent en exergue les thèmes et les problématiques scripturales liées à l’évolution des tendances littéraires et au rapport à la société.

La summa d’Aliberti possède le rare mérite de rendre tangibles la vie et la poétique des auteurs grâce à l’étude de leurs échanges épistolaires. Ainsi, la révélation des relations entre Cesare Pavese et Maria Corti, Alberto Moravia e Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini e Oriana Fallaci, Biagio Marin et Claudio Magris permettent d’appréhender non seulement leurs dilemmes existentiels ou leurs rapports d’émulation, mais aussi leurs interrogations face au devenir de la société.

Jean-Igor Ghidina.

GABRIEL IMPAGLIONE

Direttore e fondatore della rivista mondiale, poeta, critico e giornalista, presidente mondiale dei poeti e della rivista isla nigra, dell’unesco

rende omaggio a Carmelo Aliberti

nel giorno del 50° anno di attivita’ e di diffusione culturale italiana all’estero

Ti ho letto per la prima volta, in diverse poesie sparse, negli anni 80, in Argentina, grazie al poeta e traduttore Antonio Aliberti, nato a Barcellona Pozzo di Gotto e trasferito a Buenos Arires negli anni 40. Subito incorporai nella mia piccola lista dei Poeti italiani, accanto a Quasimodo, Pavese, Montale, Luzi Cattafi, Gatto, il nome tuo. Ho trovato nella tua poesia lo sguardo profondo di chi andava su questo mondo verso le nuove domande, trovavo il mistero che resta sulle parole del poema come sulle corde della chitarra restano le carezze delle dita del buon musicista, quei rumori di segreto lavoro, respiro dell’uomo sui territori del tempo. Penso che la tua opera non ritorni alle radici della grande lirica. La tua poesia è radice e fiore di grande lirismo. Meraviglia il suo profondo umanesimo. Il dolore del mondo è il dolore del poeta, la densa nebbia che ci circonda e affoga soltanto potrà sfidarsi con queste fiamme. Con questa poesia che è poesia dell’oggi e qui, ma con memoria, e pura vocazione costruttrice di futuro. Faro poetico. Direi Poeta del suo tempo, consapevole di essere nel mondo (complesso, feroce), che ci dona una voce universale fatta anche dalla ricca identità siciliana. Come far ritornare il lirismo alla nostra società, come stabilire sogni, fratellanze, impegni come pane caldo?

Carmelo, sono tempi bui. Così lontani dalla poesia e così bisognosi di poesia. Dimmi: Quando è andata via la poesia dalla poesia? Quando l’etica, la verità, la bellezza con piede nell’esilio lasciarono il vuoto alle paroline incolonnate per pura autocelebrazione, vanità pressa per talento nei talk show della cultura del nuovo secolo. (“… inquietati da un solo pensiero -/ ballo con eleganza? – Majakovski). Come dare avviso ai vicini che l’alba già è fiorita e possono cominciare i lavori del giorno? Mestiere di passeri e galli, il dare avviso dell’alba. Ma vediamo i nostri paesi fermi nell’attesa (inconsapevole), i nostri vicini credendo oscuro quello che rivela le sue forme con chiarezza. C’è tanto da fare … e c’è tanta solitudine circondata da schermi, luci, brillii, offerte, missili!

Carmelo, mi dicesti giorni fa: “la forza della poesia ci sostiene nella resistenza all’assedio di ogni male e ci regala un indescrivibile innalzamento spirituale che ci dà gioia e ci innalza dalle brutture del Male e del mondo”: Incontrarci in piena resistenza non fa altro che darci ancora più forze. Sapere che siamo un pazzo pugno di “soli” non sta male, davanti alla certezza di tanto vuoto individualista, e ancora più, credo, convinto, che questo sia l’energia essenziale che ci salva la vita.

Trionferà l’amore E ti risposi

Lo sappiamo. La poesia è amore. Non durerà così tanto questa nebbia. Non si può nascondere il sole con un cartello di pubblicità. E io, in prima fila, Carmelo, con la tua poesia, ci spiegherai con umiltà – un’altra volta –  le cose essenziali, i nostri i nostri compiti nel nostro tempo.

Nel 50° di Aliberti, Gabriel Impaglione, poeta, giornalista e autore, direttore della rivista mondiale della migliore poesia contemporanea, pubblicata sotto l’egida dell’Unesco, rende omaggio con traduzione in spagnolo di un florilegio di poesie di Aliberti.

La poesia è la pratolina che sbianca il verde stanco dei prati sul finire dell’inverno mentre va promettendo amore fra il m’ama e non m’ama. È la massima espressione dell’arte, l’essenza creativa qualsiasi ne sia la forma. La poesia accompagna i bimbi dalla nascita con nenie e filastrocche. Le ninne nanne sono rime in musica. I primi successi che ricordiamo son recite di versi, in piedi, sulla sedia per avere qualche altezza in più, vestiti di festa nel giorno della mamma o del papà, seri e impettiti, piccoli attori a raccogliere gli applausi di nonni, amici e parenti. La poesia è l’alba dopo ogni tramonto, la rinascita dalle dolorose ceneri, la speranza, è il sorriso che colma i cuori e illumina i volti mentre l’ultima lacrima diventa rugiada. Di questa poesia ci parlano i poeti, della sofferenza per la speranza perduta e mai perduta. È questo il messaggio che mi arriva dal poeta Gabriel Impaglione. Un poeta culturalmente impegnato a diffondere la poesia nella ricerca di destare gli animi dal torpore mentale prodotto dalla patina di indifferenza che l’egoismo e la smania di potere spalmano sulle buone intenzioni deviando la ricerca della felicità. Tutti protesi oltre la striscia gialla, intenti nello sforzo di fare il passo al di là della linea di cortesia, un po’ spinti un po’ sospesi, con gli occhi puntati sulla vetta dimentichi di guardare chi ci cammina accanto. Gabriel Impaglione sembra aver fatto della diffusione della poesia la sua missione, una missione che mira a cancellare quella patina che copre le anime soffocandone la genuina espressione. In un mondo dove tutti guardano verso le cime i poeti si guardano attorno, osservano chi gli sta accanto e come bambini, in piedi, sulla sedia, scrutano i volti attorno mentre distribuiscono gioie in versi, paghi della commozione che sentono straripare dai cuori di chi li ascolta. Per adempiere alla sua missione Gabriel Impaglione con la complicità di Tito Alvarado ha dato origine al progetto PALABRA EN EL MUNDO, lettura in simultanea mondiale di poesia, composta da readings organizzati dai poeti interessati, nel loro luogo d’ origine che si svolge in piazze, teatri, pub, centri culturali, scuole, progetto che oggi coinvolge più di 300 città in tutto il mondo. Impaglione si propone di abbattere le barriere linguistiche attraverso la lettura delle poesie quale linguaggio emozionale che viaggia oltre i confini attraverso l’universo. Con la rivista Isla Negra 12/422 – casa de poesía y literatura (Publicación inscripta en el Directorio Mundial de Revistas Literarias UNESCO) di cui è direttore, Gabriel Impaglione traduce e diffonde le poesie più belle dei poeti che si son impegnati e ancora si impegnano a colorare i prati inariditi dal gelo del nostro tempo come tante pratoline a primavera.

Nell’ultimo numero della rivista Isla Negra Gabriel Inpaglione ha dedicato una sezione alla poesia di Carmelo Aliberti traducendo in castellano dieci sue poesie. Un gradito omaggio che giunge nell’anno del 50° anniversario di attività culturale di Carmelo Aliberti e che si aggiunge ai numerosi omaggi ricevuti dal nostro “caro e dolce poeta” in occasione di questa importante ricorrenza. Omaggio assai gradito che arriva come un eco da oltre oceano da chi con grande umiltà si impegna costantemente in attività culturali a livello mondiale. Scrive Gabriel Impaglione alla nostra redazione:

“La poesia di Carmelo, e la sua opera, meritano ancora tanto di più, mi dispiace di non avere altre armi poetiche per moltiplicare i suoi versi, ma, questa piccolissima azione porta a tanti quella parola di identità e cultura che contiene, e già è un passo. Mi fa felice sapervi in questa strada di resistenza, sotto un tempo di nebbia buia. Un giorno avrà luce sufficiente per aiutare a far strada, per fare del mondo un territorio libero di cupidigia, pieno di poesia.

…” “…quel cammino che intraprendono i “soli” contro vento e mareggiata, lontani dalle maschere di salotto che pendono dalle vetrine come offerta del giorno. Incontrarci in piena resistenza non fa altro che darci ancora più forze. Sapere che siamo un pazzo pugno di “soli” non è male, davanti alla certezza di tanto vuoto individualista, e ancora più, credo, convinto, che questo sia l’energia essenziale che ci salva la vita. Forse perché la certezza di fraternità sia un’altra prova dell’immenso potere dell’amore, luce contro tutto il buio, consapevolezza di mano con mano davanti alla moda della disintegrazione.

Ho sentito un enorme piacere lavorando alle versioni al castigliano delle poesie. Mi sono confrontato con un universo complesso nella sua essenziale/profonda semplicità umana. Una sfida culturale che mi ha portato a cercare, leggere, ricercare -per una parola, per un verso- (che bella la grotta della Fata Morgana!) e anche questo grazie al poeta che da tanti anni ha aperto una strada per la quale vado a tentoni cercando quell’orizzonte irraggiungibile del poema.

         Con ammirazione e affetto Gabriel”.

POESIA DI CARMELO ALIBERTI

Dal limbo terrestre

all’avventura metafisica dell’anima

Quando ho iniziato a scrivere queste righe per celebrare la tua poesia, ho ricordato un viaggio in Sicilia, la mia terra ancestrale, insieme a Giovanna Mulas, mia moglie, e ai cari amici Grazia e Francesco, che insieme alla loro figlia Martina ci hanno portato in auto da Sciacca a il centro dell’isola. Il cuore mi batteva con più intensità mentre entravamo nella provincia di Caltanissetta. Non ho distolto lo sguardo dalla strada, volevo stampare ogni angolo del paesaggio, ogni segno, ogni cielo. E in questo vortice di sentimenti la sua spirale mi portò quasi a levitare quando mettemmo piede a Mazzarino, scendemmo dalla macchina e camminammo in paese, chiedendo per Giovanna e Francesco Impaglione, gli amati cugini che appartengono al ramo della famiglia che non emigrò in Argentina all’inizio del ‘900. Quando arrivammo a casa loro tutto era un’emozione che dura ancora oggi. Il paese di mio nonno Giuseppe. La terra della mia famiglia, dove incontro le mie origini. Mi sono fermato a lungo a riprodurre quel viaggio, i paesaggi, i volti, la lingua che è per me come una musica, gli angoli del passato traboccanti di storia. Passato e presente pieno di sforzi e sogni. L’incrocio di così tante culture che ha arricchito sia l’isola che la sua gente. Sappiamo che la poesia, quando è Poesia, è nutrita dalle essenze che vivono nell’essere umano e nel suo ambiente (universale). In larga misura tutto questo – emozioni, identità, memoria – rappresenta la tua opera poetica, il tuo lavoro di poeta e uomo di Cultura. La tua poesia, come il mio primo viaggio in Mazzarino, mi dà emozioni identità memoria. Non avevo bisogno di esercitare il metodo per costruire un pezzo letterario che intende analizzare il tuo lavoro, le sue risonanze in me, i significati dei tuoi versi. Si trattava semplicemente di affrontare i manoscritti e lasciarmi trasportare dai loro vicoli, venti e maree. Semplicemente perché la tua “sicilianità” è amplificata in profondità e rende il tuo canto universale. Basta visitare la Sicilia per capire poi, leggendoti, la ragione delle tue profonde radici in quella terra, nei classici, nei valori fondanti della nostra cultura. E il meglio di ciò che viene dalla mano dell’arte e della filosofia; l’etica come codice incontestabile.

“Ninguno sabe la razón de tu exilio

y cómo mata

prorrogar todas las obligaciones

cuando el triunfo es clientelismo

Pero dentro prevalece el ideal

el empeño político fue amor

a una Isla enlutada (…)”

Non posso spiegare la tristezza e il lutto in una così bella e generosa patria, se non interpretando il fatalismo e la disillusione che ci mostrano – ancora! – il carattere autodistruttivo che occupa l’uomo nella sua cieca ricerca di idoli di argilla e l’accumulo di ciottoli colorati. È così che finisce il mondo? Ponendo fine all’uomo che ha perso la sua criticità, la sua vera dimensione di costruttore?

La lacerazione delle intime corde che vibrano quando dici fratello, davanti alla impotenza e l’orfanità di coloro che vedono come l’abisso sorge sulla nostra società, provoca nei tuoi versi un dolore che dovrebbe essere un avvertimento. Per l’indifferenza e la superficialità prevalente sembrerebbe solo retorica. Per la sensibile coscienza umana è un grido tempestivo che aggiunge la sua attenzione alla voce senza tempo dei poeti che camminano per il mondo con il cuore nelle loro mani.

Nel tuo poema mi hai detto: “Un vento stipendiato ti comunica / la fine dei poeti …”. Come va questo vento, fratello? Da dove viene, quando, perché? I grandi alberi lo fermano? I massicci, le vaste estensioni? C’è una possibilità di salvezza nelle pianure o dovremo rifugiarci nelle caverne, dove il pericolo delle sagome disegnate dalla luminosità di una lampada contro un muro può sembrare il mondo? Siamo nella grotta? Siamo noi le ombre? Chi ha inventato quella lampada? Tempi difficili, Carmelo. La falsa felicità di una bibita o di un telefono portatile nasconde l’impotenza di milioni di persone, nasconde la parabola della morte dei missili e gli spudorati incontri degli attivisti di profitto. Quale diario intitolerà a sei colonne un verso del poeta che avverte o saluta la meraviglia della vita? La poesia non si vende. Non si vende. Né se compra. Non ci sono mercati, né vetrate o slogan accattivanti. E sai, chiunque voglia scrivere poesie e realizzarlo, si allontanerà da una vita addomesticata e dalla legge della domanda e dell’offerta, della borsa e del trucco dell’occasione. Cosi dicesti:

“Dal sottosuolo dell’inesistenza

tu coi versi ancora incidi

negative nel rotocalco della vita

e attendi il boato di una nuova libertà”.

Nella nostra povertà, la ricchezza dei mondi che ci abitano, brilla come l’aurora boreale, come una goccia di rugiada sul papavero sorpreso dalla luce dell’alba. Se ci permettessero di distribuirla in maniera massiccia, mani in mano, casa per casa!

“Tutto nel buio è dialogo muto”, hai scritto.

Se le rivelazioni illuminassero questo secolo oscuro!

I vicini di questo pianeta convulso chiamerebbero le cose con il loro nome e, proprio come nell’antico sanscrito “vana” che significa “amore” era il nome del “vino”, del seme si direbbe anche amore e amore sarebbero chiamati i pesci, il minerale, ogni verdura, i mestieri e gli strumenti necessari per il progresso umano. Perché non c’è altro modo di pensare al futuro dell’umanità o un’altra ragione più importante per sentire la vita nella sua essenza primordiale. La sfida non è quella di provocare domani i cambiamenti necessari nella società in modo che tutto contribuisca a un possibile futuro. Dato come stanno le cose nel nostro vicinato, mantenere la resistenza più o meno stabile è un atto eroico. Come se una tempesta pazzesca, assoluta, rigorosa, infinita fosse gettata alla cieca sopra tutte le cose e il compito di trovare riparo sia limitato a non perdere di vista noi stessi, a stare fianco a fianco sotto un tetto improvvisato con le nostre mani. Se il governo delle parole costruisse una casa dove tutti noi trovassimo rifugio prima della tempesta! E le stesse parole ci dessero Nord e Sud, pranzo, dignità di lavoro, giustizia e fratellanza planetaria! Ma nelle nostre foreste le parole sono foglie che il vento prende di manciate e sotto ogni nuovo sole, meno fronda e meno fronda, fino a trasformare quella celebrazione del verde in un campione di scheletri affilati. La maggior parte delle persone appena interpreta una semplice storia su un giornale. Una percentuale minima legge poco più di un libro all’anno. Con poche parole che a volte sono scritte male, molti dei nostri giovani, che crescono senza orizzonti in una giornata grigia e stanca, si esprimono. Italo Calvino scrisse: “La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio”. Ma quelli che sono d’accordo con Calvino riescono a malapena a gestire le loro vite. Chi diffonde gli anticorpi necessari per affrontare questa piaga che corrode migliaia di anni di evoluzione umana? Noi, forse pochi in relazione a tanti recitatori applauditi nei saloni festivi, amministriamo la nostra povertà in modo tale da risultare ogni tanto il risparmio di un pane da condividere nella strada.

“Se guardi dietro i vetri innaffiati

oltre i cespugli del pantano

larve agonizzano spettrali

che contendono ai topi

cartocci arrugginiti di escrementi

se apri le braccia balza al cuor

Valle del Belice dove

i congiunti sotto le rovine

chiamano un popolo che attende

col tufo sul viso ancora l’alba” hai scritto.

Tradurre la tua poesia in spagnolo è stato un onore e un piacere per me. Ho raccolto, come ho detto all’inizio di questa lettera, le emozioni, l’identità, i ricordi. Anche la bellezza. Nutrienti per rendere il percorso che non seguo da solo, un percorso che prima o poi dovrebbe portare a un orizzonte chiaro. È la nostra sfida per i tutti i nostri figli. Spero, caro fratello, come sai, che questa semplice bandiera etica e amorevole, vada da mano in mano, come in una giornata di festa.

Nell’intelletto abraso

transitano messaggi

mentre m’innalzo a stendere

un rigo di luce tra due rive (…)”

Condannati ai sogni, dolce condanna, al generoso sacrificio e all’amore, gestore delle necessarie fraternità universali, Ti abbraccio, in poesia, Gabriel Impaglione

Gabriel Impaglione è nato a Buenos Aires nel 1958, poeta e giornalista argentino. Autore di: “Echarle pájaros al Mundo” (Ediciones Panorama, BsAs, 1994), “Breviario de Cartografía Mágica” (El Taller del Poeta, Galicia, 2002), “Poemas Quietos” (Antol. Editorial Mizares, Barcelona, 2002), “Bagdad y otros poemas” (El Taller del Poeta, Galicia, 2003), “Letrarios de Utópolis”.

“Qui disfa

Il suo rossore il giorno

E l’acqua che va

Con vele di madreperla

Si porta i baci

Carichi d’amore

Verso alte piogge.”

Gabriel Impaglione da “Giovannía: poesia d’amore”

Isla  Negra 12/422 – casa de poesía y literatura

Publicación inscripta en el Directorio Mundial de Revistas Literarias UNESCO  direttore:Gabriel  Impaglione

“Nell’intelletto abraso

Transitano messaggi

Mentre  mi innalzo a stendere

Un rigo di luce tra due rive.

EL FINAL DE LOS POETAS

Le tarde de marzo muere en el Tirreno

El gesto rechaza la palabra

Ya te pierdes en el vacio sideral

Con les cruces del Sur en processione

En tu lamentu de sir vivo

Agujerando par la sìlabra.

Un viento a sueldo te comunica

El final des los poetas mendo reflexionas

El auncio funebres, maledices

El istante trapasado en los sienes,

pero còsmica es la luz en que te pierdes. 

(En “Messaggio d’amore”)

Ed TERZO MILLENNIO. Rivista Internazionale di Letteratura-ITALIA

Version al castellano de Gabriel Impaglione

Poesia.d’amore
(A mia moglie)

Ogni.giorno.con.te
occhi.di.miele
con.te.vivo.visioni.nuove
nelvortice.delle.ore
inventario.di.proteste.e.di.martiri
stracci.di.speranze.spalancate
sullo.sgomento.di.strade.offuscate
bocche.soffocate.nel.giorno
dal.clamore.di.voci.deserte
-mani.slogate.a.impastare
matasse.di.albe.e.di.tramonti
–mani.spalancate.ad.aspettare
la.spugna.di.Cristo.e.della.storia
–le.tue.mani.dipinte.di.incertezze
sull’orizzonte.del.domani
e.dentro,dentro.un.mondo.vuoto
a.stento.in.quel.momento.trattenuto
dal.bianco.fluorescente.del.tuo.seno
–fuori.il.tempo.corrode.la.mente
su.lamiere.di.acque.peregrine.
e.nelle.vetrine.l’abbaglio.dei.consumi
apre.prospettive.disperate
al tuo destino-

Ogni.giorno.con.te
la.tua.voce.soave
percuote.questa.stanza
dove.confeziono.rochi.manichini
sepolto.nel.tunnel.quotidiano
–ti.chiedo.notizie.dell’amore
mi.parli.di.un.universo.senza.fine
ti.chiedo.se.il.cuore.può.sperare
che.l’alba.di.domani
vedrà sorgere un giorno senza tempo

Tu.immersa
nel.viola.del.silenzio
sorridi.e.sembri.attenta
ad.uncinarmi.dentro.fatui.enigmi

Ogni.giorno.con.te
viola.d’amore
io.dipingo.prati.di.ninfee
mentre.nel.sangue.s’aggira.l’ago.del.dolore
la.mente.affonda.nel.tuo.sogno.segreto
si.confonde.trafitta.dalla.luce
nel.mio.labirinto.di.rovine
e devasta l’acropoli del cuore

Ogni.giorno.con.te
con.te.ricerco
nello.stridore.dei.tramonti
il.profumo.dei.fiori
il.senso.reale.dei.colori
il.mio.essere.perduto
nel.risucchio.dei.giorni.e.del.futuro
mentre.tu.allodola.gentile
ti.nascondi.nel.velo.dei.sogni
e.non.rispondi

Ogni.giorno.con.te
sei.dolcissima
con.me.che.riaffondo.nella.palude.del.male
e.mi.consumo.sul.molo.ad.approdare
nel.precipizio.dei.giorni.alle.tue.mani
che.scintillano.nella.muta.stanza
tra il brusio furtivo dei minuti

sempre più belle sempre più lontane

Poesía.de.amor
(A mi esposa)

Cada.día.contigo
ojos.de.miel
contigo.vivo.visiones.nuevas
–e.nel.espiral.de.las.horas
inventario.de.protestas.y.martirios
harapos.de.esperanzas.abiertas
sobre.el.miedo.de.calles.oscuras
bocas.sofocadas.en.el.día
por.el.clamor.de.desiertas.voces
–manos.desarticuladas.de.amasar
ovillos.de.albas.y.de.ocasos
–manos.echadas.a.esperar
la.esponja.de.Cristo.y.de.la.historia
–tus.manos.pintadas.de.incertidumbres
sobre.el.horizonte.de.mañana
y.adentro,adentro.un.mundo.vacío
fatigado.en.aquel.momento.detenido
por.el.blanco.fluorescente.de.tu.seno
–afuera.el.tiempo.corroe.la.mente
sobre.láminas.de.aguas.peregrinas
y.en.las.vidrieras.el.ladrido.del.consumo
abre.desesperadas.perspectivas
a. tu. Destino.

Cada.día.contigo
tu.voz.suave
golpea.este.cuarto
donde.confecciono.sordos,maniquíes
sepulto.en.el.túnel.cotidiano
–te.pido.noticias.del.amor
me.hablas.de.un.universo.sin.fin
te.pregunto.si.el.corazón.puede.esperar
a.que.el.alba.de.mañana
vea surgir un día sin tiempo

Tú.immersa
en.el.violeta.de.los.silencios
sonríes.y.pareces.dispuesta
a.apresarme.en.vanos.enigmas
Cada.día.contigo          
viola.de.amor
yo.pinto.prados.de.ninfas
mientras.en.la.sangre.ronda.la.aguja.del.dolor
la.mente.se.hunde.en.tu.sueño.secreto
se.confunde.atravesada.por.la.luz
en.mi.laberinto.de.ruinas
y desvasta la acrópolis del corazón

Cada.día.contigo
contigo.busco
en.los.rumores.del.crepúsculo
el.perfume.de.las.flores
el.sentido.real.de.los.colores
mi.ser.perdido
en.la.vorágine.del.presente.y.del.futuro
mientras.tú.pájaro.gentil
te.escondes.tras.el.velo.de.los.sueños
y.no.respondes
cada.día.contigo
eres tan dulce conmigo

y.,yo.me.hundo.en.los.pantanos.del.mal
me.consumo.en.elmuelle.para.embarcar
en.el.precipicio.del.día.sobre.tus.manos
que.brillan.en.el.mudo.cuarto
entre el murmullo furtivo de los minutos

siempre más bellos siempre más lejanos

Allá arriba día a día

montones de huesos exhalan

gemidos de hambre, alrededor

fulgurantes cajitas cromadas

que protegen sombreros de plumas

y cigarros entre labios babeantes

me pisotean el corazón.

Dios de la nada

Dios de la nada y del dolor,

dios de los pobres, Dios mío,

asísteme te ruego para subir

los escalones de la oscuridad

con la carga del mal

y la pena del prójimo en el corazón.

Empujado por convulsas fantasías

he caminado racionales espirales

con la fuerza de los ojos,

arriesgué ante la fosa de los leones,

el oasis de vidrio,

la sombra, la masacre.

Ahora en el desierto del alma,

en el descenso homogeneo de la carne,

en el incendio de la historia y del futuro,

asísteme te ruego te prego a recortar

en la mezcla de la sangre y el pensamiento

la vela, la nube que salve,

la fuga al precipicio en el azul.

Dios de nada y del dolor,

Dios emergido de lo oscuro a intermitencias

en el delirio injusto del injusto,

asísteme te ruego mientras desgrano

istoria de piedad y de esperanza,

rientra trastabillo en otras ionósferas

y me obstino en esperar,

araña pegada al vidrio del porqué,

tu señal, la uña que arranque

el jeroglífico del día,

el sabor del cielo y del infierno,

al alma regresará la dulzura,

al mundo desconcertado su luz.

Il cielo rotola in lembi di cristallo

Tento con rosolata mano

Di trattenere il giorno che precipita

Dai rami stravolti nella sera.

“El cielo rueda en bordes de cristal

busco con dorada mano

detener el día que precipita

desde los deformados ramos de la noche “

Dio del nulla e del dolore

Dio dei poveri mio Dio

assistimi ti prego nel salire

i gradini del buio

con l’involucro del male

con la pena del prossimo nel cuore.

Lo incontrai alla stazione che partiva

l’interrogai, mi rispose – Vado via

in questi luoghi non ho più nessuno

la mia terra verde fiorita

non ha uno spicchio di pane per me.

Più tardi appresi

che era rimasto sepolto sotto il crollo

di una miniera in Belgio.

 Gli amici assorbivano tristi

il fiato delle mie parole:

in quella storia sentivano ripetere

la vita di tutti loro.

Quisieras agujerear

Quisieras agujerear

la caparazón sigilada

de resignada conchilla

y dejarte arrastrar

al remolino del azahar.

Pero hierve la ola,

el fuego seca estrellas y cielo,

sobre el borde del.alma

tú ya no respiras,

el mareo asciende

y el mal se anula.

Otro día

Otro día

se arquea sobre nosotros

el armisticio terminó

en el registro

la red de sueños se ha destejido.

El hombre persiste en descomponer la unidad

y cabalgando satélites

va a la caza del oculto dios

Le ultime gemme

Le.ultime.gemme 
luccicano.sui.tralci
 
nell’eccidio.del.giorno
 
nell’eclissi.del.mondo
 
sono.i.tuoi.occhi.di.stella.marina
che.scintillano.negli.abissi.della.notte
 
sono i tuoi occhi di fata morgana

Che.mi.accecano.sul.molo.di.Messina 
nella livida stagione della diossina

Las últimas gemas

Las últimas gemas

brillan sobre las ramas

en la masacre del día

en el eclipse del mundo

son tus ojos de estrella de mar

que brillan en los abismos de la noche

tus ojos de maga o espejismo

que me ciegan sobre el muelle de Messina

en la lívida estación de la dioxina

Maggio ‘68 

Maggio.’68. 
nella.cortina.del.porto 
un.concerto.di.clacson 
sventolano.stendardi 
ringhiano.slogans.impazziti 
in.testa.lacera.l’aria 
il fischietto della storia

Tu.nella.grotta.della.Fata.Morgana 
trafitto.dalla.vergine.schiuma 
d’ira.e.d’amore 
rigeneri.covate.d’ideali 
sull’argine.vergine.del.mare 
riesplodono.i.sogni.sgozzati 
sugli.specchi.degli.anni.favolosi 
analizzi.sbricioli.assiomi 
e.nei.vergini.inganni 
della.nuova.frontiera 
affondi.dolcemente 
tra riverniciate pareti d’utopia

Mayo ‘68

Mayo‘68 .
en.la.zona.del.puerto 
un.concierto.de.bocinas 
flamean.banderas 
ladran.consignas.enloquecidas 
lascera.el.aire la.cabeza
con el silbato de la historia

Tú.en.la.gruta.de.la.maga Morgana
atravezado.por.la.espuma.intacta 
de.la.ira.y.el.amor 
incubas.ideales 
sobre.el.virgen.terraplén.del.mar 
florecen.los.sueños.degollados 
sobre.espejos.de.años.fabulosos 
analizas.axiomas.triturados 
y.en.los.castos.engaños 
de.la.nueva.frontera 
te.hundes.dulcemente 
entre repintadas paredes de utopía

Uscire e non sapere


Uscire.e.non.sapere.dove.andare 
con.la.pioggia.che.devasta.le.ferite 
dei.prati.e.delle.strade 
gremite di silenzio e di sgomento 

II 
Incagliato.nella.tela.del.finito 
mentre.bevi.l’umido.sole.nella.mano 
vedi.tra.gli.alberi.di.fiato 
schizzare.trecce.di.sogni.dalle.dita 
verso.un.pollice.di.cielo.rischiarato 
da.una.freccia.di.luna.dove.sai 
l.rassegnazione.la.certezza.il.bene 
legato a un filo bianco

Salir y no saber


Salir.y.no.saber.adonde.ir 
con.la.lluvia.que.arrasa.las.heridas 
de.prados.y.calles 
hartas de silencio y consternación 

II 
Varado.en.la.tela.de.la.finitud 
mientras.húmedo.sol.bebes.en.la.mano 
ves.tras.los.árboles.del.aliento
como.salpican.los.dedos.sueños trenzados
hacia.un.pulgar.de.cielo.claro 
flecha.de.luna.donde.distingues 
la.resignación.la.certeza.el.bien 
atado a un hilo blanco

Oltre i cancelli

Oltre.i.cancelli.scorticati.dal.furore 
nella.gola.dei.passeri.scoppia.il.giorno 
le.valve.si.arrendono.al.dolore 
per.la.clemenza.dell’ombra 
al.vertice.la.speranza.burocratica 
del.bene.nell’aria.invalicabile 
la.libertà.prescritta.dai.tuoi.sibili 
è nei limiti lussuoso arredamento

Incolonnato.nell’ansia.della.resa 
ascolti.il.delirio.di.chi.muore 
in.cifre.di.disfatta.e.sperimenti 
le.piaghe.del.coraggio 
bruciato.su.sentieri.padronali 
dove.i.mandorli.fioriti.sono.la.mano 
aperta.del.cielo.che.solleva 
dentro una nuvola di luce

Más allá de los portones

Más.allá.de.los.portones.desollados.por.la.furia 
en.la.garganta.de.los.pájaros.estalla.el.día 
Las.ostras.se.rinden.al.dolor 
hasta.la.clemencia.de.la.sombra 
En.la.cima.la.esperanza.burocrática 
del.bien.–en.el.aire.infranqueable 
la.libertad.establecida.por.tus.silbidos 
es en el límite un lujoso mobiliario

Encolumnado.en.el.ansia.de.la.rendición 
escuchas.el.delirio.de.quien.muere 
en.cifras.de.derrota.y.experimentas 
las.llagas.del.coraje 
quemado.en.los.senderos.del.patrón 
allí.los.almendros.en.flor.son.la.mano 
abierta.del.cielo.que.alza
una nube de luz.

La fine dei poeti

La.sera.di.marzo.muore.nel.Tirreno 
il.gesto.rifiuta.la.parola 
già.sbandi.nel.vuoto.siderale 
con.le.croci.del.Sud.in.processione 
nel.tuo.lamento.di.vivo 
forato dalla sillaba

Un.vento.stipendiato.ti.comunica 
la.fine.dei.poeti.muto.valuti 
l’annuncio.funerario.maledici 
l’attimo.trafitto.nelle.tempie 
ma cosmica è la luce in cui ti perdi

El final de los poetas

La tarde de marzo muere en el Tirreno,

el gesto rechaza la palabra,

ya te pierdes en el vacío sideral

con las cruces del Sur en procesión

en tu lamento de ser vivo

agujereado por la sílaba.

Un viento a sueldo te comunica

el final de los poetas, mudo reflexionas

el anuncio fúnebre, maldices

el instante traspasado en las sienes,

pero cósmica es la luz en que te pierdes.

Dialogo muto

Tutto nel buio è dialogo muto 
il giorno miraggio che uccide 
la cronaca tortura 
il cuore insidia

Il transistor trama accordi nella notte 
per te che non ascolti in sintonia 
con un’onda tua

rare voci 
scheggiate nel grido quotidiano 
la gioia di ferite 
di creatura schiava della terra 
nell’ansia che l’azzurro la rivesta

Vorresti lenire 
la dannazione fraterna 
mentre pestato da mille mani 
cerchi sull’òrbita incompiuta 
lo spasimo del nulla o il bene eterno

Diálogo mudo

Todo en lo oscuro es diálogo mudo 
el día ilusión que mata 
la crónica tortura 
el corazón engaño

La radio trama acuerdos en la noche 
para ti que no escuchas en sintonía 
con tu onda

voces extrañas 
astilladas en el grito cotidiano 
alegría de heridas 
de criatura esclava de la tierra 
ansiosa que el azul la cubra

Quisieras atenuar 
la maldición fraterna 
mientras golpeado por mil manos 
buscas en la incompleta órbita 
el espasmo de la nada o el bien eterno

L’insania di scrivere versi

Ora blàteri da microfoni spaziali 
dove hai dovuto trasferire

l’insania di scrivere versi

Nessuno sa la ragione del tuo esilio 
e come uccida 
prorogare tutte le scadenze 
quando il trionfo è gioco clientelare 
ma dentro prevalse l’ideale 
l’impegno politico fu amore 
ad un’Isola di lutti 
perciò fu fatale la ferita

Nella solitudine astrale 
ora smerigli tarde primavere 
e sogni soltanto di guarire

La locura de escribir versos

hablas a destajo desde micrófonos espaciales 
donde tuviste que transferir

la locura de escribir versos

Ninguno sabe la razón de tu exilio 
y cómo mata 
prorrogar todas las obligaciones 
cuando el triunfo es clientelismo 
Pero dentro prevalece el ideal 
el empeño político fue amor 
a una Isla enlutada 
por esto fue fatal la herida

En la soledad astral 
pules tardías primaveras 
y sólo sueñas en sanar

La stanza di carta

Presto fuggirò dalla stanza 
di carta illuminata 
dai miei errori 
nell’assenza il quaderno 
attenderò la mano che lo frughi 
c’è il tempo speso in folli itinerari 
sordo all’appello familiare 
del pane certo 
c’è il segno della mia riconoscenza 
per chi ha impagliato 
ghirlande di sogni nel mio inverno 
c’è il senso di una vita 
tentata con ragioni in cui ho creduto 
la preghiera del dovere 
bevuta sino al sorso dell’addio

Già nell’abisso fumano i pagliai 
sotto la luna i contadini s’imbarcano 
su vascelli di memoria e di demenza 
nel prurito dei tizzoni s’agita il vento 
che verrà a strapparmi l’ultimo grido

Chissà se dietro le tendine dissestate 
vivrà il guaito una parola

La habitación de papel

Pronto huiré de la habitación 
de papel iluminado 
por mis errores 
en la ausencia esperaré la mano
que urgue mi cuaderno
está el tiempo gastado en loco itinerario 
sordo al llamado familiar 
del pan seguro 
está la señal de mi reconocimiento 
para quien ha dado cuerpo 
a las guirnaldas de sueños en mi invierno
está el sentido de una vida 
tentada de razones en las que he creido 
la oración del deber 
bebida hasta el sorbo del adiós

Ya en el abismo humean los pajares 
bajo la luna se embarcan campesinos 
sobre naves de memoria y demencia 
en el escozor de la brasa se agita el viento 
que vendrá a arrancarme el último grito

Quizá si detrás de los ruinosos tendones 
se lamente una palabra

So che verrai

So che verrai questa notte

agitando la bianca ala di farfalla

nell’inganno della mia fatua luce

Non tarderò ad aprire la finestra

e.finalmente.sepolto.nel.tuo.abbraccio 
sentirò.cembali.intonare 
un concerto d’amore e di pietà

Sé que vendrás

Sé que vendrás esta noche

agitando la blanca mano de mariposa

en el engaño de mi luz fatua

no tardaré en abrir la ventana

y finalmente hundido en tu abrazo

sentiré los címbalos entonar

un concierto de amor y de piedad

Tra due rive

Il.cranio.del.Re.fuma 
su.nevrotici.precipizi 
oscilla.la.rondine.tra.i.fili 
accerchia.le.antenne.a.fiotti.d’ala 
abbozza profili di partenze

L’ultima.mosca.crepita 
nella maglia del ragno

Nell’intelletto.abraso 
transitano.messaggi 
mentre m’innalzo a stendere

un rigo di luce due rive

Entre dos orillas

El.cráneo.del.Rey.fuma 
neuróticos.precipicios 
oscila.la.golondrina.entre.los.hilos 
circunda.las.antenas.a.golpes.de.ala
ensaya perfiles de partida

La,.mosca.crepita 
en la red de la araña

En la erosionade.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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