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FUORI DI CASA di Sebastiano Saglimbeni

Sebastiano Saglimbeni | 3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit  - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

FUORI  DI  CASA

DI SEBASTIANO  SAGLIMBENI

Ricevo e leggo con incontenibile

commozione il testo memoriale  FUORI DI CASA, a me dedicato dal grande scrittore,poeta,critico letterario e già Editore, SEBASTIANO SAGLIMBENI, ricopritore dell’opera del già dimenticato Concetto Marchesi, sulla cui Storia della Letteratura Latina si formarono generazioni di studenti universitari e acquisirono insegnamenti studiosi internazionali, ricercatori e suoi allievi, e innalzato un monumento letterario al sindacalista e deputato siciliano comunista,perseguitato dal Fascismo Francesco Lo Sardo,che la storia ufficiale ha quasi ignorato,e a cui Saglimbeni ha reso giustizia con tomi,ricchi di storia e di lotta al fianco dei diseredati, per motivi incomprensibili. Né potrò mai dimenticare le opere narrative e poetiche di elevata valenza culturale che lo colloca tra i grandi siciliani contemporanei,come Consolo, Sciascia, Bufalino, Stefano d’Arrigo ed altri che,forse più intraprendenti e liquidi,che seppero inserirsi nel catalogo dei grandi editori,mentre Sebastiano Saglimbeni, vero, grande, generoso, serio e umile intellettuale,non tradì mai i valori nobilissimi delle sue origini e operò nella scuola per l’alfabetizzazione e per la formazione degli ospiti del “Vittorio Madia” di Barcellona, per volare poi al Nord,dove fondò,prima la Rivista Mondo Nuovissimo a Bolzano e successivamente a Verona, le Edizioni de IL PANIERE,una elegante e pregevole collana di testi, magistralmente selezionati,tra cui,accanto al famoso Premio Nobel Greco,anche il poeta Barcellonese Cosimo Pirri,che ci ospitava nel suo giardino di Gala, per quattro  chiacchiere letterarie con l’altro grande Nino Pino e, appunto, Sebastiano Saglimbeni,quando in estate scendeva in Sicilia,lui il grande cantore della civiltà contadina, che contrapponeva idealmente a quella industriale e cittadina, sempre FUORI CASA con le bellezze e la purezza del sole,del mare , del verde e con il cuore in fiamme del Vulcano della sua “Isola-Mondo” Mai conobbi uomini di Letteratura dello stesso valore umano. Fu ospite  nel nostro Liceo Scientifico “Medi”,all’istituto di Scienze Umane, in Istituti di Milazzo, all’Università di Messina, dove mi invitò precipito samente scendendo da Verona, e  si intrattenne con i docenti di materie letterarie, per dissertare su Concetto Marchesi e la condizione degli intellettuali durante il fascismo. La sua vastissima cultura gli permetteva di parlare forbitamente e con profonda conoscenza di tutto. Era di casa all’Università di Verona, collaboratore di numerosi giornali e riviste, come L’Arena, La Gazzetta di Mantova,Gazzetta del Sud, Cultura Novecento,Terzo Millennio ed altri. Nella Mia Letteratura e Società Italiana dal II Ottocento ai nostri giorni ( VI TOMI di 4000 pp. Edizioni “TERZO MILLENNIO e nelle mie due Letterature Siciliane Contemporanee ,studiate in Università Italiane e Straniere,ho inserito un lungo studio dell’intera sua opera. Ci sembra obbligatorio segnalare le sue traduzioni dal latino in italiano del De rerum natura di Lucrezio, delle Bucoliche e dell’Eneide di Virgilio, lavori tradotti in versione filologicamente esemplare, ma con una migliore liquidità linguistica che rendono lo studio meno mnemonico e maggiormente fruibile.

CARISSIMO “FRATELLO” SEBASTIANO, OGGI IL TUO SCRITTO DEDICATO AL MIO LAVORO LETTERARIO E CULTURALE DI TUTTA LA MIA VITA; MI HA REGALATO UNA INCANCELLABILE GIOIA, PERCHE’ TU,CHE AVEVI DECISO, PER GRAVI MOTIVI DI SALUTE,DI NON SCRIVERE PIU’,HAI  RIPRESO LA PENNA PER DEDICARE A ME LA STORIA IN VERSI DELLA MIA VITA;CHE TU BEN CONOSCI,PERCHE’ SEI  STATO IL MIO PRIMO MENTORE E MECENATE DI STIMA E DI AMORE VERSO UN GIOVANE DELLA TUA TERRA CHE ZOPPICAVA A CAMMINARE IN UN UNIVERSO A ME IGNOTO E MI HAI SEMPRE SOSTENUTO FINO ALL’ULTIMO RESPIRO, REGALANDO MI  ORA LA PIU’ FORTE EMOZIONE,CHE PER ME VALE PIU’ DI UN PREMIO NOBEL. SAPPI CHE TI RICORDERO’ ANCORA, MENTRE SEDUTO SUL DIVANO A CASA MIA, MI DONAVI  IL TUO PIU’ INCARNATO VOLUMETTO DI VERSI “CANTO PER LA TENERA FRONDA”, IN CUI PERCEPIVO IL BATTITO FORTE DEL CUORE, COLMO DI TENEREZZA E DI EMOZIONE PER LA TUA BANBINA DA POCO NATA. GRAZIE, GRAZIE DALLE RADICI DEL CUORE, SFILA ORA NELLA MIA MENTE L’INTERA PELLICOLA DELLA NOSTRA STIMA RECIPROCA, DI CONDIVISIONE DI IDEE, DI UN UGUALE DESTINO DI “FUORI CASA”,SOFFERTO, DI SALUTE MALFERMA CHE SOLO IL COMUNE AMORE PER LA POESIA CI MANTIENE IN VITA, “FINCHE’ IL SOLE TORNERA’A SPLENDERE SULLE SCIAGURE UMANE.”

UN ABBRACCIO FRATERNO; CARMELO.

                            FUORI DI CASA   * 

                        di Sebastiano Saglimbeni    

 Exit  saepe foras magnis ex  aedibus ille,

 esse domi  quem pertaesumst subitoque revetit,                         

  quippe foris nilo melius qui sentiat esse.

 (Si spinge spesso fuori dalla casa sfarzosa l’uomo che dentro si è annoiato, ma tosto vi ritorna perché nulla di vario gli apporta l’esterno).

 Con la citazione di tre versi  del poema De rerum natura di Lucrezio Caro, mi esprimo sul genere di noia dei mortali rodente  dentro i muri domestici, che pare caschino addosso. Da questi, sortendo, si crede – o ci si illude – di essere diversi, liberi, vividi, ma vi si rientra. Colui che non rientra indugia seduto sulle panche cittadine e nei Caffè che alimenta, spendendo, e cerca il dialogo con gente pure sconosciuta. I Caffè, i Caffè. Una comunità, grande o piccola, si fregia di quello storico. E ricordo, ad esempio, il Caffè Tommaseo di Trieste, il  Pedrocchi di Padova, l’Antico Caffè Greco di Roma, l’Irrera di Messina che da tanto tempo ha chiuso battenti. Ed era, per  l’eleganza,  per i prodotti speciali e per la brezza del mare che  visitava gli avventori, il luogo più affascinante della Città dello Stretto.

  A Verona, dove da oltre mezzo secolo vivo, solo il Caffè Dante è  valutato storico fra i molti frequentati. Più frequentati dopo che la città è stata considerata – complice la bestia picea della peste – zona bianca. In questi Caffè, la gente, uscita fuori di casa,  sfida il male e il tempo incidente.

 Con l’amico Giorgio Gabanizza, politico e poeta, di frequente, usciti fuori di casa, verso mezzogiorno, sostiamo ad un Caffè a pochi passi del nostro condominio. Giorgio invero vive da sempre, sin dagli anni degli studi universitari ad Urbino e a Trento, fuori di casa. Che lo ricetta a tarda notte, quando in città è silenzio.  E fuori di casa tanti, tanti, con e senza mascherina. C’è chi legge un libro o un giornale seduto sulle panche del giardino Vittorio Veneto, c’è chi è in compagnia di un cane, due cani, pure tre, e con il cellulare speciale dal quale coglie e inoltra parole che sanno di amore e di sdegno. Fuori di casa i risparmiatori che entrano negli Istituti di credito amareggiati dall’eterno inganno.

  Ai Caffè, colui che vi sosta dall’espressione triste o serena, non si ritiene uno solo con chi magari ha evitato.  Fuori di cara, fuori di casa. Per andare dai medici di famiglia, esempio di freddezza, o nei due nosocomi della città  per i prelievi ematologici  e le visite e i ricoveri. E, sostando,  aggiunge al suo male la noia dell’attesa.

Altri tempi. i contadini, gli affamati zappatori a giornata, vivevano fuori casa  nelle campagne, spesso avare. Vi trascorrevano pure la notte sulla nuda terra nelle estati con il volto coperto dalla giacca di velluto rammendata. Imperversava l’ultima guerra mondiale. Che spesso ricordiamo come una peste con l’amico Giorgio mentre fuori di casa, seduti al Caffè,  precipitano le ore e ci carichiamo di tempo.

Fuori di  casa, al Caffè, gli artisti, gli scrittori, i poeti, gli attori, i commercianti. Fuori di casa, fuori dalla sua libreria, il poeta triestino  Umberto Saba. Una volta, come offeso, visto e considerato uno qualsiasi, ebbe a dire che non può conversare con nessuno. E come sfogo poetò:

                “Caffè di plebe, dove un dì celavo

                 la mia faccia, con gioia oggi ti guardo

                 e tu concili  l’italo e lo slavo,

                 a tarda notte, lungo il tuo bigliardo.

Chi scrive poetando o raccontando o chi dipinge esce parecchio fuori di casa, perché il chiuso e i muri non ispirano in vero.  Aria! Aria! E penso al nostro grande lussurioso e sempre squattrinato poeta ramingo Ugo Foscolo che nei suoi armoniosi endecasillabi de I Sepolcri ricordò in Firenze, fuori di casa, Vittorio Alfieri. E lo canto con versi che recitano:

           E a questi marmi

           venne spesso Vittorio ad ispirarsi.

           Irato a’ patri Numi, errava muto

           ove Arno è più deserto, i campi e il   

           cielo disioso mirando,e poi nullo            

           vivente aspetto gli molcea la cura,

            qui posava l’austero;e avea sul volto

           il pallor della morte e la speranza.     

Vittorio Alfieri, il poeta che frustò la tirannide di sempre, il poeta grande viaggiatore e, come tale, sempre fuori di casa.

Fuori di casa i noti  romani. Nell’Antico Caffè Greco, predicato maleodorante, ma attraente, sostarono i poeti Wolfango Goethe, George Byron, John  Keats e i nostri Leopardi, D’Annunzio, De Amicis e altri e i pittori come  Renato Guttuso. La loro uscita di casa si concludeva in questo Caffè che Alberto Moravia aveva degradato in quella via “una specie di budello”. Eppure non pochi romani si riversavano lì bevendo alcolici e ingoiando fumo maligno.

  Guttuso, che in questo Caffè trascorreva del tempo, nel 1976 lo rese più famoso con una tela, un capolavoro, dal titolo Caffè greco. La tela si conserva nel Museo di Madrid. Contempla un coro di personaggi fuori di casa frequentatori del Caffè. 

  Fuori di casa nelle estati asfittiche. Per andare al mare ed insalarsi. Fuori di casa una pletora  di poveri e perseguitati, padri, madri con bambini che per via mare, se non muoiano nelle acque salate, approdano nell’isoletta di Lampedusa. Pochi potranno capire la loro solitudine e la loro disperazione. Fuori di casa, per le strade periferiche della comunità, tante donne beffeggiate dalla mala sorte, venditrici di piacere. E penso a quelle che in quel  dicembre 1908 si riversarono per le strade della città di Messina rasa al suolo dal micidiale sisma. Acquattate dietro le rovine cittadine attendevano che i  maschi in fregola versassero il loro latte seminale.

Il futuro poeta, Premio Nobel, Salvatore Quasimodo, per quella città rasa al suolo  scrisse, altamente, fra l’altro:

             Dove  sull’acque viola

             era Messina, tra fili spezzati

             e macerie tu vai lungo binari

             e scambi col tuo berretto di gallo

             isolano. Il terremoto ribolle

              da tre giorni, è dicembre d’uragani

             e mare avvelenato. Le nostri notti   

              cadono sui carri merci ….

Ed ancora fuori di casa con  Quasimodo. Che nella eccelsa lirica Davanti al simulacro d’Ilaria del Carretto fra l’altro, cantò:  

               Gli amanti vanno lieti

                nell’aria di settembre, i loro gesti

               accompagnano ombre di parole

               che conosci….

Fuori di casa, i ragazzi raccattano castagne bastarde che il vento di settembre autunnale ha staccato dai maestosi ippocastani del giardino Vittorio Veneto.

Ed infine. Fuori di casa per sempre, senza ritorno, colui che raggiunge la morte corporale e tumulato non  potrà mai, mai andarne fuori.

*Questo testo. scritto a quasi novant’anni, è dedicato a Carmelo Aliberti sempre fuori di casa per seminare poesia.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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