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TRA IL BENE E IL MALE-POEMETTO LA POESIA DI CARMELO ALIBERTI TRA GIOIA DI VIVERE E INFERNO NELL’ANIMA– UN TESTAMENTO DI SALVEZZA DAL MALE DI VIVERE

Tra il Bene e il Male

Poemetto inedito di

Carmelo Aliberti

 

Terzo Millennio

                      Maggio 2021


 

Composto da Carmelo Aliberti

                                 Maggio 2021  Trieste

Edizione fuori commercio


 

                PREFAZIONE     

              di Cristina Saja

                  Giornalista

“Tra il bene e il male”: per raccontare le brutture del mondo, conservando storia, memoria e amore. Una preghiera, un saluto accorato, un dono di inestimabile valore per chi, privilegiato, discende da un poeta.

“Tra il bene e il male”, ultimo poemetto ancora inedito di Carmelo Aliberti è Agàpe per il mondo intero.

Con estrema semplicità sintattica il poeta e critico di Bafia riesce ad emozionare chiunque si accosti alla lettura dell’ultimo dei suoi scritti che, sin dagli albori della sua carriera, sono sempre stati una fonte da cui attingere storie antiche, memoria e morale riuscendo a scorgere e trovarsi tra le mani la forza per tornare a galla in quel mondo così ostile che oggi ci appare più che mai liquido.

La trasmissione della generazione avviene nei primi versi del poemetto, in cui Aliberti si mostra ‘nudo’ davanti alle uniche creature al mondo che gli infondono gioia e speranza: i suoi dolcissimi nipotini.

Così, in un’epoca in cui, ai genitori è impossibile sempre più lasciare lasciti materiali per via delle brutture del mondo, i nonni riescono a dare ancora un’altra lezione di vita che si traspone nell’essenzialità della continuazione delle generazioni future. Se nulla di materiale si può donare, possiamo noi donarci ai pargoli attraverso il nostro sapere, la nostra esperienza e la nostra conoscenza.

Quello di Aliberti è l’ennesimo esempio di come un poeta prima, un maestro dopo ha una soluzione che discende direttamente dai suoi sentimenti e dalla sua sensibilità, la dote più elegante di cui si può vestire l’intelligenza.

La più autentica eredità consiste, quindi, nel modo in cui abbiamo fatto tesoro delle testimonianze che abbiamo potuto riconoscere dai nostri avi.

Da questo punto di vista ogni figlio deve interiorizzare che il destino di erede è quello di essere anche orfano – come l’etimologia greca, mostra: erede viene dal latino heres che ha la stessa radice di cheros, che significa deserto, spoglio, mancante e che rinvia a sua volta al termine orphanos. Così l’orfano, come il nipote senza il nonno, quando lo sarà, diverrà il giusto erede, colui che non si limita a ricevere ciò che gli avi gli hanno lasciato. Piuttosto, deve compiere, come direbbe Freud. attraverso Goethe, un movimento di riconquista della sua stessa eredità: “ciò che hai ereditato dai padri riconquistalo se lo vuoi possedere”.

In questo senso l’eredità autentica implica un movimento attivo del soggetto più che una acquisizione passiva.

Qui il poemetto diventa un pretesto, un libretto d’istruzioni, una buona base di certezza e sapienza da poter mettere in atto.

Quindi cosa si eredita se non si eredita un Regno, se non si è figli di Re?

La trasmissione del desiderio da una generazione all’altra, nient’altro che il modo con il quale i nostri padri hanno saputo vivere su questa terra. provando a dare un senso alla loro esistenza; il modo con il quale i nostri padri hanno dato testimonianza del loro desiderio, ovvero che si può vivere con slancio, con soddisfazione, dando senso alla nostra presenza nel mondo.

Nella seconda parte del poemetto, l’autore cambia gli stakeholder e si rivolge ai lettori come al mondo intero, all’individuo come a Roma e al Divino Cieco per parlare della Provvidenza e instillare nel cuore di ciascuno che è in balia di fiabe e brutture, il senso fermo del “credere”. Religione oppure no, la credenza e la mistifi-cazione sono parti di noi stessi che non vanno eluse mai, né soffocate dal fluire inquieto dei giorni e mischiate a quegli occhi ‘nuovi’ che vedranno meraviglie, nel territorio in cui si trovano.

Ecco allora affiorare il territorio: la rocca Salvatesta, il torrente del Patrì e moltissime altre sfaccettature.

*************

E come cancellare con un colpo di spugna Turi Coddulongu, sbandato di guerra, con il boato delle armi dentro il cuore, gli occhi accecati dalle bombe, la mente incapace di capire che era un cimitero di stragi e di dolore il mondo intorno a cui ruotava appeso nel vuoto ad un aereo nemico con la corda d’acciaio attorno al collo.

Turi tra urla infuocate di tormento, turbinava con girandole del corpo in sintonia con il boato dei motori sferzati da turbine rapinose.

L’incipit della dedica a “Turi Coddulongu” con cui si chiude il poemetto giova, poi, a trovare la chiave della ‘traduzione’ di quel gesto.

Scrivere il poemetto è stata un’esigenza per cantare gesta, storia, uomini di valore e lasciarle impresse nella “memoria”.

Che sia di un bambino o una bambina, di un improbabile lettore o dei discendenti di Turi, il poemetto non è che un’esortazione al coraggio attraverso l’amore.

TRA IL BENE E IL MALE – POEMETTO

LA   DIALETTICA ESISTENZIALE  DELLA POESIA  TRA LA GIOIA DI VIVERE  E L’INFERNO DELL’ANIMA, COME TESTAMENTO DI SALVEZZA NEL MALE DI VIVERE

DI CARMELO ALIBERTI

Miei dolcissimi Bambini,

oggi è il nonno che vi scrive

con parole inzuppate d’amore curative,

mentre il seme della catastrofe

gira l’angolo abbracciato alla bora

ed io avvelenato vi sorrido

per distrarvi dallo sguardo

di sequenze di immagini spettrali

che straziano il cuore e sconvolgono

la mente popolare,

lasciandoci sgomenti

e vorticanti sulla cima delle scale

in vertiginosi capogiri di paure

ingolfate in desertici pensieri,

che inchiodano al dubbio doloroso

se scendere, salire o rimanere

sull’orlo dell’ombra delle scale

che io mi sforzo a trattenere

per impedirvi di vedere in fondo

perché la ferita che potrebbe insanguinare  

le pupille accese e trasparenti

in cui beata naviga la luna,

che ha ridato forza alla mia agonia.

Prima della scalata alle alte cime

rischiarate dal cielo cristallino,

vorrei ancora sostare accanto a voi

per donarvi lunghi attimi di gioia,

raccontandovi fiabe a lieto fine

e rivelarvi che il mostro segreto

in agguato dietro il sipario del cuore,

del sangue e nei pensieri,

è stato abbattuto dagli strali mortali

del minuscolo David,

eroe degli eroi sul pianeta

e di altre pargole vite, come voi

che con giochi simulati al nascondino

o con altre geniali invenzioni

riuscite a stimolare ancora

giorni di festa tra di noi.

Mentre trascorriamo ore liete

Accucciati, abbagliati dal nitore

Delle vostre acrobazie intelligenti,

io imparo dalle capriole della vostra mente

e mi illumino di gioia, mentre scrivete

su pagine da voi decorate

a Babbo Natale e confessate

di essere stati buoni in famiglia

e bravi a scuola e meritate

i doni natalizi sotto l’albero

o accanto alla capanna del Bambino

tremante sulla paglia per il gelo.

Spesso volete sentire la storia

di Babbo Natale e del Bambino

ed io non so come

spiegarvi con chiarezza

che Giuseppe è il padre putativo

del Bimbo che sorride sulla paglia.

Per voi Dio è parola incomprensibile

ed io forse potrò essere più chiaro

quando torneremo ad essere vicini

nella città d’armonia eterna,

nella dimora dell’eterno Padre,

sempre in attesa sulla soglia

con un concerto di Angeli

che sventolano trecce di ulivo

come uccelli timidi nel caldo nido,

e parlerete con il Pargolo Divino

tremante di freddo sulla paglia

che riscalderete con il caldo fiato

di balbettanti domande affettuose

e nel dialogo farete sentire al mondo

il sentimento di essere fratelli.

Beato sarà quel giorno assai lontano,

sarà il primo della Gioia vera

quando potremo cancellare

le stimmate che ci hanno angosciato

nel fango insanguinato della terra.

2)

Ci hanno estirpato dalle labbra spente

le vibrazioni delle magiche esultanze

mentre accucciati sul pavimento

della vostra stanza di zaffiro sorridenti

discutevate sui segreti dialoghi

di Masha e Orso e sui loro sentimenti

umani più dei bruti,

nel dolce suono della vostra cetra

che calda di affetti familiari

di lupi affamati,

corrono in soccorso di chi invoca aiuto

senza il gelido egoismo  

della sterpaglia umana.

Un boato di fuoco esplode

sulle nostre labbra assiderate

e il ciclone d’agosto ci ridesta alla vita

inchiodati stupefatti e pronti

ad accarezzarvi gli occhi sorridenti.

3)

Il mio giorno che incomincia ad annottare

mi trattiene ancora sul ciglio del tramonto

per portarmi dentro la notte buia

l’incanto dei vostri cinguettii.

Se la luce del giorno occhieggerà ancora

dietro i rami velati dei cipressi

sarà il migliore regalo ai nostri anni

che vedono solo scorrere la vita

nei laghi limpidi delle vostre ciglia 

balbettanti di luce e di speranza.

Continuate a giocare sul tappeto

con la collezione di bambole di Nives,

proseguite nel gioco con le ruspe,

la vaporiera del trenino, fate le gare

con le macchinine telecomandate,

volate sullo scivolo sicuro in terrazza,

intrecciate il gioco a nascondino

che non vi stanca mai, e tu Gabriel

quando ti annoi, salta veloce sul trenino,

riempi il cofano di dolci merendine

e con Nives sul sedile posteriore, correte

sui verdi prati del cielo, dove capretti

e agnellini appena nati gioiscono alla vita

con soavi gorgheggi del belato.

Sazi di bellezza e di profumi

continuate a sfogliare gli amati libricini

per continuare a vivere il sogno già vissuto,

seduti per terra ad ascoltare.

Alla fine, Gabriel, corri ad aiutare la nonna

con la scopa e con lo straccio in mano,

per pulire ogni briciola di pane

che tu, con occhi infallibili, catturi.

Poi, aiutata a preparare i biscotti

e la torta della nonna,

da offrire a papà e mamma,

quando rincasano stanchi dal lavoro

portandovi sempre un regalino.

Poi, Gaby, prendi il nonno con la mano

e guidalo al tavolo a pranzare,

come fai ogni giorno, staccandomi

dal computer, dove trascorro

intere giornate a lavorare, e mi indichi

il posto riservato, il piatto e la forchetta

e solo pago, ti vai a sedere al posto

a te riservato. E tu Nives, angelica bambina,

continua a leggere le fiabe al fratellino,

insegnagli i numeri e le lettere dell’alfabeto

e non cessare di leggere ogni giorno

il tuo libro di scuola e degli eroi

della tua biblioteca e, per tutto

ciò che non sai, chiedi risposte

ai tuoi genitori, sempre sempre.

perché sono loro che vi hanno cresciuti

i veri sinceri amici che vi insegneranno

a distinguere Il Vero Bene dal Male

di fuoco della vita.

Festeggerete ancora insieme

i compleanni, e noi lieti vi saremo accanto

mentre soffiate sulle candeline

gli anni che scorrono e si dissolvono nel cielo  

con il volteggiare nell’aria degli aquiloni

che impazziscono contro il tetto della stanza

per innalzare i vostri sogni al sole.

Noi saremo già illuminati

dentro la stella polare, dopo la partenza

dal pianeta governato da arpie umane

che ci hanno strappato come bruti

dagli occhi e dalla gola

il germe del sorriso, che dolcemente

vi accoglieva con la parola Gioia

quando uscivate dalla scuola

rossi di allegria

stringendovi la mano, e correvate

insieme tra le mie aperte braccia

mentre io sussurravo bisbigli d’amore

per voi con il cuore avido di tenerezza:

e tornavamo in fretta dalla mamma

che era in attesa ansiosa sulla soglia

per trattenervi nelle calde braccia

che illuminavano di eterna primavera

anche i plumbei giorni dell’inverno.

II PARTE

Ci hanno tolto la gioia di morire

tra la dolcezza dei vostri sguardi

imperlati dalle nostre carezze

Ci hanno relegati come bruti

nel ghetto dei relitti umani

in pasto agli avvoltoi e alle iene

con la soluzione finale dei tiranni.

Ci hanno ridotto a un lume spento

con il viso stremato negli escrementi

dei cani dei potenti che tappezzano

le vie di cadaveri truciolati

lentamente da vermi puzzolenti

I farisei e i pubblicani profanano

ancora le porte del Tempio

con tappeti intarsiati di colori

e nell’agorà vendono bugie edulcorate

per proseguire a torturare con soprusi,    

violente bestemmie e rappresaglie

nel retrobottega del sacrario

il libero pensiero di chi vuole vivere

con il soave Dio nel cuore e nella mano.

Nel tempio di Demetra fingono il peana   

attorno al sarcofago del caro amico ucciso

e insozzano l’Agàpe divina

con l’insulsa lingua di peccato.    

2)

Ora la maniacale febbre del potere

ha trascinato il mostro umano nel girone

fetido del Male più profondo

con carica di ordigni distruttivi,

nascosti nello zaino del pane:

nei gloriosi musei piangono

solo gli eroi morti con i droni  

della guerra invisibile

che ha devastato la bellezza delle mura 

violentate

del cuore crivellato dentro il petto:

i ristoranti sono fumosi e affollati 

di veleni, di ventri avidi di Venere.

Le metropolitane sono chiuse ai vagabondi

e alle puttane che vendono la carne

per tre monete d’oro di mangime.

I campi sportivi, le sinagoghe e le pievi dove

il vecchio prete venne sgozzato

dall’ impietoso coltello dell’apostata,

mentre chiuso nel silenzio dei peccati

protendeva ai credenti e miscredenti

l’adorata pisside dorata, e ogni labbro

affondava nel sangue che scorreva

dai sacri gradini dell’altare

come il sangue purissimo del Giusto

caduto nel Tempio ai piedi dei mercanti

abbagliati da un altro paradiso

affollato di piaceri, di ninfe avide e di sante

poligame e vergini devote 

al nettare satanico di Eros

avvelenato da occulte mani.

Ma i porci di Circe come ubriachi

non conoscono la selenica dolcezza

del morbido seno della madre

e il pianto del bambino

che succhia il nulla al capezzolo

di misere, schiacciate dalla fame

dall’empio piede sopra il volto

di chi ignora perchè vivere o morire,

e distrugge l’azzurro del Creato,

dono catartico di un dio sconosciuto 

profumato nell’anima deserta  

dove fiorisce la radice del sole

e la vetta zigrinata del chiarore azzurro

che oscilla senza quiete,

tra lo squarcio invisibile del male

e il mare frizzante dell’oro di ogni bene,

dinnanzi al libero arbitrio sgozzato.  

3)

Oh!  Nostro Caro Vecchio Dio di Abramo

che osservi da un pertugio dell’ignoto

i nostri passi incerti, vacillanti nel buio

della valle sperduta dentro la siepe

fiorente di spine avvelenate,

Dio della vita, dell’acqua e del fuoco

adorato per secoli dagli avi,  

eroe primiero di ogni fede

pronto a folgorare il seme amaro,

per noi agnelli violentati

con l’ansia del tuo perdono sulle labbra,

ti supplico, con le ciglia folgorate,

non rimanere indifferente    

alle stragi selvagge consumate           

tra fratelli sul proscenio della Tua bellezza.

Dio paterno misericordioso e giusto,

DIO UNICO di tutti noi, miseri mortali

ciechi, ma ricchi di fede e sperduti

nel rosso deserto del nostro cimitero          

inumati dal male, tuo nemico.

Tu, DIO-Soldato PACIFISTA

che consoli le pie donne oltraggiate

con creature in grembo

e i figli tuoi soldati torturati

dalle guerre con Caino.

Tu, Padre Santo dei nostri pensieri,

Suprema creatura di felicità e Amore

per le mansuete pecore di diverso colore

Tu, che hai creato il Bene

e il Male che non ti appartiene

ma è il correlativo oggettivo eliotiano,

cartina di tornasole del tuo splendore

che hai accolto tra le braccia spalancate

lacrime e urla e guerre fratricide.

nella storia, e custodisci ancora

devotamente il mondo gocciolante di fiele

che barbaramente si accanì sul vecchio prete

con la bianca colomba svolazzante sul capo

e il ramoscello d’ulivo stretto in mano,

mentre si sentiva vicino al grande volo,

aggrappato al Crocifisso che piangeva

segretamente il suo pastore

immerso nell’ascetica preghiera,

congiunto a te, invocato a perdonare,

ora che assistiamo al massacro  

nelle famiglie, dove i figli-Giuda

sgozzano i padri aggrappati al crocifisso,

per implorare perdono,

come Tu, Spirito Santo e Dio,

sul Golgota inchiodato e insanguinato     

con vulcanici ferri nelle vene,

come il Pellicano per amore

donò il suo cuore da mangiare

ai suoi implumi pargoli affamati

sul punto di morire,

 Tu, anche Tu, fratello Cristo trafitto

nella gola con il sangue raggrumato

da spade criminali nelle piaghe,

Tu, immerso nella consustanziale preghiera   

anche per i figli, inghiottiti

da universi incandescenti

che incendiano anche il tuo prezioso dono

di libertà totale per salvarsi

dal rogo del male, e allontanare

i venditori di morte dalle strade,

dai portoni delle scuole,

da caserme deviate dall’ orrore,

dalle discoteche notturne carbonare,

dalle parrucchiere incipriate,

 da chiese, insozzate di orrorose blasfemie,

dove si scambia la sacra ostia con il Male,    

la polverina e il nettare graduato

che inceneriscono il cervello umano

e rendono ciechi, incapaci di capire

il gesto criminale della mano,

pronta a colpire dovunque all’impazzata

il bersaglio del corpo umano e del Buon Dio

come fecero i giudei:

e GESU’ pregò il Padre con morbide parole:

“Padre perdona loro, perché non sanno

l’orrenda azione che stanno compiendo”,

senza paura di essere puniti,

perché avvolti nella spirale del potere

che protegge mostri luccicanti di cromo

nella bolgia rovente della dipendenza,

che hanno immolato mansuete creature  

con orribili torture e con gli sputi   

 che premia i blasfemi rapaci,

avidi nel ventre, di sesso e di Bacco.

4) Dio dei vinti, dei ladroni e degli assassini

ora che torme umane fuggono 

impaurite da stragisti di ogni colore,

dicci le nostre colpe, quale la nostra meta

e chi allatterà il bambino piangente

nella fredda culla?                                       

Se siamo stati soli a combattere sconfitti

 da milizie di una cultura adulterata

per quello che credevamo il vero Bene      

con ecatombe di madri e di lattanti  

torturate e stuprate con violenza bruta,    

che spinge i selvaggi di tutta la terra

a scorribande e eccidi nelle scuole,            

nei ristoranti affollati, nelle sinagoghe

nei centri commerciali di povera gente

insanguinati dall’odio                                  

immemori della tua lezione d’amore

e di perdono per chi per trenta denari 

ha tradito e venduto il suo Maestro             

e continuano a dissacrare il Tempio Sacro

imbottito di allucinazioni incontrollate       

nel corpo, nell’anima e nel sangue, 

randagi crivellati da storture                    

cresciuti nel dolce inferno della strada,

madre di vizi, di odi e di illividiti abbagli

ora affamati di tutto, febbrilmente  

invadono con le loro ombre

i cerchi angelici del Cielo                

e cercano le morbide carezze della madre

facilmente rimaste intrappolate        

dagli orrori delle guerre dilaganti,

dai nuovi barbari e da fantocci di califfi 

ben reclutati su Internet o da scafisti

tra giovani stravolti nella psyche

con le lusinghe dell’Eden dorato              

o da vicende traumatiche vissute

dove il loro Dio li attendeva                 

per saziarli di sesso e deliziosi incanti

dove si respirano montagne di rifiuti   

e si appagano di ogni piacere corporale,

gestite da aziende incerottate

che si assicurano i grossi appalti senza gara

nel loro regno tappezzato di puttane,     

e senza alcuni vincoli di ordine legale       

o di norme di sicurezza igienica e ispezioni

sul cemento, sul ferro e sui mattoni,

nell’infinito giorno di libertà totale,        

i nuovi Ungari gli hanno incenerito

la mente, l’anima, il cuore,

spinti a rovesciare la ragione                          

con implacabili veleni sconosciuti

per distruggere l’ordine terrestre,

bruciare sul rogo la resistenza dei valori

e.cancellare l’impronta della nostra civiltà destinata da loro a sbriciolarsi nel fuoco

di una moderna Apocalisse

per seminare sulle sue rovine

le spinose ortiche di una folle fede

e il sangue della loro crudeltà.

5)

Ora, Italia, culla soave

del più grande impero universale

risonante nei secoli dei vibranti versi

di soavità, di amore e di etiche armonie.

di poeti gentili che intrecciavano ritmi

di amicizia, di orgoglio di patria, di etica

coniugale, di amore per i gioielli

di Lucrezia-madre, per Enea generoso

eroe difensore della sua città,

offesa dal ratto di Paride ubriaco,

che strappò Elena divina a Menelao,

scatenando la guerra decennale 

voluta dagli dei del Parnaso

tra Argolidi e Troiani per vendetta e amore.

Il Poema sacro ci donò la nostra lingua

e con il periglioso viaggio ultraterreno

il poeta divino rintracciò la via del perdono

oltre le aggrovigliate vie del Firmamento.

6)

Poi Petrarca, il poeta vate, indicò le

coordinate di Eros, che “solo e

pensoso” elaborò tra novellanti dubbi

nella silenziosa quiete di Arquà

illuminata dal cielo,

dove i potenti credenti ancora

nella catartica forza della poesia

collocarono su una grande lapide di bronzo

sopra l’ingresso, il nome del poeta

che insegnò i pazienti e dubbiosi passi

di un amore che vuole diventare eterno

nel sublime inno alla vergine Maria.

7)

Le divine Grazie furono l’approdo

del tempestoso mare interiore

della vita randagia e disperata

dell’eroico poeta che si illuse

del sogno di una patria libera e unita

in un mosaico di fratellanza e Amore

per una giustizia uguale per patrizi e plebei

per feudatari, valvassori, valvassini e schiavi

finalmente uniti nel sincero abbraccio.

E l’amore suo e quello universale

inseguì l’Hortis sempre lacerato

e inappagato di quello corporale

lo ricercò più nobile e ideale

nei Sonetti cantato lo innalzò

dal coito banale, a pura illusione

nelle Odi, oscillanti tra passione pura

e sogno trepidante di poesia

che vince di mille secoli il silenzio.

Catastrofica fu l’illusione imperiale

che ringhiottì per un attimo nel buio

Ugo ancora incerto tra il Bene e il Male

pedestre, squallida e insensata

la presenza umana sulla terra

sospesa sul vuoto del suo nulla:

Era giovane ancora quando rifiutò

Il tradimento facoltoso della patria 

e di notte fuggì verso la Manica

dove coperto di debiti e di stracci

ritrovò la figlia Teresa affettuosa

venuta al mondo da un fugace amore.

Fu ritrovato coperto di miseria

inseguito dai tanti creditori,

ma altissimo si librò il suo Carme

che innalzò con i suoi versi nel Parnaso

gli uomini grandi della storia,

di cui inneggiò la gloria delle gesta

e le immortali imprese e le scoperte

di ingegni sacri. In ciò recuperò il senso

della vita, se vissuta per gloriosi doni

all’uomo necessari, “finchè il sole

tornerà a risplendere sulle sciagure umane”

se l’uomo percorrerà la via

del bene e ridarà luce all’armonia

per illuminare ogni destino umano.

8)

Il Marchese di Brusuglio giansenista       

dopo una conflittuale adolescenza

scoprì tra i libri sacri il suo sentiero

e sciolse i nodi del suo pensiero

nello scandire con la Musa

gli Inni Sacri della retta via.

Le due inimitabili tragedie

di Adelchi e di Ermengarda

a cui affidò i messaggi eterni

delle vittime innocenti per amore

confortati nell’ingiusto dolore

dal Vero Padre che “abbatte e che consola”

che li accolse nel suo eterno regno

con festoso abbraccio.

Per vent’anni il Padre celeste fu il suo tutore

e lo sostenne invisibilmente con amore

nel Calvario del dolore per i figli sventurati,

ma gli donò l’ingegno per smaltire

scorie industriali affidati

ad agenzie fantasma create a tal fine

per i nuovi barbari assetati di bottino,

di febbre dell’oro e del potere

in cui i nuovi Nerone sguazzano a piacere

con inediti metodi di scippi e di rapine,

con il sangue rosso impazzito sepolto nelle vene.

Tutte le organizzazioni criminali della terra

hanno già aggiornato le loro strategie;

non più delitti d’onore, nè estorsioni

a piccoli artigiani travolti dalla crisi 

né danni ai beni delle cavie da spolpare.      

9)

Né sgarbi a politici e potenti,

ma calorosi sorrisi saettanti

per siglare un pubblico inganno di amicizia

finalizzata al mutuo arricchimento

con la lupara celata sotto il braccio

pronti a gioire per la folle strage

del gesto compiuto con disprezzo.

e bere il fiume di sangue che scorre

nei quartieri bui dei grossi affari

per potersi proclamare nuovi eroi,

protettori degli dei bugiardi

e indifesi, con beni da spartire

tra i nuovi alleati paralleli, organizzati

per governare tirannicamente il mondo 

potersi incoronare imperatori 

di ogni germoglio d’oro,

per decretare la sorte del pianeta.

Per loro ogni uomo è un burattino 

e la vita umana è carne per i cani.

Solo loro hanno il diritto di godere

la vita con gli appalti miliardari           

assegnati iniquamente ai

camerieri asserviti al potere,

il buon Ministro sa distribuire equamente

le fette della torta infiorettata e brindare

con champagne molto invecchiato

con il sovrano degli illuminati, già lanciati

verso Sodoma e Gomorra, nelle cui bolge

infuocate i dannati rimescolano il sesso

e le mollezze di ogni piacere.

Nella villa dorata sui colli di Roma,

baciata dal sole da mattina a sera.

L’uomo riduce in cenere la sua “dolce vita”.

10)

O, cara Roma,

maestra di sapienza e di cultura

O amata Roma, un tempo unica perla,

quando agli dei tu eri devota

quando cavalcavi orgogliosa per l’Europa

ed eri divina per i popoli terrestri.

Oggi i tuoi figli

Che escono di casa sono invasi

Da odori e da cimiteri di rifiuti

senza più vedere l’azzurro del cielo,

I turisti che un tempo correvano felici

per bere le tue acque verdi e pure

della stupenda “Fontana di Trevi

si sentivano eroi al Colosseo

e sorseggiavano lacerti di cultura

ancora gorgheggianti nel clan di Mecenate.

Ricchi di bellezza e di aria pura

rientravano nelle loro abitazioni

e raccontavano felici ai loro figli

la storia e le bellezze della città eterna,  

le materne carezze ai suoi gioielli.

Ora sei stata abbandonata

sul ciglio della Rupe Tarpea,

e sei rimasta vespasiana culla

vilipesa dai croushar di ogni paese,

e vedi i colletti bianchi scendere le scale  

per orinare come ladri in fuga alla stazione,

senza passare davanti al Parlamento      

dove si gioca con divertimento                     

a inutili carte costituzionali                          

e l’uomo politico del pisciatoio                    

che da mesi si aggira a vuoto            

per le fosche stanze del potere                 

nei padroni assoluti senza autore,

sul trono dei nuovi satrapi,

che hanno per sempre incatenato

al quotidiano martirio anche Lele.

11)

E Tu, Divino Cieco

della poesia che vedi lontano 

nelle pagine della storia del futuro,

Tu, aedo dio degli eroi

che piantarono nei secoli bui

palme di celeste amore,

di virtù eccelse,

che riempisti i secoli di eroi

della famiglia, della patria, del mastice

infrangibile di amicizia vera,

tremante vegliardo del rogo di Didone

vittima di un accecante amore,

ma anche cantore del lindo sentimento

della gentile Nausicaa dalle bianche braccia,

di Penelope,stupenda sposa eroina di affetti,

aedo profetico d’amore di Telemaco,

ma anche in pena per la triste sorte di Laerte

e di Argo fedele acciambellato sulla soglia

immerso in un sonno di dolore

per il compagno-padrone lontano

con il grumo di una lacrima incollata

all’angolo dell’occhio.

E come non pensare alle irresistibili seduzioni

che tu, con i tuoi dei, preparasti come prova

di resistenza ai fragili sensi del tuo eroe.

Così illuminasti l’uomo di ogni tempo

Sulle insidie avvolte nell’abbaglio

della bellezza e del soave canto

dell’incanto delle Sirene ingannatrici

pronte a sedurre e a strangolar gli amanti

caduti nella loro diabolica rete,

che tu, Ulisse, figlio di una dea,

riuscisti ad eludere, e insegnasti al mondo,

nove secoli prima del Grande Giorno

che portò sulla terra anche il tuo dio.

Tu, fratello terreno o immortale maestro,

insegnasti al tuo discepolo che siamo nati

“non per viver come bruti,

ma per seguir virtude e canoscenza”.

Il Poeta Divino seguì le tue nitide impronte

e riuscì a salvarsi dai mostri della Selva

per indicarci le impervie orme della speme.

Tra i molti, anche il barone di Brusuglio

resistette ai dolori della vita

con la Provvidenza sepolta nelle vene.

Ma all’ombra della verde cupola del Caos,

il cuore e la mente vacillarono

e scivolarono nella trappola del dubbio

che la ragione umana attese invano,

di poter spiegare all’uomo che si ostinò

fino alla fine a rimanere incagliato

nei suoi personaggi senza autore.

Ma l’autore è sempre esistito

arso nei cicloni tossici delle ciminiere

dove con il buio e il gelo del mattino

con gli occhi accecati va a tentoni

dietro il cancello della fabbrica

e in silenzio trema nell’attesa

di entrare per poter bere

un altro sorso di liquido mortale

desiderando soltanto di finire,

perché da anni vive con il fiele della vita 

non con il miele

mai, mai, amore, ma soltanto vittima

di un illusorio perverso bene

dell’orrido fantasma che celava

sotto le ali dell’upupa o del gufo

le sembianze sataniche di un pene

giorno e notte alle labbra appeso.

Il fischio trombeggiante del trenino

di Gabriele corre sulle rotaie giocattolo

sotto il mio sguardo spento

con invitante richiamo ed io,

riemerso subito dalla concavità del grido

in cui mi ero immerso, fingo

un sorriso sulle scarlatte labbra e dico:

Nives stai vicino a Gabriel il tuo

fratellino,

guidalo sempre sul sentiero luminoso

rendilo allegro con la tua dolcezza,

così anche tu sarai felice sul percorso

che insieme accidentato imboccherete.

Vi risucchi l’azzurro nel suo seno

Dove nessun contagio vi raggiunge.

Se il passo rischia di scivolare

Nel fango della terra, chiamate urlando

La mamma Elena,il papà, la nonna

Che ogni mattina dolcemente

Vi accompagnava a scuola con un bacio

Vi affidava alla suora sorridente

E all’uscita vi aspettava fuori

Con il sole,con il vento, con il freddo,

con la bora e, aggrappate alle sue            

le manine

vi riconduceva a casa,dove sulla tavola

il pranzo era ancora caldo.

Io salirò su questo treno nuovo

Ad alta velocità e mi avvierò

Nel paese dei balocchi e frugherò

con lo sguardo tutti i banconi

dei venditori ogni angolo del sogno

dei bambino,fino a trovare

i giocattoli da voi preferiti. Non so

quando potrò tornare,

non aspettatemi,

continuate ad inventare nuovi giochi,

leggete i libri delle favole,della scuola.

le poesie di Gianni Rodari e di altri poeti

stipati negli scaffali della nostra libreria

leggete pure solo i titoli delle notizie

sui giornali e gettateli nel cestino dei

rifiuti

quando vi trasmettono molte porcherie.

Intanto io sarò lontano e non vedrò più

Intrighi,trappole e inganni,il mio sguardo

Il mio cuore,la mia mente,

rimarranno qui accanto a voi per

continuare

a gioire ed a parlare,e a regalarvi il

racconto

della mia vita ed ascoltare

il dolce suono della vostra voce

impegnata a raccontarmi le avventure

e il peregrinare dei vostri sogni

nella celeste concavità del cielo

frizzante di una luce d’oro.

NINO  MOTTA

Un rapporto con i nipotini intenso di abbracci, di tenerezza, di bisbigli d’amore sussurrati, di gioco, insieme alla consapevolezza di potere trasmettere loro non beni  materiali, ma valori morali, per esserne depositari e continuatori. Sono i due elementi su cui si impernia il Poemetto “Tra il bene e il male”, di Carmelo Aliberti. Il poeta siciliano, esule volontario a Trieste, per stare vicino ai nipotini, ai quali il Poemetto è dedicato, sa che il suo “giorno, che incomincia ad annottare/ lo trattiene ancora sul ciglio del tramonto/per portarlo nella notte buia”.Sono versi intrisi di malinconia esistenziale. La vita terrena è precaria. Il poeta ne è consapevole, ma vorrebbe ritarda- re il più possibile la “partenza” da questo mondo, per poter dedicare il tempo che gli rimane agli adorati nipotini.”Prima della scalata alle alte cime/illuminate dal cielo cristallino/ vorrei ancora sostare accanto a voi/per donarvi lunghi attimi di gioa/ raccontarvi  fiabe a lieto fine”. E vorrebbe naufragare “nei laghi limpidi” dei loro occhi “balbet tan  ti di luce e di speranza”.Versi di strug gente tenerezza. In quella “scalata alle alte cime”, si intravede, però, quell’àn cora di salvezza, per l’umanità, rappre sentata dalla forza della fede.Ma il poeta sa che il mondo che lascerà è “popolato di bruti che ci hanno strappato/dagli occhi e dalla gola/il germe del sorriso”: “di nuovi barbari assetati di bottino”; “di appalti miliardari assegnati ai burattini asserviti al potere come camerini”.E non può non pensare ai nipoti. E a ciò che li attende. I valori loro trasmessi, però, di questo ne è certo, li renderanno immuni dalle insidie e dai pericoli in agguato. Valori che sono l’amore, l’amicizia, la giustizia, la fede e più di tutti la poesia, che ha una missione eternatrice. Nel canto del poeta, la cui “armonia vince di mille secoli il silenzio”, continueranno a vivere eterni non solo la gloria di quanti compirono gesta eroiche, ma anche i valo ri che essi affermarono. Un poemetto, dunque , quello di Aliberti, che ci riporta al celebre Carme di un altro poeta esule: Ugo Foscolo.      

CARMELO ALIBERTI

Biografia

Risultati immagini per CARMELO ALIBERTIÈ nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (ME). Laureatosi in Lettere, ha insegnato nei licei di Barcellona P.G. (ME). Dopo un soggiorno a Trieste, ha definitiva-mente deciso di risiedere nella città giuliana, dove continua a svolgere la sua attività letteraria. È cultore della materia in lettera-tura italiana presso l’Università di Messina. È stato insignito dell’onorificenza di Benemerito della Scuola, della cultura e dell’Arte da parte del Presidente della Repubblica. A Trieste, da 10 anni, ha fondato e dirige la Rivista Letteraria e di Cultura Varia NO PROFIT TERZO MILLEN NIO, a cui colla-borano insigni docenti di Università italiane e straniere. Ha scritto circa 80 volumi di critica letteraria, di sag gistica, di poesia, di tradizioni popolari e ha curato per 35 anni, nella piazza del suo paese, il dramma sacro: Vita, Passio ne, Morte e Resurrezione di Gesù in 37 scene variabili ad ogni edizione. Con i suoi allievi del Liceo Scientifico di Barcel lona ha fondato la Rivista Scolastica IL LEONARDO e realizzato un grosso volume di circa 456 pp., intitolato AUTORI DI BARCELLONA E DINTORNI, vincitore del Premio Letterario Per le Scuola Superiori IL CONVIVIO (2005),pubblicato dalla Bastogi. Le sue opere sono state in molte lingue. In Francia nella circostanza della traduzione della sua poesia nella collana universitaria CELIS della Blaise Pascal,è stato organizzato un convegno sull’opera di Aliberti e nella circostanza del recente Convegno sulla gravità  delle frontiere, il suo intervento su la frontiera in Fulvio Tomizza, è stato pubblicato recentemen te, in francese e in italiano, negli Atti,  pubblicati dalla Università organizzatrice. Ora il poeta,scrittore e giornalista Gabriel Impaglione fondatore e direttore della rivista ISLA NIGRA, organo ufficiale dei poeti internazionali dell’UNESCO, ha tra dotto in spagnolo, con pre-fazione dello stesso traduttore e postazione del prof. Nino Grillo (Università di Messina) e del docente Jean Igor Ghidina, maitre de conference Università Blaise Pascal. Da qualche settimana la Bastogi-Libri di Roma ha pubblicato un saggio di Aliberti sul grande scrittore Andrea Camilleri, presente nelle migliori librerie italiane o sui più importanti siti di vendita online tra cui la Feltrinelli, che ha inserito nel suo catalogo 18 volumi, la libreria Univer sitaria, La Mondadori, Amazon ed altri, riscuotendo molto successo.

Opere/Poesie

Una spirale d’amore (1967), Padova-Una topografia (1968), Padova-Il giusto senso (1970), Firenze. C’è una terra (1972), Milano. Teorema di poesia (1974), Milano.

Il limbo la vertigine (1980-1981), Castroreale (ME).

Caro dolce poeta1981-1991Bastogi Editrice Italiana-Poesie d’amore (1984), Castroreale.

Marchesana (1985), Castroreale. Aiamo-tomea (1986),, Castroreale-Nei luoghi del tempo (1987), Castroreale-Elena suavis filia (1988)Castroreale-Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992), Rhegium Julii, Reggio Calabria. Le tue soavi sillabe 1999, Castroreale. Il pianto del poeta,2002 Fog gia-La ferita del tempo (2005), Bastogi  Foggia “Itaca” (poemetto, dramma lirico per voce sola, tradotto in 15 lingue), MG graph, Terme Vigliatore. Il Convivio 2006. Letteratura siciliana contemporanea, Pellegrini 2008, L’altra Letteratura Sicilia na Contemporanea La Medusa Editrice, 2013. Lettura di Andrea Camilleri, Bastogi libri, Roma 2018. Michele Prisco, lo scrit tore della memoria e dell’anima.

Critica letteraria  

Come leggere Fontamara di Ignazio Silone, Mursia editore (edizioni 1977, 1989, 1998); Guida alla lettura di Lucio Mastronardi (1986), Bastogi, Foggia; Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988)-Ignazio Silone (1990, Bastogi, Foggia;Michele Prisco (1993), Bastogi  Foggia; MICHELE PRISCO-un uomo e uno scrittore nel buio della coscienza. (ed. Terzo Millennio (2017). Testi, traduzioni e interviste a poeti e scrittori contemporanei (1995), Bastogi Foggia; La questione meridionale e altre questioni in letteratura, (1997), Barcello na P.G. Messina-Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000, 2001, 2014),Bastogi,Foggia  Fulvio Tomizza e la frontiera dell’anima (2001, Bastogi, Foggia(tradotto in croato nel 2006 a cura dell’Università Popolare, Patrocinio M.P.I.- Umago-Croazia); Fulvio Tomizza e la frontiera dell’anima, Edizio ni Terzo Millennio La narrativa di Carlo Sgorlon (2003), Bastogi, Foggia; Carlo Sgorlon, “Cantore delle minoranze emar ginate”, ed. Terzo Millennio, 2017’Poeti siciliani e non del Secondo Novecento, (2 volumi, 2003 e 2004), Bastogi, Foggia; Poeti Siciliani e non del Terzo Millennio (2005), Bastogi, Foggia; Letteratura sici liana contemporanea e post-contempo ra nea. Da Capuana a Verga, a Quasimodo, a Camilleri, Luigi Pellegrini Editore (2008).50 anni d’amore per la letteratura, Ed. Terzo Millennio, 2014 Ha curato l’edi zione scolastica di “Stalag 307, diario di prigionia di Carmelo Santalco“, Bastogi editore, Foggia 1998  100 Poeti per L’Euro pa del Terzo Millennio. Ha fondato ed è direttore editoriale della Rivista Inter. di Letteratura e Cultura Varia. TERZO MIL LENNIO, 2009. Ha pubblicato su Terzo Millennio, Monografia su G.Verga, I.Silo ne. V. Consolo, S. Quasimodo, Stefano d’Arrigo, L. Sciascia, C. Magris, S. Saglim beni, L. Zinna, Nino Pino, I.Silone, eroe dei cafoni della Marsica, M.Collura. L.Pi randello, V.Brancati, B.Joppolo, G. Jan nelli, Turi Vasile, L. Piccolo. G. Occhipinti. B.Cattafi, L. Mastronardi.!997-2008. L’altra letteratura Siciliana Contempora nea, La Medusa (2013, per le Scuole Superiori e per le Università. Ha organiz zato in piazza, trasformata in Teatro, an nualmente e con continui aggiornamenti, i testi sacri della Vita, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. A scuola con i suoi allievi ha realizzato il volume: POETI DI BARCELLONA E DINTORNI, al Liceo scien tifico di Barcellona P.G (pubblicato da Bastogi e vincitore del Premio Nazionale per le Scuole Superiori e I miti dello Stretto, 2008. Letteratura siciliana con- temporanea, Pellegrini 2008, L’altra Let teratura Siciliana Contemporanea La Me dusa Editrice, 2013. Lettura di Andrea Camilleri, Bastogilibri, Roma 2018. Miche le Prisco, lo scrittore della memoria e dell’anima. Carlo Sgorlon, 2 Edizione, Lo scrittore delle popolazioni emarginate (Edizioni Terzi millennio,2016) Bartolo Cattafi, Dall’angoscia di vivere all’ansia metafisica (Ed. Terzo Millennio,2017) Letteratura e società Italiana Dal II Ottocento ai nostri giorni” 5 VOLUMI DI 3500 pp.

Premi

Premio “Rhegium Julii. Una vita per la cultura” (Reggio Calabria, 1999)-Onori ficenza conferita dal Presidente della Repubblica: “Benemerito della scuola, della cultura e dell’arte” (1990) Premio Mediterraneo, 2001, Premio alla Carrie ra. Premio Internazionale “Il Convivio 2004” per la saggistica (per La narrativa di Carlo Sgorlon (Catania) Premio alla carriera “Mes-sana”, Messina 2005-Pre mio letterario nazionale per la critica letteraria “Giorgio La Pira” (Milazzo, 2008). Premio Colapesce (assegnato a Messina alle personalità che si sono distinte a livello mondiale per la loro attività, utile allo sviluppo della civiltà umana. PREMIO AQUILA AUREA, “Una vita dedicata alla cultura.”

Saggi sull’opera di Carmelo Aliberti

Orazio Tanelli, Carmelo Aliberti, poeta cosmo-nauta; Placido Conti, Carmelo Aliberti un uomo, un poeta, un cittadino-Paola Bianco, Da Quasimodo, a Cattafi, ad Aliberti; Francesco Puccio, Carmelo Aliberti, poeta della dialettica esisten ziale (2004)-Giuseppe Manitta, Carmelo Aliberti archeologo dell’anima, in G. Manitta, Stefano Pirandello e altri con temporanei, Il Convivio, 2007 .Giorgio Barberi Squarotti: Carmelo Aliberti: poeta civile sul sentiero metafisico.

Recentemente ha pubblicato:

Letteratura e società italiana dal II Ottocento ai nostri giorni, in 5 Volumi;

il saggio MICHELE PRISCO, uomo e scrittore nel buio della coscienza.

Ha anche esordito in narrativa con il romanzo:Briciole di un sogno, con Prefa zione di Jean Igor Ghidina, Blaise Pascal University, Francia.BASTOGILIBRI.maggio  2021

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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