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BRICIOLE DI UN SOGNO,IL ROMANZO DI CARMELO ALIBERTI E IN CORSO DI STAMPA DALLA BASTOGI_LIBRI DI ROMA.

“Briciole di un sogno”, il romanzo di Carmelo Aliberti è in corso di stampa dalla BASTOGI LIBRI di Roma, diretta da Roberta Manuali che continua a pubblicare libri di elevato valore,sulla scia dell’eredità paterna. Carmelo Aliberti

A cura di redazione – AttualitàCultura

Dopo i preziosi consensi della critica e su richiesta di numerosi lettori, Carmelo Aliberti, dopo aver rinnovato, integrato e stilisticamente migliorato il testo della prima edizione, ha deciso di editare una nuova Edizione del suo romanzo, innalzando un monumento narrativa alle tormentate ed eroiche vicende del microcosmo contadino alla sua Isola-mondo, emblema della macrostoria dell’uomo, che è stato scrutinato nel corso del suo cammino terrestre, dove ha continuato a perpetrare l’immortale conflitto tra Caino ed Abele, Tra il bene e il male, che condanna Caino alla disperazione eterna ed Abele a simbolo de Bene Assoluto.

*“Briciole di un sogno” è il ‘romanzo della rinascita’, il risorgere dell’uomo sul tropismo mortifero di tanta deleteria letteratura contemporanea. Rispetto all’ infatuazione vituperevole verso gli idoli più diffusi nella nostra modernità, in Briciole di un sogno Carmelo Aliberti riesce a scandagliare i recessi di un’anima che si libra al di sopra di ogni tropismo mortifero, esulando dal rischio di un bozzolo solipsistico per proiettarsi nella scia di un dialogo incarnato, tangibile e poderoso con le figure più emblematiche del proprio universo siciliano. Se una parte della letteratura odierna indulge nel sollazzo metanarrativo e nella rappresentazione univoca della tetraggine ovvero dello squallore imperante, esistono pure eccelsi narratori capaci di abbracciare orizzonti di ampio respiro che conferiscono una risonanza favolosa ai loro testi, fra cui va indubbiamente annoverato Carmelo Aliberti. 

Complessivamente la narrazione  si svolge nel  ventennio del secondo dopoguerra fino al trionfo del boom economico e della contestazione giovanile, ma con flash-beak  microcosmici ,che non sono  distanziamento dalla linea narrativa ,ma diventano spazi indispensabili  di indagine per meglio chiarire la sofferenza fisica e psicologica  delle vittime,prendere atto delle ragioni  dell’apparente trionfo del Male sugli indifesi e per verificare le diverse reazioni dei personaggi più appariscenti  per arginarne i confini. Così, l’intero romanzo non ha zone vuote,ma può circoscriversi in diverse aree, senza seguire la fluenza omogenea del narrato, ma il narrato imprime omogeneità al nucleo centrale  del romanzo che è da identificare  nella ricerca del riscatto da ogni tipologia di Male e,conseguentemente, la paziente  progressione da una condizione esistenziale negativa, fino alla conquista della democraticità, conseguita dai rivolgimenti antropologici, sociologici etici e  spirituali,che, dopo il ventennio buio, compresi  gli orrori della shoah,delle foibe  e dei lager, che hanno disumanizzato l’essere umano, sono esplosi come necessità di ascoltare la voce della coscienza sostenuta dalla fede in un progetto di speranza di amicizia e di amore,che possano rendere  l’uomo   ligio alla missione che  dovrà svolgere sulla terra. Nella parte iniziale s’invola  il sogno di un forte sentimento d’amore del giovane autore che freme di poterlo realizzare , in maniera alta e volatile, con l’inseguimento disperato di una piccola creatura, vista mentre in solitudine è rifugiata nella solitudine sulla spiaggia immersa a leggere un libro di poesie, senza rispondere al ragazzo che la chiama, ma improvvisamente la scena si anima, quando il giovane scopre che la ragazza sta meditando sul suo primo libretto di poesia. Il mistero incendia i sentimenti del giovane che sembra impazzito, perché le coincidenze gli fanno capire che è quella la ragazza da amare. Da qui gli inutili inseguimenti aerei e celesti per poterla raggiungere. Ma mentre lei si discioglie nell’azzurro infuocato del cielo, bisbiglia: “Non mi cercare; quando sarà l’ora, verrò io a cercarti”. Incomincia la discesa del protagonista negli Inferi delle anime più sofferenti, tra realtà e passato storico, come accade a Dante e quel busto di bronzo del divino poeta, rinvenuto dalla  madre del giovane, mentre ara la terra.  è di un profondo significato simbolico La realtà, in cui vive il protagonista è di grave disagio, si trova in un luogo desolato ed egli crede che soltanto attraverso lo studio potrà diventare utile al suo paese. Trova conferma in tal senso nel busto di Dante che la madre gli fa trovare incastrato in un piedistallo e poggiato sul suo tavolo con la corona di alloro attorno al capo. Ha saputo di una ragazza, conosciuta nel suo giro per le mandrie, in gravi difficoltà. Si lancia ad aiutarla. Le sta vicino nella sofferenza e prega per lei, mentre lei si è assopita, in una baracca-pagliaio con un piccolino tra le braccia. E’ una giovane ingannata da un pescatore e si vergogna di mostrarsi alla gente.

Una serva del Marchese del luogo, che fa la serva  nel suo palazzo,  è in effetti una schiava resa innocua dall’assuefazione alle manie bestiali del padrone. .Nasce una bambina, Venerina,  che prova ribrezzo per l’animale del suo Marchese . La madre fa di tutto per proteggerla e tenerla lontana dal palazzaccio per anni.  Ma, la ragazza sedicenne, un giorno  viene chiamata per recarsi urgentemente al palazzo, per ordine del marchese. Mentre sale le scale, Francesca schiuma d’ira e trema per la paura. E’ costretta ad assistere impotente  alla violenza subita dalla madre e sente il cuore e il cervello incendiarsi  Anche lei  viene stuprata, come carne da macello. L’orrore subito la trascina fuori senno. Appena riesce a liberarsi dall’Orco, si precipita fuori dal Palazzaccio e incomincia a peregrinare  senza meta, per allontanarsi per sempre dal luogo del supplizio. Con Francesca, la madre, Venerina è il personaggio-protagonista della nuova fase del dominio assoluto della nobiltà agraria che, tuttavia, si avvia verso il declino,  risucchiata dalle comodità e dai piaceri della parassitaria vita cittadina, affidando la gestione del feudo ai  fattori,con certe regole. Venerina,  girovagando in cerca di un rifugio, sosta  presso una casa rurale abbandonata. Fu un rifugio sicuro. La campagna, da lei curata, le forniva il cibo. La vecchia fontanella vicina,l’acqua per ogni uso. Ma, il vivere come una lepre, inseguita dai levrieri, la rattristava,perché pensava al futuro della creatura che portava in grembo. Riprese il suo peregrinare avvilita  verso  una solitaria chiesetta, ma arrivata nel piazzale, crollò a terra svenuta. Era la chiesetta, ricostruita all’arrivo in quel luogo abbandonato di alcuni Mormoni dissidenti, che avevano  individuato in  quella valle,detta la “Valle della luna” il luogo eremitico molto adatto alla riflessione e alla per preghiera. Venerina,svenuta,fu deposta sul letto delicatamente e Giacomo,appena la donna si destò, incominciò a diventare suo amico. Il pianto sempre più intensamente appannava  il suo sguardo, ma le parole di comprensione,di fiducia e di preghiera venivano percepite dalla donna. I religiosi portarono davanti a lei una donna anziana,la sola che ancora viveva nella valle abbandonata che si prese cura di lei e,quando capì che Venerina era incinta, la accudì gentilmente fino al parto e,per invito dei locatari,rimase nel piccolo “cenobio” per sempre. Giacomo ogni giorno stava  vicino a Venerina e, vedendola sempre pensierosa, incominciò a parlarle dell’esistenza di Dio, il creatore di tutte le bellezze del mondo, con un linguaggio semplice, in modo da ricreare in lei la fiducia nella vita. Gradualmente, tra i due nasce un amore,alimentato da una forte spiritualità, in corrispondenza con l’esplosione  di tanti focolai di guerra, di violenza e di egoismo che travolgono i lineamenti di ogni dignità e i pilastri del sentimento di solidarietà e di altruismo. Le distanze tra il Sud ed il Nord del nostro paese si moltiplicano. Gli schiavi del Sud cercano al Nord un lavoro fisso, abbagliati dal miracolo economico, ma una più stridente schiavitù legherà i proletari alla catena di montaggio e le morti davanti agli altiforni delle fabbriche e,basterà poco, per essere licenziati. I ricchi diventano più ricchi e l’esercito dei poveri sempre più ingrossato. Occorre un responsabile formarsi di un più profondo sentimento, viene vissuto, non con la febbre del desiderio sessuale, puro atto zoologico, ma  trasformando in puro amore il rovello di un’epoca.  Nel clima postbellico di spossamento esistenziale, si cerca in un nuovo modo di amare e di seguire la scialuppa di salvataggio da ogni forma di devianza nichilista ed egocentrica. Occorre imparare a saper coltivare religiosamente la congiunzione tra Eros ed Agape, pervenendo al processo di ascesi sentimentale con gli strumenti della ragione e della cultura umanistica, che penetra profondamente negli interstizi del cuore, in volo costante  nell’inseguimento della  visione angelica  di una giovane donna, che si dissolve nella luce metafisica,lasciando un breve messaggio: “Non cercarmi, tornerò da te al momento opportuno, ma mi sentirai vicino,quando avvertirai nel cielo l’espandersi di un profumo celeste”.Ecco,allora affiorare sul proscenio  della storia, Melo, l’alter ego del protagonista, che sensibile alle gravose problematiche della sua gente che vive nel limbo della società, animata da una biologica fede quotidiana della pratica evangelica, per alimentare il sogno di poter contribuire, con le armi della letteratura e della fede, a plasmare il modello umano,in  grado di rilanciare  consapevolmente  gli altissimi valori  seppelliti dal materialismo  nello strato più profondo del cuore. La storia d’amore  esemplarmente moderna,tra Melo e Carmelita, frutto di un percorso di maturazione sentimentale rigorosa, si affianca specularmente al percorso d’amore virtuale di Dante e i due si troveranno insieme anche nell’impegno operativo per il miglioramento di se stessi e della loro comunità. S’intreccia con la raccolta delle “ Briciole di un sogno”, da ricomporre  nel suo candido splendore, una toccante storia di pura amicizia tra Melo e Rina che si ribella ferocemente al desiderio di possesso del padre, il campiere del barone X, già malfattore,in quanto colpevole immondo dei continui stupri della madre e di quello terrificante di Venerina che era anche sua figlia, e che rimase incinta, abbandonandole, ai morsi della fame e del dolore, prigioniere di un buio e impenetrabile destino.  (Nota Editoriale)

IL PROF. NINO MOTTA, MAESTRO DI GIORNALISMO E DI CULTURA, A CUI VA IL MERITO;NON SOLO DI UNA LUNGA E INTENSA-ATTIVITA’-PROFESSIONALE CHE, TRA L’ALTRO HA AVUTO IL MERITO DI FARE ASSOLVERE OVIDIO DALLE PRESUNTE ACCUSE DI CIORRUTTORE DEI COSTUMI ROMANI E DI AVER TENTATO DI INSIDIARE LE DONNE DELLA FAMIGLIA AUGUSTEA, IN UN CONVEGNO SVOLTOSI NELLA SALA DEL CAMPIDOGLIO E RECENTEMENTE E’ STATO FESTEGGIATO COME CITTADINO ONORARIUO DI TAGLIACOZZO, HA RILASCIATO ANCHE UNA IMPORTANTISSIMA TESTIMONIANZA SUL ROMANZO DI ALIBERTI,CHE L’EDITORE PUO’ UTILIZZARE COME POSTFAZIONE:

 Con“Briciole di un sogno”,  Carmelo Aliberti, refrattario alle logiche dell’omologazione imperante,  si  è proposto di realizzare, riuscendovi, un tipo di romanzo diverso  dai tanti  che riempiono oggi gli scaffali delle librerie e il cui fine è catturare l’attenzione del pubblico con argomenti scabrosi, futili, a volte celebrativi. “Briciole di un sogno” è la radiografia della nostra dolorosa atavica realtà. Il percorso narrativo si snoda attraverso aforismi, frammenti di prosa poetica, frasi in dialetto siciliano, brani di poesia dello stesso autore e di altri grandi poeti – da Dante a Leopardi, da Quasimodo a Neruda a Ungaretti – che consentono di evidenziare la realtà interiore dei personaggi e dimostrare le radici sotterranee del  processo formativo dell’universo interiore, fibrillante di valori etici, inesprimibile in un contesto storico di schiavizzazione di tutto. 

Il  romanzo è ambientato in Sicilia, per la precisione a Bafia, nel Messinese, un borgo popolato da contadini e pastori, che l’autore ha definito la “Fontamara” dell’estremo Sud, volendo con ciò significare che le vessazioni, i soprusi, lo sfruttamento ai  quali quei contadini venivano sottoposti dagli agrari meridionali e dai loro fattori e campieri, erano gli stessi subìti nel Fucino, in Abruzzo, dai “cafoni” siloniani da parte del  principe Torlonia.Il protagonista del romanzo, alter ego dell’autore, conosce molto bene quel mondo, essendovi nato e avendovi trascorso gran parte della sua vita, prima di trasferirsi a Trieste. Un mondo, dove si viveva “una condizione di vita arcaica, pura, ricca dei valori della civiltà agro-pastorale, quali lo spirito di sacrificio, il culto del lavoro, il rispetto reciproco, la sacralità della famiglia e della fede,silenziosamente  vissuta nell’idilli- co rapporto con la natura”

Quei valori verranno spazzati via dal consumismo e dalla globalizzazione: “Lo sviluppo industriale ha radicalmente sovvertito l’impianto storico dell’equilibrato cammino  umano, ne ha cancellato usi, abitudini, credenze, certezze”.

Così per i contadini, “atavicamente sfruttati e straziati dai soprusi  dei feudatari”, il boom economico post bellico, anziché un’opportunità di lavoro e di miglioramento delle condizioni di vita, ha rappresentato la perdita della propria identità culturale.

Le  campane iniziano  a spopolarsi, i nuclei familiari si sfasciano, i giovani senza lavoro devono emigrare al Nord, dove vengono emarginati, talvolta anche insultati e picchiati senza  motivo.

Il protagonista del romanzo, da idealista, sogna l’avvento, con il progresso, di un’èra nuova, basata sulla libertà, la giustizia, la solidarietà, l’amore, il rispetto per il prossimo. 

 Ma è stata solo un’illusione. Purtroppo tutto è rimasto come prima.

I soprusi e le vessazioni dei signori feudali sono proseguiti senza soluzione di continuità. Tra gli episodi raccontati, il più atroce è sicuramente quello riguardante lo stupro incestuoso da parte di un proprietario terriero  di una ragazza di 16 anni, figlia di una serva violentata a sua volta.

La mite e dolce Venerina, questo il nome della sfortunata giovane, fugge da quel  mostro e, dopo aver vagato con la morte nel cuore per diversi giorni, arriva ad Acquasanta, una contrada  del versante orientale dei Peloritani,  dove si era insediata una piccola comunità di Mormoni.  Erano fuggiti anche loro dagli Stati Uniti disgustati da una vita di emarginazione, di insulti, e di violenze subite. Con una  nave approdano a Palermo e da qui, dopo aver attraversato le Madonie e i Nebrodi, raggiungono i Peloritani dove si fermano, battezzando la località che li ospita la “Valle degli Angeli”.

Per la dolce Venerina, quella piccola comunità religiosa ha rappresentato la salvezza. L’hanno accolta tutti come se fosse una sorella, l’hanno colmata d’affetto, di attenzioni, aiutata a superare il senso di colpa che la tormentava e sorretta nel  portare avanti la gravidanza. Venerina, dopo il parto, sorride. E’ felice.

Supplicata dalla comunità di non andar via, decide di rimanere. Si innamora di Giacomo e lo sposa. Finalmente ritrova la serenità e la gioia di vivere. 

L’aveva salvata la fede, la cui “forza può annientare i diabolici mostri annidati dentro il cuore dell’uomo”.

Fede che, purtroppo, era mancata a Francesca, una ragazza violentata da un “caporale” che forniva la manodopera ai ricchi proprietari terrieri.

 Francesca “conduce una vita semplice, non conosce le atrocità commesse contro uomini e donne in fuga da guerre e da carestie”.

 Anche il marito deve lasciare il paese in cerca di fortuna. Lei, rimasta sola col figlioletto, Manuel, con gravi problemi di salute, conduce una vita grama. Un giorno decide di andare in pellegrinaggio al Santuario di Tindari, col bambino in braccio, per chiedere alla Madonna Nera di farle la grazia per il figlio. Vedendo che le sue preghiere non sortiscono alcun esito, mette in dubbio la possibilità che la Madonna potesse fare miracoli: “Sono stata pazza a venire qui. Tutto ciò che la gente racconta sono solo suggestioni”. Mentre era appoggiata alla balconata del piazzale davanti alla chiesa, il bambino le sfugge dalle braccia e precipita nelle acque del mare che lambiva la base della collina, trasformandosi in un bambino di sabbia, con la sembianze di un angelo con le ali aperte, come se volesse spiccare il volo verso l’ignoto o verso la vita; mentre la madre viene trasformata in uno scoglio.

Il romanzo  è la rappresentazione letteraria,  a partire dagli anni Sessanta,  delle vicissitudini del mondo contadino, tradito nelle sue aspettative di riscatto, della classe operaia vittima di un neocolonialismo economico, degli umili e degli indifesi che, non avendo santi in paradiso, vengono emarginati e discriminati. Discriminazione che il protagonista ha vissuto sulla propria pelle. A lasciare un forte segno nella sua vita è stato l’incontro, il primo anno della frequenza del Liceo classico “Valli” di Barcellona pozzo di Gotto, con il “burbero” insegnante di matematica, che, avendo appreso che veniva da Bafia, “con il tono cavernicolo della voce e con termini molto offensivi e beffardi, aveva congelato il mio entusiasmo di studiare e provocato le premesse per il mio naufragio esistenziale”. 

Ma “Briciole di un sogno” è anche un romanzo d’amore. Un amore che sa resistere a quella travolgente passione, che costò la vita a Paolo e Francesca, i due cognati adulteri sorpresi insieme e uccisi da Gianciotto, marito di lei e fratello di lui.

 La tragica storia dei due amanti che Dante incontra nel Canto V dell’Inferno, commuove il sommo Poeta a tal punto che cade a terra svenuto. L’amore di cui si parla nel romanzo è un amore candido, puro, sbocciato tra il protagonista e Carmelita, una ragazza dolcissima. I due vivono nello stesso paese, ma non si erano mai visti, dato che la famiglia di Carmelita si era trasferita a Bafia da poco e lei, in giro, la si vedeva assai di rado.

 L’incontro avviene per caso in chiesa. Gli sguardi dei due si incrociano, lei lo fissa per un attimo e accenna un timido sorriso. Da quel sorriso germoglierà un grande amore. I giorni che seguirono quel fugace incontro per lui non sono stati facili. La “celestiale” immagine di lei non gli dà pace. Avrebbe voluto rivederla, parlarle, ma ne non sa dove abita né come si chiama.

 Si confida allora con una carissima amica, Rina, sperando che possa  aiutarlo. E’ stato fortunato. Rina non solo la conosce, ma è anche molto amica della sorella, Nella. Ma Rina fa di più: con la complicità di Nella, si prodiga affinché Carmelita e Melo possano parlarsi e conoscersi.

Non ci è voluto molto per i due capire di provare gli stessi sentimenti. Il loro è stato un amore solido, intenso, cementato dal rispetto e dalla dedizione dell’uno per l’altra. 

Carmelita, per Melo, non è stata solo il suo unico amore, ma anche la sua Musa. E’ a lei, infatti, che egli dedica molte delle sue poesie. La prima, dal titolo “Ogni giorno con te”, l’ha composta mentre si trovava nel collegio di Rometta, dove si era trasferito dopo le umiliazioni provate al liceo “Valli” di Barcellona.Il senso di quei versi, che poi è anche i filo conduttore del romanzo, e direi dell’intera produzione poetica di Carmelo Aliberti, è che solo con la forza dell’amore, della fede e della poesia, ci si può sottrarre all’angoscia esistenziale nella quale l’ecclissi della ragione, la polverizzazione dei sentimenti e la morte dei sogni ci hanno fatto precipitare. Il protagonista  è conscio dei “mali oscuri” che incombono sul destino dell’umanità. Per potersi difendere occorre che tra gli uomini si instauri, per dirla con Leopardi, un “legame di fratellanza universale”. Allora cesserebbero le prevaricazioni, i soprusi, lo sfruttamento del prossimo, le violenze, gli infanticidi,  i  femminicidi, le stragi di innocenti.

 Visione di poeti

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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