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ALDO CAZZULLO GIORNALISTA E SCRITTORE DAGLI ANNI DI GUERRA AL PURGATORIO LA TERRA DEGLI UOMINI

ALDO  CAZZULLO

Aldo Cazzullo nasce nella cittadina di Alba il 17 settembre 1966. E’ uno dei giornalisti più conosciuti nel panorama italiano. Molto apprezzato anche come saggista e storico, tanto che spesso i suoi libri si trasformano in casi editoriali, Aldo Cazzullo è arrivato nella sua carriera a documentare gli eventi più importanti della nostra storia contemporanea e a intervistare alcune delle personalità più rilevanti della politica, dello spettacolo, dello sport e della cultura. Scopriamo di più sul suo percorso professionale e privato. Quando nasce ad Alba, in provincia di Cuneo, il padre lavora in banca mentre la madre è socia di un’azienda che produce etichette vinicole. Guà quando è molto giovane, emerge in maniera chiara la passione di Aldo per il giornalismo, ma anche per la politica. Ecco che a solo 17 anni inizia a lavorare in un giornale progressistaIl Tanaro. Dopo una giovinezza trascorsa felicemente nella sua terra d’origine, sceglie di perseguire la carriera giornalistica entrando come praticante nella redazione de La Stampa nel 1988. Dopo dieci anni trascorsi alla redazione del quotidiano torinese, decide di trasferirsi a Roma, continuando a collaborare con la redazione locale de La Stampa. Nel 2003, dopo ben quindici anni, accetta la proposta del Corriere della Sera, alla cui redazione approda in qualità di inviato speciale ed editorialista. Con il Corriere nasce un rapporto molto proficuo, che vede Aldo Cazzullo lavorare ai contenuti per cinque edizioni delle Olimpiadi, da Atene 2004 fino a Rio 2016, e altrettanti mondiali di calcio, tra i quali spicca ovviamente l’edizione del 2006 che ha visto trionfare la nazionale azzurra. Cazzullo è inoltre noto per le sue interviste di altissimo rilievo; è riuscito ad annoverare fra le persone che si sono sedute di fronte al suo microfono il fondatore di Microsoft Bill Gates, l’acclamato regista Steven Spielberg, fino a personaggi divisivi come Nigel Farage e Marie Le Pen. Al Corriere della Sera riesce ad affermarsi sia grazie alle sue interviste, sia alle ottime coperture sui principali fatti che hanno caratterizzato i primi due decenni del XXI secolo. Tra gli articoli più rilevanti si ricordano, ad esempio, quello riguardo la morte di Lady Diana e quelli di analisi delle vittorie elettorali di alcuni leader mondiali. Ha seguito anche i più importanti referendum, compreso quello che ha visto il Regno Unito decidere di lasciare l’Unione Europea nel 2016. Oltre all’attività come giornalista gli viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella saggistica e nella  storio gra fia italiana. Le sue pubblicazioni, che hanno abbondantemente superato la ventina, esplorano temi identitari per il paese. Dagli esordi più critici, quali Outlet Italia (2007) e L’Italia de noantri del 2009, Cazzullo ritorna sui propri passi per evidenziare quali sono le potenzialità da valorizzare nel nostro Paese. In libri come Viva l’Italia! e Metti via quel cellulare, scritto a sei mani con i figli, si conferma la capacità dello scrittore di creare casi editoriali di successo. Ben cinque sono le sue pubblicazioni che hanno superato le 100 mila copie vendute, una cifra che per il mercato italiano è sicuramente di tutto rispetto. Ai successi commerciali si accompagnano da subito anche quelli di critica. Nel 2006 si aggiudica il premio Estense per la scrittura de I grandi vecchi. A questo primo riconoscimento ne seguono molti altri, tra cui spiccano i premi Cinqueterre, Hemingway, Fregene e quello di Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante. A partire dal gennaio 2017, Il Corriere della Sera gli affida la guida dell’ambita rubrica delle lettere, dove succede al giornalista Sergio Romano. Nel settembre del 2018 pubblica il libro Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione, seguito due anni più tardi da un vero best-seller: A riveder le stelle. Dante il poeta che inventò l’Italia Oltre a partecipare a vari talk show di approfondimento politico e culturale, Aldo Cazzullo sceglie di dare vita a una collaborazione più continuativa con il mondo della televisione nella stagione televisiva 2019-2020: cura le interviste di Povera Patria, trasmissione condotta da Annalisa Bruchi, a fianco della quale si cimenta anche nella conduzione di Restart – l’Italia ricomincia da te, programma che va in onda in seconda serata su Rai Due. Sposato con Monica Maletto dal 1998, Aldo Cazzullo ha due figli, Francesco e Rossana, coi quali adora viaggiare e che hanno partecipato assieme a lui alla stesura di alcune opere. È un padre molto presente, nonostante i tanti impegni professionali, e la sua dedizione per la famiglia non viene mai meno.

LA GUERRA DEI NOSTRI NONNI: LA GUERRA (1915-1918)

La Grande Guerra non ha eroi. I protagonisti non sono re, imperatori, generali. Sono fanti contadini: i nostri nonni. Aldo Cazzullo racconta il conflitto ’15-18 sul fronte italiano, alternando storie di uomini e di donne: le storie delle nostre famiglie. Perché la guerra è l’inizio della libertà per le donne, che dimostrano di poter fare le stesse cose degli uomini: lavorare in fabbrica, guidare i tram, laurearsi, insegnare. Le vicende di crocerossine, prostitute, portatrici, spie, inviate di guerra, persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi, grandi personaggi e altri sconosciuti. Attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze anche inedite, “La guerra dei nostri nonni” conduce nell’abisso del dolore. Ma sia le testimonianze di una sofferenza che oggi non riusciamo neppure a immaginare, sia le tante storie a lieto fine, come quelle raccolte dall’autore su Facebook, restituiscono la stessa idea di fondo: la Grande Guerra fu la prima sfida dell’Italia unita; e fu vinta. L’Italia poteva essere spazzata via; dimostrò di non essere più “un nome geografico”, ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità, che il libro denuncia con forza, di politici, generali, affaristi, intellettuali, a cominciare da D’Annunzio, che trascinarono il Paese nel grande massacro. Ma può aiutarci a ricordare chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci, e quale patrimonio portiamo dentro di noi.

POSSA IL NOSTRO SANGUE SERVIRE

La Resistenza a lungo è stata considerata solo una “cosa di sinistra”: fazzoletto rosso e Bella ciao. Poi, negli ultimi anni, i partigiani sono stati presentati come carnefici sanguinari, che si accanirono su vittime innocenti, i “ragazzi di Salò”. Entrambe queste versioni sono parziali e false. La Resistenza non è il patrimonio di una fazione; è un patrimonio della nazione. Aldo Cazzullo lo dimostra raccontando la Resistenza che non si trova nei libri. Storie di case che si aprono nella notte, di feriti curati nei pagliai, di ricercati nascosti in cantina, di madri che fanno scudo con il proprio corpo ai figli. Le storie delle suore di Firenze, Giuste tra le Nazioni per aver salvato centinaia di ebrei; dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che sceglie di morire con i suoi parrocchiani dicendo “vi accompagno io davanti al Signore”; degli alpini della Val Chisone che rifiutano di arrendersi ai nazisti perché “le nostre montagne sono nostre”; dei tre carabinieri di Fiesole che si fanno uccidere per salvare gli ostaggi; dei 600 mila internati in Germania che come Giovanni Guareschi restano nei lager a patire la fame e le botte, pur di non andare a Salò a combattere altri italiani. La Resistenza fu fatta dai partigiani comunisti come Cino Moscatelli, ma anche da quelli cattolici come Paola Del Din, monarchici come Edgardo Sogno, autonomi come Beppe Fenoglio. E fu fatta dalle donne, dai fucilati di Cefalonia, dai bersaglieri che morirono combattendo al fianco degli Alleati…

LA MIA  ANIMA E’ OVUNQUE TU SIA


Il nuovo romanzo di Aldo Cazzullo è una grande metafora della nostra identità e un romanzo sull’origine dell’Italia di oggi, sulle ragioni profonde dell’odio e dell’amore che ci tiene, nonostante tutto, uniti.

Alba, aprile 1945. In città è arrivato il tesoro della Quarta Armata. Il denaro, il frutto delle requisizioni, le ricchezze che una forza di occupazione accumula in guerra: tutto questo viene spartito tra la Curia e i partigiani. Il vescovo affida la propria parte a un giovane promettente, cresciuto in seminario: Antonio Tibaldi. Il capo dei partigiani rossi, Domenico Moresco, tiene la propria parte per sé, tradendo l’amicizia del compagno Alberto e la memoria della donna che entrambi hanno amato con l’assolutezza della gioventù e della battaglia: Virginia, occhi chiari, sorriso a forma di cuore e coraggio da combattente, torturata e uccisa dai fascisti.
Alba, 25 aprile 2011. In un bosco sulla Langa viene ritrovato il cadavere di Moresco, divenuto industriale del vino, capostipite di una delle due grandi famiglie della città. Sul caso, oltre alla polizia, indaga Sylvie, detective tanto spregiudicata quanto seducente, ingaggiata dal capo dell’altra dinastia: Tibaldi. Alba, 1963. Un grande scrittore, outsider della letteratura italiana, impiegato della Tibaldi Vini, sente vicina la morte. E allora cerca di ricostruire la storia del tesoro, della guerra partigiana, di un amore perduto. E intuisce i fili di una vicenda destinata molti anni dopo a finire in un delitto, sulla cui scena si agitano fantasmi del passato, comunisti, sacerdoti, fascisti, mogli tradite e traditrici, figli forse illegittimi, passioni romantiche e sadiche. Con una scrittura veloce, scabra, incalzante, ma con una cifra straordinariamente originale e viva, Aldo Cazzullo costruisce un romanzo che è al tempo stesso un avvincente noir, una grande storia d’amore e un racconto simbolico che getta una luce inattesa sulla nascita di una nazione, la nostra. Una storia dal respiro epico eppure capace di concentrarsi sulle pieghe nascoste, segrete, degli uomini e dei tempi, una storia che tiene insieme la guerra mondiale e le piccole guerre di famiglia, passioni collettive e brucianti “questioni private”. Fino al colpo di scena finale. Secco come una fucilata, emozionante come un bacio rubato alla guerra, La mia anima è ovunque tu sia è una grande metafora della nostra identità e un romanzo sull’origine dell’Italia di oggi, sulle ragioni profonde dell’odio e dell’amore che ci tiene, nonostante tutto, uniti.

I RAGAZZI CHE VOLEVANO FARE LA RIVOLUZIONE: Lotta Continua 1969-1979)

Marzo 1963: Palmiro Togliatti parla alla Normale di Pisa. Un ragazzo lo apostrofa: «Perché non avete provato a fare la rivoluzione?». «Provaci tu, se sei capace» risponde irritato il segretario. «Lo farò, lo farò.» Il ragazzo si chiama Adriano Sofri. Sei anni dopo fonda Lotta continua. In questa nuova organizzazione rivoluzionaria ci sono i suoi amici pisani, gli studenti che hanno occupato le università, gli operai della Fiat, immigrati, arrabbiati, ribelli. I ragazzi di Lotta continua distribuiscono volantini alle porte delle fabbriche, si scontrano con la polizia, organizzano concerti, finiscono in carcere. Il 12 dicembre 1969 scoprono in piazza Fontana che in gioco ci sono la vita e la morte. Attraverso giornali, volantini, documenti interni al movimento, rapporti di polizia e testimonianze dirette, Aldo Cazzullo ricostruisce in questo libro, qui presentato in una nuova edizione rivista, la storia del più originale gruppo della nuova sinistra italiana, dalla scintilla del Sessantotto alla condanna del delitto Moro. Il suo è il racconto della formazione di politici e intellettuali, delle illusioni svanite nel terrorismo o nella droga, dell’avventura dell’ultima generazione che ha affidato la vita e la ricerca della felicità alla politica.

LE ITALIANE

Sono le donne a custodire l’identità italiana. Partendo da questa convinzione, Aldo Cazzullo rievoca le figure, il carattere e le storie delle italiane che ha conosciuto. Un racconto a più voci che è anche un viaggio dentro l’animo femminile e nella comunità nazionale. Dalle centenarie che hanno fatto l’Italia, come Franca Valeri e Rita Levi Montalcini, alle giovani promesse di oggi, come Chiara Ferragni e Bebe Vio.
Donne di potere, come Nilde Iotti e Miuccia Prada, e donne di parola, da Oriana Fallaci a Inge Feltrinelli. Per arrivare a oggi: chi ha salvato l’Italia nell’anno terribile della pandemia? Noi diciamo medici e infermieri, al maschile. Ma non solo la maggioranza delle infermiere sono donne; sono donne la maggioranza dei giovani medici. Neppure il lockdown ha fermato le cassiere dei supermercati, le edicolanti, le poliziotte, le farmaciste, le professoresse che hanno fatto lezione on line, le mamme che hanno lavorato e badato ai figli rimasti a casa, le nonne che hanno corso rischi pur di prendersi cura dei nipoti. In queste pagine si raccontano in prima persona attrici come Monica Bellucci e Stefania Sandrelli, cantanti come Laura Pausini e Gianna Nannini, campionesse dello sport come Valentina Vezzali e Federica Pellegrini. Scrittrici come Dacia Maraini, critiche come Fernanda Pivano, editrici come Elvira Sellerio. Ma compaiono anche figure storiche come Chiara d’Assisi, patriote, partigiane, combattenti. Alcune non ci sono più, altre hanno tutta la vita davanti. Samantha Cristoforetti ha conquistato lo spazio, Nives Meroi l’Himalaya, Sofia Viscardi la Rete. Tante hanno sofferto moltissimo, sia pure in modi diversi: Alda Merini in manicomio, Vittoria Leone nelle stanze del potere, Maria Romana De Gasperi quando il padre era nelle carceri fasciste. Molte testimoniano che l’Italia resta purtroppo un Paese maschilista; ma tutte confermano che la grande avanzata delle donne è appena cominciata.

LE DONNE EREDITERANNO  LA TERRA

Le donne erediteranno la terra, un elogio alla figura femminile in tutta la sua bellezza e alla sua forza, fatto da Aldo Cazzullo per Mondadori, durante quello che lui stesso definisce “il secolo del sorpasso della donna sull’uomo”.  I segnali, secondo l’autore, sono tangibili e non possono essere ignorati;  a Londra e a Berlino governano due donne, il sindaco della nostra capitale è una donna, abbiamo anche una presidente alla camera e un’astronauta che ci riempie d’orgoglio, ma questo è solo l’inizio. Solo le donne con le loro qualità e la loro tenacia riusciranno a guidarci nel terribile periodo storico che ci aspetta. L’autore evoca il genio femminile che nel corso dei secoli si è preso cura della terra e dell’uomo, riunendo qui le loro storie sperando che possano essere un’ispirazione per le nuove generazioni. Proprio a loro è rivolto questo libro, a quelle ragazze che Cazzullo definisce come “la generazione Hermione”, ragazze cresciute con modelli completamente diversi da quelli del passato ma che devono comunque conoscere le donne che ci sono state prima di loro. Donne del passato e del presente che con la loro testardaggine hanno provato a rivoluzionare un mondo maschilista che ancora oggi prova, e molte volte riesce, a schiacciare la forza proprio perché consapevoli degli effetti che questa potrebbe avere sulla società che hanno costruito sulle fondamenta del testosterone. Scrittrici, scienziate, attrici, astronaute, ricercatrici, insegnanti, ribelli, soldate, artiste, politiche, mogli, personaggi della letteratura ogni donna trova il suo spazio tra le pagine di Cazzullo. Ovviamente un occhio di riguardo va alla nostra bella penisola, dove il maschilismo viene insegnato molte volte proprio dalle donne, eppure anche noi abbiamo avuto, e abbiamo, le nostre piccole rivincite. Donne straordinarie che non si sono fermate davanti alla prima porta chiusa, che hanno inseguito un obiettivo e l’hanno raggiunto con orgoglio. Per ricordarci che non siamo solo il paese di Belen Rodriguez, ma soprattutto di Tina Anselmi, che da poco ci ha lasciati con una grande eredità da non dimenticare.

«È come se da decine di secoli le donne in qualche modo vegliassero sulla storia, e le impedissero di degenerare

Aldo Cazzullo riesce nell’ardua impresa di raccontare tutta la storia femminile in poco meno di 200 pagine, consapevole del fatto che in realtà non ne basterebbero nemmeno il doppio per rendergli tutta la giustizia che merita. Per questo motivo inizialmente lo scetticismo era tanto, ma Cazzullo con la sua prosa impeccabile riesce a trasmettere il profondo amore e rispetto che nutre per le donne di cui scrive, che riprendono vita nelle pagine. La donna è il centro di tutto, il motore della terra, e non è certo presunzione, a parlare è la storia. Una storia difficile e sofferta, che raramente si schiera dalla parte femminile ma non per questo non degna di essere raccontata, storie di grandi donne che oggi più che mai sono un monito per apprezzare quello che siamo nel nostro piccolo e distaccarci finalmente da molti ideali sbagliati da cui veniamo influenzate fin da bambine. Per fortuna le nuove generazioni vengono influenzate da modelli diversi dai nostri, soprattutto nel cinema e nella letteratura, noi quei modelli ce li siamo dovuti cercare da sole. Cazzullo lo sa ed è proprio a loro che dedica questo libro, per ricordare quello che siamo state, quello che abbiamo costruito con le nostre braccia e dove potremmo arrivare se solo trovassimo la forza di brillare in cielo senza stelle. Le donne di Cazzullo sono tante, e tutte diverse, e tutte hanno sono un tassello fondamentale della storia del mondo. Ma donne del genere non si trovano solo nei libri di storia, si trovano anche nell’intimità della nostra casa, sono quelle donne che ci hanno cresciuto e amato e questo non si può dimenticare. Per questo le ultime pagine del libro viene denominata “la donna della mia vita”, dove sono inserite brevi intense storie di vita di donne che non hanno cambiato il mondo, ma che hanno saputo ispirare la vita delle persone che hanno avuto accanto.  L’autore non lascia indietro davvero nessuno, e se il caro maschio alpha sta arricciando il naso in questo momento si ricordi che anche lui è stato cresciuto da una donna, e che dovrebbe essere uno dei primi lettori di questo libro, che diventa più che mai uno specchio in cui riflettersi. Il fine ultimo dell’autore è il riconoscimento della donna a 360° all’interno della società, perché le donne non devono essere più un’eccezione ma la normalità. La narrazione di Cazzullo scorre come un fiume in piena ed è impossibile non lasciarsi travolgere, la passione che ha messo in queste pagine è palpabile e contagiosa, assolutamente da leggere.

«Voi donne siete meglio di noi. Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo, e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro volenteroso aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere. E potere non è una parola negativa, dipenda dall’uso che se ne fa. Le donne ne fanno un uso migliore degli uomini. E li salveranno. »

A RIVEDER LE STELLE

“A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia” di Aldo Cazzullo: È dedicato al Divin Poeta e alla sua Commedia, quello che Jorge Luis Borges definiva «il più bel libro scritto dagli uomini», A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia, il nuovo libro di Aldo Cazzullo, edito da Mondadori. Il giornalista rilegge il capolavoro del poeta fioren- tino, che definisce ‘padre della patria’, perché l’Italia «è nata dalla cultura e dalla bellezza. Dai libri e dagli affreschi. È nata da Dante e dai grandi scrittori venuti dopo di lui: Petrarca, che da piccolo ebbe la fortuna di incontrarlo; Boccaccio, che per primo definì la Commedia «Divina» e la lesse in pubblico.» «Dante non è soltanto il padre della lingua italiana. Una lingua che si è mantenuta fresca e viva grazie a lui e ai suoi seguaci, anche se per secoli nella vita quotidiana fuori da Firenze non l’ha parlata nessuno […] è anche il padre dell’Italia. Un nome che ripete quasi ossessivamente, fin dal primo canto del suo poema.» E così Dante si accinge a compiere «quello che Bonaventura da Bagnoregio, il successore d«La Divina Commedia può essere letta come un viaggio in Italia. E anche come un viaggio di San Francesco, ha chiamato nel titolo di un suo libro l’Itinerarium mentis in Deum, il viaggio della mente verso Dio» al termine del quale Dante uscirà nuovamente, nel trentaquattresimo e ultimo canto dell’Infernoa riveder le stelle: «Con la stessa parola termineranno anche le altre due cantiche, il Purgatorio e il Paradiso: le stelle sono il segno del vero destino dell’uomo, del suo slancio verso l’alto, della sua aspirazione all’ascesa.»  Rivivono dunque nelle parole di Aldo Cazzullo gli episodi immor tali della prima cantica dantesca, come l’incontro con Francesca da Rimini «forse il personaggio più noto della Divina Commedia» o quello con Ugolino, condannato a morire d’inedia assieme ai figli. Il racconto è drammatico: «Il quarto giorno Gaddo gli si gettò ai piedi, dicendo: «Padre mio, ché non m’aiuti?». Un grido che ricorda quello di Gesù sulla croce: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Gaddo fu il primo a morire.

Gli altri caddero uno a uno, tra il quinto e il sesto giorno. Allora il conte perse il controllo di sé, e per due giorni – ormai cieco – brancolò sui corpi dei ragazzi, chiamando i loro nomi, come per risvegliarli. «Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno.» Da sempre e per sempre si discuterà su quello che sia accaduto «poscia», dopo. Se Dante avesse voluto dirlo esplicitamente, l’avrebbe fatto. Ma non l’ha neanche voluto escludere. Tutte le ultime terzine dell’Inferno, quelle ambientate nel Cocito ghiacciato, sono segnate dall’idea di mangiare mordere,masticare,rodere. I cronisti del tempo confermano l’ipotesi più terribile: «Si trovò che ’ll’uno mangiò de le carni all’altro». Ma è più importante notare un’altra cosa. Anche il racconto di Ugolino non finisce, resta sospeso. «Più che ’l dolor, poté ’l digiuno» vale il «quel giorno più non vi leggemmo avante» di Francesca. Tutto è lasciato all’immaginazio ne del lettore».Certo, «interpre tare un poema antico di oltre sette secoli alla luce del presente sarebbe sbagliato. Ma lo sarebbe anche ignorare l’eterna giovinezza della Divina Commedia. La poesia di Dante si rivolge a ogni generazione di lettori, e quindi parla anche di noi, del tempo che ci è dato in sorte. E a ognuno di noi consente di pensare che il peggio sia alle spalle. Che il meglio debba ancora venire, per le nostre vite e per la nostra comunità nazionale, di cui Dante – poeta dell’umanità – può considerarsi il fondatore; perché ci ha dato non soltanto una lingua, ma soprattutto un’idea di noi stessi.» «Esserne consapevoli, e dimostrarsene all’altezza, sarebbe già una gran cosa»: ed è proprio questo l’augurio che l’autore rivolge ai suoi lettori, al termine del vorticoso viaggio «compiuto inseguendo il genio inquieto di Dante Alighieri, che ci ha lasciati – ma non del tutto – settecento anni fa.» Un libro, quello di Cazzullo, che rapisce e affabula ma che si riconosce debitore di opere come L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia  di Giulio Ferroni e In cammino con Dante L’Italia non nasce da una guerra o dalla diplomazia; nasce dai versi di Dante, a 700 anni dalla sua morte Nei circoli letterari si sussurra che Aldo Cazzullo conosca a memoria la Divina Commedia, imparata con i ferrei insegnamenti di un tempo. Di certo c’è che il nostro autore Dante ce l’ha nel cuore e lo racconta con una vena didattica, soffermandosi sulla cantica più conosciuta al mondo: l’Inferno. Ci avvicina a versi e personaggi entrati nell’immaginario di tutte le genti. Grandi letterati si sono accostati in modo profondo alla Commedia: dalle splendide pagine di Francesco De Sanctis alle raffinate intuizioni di Attilio Momigliano (citato anche da Jorge Luis Borges), alla lectio magistralis di Eugenio Montale che spiegò come il Dante poeta e l’artista fossero una cosa sola. Ma a mio sommesso parere il dantista per eccellenza del ‘900 è stato Natalino Sapegno, non solo perché in una celeberrima lettera sostenne che «la letteratura, non so se purtroppo o per nostra fortuna, è diventata in qualche modo la forma di tutta la nostra vita», ma anche perché la sua compenetrazione della Divina-Commedia lascia sbalorditi.

«Delle tre cantiche , l’Inferno è la più varia, la più mossa, la più drammatica e ricca di umanità. È il regno delle passioni intense e profonde; delle grandi figure emergenti su uno sfondo di tenebre e disperazione, ancora tutte avvinte agli affetti e alle cupidigie terrene, pronte a lasciarsi trasportare dai ricordi, a rivivere come presente il dramma della loro vita […]; e dietro di essi le folle dei peccatori, le figure dei demoni a mezzo tra l’umano e il simbolico, i personaggi della mitologia classica richiamati a nuova vita poetica, gli aspetti aspri e deformi, desolati e sconvolti del paesaggio, la tragicità ora terribile ora grottesca ora ripugnante delle pene […]» (Natalino Sapegno, Disegno storico della letteratura italiana).  

L’intuizione di Cazzullo è splendida: la nostra Patria nasce con Dante. Non dalla politica o dalle guerre, ma dalla cultura e dagli affreschi, da Petrarca e Giotto, dalla lingua forgiata dal Sommo Poeta. La lingua, la bellezza, la cultura, la letteratura e la filosofia, le arti e i mestieri, la ferocia, gli amori, i tradimenti e il doloroso esilio, tutto Dante provò. E come non ricordare Paolo e Francesca, da cui nascono versi che ci fanno assaporare l’impeto dell’innamoramento e della passione e la crudeltà della vendetta che si abbatte sui due amanti? Francesca è il primo caso narrato di femminicidio. E Dante diventa, forse, il primo femminista della storia: ricordiamo che siamo nel Medioevo, secoli bui in cui se la vita degli uomini contava poco, quella delle donne era pari a zero e si discuteva addirittura se avessero un’anima o meno. Invece Dante scrive che è solo grazie alla donna se la specie umana supera qualsiasi cosa terrena, perché la donna è il capolavoro di Dio. Per Dante la Commedia è anche una denuncia: i traditori, gli avidi, gli assassini vengono posti, con nome e cognome, nei gironi infernali, talvolta senza pietà, talvolta alleviando loro la pena. Ma è anche un atto d’amore verso il “bel Paese”, verso la sua città e la vita.  In quasi due secoli qualche critico ha definito Dante fazioso, irascibile, vendicativo, incattivito. In particolare Niccolò Machiavelli  sosteneva che l’Alighieri non avesse sopportato l’ingiusta condanna e l’ingiuria dell’esilio. Un giudizio ingeneroso, perché la verità è che Dante, e qui sta l’eterna giovinezza della sua opera, è duro e severo con tutti e in primis con se stesso. Ricordiamoci che Ulisse è Dante e Ulisse ci sprona: «Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza». Nell’eterna ricerca di queste stelle cardinale è l’universalità senza tempo della Divina Commedia e l’auspicio per ciascun Ulisse moderno che possa, dopo le peripezie di una vita, tornare nella sua Itaca.

PURGATORIO:  IL POSTO DEGLI UOMINI

«I nostri nemici finiranno all’Inferno; le nostre mamme in Paradiso; ma a noi un po’ di Purgatorio non lo leva nessuno. Per questo il Purgatorio è il posto degli uomini, dove andremo tutti. Meglio sapere per tempo quel che ci aspetta. Dante stesso pensava di finirvi da morto, nel girone dei superbi…». Aldo Cazzullo prosegue il viaggio sulle orme del «poeta che inventò l’Italia». Il romanzo della Divina Commedia, dopo l’Inferno, racconta ora il Purgatorio: il luogo del «quasi», dell’attesa della felicità; che è in sé una forma di felicità. Un mondo di nostalgia ma anche di consolazione, dove il tempo che passa non avvicina alla morte ma alla salvezza. Una terra di frontiera tra l’uomo e Dio, con il fascino di una città di confine. La tecnica narrativa è la stessa di “A riveder le stelle”. La ricostruzione del viaggio nell’Aldilà viene arricchita dai riferimenti alla storia, alla letteratura, al presente. Il Purgatorio è il luogo degli artisti: il musico Casella, il poeta Guinizzelli, il miniaturista Oderisi che cita l’amico di Dante, Giotto. Ci sono i condottieri pentiti nell’ultima ora: Manfredi con il ciglio «diviso» da un colpo, Bonconte delle cui spoglie il diavolo ha fatto strazio, Provenzano Salvani che si umiliò a chiedere l’elemosina per un amico in piazza del Campo a Siena. E ci sono le donne: gli occhi cuciti dell’invidiosa Sapìa, le lacrime disperate della vedova Nella e la splendida apparizione di Pia de’ Tolomei, l’unico personaggio a preoccuparsi per la fatica di Dante, «Deh, quando tu sarai tornato al mondo/ e riposato della lunga via…». Nel Purgatorio, oltre a descrivere il Bel Paese, il poeta pronuncia la sua terribile invettiva civile: «Ahi serva Italia, di dolore ostello…». E in cima alla montagna, entrato nell’Eden, ritrova Beatrice, più bella ancora di come la ricordava. Dante trema per l’emozione, piange, perde Virgilio, e si prepara a volare con la donna amata in Paradiso. E ognuno di noi, dopo due anni di pandemia, ha capito quello che il Purgatorio vuole significare. Può così sentirsi come Dante: «Puro e disposto a salire a le stelle».

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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