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ALDO CAZZULLO SMONTA L’INTERPRETAZIONE FILOLOGICA DI DANTE CHE HA DOMINATO PER SECOLI NELLE SCUOLE,CON MODESTI RISULTATI FORMATIVI e APRE IL PREZIOSO SCRIGNO DELLA DIVINA COMMEDIA ALLA COMPRENSIONE DI TUTTI, CON UN LINGUAGGIO SOBRIO E EFFICACEMENTE ESEGETICO. STUDENTI E UN PUBBLICO MOLTO PIU’VASTO POTRA’ RECEPIRE L’ALTISSIMO VALORE MORALE E FORMATIVO DELL’OPERA INSUPERABILE DEL DIVIN POETA, RICCA DI CRONACA, DEI CONFLITTI POLITICI E RELIGIOSI,PORTANDO ANCHE ALLA LUCE EPISODI INEDITI DELLA STORIA DI OGNI TEMPO.

La Divina Commedia di Dante Alighieri, poema allegorico scritto in versi, di straordinaria bellezza e profondità, a distanza di oltre sette secoli resta un libro attualissimo, utile per comprendere il nostro incerto presente. Ecco perché a 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, Aldo Cazzullo continua il suo viaggio attraverso l’Italia in compagnia di Dante Alighieri con questo secondo volume, ispirato dal Purgatorio: Il posto degli uomini. Dante in Purgatorio dove andremo tutti (Mondadori 2021, collana “Strade blu”, pp. 288).

Il primo volume, A riveder le stelle (Mondadori 2020), che ha superato le 250mila copie, era dedicato all’Inferno dantesco; nel secondo volume lo scrittore e giornalista Aldo Cazzullo rivolge il suo sguardo al Purgatorio, il luogo dove il tempo, a differenza che sulla Terra, non avvicina alla morte, bensì alla salvezza. Il Purgatorio, che divide Inferno e Paradiso, “il posto degli uomini”, dove andremo tutti.
A riveder le stelle è anche il titolo dello spettacolo portato in scena e in televisione dall’autore insieme al cantautore fiorentino Piero Pelù.

Il posto degli uomini: il Purgatorio

Nel nuovo libro dedicato al mondo che porta alla salvezza, Cazzullo spiega ai lettori la visione del Purgatorio per Dante. Il Purgatorio è il mondo dei colori: l’Inferno è il buio, il Paradiso è luminoso; il Purgatorio è sempre cangiante.
Il Purgatorio non è un abisso, è una montagna, che si innalza sino al cielo della Luna, il primo cielo del Paradiso. Sorge dall’oceano australe, agli antipodi di Gerusalemme, e in cima ha il giardino dell’Eden, simbolo dell’innocenza, dove le anime torneranno dopo essersi purificate nell’ascesa. Inoltre il Purgatorio non è un Inferno alleggerito, è il contrario dell’Inferno. Nel Purgatorio non ci sono le tenebre, splende il sole. Non ci sono diavoli torturatori, volano gli angeli. Non si scende, si sale. Non si sentono lamenti, gemiti, bestemmie, ma canti, salmi, melodie.
Ed è la musica che scandisce le tappe del viaggio. Qui gli spiriti chiamano il poeta “frate”, cioè fratello. Nel Purgatorio il tono medio non è la disperazione ma la speranza. Quindi il Purgatorio è un bel posto.

“Il nostro posto, e pure quello di Dante: convinto di dover espiare il peccato di superbia”.

Per dare l’idea che sia davvero un bel posto, Dante paragona di continuo il Purgatorio a quello che proprio lui ha definito il Bel Paese: l’Italia. Il paesaggio è lo stesso che il poeta ama. Le pareti della montagna sono scoscese come quelle della Liguria, come la Pietra di Bismantova, come la rocca di San Leo, mentre la luce che attraversa il fumo dell’ira è la stessa che dissolve la nebbia sull’Appennino. Se è vero che i personaggi che Dante incontra nel Purgatorio sono pur sempre peccatori, tra loro ci sono gli uomini più potenti del tempo, oltre agli artisti più grandi e figure femminili indimenticabili.

Il Purgatorio è il posto degli uomini anche perché, come tutti noi abbiamo amaramente sperimentato negli ultimi due anni, il Purgatorio può essere anche qui, sulla Terra. La pandemia da Covid–19 ha messo ciascuno di noi di fronte alla prova della vita. L’importante adesso non è dimenticarla ma superarla, certi che deve rappresentare non il punto basso, ma il punto alto del nostro ciclo. Quindi pure per noi è arrivato il momento di asciugare le lacrime, di ripartire

“consapevoli che il peggio è alle spalle e il meglio davanti agli occhi, e di sentirci come si sente Dante in cima alla montagna del Purgatorio: Puro e disposto a salire a le stelle”.

Ed è questa la straordinaria attualità della Divina Commedia redatta dal poeta che inventò l’Italia.

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ESTRATTI DAL FASCICOLO DEDICATO AL PREMIO LETTERARUIO TERZO MILLENNIO-24live.it DI CARMELO ALIBERTI E DI FRANCESCA ROMEO

Il Presidente della giuria, il Preside Domenico Trovato di Castelfranco Veneto, illustra
il significato e lo scopo del Premio Letterario di POESIA E NARRATIVA, TERZO
MILLENNIO 2021: “L’interesse per l’istituzione del Premio Letterario Nazionale,
proposta dall’Associazione Culturale TERZO MILLENNIO, è stato molto notevole dai
partecipanti, i cui versi scritti sono arrivati da tutta Italia anche da ben noti poeti e
scrittori, impediti a presenziare a causa delle restrizioni adottate per evitare
l’estensione della pandemia, ma che, tuttavia hanno inviato componimenti poetici da
inserire nella Antologia, che, così, acquista un ruolo di termometro della valenza e
delle tendenze poetiche della contemporaneità, segno evidente dell’apprezzamento
migliore della cultura nazionale per la nostra iniziativa. La creatività letteraria, la

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sensibilità d’animo e l’ispirazione trasmessa dalle corde dell’anima, rappresentano il tratto personale e
inconfondibile degli autori di questo particolare e delicato settore culturale. Poesie scritte in dialetto, in
italiano e la fantasia dei racconti di vario genere, hanno manifestato la voglia degli autori di esprimersi in un
mondo che spesso induce alla superficialità, piuttosto che alla delicatezza e all’approfondimento del pensiero
filosofico. Ci complimentiamo dunque con tutti i partecipanti e li esortiamo a continuare a scrivere ciò che è
l’espressione della propria anima, del proprio essere, del proprio credo. Sempre e instancabilmente. Nel
ringraziare ancora sentitamente la giuria di qualità che, con l’apporto professionale, ha saputo dare
un’impronta corale ai risultati del Premio, vogliamo riconoscere, particolarmente i meriti degli organizzatori e
ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un Premio-Selezione, che vedrà, nella
realizzazione dell’Antologia, ”Narrativa e poesia del Terzo Millennio”, i suoi risultati e il riconoscimento
migliore sul piano nazionale e internazionale, da parte degli addetti ai lavori che già hanno operato selezioni di
valore per gli autori che saranno inseriti, e avranno modo di apprezzare anche la nuova letteratura degli autori
selezionati nel nostro Premio. Meritoria anche l’instancabile opera degli organizzatori e dei collaboratori
volontari per la riuscita del Premio Letterario, radicalmente autonomo e senza denaro in palio, ma solo premi
simbolici di opere letterarie. L’organizzazione del Premio ha anche previsto l’assegnazione di riconoscimenti
speciali, con targhe personalizzate, a personalità del territorio che hanno contribuito in maniera significativa
allo sviluppo e alla valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto”.
Il poeta e critico letterario, nonché Direttore Editoriale della Rivista Internazionale di Letteratura e di Cultura
TERZO MILLENNIO, Prof. CARMELO ALIBERTI interviene per dare il suo saluto di benvenuto ai presenti e per
illustrare il significato del PREMIO di POESIA E NARRATIVA “TERZO MILLENNIO 2021”.

“Carissimi amici, porgo a tutti voi il “benvenuto” alla
cerimonia di premiazione del Premio Selezione TERZO
MILLENNIO-24live, organizzato dalla suddetta Rivista e dal
quotidiano on line di Barcellona Pozzo di Gotto. Il mio più
affettuoso ringraziamento a tutti coloro che hanno

attivamente collaborato alla realizzazione di tale progetto-
sogno, di poter lasciare un seme luminoso di cultura nella

terra, sempre viva nei miei ultimi anni di volontario esilio
triestino, dove ad ogni passo e ad ogni incontro, non sempre
gradito, sentivo oscillare nel cuore la mia Sicilia scintillante di
luce e di profumi, l’amata isola tristemente abbandonata, per
poter vivere accanto al mio nucleo familiare, ai miei due figli,
anche loro strappati alla nostra isola-mondo, per inseguire quel “pane”, che chi governa da sempre la Sicilia,
pur con la speciale autonomia, garantita dalla nostra Costituzione, non ha saputo o non ha capito l’enorme
importanza dei poteri concessi, per poter meglio governarla, e creare le condizioni di un’isola felice,
particolarmente per le nuove generazioni, costrette a fuggire dall’adorata terra per approdare alle nordiche
selve, dove spesso i sogni coltivati fin da bambini, si sono infranti in precarie condizioni di lavoro, di dolorosa e
supina accettazione di ogni fatica in nero, e di remunerazioni miserevoli. Anche se i miei hanno combattuto nei
concorsi per il posto sicuro, con la frantumazione del codice dello statuto dei lavoratori e con il seppellimento
della vera democrazia, sostituita dall’aberrante sistema dei nominati dal “padrone” in Parlamento, i diritti
complessivi del mondo del lavoro, sono stati totalmente ignorati e surrogati da chiamate dirette di persone,
ligie alla volontà del padrone. Mentre il Nord, con il sostegno delle banche e dei loro oscuri proprietari, che
hanno erogato mutui solo ai super pilotati dalla classe politica egemone, vede risorgere le attività anche dei
piccoli imprenditori, e scongiurare le minacce della crisi, le disastrose condizioni economiche di chi è stato
escluso dall’ausilio dei ristori, si vede affondare nel fallimento, perché le banche non hanno erogato alcun
sussidio finanziario, nemmeno a coloro che erano disposti a farsi pignorare tutto il loro avere, pur di poter
ottenere un mutuo, o un prestito, indispensabile alla ripresa delle loro piccole imprese, e per evitare di
licenziare i propri dipendenti.

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Un tempo esisteva la Cassa per il Mezzogiorno, creata proprio per beneficiare lo sviluppo dell’agricoltura, il
settore edile e le iniziative, nate dalla necessità di incentivare la nascita dello sviluppo industriale del Sud. Oggi
il Sud e, in particolar modo la nostra Sicilia, insegue l’utopia del Ponte sullo Stretto e non si accorge che le
comunicazioni ferroviarie sono rimaste come erano al tempo dei Borboni. Nonostante i perpetui inganni , il Sud
si lascia ancora plagiare dai pianificatori di cervelli, che riescono ancora ad illudere la società in agonia della
nostra amata terra. Da tante laceranti riflessioni, ho avvertito l’urgenza di assumere posizioni pubbliche, in cui
credo che solo un forte e inespugnabile fortino, dove si possa resistere alla piovra della globalizzazione e creare
un piano culturale, con uomini forti e capaci di combattere con le armi della vera cultura, si potrà sperare di
rovesciare in positivo la disperata esistenza di uomini-cosa e far rinascere la speranza di migliori condizioni di
vita, cancellando dalla storia le figure degli attuali “mostri”, che hanno dilaniato con fredda e decisa
indifferenza, le già profonde ferite inflitte dalla rotazione al potere di gruppi, portatori di immensi interessi di
politici occulti che, come profetizzò Il principe don Fabrizio Salina, cercano di depredare a turno l’anima e il
corpo dei siciliani, rimanendo indenni, pur saccheggiando le misere risorse della nostra Sicilia.
Con questa modesta iniziativa culturale, nata senza obiettivi di mercificazione o pretese di assegnare opulenti
riconoscimenti in denaro, ci siamo proposti di scrivere una pagina nuova nella nostra storia letteraria italiana,
meridionale e della nostra terra, in cui oggi si dimostra che la vera cultura non obbedisce alla rapinante legge
del vile denaro, che indusse Giuda al tradimento del Maestro (e Giuda era un apostolo colto, eppure sedotto
dal dio Mammona, come i mercanti nel Tempio, che Gesù fustigò, per aver profanato la Casa del Padre). La
vera cultura non si schiera mai contro i diritti naturali etici e legali dell’uomo, ma combatte eroicamente, senza
alcuna mercede, per difenderli e farli diventare egemoni nella coscienza di tutti, come i grandi pensatori di
ogni tempo, i poeti, gli scrittori, gli artisti, i musicisti e tutti gli uomini di buona volontà, rimasti immortali nei
secoli, hanno sempre cantato, per lasciare ai posteri un codice sempre più ricco di valori elevati e l’impegno
morale e militante dei nuovi apostoli di una cultura invendibile e sovrana, idonea ad abbattere ogni ostacolo e,
come il piccolo ed eroico David, ad eliminare i “mostri”, guazzanti cinicamente negli stupri del nostro tempo,–
e come riuscirono gli intellettuali illuministi ad abbattere l’assolutismo monarchico ed imporre, nel fluire della
storia, i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, che ispirarono la nascita delle democrazie
moderne. Ma la grande, suprema Fonte di libertà e di amore, di altruismo e di solidarietà verso i deboli, gli
emarginati e i perseguitati dalla giustizia, asservita alla prepotenza e alla arroganza dei governanti e dei
poteri forti, fu, è, e sarà sempre Il nostro Dio supremo, Uno e Trino. La nostra presenza in questo luogo di
Fede, per cui dobbiamo ringraziare di vero cuore l’inimitabile Padre Vincenzo Otera, che ha aperto il portone
della meravigliosa Chiesa, dedicata al Papa Giovanni Paolo II, per accogliere la voce della cultura, un gesto
emblematico di riconoscimento del valore della Cultura pura, lontana dal mercato delle medaglie, ma vocata a
militare sempre nell’esercito dei poeti e degli scrittori che vivono a fianco dei calpestati nella loro dignità di
creature umane, per aiutarle a sollevarsi dal male di vivere e farle sentire uguali e degne di una vita diversa,
illuminata dalla fede, che è la sorgente di ogni vero valore e della forza che resiste e alla fine vince, perché ad
ogni essere umano la vera felicità è elargita dal gesto del donare fiducia e speranza al prossimo, per aiutarlo
ad approdare nel Regno del Dio Unico, che ci aspetta sulla soglia del cielo per darci il benvenuto nella Casa
Eterna di Tutti i credenti . I premiati, i riconoscimenti ai benemeriti, gli attestati e i diplomi, come pure i
partecipanti alla Selezione-Premio, hanno dimostrato con i loro scritti di condividere il ruolo del poeta e dello
scrittore in possesso del sentimento del donarsi agli afflitti e ai perseguitati da una giustizia plutocratica, per
cui a Porto Salvo, terra che attorno a Padre Vincenzo respira un nuovo clima di fede,
rinnovata dal Concilio Vaticano II, potrà consolidarsi un gruppo di intellettuali, ed
espandere questa splendida iniziativa anche altrove, perché l’anima della Sicilia è
poesia pura, che i poeti hanno sempre cantato in solitaria quiete, ma oggi ci sono le
condizioni e le strutture anche religiose, per la continuazione del sogno. L’antologia di
poesia e narrativa del Terzo Millennio, che sarà realizzata con la presenza degli
autori oggi premiati, con i partecipanti alla selezione concorsuale, e con i testi che i
migliori poeti contemporanei, che li hanno già inviati volendo anche virtualmente
essere in mezzo a noi, dimostrerà la comunanza di idee che lega idealmente le più
espressive voci della letteratura nuova degli ultimi trent’anni. Spero di essere stato

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sintetico, ma continueremo a discutere altrove sul ruolo della poesia nel passato, nel presente e nel futuro.
Intanto, Vi auguro Buon ascolto per il prosieguo della manifestazione, in cui ci sarà la premiazione dei vincitori
delle tre sezioni, e l’assegnazione di speciali riconoscimenti a personalità illustri del territorio, che spesso
svolgono attività preziose per la comunità, senza avere un ringraziamento per il contributo dato allo sviluppo
sociale e alla valorizzazione dei beni culturali della città di Barcellona Pozzo di Gotto. Cogliamo la circostanza,
per ricordare a chi di dovere che nel territorio di Porto Salvo esistono i ruderi della chiesa di Trebisonda, per il
recupero e il restauro della quale, il mondo della cultura, oggi e domani, continuerà ad insistere, per il loro
recupero e restauro, perché proprio in questo alveo portuale respira ancora l’alito di una grande civiltà, da
portare alla luce, per il bene dei nuovi abitanti dell’antico porticciolo”.
A conclusione, viene letto il messaggio del Presidente onorario del Premio POESIA E NARRATIVA TERZO
MILLENNIO 2021, JEAN IGOR GHIDINA, Docente di letteratura Italiana – Blaise Pascal University – Francia
“Mi rincresce tantissimo di non poter partecipare a questo incontro quale Presidente onorario del Premio
POESIA E NARRATIVA TERZO MILLENNIO 2021. Sarei stato assai onorato di rivedervi e di celebrare assieme a
voi questo fulgido momento per l’indispensabile letteratura. Purtroppo, i vincoli sanitari per varcare il confine e
la mia posizione dissenziente rispetto a ciò che considero una coartazione da parte degli Stati, mi costringono
a rinunciare a qualsiasi viaggio in Italia e segnatamente nella favolosa Sicilia. Mi preme ringraziare la testata
giornalistica 24live.t di Barcellona, gli autori premiati e tutti coloro che hanno in qualsiasi ruolo collaborato
alla riuscita del Premio-selezione per la realizzazione dell’Antologia. Rimanendo vicino a voi con il pensiero e
con lo spirito, vi invio un caloroso saluto. JEAN-IGOR GHIDINA.”

RELAZIONE SULPLA POESIA DI FRANCESCA ROMEO

La Prof.ssa e giornalista professionista FRANCESCA ROMEO relaziona sulla poesia del ‘900 fino ad oggi:
“La poesia ai tempi della connessione perenne”
“Comincia il pianto
della chitarra.
Si spezzano le coppe
dell’alba.
Comincia il pianto della chitarra.
È inutile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l’acqua.
Come piange il vento
sulla montagna”.
Sono i versi de “La Chitarra”, tratta dal “Poema del Cante Jondo” di Federico Garcia Lorca, scritto tra il
1921 e il 1922. Qui il poeta lega al “Cante Hondo”, ossia ad uno stile di vocale del flamenco che dà voce
all’anima dei gitani, una poesia fatta di aranci, ulivi e zagare, paesaggi, suoni e silenzi. Un’anima che trasuda e
profuma di terra, dunque, una canzone profonda e primitiva così come profondo e primitivo è il luogo stesso
dell’inconscio umano. Lì, nelle cavernose radici dell’anima, nasce il “soffio vivificante” che irrompe e irrora il
“sentire”, impetus primordiale da cui tutto si diparte e a cui tutto ritorna. È la poesia che nasce e vive con
l’uomo, proprio quella che uno straordinario Robin Williams descrive perfettamente nel film “L’attimo
fuggente”(1989):
“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo
membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono
nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono
queste le cose che ci tengono in vita”.

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Questa stessa poesia dalle radici remotissime, e di cui dal punto di vista letterario il poema mitologico
“L’epopea di Gilgamesh” rappresenta il testo più antico e importante che ha preceduto Omero di oltre 1500
anni; questa poesia che ha attraversato intere epoche camminando di fianco all’uomo, parlandoci tramite
muse, rapsodi, aedi, cantori, menestrelli, cantastorie, la poesia, dicevo, sembra giungere zoppicante ai nostri
giorni. Essa appare quasi a disagio. Svilita. Alienata. Per la prima volta la poesia sembra quasi non tenere il
passo con questo mondo frenetico che non si ferma mai e si trasforma velocemente in altro, prima ancora
d’aver completato la forma precedente.
Già Charles Baudelaire nel 1857 con “I Fiori del Male”, in cui il poeta intende con “i fiori” la bellezza
che solo l’arte sa realizzare e con “male” l’isterilimento della società contemporanea, gettava le prime
avvisaglie di un disagio che lentamente e inesorabilmente è divenuto sempre più pregnante. Disagio che
Oswald Spengler (1880-1936) enunciò in termini apocalittici ne “Il Tramonto dell’Occidente” (1918-1922): tutti
i valori etico-politici sono venuti meno, soppiantati da altri valori. Un lento inesorabile declino verso cui
l’umanità si sta dirigendo, in cui la scienza e la tecnica regolano sempre più la vita dell’uomo, modificandola e
allontanandola da quelle radici che la legano alla madre terra.
Nel 1975 Eugenio Montale, ricevendo il Nobel per la Letteratura, fu quasi profetico nel discorso che
pronunziò: “Nell’attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e nuovi linguaggi,
nella civiltà dell’uomo robot – oggi possiamo ben dire dell’uomo smartphone – quale può essere la sorte della
poesia? La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti. L’incendio della Biblioteca di Alessandria ha
distrutto tre quarti della letteratura greca. Oggi nemmeno un incendio universale potrebbe far sparire la
torrenziale produzione poetica dei nostri giorni. Ma si tratta appunto di produzione, cioè di manufatti soggetti
alle leggi del gusto e della moda. Che l’orto delle Muse sia devastato da grandi tempeste è certo. Ma
altrettanto certo che molta carta stampata e molti libri di poesia debbano resistere al tempo”
C’è una parola che va sottolineata, già evidenziata dallo stesso Montale, ed è “produzione”, ovvero la
poesia che diventa merce, perdendo così il suo originario valore. Come sottolineava lo stesso Marx “la
produzione spirituale” più elevata “trova misericordia agli occhi del borghese” soltanto se si presenta come un
mezzo adeguato a produrre ricchezza materiale. La “parola” è dunque svilita. Usata e masticata. Venduta e
pubblicizzata. Masticata e rigettata. Al punto tale che la parola stessa non ha più parola, più nulla da dire. Ha
perso la sua dignità primordiale. La parola, ovvero quanto di più sacro e antico possieda l’uomo, oggi è
scarnificata, ridotta, per dirla in maniera cattafiana, all’Osso privato però della sua Anima.
“Le parole sono stanche di dover chiamare. Di dover conoscere e definire. Di essere messe su tutto, sui
fiori e sulle stelle, sulle emozioni e sui tramonti. (…) Le parole ci chiedono di fare silenzio. Di guardarci negli
occhi. Di provare a usare alfabeti diversi. Respiri, gesti, sguardi. Le parole ci chiedono di essere usate solo
quando è davvero necessario”, scrive Fabrizio Caramagna, autore, scrittore e ricercatore di meraviglie così
come egli stesso si definisce. A questa condizione di spossatezza della parola, contribuisce il pressante hic et
nunc, il qui e ora della frenetica società androidiana in cui non c’è spazio per i silenzi, per i soliloqui, per
interrogare la propria anima. La solitudine dell’uomo moderno è quella della connessione perenne. Soli sì, ma
sempre rintracciabili. Soli sì, ma circondati da miliardi di altri utenti online. Se un tempo l’ispirazione
attraverso il braccio, la mano e la penna fluiva direttamente dall’anima del poeta per imprimersi sulla carta,
facendosi parola, verso, poesia; ricevendo, quasi in una sorta di rituale mistico, vita stessa da quel contatto
diretto (basti pensare alle leopardiane “sudate carte” che esprimono pienamente il contatto, il tocco, la
relazione con la carta stessa toccata, carezzata, a volte bagnata dal sudore o dalle lacrime, altre
scarabocchiata, cancellata, corretta, appallottolata), oggi tutto questo non accade più. Tutto è mediato da una
tastiera che scrive, cancella, suggerisce, corregge. Persino la parola “scrivere” sta lentamente svanendo
schiacciata dal prepotente avanzare della parola “digitare”, ovvero battere le dita su una tastiera. L’uomo
moderno non scrive più, l’uomo moderno digita. Allo stesso modo l’uomo non guarda più ciò che lo circonda
con i suoi occhi. Tutto è mediato dallo schermo di un cellulare. Un mediatore freddo tra noi e la realtà, che
sfoca l’anima delle cose e dell’uomo stesso. E ancora, l’uomo non parla più con l’uomo, bensì invia messaggi,
posta commenti, twitta. Tutto in funzione della visibilità, dei followers, dei like. Non si leggono né si recitano
più poesie, ma si inviano attraverso link di cui il destinatario leggerà a malapena il titolo o la prima strofa.
Altre si inviano sotto forma di aforismi sopra una gif che, chi la riceve, inoltrerà o posterà sui social basandosi esclusivamente sul numero dei like piuttosto che sulla qualità del contenuto. Ma allora, che senso ha oggi la
poesia? E, soprattutto, la poesia ha ancora un ruolo o è semplicemente assopita in attesa di un degno risveglio?
Sicuramente viviamo in un epoca di grandi e veloci trasformazioni, molte amplificate anche dai nuovi
dettami del lockdown. Un processo in divenire, impossibile da fermare, in cui tutto purtroppo sembra
convergere verso la “spettacolarizzazione”, verso quei cinque minuti di celebrità, verso quel nuovo potere, la
“rete”, fatto di followers e condivisioni esponenziali che sta persino soppiantando Orson Welles e il suo
spietato quarto potere.
La poesia, la cui essenza è il “sentire fatto parola”, necessita di quell’anima che oggi sembra esserla negata.
Ha bisogno di pause, di silenzi, di guardare oltre, di scavare a mani nude. Di cercare il senso della realtà
esterna e il senso del proprio esistere. La poesia oggi non ha esaurito il suo ruolo. È solo relegata un po’ più in
là, oltre il confine del moderno, in una sorta di terra di mezzo per dirla alla Tolkien. E, forse, un merito al
lockdown va riconosciuto: ha rallentato per un po’ il nostro vivere frenetico, ha soffermato gli sguardi sul
mondo intorno a noi, aiutandoci a riscoprire anche la poesia. Anche se, la poesia stessa, quella vera, non è
rifugio. La poesia è viva e ci parla. Essa getta luce sulle cose. Illumina l’oscuro. Rischiara ciò che avvolto dalla
nebbia, l’indistinto. Ci indica che esiste qualcosa di più grande e di più profondo oltre la frenesia virtuale del
quotidiano, che resta qualcosa oltre l’irrequietezza del divenire convulso. Dobbiamo solo fermarci e ascoltarla.
E, infine, scriverla.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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