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GIANRICO CAROFIGLIO Tra biologico senso di giustizia e storie di vite sbagliate

La disciplina di Penelope 

Èun romanzo giallo dell’autore pugliese Gianrico Carofiglio pubblicato nella serie dei Gialli Mondadori nel 2021.

L’ex magistrato CAROFIGLIO  TRA BIOLOFICO SENSO DI GIUSTIZIA E STORUIE PENOSE

DELLA VITA SBAGLIATE

Penelope-Spada-è-un-ex pubblico-ministero-milanese  che ha dovuto lasciare la professione in seguito a un non meglio precisato incidente; da allora vive una vita sull’orlo della depressione, quasi alcolizzata e con numerose e sregolate avventure sessuali. Un giorno le viene presentato Mario Rossi, la cui moglie Giuliana è stata ucciso un anno prima per poi venire ritrovata uccisa in un campo vicino a Rozzano; in un primo momento Rossi era stato indicato come unico indagato per uxoricidio, ma era poi stato assolto per insufficienza di prove. L’uomo chiede a Penelope di indagare privatamente sul caso per scoprire il vero omicida e potersi così riabilitare. Dopo un’iniziale titubanza, Penelope accetta l’incarico.Penelope indaga a fondo nella vita personale di Giuliana, scoprendo che la donna aveva un carattere estremamente volubile ed era da tempo in crisi col marito; aveva avuto diverse avventure extraconiugali, ma nessuna che possa giustificarne l’omicidio. Scopre tuttavia che sul cadavere erano stati rinvenuti i peli di un cane bianco, e che nei giorni precedenti alla sua uccisione la donna era stata vista da una sua vecchia amica con indosso un anello di grande valore, del quale il marito non era a conoscenza e che non era mai stato ritrovato; Penelope comincia a pensare che Giuliana sia stata uccisa in seguito a un tentativo di rapina finito male, anche se molte cose continuano a non essere chiare.La svolta arriva quando, per mezzo di un suo informatore, Penelope incontra un ladro d’appartamenti che, giorni prima dell’omicidio, era penetrato in una casa nei dintorni di Porta Genova per compiere un furto, e vi aveva trovato il cadavere di una donna: il malvivente era scappato e non aveva mai denunciato il fatto nel timore di essere incriminato. Nel frattempo Penelope arriva alla conclusione che, contrariamente a quanto era stato sempre creduto, l’assassino di Penelope possa non essere un uomo, ma una donna; indagando nella zona e cercando la padrona di un cane bianco, arriva così a incontrare la vera assassina di Giuliana. Questa, rappresentante di gioielli, aveva intessuto con la vittima una relazione lesbica, finendo poi per innamorarsi di lei; Giuliana, tuttavia, si era presto stancata della loro storia e l’aveva lasciata, ma lei l’aveva uccisa con un colpo di pistola per poi occultarne il cadavere. In seguito, l’omicida aveva pensato di costituirsi, ma non lo aveva fatto poiché temeva di abbandonare il proprio bull terrier, una femmina di nome Olivia, a cui era affezionatissima. L’assassina viene assicurata alla giustizia, non prima di aver affidato Olivia a Penelope, che decide di prendersene cura.

2

Incipit- Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata. va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell’autunno milanese. faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. l’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre. penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera. comincia così un’investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna. con questo romanzo gianrico carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità,penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata, va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade oscure e memorie seppellite irreversibili.

L’ESTATE  FREDDA

Siamo nel 1992, tra maggio e luglio. A Bari, come altrove, sono giorni di fuoco, fra agguati, uccisioni, casi di lupara bianca. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan, è stato rapito, il maresciallo Pietro Fenoglio capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Adesso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Poi, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra, e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga confessione davanti al magistrato, l’uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto ipnotico animato da una forza viva e diabolica; da quella potenza letteraria che Gadda attribuiva alla lingua dei verbali. Ma le dichiarazioni del pentito non basteranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità Fenoglio sarà costretto a inoltrarsi in quel territorio ambiguo dove è più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, “L’estate fredda” offre uno sguardo pauroso sulla natura umana, ma ci regala anche un protagonista di straordinaria, commovente dignità. E, alla fine, un inatteso bagliore di speranza.

Estratto dall’incipit del libro

1.
Fenoglio entrò nel Caffè Bohème con il giornale appena comprato nella tasca della giacca e andò a sedersi al tavolino accanto alla vetrata. Il posto gli piaceva perché il proprietario era un melomane e ogni giorno sceglieva una colonna sonora di romanze celebri e pezzi orchestrali. Quella mattina il sottofondo era l’Intermezzo della Cavalleria rusticana e Fenoglio si chiese se fosse solo casuale, visto quanto stava succedendo in città.
Il barista gli preparò il solito cappuccino con molto caffè e glielo portò insieme a un bocconotto con la crema e la marmellata di amarene. Tutto era come sempre. La musica si diffondeva, discreta ma ben udibile da chi voleva ascoltarla. Gli avventori abituali entravano e uscivano. Lui mangiava il dolce, sorseggiava il cappuccino e sfogliava il giornale. Le pagine della cronaca si concentravano sulla guerra di mafia esplosa all’improvviso nei quartieri nord della città e sul fatto – spiacevolmente vero – che polizia, carabinieri e magistrati non capivano cosa stesse succedendo.
Stava leggendo un articolo in cui il direttore in persona spiegava agli investigatori, con ricchezza di utili consigli, come affrontare e risolvere il fenomeno. La lettura lo assorbiva e lo innervosiva in ugual misura, dunque si accorse del ragazzo con la siringa quando quello era già davanti alla cassiera e gridava.– Damm’ tutt’ l’ trr’s’, pttan’, – «dammi tutti i soldi, putt…».La donna rimase immobile, come paralizzata. Il ragazzo allora allungò la mano armata fin quasi a toccarle il viso. In un dialetto pressoché incomprensibile e con una voce roca e piuttosto impressionante le disse che aveva l’aids e le urlò di nuovo di dargli tutto quello che c’era in cassa. Lei si mosse lentamente, con gli occhi sbarrati dal terrore. Aprí il cassetto, cominciò a prendere i soldi mentre l’altro continuava a ripeterle di fare presto.
La mano di Fenoglio si chiuse sul polso del rapinatore proprio nel momento in cui la donna stava consegnando il denaro. Quello tentò di girarsi di scatto; Fenoglio fece un movimento quasi delicato – una mezza rotazione – torcendogli il braccio e portandoglielo dietro la schiena. Con l’altra mano lo prese per i capelli e gli tirò indietro la testa.– Butta la siringa. Quello fece un ringhio soffocato, cercando di divincolarsi. Fenoglio aumentò un poco la torsione del braccio, tirò un po’ piú forte la testa. – Sono un carabiniere –. La siringa cadde a terra con un rumore sommesso e secco. La cassiera si mise a piangere. Gli altri avventori ripresero a muoversi, all’inizio piano, poi a velocità normale, come risvegliati da un incantesimo.
– Nicola, chiama il 112, – disse Fenoglio rivolgendosi al barista, dopo aver scartato l’ipotesi che la cassiera, al momento, fosse in grado di maneggiare un telefono.
– Mettiti in ginocchio, – disse poi al ragazzo. Dal tono gentile uno si sarebbe aspettato di sentirgli aggiungere: «Per piacere». Il ragazzo si inginocchiò, Fenoglio gli lasciò i capelli mentre continuava a tenergli il braccio, ma senza violenza, quasi fosse una formalità procedurale.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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