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DACIA MARAINI AL FESTIVAL DEI LIBRI DI PALERMO IMPLORA: “RIAPRITE L’INCHIESTA sulla morte di PASOLINI”

di Stefania Parmeggiani

DA  REPUBBLICA.it 26-4-2021

Come tutti ricordano la morte di Pasolini,archiviata sull’autoaccusa di Pino Pelosi,che spontaneamente confessò l’omicidio come autodifesa da una tentata aggressione omosessuale,lasciò molti dubbi e sconcertanti perplessità nel pubblico,che per 46 anni continuò ad interrogarsi sulla credibilità della confessione del presunto omicida. Questa è la dichiarata  opinione della scrittrice DACIA MARAINI,molto amica del grande scrittore massacrato la notte del 2 novembre 1975 sul Lido di Ostia.Riportiamo la sua.convinzione  espressa a Palermo e riportata da Repubblica.it del 26 -4- 2021,espri mendo la necessità di riaprire il processo per le ragioni che Lei spiega.  

La scrittrice, ospite del festival “La via dei librai” di Palermo, torna sull’omicidio dell’intellettuale per chiedere che si faccia chiarezza con gli strumenti oggi a disposizione

26 APRILE 2021 

“L’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini va riaperta. Adesso ci sono strumenti tecnologici avanzati, rispetto a 50 anni fa. Si potrebbero ingrandire segni anche molto piccoli, o macchie di sangue non viste. Perché certamente non è stato Pelosi a uccidere Pier Paolo ma un gruppo di persone, questo sembra certo. Ma chi erano non lo sappiamo. Evidentemente fa comodo che la morte di Pasolini rimanga un enigma, un enigma storico…”. La scrittrice Dacia Maraini chiede la riapertura delle indagini sull’omicidio dell’intellettuale, massacrato di botte e travolto più volte dalla sua stessa auto in una squallida piazzetta dell’Idroscalo di Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975.

Maraini, che era amica di Pasolini e ha sempre sollevato dubbi sull’inchiesta, lo ha detto durante il festival “La Via dei Librai” di Palermo, intervistata dalla giornalista dell’Adnkronos Elvira Terranova. “Si potrebbero ingrandire, ad esempio, le tracce ematiche – spiega Dacia Maraini – e ricavarne il Dna, tanto è vero che la macchia è sempre lì”. E ricorda: “Non sono state distrutte le prove, ma evidentemente fa comodo che questa morte rimanga un mistero…”. “Mancano alcune prove – spiega ancora – Se si fosse fatta all’epoca una vera indagine approfondita probabilmente sarebbe venuto fuori dell’altro. Ma visto che all’epoca Pino Pelosi si addossò tutta la colpa si sono fermati là”. 

Pelosi, morto nel 2017 a 59 anni per un tumore, uno dei tanti “ragazzi di vita” consumati dalla strada, divisi tra microcriminalità e prostituzione maschile, era stato fermato la notte dell’omicidio sul lungomare mentre guidava contromano l’Alfa Giulia di Pasolini e accusato inizialmente solo di furto. Quando accanto al corpo della vittima fu ritrovato un grosso anello di Pelosi, dono di Johnny lo Zingaro, il quadro rapidamente cambiò. Pelosi parlò di un incontro a sfondo sessuale degenerato in una lite. Per difendersi avrebbe colpito l’intellettuale con l’insegna di via dell’Idroscalo e sarebbe fuggito a bordo della sua auto. Pasolini sarebbe stato quindi travolto per un incidente, la sua morte come conseguenza tragica di una nottata sordida. Sul luogo del delitto non ci sarebbe stato nessun altro. Una versione che non convinse mai del tutto: possibile che Pelosi non fosse solo? Che le ragioni fossero ben più complesse? Anni Settanta, Pasolini intellettuale scomodo.

I suoi attacchi alla Dc, accusata di contiguità con il fascismo, il caso Enrico Mattei, la sua ostinazione nel credere che dietro quella morte vi fossero i servizi segreti italiani e americani, l’ombra delle “sette sorelle”, le sue critiche anche alla sinistra, ai “figli di papà” del ’68, la diffidenza del Partito comunista, che lo aveva anche espulso perchè omosessuale, la pila di denunce per i suoi libri e i suoi articoli. Tutto questo, da subito, spinse parte dell’opinione pubblica a parlare di omicidio politico. Lo dissero ad alta voce gli amici, come Laura Betti, giornalisti e intellettuali.  La Maraini andò in carcere a trovare Pelosi e incontrò un uomo travolto dalle circostanze, dall’epoca, da chi lo ricattava. Non gli credette: troppe contraddizioni nei suoi interrogatori. E poi c’erano le testimonianze di chi viveva nelle baracche di Ostia, quel corpo massacrato che sembrava gridare un’altra storia. Erano in molti a pensarla come lei, ma la verità processuale fu quella del tragico epilogo di una questione tra omosessuali, Pasolini che cercava la morte ogni sua notte di “vita”, infine trovandola per mano di un diciassettenne che sembrava uscito direttamente dai suoi romanzi. 

Quando Pelosi tornò in libertà iniziò a parlare. Nel 2005 andò in tv e rilasciò interviste in cui si dichiarava innocente, accusò una banda dall’accento siciliano che aveva malmenato anche lui paralizzandolo di terrore. Si sollevarono nuovi interrogativi, si ritornò alla vecchia ipotesi investigativa che coinvolgeva i fratelli Franco e Giuseppe Borsellino, siciliani noti nel mondo della malavita con i nomignoli di “Braciola” e “Bracioletta”, dediti al traffico di stupefacenti e militanti nell’Msi, poi morti negli anni Novanta. Di nuovo l’ombra degli Anni Settanta. Di nuovo Pasolini come intellettuale scomodo.

Il caso fu riaperto, ma per poco. E anche quando Pelosi scrisse la sua biografia, nel 2011, in cui sosteneva di essersi fatto il carcere per timore di venire ucciso, lui o i suoi genitori, nessuno gli credette veramente. Era stato pagato per andare in televisione, accusava persone nel frattempo morte, diceva e non diceva… Per tutti ormai era solo un bugiardo. Quando morì sembrò che con lui venisse sepolta per sempre anche la speranza di sapere la verità. Ora Maraini chiede di non arrendersi, forse c’è qualcosa ancora da fare per sapere cosa sia accaduto veramente quella notte all’Idroscalo di Ostia. 

“Quando in un processo si dice che c’è un colpevole che si autoaccusa non si va oltre – ha detto la scrittrice – ma se fossero andati avanti qualcosa sarebbe venuto fuori. E anche adesso, se solo si approfondisse, emergerebbero altri particolari. Ne sono certa, anche se è difficile”.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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