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CORRADO AUGIAS tra narrativa noir,studi storici,sociali, antropologici e dispute religiose

CORRADO  AUGIAS  TRA  LAICITA’, RELIGIOSITA’ E PROFANITA’

     II  PARTE

Augias mescola vicende realmente accadute, ricordi-personali,incontri intellettuali, sugge stioni   letterarie e opere d’arte di un’Italia ideale e paradossalmente più vera.

Leopardi l’ha percorsa a disagio, sballottato in una carrozza, Shelley ci ha lasciato la vita, Garibaldi la salute: è l’Italia, da tempo immemorabile vituperata e ammirata, un Paese che pensiamo di conoscere ma che nasconde in ogni città, in ogni suo angolo un segreto. Compreso il più sconcertante: come mai le cose sono andate come sono andate? Come ha potuto diventare, questa penisola allungata di sbieco nel Mediterraneo tra mondi diversi, allo stesso tempo la patria dei geni e dei lazzaroni, la culla della bellezza e il pozzo del degrado? Questo libro tenta una spiegazione in forma di racconto, accompagnandoci dalle cupe atmosfere della Palermo di Cagliostro all’elegante corte di Maria Luigia a Parma, dalla nascita del ghetto di Venezia alla eroica fiammata dell’insurrezione napoletana contro i nazisti. Nel suo racconto dell’antropologia italiana, Augias mette a confronto due libri antitetici come “Cuore” di De Amicis e “Il piacere” di D’Annunzio, ricorda le truci storie di briganti che affascinarono Stendhal, celebra la resurrezione postbellica di Milano attraverso le glorie della Scala e del Piccolo Teatro, ma constata anche la decadenza di una classe dirigente… Il risultato è il romanzo di una nazione, i cui protagonisti sono i luoghi, le opere, i monumenti, gli angoli oscuri del nostro Paese, le pagine della sua letteratura ma anche le storie esemplari terribili nascoste nelle pieghe della cronaca. Perché è la memoria della storia, dell’arte e del sangue – che fa degli italiani quello che sono.

La scrittura fluida e scorrevole, rivela  un substrato di profonda conoscenza dei fatti storici e dei luoghi descritti. Molti riferimenti sono genuine sorprese, perle intessute nella trama. A Palermo ci guida nelle catacombe di S. Maria della Pace a visitare le mummie di 8-10mila deceduti appesi ai muri, vestiti di tutto punto. E ci offre un’ampia descrizione della vita di Cagliostro, mago, eresiarca, falsario, truffatore, massone, seduttore ma anche personaggio amato e riverito nelle corti europee, e.g. a S. Pietroburgo. Napoli è dipinta in chiaroscuro, esecrabile per i visitatori stranieri del Grand Tour ottocentesco, ma “città più bella dell’universo” per Stendhal e ammirata pure da Goethe. Gran parte dell’estrema arretratezza del Sud è dovuta al Regno delle due Sicilie e alla dominazione borbonica non certo illuminata; ci vollero i mille garibaldini a farlo crollare! Il capitolo sull’Umbria è in pratica interamente dedicato a S. Francesco, alla fondazione del suo “movimento pauperistico” e alla lotta di una vita per mantenere la purezza della Regola, ben poco amata dai papi. Una vera rivelazione è stata una la descrizione dei numerosi Giudizi Universali, a partire da quello di Giotto agli Scrovegni (Padova) dove due angeli arrotolano la volta celeste (segno della fine del mondo). Prosegue con quello di Torcello, dove angeli vendicatori armati di lance PUNGOLANO i dannati nelle fiamme dell’inferno. Senza dimenticare il Luca Signorelli del duomo di Orvieto, dove due angeli smisurati danno fiato alle trombe che riscuotono i morti dalle tombe (tuba mirum spargens sonum …). Per concludere col Michelangelo della Cappella Sistina. A mio giudizio manca un capitolo: sulla mafia e su tutte le sue ramificazioni. Ne parla qua e là (Gomorra di Saviano) ma avrebbe potuto approfondirne nascita e drammatici sviluppi e menzionare le tante vittime, i fedeli servitori dello Stato, giudici, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, e tanti cittadini onesti, falciati da brutali killers.

Che Corrado Augias si diverta a svelare ai lettori segreti inconfessabili, dettagli secondari che però contribuiscono a dire l’unicità di persone e luoghi non è cosa nuova: l’ha già fatto in passato per il Vaticano, ma anche per le grandi capitali europee, siano esse Parigi, Londra, New York o Roma.
Questa volta però l’intento del giornalista ha mire più ampie, scrivere un libro che sottoforma di romanzo sveli agli italiani i misteri del proprio Paese. Agli occhi dei lettori I segreti d’Italia si presenta infatti come una ricerca ad ampio raggio sulle particolarità della Penisola, realizzata mediante confronti, esempi, analisi di documenti storici, artici e letterari.
In tal modo Augias dimostra di conoscere alla perfezione la lezione dei grandi storici e dei più autorevoli critici letterari, che, consapevoli di non poter dare conto della totalità dei fatti in maniera esaustiva, nelle loro opere hanno scelto di soffermarsi solo su alcuni singoli eventi rappresentativi. A dire che l’universale si nasconde nel particolare. Se poi si volesse obiettare all’autore un minimo di arbitrarietà, del resto inevitabile, nella scelta dei temi trattati, il rigore del metodo – riscontrabile nella puntualità e nella precisione delle analisi oltre che nell’esposizione chiara e lineare – fugherebbe ogni dubbio.
Segreti d’Italia inizia col racconto di quando, bambino, Augias vedeva i soldati americani che occupavano Villa Celimontana a Roma lanciare sigarette agli Italiani che non erano stati capaci di difendere il proprio paese. Un ricordo d’infanzia, riemerso in età adulta, che la dice lunga sulla nostra storia e induce l’autore a riflettere sulla nostra vera essenza. La questione di fondo diventa allora un interrogativo sulla contraddizione intrinseca al DNA degli Italiani, quella che colgono tanto le persone che ci osservano da fuori, quanto chi guarda dall’interno; la stessa contraddizione che ci vede rappresentati da due autori contemporanei ma antitetici come De Amicis e D’annunzio. Se nel libro Cuore passa un’etica del lavoro e della solidarietà che veicola valori nobili, nel Piacere – il titolo è emblematico – prevale la ricerca smodata di una “sensualità edonistica” che si riflette in un linguaggio affettato, artefatto e ridondante. Il mondo letterario di De Amicis è intriso di scuola, quello di D’Annunzio è fatto di bellezze femminili: da un lato il perbenismo, dall’altro la dolce vita. La stessa ambivalenza è riscontrabile nel contrasto fra i capolavori e gli artisti di fama mondiale, fra i fasti di Roma descritti da Leopardi e gli abusi edilizi di Napoli, fra la lotta partigiana che prese avvio dopo l’8 settembre 1943 e l’infausto declino della Serenissima.
Si potrebbe continuare all’infinito, e gli spunti che Augias ci fornisce nel suo excursus metastorico e metageografico sono davvero tanti, ma l’aspetto più importante su cui soffermarsi è la riflessione – sottesa a tutto il libro ma portata in nuce solo alla fine – sul valore della memoria: da storico qual è Augias non può fare a mano di prendere il passato a riferimento del presente e soprattutto del futuro. Solo così la domanda circa le dinamiche attuali del nostro Paese acquista un senso, solo facendo nostra la lezione di Benedetto Croce, imparando cioè a scavare nel passato – poiché è lì, in tutta la sua storia che si annida il carattere di un popolo -, che forse riusciremo a trovare una risposta al perché siamo come siamo: intelligenti, brillanti e geniali e insieme così poco inclini alla libertà, trasandati e disattenti.
Mescolare fatti realmente accaduti e storia della letteratura diventa così il modo migliore per scrivere il racconto di una nazione, lo strumento più adatto a scoprire la vera natura degli Italiani e il tentativo più che mai riuscito di fornire una spiegazione alle due antropologie, contrastanti ma intrinsecamente legate, che ci rappresentano.

I SEGRETI  D’ITALIA

Corrado Augias è bravissimo scrittore, giornalista ed autore televisivo… nonché “Signore” con la S maiuscola. E questo suo libro, datato 2012, lo dimostra perfettamente. Il titolo “I segreti d’Italia” lascerebbe pensare che in questo libro dovremmo trovare misteri e segreti sul nostro Belpaese… invece il sottotitolo (“Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione”) svela subito l’arcano: non c’è nessun enigma da risolvere, ma assisteremo solo ad un elenco di piccole curiosità su luoghi e personaggi, appunto, ed eventi (a volte sconosciuti a molti di noi) che hanno segnato la storia dell’Italia. Piacevole lettura che lascia trasparire tutte le nostre contraddizioni (tra nord e sud, tra ricchi e poveri e, soprattutto, tra rivoluzionari ed indifferenti/ accomo- danti/approfittatori delle varie situazioni). E cosa ancor più importante, ci mostra (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che in questa terra così martoriata e ricca di contrasti gli esempi da seguire per “ritornare sulla retta via” per fortuna non mancano ma, anzi, abbondano: i magistrati, i giornalisti e le forze dell’ordine che hanno dato la loro vita per la giustizia e la verità, i sacerdoti che non si sono piegati ai diktat del malaffare e della criminalità ed i politici “illuminati” che non si sono fatti attrarre dal potere e dal denaro facile. Assolutamente consigliato a chi ha sempre fame di sapere.

In realtà l’autore non svela alcun segreto, preferendo invitarci ad un viaggio attraverso “storie, luoghi, personaggi” della storia della nostra nazione. E così, senza un vero e proprio filo logico o cronologico, si naviga a vista per 268 pagine all’interno del nostro passato più o meno glorioso, tra Leopardi e Chateaubriand, fra Palermo e Parma, da Milano a Venezia, tra eroi e vigliacchi. Da amante della storia e da italiano atipico quale credo di essere, ho apprezzato il lavoro di Augias, che sa mescolare con mestiere erudizione, divulgazione, senso critico e vena polemica, senza dimenticare un pizzico di ironia malinconica nei confronti di un Paese costantemente sospeso tra meschinità e talento. Segnalo, tra gli altri, due capitoli: “La buona duchessa”, su Maria Luisa d’Austria, diventata duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla e “L’invenzione del ghetto”. “Di tutti i segreti d’Italia questo è il meglio custodito e il più importante (…) : come mai la storia della Penisola abbia avuto così poco a che fare con la storia della libertà” (p. 268) “Per far crollare le tirannidi e far sorgere la libertà, in Italia c’è stato spesso bisogno di un aiuto straniero; nel Paese delle massime libertà spicciole, praticate da molti fino all’arbitrio e all’abuso, le grandi libertà civili (…) sono state per lunghissimi periodi, compresi i nostri giorni, trascurate e offese” (p. 265) Che Corrado Augias si diverta a svelare ai lettori segreti inconfessabili, dettagli secondari che però contribuiscono a dire l’unicità di persone e luoghi non è cosa nuova: l’ha già fatto in passato per il Vaticano, ma anche per le grandi capitali europee, siano esse Parigi, Londra, New York o Roma.Questa volta però l’intento del giornalista ha mire più ampie, scrivere un libro che sottoforma di romanzo sveli agli italiani i misteri del proprio Paese. Agli occhi dei lettori I segreti d’Italia si presenta infatti come una ricerca ad ampio raggio sulle particolarità della Penisola, realizzata mediante confronti, esempi, analisi di documenti storici, artici e letterari. In tal modo Augias dimostra di conoscere alla perfezione la lezione dei grandi storici e dei più autorevoli critici letterari, che, consapevoli di non poter dare conto della totalità dei fatti in maniera esaustiva, nelle loro opere hanno scelto di soffermarsi solo su alcuni singoli eventi rappresentativi. A dire che l’universale si nasconde nel particolare. Se poi si volesse obiettare all’autore un minimo di arbitrarietà, del resto inevitabile, nella scelta dei temi trattati, il rigore del metodo – riscontrabile nella puntualità e nella precisione delle analisi oltre che nell’esposizione chiara e lineare – fugherebbe ogni dubbio. Segreti d’Italia inizia col racconto di quando, bambino, Augias vedeva i soldati americani che occupavano Villa Celimontana a Roma lanciare sigarette agli Italiani che non erano stati capaci di difendere il proprio paese. Un ricordo d’infanzia, riemerso in età adulta, che la dice lunga sulla nostra storia e induce l’autore a riflettere sulla nostra vera essenza. La questione di fondo diventa allora un interrogativo sulla contraddizione intrinseca al DNA degli Italiani, quella che colgono tanto le persone che ci osservano da fuori, quanto chi guarda dall’interno; la stessa contraddizione che ci vede rappresentati da due autori contemporanei ma antitetici come De Amicis e D’annunzio. Se nel libro Cuore passa un’etica del lavoro e della solidarietà che veicola valori nobili, nel Piacere – il titolo è emblematico – prevale la ricerca smodata di una “sensualità edonistica” che si riflette in un linguaggio affettato, artefatto e ridondante. Il mondo letterario di De Amicis è intriso di scuola, quello di D’Annunzio è fatto di bellezze femminili: da un lato il perbenismo, dall’altro la dolce vita. La stessa ambivalenza è riscontrabile nel contrasto fra i capolavori e gli artisti di fama mondiale, fra i fasti di Roma descritti da Leopardi e gli abusi edilizi di Napoli, fra la lotta partigiana che prese avvio dopo l’8 settembre 1943 e l’infausto declino della Serenissima. Si potrebbe continuare all’infinito, e gli spunti che Augias ci fornisce nel suo excursus metastorico e metageografico sono davvero tanti, ma l’aspetto più importante su cui soffermarsi è la riflessione – sottesa a tutto il libro ma portata in nuce solo alla fine – sul valore della memoria: da storico qual è Augias non può fare a mano di prendere il passato a riferimento del presente e soprattutto del futuro. Solo così la domanda circa le dinamiche attuali del nostro Paese acquista un senso, solo facendo nostra la lezione di Benedetto Croce, imparando cioè a scavare nel passato – poiché è lì, in tutta la sua storia che si annida il carattere di un popolo -, che forse riusciremo a trovare una risposta al perché siamo come siamo: intelligenti, brillanti e geniali e insieme così poco inclini alla libertà, trasandati e disattenti.Mescolare fatti realmente accaduti e storia della letteratura diventa così il modo migliore per scrivere il racconto di una nazione, lo strumento più adatto a scoprire la vera natura degli Italiani e il tentativo più che mai riuscito di fornire una spiegazione alle due antropologie, contrastanti ma intrinseca mente legate, che ci rappresentano.

BREVIARIO PER UN CONFUSO PRESENTE

Viviamo un presente confuso, in cui sono incessanti, e talvolta allarmanti, le innovazioni scientifiche e tecnologiche e i cambiamenti politici, sociali e culturali. Abbiamo bisogno di bussole che indichino la direzione verso cui andare e di mappe che ci ricordino da dove veniamo. E chi meglio di Corrado Augias può farci da guida per questi sentieri?

Prendendo spunto dai temi e dai problemi con cui ci confrontiamo ogni giorno, attraverso la lettura di autori prediletti come Spinoza e Montaigne, Augias ricollega il presente al passato e alle cause che l’hanno provocato, rendendo più comprensibile e meno ansioso l’orizzonte degli eventi. «Viviamo anni rivoluzionari in cui scompaiono abitudini consolidate, canoni politici, riferimenti culturali ed etici che a lungo hanno dato fisionomia alla nostra civiltà. Innovazioni scientifiche e tecnologiche inimmaginabili fino a pochi decenni fa hanno reso possibili e anzi banali risultati e capacità smisurate; i cambiamenti si succedono con vertiginosa velocità trasformando non solo il nostro mondo fisico e virtuale, ma la psicologia delle nuove generazioni – secondo alcune diagnosi la loro stessa stessa antropologia -, e comunque introducendo nuovi modi di vivere, e nuove epidemie […] Proprio perché siamo nel mezzo di una bufera, è ancora più importante avere consapevolezza e memoria del percorso che ci ha portato fin qui. Dovendoci attrezzare per sopravvivere in quanto Sapiens, è utile conservare quanto più si possa di un sapere che contiene insegnamenti fondamentali quale che sia il tipo di comunicazione e di convivenza che nel prossimo futuro ci aspetta […] La memoria del passato serve a mettere i fatti in prospettiva, tracciare un percorso, individuare le cause e i loro effetti, fornire – quando è possibile – un punto d’orientamento. Non c’è futuro, luminoso o obbligato che sia, che ci salvi dal dovere di trasmettere il passato, prima che tutto finisca travolto da un nuovo mondo, come presto o tardi certamente avverrà»

UNA RAGAZZA PER LA NOTTE

Angelica, giovane e ambiziosa cronista di un piccolo giornale romano, si trova per le strade periferiche della capitale quando assiste alla morte di un uomo. Spinta da Alberto, autorevole cinquantenne editorialista e suo amante, la donna comincia a indagare sul tragico evento ma finisce per imbattersi in un’altra intricata vicenda: la scomparsa dell’attrice Stella Panama. Improvvisi colpi di scena ribalteranno il corso degli eventi e il destino di tutti i personaggi di un romanzo che, fino alle ultime pagine, è regolato dalle leggi della suspense e da un sottile ma efficace sarcasmo.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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