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PREMIO LETTERAIO TERZO MILLENNIO_24LIVE,it–PORTO SALVO-BARCELLONA P.G.LA MANIFETAZIONE E I PREMIATI_

SERATA DI PRESENTAZIONE DEL

PREMIO DI POESIA E NARRATIVA “TERZO MILLENNIO 2021”

SALA TEATRALE DELLA PARROCHIA SAN GIOVANNI PAOLO II

LUNEDÌ 9 AGOSTO 2021 – ORE 18:30 – PORTO SALVO – VIA ANTONIO MEUCCI 33

PRESENTANO: LA PROF.SSA FLAVIANA GULLI E LA GIONALISTA CRISTINA SAJA (24live)

I SALUTI INIZIALI DI  FLAVIANA GULLÌ

“Buona sera a tutti, benvenuti alla cerimonia di premiazione del concorso letterario organizzato dalla Rivista Internazionale Terzo Millennio fondata e curata dal Prof. Carmelo Aliberti, in collaborazione con la nostra testata giornalistica 24live. Obiettivo dell’iniziativa è la promozione, lo scambio, il sostegno e la divulgazione di ogni forma artistica ed espressiva. Pensato dal poeta Carmelo Aliberti il concorso darà vita ad azioni culturali concrete, in favore della scrittura e della lettura, con il fine di contribuire alla crescita del tessuto culturale e alla condivisione dei valori che la rivista promuove. Prima di essere inserito in volume, ogni testo poetico o narrativo verrà selezionato per autore e pubblicato sul sito della rivista. I componimenti ritenuti più validi dal comitato scientifico saranno raccolti in volume da una casa editrice romana, con prefazione del Direttore Responsabile della rivista Prof. Giornalista Nino Motta e con intervento del Direttore Editoriale Prof.re Carmelo Aliberti.

A conclusione, Flaviana Gullì, invita sul palco PADRE VINCENZO OTERA, Parroco della Parrocchia S. Giovanni Paolo II di Porto Salvo, per il saluto di benvenuto

CRISTINA SAJA, invita sul palco l’Avvocato VIVIANA DOTTORE,  Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Barcellona P.G.  per un suo saluto. A fine  intervento, consegna dei fiori e del libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”.

Il Presidente della giuria, il Preside Domenico Trovato di Castelfranco Veneto, illustra il significato e lo scopo del Premio Letterario di POESIA E NARRATIVA, TERZO MILLENNIO 2021:“L’interesse per l’istituzione del Premio Letterario Nazionale, proposta dall’Associazione Culturale TERZO MILLENNIO, è stato molto notevole dai partecipanti, i cui versi scritti sono arrivati da tutta Italia anche da ben noti poeti e scrittori, impediti a presenziare a causa delle restrizioni adottate per evitare l’estensione della pandemia, ma che, tuttavia hanno inviato componimenti poetici da inserire nella Antologia, che, così, acquista un ruolo di termometro  della valenza e delle tendenze poetiche della contemporaneità, segno evidente dell’apprezzamento migliore della cultura  nazionale per la nostra iniziativa. La creatività letteraria, la sensibilità d’animo e l’ispirazione trasmessa dalle corde dell’anima, rappresentano il tratto personale e inconfondibile degli autori di questo particolare e delicato settore culturale. Poesie scritte in dialetto, in italiano e la fantasia dei racconti di vario genere, hanno manifestato la voglia degli autori di esprimersi in un mondo che spesso induce alla superficialità, piuttosto che alla delicatezza e all’approfondimento del pensiero filosofico. Ci complimentiamo dunque con tutti i partecipanti e li esortiamo a continuare a scrivere ciò che è l’espressione della propria anima, del proprio essere, del proprio credo. Sempre e instancabilmente. Nel ringraziare ancora sentitamente la giuria di qualità che, con l’apporto professionale, ha saputo dare un’impronta corale ai risultati  del Premio,  vogliamo riconoscere, particolarmente i meriti degli organizzatori e ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un Premio-Selezione, che vedrà, nella realizzazione dell’Antologia, ”Narrativa e poesia del Terzo Millennio”, i suoi risultati e il riconoscimento migliore sul piano nazionale e internazionale, da parte degli addetti ai lavori che già hanno operato selezioni di valore per gli autori che saranno inseriti, e avranno modo di apprezzare anche la nuova letteratura degli autori selezionati nel nostro Premio.   Meritoria anche l’instancabile opera degli organizzatori e dei collaboratori volontari per la riuscita del Premio Letterario, radicalmente autonomo e senza denaro in palio, ma solo premi simbolici di opere letterarie. L’organizzazione del Premio ha anche previsto l’assegnazione di riconoscimenti speciali, con targhe personalizzate, a personalità del territorio che hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo e alla valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto”.

Il poeta e critico letterario, nonché Direttore Editoriale della Rivista Internazionale di Letteratura e di Cultura TERZO MILLENNIO, Prof. CARMELO ALIBERTI interviene per dare il suo saluto di benvenuto ai presenti e per illustrare il significato del PREMIO di POESIA E NARRATIVA “TERZO MILLENNIO 2021”.

 “Carissimi amici, porgo a tutti voi il “benvenuto” alla cerimonia di premiazione del Premio Selezione TERZO MILLENNIO-24live, organizzato dalla suddetta Rivista e dal quotidiano on line di Barcellona Pozzo di Gotto. Il mio più affettuoso ringraziamento a tutti coloro che hanno attivamente collaborato alla realizzazione di tale progetto-sogno, di poter lasciare un seme luminoso di cultura nella terra, sempre viva nei miei ultimi anni di volontario esilio triestino, dove ad ogni passo e ad ogni incontro, non sempre gradito, sentivo oscillare nel cuore la mia Sicilia scintillante di luce e di profumi, l’amata isola tristemente abbandonata, per poter vivere accanto al mio nucleo familiare, ai miei due figli,  anche loro strappati alla nostra isola-mondo, per inseguire quel  “pane”, che chi governa da sempre la Sicilia, pur con la speciale autonomia, garantita dalla nostra  Costituzione, non ha saputo o  non ha capito l’enorme importanza dei poteri concessi, per poter meglio governarla,  e creare le condizioni di un’isola felice, particolarmente per le nuove generazioni,  costrette a fuggire dall’adorata terra per approdare alle nordiche selve, dove spesso i sogni coltivati fin da bambini, si sono infranti in precarie condizioni di lavoro, di dolorosa e supina accettazione di ogni fatica in nero, e di remunerazioni miserevoli. Anche se i miei hanno combattuto nei concorsi per il posto sicuro, con la frantumazione del codice dello statuto dei lavoratori e con il seppellimento della vera democrazia, sostituita dall’aberrante sistema dei nominati dal “padrone” in Parlamento, i diritti complessivi del mondo del lavoro, sono stati totalmente ignorati e surrogati da chiamate dirette di persone, ligie alla volontà del padrone.  Mentre il Nord,  con il sostegno delle banche e dei loro oscuri proprietari, che hanno erogato mutui solo ai super pilotati dalla classe politica egemone, vede risorgere le attività anche dei piccoli imprenditori, e scongiurare le minacce della crisi, le disastrose condizioni economiche di chi è stato escluso dall’ausilio dei ristori, si vede affondare nel fallimento, perché le banche non hanno erogato alcun sussidio finanziario, nemmeno a coloro che erano disposti a farsi pignorare tutto il loro avere, pur di poter ottenere un mutuo, o un prestito, indispensabile alla ripresa delle loro piccole imprese, e per evitare di licenziare i propri dipendenti.

Un tempo esisteva la Cassa per il Mezzogiorno, creata proprio per beneficiare lo sviluppo dell’agricoltura, il settore edile e le iniziative, nate dalla necessità di incentivare la nascita dello sviluppo industriale del Sud. Oggi il Sud e, in particolar modo la nostra Sicilia, insegue l’utopia del Ponte sullo Stretto e non si accorge che le comunicazioni ferroviarie sono rimaste come erano al tempo dei Borboni. Nonostante i perpetui inganni , il Sud si lascia ancora plagiare dai pianificatori di cervelli, che riescono ancora ad illudere la società in agonia della nostra amata terra. Da tante laceranti riflessioni, ho avvertito l’urgenza di assumere posizioni pubbliche, in cui credo che solo un forte e inespugnabile fortino, dove si possa resistere alla piovra della globalizzazione e creare  un piano culturale, con uomini forti e capaci di combattere con le armi della vera cultura, si potrà sperare di rovesciare in positivo la disperata esistenza di uomini-cosa e far rinascere la speranza di migliori condizioni di vita, cancellando dalla storia le figure degli attuali “mostri”, che hanno dilaniato con fredda e decisa indifferenza, le già profonde ferite inflitte dalla rotazione al potere di gruppi, portatori di immensi interessi di politici occulti che, come profetizzò Il principe don Fabrizio Salina, cercano di depredare a turno l’anima e il corpo dei siciliani, rimanendo indenni, pur saccheggiando le misere risorse della nostra Sicilia. 

Con questa modesta iniziativa culturale, nata senza obiettivi di mercificazione o pretese di assegnare opulenti riconoscimenti in denaro, ci siamo proposti di  scrivere una pagina nuova nella nostra storia letteraria italiana, meridionale e della nostra terra, in cui oggi si dimostra che la vera cultura non obbedisce alla rapinante legge del vile denaro, che indusse Giuda al tradimento del Maestro (e Giuda era un apostolo colto, eppure sedotto dal dio Mammona, come i mercanti nel Tempio, che Gesù fustigò, per aver profanato la Casa del Padre). La vera cultura non si schiera mai contro i diritti naturali etici e legali dell’uomo, ma combatte eroicamente, senza alcuna mercede, per difenderli  e farli diventare egemoni nella coscienza di tutti, come i grandi pensatori di ogni tempo,  i poeti, gli scrittori, gli artisti, i musicisti e tutti gli uomini di buona volontà, rimasti immortali nei secoli, hanno sempre cantato, per lasciare ai posteri un codice sempre più ricco di valori elevati e l’impegno morale e militante dei nuovi apostoli di una cultura invendibile e sovrana, idonea ad abbattere ogni ostacolo e, come il piccolo ed eroico David, ad eliminare i “mostri”, guazzanti cinicamente negli stupri del nostro tempo,– e come riuscirono gli intellettuali illuministi ad abbattere l’assolutismo monarchico ed imporre, nel fluire della storia, i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, che ispirarono la nascita delle democrazie moderne.  Ma la grande, suprema Fonte di libertà e di amore, di altruismo e di solidarietà verso i deboli, gli emarginati e i perseguitati dalla giustizia, asservita alla prepotenza e alla arroganza  dei governanti e dei poteri forti, fu, è,  e sarà sempre Il nostro Dio supremo, Uno e Trino.   La nostra presenza in questo luogo di Fede, per cui dobbiamo ringraziare di vero cuore l’inimitabile Padre Vincenzo Otera, che ha aperto il portone della meravigliosa Chiesa, dedicata al Papa Giovanni Paolo II, per accogliere la voce della cultura, un gesto emblematico di riconoscimento del valore della Cultura pura, lontana dal mercato delle medaglie, ma vocata a militare sempre nell’esercito dei poeti e degli scrittori che vivono a fianco dei calpestati nella loro dignità di creature umane, per aiutarle a sollevarsi dal male di vivere e farle sentire uguali e degne di una vita diversa, illuminata dalla fede, che è la sorgente di ogni vero valore e della forza che resiste e alla fine vince, perché ad ogni essere umano la vera felicità è elargita dal gesto del donare fiducia e speranza al prossimo, per aiutarlo ad approdare nel Regno del Dio Unico, che ci aspetta sulla soglia del cielo per darci il benvenuto nella Casa Eterna di Tutti i credenti .  I premiati,  i riconoscimenti ai benemeriti, gli attestati e i diplomi, come pure i partecipanti alla Selezione-Premio, hanno dimostrato con i loro scritti di condividere il ruolo del poeta e dello scrittore in possesso del sentimento del donarsi agli afflitti e ai perseguitati da una giustizia plutocratica, per cui a Porto Salvo, terra che attorno a Padre Vincenzo respira un nuovo clima di fede, rinnovata dal Concilio Vaticano II, potrà consolidarsi un gruppo di intellettuali, ed espandere questa splendida iniziativa anche altrove, perché l’anima della Sicilia è poesia pura, che i poeti hanno sempre cantato in solitaria quiete, ma oggi ci sono le condizioni e le strutture anche religiose, per la continuazione del sogno. L’antologia di poesia e narrativa del Terzo Millennio, che sarà realizzata con la presenza degli  autori oggi premiati, con i partecipanti alla selezione concorsuale, e con i testi che i migliori poeti contemporanei, che li hanno già inviati volendo anche virtualmente essere in mezzo a noi, dimostrerà la comunanza di idee che lega idealmente le più espressive voci della letteratura nuova degli ultimi trent’anni. Spero di essere stato sintetico, ma continueremo a discutere altrove sul ruolo della poesia nel passato, nel presente e nel futuro. Intanto, Vi auguro Buon ascolto per il prosieguo della manifestazione,  in cui ci sarà la premiazione dei vincitori delle tre sezioni, e l’assegnazione di speciali riconoscimenti a personalità illustri del territorio, che spesso svolgono attività preziose per la comunità, senza avere un ringraziamento per il contributo dato allo sviluppo sociale e alla valorizzazione dei beni culturali della città di Barcellona Pozzo di Gotto. Cogliamo la circostanza, per ricordare a chi di dovere che nel  territorio di Porto Salvo esistono i ruderi  della chiesa di Trebisonda, per il recupero e il restauro della quale, il mondo della cultura, oggi e domani, continuerà ad insistere, per il loro recupero e restauro, perché proprio in questo alveo portuale respira ancora l’alito di una grande civiltà, da portare alla luce, per il bene dei nuovi abitanti dell’antico porticciolo”.

A conclusione, viene letto il messaggio del Presidente onorario del Premio POESIA E NARRATIVA TERZO MILLENNIO 2021, JEAN IGOR GHIDINA, Docente di letteratura Italiana – Blaise Pascal University – Francia

Mi rincresce tantissimo di non poter partecipare a questo incontro quale Presidente onorario del Premio POESIA E NARRATIVA TERZO MILLENNIO 2021. Sarei stato assai onorato di rivedervi e di celebrare assieme a voi questo fulgido momento per l’indispensabile letteratura. Purtroppo, i vincoli sanitari per varcare il confine e la mia posizione dissenziente rispetto a ciò che considero una coartazione da parte degli Stati, mi costringono a rinunciare a qualsiasi viaggio in Italia e segnatamente nella favolosa Sicilia. Mi preme ringraziare la testata giornalistica 24live.t di Barcellona, gli autori premiati e tutti coloro che hanno in qualsiasi ruolo collaborato alla riuscita del Premio-selezione per la realizzazione dell’Antologia. Rimanendo vicino a voi con il pensiero e con lo spirito, vi invio un caloroso saluto. JEAN-IGOR GHIDINA‌.”

La Prof.ssa e giornalista professionista FRANCESCA ROMEO relaziona sulla poesia del ‘900 fino ad oggi:

La poesia ai tempi della connessione perenne”

 “Comincia il pianto

 della chitarra.

 Si spezzano le coppe

 dell’alba.

 Comincia il pianto della chitarra.

 È inutile

 farla tacere.

 Piange monotona

 come piange l’acqua.

 Come piange il vento

 sulla montagna”.

            Sono i  versi de “La Chitarra”, tratta dal “Poema del Cante Jondo” di Federico Garcia Lorca, scritto tra il 1921 e il 1922. Qui il poeta lega al “Cante Hondo”, ossia ad uno stile di vocale del flamenco che dà voce all’anima dei gitani, una poesia fatta di aranci, ulivi e zagare, paesaggi, suoni e silenzi. Un’anima che trasuda e profuma di terra, dunque, una canzone profonda e primitiva così come profondo e primitivo è il luogo stesso dell’inconscio umano. Lì, nelle cavernose radici dell’anima, nasce il “soffio vivificante” che irrompe e irrora il “sentire”, impetus primordiale da cui tutto si diparte e a cui tutto ritorna. È la poesia che nasce e vive con l’uomo, proprio quella che uno straordinario Robin Williams descrive perfettamente nel film “L’attimo fuggente”(1989):

            “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”.

            Questa stessa poesia dalle radici remotissime, e di cui dal punto di vista letterario il poema mitologico “L’epopea di Gilgamesh” rappresenta il testo più antico e importante che ha preceduto Omero di oltre 1500 anni; questa poesia che ha attraversato intere epoche camminando di fianco all’uomo, parlandoci tramite muse, rapsodi, aedi, cantori, menestrelli, cantastorie, la poesia, dicevo, sembra giungere zoppicante ai nostri giorni. Essa appare quasi a disagio. Svilita. Alienata. Per la prima volta la poesia sembra quasi non tenere il passo con questo mondo frenetico che non si ferma mai e si trasforma velocemente in altro, prima ancora d’aver completato la forma precedente.

            Già Charles Baudelaire nel 1857 con “I Fiori del Male”, in cui il poeta intende con “i fiori” la bellezza che solo l’arte sa realizzare e con “male” l’isterilimento della società contemporanea, gettava le prime avvisaglie di un disagio che lentamente e inesorabilmente è divenuto sempre più pregnante. Disagio che Oswald Spengler (1880-1936) enunciò in termini apocalittici ne “Il Tramonto dell’Occidente” (1918-1922): tutti i valori etico-politici sono venuti meno, soppiantati da altri valori. Un lento inesorabile declino verso cui l’umanità si sta dirigendo, in cui la scienza e la tecnica regolano sempre più la vita dell’uomo, modificandola e allontanandola da quelle radici che la legano alla madre terra.

            Nel 1975 Eugenio Montale, ricevendo il Nobel per la Letteratura, fu quasi profetico nel discorso che pronunziò: “Nell’attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e nuovi linguaggi, nella civiltà dell’uomo robot – oggi possiamo ben dire dell’uomo smartphone – quale può essere la sorte della poesia? La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti. L’incendio della Biblioteca di Alessandria ha distrutto tre quarti della letteratura greca. Oggi nemmeno un incendio universale potrebbe far sparire la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni. Ma si tratta appunto di produzione, cioè di manufatti soggetti alle leggi del gusto e della moda. Che l’orto delle Muse sia devastato da grandi tempeste è certo. Ma altrettanto certo che molta carta stampata e molti libri di poesia debbano resistere al tempo”

            C’è una parola che va sottolineata, già evidenziata dallo stesso Montale, ed è “produzione”, ovvero la poesia che diventa merce, perdendo così il suo originario valore. Come sottolineava lo stesso Marx “la produzione spirituale” più elevata “trova misericordia agli occhi del borghese” soltanto se si presenta come un mezzo adeguato a produrre ricchezza materiale. La “parola” è dunque svilita. Usata e masticata. Venduta e pubblicizzata. Masticata e rigettata. Al punto tale che la parola stessa non ha più parola, più nulla da dire. Ha perso la sua dignità primordiale. La parola, ovvero quanto di più sacro e antico possieda l’uomo, oggi è scarnificata, ridotta, per dirla in maniera cattafiana, all’Osso privato però della sua Anima.

             “Le parole sono stanche di dover chiamare. Di dover conoscere e definire. Di essere messe su tutto, sui fiori e sulle stelle, sulle emozioni e sui tramonti. (…) Le parole ci chiedono di fare silenzio. Di guardarci negli occhi. Di provare a usare alfabeti diversi. Respiri, gesti, sguardi. Le parole ci chiedono di essere usate solo quando è davvero necessario”, scrive Fabrizio Caramagna, autore, scrittore e ricercatore di meraviglie così come egli stesso si definisce. A questa condizione di spossatezza della parola, contribuisce il pressante hic et nunc, il qui e ora della frenetica società androidiana in cui non c’è spazio per i silenzi, per i soliloqui, per interrogare la propria anima. La solitudine dell’uomo moderno è quella della connessione perenne. Soli sì, ma sempre rintracciabili. Soli sì, ma circondati da miliardi di altri utenti online. Se un tempo l’ispirazione attraverso il braccio, la mano e la penna fluiva direttamente dall’anima del poeta per imprimersi sulla carta, facendosi parola, verso, poesia; ricevendo, quasi in una sorta di rituale mistico, vita stessa da quel contatto diretto (basti pensare alle leopardiane “sudate carte” che esprimono pienamente il contatto, il tocco, la relazione con la carta stessa toccata, carezzata, a volte bagnata dal sudore o dalle lacrime, altre scarabocchiata, cancellata, corretta, appallottolata), oggi tutto questo non accade più. Tutto è mediato da una tastiera che scrive, cancella, suggerisce, corregge. Persino la parola “scrivere” sta lentamente svanendo schiacciata dal prepotente avanzare della parola “digitare”, ovvero battere le dita su una tastiera. L’uomo moderno non scrive più, l’uomo moderno digita. Allo stesso modo l’uomo non guarda  più ciò che lo circonda con i suoi occhi. Tutto è mediato dallo schermo di un cellulare. Un mediatore freddo tra noi e la realtà, che sfoca l’anima delle cose e dell’uomo stesso.  E ancora, l’uomo non parla più con l’uomo, bensì invia messaggi, posta commenti, twitta.  Tutto in funzione della visibilità, dei followers, dei like. Non si leggono né si recitano più poesie, ma si inviano attraverso link di cui il destinatario leggerà a malapena il titolo o la prima strofa. Altre si inviano sotto forma di aforismi sopra una gif che, chi la riceve, inoltrerà o posterà sui social basandosi esclusivamente sul numero dei like piuttosto che sulla qualità del contenuto. Ma allora, che senso ha oggi la poesia? E, soprattutto, la poesia ha ancora un ruolo o è semplicemente assopita in attesa di un degno risveglio?

     Sicuramente viviamo in un epoca di grandi e veloci trasformazioni, molte amplificate anche dai nuovi dettami del lockdown. Un processo in divenire, impossibile da fermare, in cui tutto purtroppo sembra convergere verso la “spettacolarizzazione”, verso quei cinque minuti di celebrità, verso quel nuovo potere, la “rete”, fatto di followers e condivisioni esponenziali che sta persino soppiantando Orson Welles e il suo spietato quarto potere.

     La poesia, la cui essenza è il “sentire fatto parola”, necessita di quell’anima che oggi sembra esserla negata. Ha bisogno di pause, di silenzi, di guardare oltre, di scavare a mani nude. Di cercare il senso della realtà esterna e il senso del proprio esistere. La poesia oggi non ha esaurito il suo ruolo. È solo relegata un po’ più in là, oltre il confine del moderno, in una sorta di terra di mezzo per dirla alla Tolkien. E, forse, un merito al lockdown va riconosciuto: ha rallentato per un po’ il nostro vivere frenetico, ha soffermato gli sguardi sul mondo intorno a noi, aiutandoci a riscoprire anche la poesia. Anche se, la poesia stessa, quella vera, non è rifugio. La poesia è viva e ci parla. Essa getta luce sulle cose. Illumina l’oscuro. Rischiara ciò che avvolto dalla nebbia, l’indistinto. Ci indica che esiste qualcosa di più grande e di più profondo oltre la frenesia virtuale del quotidiano, che resta qualcosa oltre l’irrequietezza del divenire convulso. Dobbiamo solo fermarci e ascoltarla. E, infine, scriverla.

A conclusione, lettura della motivazione, “poetessa e scrittrice, interprete silente e profonda della realtà interiore dell’Essere, tesa a dissipare le ombre metafisiche ed approdare all’edenico universo della luce”, consegna  della targa PREMIO ALLA CULTURA, dei fiori  e del libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”.

Al Generale dei Carabinieri da poco in quiescenza, il Dott. ANTONIO RAPPAZZO viene consegnata la targa PREMIO ALLA CARRIERA, con questa la seguente motivazione: “a SUA ECCELLENZA ANTONIO RAPPAZZO che sulle zolle bagnate di sogni, volò a servire lo Stato e a tutelare la convivenza pacifica e la sicurezza delle Istituzioni democratiche con rigoroso impegno ed abnegazione, percorrendo tutti i gradini di una prestigiosa e benemerita carriera che giovanissimo lo vide Generale dei Carabinieri, impegnata in difficili operazioni militari e nello studio che gli consentì di conseguire tre lauree. Oggi, in quiescenza nella sua Bafia, continua a vivere secondo il codice ideale, sempre osservato. Molto grati, i cittadini di Porto Salvo gli rendono omaggio”.

Consegna della targa e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue, un breve suo ringraziamento.

Alla Prof.ssa MARIA MORGANTI PRIVITERA viene consegnata la targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura curriculum di Maria Morganti Privitera:

“Maria Morganti Privitera dopo la laurea in Materie Letterarie ha trascorso una larga parte della vita a formare giovani menti insegnando presso l’Istituto per Geometri “Enrico Fermi” di Barcellona Pozzo di Gotto. Dedita a diverse attività sociali e di volontariato, impegno che traspare in molte delle sue composizioni poetiche, a partire da ARABESCHI DI LUCE (Grafo Editor, Messina 2010), la plaquette che ci ha permesso di scoprirla essere valente poetessa, la Morganti Privitera ha partecipato a numerosi concorsi letterari ottenendo lusinghieri riconoscimenti; tra i più importanti si ricordano: il 2° posto al “Premio Colapesce” (2008), il 1° posto al Premio Internazionale di Poesia “Sotto l’egida dell’amore” (2009), il 1° posto al Premio Internazionale “Ischia, Isola dei sogni” (2010), il 1° posto al XII incontro di Poeti “Nino Ballotta” (2010), il 3° posto per la poesia in vernacolo al “Premio Colapesce (2012), il 1° posto al Premio Nazionale “Poesia da contatto” (2013), il 1° posto al Premio Internazionale di Lettere e Arti “Beato Giustino Russolillo” (2013).

Nella sua pubblicazione ‘U RISVIGGHIU DU CARRUMATTU, (Giambra Editori – novembre 2014) la Morganti Privitera, prodigiosamente, ha il potere sia di prendere per mano il lettore maturo e di riportarlo indietro nel passato per fargli rivivere emozioni già conosciute, che trasportare il lettore più giovane in quello stesso spazio di tempo per fargli assaporare quelle emozioni mai provate, emozioni tali che soltanto la conoscenza può suscitare”.  Nella sua ultima opera DOMINA (Edizioni Smasher – novembre 2017), Maria Morganti Privitera, come si evince dai testi inclusi nella raccolta, vuole regalarci un atto di quella magia che i poeti sanno fare, infatti ha il potere di trasportarci nel meraviglioso mondo femminile, ma non soltanto. Il volume si apre con il poemetto “Domina”, che dà il titolo alla raccolta, in cui traccia in sintesi il profilo delle donne più importanti della storia partendo ovviamente da Eva, sottolineando come, nel bene e nel male, l’universo femminile abbia contribuito alla trasformazione continua del mondo, spesse volte con gravi sofferenze e inimmaginabile coraggio.  Infine, per la sua sensibile maestria nel poetare con versi potenti, la poetessa barcellonese Maria Morganti Privitera è stata eletta Donna Siciliana dell’anno 2018.

Lettura della motivazione: Poetessa barcellonese, docente e militante nel volontariato, sedotta dalle Sirene di Calliope, ha regalato ai lettori  un gomitolo di rare emozioni  intonate in un prezioso arpeggio di armonie e intrise da uno spontaneo impulso creativo che trasfigura  i suoi sentimenti, le sue ansie e i suoi sogni in sequenze liriche dense di penetrante lirismo”. Consegna della targa,  dei fiori  e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue un suo breve ringraziamento.

Doveva essere presente il poeta DOMENICO DI STEFANO che nella sezione poesia in LINGUA ITALIANA, con la poesia “RITORNO SUI MIEI PASSI ALLE ORIGINI” si è classificato al 1° posto ma, per un imprevisto non è potuto essere insieme  noi. A lui, sarà fatta avere oltre alla targa con la seguente motivazione: Il poeta di Montalbano Elicona”, già ben noto nella letteratura, in questo originale poemetto “RITORNO SUI MIEI PASSI ALLE ORIGINI”, di fronte al rischio dell’imminente Apocalisse, rivanga il percorso del suo passato, per recuperare i puri valori assoluti che guidarono la sua esistenza”,anchel’Antologia in 5 volumi della “LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI”.

Consegna della Targa PREMIO ALLA CULTURA al Preside FRANCESCO SPECIALE, e lettura della motivazione: “Personalità illustre, già Sindaco del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, Benemerito Preside della Scuola Media D’Alcontres e Presidente della Sezione locale “Dante Alighieri”, ha operato con esperta passione nei suddetti incarichi, coinvolgendo cittadini, docenti e allievi in iniziative sociali e culturali con metodologie e didattiche sperimentali con risultati eccellenti nei vari processi di apprendimento, meritandosi vasta e duratura stima”.

Al Preside, viene consegnato anche libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue il suo  ringraziamento.

Doveva essere presente insieme a noi il poeta, scrittore e critico letterario, LUCIO ZANIBONI ma a causa delle  attuali restrizioni covid-19 non è potuto venire a ritirare  la targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura del curriculum di LUCIO ZANIBONI: “LUCIO  ZANIBONI è nato a Modena ma vive a Lecco. Ha insegnato in scuole di ogni ordine e grado. Le molte raccolte di poesia hanno avuto le prefazioni di: Bellezza, Cappi, Esposito, Lanza, Manacorda , Martelli, Moretti, Pazzi, Piromalli, Rea, Ruffilli, Sanesi, Squarotti, Ulivi e Valli. È stato segnalato al Premio Internazionale Montale, Ha vinto premi importanti e due volte il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha pubblicato sette Antologie dei migliori poeti contemporanei e sulla sua opera sono state svolte due Tesi di Laurea. È stato tradotto in francese, inglese, greco, spagnolo, portoghese, cinese e albanese. È stato inserito in Storia della letteratura Italiana – Il Secondo Novecento 1993. e in Poeti latini tradotti da autori italiani(Bompiani.) A 17 anni iniziava la collaborazioni con il giornale letterario (Gastaldi) Milano. A 24 era tra i giovanissimi nella: Antologia “Poeti del nostro Tempo” (Primo poeta inserito Giovanni Papini) Edizioni Cinzia Firenze. Numerose collaborazioni a riviste prima del primo libro edito per iniziativa di un gruppo di colleghi della scuola”.  A conclusione, viene data lettura del messaggio inviato da Lucio Zaniboni: “Impossibilitato a partecipare, auguro ogni successo alla Manifestazione e il mio compiacimento ai Premiati. Cari saluti LUCIO ZANIBONI”.   Lettura della motivazione: “alta voce limpida e penetrante della poesia contemporanea, degno erede della nostra migliore civiltà culturale, vero Maestro di critica letteraria che  riesce a rendere fruibile il testo  e a captarne la reale dimensione interiore”.

Premiazione del poeta FRANCESCO CONTI che nella sezione poesia in LINGUA SICILIANA, con “SIRINATA SICILIANA” si è classificato al 1° posto, con la motivazione:  “Francesco Conti con la sua produzione poetica dialettale, ha innalzato il vernacolo dell’area messinese ai vertici espressivi più alti dell’attuale, stagnante poesia in lingua, introducendo a pieno titolo il poemetto a cui affida un’inesauribile sorgente di canto d’amore, che diventa il poema dell’anima  dell’umanità, siglato dal tag “A vita è poisia”.

FRANCESCO CONTI legge la poesia: SIRINATA SICILIANA

Fimmina siciliana, di zaghira e gessuminu profumata,

pi ttia e puru pa me terra natia, iò scrissi sta sirinata.

Pi tutti i dui, firriunu paroli, ‘nte nuttati senza sonnu,

nasciunu du cori e da menti, puru quandu eni jonnu.

Tu, figghia da me stissa terra e amatissima mugghieri,

dda vota chi ti visti, ‘ntrasisti subbitu ‘nte me pinseri.

Ma quantu eri bedda, quandu di gioia ridii filicimenti,

giravunu, iauti ‘nto celu, un mari di stiddi splindenti.

Sicilia bedda mia, undi nasceru illustri poeti e littirati,

artisti e musicisti, du mundu, tutti quanti ‘nnamurati.

Terra di tanti picciotti, senza travagghiu ma a spassu,

iò, figghiu di sta terra, finu a chi voli Diu, non ti lassu.

Quant’eri bedda quandu o ventu sciugghivi i to capiddi,

ti bastava sulu na ciusciata, a cunfundiri luna e stiddi.

Poisia e musica, mi regalaunu i to occhi duci e lucenti,

e iò, basta chi ghiudia, giriava l’universu senza fari nenti.

Trinacria, terra d’amuri, ciuri profumati e biddizzi rari,

assai sunnu chiddi, chi venunu cca e si vonnu fimmari.

Sicilia, terra di sciroccu, suli brucenti e di tanta friscura,

stidda, pi cu luntanu staci e di ritunnari non vidi l’ura.

Ddu jonnu, eri un veru Paradisu ‘nterra, cu velu iancu,

pari aieri, inveci passaru 42 anni, e iò, era o to ciancu

Era u 7 di settembri e ‘nchianammu o Tundaru, a sira,

e assemi, ‘ndi ‘ngiunucchiammu, undi a Madonna nira

U tempu passa viatu e iò, non mi ‘ndi vogghiu andari,

e pensu a tutti chiddi chi, un jonnu t’appunu a lassari.

Tu, Sicilia bedda, lassasti pezzi di tia, dintra e so cori,

così, l’amuri chi hannu pi ttia e i to biddizzi, mai mori.

E avi di tandu, chi sta nostra vita assemi, scurri filici,

i figghi e poi i niputi, ma finu a ora, quantu i sacrifici.

Tu resti sempri, a megghju cosa chi mi potti capitari,

e tantu è l’affettu chi, ancora, ‘ndi continui a rigalari.

Sicilia, patria di genti onesta ma puru di malandrini,

di Schillaci e Muntabbanu e da… Barunissa di Carini.

Terra di 7 perli eoliani, incastunati ‘nta l’azzuru mari,

eni un piaciri, quandu da casa i vaddu, fannu sugnari.

C’è silenziu stanotti, a luna ridi e allegri ‘ndi manteni,

macara si non tu dicu, tu u sa, quantu ti vogghiu beni.

Finu a quandu ‘nto me pettu, batti stu cori ‘nnamuratu,

ponnu passari macara cent’anni, iò è sentiri u to ciatu.

Quandu sta sirinata siciliana, sta arrivandu quasi a fini,

di luntanu, spunta un sonu di maranzanu e mandulini.

Si senti na tarantella d’amuri, c’è puru na ciaramedda,

è didicata a tutti dui, fimmina siciliana e Sicilia bedda.

A conclusione, viene consegna la targa e l’Antologia in 5 volumi della LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI.

Al Prof. BERNARDO DELL’AGLIO, Presidente dell’Associazione Culturale GENIUS LOCI viene consegnata la targa PREMIO ALLA CULTURA assegnata all’Associazione Culturale GENIUS LOCI.

Lettura del curriculum dell’Associazione Culturale Genius Loci: “L’Associazione Culturale “Genius Loci” ha l’esclusivo perseguimento di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali, storici ed artistici di Barcellona Pozzo di Gotto. La promozione della cultura, dell’arte e la conoscenza della “bellezza” del proprio territorio, grazie anche a delle visite guidate con tutte le scuole. La salvaguardia della memoria storica della città, delle migliori tradizioni popolari e delle radici culturali e sociali del proprio territorio. Il ricordo, visto come un “esempio positivo” da porgere alle giovani generazioni, dei “genii loci” barcellonesi e pozzogottesi, che nei vari campi, hanno tenuto alto, con il loro lavoro o attività, il nome ed il ricordo della nostra città.  L’attuale Consiglio Direttivo è composto dal Dr. BERNARDO DELL’AGLIO, presidente; Arch. LUIGI LO GIUDICE, vice presidente; Arch. DANIELA MOTTA, coordinatore; Prof.ssa ROSITA DELL’AGLIO, segretario; Arch. MARCELLO CRINÒ, tesoriere. Consiglieri: Arch. BENIAMINO FALITI, Prof. GAETANO MERCADANTE, Arch. TONY RAIMONDO, Prof. ERMINIO SALZANO. In questi sui lunghi dieci anni di vita, l’Associazione ha svolto tante attività, tra le quali: visite culturali guidate per le scuole, pannelli informativi culturali, presentazioni di libri, concerti, mostre,  progetti sociali, la nuova attività teatrale per i ragazzi legata al nostro territorio”.

Lettura della motivazione: “Benemerita per la valorizzazione dei beni culturali, storici e artistici di Barcellona Pozzo di Gotto, per la salvaguardia della memoria storica,  delle bellezze e delle radici culturali e sociali della città del Longano”, consegna della targa e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue il ringraziamento del Prof. Bernardo Dell’Aglio.

Doveva essere presente insieme a noi anche il poeta, scrittore e critico letterario, SEBASTIANO SAGLIMBENI ma a causa di non buone condizioni di salute non ha potuto presenziare a questo evento per il ritiro della targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura del curriculum di Sebastiano Saglimbeni: “Giovanissimo giovane educatore al Vittorio Madia di Barcellona e con il volo d’aquila successivo a Bolzano, dove fondò la Rivista di varia cultura MONDO NUOVISSIMO e successivamente a Verona le Edizioni de IL PANIERE. Ebbe il grande merito di aver valorizzato la coraggiosa lotta del sindacalista e deputato comunista FRANCESCO LO SARDO,  di cui pubblicò scritti, epistolario segreto e vicenda politico-sindacale durante le repressioni  squadriste e, durante il fascismo, difese il proletariato siciliano dalle angherie dei latifondisti. Tra le opere narrative di FRANCESCO LO SARDO si ricordano: “I martiri hanno i sassi in bocca”, “La ferita del Nord” e tra le numerose raccolte di poesia “Suono per la tenera fronda”. SEBASTIANO SAGLIMBENI, fece conoscere in maniera più esauriente l’opera dell’insigne studioso Concetto Marchesi e fu cofondatore della omonima Fondazione”.  Lettura della motivazione “luminoso esempio di poeta, scrittore, critico letterario, autore di romanzi e poesie della “Sicilianitudine” e traduttore dell’Eneide, delle Bucoliche  e del De rerum natura, curatore delle opere di Francesco Lo Sardo e di Concetto Marchesi”.  La  targa sarà inviata al suo domicilio.

La scrittrice padovana MONICA BAULETTI che nella sezione NARRATIVA, con il racconto “AFFETTI INDISSOLUBILI” si è classificato al 1° posto, non potendo essere presente alla premiazione ci ha fatto pervenire il seguente messaggio: “Ringrazio il professore Aliberti e tutta la redazione del premio per l’invito. Non potrò essere presente all’evento per impedimenti lavorativi, il complicato periodo che stiamo vivendo ci ha gravato di una valanga di nuove incombenze e il ripetuto rinvio delle scadenze fiscali oltre ad aver ridotto la consueta chiusura per periodo feriale rischia addirittura di farci saltare le ferie d’agosto. Auguro a tutti voi una lieta serata e ogni successo per la cerimonia che so già sarà emozionante come tutte le attività che vedono coinvolto il professore Aliberti. Un abbraccio al professore Aliberti e un cordiale saluto a tutti i partecipanti”.

Lettura della motivazione: “scrittrice, critico letterario, poetessa, limpida coscienza storica, personale, sociale e civile, ha impresso una svolta emblematica alla nuova narrativa italiana contemporanea”.

La targa e l’Antologia in 5 volumi della “LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI” sarà inviata al suo domicilio.

GIUSEPPE CONTI legge il racconto AFFETTI INDISSOLUBILI di Monica Bauletti:

 “Sono le ore 18:05, Luce spegne il PC, ripone penna e matita nel portapenne e la gomma nella vaschetta portaoggetti. Lascia sempre sgombra la scrivania, le piace trovarla pulita la mattina; è un bel modo di cominciare la giornata perché le sembra che anche la sua postazione abbia riposato durante la notte e sia pronta a ripartire per una nuova giornata di lavoro. Il righello blu con il suo nome scritto in bianco lo appoggia sulla tastiera. È un regalo di Pietro, l’ha fatto con la stampante 3D. Gli occhiali li ripone nella custodia e li mette nel cassetto. Adesso può uscire. C’è ancora il sole alto e l’aria le porta il profumo dei tigli. L’anno appena passato ha reso tutti più poveri di affetti. Il ferramenta di Piazza Manzoni è chiuso: il signor Gino non uscirà a chiederle come sta la mamma, si  è sentito male subito dopo Natale e non si è più ripreso. All’angolo di Piazza Primo Maggio il negozio degli articoli outlet ha chiuso, che tristezza vedere tutti i manichini nudi e i pochi stracci rimasti dopo la svendita abbandonati sul bancone, qualche paio di sandali argentati e scarpe leopardate tacco 20 stanno a coppie qua e là. Luce abbassa lo sguardo e passa oltre. Dal parco arrivano le voci dei bambini, un cane abbaia e gli uccellini sono impegnati nel loro concerto serale; non ricordava di averli sentiti gli scorsi anni. | cinguettii hanno preso il posto del chiacchiericcio delle nonnine che tardavano sulle  panchine in attesa di un po’ di refrigerio serale. Ora le panchine sono vuote. Si siede. Vorrebbe godere ancora della presenza delle anime che per molte estati hanno rallegrato la sua passeggiata verso casa dopo il lavoro.  Trovava rilassanti le loro chiacchiere, i commenti innocenti sulle futilità giornaliere. Ascoltandole ritrovava la giusta dimensione della vita e dimenticava le contingenze burocratiche che tanto contano e nulla valgono.  Accanto a lei c’era Maria con la sua chioma candida, le trema una mano e si lamenta che non può più usare l’uncinetto; quanti centrini e merletti che ha fatto, ma adesso non c’è la fa più. Nonna Rita la rimprovera perché non vuole sentire i suoi inutili lamenti: “guarda me, anche se non riesco più camminare e mi tocca uscire col girello, mica mi lamento! Ringrazia iddio che ancora siamo qua a raccontarcela”. Luana, la badante, scuote la testa e sorride di nascosto per non farle arrabbiare. Ma quando passa Gaetano tutte si zittiscono.  Gaetano è un nobile, si dice, lo chiamano il Barone. Che sia davvero  di sangue blu non si sa, ma è di certo un uomo di classe. Elegantissimo, con il fiore all’occhiello, il bastone con la testa d’anatra in argento e un levriero che gli cammina accanto. Una coppia d’altri tempi, sembrano usciti da una cartolina dell’ottocento. Gaetano passa dritto, non si ferma mai, ma non manca di fare un cenno di saluto alle nonnine sedute all’ombra del salice piangente. Un a bambina arriva di corsa e tira la manica di Luce. Tutte le immagini si dissolvono e le anime attorno a lei svaniscono. “Signora, signora, ma nonna Anna non viene più? Dov’è nonna Anna?  Signora lei ha le caramelle gommose che mi dava sempre nonna Anna?”. “No piccina, mi dispiace, non ho le caramelle” “Ma nonna Anna domani viene?” “Non lo so, ma domani sera se vuoi te le porto iole caramelle di nonna Anna”. “Ma tu non sai quali sono, solo nonna Anna aveva le caramelle buone”. Com’è venuta, all’improvviso, la bambina si gira e scappa via. Luce resta sola, le anime non torneranno è ormai troppo tardi, e… per di più è ora di cena. Sulla via del corso, oltre la piazza, si ferma un autobus, è quello di Pietro.  Luce gli fa un cenno con la mano per farsi vedere, Pietro scende e la raggiunge. “Ciao amore, sei ancora qua? Mi aspettavi? “Sì, non volevo torna re a casa, il silenzio mi è diventato insopportabile”.

A GIUSEPPE CONTI, viene consegnato il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60” e l’ATTESTATO di MERITO con la seguente motivazione: “interprete appassionato del racconto INCONTRO DI CARTA di Annella Prisco, a cui è stato il PREMIO ALLA CULTURA che, con simmetrica e suadente scansione della voce ha fatto vibrare le emozioni insite nel testo”.

Doveva essere presente il poeta, scrittore ed editore DOMENICO SALVATORE GARUFI, per la consegna della targa PREMIO ALLA CULTURA,  ma per imprevisti motivi non è potuto venire. Lettura del curriculum di Domenico Salvatore Garufi:  “Catanese di origine, ha lasciato per amore e per lavoro questa terra raccogliendo, ovunque vivesse, sensazioni, esperienze e ricordi che fanno di lui la persona di oggi. È rientrato perché ha scelto di considerare casa sua la Sicilia che lo ha riaccolto a braccia aperte. Architetto del verde ma anche uomo di marketing, arredatore di interni ma anche esperto di turismo, ancora curioso e sognatore come un bimbo e razionale e concreto come un adulto: questo è Domenico Salvatore Garufi. Nei suoi articoli troverete la Sicilia nelle tante sue ammalianti verità raccontata oltre i soliti stereotipi e luoghi comuni. Un’isola dolce e aspra, morbida e ruvida, luminosa e velata: un mondo pieno di segreti tutti da scoprire!”

Lettura della motivazione: “critico letterario, scrittore, poeta ed editore, studioso attento della produzione culturale non omologata alla mercificazione  editoriale ed esemplare modello della libertà creativa”. Poiché non presente, la targa e il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”, saranno spediti al suo domicilio.

Doveva essere presente la scrittrice ANNELLA PRISCO ma, per le attuali restrizioni covid-19 non è potuto venire per ritirare  la targa PREMIO ALLA CULTURA.  Lettura della motivazione: una donna, una scrittrice che ricerca nella memoria le ragioni che hanno determinato il destino dell’uomo. Nel recente romanzo “Specchio a tre ante”, la protagonista cerca di capire le ragioni della sua angoscia esistenziale. La scrittrice ha raggiunto il vertice della piena maturità creativa, meritevole di più alti riconoscimenti “.

La targa le sarà inviata al suo domicilio.

Doveva essere anche presente la giovane scrittrice in erba MARGHERITA PECORARO che nella sezione NARRATIVA, per il racconto LA NUOVA AVVENTURA gli è stato assegnato il DIPLOMA DI MERITO. Lettura della motivazione: “per aver dimostrato di possedere originalità fantastiche, organizzazione strutturale e strumenti espressivi, ben trasparenti nella pur giovanissima età”. Il Diploma ed il libro di Italo Calvino “IL BARONE RAMPANTE”, saranno inviati al suo domicilio.

Al poeta di Porto Salvo PIETRO MAIORANA, nella sezione poesia in LINGUA ITALIANA per la poesia SPERANZE ILLUSORIE, gli è stato conferito il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA. Pietro Maiorana, legge la sua poesia:

    Gente per strada con sguardi ridenti,

    bimbi a giocare in piazza contenti.

    Le mamme allegre a passeggiare,

    con altre mamme a dialogare.

    Famiglie unite intorno alla mensa,

    del cellulare faranno senza.

    Donne, bambini, vecchi e malati,

    dal mostro in casa saranno salvati.

    Andare a scuola contenti e beati,

per ritrovarsi un dì laureati.

Docenti bravi a dare lezione,

di vita sana e partecipazione.

Cultura e lavoro per tutti sicuro,

e fare a pezzi qualsiasi muro.

Pensieri alati, gente sagace,

per dare al mondo un po’ di pace.

Sapere prima gli altri ascoltare,

per essere bravi dopo a parlare.

Strade pulite limpidi mari,

e petrolieri con meno denari.

Niente più smog e inquinamento,

differenziata al cento per cento.

Pedofilia in ogni ambiente,

sarà estinta completamente.

La delinquenza, mafia e camorra,

conosceranno l’ultima ora.

Gente di fede di ogni credenza,

rilancerà la fratellanza.

Ultimi e poveri di ogni colore,

saranno accolti con più amore.

Sport, teatro, arte e cultura,

se per diletto avranno più cura.

Virus, tumori ed egoismo,

scompariranno da tutto il mondo.

A conclusione, lettura motivazione: “cultore di poesia nel segreto del cuore, nella lirica “Speranze illusorie” delinea un ritratto ideale di società, dove regna il perfezionismo politico e sociale che potrebbe rendere felice l’essere in una illusoria e civile convivenza”,  consegna del Premio Speciale della giuria e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”.

Il Reverendo PADRE VINCENZO  ritira la targa PREMIO ALLA MEMORIA di Angelo Manuali, offerta dalla casa editrice BASTOGILIBRI di Roma.  

Lettura della motivazione: “poeta e  critico letterario che in oltre 50 anni di attività diede generosamente ospitalità e sostegno a molti scrittori e poeti nelle diverse collane del suo catalogo. Sempre apprezzatissima la collana di critica letteraria “L’Argileto”, in cui ha pubblicato tesori come l’Enciclopedia letteraria del Novecento in 10 Volumi e la successiva Storia della Letteratura Italiana Contemporanea. Preziosissima per gli studenti la collana di monografie dei maggiori scrittori e poeti italiani e la Collana di poesia, con centinaia di titoli di autori noti e meno noti, ma validissimi da lui valorizzati”.  

La targa consegnata a Padre Vincenzo Otera affinché sia esposta in questa bellissima sala teatrale.  

Doveva essere qui anche la poetessa LOREDANA AIMI che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA  con la poesia MADRE NATURA si classificata al 2° posto ex aequo. Lettura della motivazione, “con limpido sentimento d’amore, la poetessa canta la poesia “Madre natura”, con strumenti descrittivi densi di equilibrato lirismo”. Poiché assente, il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno” sarà spedito al suo domicilio.

Anche la poetessa ELOISA TICOZZI che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA con la POESIA LA SCRITTURA si classificata al 2° posto ex aequo doveva tra di noi. Lettura della motivazione, “la sua attività di psicologia e di docente della materia, si dimostra insufficiente ad imprimere serenità alla sua vita, ma la sua anima trova quiete nel costante dialogare con la sua scrittura”. Poiché assente, il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno” sarà spedito al suo domicilio

Doveva essere presente anche il poeta NINO CALABRÒ, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, ma da 50 anni residente ad Aosta, che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA  con la poesia IN QUESTO ESILIO MUOIO, si classificata al 2° posto ex aequo.  Viene letta la motivazione sul DIPLOMA DI MERITO: dalla  tormentata  Sicilia, sognò di trovare nel Nord un mondo migliore, ma gradualmente si è sentito prigioniero in un soffocante esilio, da cui lo salva il doloroso ricordo della Sua Barcellona Pozzo di Gotto e il rifugio nella poesia”.

Il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”, saranno spediti al suo domicilio. NUCCIO SCOLARO legge la poesia “IN QUESTO ESILIO MUOIO” di Nino Calabrò.

    In questo stato di volontario esilio

    dove vivo bene nonostante il pensiero

    rivolto ai tempi lontani, alle radici

    infisse nella piana fertile sotto lo

    sguardo protettore del Colle del Re e

    la voce di mare che sempre in me sussulta,

    orme su sabbie fredde, isole care

    dirimpettaie e fosche al mio mirar lontano

    e gioventù e amori, tutto ho cancellato.

Ora, riflesso di sovrana nostalgia, cammino,

con pensiero antico su solchi a me cari

caduti in disuso da che, su roccia greve e dura

calco, con anelito nuovo, le vie delle vette

e urlo, in cima, con le braccia al cielo:

sicilianu veru fui e sugnu!

Ma, ora sono valdostano

e d’onore e di rispetto son vestito.

Oh! Dio del mare e delle vette ardite,

servir due madri con ugual contegno,

una che di casa m’ha cacciato

l’altra che mi ha adottato e mi ha cinto

di materno affetto; ambedue amo,

nonostante il bene, nonostante il male,

che perdonare è ciò che al cielo piace.

Solco con ali di pensiero, apriche spiagge,

vele gonfie di ricordi, la barchetta

dondolante tra le spume, la rete vuota

senza pesci, e i malanni, le pene, le sventure.

Parto, non vorrei partire, ma il dovere è volere.

Il treno verso nord speranzoso mi condusse,

scesi e misi i piedi su suolo sconosciuto, col

deserto in cuore, nonostante la bellezza del luogo

dei suoi panorami, dei suoi monumenti antichi.

Nel mio esilio scelto, rinato a vita nuova,

in solitario delirio per quella zolla di Sud amata,

m’è caro il ritornellar con l’accento antico

che la memoria sgrezza e la tarda età imbruna.

Il tempo nel labirinto del cuore mio si fermerà

all’ultimo raggio di senescente sole e veli di luna.

Posatemi allora con lo sguardo verso il mare

il corpo dentro la terra della mia Valle, mischiata

a terra antica impregnata col sudore di mio padre,

alloro sulla sua fronte e orgoglioso vanto mio.

In questo esilio, oggi terra mia, l’ultimo alito si

spanderà lievito, sovrasterà il mio mare e queste

amate vette scintillanti al sole e più vicine al cielo.

A NUCCIO SCOLARO, viene consegnato il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60” e l’ATTESTATO di MERITO con la seguente motivazione: “interprete appassionato della poesia “IN QUESTO ESILIO MUOIO” di Nino Calabrò a cui è stato assegnato il 2° posto ex aequo nella sezione POESIA ITALIANA che, con simmetrica e suadente scansione della voce ha fatto  vibrare le emozioni insite nel testo”,

Lettura del curriculum di Padre VINCENZO OTERA:  “Il candido giglio, che da ragazzo custodì nel segreto dell’anima, sbocciò fulgidamente durante gli studi Filosofici e Teologici presso l’Istituto San Tommaso dell’Università Pontificia Salesiana e Don Vincenzo Otera viene ordinato diacono nella Basilica Minore di San Sebastiano in Barcellona Pozzo di Gotto nel Gennaio 2006 da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Francesco Montenegro. Il 28 Giugno dello stesso anno, presso la Cattedrale di Palermo, viene ordinato Sacerdote da Sua Eminenza il Cardinale Salvatore De Giorgi. Trascorso un breve periodo a Roma, ritorna in Sicilia e viene chiamato a svolgere il servizio di Amministratore Parrocchiale presso la Parrocchia di Sant’Antonio Abate e successivamente diviene Amministratore delle Parrocchie di Porto Salvo e Protonotaro, finché  nel 2014, approda  come  Parroco presso la Parrocchia di S. Giovanni Paolo II di Porto Salvo e, nel contempo, membro del Consiglio Presbiterale e Pastorale Diocesano e Referente della Caritas vicariale di Barcellona Pozzo di Gotto.  Da poco ha conseguito il Master in Pastoral Counseling presso l’istituto Paideia di Ragusa ed è specializzando in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana.  Nella Parrocchia di Porto Salvo, è diventato un magistrale esempio di fede, coinvolgendo nell’azione pastorale l’intera comunità, particolarmente le famiglie e i giovani, con il progetto  “Dimensione Giovani”, grazie alla collaborazione attiva dei fedeli, ha creato il Centro Giovanile Parrocchiale Oratorio Giovanni Paolo II per offrire un servizio il più possibile personalizzato, teso a valorizzare, le risorse personali di autonomia e integrazione sociale. Per realizzare tanti progetti, Don Vincenzo Otera, supportato dalla comunità, ha ritenuto necessario accendere un mutuo di circa 600 mila euro per il restauro della Chiesa e dell’edificio Parrocchiale. Nell’anno 2013, al termine dei restauri, la Chiesa viene consacrata a Dio in onore di San Giovanni Paolo II (la prima in Sicilia ad essere intitolata al Grande Papa polacco),come una perla risplendente di luce e di colori, davanti agli occhi dei fedeli, che ivi si recano anche dai paesi limitrofi per i rituali ecclesiastici. Da qualche mese,  ha avviato un nuovo progetto denominato “Sport, inclusione e legalità”, il quale punta all’inclusione sociale delle fasce in difficoltà. È assistente spirituale del CO.DI. di Barcellona P.G., ma occorre anche doverosamente evidenziare che Don Vincenzo ha anche il merito storico di avere aperto il portone della chiesa alla cultura. E di questi tempi, è una iniziativa che la Chiesa dovrebbe imitare dovunque nel mondo, perché la cultura cattolica sta per essere minata radicalmente da un laicismo aberrante e pericoloso”.       

CARMELO ALIBERTI legge la motivazione sulla targa PREMIO BENEMERITO PER L’ATTIVITÀ SOCIALE che insieme al suo libro “Briciole di un sogno” consegna al Reverendo  PADRE VINCENZO OTERA: “il candido giglio, custodito nel segreto dell’anima, sbocciò durante gli studi presso l’Università Pontificia Salesiana, e Vincenzo Otera viene ordinato sacerdote il 28 giugno del 2006. Dal 2014 è Parroco di Porto Salvo, dove nel cuore della cittadina sorge, nel nome di Papa Giovanni Paolo II, una meravigliosa Chiesa, con Oratorio, Teatro, strutture sportive, ricreative. Affreschi capolavoro, riproducenti il Grande Papa in atteggiamenti pontificali, con ai lati emblematici episodi biblici, sembrano proteggere e illuminare gli oranti  inginocchiati.  Padre Vincenzo ha aperto il portone anche alla cultura, accogliendo nella Casa del Signore, poeti, scrittori e intellettuali, che nella società materialistica e nichilista stentano a ritrovarsi, un gesto di accoglienza esemplare che merita di essere applaudito”  

CRISTINA SAIJA lette il curriculum di CARMELO ALIBERTI:  “Carmelo Aliberti è nato a Bafia di Castroreale (ME) nel 1943. Laureatosi in Lettere, ha insegnato nei licei di Barcellona P.G. (ME). Dopo un soggiorno a Trieste, ha definitivamente deciso di risiedere nella città giuliana, dove continua a svolgere la sua attività letteraria. A Trieste, da 10 anni, ha fondato e dirige la Rivista Letteraria e di Cultura TERZO MILLENNIO, a cui collaborano insigni docenti di Università italiane e straniere.  Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: UNA SPIRALE D’AMORE (1967); UNA TOPOGRAFIA (1968); IL GIUSTO SENSO (1970); C’È UNA TERRA (1972); TEOREMA DI POESIA (1974);TRE ANTOLOGIE CRITICHE DI POESIA CONTEMPORANEA( 1974-1976); IL LIMBO, LA VERTIGINE (1980); CARO DOLCE POETA (1981, poemetto); POESIE D’AMORE (1984); MARCHESANA CARA (1985); NEI LUOGHI DEL TEMPO (1987); ELENA SUAVIS FILIA (1988); VINCENZO CONSOLO, POETA DELLA STORIA (1992); LE TUE SOAVI SILLABE (1999); IL PIANTO DEL POETA (2002); ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue, LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA (2008); L’ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA.  Di critica letteraria ha scritto: COME LEGGERE FONTAMARA, di Ignazio Silone (1977-1989); COME LEGGERE LA FAMIGLIA CERAVOLO di Melo Freni (1988); GUIDA ALLA LETTERATURA di Lucio Mastronardi (1986); IGNAZIO SILONE (1990); POETI DELLO STRETTO (1991); MICHELE PRISCO (1993); LA NARRATIVA DI MICHELE PRISCO (1994); POETI A CASTROREALE – POESIE PER IL 2000 (1995); U PASTURATU (1995); SUL SENTIERO CON BARTOLO CATTAFI (2000); FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL’ANIMA (2001); LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON (2003); 2 volumi di ANTOLOGIA DI POETI SICILIANI (2003 e 2004); LA QUESTIONE MERIDIONALE IN LETTERATURA. Ha scritto dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL’ANIMA.  Ha ricevuto tanti premi, tra cui il Premio Internazionale  IL RHEGIUM JULII-UNA VITA PER LA CULTURA; per la saggistica, il premio IL CONVIVIO 2004; il premio LA PENNA D’ORO del Rotary Club-Barcellona.  Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all’estero. Ultimamente ha scritto il poemetto TRA IL BENE E IL MALE per raccontare le brutture del mondo, conservando storia, memoria e amore.  Una preghiera, un saluto accorato, un dono di inestimabile valore per chi, privilegiato, discende da un poeta. Ha esordito in narrativa con il romanzo: BRICIOLE DI UN SOGNO (maggio 2021), edito da BASTOGILIBRI, in questa opera, spiccano IL CANTICO DELLE CREATURE di San Francesco, versi di DANTENERUDA, QUASIMODO, di ignoti e di Aliberti con una lirica, nata dalla visione di una candida colomba che in cielo muta i suoi colori e poi dispare (è l’attimo in cui il verso si libera dal suo bozzolo e viene alla luce). Qui ALIBERTI, ispirato dall’amore, ci offre una lirica che nulla ha da invidiare alla migliore poesia del terzo millennio.  Dire che BRICIOLE DI UN SOGNO è un libro interessante che si fa leggere e rileggere, provandone richiami a riflessioni e sentimenti, è cosa banale”.

Lettura della motivazione sulla targa che a nome della Parrocchia di Porto Salvo, PADRE VINCENZO OTERA,  consegna a CARMELO ALIBERTI:“per lo spirito di abnegazione che lo contraddistingue, per la passione e l’ardore con cui contribuisce alla diffusione della Cultura, per il modo in cui dona la sua vita stessa per la Poesia, per l’esempio e la speranza che rappresenta, per l’impronta che lascia nell’esistenza di ognuno: per questo e per tutti i Titoli che gli sono già stati riconosciuti, come eterno “Grazie” di un discepolo che impara il valore del suo Maestro”.

Lettura della motivazione sul DIPLOMA DI BENEMERITO DELLA CULTURA che  PADRE VINCENZO OTERA, consegna al poeta e critico letterario Pro.re Carmelo Aliberti per il suo recente romanzo Briciole di un sogno:  “l’opera è un vero e proprio romanzo storico, in quanto sfondo e colonna portante delle vicende è lo snodarsi degli avvenimenti storici a Bafia (Sicilia), nell’isola, nel sud e via via in tutta l’Italia, sino alla pandemia dei nostri giorni. È un libro che incide, scopre nervi, accusa, mette a nudo un’altra pandemia, invisibile, ma reale: l’egoismo umano. I cardini di Carmelo Aliberti, che ama la sua terra e la vorrebbe risorta dai ricatti, dai rapimenti, intrallazzi, ingiustizie e prevaricazioni, sono “I Promessi Sposi”, “La Divina Commedia” e “Il Diario di Anna Frank”.

FRANCESCO CONTI legge la poesia “KAROL… IL PAPA VENUTO DA LONTANO”, che ha scritto in occasione della presentazione del suo libro “A VITA È POISIA” che si è svolta a Porto Salvo nella Chiesa San Giovanni Paolo II, lo scorso il 24 luglio.

                 KAROL… IL PAPA VENUTO DA LONTANO

“Tu sarai Papa” gli disse Padre Pio, “ma vi sarà sangue e violenza”

in quella serata d’aprile del 1948, era segno della Provvidenza.

Se sbaglio mi corrigerete”, la voce era dolce, calda e modesta,

non soltanto Piazza San Pietro, ma il mondo intero fu in festa.

Era una notte ottobrina del 1978 ed in coro, tutti cantavano,

per quel vescovo, venuto da lontano, le stelle in cielo ridevano.

Con cadenza orientale, ci parlò di fede, di speranza e d’amore,

capimmo subito che, sotto quella veste, c’era il Buon Pastore.

“Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”,

questo accorato e sentito appello, da tutti fu certo benvisto.

Nei cuori di pietra e di roccia, entrò con tenerezza ed affetto,

al popolo polacco, diede sempre sostegno sotto ogni aspetto.

Alle nazioni in guerra portò la pace ed il conforto ai sofferenti,

ovunque andava, era il benvenuto, da cristiani o miscredenti.

Amico vero di Madre Teresa, il bacio in fronte, la rese felice.

Karol Wojtyla, fu un eminente Papa, questo, la storia ci dice.

Sulla neve d’inverno amava sciare e al sole d’estate nuotare,

con pazienza, alla cortina di ferro, le catene, seppe spezzare.

Bucava lo schermo che era un piacere, sorrideva alla gente,

ogni bambino accarezzava e, tutti accoglieva benevolmente.

Eppure, quella domenica dell’anno 1981, era il 13 di maggio,

qualcuno, armò la mano di Alì Agca, ma con quale coraggio.

Un volto divino gli fu vicino, solo ferito, ma non ammazzato,

poi, come fa un padre, con amore e affetto, l’ha perdonato.

Fu il Papa dei record, tra cui, il primo straniero dopo secoli,

le sue costanti azioni rivolte ai più deboli, erano ammirevoli.

Lui, fu il papaboys e dal mondo dei giovani, sempre amato,

ma anche, l’atletadi Dio e il globetrotter,pure denominato.

Ovunque Karol andava, la folla era immensa e lo osannava,

girava tra loro con sulle labbra un sorriso, la gente pregava.

Negli ultimi suoi anni, sofferente, stanco e anche ammalato,

la sera del 2 aprile 2005 disse: “Vi ringrazio” e a Dio è volato.

Di sicuro, come in quel 18 marzo del 1989, Franco Battiato,

le sue canzoni ricanterà e come allora, sarà bene riascoltato.

Giovanni Paolo II, per i tantissimi miracoli, ma non soltanto,

il 14 aprile del 2014, Papa Francesco, l’ha proclamato Santo.

Nel giorno del suo funerale alleggiava già profumo di santità,

della Chiesa era il gigante, assomigliava a Cristo nell’umiltà.

Di Porto Salvo ora è il patrono a Lui chiediamo il suo amore,

le nostre preghiere indirizziamo, al nuovo Santo protettore.

Il Prof.re CARMELO ALIBERI consegna alle due presentatrici della serata, la Prof.ssa FLAVIANA GULLÌ e la giornalista CRISTINA SAJA (24live) i fiori e il suo libro “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”.

Si ringrazia immensamente il Reverendo PADRE VINCENZO OTERA, Parroco della Parrocchia San Giovanni paolo II di Porto Salvo  per l’utilizzo della sala teatrale della Parrocchia ed i seguenti sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione:

  • LE SPOSE DI MARIA GRAZIA

di fronte Chiesa Crocifisso –  Barcellona P.G.

  • BAR DELLO STUDENTE

Via Degli Studi – Barcellona P.G.

  • FARMACIA DEL LEONE

Piazza S. Sebastiano – Barcellona P.G.

  • REAL PANE

Via Antonio Meucci – Porto Salvo/Barcellona P.G.

  • OTTICA GENTILE

Via Nazionale Terme Vigliatore

  • VINI E LIQUORI MESSINA

Via Carducci 100 – Barcellona P.G.

SERATA DI PRESENTAZIONE DEL

PREMIO DI POESIA E NARRATIVA “TERZO MILLENNIO 2021”

SALA TEATRALE DELLA PARROCHIA SAN GIOVANNI PAOLO II

LUNEDÌ 9 AGOSTO 2021 – ORE 18:30 – PORTO SALVO – VIA ANTONIO MEUCCI 33

PRESENTANO: LA PROF.SSA FLAVIANA GULLI E LA GIONALISTA CRISTINA SAJA (24live)

I SALUTI INIZIALI DI  FLAVIANA GULLÌ

“Buona sera a tutti, benvenuti alla cerimonia di premiazione del concorso letterario organizzato dalla Rivista Internazionale Terzo Millennio fondata e curata dal Prof. Carmelo Aliberti, in collaborazione con la nostra testata giornalistica 24live. Obiettivo dell’iniziativa è la promozione, lo scambio, il sostegno e la divulgazione di ogni forma artistica ed espressiva. Pensato dal poeta Carmelo Aliberti il concorso darà vita ad azioni culturali concrete, in favore della scrittura e della lettura, con il fine di contribuire alla crescita del tessuto culturale e alla condivisione dei valori che la rivista promuove. Prima di essere inserito in volume, ogni testo poetico o narrativo verrà selezionato per autore e pubblicato sul sito della rivista. I componimenti ritenuti più validi dal comitato scientifico saranno raccolti in volume da una casa editrice romana, con prefazione del Direttore Responsabile della rivista Prof. Giornalista Nino Motta e con intervento del Direttore Editoriale Prof.re Carmelo Aliberti.

A conclusione, Flaviana Gullì, invita sul palco PADRE VINCENZO OTERA, Parroco della Parrocchia S. Giovanni Paolo II di Porto Salvo, per il saluto di benvenuto

CRISTINA SAJA, invita sul palco l’Avvocato VIVIANA DOTTORE,  Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Barcellona P.G.  per un suo saluto. A fine  intervento, consegna dei fiori e del libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”.

Il Presidente della giuria, il Preside Domenico Trovato di Castelfranco Veneto, illustra il significato e lo scopo del Premio Letterario di POESIA E NARRATIVA, TERZO MILLENNIO 2021:“L’interesse per l’istituzione del Premio Letterario Nazionale, proposta dall’Associazione Culturale TERZO MILLENNIO, è stato molto notevole dai partecipanti, i cui versi scritti sono arrivati da tutta Italia anche da ben noti poeti e scrittori, impediti a presenziare a causa delle restrizioni adottate per evitare l’estensione della pandemia, ma che, tuttavia hanno inviato componimenti poetici da inserire nella Antologia, che, così, acquista un ruolo di termometro  della valenza e delle tendenze poetiche della contemporaneità, segno evidente dell’apprezzamento migliore della cultura  nazionale per la nostra iniziativa. La creatività letteraria, la sensibilità d’animo e l’ispirazione trasmessa dalle corde dell’anima, rappresentano il tratto personale e inconfondibile degli autori di questo particolare e delicato settore culturale. Poesie scritte in dialetto, in italiano e la fantasia dei racconti di vario genere, hanno manifestato la voglia degli autori di esprimersi in un mondo che spesso induce alla superficialità, piuttosto che alla delicatezza e all’approfondimento del pensiero filosofico. Ci complimentiamo dunque con tutti i partecipanti e li esortiamo a continuare a scrivere ciò che è l’espressione della propria anima, del proprio essere, del proprio credo. Sempre e instancabilmente. Nel ringraziare ancora sentitamente la giuria di qualità che, con l’apporto professionale, ha saputo dare un’impronta corale ai risultati  del Premio,  vogliamo riconoscere, particolarmente i meriti degli organizzatori e ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un Premio-Selezione, che vedrà, nella realizzazione dell’Antologia, ”Narrativa e poesia del Terzo Millennio”, i suoi risultati e il riconoscimento migliore sul piano nazionale e internazionale, da parte degli addetti ai lavori che già hanno operato selezioni di valore per gli autori che saranno inseriti, e avranno modo di apprezzare anche la nuova letteratura degli autori selezionati nel nostro Premio.   Meritoria anche l’instancabile opera degli organizzatori e dei collaboratori volontari per la riuscita del Premio Letterario, radicalmente autonomo e senza denaro in palio, ma solo premi simbolici di opere letterarie. L’organizzazione del Premio ha anche previsto l’assegnazione di riconoscimenti speciali, con targhe personalizzate, a personalità del territorio che hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo e alla valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto”.

Il poeta e critico letterario, nonché Direttore Editoriale della Rivista Internazionale di Letteratura e di Cultura TERZO MILLENNIO, Prof. CARMELO ALIBERTI interviene per dare il suo saluto di benvenuto ai presenti e per illustrare il significato del PREMIO di POESIA E NARRATIVA “TERZO MILLENNIO 2021”.

 “Carissimi amici, porgo a tutti voi il “benvenuto” alla cerimonia di premiazione del Premio Selezione TERZO MILLENNIO-24live, organizzato dalla suddetta Rivista e dal quotidiano on line di Barcellona Pozzo di Gotto. Il mio più affettuoso ringraziamento a tutti coloro che hanno attivamente collaborato alla realizzazione di tale progetto-sogno, di poter lasciare un seme luminoso di cultura nella terra, sempre viva nei miei ultimi anni di volontario esilio triestino, dove ad ogni passo e ad ogni incontro, non sempre gradito, sentivo oscillare nel cuore la mia Sicilia scintillante di luce e di profumi, l’amata isola tristemente abbandonata, per poter vivere accanto al mio nucleo familiare, ai miei due figli,  anche loro strappati alla nostra isola-mondo, per inseguire quel  “pane”, che chi governa da sempre la Sicilia, pur con la speciale autonomia, garantita dalla nostra  Costituzione, non ha saputo o  non ha capito l’enorme importanza dei poteri concessi, per poter meglio governarla,  e creare le condizioni di un’isola felice, particolarmente per le nuove generazioni,  costrette a fuggire dall’adorata terra per approdare alle nordiche selve, dove spesso i sogni coltivati fin da bambini, si sono infranti in precarie condizioni di lavoro, di dolorosa e supina accettazione di ogni fatica in nero, e di remunerazioni miserevoli. Anche se i miei hanno combattuto nei concorsi per il posto sicuro, con la frantumazione del codice dello statuto dei lavoratori e con il seppellimento della vera democrazia, sostituita dall’aberrante sistema dei nominati dal “padrone” in Parlamento, i diritti complessivi del mondo del lavoro, sono stati totalmente ignorati e surrogati da chiamate dirette di persone, ligie alla volontà del padrone.  Mentre il Nord,  con il sostegno delle banche e dei loro oscuri proprietari, che hanno erogato mutui solo ai super pilotati dalla classe politica egemone, vede risorgere le attività anche dei piccoli imprenditori, e scongiurare le minacce della crisi, le disastrose condizioni economiche di chi è stato escluso dall’ausilio dei ristori, si vede affondare nel fallimento, perché le banche non hanno erogato alcun sussidio finanziario, nemmeno a coloro che erano disposti a farsi pignorare tutto il loro avere, pur di poter ottenere un mutuo, o un prestito, indispensabile alla ripresa delle loro piccole imprese, e per evitare di licenziare i propri dipendenti.

Un tempo esisteva la Cassa per il Mezzogiorno, creata proprio per beneficiare lo sviluppo dell’agricoltura, il settore edile e le iniziative, nate dalla necessità di incentivare la nascita dello sviluppo industriale del Sud. Oggi il Sud e, in particolar modo la nostra Sicilia, insegue l’utopia del Ponte sullo Stretto e non si accorge che le comunicazioni ferroviarie sono rimaste come erano al tempo dei Borboni. Nonostante i perpetui inganni , il Sud si lascia ancora plagiare dai pianificatori di cervelli, che riescono ancora ad illudere la società in agonia della nostra amata terra. Da tante laceranti riflessioni, ho avvertito l’urgenza di assumere posizioni pubbliche, in cui credo che solo un forte e inespugnabile fortino, dove si possa resistere alla piovra della globalizzazione e creare  un piano culturale, con uomini forti e capaci di combattere con le armi della vera cultura, si potrà sperare di rovesciare in positivo la disperata esistenza di uomini-cosa e far rinascere la speranza di migliori condizioni di vita, cancellando dalla storia le figure degli attuali “mostri”, che hanno dilaniato con fredda e decisa indifferenza, le già profonde ferite inflitte dalla rotazione al potere di gruppi, portatori di immensi interessi di politici occulti che, come profetizzò Il principe don Fabrizio Salina, cercano di depredare a turno l’anima e il corpo dei siciliani, rimanendo indenni, pur saccheggiando le misere risorse della nostra Sicilia. 

Con questa modesta iniziativa culturale, nata senza obiettivi di mercificazione o pretese di assegnare opulenti riconoscimenti in denaro, ci siamo proposti di  scrivere una pagina nuova nella nostra storia letteraria italiana, meridionale e della nostra terra, in cui oggi si dimostra che la vera cultura non obbedisce alla rapinante legge del vile denaro, che indusse Giuda al tradimento del Maestro (e Giuda era un apostolo colto, eppure sedotto dal dio Mammona, come i mercanti nel Tempio, che Gesù fustigò, per aver profanato la Casa del Padre). La vera cultura non si schiera mai contro i diritti naturali etici e legali dell’uomo, ma combatte eroicamente, senza alcuna mercede, per difenderli  e farli diventare egemoni nella coscienza di tutti, come i grandi pensatori di ogni tempo,  i poeti, gli scrittori, gli artisti, i musicisti e tutti gli uomini di buona volontà, rimasti immortali nei secoli, hanno sempre cantato, per lasciare ai posteri un codice sempre più ricco di valori elevati e l’impegno morale e militante dei nuovi apostoli di una cultura invendibile e sovrana, idonea ad abbattere ogni ostacolo e, come il piccolo ed eroico David, ad eliminare i “mostri”, guazzanti cinicamente negli stupri del nostro tempo,– e come riuscirono gli intellettuali illuministi ad abbattere l’assolutismo monarchico ed imporre, nel fluire della storia, i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, che ispirarono la nascita delle democrazie moderne.  Ma la grande, suprema Fonte di libertà e di amore, di altruismo e di solidarietà verso i deboli, gli emarginati e i perseguitati dalla giustizia, asservita alla prepotenza e alla arroganza  dei governanti e dei poteri forti, fu, è,  e sarà sempre Il nostro Dio supremo, Uno e Trino.   La nostra presenza in questo luogo di Fede, per cui dobbiamo ringraziare di vero cuore l’inimitabile Padre Vincenzo Otera, che ha aperto il portone della meravigliosa Chiesa, dedicata al Papa Giovanni Paolo II, per accogliere la voce della cultura, un gesto emblematico di riconoscimento del valore della Cultura pura, lontana dal mercato delle medaglie, ma vocata a militare sempre nell’esercito dei poeti e degli scrittori che vivono a fianco dei calpestati nella loro dignità di creature umane, per aiutarle a sollevarsi dal male di vivere e farle sentire uguali e degne di una vita diversa, illuminata dalla fede, che è la sorgente di ogni vero valore e della forza che resiste e alla fine vince, perché ad ogni essere umano la vera felicità è elargita dal gesto del donare fiducia e speranza al prossimo, per aiutarlo ad approdare nel Regno del Dio Unico, che ci aspetta sulla soglia del cielo per darci il benvenuto nella Casa Eterna di Tutti i credenti .  I premiati,  i riconoscimenti ai benemeriti, gli attestati e i diplomi, come pure i partecipanti alla Selezione-Premio, hanno dimostrato con i loro scritti di condividere il ruolo del poeta e dello scrittore in possesso del sentimento del donarsi agli afflitti e ai perseguitati da una giustizia plutocratica, per cui a Porto Salvo, terra che attorno a Padre Vincenzo respira un nuovo clima di fede, rinnovata dal Concilio Vaticano II, potrà consolidarsi un gruppo di intellettuali, ed espandere questa splendida iniziativa anche altrove, perché l’anima della Sicilia è poesia pura, che i poeti hanno sempre cantato in solitaria quiete, ma oggi ci sono le condizioni e le strutture anche religiose, per la continuazione del sogno. L’antologia di poesia e narrativa del Terzo Millennio, che sarà realizzata con la presenza degli  autori oggi premiati, con i partecipanti alla selezione concorsuale, e con i testi che i migliori poeti contemporanei, che li hanno già inviati volendo anche virtualmente essere in mezzo a noi, dimostrerà la comunanza di idee che lega idealmente le più espressive voci della letteratura nuova degli ultimi trent’anni. Spero di essere stato sintetico, ma continueremo a discutere altrove sul ruolo della poesia nel passato, nel presente e nel futuro. Intanto, Vi auguro Buon ascolto per il prosieguo della manifestazione,  in cui ci sarà la premiazione dei vincitori delle tre sezioni, e l’assegnazione di speciali riconoscimenti a personalità illustri del territorio, che spesso svolgono attività preziose per la comunità, senza avere un ringraziamento per il contributo dato allo sviluppo sociale e alla valorizzazione dei beni culturali della città di Barcellona Pozzo di Gotto. Cogliamo la circostanza, per ricordare a chi di dovere che nel  territorio di Porto Salvo esistono i ruderi  della chiesa di Trebisonda, per il recupero e il restauro della quale, il mondo della cultura, oggi e domani, continuerà ad insistere, per il loro recupero e restauro, perché proprio in questo alveo portuale respira ancora l’alito di una grande civiltà, da portare alla luce, per il bene dei nuovi abitanti dell’antico porticciolo”.

A conclusione, viene letto il messaggio del Presidente onorario del Premio POESIA E NARRATIVA TERZO MILLENNIO 2021, JEAN IGOR GHIDINA, Docente di letteratura Italiana – Blaise Pascal University – Francia

Mi rincresce tantissimo di non poter partecipare a questo incontro quale Presidente onorario del Premio POESIA E NARRATIVA TERZO MILLENNIO 2021. Sarei stato assai onorato di rivedervi e di celebrare assieme a voi questo fulgido momento per l’indispensabile letteratura. Purtroppo, i vincoli sanitari per varcare il confine e la mia posizione dissenziente rispetto a ciò che considero una coartazione da parte degli Stati, mi costringono a rinunciare a qualsiasi viaggio in Italia e segnatamente nella favolosa Sicilia. Mi preme ringraziare la testata giornalistica 24live.t di Barcellona, gli autori premiati e tutti coloro che hanno in qualsiasi ruolo collaborato alla riuscita del Premio-selezione per la realizzazione dell’Antologia. Rimanendo vicino a voi con il pensiero e con lo spirito, vi invio un caloroso saluto. JEAN-IGOR GHIDINA‌.”

La Prof.ssa e giornalista professionista FRANCESCA ROMEO relaziona sulla poesia del ‘900 fino ad oggi:

La poesia ai tempi della connessione perenne”

 “Comincia il pianto

 della chitarra.

 Si spezzano le coppe

 dell’alba.

 Comincia il pianto della chitarra.

 È inutile

 farla tacere.

 Piange monotona

 come piange l’acqua.

 Come piange il vento

 sulla montagna”.

            Sono i  versi de “La Chitarra”, tratta dal “Poema del Cante Jondo” di Federico Garcia Lorca, scritto tra il 1921 e il 1922. Qui il poeta lega al “Cante Hondo”, ossia ad uno stile di vocale del flamenco che dà voce all’anima dei gitani, una poesia fatta di aranci, ulivi e zagare, paesaggi, suoni e silenzi. Un’anima che trasuda e profuma di terra, dunque, una canzone profonda e primitiva così come profondo e primitivo è il luogo stesso dell’inconscio umano. Lì, nelle cavernose radici dell’anima, nasce il “soffio vivificante” che irrompe e irrora il “sentire”, impetus primordiale da cui tutto si diparte e a cui tutto ritorna. È la poesia che nasce e vive con l’uomo, proprio quella che uno straordinario Robin Williams descrive perfettamente nel film “L’attimo fuggente”(1989):

            “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”.

            Questa stessa poesia dalle radici remotissime, e di cui dal punto di vista letterario il poema mitologico “L’epopea di Gilgamesh” rappresenta il testo più antico e importante che ha preceduto Omero di oltre 1500 anni; questa poesia che ha attraversato intere epoche camminando di fianco all’uomo, parlandoci tramite muse, rapsodi, aedi, cantori, menestrelli, cantastorie, la poesia, dicevo, sembra giungere zoppicante ai nostri giorni. Essa appare quasi a disagio. Svilita. Alienata. Per la prima volta la poesia sembra quasi non tenere il passo con questo mondo frenetico che non si ferma mai e si trasforma velocemente in altro, prima ancora d’aver completato la forma precedente.

            Già Charles Baudelaire nel 1857 con “I Fiori del Male”, in cui il poeta intende con “i fiori” la bellezza che solo l’arte sa realizzare e con “male” l’isterilimento della società contemporanea, gettava le prime avvisaglie di un disagio che lentamente e inesorabilmente è divenuto sempre più pregnante. Disagio che Oswald Spengler (1880-1936) enunciò in termini apocalittici ne “Il Tramonto dell’Occidente” (1918-1922): tutti i valori etico-politici sono venuti meno, soppiantati da altri valori. Un lento inesorabile declino verso cui l’umanità si sta dirigendo, in cui la scienza e la tecnica regolano sempre più la vita dell’uomo, modificandola e allontanandola da quelle radici che la legano alla madre terra.

            Nel 1975 Eugenio Montale, ricevendo il Nobel per la Letteratura, fu quasi profetico nel discorso che pronunziò: “Nell’attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e nuovi linguaggi, nella civiltà dell’uomo robot – oggi possiamo ben dire dell’uomo smartphone – quale può essere la sorte della poesia? La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti. L’incendio della Biblioteca di Alessandria ha distrutto tre quarti della letteratura greca. Oggi nemmeno un incendio universale potrebbe far sparire la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni. Ma si tratta appunto di produzione, cioè di manufatti soggetti alle leggi del gusto e della moda. Che l’orto delle Muse sia devastato da grandi tempeste è certo. Ma altrettanto certo che molta carta stampata e molti libri di poesia debbano resistere al tempo”

            C’è una parola che va sottolineata, già evidenziata dallo stesso Montale, ed è “produzione”, ovvero la poesia che diventa merce, perdendo così il suo originario valore. Come sottolineava lo stesso Marx “la produzione spirituale” più elevata “trova misericordia agli occhi del borghese” soltanto se si presenta come un mezzo adeguato a produrre ricchezza materiale. La “parola” è dunque svilita. Usata e masticata. Venduta e pubblicizzata. Masticata e rigettata. Al punto tale che la parola stessa non ha più parola, più nulla da dire. Ha perso la sua dignità primordiale. La parola, ovvero quanto di più sacro e antico possieda l’uomo, oggi è scarnificata, ridotta, per dirla in maniera cattafiana, all’Osso privato però della sua Anima.

             “Le parole sono stanche di dover chiamare. Di dover conoscere e definire. Di essere messe su tutto, sui fiori e sulle stelle, sulle emozioni e sui tramonti. (…) Le parole ci chiedono di fare silenzio. Di guardarci negli occhi. Di provare a usare alfabeti diversi. Respiri, gesti, sguardi. Le parole ci chiedono di essere usate solo quando è davvero necessario”, scrive Fabrizio Caramagna, autore, scrittore e ricercatore di meraviglie così come egli stesso si definisce. A questa condizione di spossatezza della parola, contribuisce il pressante hic et nunc, il qui e ora della frenetica società androidiana in cui non c’è spazio per i silenzi, per i soliloqui, per interrogare la propria anima. La solitudine dell’uomo moderno è quella della connessione perenne. Soli sì, ma sempre rintracciabili. Soli sì, ma circondati da miliardi di altri utenti online. Se un tempo l’ispirazione attraverso il braccio, la mano e la penna fluiva direttamente dall’anima del poeta per imprimersi sulla carta, facendosi parola, verso, poesia; ricevendo, quasi in una sorta di rituale mistico, vita stessa da quel contatto diretto (basti pensare alle leopardiane “sudate carte” che esprimono pienamente il contatto, il tocco, la relazione con la carta stessa toccata, carezzata, a volte bagnata dal sudore o dalle lacrime, altre scarabocchiata, cancellata, corretta, appallottolata), oggi tutto questo non accade più. Tutto è mediato da una tastiera che scrive, cancella, suggerisce, corregge. Persino la parola “scrivere” sta lentamente svanendo schiacciata dal prepotente avanzare della parola “digitare”, ovvero battere le dita su una tastiera. L’uomo moderno non scrive più, l’uomo moderno digita. Allo stesso modo l’uomo non guarda  più ciò che lo circonda con i suoi occhi. Tutto è mediato dallo schermo di un cellulare. Un mediatore freddo tra noi e la realtà, che sfoca l’anima delle cose e dell’uomo stesso.  E ancora, l’uomo non parla più con l’uomo, bensì invia messaggi, posta commenti, twitta.  Tutto in funzione della visibilità, dei followers, dei like. Non si leggono né si recitano più poesie, ma si inviano attraverso link di cui il destinatario leggerà a malapena il titolo o la prima strofa. Altre si inviano sotto forma di aforismi sopra una gif che, chi la riceve, inoltrerà o posterà sui social basandosi esclusivamente sul numero dei like piuttosto che sulla qualità del contenuto. Ma allora, che senso ha oggi la poesia? E, soprattutto, la poesia ha ancora un ruolo o è semplicemente assopita in attesa di un degno risveglio?

     Sicuramente viviamo in un epoca di grandi e veloci trasformazioni, molte amplificate anche dai nuovi dettami del lockdown. Un processo in divenire, impossibile da fermare, in cui tutto purtroppo sembra convergere verso la “spettacolarizzazione”, verso quei cinque minuti di celebrità, verso quel nuovo potere, la “rete”, fatto di followers e condivisioni esponenziali che sta persino soppiantando Orson Welles e il suo spietato quarto potere.

     La poesia, la cui essenza è il “sentire fatto parola”, necessita di quell’anima che oggi sembra esserla negata. Ha bisogno di pause, di silenzi, di guardare oltre, di scavare a mani nude. Di cercare il senso della realtà esterna e il senso del proprio esistere. La poesia oggi non ha esaurito il suo ruolo. È solo relegata un po’ più in là, oltre il confine del moderno, in una sorta di terra di mezzo per dirla alla Tolkien. E, forse, un merito al lockdown va riconosciuto: ha rallentato per un po’ il nostro vivere frenetico, ha soffermato gli sguardi sul mondo intorno a noi, aiutandoci a riscoprire anche la poesia. Anche se, la poesia stessa, quella vera, non è rifugio. La poesia è viva e ci parla. Essa getta luce sulle cose. Illumina l’oscuro. Rischiara ciò che avvolto dalla nebbia, l’indistinto. Ci indica che esiste qualcosa di più grande e di più profondo oltre la frenesia virtuale del quotidiano, che resta qualcosa oltre l’irrequietezza del divenire convulso. Dobbiamo solo fermarci e ascoltarla. E, infine, scriverla.

A conclusione, lettura della motivazione, “poetessa e scrittrice, interprete silente e profonda della realtà interiore dell’Essere, tesa a dissipare le ombre metafisiche ed approdare all’edenico universo della luce”, consegna  della targa PREMIO ALLA CULTURA, dei fiori  e del libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”.

Al Generale dei Carabinieri da poco in quiescenza, il Dott. ANTONIO RAPPAZZO viene consegnata la targa PREMIO ALLA CARRIERA, con questa la seguente motivazione: “a SUA ECCELLENZA ANTONIO RAPPAZZO che sulle zolle bagnate di sogni, volò a servire lo Stato e a tutelare la convivenza pacifica e la sicurezza delle Istituzioni democratiche con rigoroso impegno ed abnegazione, percorrendo tutti i gradini di una prestigiosa e benemerita carriera che giovanissimo lo vide Generale dei Carabinieri, impegnata in difficili operazioni militari e nello studio che gli consentì di conseguire tre lauree. Oggi, in quiescenza nella sua Bafia, continua a vivere secondo il codice ideale, sempre osservato. Molto grati, i cittadini di Porto Salvo gli rendono omaggio”.

Consegna della targa e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue, un breve suo ringraziamento.

Alla Prof.ssa MARIA MORGANTI PRIVITERA viene consegnata la targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura curriculum di Maria Morganti Privitera:

“Maria Morganti Privitera dopo la laurea in Materie Letterarie ha trascorso una larga parte della vita a formare giovani menti insegnando presso l’Istituto per Geometri “Enrico Fermi” di Barcellona Pozzo di Gotto. Dedita a diverse attività sociali e di volontariato, impegno che traspare in molte delle sue composizioni poetiche, a partire da ARABESCHI DI LUCE (Grafo Editor, Messina 2010), la plaquette che ci ha permesso di scoprirla essere valente poetessa, la Morganti Privitera ha partecipato a numerosi concorsi letterari ottenendo lusinghieri riconoscimenti; tra i più importanti si ricordano: il 2° posto al “Premio Colapesce” (2008), il 1° posto al Premio Internazionale di Poesia “Sotto l’egida dell’amore” (2009), il 1° posto al Premio Internazionale “Ischia, Isola dei sogni” (2010), il 1° posto al XII incontro di Poeti “Nino Ballotta” (2010), il 3° posto per la poesia in vernacolo al “Premio Colapesce (2012), il 1° posto al Premio Nazionale “Poesia da contatto” (2013), il 1° posto al Premio Internazionale di Lettere e Arti “Beato Giustino Russolillo” (2013).

Nella sua pubblicazione ‘U RISVIGGHIU DU CARRUMATTU, (Giambra Editori – novembre 2014) la Morganti Privitera, prodigiosamente, ha il potere sia di prendere per mano il lettore maturo e di riportarlo indietro nel passato per fargli rivivere emozioni già conosciute, che trasportare il lettore più giovane in quello stesso spazio di tempo per fargli assaporare quelle emozioni mai provate, emozioni tali che soltanto la conoscenza può suscitare”.  Nella sua ultima opera DOMINA (Edizioni Smasher – novembre 2017), Maria Morganti Privitera, come si evince dai testi inclusi nella raccolta, vuole regalarci un atto di quella magia che i poeti sanno fare, infatti ha il potere di trasportarci nel meraviglioso mondo femminile, ma non soltanto. Il volume si apre con il poemetto “Domina”, che dà il titolo alla raccolta, in cui traccia in sintesi il profilo delle donne più importanti della storia partendo ovviamente da Eva, sottolineando come, nel bene e nel male, l’universo femminile abbia contribuito alla trasformazione continua del mondo, spesse volte con gravi sofferenze e inimmaginabile coraggio.  Infine, per la sua sensibile maestria nel poetare con versi potenti, la poetessa barcellonese Maria Morganti Privitera è stata eletta Donna Siciliana dell’anno 2018.

Lettura della motivazione: Poetessa barcellonese, docente e militante nel volontariato, sedotta dalle Sirene di Calliope, ha regalato ai lettori  un gomitolo di rare emozioni  intonate in un prezioso arpeggio di armonie e intrise da uno spontaneo impulso creativo che trasfigura  i suoi sentimenti, le sue ansie e i suoi sogni in sequenze liriche dense di penetrante lirismo”. Consegna della targa,  dei fiori  e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue un suo breve ringraziamento.

Doveva essere presente il poeta DOMENICO DI STEFANO che nella sezione poesia in LINGUA ITALIANA, con la poesia “RITORNO SUI MIEI PASSI ALLE ORIGINI” si è classificato al 1° posto ma, per un imprevisto non è potuto essere insieme  noi. A lui, sarà fatta avere oltre alla targa con la seguente motivazione: Il poeta di Montalbano Elicona”, già ben noto nella letteratura, in questo originale poemetto “RITORNO SUI MIEI PASSI ALLE ORIGINI”, di fronte al rischio dell’imminente Apocalisse, rivanga il percorso del suo passato, per recuperare i puri valori assoluti che guidarono la sua esistenza”,anchel’Antologia in 5 volumi della “LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI”.

Consegna della Targa PREMIO ALLA CULTURA al Preside FRANCESCO SPECIALE, e lettura della motivazione: “Personalità illustre, già Sindaco del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, Benemerito Preside della Scuola Media D’Alcontres e Presidente della Sezione locale “Dante Alighieri”, ha operato con esperta passione nei suddetti incarichi, coinvolgendo cittadini, docenti e allievi in iniziative sociali e culturali con metodologie e didattiche sperimentali con risultati eccellenti nei vari processi di apprendimento, meritandosi vasta e duratura stima”.

Al Preside, viene consegnato anche libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue il suo  ringraziamento.

Doveva essere presente insieme a noi il poeta, scrittore e critico letterario, LUCIO ZANIBONI ma a causa delle  attuali restrizioni covid-19 non è potuto venire a ritirare  la targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura del curriculum di LUCIO ZANIBONI: “LUCIO  ZANIBONI è nato a Modena ma vive a Lecco. Ha insegnato in scuole di ogni ordine e grado. Le molte raccolte di poesia hanno avuto le prefazioni di: Bellezza, Cappi, Esposito, Lanza, Manacorda , Martelli, Moretti, Pazzi, Piromalli, Rea, Ruffilli, Sanesi, Squarotti, Ulivi e Valli. È stato segnalato al Premio Internazionale Montale, Ha vinto premi importanti e due volte il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha pubblicato sette Antologie dei migliori poeti contemporanei e sulla sua opera sono state svolte due Tesi di Laurea. È stato tradotto in francese, inglese, greco, spagnolo, portoghese, cinese e albanese. È stato inserito in Storia della letteratura Italiana – Il Secondo Novecento 1993. e in Poeti latini tradotti da autori italiani(Bompiani.) A 17 anni iniziava la collaborazioni con il giornale letterario (Gastaldi) Milano. A 24 era tra i giovanissimi nella: Antologia “Poeti del nostro Tempo” (Primo poeta inserito Giovanni Papini) Edizioni Cinzia Firenze. Numerose collaborazioni a riviste prima del primo libro edito per iniziativa di un gruppo di colleghi della scuola”.  A conclusione, viene data lettura del messaggio inviato da Lucio Zaniboni: “Impossibilitato a partecipare, auguro ogni successo alla Manifestazione e il mio compiacimento ai Premiati. Cari saluti LUCIO ZANIBONI”.   Lettura della motivazione: “alta voce limpida e penetrante della poesia contemporanea, degno erede della nostra migliore civiltà culturale, vero Maestro di critica letteraria che  riesce a rendere fruibile il testo  e a captarne la reale dimensione interiore”.

Premiazione del poeta FRANCESCO CONTI che nella sezione poesia in LINGUA SICILIANA, con “SIRINATA SICILIANA” si è classificato al 1° posto, con la motivazione:  “Francesco Conti con la sua produzione poetica dialettale, ha innalzato il vernacolo dell’area messinese ai vertici espressivi più alti dell’attuale, stagnante poesia in lingua, introducendo a pieno titolo il poemetto a cui affida un’inesauribile sorgente di canto d’amore, che diventa il poema dell’anima  dell’umanità, siglato dal tag “A vita è poisia”.

FRANCESCO CONTI legge la poesia: SIRINATA SICILIANA

Fimmina siciliana, di zaghira e gessuminu profumata,

pi ttia e puru pa me terra natia, iò scrissi sta sirinata.

Pi tutti i dui, firriunu paroli, ‘nte nuttati senza sonnu,

nasciunu du cori e da menti, puru quandu eni jonnu.

Tu, figghia da me stissa terra e amatissima mugghieri,

dda vota chi ti visti, ‘ntrasisti subbitu ‘nte me pinseri.

Ma quantu eri bedda, quandu di gioia ridii filicimenti,

giravunu, iauti ‘nto celu, un mari di stiddi splindenti.

Sicilia bedda mia, undi nasceru illustri poeti e littirati,

artisti e musicisti, du mundu, tutti quanti ‘nnamurati.

Terra di tanti picciotti, senza travagghiu ma a spassu,

iò, figghiu di sta terra, finu a chi voli Diu, non ti lassu.

Quant’eri bedda quandu o ventu sciugghivi i to capiddi,

ti bastava sulu na ciusciata, a cunfundiri luna e stiddi.

Poisia e musica, mi regalaunu i to occhi duci e lucenti,

e iò, basta chi ghiudia, giriava l’universu senza fari nenti.

Trinacria, terra d’amuri, ciuri profumati e biddizzi rari,

assai sunnu chiddi, chi venunu cca e si vonnu fimmari.

Sicilia, terra di sciroccu, suli brucenti e di tanta friscura,

stidda, pi cu luntanu staci e di ritunnari non vidi l’ura.

Ddu jonnu, eri un veru Paradisu ‘nterra, cu velu iancu,

pari aieri, inveci passaru 42 anni, e iò, era o to ciancu

Era u 7 di settembri e ‘nchianammu o Tundaru, a sira,

e assemi, ‘ndi ‘ngiunucchiammu, undi a Madonna nira

U tempu passa viatu e iò, non mi ‘ndi vogghiu andari,

e pensu a tutti chiddi chi, un jonnu t’appunu a lassari.

Tu, Sicilia bedda, lassasti pezzi di tia, dintra e so cori,

così, l’amuri chi hannu pi ttia e i to biddizzi, mai mori.

E avi di tandu, chi sta nostra vita assemi, scurri filici,

i figghi e poi i niputi, ma finu a ora, quantu i sacrifici.

Tu resti sempri, a megghju cosa chi mi potti capitari,

e tantu è l’affettu chi, ancora, ‘ndi continui a rigalari.

Sicilia, patria di genti onesta ma puru di malandrini,

di Schillaci e Muntabbanu e da… Barunissa di Carini.

Terra di 7 perli eoliani, incastunati ‘nta l’azzuru mari,

eni un piaciri, quandu da casa i vaddu, fannu sugnari.

C’è silenziu stanotti, a luna ridi e allegri ‘ndi manteni,

macara si non tu dicu, tu u sa, quantu ti vogghiu beni.

Finu a quandu ‘nto me pettu, batti stu cori ‘nnamuratu,

ponnu passari macara cent’anni, iò è sentiri u to ciatu.

Quandu sta sirinata siciliana, sta arrivandu quasi a fini,

di luntanu, spunta un sonu di maranzanu e mandulini.

Si senti na tarantella d’amuri, c’è puru na ciaramedda,

è didicata a tutti dui, fimmina siciliana e Sicilia bedda.

A conclusione, viene consegna la targa e l’Antologia in 5 volumi della LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI.

Al Prof. BERNARDO DELL’AGLIO, Presidente dell’Associazione Culturale GENIUS LOCI viene consegnata la targa PREMIO ALLA CULTURA assegnata all’Associazione Culturale GENIUS LOCI.

Lettura del curriculum dell’Associazione Culturale Genius Loci: “L’Associazione Culturale “Genius Loci” ha l’esclusivo perseguimento di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali, storici ed artistici di Barcellona Pozzo di Gotto. La promozione della cultura, dell’arte e la conoscenza della “bellezza” del proprio territorio, grazie anche a delle visite guidate con tutte le scuole. La salvaguardia della memoria storica della città, delle migliori tradizioni popolari e delle radici culturali e sociali del proprio territorio. Il ricordo, visto come un “esempio positivo” da porgere alle giovani generazioni, dei “genii loci” barcellonesi e pozzogottesi, che nei vari campi, hanno tenuto alto, con il loro lavoro o attività, il nome ed il ricordo della nostra città.  L’attuale Consiglio Direttivo è composto dal Dr. BERNARDO DELL’AGLIO, presidente; Arch. LUIGI LO GIUDICE, vice presidente; Arch. DANIELA MOTTA, coordinatore; Prof.ssa ROSITA DELL’AGLIO, segretario; Arch. MARCELLO CRINÒ, tesoriere. Consiglieri: Arch. BENIAMINO FALITI, Prof. GAETANO MERCADANTE, Arch. TONY RAIMONDO, Prof. ERMINIO SALZANO. In questi sui lunghi dieci anni di vita, l’Associazione ha svolto tante attività, tra le quali: visite culturali guidate per le scuole, pannelli informativi culturali, presentazioni di libri, concerti, mostre,  progetti sociali, la nuova attività teatrale per i ragazzi legata al nostro territorio”.

Lettura della motivazione: “Benemerita per la valorizzazione dei beni culturali, storici e artistici di Barcellona Pozzo di Gotto, per la salvaguardia della memoria storica,  delle bellezze e delle radici culturali e sociali della città del Longano”, consegna della targa e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”. Segue il ringraziamento del Prof. Bernardo Dell’Aglio.

Doveva essere presente insieme a noi anche il poeta, scrittore e critico letterario, SEBASTIANO SAGLIMBENI ma a causa di non buone condizioni di salute non ha potuto presenziare a questo evento per il ritiro della targa PREMIO ALLA CULTURA. Lettura del curriculum di Sebastiano Saglimbeni: “Giovanissimo giovane educatore al Vittorio Madia di Barcellona e con il volo d’aquila successivo a Bolzano, dove fondò la Rivista di varia cultura MONDO NUOVISSIMO e successivamente a Verona le Edizioni de IL PANIERE. Ebbe il grande merito di aver valorizzato la coraggiosa lotta del sindacalista e deputato comunista FRANCESCO LO SARDO,  di cui pubblicò scritti, epistolario segreto e vicenda politico-sindacale durante le repressioni  squadriste e, durante il fascismo, difese il proletariato siciliano dalle angherie dei latifondisti. Tra le opere narrative di FRANCESCO LO SARDO si ricordano: “I martiri hanno i sassi in bocca”, “La ferita del Nord” e tra le numerose raccolte di poesia “Suono per la tenera fronda”. SEBASTIANO SAGLIMBENI, fece conoscere in maniera più esauriente l’opera dell’insigne studioso Concetto Marchesi e fu cofondatore della omonima Fondazione”.  Lettura della motivazione “luminoso esempio di poeta, scrittore, critico letterario, autore di romanzi e poesie della “Sicilianitudine” e traduttore dell’Eneide, delle Bucoliche  e del De rerum natura, curatore delle opere di Francesco Lo Sardo e di Concetto Marchesi”.  La  targa sarà inviata al suo domicilio.

La scrittrice padovana MONICA BAULETTI che nella sezione NARRATIVA, con il racconto “AFFETTI INDISSOLUBILI” si è classificato al 1° posto, non potendo essere presente alla premiazione ci ha fatto pervenire il seguente messaggio: “Ringrazio il professore Aliberti e tutta la redazione del premio per l’invito. Non potrò essere presente all’evento per impedimenti lavorativi, il complicato periodo che stiamo vivendo ci ha gravato di una valanga di nuove incombenze e il ripetuto rinvio delle scadenze fiscali oltre ad aver ridotto la consueta chiusura per periodo feriale rischia addirittura di farci saltare le ferie d’agosto. Auguro a tutti voi una lieta serata e ogni successo per la cerimonia che so già sarà emozionante come tutte le attività che vedono coinvolto il professore Aliberti. Un abbraccio al professore Aliberti e un cordiale saluto a tutti i partecipanti”.

Lettura della motivazione: “scrittrice, critico letterario, poetessa, limpida coscienza storica, personale, sociale e civile, ha impresso una svolta emblematica alla nuova narrativa italiana contemporanea”.

La targa e l’Antologia in 5 volumi della “LETTURATURA E SOCIETÀ ITALIANA DAL SECONDO OTTOCENTO AI NOSTRI GIORNI” sarà inviata al suo domicilio.

GIUSEPPE CONTI legge il racconto AFFETTI INDISSOLUBILI di Monica Bauletti:

 “Sono le ore 18:05, Luce spegne il PC, ripone penna e matita nel portapenne e la gomma nella vaschetta portaoggetti. Lascia sempre sgombra la scrivania, le piace trovarla pulita la mattina; è un bel modo di cominciare la giornata perché le sembra che anche la sua postazione abbia riposato durante la notte e sia pronta a ripartire per una nuova giornata di lavoro. Il righello blu con il suo nome scritto in bianco lo appoggia sulla tastiera. È un regalo di Pietro, l’ha fatto con la stampante 3D. Gli occhiali li ripone nella custodia e li mette nel cassetto. Adesso può uscire. C’è ancora il sole alto e l’aria le porta il profumo dei tigli. L’anno appena passato ha reso tutti più poveri di affetti. Il ferramenta di Piazza Manzoni è chiuso: il signor Gino non uscirà a chiederle come sta la mamma, si  è sentito male subito dopo Natale e non si è più ripreso. All’angolo di Piazza Primo Maggio il negozio degli articoli outlet ha chiuso, che tristezza vedere tutti i manichini nudi e i pochi stracci rimasti dopo la svendita abbandonati sul bancone, qualche paio di sandali argentati e scarpe leopardate tacco 20 stanno a coppie qua e là. Luce abbassa lo sguardo e passa oltre. Dal parco arrivano le voci dei bambini, un cane abbaia e gli uccellini sono impegnati nel loro concerto serale; non ricordava di averli sentiti gli scorsi anni. | cinguettii hanno preso il posto del chiacchiericcio delle nonnine che tardavano sulle  panchine in attesa di un po’ di refrigerio serale. Ora le panchine sono vuote. Si siede. Vorrebbe godere ancora della presenza delle anime che per molte estati hanno rallegrato la sua passeggiata verso casa dopo il lavoro.  Trovava rilassanti le loro chiacchiere, i commenti innocenti sulle futilità giornaliere. Ascoltandole ritrovava la giusta dimensione della vita e dimenticava le contingenze burocratiche che tanto contano e nulla valgono.  Accanto a lei c’era Maria con la sua chioma candida, le trema una mano e si lamenta che non può più usare l’uncinetto; quanti centrini e merletti che ha fatto, ma adesso non c’è la fa più. Nonna Rita la rimprovera perché non vuole sentire i suoi inutili lamenti: “guarda me, anche se non riesco più camminare e mi tocca uscire col girello, mica mi lamento! Ringrazia iddio che ancora siamo qua a raccontarcela”. Luana, la badante, scuote la testa e sorride di nascosto per non farle arrabbiare. Ma quando passa Gaetano tutte si zittiscono.  Gaetano è un nobile, si dice, lo chiamano il Barone. Che sia davvero  di sangue blu non si sa, ma è di certo un uomo di classe. Elegantissimo, con il fiore all’occhiello, il bastone con la testa d’anatra in argento e un levriero che gli cammina accanto. Una coppia d’altri tempi, sembrano usciti da una cartolina dell’ottocento. Gaetano passa dritto, non si ferma mai, ma non manca di fare un cenno di saluto alle nonnine sedute all’ombra del salice piangente. Un a bambina arriva di corsa e tira la manica di Luce. Tutte le immagini si dissolvono e le anime attorno a lei svaniscono. “Signora, signora, ma nonna Anna non viene più? Dov’è nonna Anna?  Signora lei ha le caramelle gommose che mi dava sempre nonna Anna?”. “No piccina, mi dispiace, non ho le caramelle” “Ma nonna Anna domani viene?” “Non lo so, ma domani sera se vuoi te le porto iole caramelle di nonna Anna”. “Ma tu non sai quali sono, solo nonna Anna aveva le caramelle buone”. Com’è venuta, all’improvviso, la bambina si gira e scappa via. Luce resta sola, le anime non torneranno è ormai troppo tardi, e… per di più è ora di cena. Sulla via del corso, oltre la piazza, si ferma un autobus, è quello di Pietro.  Luce gli fa un cenno con la mano per farsi vedere, Pietro scende e la raggiunge. “Ciao amore, sei ancora qua? Mi aspettavi? “Sì, non volevo torna re a casa, il silenzio mi è diventato insopportabile”.

A GIUSEPPE CONTI, viene consegnato il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60” e l’ATTESTATO di MERITO con la seguente motivazione: “interprete appassionato del racconto INCONTRO DI CARTA di Annella Prisco, a cui è stato il PREMIO ALLA CULTURA che, con simmetrica e suadente scansione della voce ha fatto vibrare le emozioni insite nel testo”.

Doveva essere presente il poeta, scrittore ed editore DOMENICO SALVATORE GARUFI, per la consegna della targa PREMIO ALLA CULTURA,  ma per imprevisti motivi non è potuto venire. Lettura del curriculum di Domenico Salvatore Garufi:  “Catanese di origine, ha lasciato per amore e per lavoro questa terra raccogliendo, ovunque vivesse, sensazioni, esperienze e ricordi che fanno di lui la persona di oggi. È rientrato perché ha scelto di considerare casa sua la Sicilia che lo ha riaccolto a braccia aperte. Architetto del verde ma anche uomo di marketing, arredatore di interni ma anche esperto di turismo, ancora curioso e sognatore come un bimbo e razionale e concreto come un adulto: questo è Domenico Salvatore Garufi. Nei suoi articoli troverete la Sicilia nelle tante sue ammalianti verità raccontata oltre i soliti stereotipi e luoghi comuni. Un’isola dolce e aspra, morbida e ruvida, luminosa e velata: un mondo pieno di segreti tutti da scoprire!”

Lettura della motivazione: “critico letterario, scrittore, poeta ed editore, studioso attento della produzione culturale non omologata alla mercificazione  editoriale ed esemplare modello della libertà creativa”. Poiché non presente, la targa e il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”, saranno spediti al suo domicilio.

Doveva essere presente la scrittrice ANNELLA PRISCO ma, per le attuali restrizioni covid-19 non è potuto venire per ritirare  la targa PREMIO ALLA CULTURA.  Lettura della motivazione: una donna, una scrittrice che ricerca nella memoria le ragioni che hanno determinato il destino dell’uomo. Nel recente romanzo “Specchio a tre ante”, la protagonista cerca di capire le ragioni della sua angoscia esistenziale. La scrittrice ha raggiunto il vertice della piena maturità creativa, meritevole di più alti riconoscimenti “.

La targa le sarà inviata al suo domicilio.

Doveva essere anche presente la giovane scrittrice in erba MARGHERITA PECORARO che nella sezione NARRATIVA, per il racconto LA NUOVA AVVENTURA gli è stato assegnato il DIPLOMA DI MERITO. Lettura della motivazione: “per aver dimostrato di possedere originalità fantastiche, organizzazione strutturale e strumenti espressivi, ben trasparenti nella pur giovanissima età”. Il Diploma ed il libro di Italo Calvino “IL BARONE RAMPANTE”, saranno inviati al suo domicilio.

Al poeta di Porto Salvo PIETRO MAIORANA, nella sezione poesia in LINGUA ITALIANA per la poesia SPERANZE ILLUSORIE, gli è stato conferito il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA. Pietro Maiorana, legge la sua poesia:

    Gente per strada con sguardi ridenti,

    bimbi a giocare in piazza contenti.

    Le mamme allegre a passeggiare,

    con altre mamme a dialogare.

    Famiglie unite intorno alla mensa,

    del cellulare faranno senza.

    Donne, bambini, vecchi e malati,

    dal mostro in casa saranno salvati.

    Andare a scuola contenti e beati,

per ritrovarsi un dì laureati.

Docenti bravi a dare lezione,

di vita sana e partecipazione.

Cultura e lavoro per tutti sicuro,

e fare a pezzi qualsiasi muro.

Pensieri alati, gente sagace,

per dare al mondo un po’ di pace.

Sapere prima gli altri ascoltare,

per essere bravi dopo a parlare.

Strade pulite limpidi mari,

e petrolieri con meno denari.

Niente più smog e inquinamento,

differenziata al cento per cento.

Pedofilia in ogni ambiente,

sarà estinta completamente.

La delinquenza, mafia e camorra,

conosceranno l’ultima ora.

Gente di fede di ogni credenza,

rilancerà la fratellanza.

Ultimi e poveri di ogni colore,

saranno accolti con più amore.

Sport, teatro, arte e cultura,

se per diletto avranno più cura.

Virus, tumori ed egoismo,

scompariranno da tutto il mondo.

A conclusione, lettura motivazione: “cultore di poesia nel segreto del cuore, nella lirica “Speranze illusorie” delinea un ritratto ideale di società, dove regna il perfezionismo politico e sociale che potrebbe rendere felice l’essere in una illusoria e civile convivenza”,  consegna del Premio Speciale della giuria e del libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”.

Il Reverendo PADRE VINCENZO  ritira la targa PREMIO ALLA MEMORIA di Angelo Manuali, offerta dalla casa editrice BASTOGILIBRI di Roma.  

Lettura della motivazione: “poeta e  critico letterario che in oltre 50 anni di attività diede generosamente ospitalità e sostegno a molti scrittori e poeti nelle diverse collane del suo catalogo. Sempre apprezzatissima la collana di critica letteraria “L’Argileto”, in cui ha pubblicato tesori come l’Enciclopedia letteraria del Novecento in 10 Volumi e la successiva Storia della Letteratura Italiana Contemporanea. Preziosissima per gli studenti la collana di monografie dei maggiori scrittori e poeti italiani e la Collana di poesia, con centinaia di titoli di autori noti e meno noti, ma validissimi da lui valorizzati”.  

La targa consegnata a Padre Vincenzo Otera affinché sia esposta in questa bellissima sala teatrale.  

Doveva essere qui anche la poetessa LOREDANA AIMI che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA  con la poesia MADRE NATURA si classificata al 2° posto ex aequo. Lettura della motivazione, “con limpido sentimento d’amore, la poetessa canta la poesia “Madre natura”, con strumenti descrittivi densi di equilibrato lirismo”. Poiché assente, il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno” sarà spedito al suo domicilio.

Anche la poetessa ELOISA TICOZZI che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA con la POESIA LA SCRITTURA si classificata al 2° posto ex aequo doveva tra di noi. Lettura della motivazione, “la sua attività di psicologia e di docente della materia, si dimostra insufficiente ad imprimere serenità alla sua vita, ma la sua anima trova quiete nel costante dialogare con la sua scrittura”. Poiché assente, il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno” sarà spedito al suo domicilio

Doveva essere presente anche il poeta NINO CALABRÒ, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, ma da 50 anni residente ad Aosta, che nella sezione POESIA IN LINGUA ITALIANA  con la poesia IN QUESTO ESILIO MUOIO, si classificata al 2° posto ex aequo.  Viene letta la motivazione sul DIPLOMA DI MERITO: dalla  tormentata  Sicilia, sognò di trovare nel Nord un mondo migliore, ma gradualmente si è sentito prigioniero in un soffocante esilio, da cui lo salva il doloroso ricordo della Sua Barcellona Pozzo di Gotto e il rifugio nella poesia”.

Il DIPLOMA DI MERITO e il libro di Carmelo Aliberti “Briciole di un sogno”, saranno spediti al suo domicilio. NUCCIO SCOLARO legge la poesia “IN QUESTO ESILIO MUOIO” di Nino Calabrò.

    In questo stato di volontario esilio

    dove vivo bene nonostante il pensiero

    rivolto ai tempi lontani, alle radici

    infisse nella piana fertile sotto lo

    sguardo protettore del Colle del Re e

    la voce di mare che sempre in me sussulta,

    orme su sabbie fredde, isole care

    dirimpettaie e fosche al mio mirar lontano

    e gioventù e amori, tutto ho cancellato.

Ora, riflesso di sovrana nostalgia, cammino,

con pensiero antico su solchi a me cari

caduti in disuso da che, su roccia greve e dura

calco, con anelito nuovo, le vie delle vette

e urlo, in cima, con le braccia al cielo:

sicilianu veru fui e sugnu!

Ma, ora sono valdostano

e d’onore e di rispetto son vestito.

Oh! Dio del mare e delle vette ardite,

servir due madri con ugual contegno,

una che di casa m’ha cacciato

l’altra che mi ha adottato e mi ha cinto

di materno affetto; ambedue amo,

nonostante il bene, nonostante il male,

che perdonare è ciò che al cielo piace.

Solco con ali di pensiero, apriche spiagge,

vele gonfie di ricordi, la barchetta

dondolante tra le spume, la rete vuota

senza pesci, e i malanni, le pene, le sventure.

Parto, non vorrei partire, ma il dovere è volere.

Il treno verso nord speranzoso mi condusse,

scesi e misi i piedi su suolo sconosciuto, col

deserto in cuore, nonostante la bellezza del luogo

dei suoi panorami, dei suoi monumenti antichi.

Nel mio esilio scelto, rinato a vita nuova,

in solitario delirio per quella zolla di Sud amata,

m’è caro il ritornellar con l’accento antico

che la memoria sgrezza e la tarda età imbruna.

Il tempo nel labirinto del cuore mio si fermerà

all’ultimo raggio di senescente sole e veli di luna.

Posatemi allora con lo sguardo verso il mare

il corpo dentro la terra della mia Valle, mischiata

a terra antica impregnata col sudore di mio padre,

alloro sulla sua fronte e orgoglioso vanto mio.

In questo esilio, oggi terra mia, l’ultimo alito si

spanderà lievito, sovrasterà il mio mare e queste

amate vette scintillanti al sole e più vicine al cielo.

A NUCCIO SCOLARO, viene consegnato il libro di Carmelo Aliberti “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60” e l’ATTESTATO di MERITO con la seguente motivazione: “interprete appassionato della poesia “IN QUESTO ESILIO MUOIO” di Nino Calabrò a cui è stato assegnato il 2° posto ex aequo nella sezione POESIA ITALIANA che, con simmetrica e suadente scansione della voce ha fatto  vibrare le emozioni insite nel testo”,

Lettura del curriculum di Padre VINCENZO OTERA:  “Il candido giglio, che da ragazzo custodì nel segreto dell’anima, sbocciò fulgidamente durante gli studi Filosofici e Teologici presso l’Istituto San Tommaso dell’Università Pontificia Salesiana e Don Vincenzo Otera viene ordinato diacono nella Basilica Minore di San Sebastiano in Barcellona Pozzo di Gotto nel Gennaio 2006 da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Francesco Montenegro. Il 28 Giugno dello stesso anno, presso la Cattedrale di Palermo, viene ordinato Sacerdote da Sua Eminenza il Cardinale Salvatore De Giorgi. Trascorso un breve periodo a Roma, ritorna in Sicilia e viene chiamato a svolgere il servizio di Amministratore Parrocchiale presso la Parrocchia di Sant’Antonio Abate e successivamente diviene Amministratore delle Parrocchie di Porto Salvo e Protonotaro, finché  nel 2014, approda  come  Parroco presso la Parrocchia di S. Giovanni Paolo II di Porto Salvo e, nel contempo, membro del Consiglio Presbiterale e Pastorale Diocesano e Referente della Caritas vicariale di Barcellona Pozzo di Gotto.  Da poco ha conseguito il Master in Pastoral Counseling presso l’istituto Paideia di Ragusa ed è specializzando in Catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana.  Nella Parrocchia di Porto Salvo, è diventato un magistrale esempio di fede, coinvolgendo nell’azione pastorale l’intera comunità, particolarmente le famiglie e i giovani, con il progetto  “Dimensione Giovani”, grazie alla collaborazione attiva dei fedeli, ha creato il Centro Giovanile Parrocchiale Oratorio Giovanni Paolo II per offrire un servizio il più possibile personalizzato, teso a valorizzare, le risorse personali di autonomia e integrazione sociale. Per realizzare tanti progetti, Don Vincenzo Otera, supportato dalla comunità, ha ritenuto necessario accendere un mutuo di circa 600 mila euro per il restauro della Chiesa e dell’edificio Parrocchiale. Nell’anno 2013, al termine dei restauri, la Chiesa viene consacrata a Dio in onore di San Giovanni Paolo II (la prima in Sicilia ad essere intitolata al Grande Papa polacco),come una perla risplendente di luce e di colori, davanti agli occhi dei fedeli, che ivi si recano anche dai paesi limitrofi per i rituali ecclesiastici. Da qualche mese,  ha avviato un nuovo progetto denominato “Sport, inclusione e legalità”, il quale punta all’inclusione sociale delle fasce in difficoltà. È assistente spirituale del CO.DI. di Barcellona P.G., ma occorre anche doverosamente evidenziare che Don Vincenzo ha anche il merito storico di avere aperto il portone della chiesa alla cultura. E di questi tempi, è una iniziativa che la Chiesa dovrebbe imitare dovunque nel mondo, perché la cultura cattolica sta per essere minata radicalmente da un laicismo aberrante e pericoloso”.       

CARMELO ALIBERTI legge la motivazione sulla targa PREMIO BENEMERITO PER L’ATTIVITÀ SOCIALE che insieme al suo libro “Briciole di un sogno” consegna al Reverendo  PADRE VINCENZO OTERA: “il candido giglio, custodito nel segreto dell’anima, sbocciò durante gli studi presso l’Università Pontificia Salesiana, e Vincenzo Otera viene ordinato sacerdote il 28 giugno del 2006. Dal 2014 è Parroco di Porto Salvo, dove nel cuore della cittadina sorge, nel nome di Papa Giovanni Paolo II, una meravigliosa Chiesa, con Oratorio, Teatro, strutture sportive, ricreative. Affreschi capolavoro, riproducenti il Grande Papa in atteggiamenti pontificali, con ai lati emblematici episodi biblici, sembrano proteggere e illuminare gli oranti  inginocchiati.  Padre Vincenzo ha aperto il portone anche alla cultura, accogliendo nella Casa del Signore, poeti, scrittori e intellettuali, che nella società materialistica e nichilista stentano a ritrovarsi, un gesto di accoglienza esemplare che merita di essere applaudito”  

CRISTINA SAIJA lette il curriculum di CARMELO ALIBERTI:  “Carmelo Aliberti è nato a Bafia di Castroreale (ME) nel 1943. Laureatosi in Lettere, ha insegnato nei licei di Barcellona P.G. (ME). Dopo un soggiorno a Trieste, ha definitivamente deciso di risiedere nella città giuliana, dove continua a svolgere la sua attività letteraria. A Trieste, da 10 anni, ha fondato e dirige la Rivista Letteraria e di Cultura TERZO MILLENNIO, a cui collaborano insigni docenti di Università italiane e straniere.  Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: UNA SPIRALE D’AMORE (1967); UNA TOPOGRAFIA (1968); IL GIUSTO SENSO (1970); C’È UNA TERRA (1972); TEOREMA DI POESIA (1974);TRE ANTOLOGIE CRITICHE DI POESIA CONTEMPORANEA( 1974-1976); IL LIMBO, LA VERTIGINE (1980); CARO DOLCE POETA (1981, poemetto); POESIE D’AMORE (1984); MARCHESANA CARA (1985); NEI LUOGHI DEL TEMPO (1987); ELENA SUAVIS FILIA (1988); VINCENZO CONSOLO, POETA DELLA STORIA (1992); LE TUE SOAVI SILLABE (1999); IL PIANTO DEL POETA (2002); ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue, LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA (2008); L’ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA.  Di critica letteraria ha scritto: COME LEGGERE FONTAMARA, di Ignazio Silone (1977-1989); COME LEGGERE LA FAMIGLIA CERAVOLO di Melo Freni (1988); GUIDA ALLA LETTERATURA di Lucio Mastronardi (1986); IGNAZIO SILONE (1990); POETI DELLO STRETTO (1991); MICHELE PRISCO (1993); LA NARRATIVA DI MICHELE PRISCO (1994); POETI A CASTROREALE – POESIE PER IL 2000 (1995); U PASTURATU (1995); SUL SENTIERO CON BARTOLO CATTAFI (2000); FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL’ANIMA (2001); LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON (2003); 2 volumi di ANTOLOGIA DI POETI SICILIANI (2003 e 2004); LA QUESTIONE MERIDIONALE IN LETTERATURA. Ha scritto dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL’ANIMA.  Ha ricevuto tanti premi, tra cui il Premio Internazionale  IL RHEGIUM JULII-UNA VITA PER LA CULTURA; per la saggistica, il premio IL CONVIVIO 2004; il premio LA PENNA D’ORO del Rotary Club-Barcellona.  Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all’estero. Ultimamente ha scritto il poemetto TRA IL BENE E IL MALE per raccontare le brutture del mondo, conservando storia, memoria e amore.  Una preghiera, un saluto accorato, un dono di inestimabile valore per chi, privilegiato, discende da un poeta. Ha esordito in narrativa con il romanzo: BRICIOLE DI UN SOGNO (maggio 2021), edito da BASTOGILIBRI, in questa opera, spiccano IL CANTICO DELLE CREATURE di San Francesco, versi di DANTENERUDA, QUASIMODO, di ignoti e di Aliberti con una lirica, nata dalla visione di una candida colomba che in cielo muta i suoi colori e poi dispare (è l’attimo in cui il verso si libera dal suo bozzolo e viene alla luce). Qui ALIBERTI, ispirato dall’amore, ci offre una lirica che nulla ha da invidiare alla migliore poesia del terzo millennio.  Dire che BRICIOLE DI UN SOGNO è un libro interessante che si fa leggere e rileggere, provandone richiami a riflessioni e sentimenti, è cosa banale”.

Lettura della motivazione sulla targa che a nome della Parrocchia di Porto Salvo, PADRE VINCENZO OTERA,  consegna a CARMELO ALIBERTI:“per lo spirito di abnegazione che lo contraddistingue, per la passione e l’ardore con cui contribuisce alla diffusione della Cultura, per il modo in cui dona la sua vita stessa per la Poesia, per l’esempio e la speranza che rappresenta, per l’impronta che lascia nell’esistenza di ognuno: per questo e per tutti i Titoli che gli sono già stati riconosciuti, come eterno “Grazie” di un discepolo che impara il valore del suo Maestro”.

Lettura della motivazione sul DIPLOMA DI BENEMERITO DELLA CULTURA che  PADRE VINCENZO OTERA, consegna al poeta e critico letterario Pro.re Carmelo Aliberti per il suo recente romanzo Briciole di un sogno:  “l’opera è un vero e proprio romanzo storico, in quanto sfondo e colonna portante delle vicende è lo snodarsi degli avvenimenti storici a Bafia (Sicilia), nell’isola, nel sud e via via in tutta l’Italia, sino alla pandemia dei nostri giorni. È un libro che incide, scopre nervi, accusa, mette a nudo un’altra pandemia, invisibile, ma reale: l’egoismo umano. I cardini di Carmelo Aliberti, che ama la sua terra e la vorrebbe risorta dai ricatti, dai rapimenti, intrallazzi, ingiustizie e prevaricazioni, sono “I Promessi Sposi”, “La Divina Commedia” e “Il Diario di Anna Frank”.

FRANCESCO CONTI legge la poesia “KAROL… IL PAPA VENUTO DA LONTANO”, che ha scritto in occasione della presentazione del suo libro “A VITA È POISIA” che si è svolta a Porto Salvo nella Chiesa San Giovanni Paolo II, lo scorso il 24 luglio.

                 KAROL… IL PAPA VENUTO DA LONTANO

“Tu sarai Papa” gli disse Padre Pio, “ma vi sarà sangue e violenza”

in quella serata d’aprile del 1948, era segno della Provvidenza.

Se sbaglio mi corrigerete”, la voce era dolce, calda e modesta,

non soltanto Piazza San Pietro, ma il mondo intero fu in festa.

Era una notte ottobrina del 1978 ed in coro, tutti cantavano,

per quel vescovo, venuto da lontano, le stelle in cielo ridevano.

Con cadenza orientale, ci parlò di fede, di speranza e d’amore,

capimmo subito che, sotto quella veste, c’era il Buon Pastore.

“Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”,

questo accorato e sentito appello, da tutti fu certo benvisto.

Nei cuori di pietra e di roccia, entrò con tenerezza ed affetto,

al popolo polacco, diede sempre sostegno sotto ogni aspetto.

Alle nazioni in guerra portò la pace ed il conforto ai sofferenti,

ovunque andava, era il benvenuto, da cristiani o miscredenti.

Amico vero di Madre Teresa, il bacio in fronte, la rese felice.

Karol Wojtyla, fu un eminente Papa, questo, la storia ci dice.

Sulla neve d’inverno amava sciare e al sole d’estate nuotare,

con pazienza, alla cortina di ferro, le catene, seppe spezzare.

Bucava lo schermo che era un piacere, sorrideva alla gente,

ogni bambino accarezzava e, tutti accoglieva benevolmente.

Eppure, quella domenica dell’anno 1981, era il 13 di maggio,

qualcuno, armò la mano di Alì Agca, ma con quale coraggio.

Un volto divino gli fu vicino, solo ferito, ma non ammazzato,

poi, come fa un padre, con amore e affetto, l’ha perdonato.

Fu il Papa dei record, tra cui, il primo straniero dopo secoli,

le sue costanti azioni rivolte ai più deboli, erano ammirevoli.

Lui, fu il papaboys e dal mondo dei giovani, sempre amato,

ma anche, l’atletadi Dio e il globetrotter,pure denominato.

Ovunque Karol andava, la folla era immensa e lo osannava,

girava tra loro con sulle labbra un sorriso, la gente pregava.

Negli ultimi suoi anni, sofferente, stanco e anche ammalato,

la sera del 2 aprile 2005 disse: “Vi ringrazio” e a Dio è volato.

Di sicuro, come in quel 18 marzo del 1989, Franco Battiato,

le sue canzoni ricanterà e come allora, sarà bene riascoltato.

Giovanni Paolo II, per i tantissimi miracoli, ma non soltanto,

il 14 aprile del 2014, Papa Francesco, l’ha proclamato Santo.

Nel giorno del suo funerale alleggiava già profumo di santità,

della Chiesa era il gigante, assomigliava a Cristo nell’umiltà.

Di Porto Salvo ora è il patrono a Lui chiediamo il suo amore,

le nostre preghiere indirizziamo, al nuovo Santo protettore.

Il Prof.re CARMELO ALIBERI consegna alle due presentatrici della serata, la Prof.ssa FLAVIANA GULLÌ e la giornalista CRISTINA SAJA (24live) i fiori e il suo libro “DACIA MARAINI, la più grande scrittrice degli anni ’60”.

Si ringrazia immensamente il Reverendo PADRE VINCENZO OTERA, Parroco della Parrocchia San Giovanni paolo II di Porto Salvo  per l’utilizzo della sala teatrale della Parrocchia ed i seguenti sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione:

  • LE SPOSE DI MARIA GRAZIA

di fronte Chiesa Crocifisso –  Barcellona P.G.

  • BAR DELLO STUDENTE

Via Degli Studi – Barcellona P.G.

  • FARMACIA DEL LEONE

Piazza S. Sebastiano – Barcellona P.G.

  • REAL PANE

Via Antonio Meucci – Porto Salvo/Barcellona P.G.

  • OTTICA GENTILE

Via Nazionale Terme Vigliatore

  • VINI E LIQUORI MESSINA

Via Carducci 100 – Barcellona P.G.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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