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A PALERMO, CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CENTRO INTERNAZIONALE DI ETNOGRAFIA Dal 23 -2 al 16-3-2021 presso il COMUNE. Una brillante iniziativa del Prof.Rigoli che,attraverso una mostra collettiva di grandi artisti, nel nome della cultura tradizionale e moderna di artisti,intende costruire un modello di Uomo Moderno,destinato a diventare L’Uomo universale,elaborato con i nobili valori dell’Arte, degli immortali valori Umanistici, tenuti insieme da un invisibile filo di spiritualità.

Il Centro Internazionale di Etnostoria Fondazione Aurelio Rigoli
Per i suoi scopi, il Centro Internazionale di Etnostoria, – Istituto di ricerca e di alta
promozione culturale, dotato di personalità giuridica, tabellato dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – promuove accordi con Istituzioni regionali, nazionali, internazionali, che perseguano analoghe finalità.Costituisce in Sicilia struttura scientifica segnata dal costante dialogo con il Ministero predetto, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana,
l’Università degli Studi di Palermo, oltre che con varie municipalità: Massafra (TA),Somma Vesuviana (NA), Ucria (ME), etc… Quale esito dei suoi scopi istitutivi, il Centro Internazionale di Etnostoria, realizza ogni tipo di prodotto editoriale, organizza Mostre, elabora ed esegue Progetti museografici, svolge Convegni e Seminari, istituisce Corsi e Borse di Studio, Premi Nazionali ed Internazionali, nonché ogni altra attività
inerente alle sue finalità scientifico-culturali di ambito demoetnoantropologico.
Il Centro Internazionale di Etnostoria pubblica la Rivista semestrale «Etnostoria».
Sono operative, nell’ambito del Centro, varie Strutture: il Laboratorio per Sistemi
espositivi e museali, il Laboratorio per le Edizioni Nazionali delle Opere di G. Pitrè
e Salvatore Salomone Marino e l’Archivio Etnostorico Nazionale (con annesso Archivio Confraternite), riconosciuto dal Ministero “di notevole interesse storico”, che possiede, fra l’altro, un’integrale raccolta di iconografia religiosa e intere collezioni di immagini su feste religiose, usi, costumi e foggie del vestire della tradizione italiana.
L’Archivio Etnostorico Nazionale custodisce, inoltre, il materiale cartaceo utilizzato
per le Celebrazioni Colombiane svolte a Genova nel 1992, oltre ad una mole di manoscritti di G. Pitrè e Salvatore Salomone Marino.Il Centro Internazionale di Etnostoria possiede altresì l’intiero sistema di reperti
di definite Mostre: “Verga, Capuana e De Roberto fotografi”, “Cultura materiale sui Nebrodi”, etc.
Il Centro Internazionale di Etnostoria ha organizzato il “Premio Internazionale di
Studi Etnostorici ‘G. Pitrè – S. Salomone Marino’”.
Il Centro Internazionale di Etnostoria ha sede ufficiale a Palermo, Villa Lina, Piazza Niscemi, 48; la Biblioteca è nel Complesso Steri, Piazza Marina. 57 – Palerrmo.
Il Polo Museale di Ucria si articola in:
Museo Etnostorico dei Nebrodi ‘A. Gullotti’
Museo delle Maschere Etnologiche
Museo tipologico delle Arti popolari siciliane, Museo pedagogico dell’Arte giovanile,
Grande Mosaico “Due Mondi a Confronto”.
Il Centro Internazionale di Etnostoria di Ucria (ME), ha sede in uno storico edificio al centro della cittadina (‘Palazzetto dell’Etnostoria’, Via R. Baratta 19-21).
Annamaria Amitrano
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La Mostra “Carta Canta” intende richiamare l’attenzione del più qualificato pubblico sul Patrimonio Bibliografico custodito presso la Biblioteca Etnostorica del Complesso Steri, struttura del Centro Internazionale di Etnostoria -Fondazione Aurelio Rigoli.
L’esposizione, sorretta da un contributo dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, è ospitata dall’Archivio Storico del Comune di Palermo, egregiamente diretto da Eliana Calandra, e si articola in due eleganti spazi espositivi: la monumentale Sala Giuseppe Damiani Almeyda e l’annessa Sala Fedele Pollaci Nuccio. Fondamentalmente, il Patrimonio è costituito dalle centinaia di Opere del Settore demoetnoantropologico, di volta in volta, donate al Centro dai concorrenti dell’intero Ecumene, al pluiridecennale “Premio Pitrè”, implementato in Premio Internazionale di Studi Etnostorici Giuseppe Pitrè – Salvatore Salomone Marino”, appannaggidella Città di Palermo, Capitale dell’Antropologia dal 1958 al 2013, allorchè il “Premio” non registrò più le necessarie risorse finanziarie.
La Mostra testimonia l’alta qualità scientifica del ricordato Patrimonio bibliografico, ai fini di certificare i profili etnici dei Paesi costitutivi, negli anni, dell’Unione Europea, tramati tutti da radici culturali comuni, oltre ogni possibile interconnessione,
fra essi, di natura economico-politica. Una U. E., di matrice cristiana, ormai chiara
scommessa per il futuro. E allora, una loro sostanziale identità, resa esplicita dal metaforico arcobaleno dei colori delle Bandiere Nazionali.
Cioè una tavolozza dalla fantasmagoria dei colori indicatori di pluralismo, e però
segni di una sempre più auspicata unità culturale dell’intera dimensione territoriale
europea.
Aurelio Rigoli
Il Patrimonio Bibliografico della Fondazione
Segni e Simboli
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Il Premio
Nel 1958, è istituito a Palermo, presso l’Azienda Turismo Palermo e Monreale, il Premio Internazionale di Folklore Giuseppe Pitrè (Prima Edizione), consegnato a Giuseppe Cocchiara per le opere: Storia del Folklore in Europa e Il paese di Cuccagna.
Nel 1983 il predetto Premio diventa appannaggio del Centro Internazionale di Etnostoria, che lo inscrive in un’ampia dimensione, vale a dire Premio Internazionale di studi Etnostorici Giuseppe Pitrè- Salvatore Salomone Marino.
È da quell’anno che il Premio vola oltre il muro di Berlino, assumendo la fisionomia di “Nobel dell’Antropologia”, mentre qualifica la Città di Palermo Capitale degli studi etnostorici.
Concorrono centinaia di illustri studiosi, provenienti da tutti i Continenti del Planisfero, ai quali Palermo deve l’omaggio dei loro scritti e delle loro opere, oggi conservati presso la Biblioteca Etnostorica, nel comprensorio dello Steri.
Un universo di ricerche scientifiche, da cui la Mostra “Carta Canta”coglie i più
rilevanti esempi, che la denotano disegno essenziale del Patrimonio librario del Centro. Vale a dire, una esposizione dei più rilevanti indicatori reali e simbolici di una
Europa della Cultura, connotati dal pluralismo investigativo delle Scienze demoetnoantropologiche e, nello specifico, della neo-Antropologia/Storia: cioè l’Etnostoria.
Aurelio Rigoli
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La Mostra
La Mostra si articola in due percorsi bibliografici:

  1. Opere provenienti da Concorrenti europei appartenenti ai Paesi fondatori dell’Unione Europea (n. 12 iscritti tra il 1957 e il 1986);
  2. Opere provenienti da Concorrenti europei appartenenti ai Paesi affiliati successivamente (n. 16 iscritti tra il 1995 e il 2013);
    Gli uni e gli altri in numero di 28, costituiscono l’odierna Unione Europea, la cui
    cultura si intende celebrare nella sua Unità simbolica nonostante le numerose e
    palesi diversità dei Popoli/Nazioni che la compongono.
    Il Percorso Espositivo
    Sezione I – La Scuola Antropologica siciliana “Laboratorio del Premio Pitrè”.
    Sezione II – Opere e Paesi
  3. Opere dei Paesi promotori della U.E. (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna);
  4. Opere dei Paesi di più recente affiliazione (Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia,
    Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ungheria);
    Sezione III – Tutte le Opere avranno come elementi connotativi le rispettive bandiere
    nazionali.
    Il percorso prevede inoltre come elementi denotativi:
    • n. 10 manifesti illustranti il Premio Pitrè nella sua cronologia;
    • n. 1 Tela (m. 4 x 2) opera degli studenti della Accademia di Belle Arti di Palermo;
    • n.12 Opere pittoriche di Biagio Esposito ispirate ai colori delle bandiere nazionali.
    Lo slogan: Il Premio che volò più alto del muro di Berlino, Opera pittorica di Maria
    Evola D’Anna. Stampe, Incisioni, Quadri.
    Sezione IV – Oggetti – simbolo delle Nazioni U.E..
    Sezione IV – Carteggi; documenti provenienti dall’Archivio Etnostorico Nazionale.
    Lacramioara Botez Rigoli
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    Sala Damiani Almeyda
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    Sala Fedele Pollaci Nuccio
    Patrimonio della Biblioteca Etnostorica
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    Manifesti
    Nico Nicosia, Giuseppe Pitrè Nico Nicosia, Giuseppe Pitrè
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    Gianni Li Muli, Giuseppe Pitrè
    Gianni Li Muli, Salvatore Salomone Marino
    Gianni Li Muli, Bela Gunda
    «Sigillo d’Oro» 1988
    Gianni Li Muli, Wolfang Laade
    «Sigillo d’Oro» 1989
    Gianni Li Muli, Carlo Tullio – Altan
    «Sigillo d’Oro» 1987
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    Un
    ’Unica Bandiera
    “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme:
    di fonderci insieme,
    già l’ora suonò”.
    Goffredo Mameli
    Quando l’amico Aurelio Rigoli mi ha interpellato circa un testo da introdurre nella
    Guida per la Mostra dal titolo “Carta Canta”, che si terrà a Palermo dal 23 febbraio
    prossimo venturo, ho pensato al Progetto come artefice di un pensiero forte e di vasta
    portata. Per una sorta di “illuminazione”, quindi, non ho esitato un attimo; volendo, anche,
  5. richiamare taluni motivi che hanno, individualmente, portato alla scelta delle colorazioni
    dei drappi delle varie Nazioni. Così, ad esempio, il nostro Tricolore secondo alcune
    teorie, starebbe a indicare il paesaggio, per il Verde; le nevi perenni, per il Bianco; e il
    sangue versato dai nostri soldati per il Rosso. Esso fu adottato, poi, dalla Repubblica
    Cisalpina, fondata da Napoleone, l’11 maggio 1798.
    Per quanto riguarda la Francia, il Drappo francese, molto simile al Tricolore italiano,
    sarebbe nato durante la Rivoluzione del 1789, ed unisce i colori della città di Parigi
    (blu e rosso) con quello dei Borbone (bianco). Secondo alcuni esperti, il vessillo reale
    fu introdotto per volere del marchese di Lafayette, comandante della Guardia. La
    bandiera fu adottata nel 1794 durante la prima Repubblica; anche se l’adozione ufficiale sarebbe arrivata solamente nel 1812.
    Anche per la Germania, secondo alcuni esperti, la scelta sarebbe da ricondurre
    alla lotta di giovani studenti universitari contro l’occupazione napoleonica; mentre
    secondo altri studi, i colori deriverebbero dallo stemma del Sacro Romano Impero.
    Insomma, le teorie si “sprecano”.
    Il tema della Mostra, aldilà dei simbolismi, resta però impegnativo in quanto vi è la più ampia possibilità di lavorare di fantasia; di ragionare creativamente, di ironizzare, di recriminare, di parlare di moneta, di debiti, di crediti, di responsabilità, di cultura, di problemi umanitari, di radici ed eredità storiche.
    Forse è troppo, ma qualche accenno è doveroso.
    Per non dilungarsi bisogna fare un salto temporale, partendo dal Medioevo: l’Europa, dopo la collisione tra Impero Romano d’Oriente e di Occidente, fu custode delle sue conquiste civili. Anche i popoli vittoriosi le accettarono e il Papato fece la sua parte. La lingua latina aprì le porte al diritto di Roma, al sapere scientifico, filosofico e teologico, come alle leggi giustinianee. Però con il Rinascimento, si ruppe questa sorta di magia.
    Emersero forti individualità: principi, capitani di ventura, mercanti. Si Fortificarono le
    monarchie con le lingue nazionali e fu la fine dell’Unità culturale d’Europa.
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    Restò come minimo comune denominatore, l’Umanesimo, con le sue radici cristiane.
    La sete di potere vide poi i Regni d’Europa esposti su vari teatri di guerra e di
    imperialismi. Le conseguenze nefaste si prolungarono fino ai due massimi conflitti
    mondiali; dopo dei quali la voglia di vivere e di dimenticare è sfociata nella decadenza dei valori etici: troppi orrori da una parte, troppi effetti del consumismo dall’altra.
    La bella Europa quando si trovò di nuovo ad essere contesa, scelse l’unione, l’integrazione, i diritti umani, le libertà di pensiero, coscienza e religione. Il cammino è stato lungo, ma si sta formando una generazione cosciente dei valori morali europei. Dall’Uomo Europeo, (e questa utopia va cavalcata perché è speranza), si attende la consapevolezza dell’Uomo Universale. Vi sarà dunque un vasto orizzonte per l’Arte
    e per gli Artisti che, con la genialità del loro estro, formeranno un fronte compatto,
    infrangibile per attivare progetti, per debellare l’emarginazione e l’estromissione dei
    cittadini di differente lingua, religione e opinione. Essi sanno ironizzare, compiangere,
  6. rimpiangere; ragion per cui lasciamo fare alla loro creatività e alla loro intelligenza.
    Ne abbiamo un assaggio nell’interpretazione di Biagio Esposito, che, nella realizzazione dei vessilli appartenenti alle varie Nazioni della Comunità Europea, ha interpretato magistralmente le difficoltà dell’Europa nel nostro tempo, sempre più complesso e impredicibile. Sarebbe auspicabile che l’Europa adottasse la Politica della Cultura e, alla fine, forse, (ma perché poi non farlo), il messaggio sarà sempre valido per la ri-generazione dell’Uomo.I tempi sono maturi, L’Europa delle Nazioni è ora pronta ad ergersi in difesa del comune Patrimonio culturale, artistico, scientifico e civile, in un afflato di spiritualità,
    come si addice a tutti coloro che sanno di essere eredi di Maestri che restano oltre le mode e l’effimero.
    L’Europa dunque non avrà più incubi? Questo non sarà possibile; ma, al risveglio dai brutti sogni, potrà sempre rasserenarsi. I suoi figli la rassicureranno: il Progetto è in
    atto; è forte e vale per il tempo della continuità.
    Felice Cervino
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    Le Opere Pittoriche di Biagio Esposito
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    Fantasmagoria dei colori/simbolo delle bandiere dell’Unione Europea
    Le Opere pittoriche di Biagio Esposito Dalla semantica cromatica alla semiotica del caleidoscopio delle bandiere UE Se è vero, che ogni bandiera risulta significante attraverso la sua grafica coloristica,
  7. è più che vero come l’intera tavolozza esprima il significato dell’unità, attraverso la
  8. specificità, di un’Europa dimensione culturale e non unicamente sistema economico-
  9. politico; unità di colori dunque, come unità della cultura europea.
    Le 12 figurazioni di Biagio Esposito, sono connotative della Mostra “Carta Canta”, che
  10. esporrà, dal 23 febbraio 2021 preziosi volumi, conservati presso la Biblioteca Etnostorica
  11. a Palermo, e pervenuti, negli anni, dai concorrenti al “Premio Internazionale di Studi
  12. Etnostorici Giuseppe Pitrè -Salvatore Salomone Marino” (1958-2013). Tali volumi, sono
  13. rappresentativi, proprio, dell’unità culturale antropologica dei 28 Paesi dell’Unione Europea,
  14. nel senso che, pur testimoniandol’identità di tali Paesi, a loro volta certificano un’effettiva
  15. unitarietà. Biagio Esposito, leggendo le bandiere dei predetti 12 Paesi, promotori della UE
  16. costruisce un caleidoscopio di tali identità e perviene ad un simbolico arcobaleno di colori,
  17. si tramano in unità; così come, le culture dell’Unione Europea si tramano in un unico costrutto
  18. di emblemi significanti la comune origine identitaria. In sintesi: un mixaggio di colori, segno della
  19. plurale unitarietà della Civiltà Europea.
    Aurelio Rigoli
    16
    BELGIO – 25/03/1957—Bandiere dei Paesi del’U.E.–FRANCIA – 25/03/1957 GERMANIA – 25/03/1957
    ITALIA – 25/03/1957 LUSSEMBURGO–25/03/1957 –PAESI BASSI – 25/03/1957DANIMARCA – 01/01/1973 IRLANDA – 01/01/1973 REGNO UNITO—01/01/1973 / 01/01/2020 GRECIA – 01/01/1981 SPAGNA – 01/01/1984 PORTOGALLO–01/01/1984–AUSTRIA – 01/01/1995 FINLANDIA–01/01/1995SVEZIA- 01/01/1995
    17–CIPRO -01/05/2004 ESTONIA – 01/05/2004 LITUANIA – 01/05/2004–LETTONIA – 01/05/2004 MALTA – 01/05/2004 POLONIA – 01/05/2004REPUBBLICA CECA–01/05/2004–SLOVACCHIA-01/05/2004–SLOVENIA- 01/05/2004–UNGHERIA – 01/05/2004 BULGARIA – 01/01/2007 ROMANIA – 01/01/2007
    CROAZIA – 01/05/2013
    “Carta Canta”

“Carta Canta”

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Carta Canta, o l ’Europa delle tradizioni identitarie
Siamo lieti di ospitare nell’Archivio storico comunale una mostra bibliografica e artistica che costituisce un unicum nel suo genere. Espone infatti un eccezionale patrimonio bibliografico, cui si accompagna un originale percorso d’arte, sul tema dell’unità culturale europea, colta tuttavia attraverso le singole peculiarità etnostoriche. Si arriva così a delineare la forte “unità plurale”, che caratterizza l’Europa d’oggi.
E l’apparente ossimoro non fa che riflettere la complessità della storia culturale europea, tra radici comuni e specifiche tradizioni identitarie. Le opere esposte, frutto di donazioni pervenute negli anni alla Biblioteca della Fondazione Aurelio Rigoli – Centro internazionale di Etnostoria, sono una testimonianza preziosa e tangibile dell’eccezionale impegno profuso dal 1958 al 2013 per l’organizzazione del Premio Internazionale di Studi Etnostorici Giuseppe Pitrè – Salvatore Salomone Marino, e costituiscono una importante chiave di lettura delle plurime Comunità/Territorio dalle quali provengono. È simbolico e significativo – nella mostra – l’accostamento del patrimonio bibliografico proveniente dai Paesi dell’Unione Europea con le bandiere dei singoli stati membri e con la bandiera della stessa Unione Europea, che tutti insieme li accoglie li rappresenta.
È una mostra che ci parla di storia e di memoria, ma entrambe saldamente ancorate al presente, in un percorso che fa da ponte tra le dimensioni temporali, per cogliere radici e connessioni.
È una mostra, dunque, che parla di noi, di come siamo stati e di come saremo, in una dimensione europea.
Per questa mostra, non potevamo immaginare un’ambientazione migliore delle imponenti sale dell’Archivio storico di Palermo, dove tutto ci parla – per usare l’espressione di Marc Bloch – del passaggio del ricordo fra le generazioni, quale tramite ineludibile per la costruzione del futuro.
Eliana Calandra
Direttrice dell’Archivio storico
comunale di Palermo

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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