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NINO GRILLO La poesia e la memoria in “ITACA” poemetto di CARMELO ALIBERTI

Antonino Grillo

Docente dell’Università di Messina

La memoria poetica e la poesia di Carmelo Aliberti in “Itaca”

Chi conosce Carmelo Aliberti sa bene quale sia il suo rapporto con l’Arte delle Muse, quanto sia instancabile la sua frequentazione dell’attività letterario-poetica, in che considerazione, o meglio devozione egli tenga: di essa e per essa egli vive, ritenendola un’ancora di salvezza non solo a livello personale, ma anche a livello generale, per la nostra società oltremodo corrotta, e per tutta l’umanità non più animata da sacri principi e valori morali. Portatore di una visione motivatamente pessimistica della storia, il poeta di Bafia (Messina) non si abbandona, però, ad un paralizzante nichilismo: al pessimismo della ragione egli si sforza di contrapporre la positività degli affetti familiari (si pensi soprattutto alle “Poesie d’amore” dedicate alla moglie e ai versi di “Helena, suavis filia”) canta i buoni sentimenti come l’amicizia (si veda il poemetto “Le tue soavi sillabe”) celebra la genuinità e le virtù ancora riscontrabili nel suo mondo contadino-pastorale (mi riferisco in primo luogo alla raccolta “Aiamotomea”) e non rinuncia a cercare la luce del Divino, dell’Assoluto (si tenga presente in particolare il componimento “Dio del nulla”). Di ciò la sua vasta e varia produzione in versi è stata pubblicata nel corso degli ultimi quarant’anni offre chiara e felice testimonianza ben al di là dei pochi rinvii qui ora fatti. Nelle sue composizioni, inoltre, Aliberti recupera e rivisita, tra l’altro, antichi miti, richiama a più riprese luoghi e personaggi del mondo classico, evoca ed invoca esponenti del mondo letterario- artistico contemporaneo, specialmente siciliano (e talora umili personaggi propriamente castrensi o più precisamente bafioti.) Questo si riscontra un po’ qua e là nelle tante sillogi con cui si è fatto conoscere ed apprezzare ed in particolare nel recentissimo “dramma lirico per voce sola” ITACA del 2005 (con versione inglese di E .Rao ( North Carolina University -USA- e di Nino Famà (Waterloo University – Canada), ripubblicato in edizione rinnovata con versione spagnola di Nino Famà nel 2008, nel 2009 e nel 1914 (edizioni Terzo Millennio, collana “Robinson” sul Blog dell’omonima rivista). Accuratamente elaborato e sostenuto da una costante ispirazione, il lungo componimento, ancora più consistente dopo l’interessante e notevole “additamentum” sul poeta e scienziato di Barcellona P.G. (vv.41-73), Nino Pino Balotta, costituisce una felice sintesi dell’itinerario umano e biografico oltre quello letterario-poetico del suo Autore: nei 243 versi sciolti di “Itaca” il poeta e critico siciliano ci ha consegnato l’espressione più compiuta e organica del suo pensiero ed insieme la prova più alta e matura della sua lunga e sofferta ricerca artistica ed ha fatto anche di più: con quest’opera egli ci ha fornito la probante documentazione della linearità e della coerenza della sua travagliata vicenda di uomo e di poeta. In verità il componimento, che sta meritatamente raccogliendo larghi consensi tra i critici, si fa apprezzare sotto diversi aspetti. Ben articolato nella sua notevole 22 ampiezza, esso si presenta come un “nostos”, un racconto di un viaggio di ritorno (più spirituale che effettivo in termini geografici) dell’autore, novello Ulisse, alla sua Itaca vale a dire alla terra natia che gli sta sempre nella mente nel cuore e che, per l’originaria sincerità e le antiche virtù, gli appare di giorno in giorno, tanto più desiderabile quanto più la vita da lì lo allontana e gli fa conoscere e soffrire l’insopportabile degenerazione, sotto ogni riguardo, della “evoluta società moderna. Ma oltre che “un novello Ulisse” sulla falsariga di Omero”, il poeta Aliberti, come ha ben visto E. Rao (“Itaca: una lettura dantesca”, nella postfazione alla II ed., p.12). Per parte mia aggiungerei anche un riferimento all’Eneide di Virgilio e vedrei nella voce narrante di Itaca anche un novello Enea. Infatti, anche il “pius” figlio di Venere compie un travagliatissimo viaggio alla ricerca dell’antica patria: nella tradizione letteraria egli ha il suo “precedente” nel protagonista dell’Odissea omerica così come si può dire dell’autore e voce narrante della “Commedia” rispetto al virgiliano Enea che scende nel mondo dei morti (a questo giungendo grazie alla Sibilla e visitandolo sotto la guida del padre Anchise). Con tutto ciò, si capisce, Itaca non è affatto (né vuole essere!) una seconda Odissea o una seconda Divina Commedia e ancor meno si pone come una nuova Eneide; ma non c’è dubbio che a tutti questi illustri precedenti il poemetto alibertiano deve qualcosa: se non ci fosse l’influsso della tradizione letteraria cui danno vita questi grandi exemplaria, esso non sarebbe stato composto o, almeno, sarebbe stato qualcosa di diverso da quello che è. Naturalmente, tutto questo nulla toglie all’originalità del componimento del poeta che è manifesta e fuori discussione; se mai i riferimenti ora fatti giovano a documentare il suo saldo e proficuo rapporto col mondo classico, già evidenziato, tra gli altri. da Carlo Sgorlon (“Classicità di Carmelo Aliberti”, in C. Aliberti, “La ferita del tempo”, Bastogi, 2005, p.185 e s.) e da Rao (Due moderni “Carmina saecularia”,in “Il pianto del poeta”, Bastogi, 2002,p.155, 160-161). Analogo discorso va fatto per un altro esemplare testo poetico e la sua avvertibile presenza nel “dramma lirico per voce sola” di Aliberti: mi riferisco ai foscoliani “Sepolcri”, di cui troviamo menzione già nella V delle “Poesie d’amore”, datate 1981-1982.Anche questo celeberrimo Carme mi pare sia stato presente in più punti nella memoria del compositore di ITACA ed abbia lasciato tracce abbastanza visibili della sua influenza: nel dare forma al suo testo, Carmelo Aliberti potrebbe essere stato in qualche misura incoraggiato a popolarlo a vario titolo – e con diverso rilievo − di personaggi importanti (i poeti Bartolo Cattafi, Nino Pino Balotta, Bevilacqua, Kavafis, Montale, il poeta Cassata, il regista M. Stilo) e di figure umilissime (ma non per questo meno significative dal suo punto di vista (Nino, don Nicola, don Mariano, Peppi Ciaurri),anche sulla scorta proprio del Carme di Ugo Foscolo, dedicato all’amico poeta Ippolito Pindemonte, nei cui versi troviamo menzionati e variamente celebrati, come tutti sanno, oltre allo stesso Pindemonte, anche personaggi illustri, quali Parini, Machiavelli, Galileo, Newton, Dante, Petrarca, Alfieri. Ma c’è di più: ci sono “ spie” ben precise che denunciano il consistente (ed artisticamente riuscito!) “ri-uso” del carme foscoliano da parte di Aliberti. Emblematica al riguardo la parte finale di “Itaca”(vv.197 e ss.) che presenta tutta una serie di punti di contatto sul piano del significante e del significato, con l’ultima sezione dei Sepolcri (V. 258- 23 fine). La prima cosa che viene da notare è l’analogia di fondo tra le due conclusioni: all’intervento della sacerdotessa Cassandra, portavoce del dio Apollo (Sepolcri, 258-) il poeta siciliano fa corrispondere quello dell’”Angelo planato dalla sfera del Sole”(v.197), vale a dire di una creatura superumana anch’essa con la funzione di squarciare il velo del futuro. Riscontriamo inoltre un sorprendente numero di elementi presenti in Sepolcri,258-295, che ritorna in Itaca,197 e ss.: c’è il “sole” (Sep.294; Itaca,197); c’è l’oceano (Sep.291; Itaca 237);c’è il figlio di Laerte, “Ulisse”(Sep.264; Itaca 207) c’è Omero con la sua cecità (Sep.294 ess.; Itaca,225) ; c’è la dolcezza consolatrice della voce o del canto (Sep.294; Itaca 200 e 218); ci son antiche “mura” (Sep.267; Itaca 215) e sacre “reliquie” (Sep.284 ss.; Itaca 209); ci sono morti che si ridestano relazionandosi con i vivi (Sep.284; Itaca 228) e ci sono ancora riferimenti al futuro e all’eternità (Sep.290-295; Itaca, 236 e 243). Naturalmente, allargando lo sguardo all’intero componimento, si potrebbero individuare numerosi altri indizi della “presenza” del carme foscoliano nel “dramma lirico” di Aliberti, ma qua mi limiterò, per esigenze di brevità, ad accennarne solo alcuni. A parte il riferimento ai Lari (Itaca,187: Oh sacri Lari, che di certo riecheggia Sep. 99 “de’ domestici Lari”) come parrebbe indicare anche la collocazione all’inizio del verso in entrambi i testi, merita di essere richiamata l’espressione di Itaca “le sacre reliquie”, che appare con l’articolo intermesso nei Sep.36 “sacre le reliquie”.1 Per il nostro discorso poco importa nella “ripresa alibertiana” l’aggettivo sia passato dalla funzione predicativa che ha nel testo foscoliano “sacre le reliquie renda” (Sep.36) a quella attributiva. Per un caso analogo che vede coinvolto lo stesso Foscolo, però nel ruolo d’ imitatore, rinvio a Virgilio, Eneide, 5,466…” conversaque numina sentis” richiamato nel sonetto “In morte del fratello Giovanni, al v. 9: “sento gli avversi Numi…” Un altro chiaro esempio di memoria “poetica” in Itaca ci è dato dal bel verso 229: all’ombra delle colline in fiore che ognuno sente come suggerito, almeno nel movimento iniziale, dal celebre e felice attacco dei “Sepolcri”: All’ombre de’ cipressi e dentro l’urne Rinviamo poi al carme foscoliano altri segni, come l’immagine della “luna” presente in Itaca 238 e ricorrente in Sep. 81 e 168, e come gli aulici termini “avelli” (Itaca,94; Sep. 131 e 282) e “antri” (It. 147 “antri di Scuderi”; Sep. 60 “antri abduani “e 283 s. “antri/secreti) che contribuiscono all’elevatezza del dettato. Quanti siamo venuti dicendo, mentre lascia ovviamente inalterata la grande novità ed originalità di “Itaca”, ne documenta d’altra parte il notevolissimo spessore culturale e getta luce sui suoi rapporti profondi con la tradizione culturale, mostrandoci come il poemetto offre un bell’esempio delle modalità di funzionamento del sistema letterario. La forza e la costanza d’ispirazione di questo lungo “dramma lirico per voce sola” si coglie già ad una prima, veloce lettura; ma se si va oltre la superficie della pagina, il messaggio poetico appare ben più ricco: i “contatti” di vario genere che esso intrattiene specie con vari capolavori composti nel mondo occidentale a partire dall’epoca omerica per arrivare alla produzione 24 di tanti poeti moderni e contemporanei in vario modo richiamati (Cattafi, Pino Balotta, Montale, Bevilacqua, ecc.) passando per il grande (e “classico”) carme di Ugo Foscolo, presente probabilmente più di ogni altro nella memoria di Carmelo Aliberti, evidenziano la complessità genetico-culturale del singolare testo. Il rapido esame comprato che abbiamo, seguendo la nuova pista foscoliana ha permesso di fare diverse agnizioni nell’ambito di quel fenomeno importante e diffuso in tutte le epoche ed aree culturali che si suole latinamente chiamare “imitatio-aemulatio”: si tratta, già si è visto, di riprese tra loro assai diverse, ma esse comunque contribuiscono tutte ad accrescere il tasso di connotazione poetica del componimento, perché, com’è stato autorevolmente affermato,” tutto il complesso delle forme di memoria poetica intrattiene col testo un rapporto funzionale che è omologo a quello della figura retorica, in quanto esse intervengono come orientate da una scelta e non introdotte da un’imposizione esterna all’atto letterario specifico2 . Come si è visto, per la stragrande maggioranza dei casi, abbiamo potuto individuarne la provenienza. Conviene peraltro osservare che non è del tutto necessario che l’analisi filologica arrivi a specificare con precisione nel testo quello che l’autore debba a questa o a quella opera, ad uno ad un altro esponente della tradizione letteraria. Parimenti è bene precisare che ci sono innumerevoli forme di “imitationes”, ma non è essenziale che ci si impegni a distinguere, in un rischioso processo alle intenzioni quali tra le forme riprese siano intenzionali e quanti siano di meno o non lo sono affatto3 ; piuttosto lo studio delle molte “imitazioni” in varia misura ricorrenti nei testi, può riuscire utile al critico per capire e descrivere la genesi e il processo formativo dell’opera in questione4 . Ma cos’è che più affascina nelle tante poesie di Aliberti ed in particolare in quest’ultimo carme? Certo colpisce la sua disinvolta capacità di esprimere, in versi fluidi e armoniosi, immagini e sentimenti delicatissimi non meno che stati d’animo sconvolgenti e realtà di grande crudezza e tragicità; l’abilità di creare con pochi tratti scene definite e suggestive, il pullulare, tra figure di ogni tipo, di ardite ed efficaci metafore. A tali, straordinarie risorse espressive Aliberti affida, come sopra accennato, la diffusione di un messaggio serio, positivo, frutto di attenta analisi della realtà, di lucida considerazione della cattiveria insita in tanti esseri umani e soprattutto della sua lunga osservazione dei comportamenti imperdonabili dei detentori del potere economico e politico: un messaggio cui non è estranea la speranza, per non dire la fiducia (o addirittura la fede) nella possibilità di riuscire ad evitare di naufragare nel tempestoso mare della vita e approdare, anche tramite la poesia, al sospirato porto di Itaca, simbolica meta-ed insieme punto di arrivo-di ogni viaggio umano. Per una bella conferma delle specifiche caratteristiche e delle “virtudes” della poesia alibertiana è più che sufficiente dare uno sguardo alla prima parte del poemetto in questione. Vediamone qualche passo. Ecco i primi versi ( 1 ss. ) che delineano felicemente , con tratti essenziali e ricco di figure (soprattutto di ardite metafore), il quadro della situazione in cui si trova il protagonista (autore e voce narrante): Sognavo nei flutti del Longano L’approdo all’isola invisibile Degli angeli. 25 I remi affondavano nei gorghi Degli ipogei marini Dove ruggiva l’Orca…. Sulla lama del lido a Marchesana Appeso ai frangiflutti delle nuvole Dentro gli abbagli del sole mattutino Ero in attesa di un canto di Sirene (…) Non meno significativi sono per noi, poco più avanti, i versi in cui dantescamente appaiono, a sostegno del poeta in pericolo, le sue due “guide” (vv. 27 ss): Cattafi sul labbro del cratere Oltre la curva impossibile Dietro il promontorio La curva degli agguati Che mai oltrepassò “persona viva” “Ah! Bartolo, Bartolo” gridai “come potrà la prua inerme Varcare l’insidia delle acque Del regno di Adelasia possessiva Che inghiottì in idre di passione Marinai audaci, eroi e dei? (…) Dai “moli protesi” Nino Pino Barcellonese, anarchico, francese, libero di scienza e di poesia, scorgendomi sulle schiume procellose dove l’Orca di ‘Ndrija tese l’agguato, “Voga! Voga!, mi esorta, marinaio Di armonie e di stelle Che illuminano perle di sudore Sulle guance, sulle dita, nel cuor Dei crocifissi nel giorno della storia Degli schiavi dell’ideologia”, mi dice. (…) Qui il poeta fa magicamente apparire davanti ai nostri occhi gli amici poeti Bartolo Cattafi e Nino Pino Balotta (entrambi di Barcellona e quindi quasi suoi compaesani): al primo lancia lui stesso un disperato grido d’aiuto una volta in un linguaggio ancora una volta in un linguaggio notevolmente “connotato” dall’uso di figure e da una ripresa allusiva tipologicamente insolita, che potremmo chiamare “plurima” (o doppia); il secondo, invece, è introdotto a rivolgere pressante invito all’Autore perché, “marinaio di armonie e di stelle”, non smetta di andare avanti nel suo impegnativo viaggio 26 e continui a vogare. Va qui osservato che l’ampia menzione/celebrazione di questo personaggio carismatico, strenuo difensore dei deboli e degli oppressi, uomo di scienza e di cultura, apprezzato poeta e, soprattutto, spirito libero come pochi, è una chiara e precisa indicazione degli orientamenti e delle convinzioni di fondo anche del cittadino e dell’intellettuale Carmelo Aliberti. E concludiamo con una considerazione. Questi 33 versi aggiunti nella seconda edizione, che non sono solo un doveroso omaggio ad un Maestro di Scienza e di Umanità, hanno di certo conferito ulteriore valore a quello che il sottotitolo definisce “dramma lirico”. Ancor più motivatamente si può affermare che ITACA è la perla più brillante (fin qui) creata dalla fantasia di Carmelo Aliberti,”sacerdos Musarum” dei giorni nostri , già autore di tanti componimenti di grande suggestione e di sicuro valore poetico. NOTE 1 Per il nostro discorso poco importa nella “ripresa alibertiana” l’aggettivo sia passato dalla funzione predicativa che ha nel testo foscoliano “sacre le reliquie renda” (Sep.36) a quella attributiva. Per un caso analogo che vede coinvolto lo stesso Foscolo, però nel ruolo d’ imitatore, rinvio a Virgilio ,Eneide, 5,466…”conversaque numina sentis” richiamato nel sonetto “In morte del fratello Giovanni, al v. 9: “sento gli avversi Numi…” 2 Cfr. G.B. Conte, “Memoria dei poeti e del sistema letterario”. Catullo, Virgilio, Ovidio, Lucano, Torino,1974,p.17 e ss. E segnatamente p.30. 3 Vale la pena ricordare l’articolata distinzione che al riguardo faceva Bachtin in un lavoro del 1967:” Le forme del citare sono infinitamente multiformi.(…) citazione, manifesta e sottolineata con rispetto, semidissimulata, semiconsapevole, corretta, intenzionalmente alterata, intenzionalmente travisata, volutamente ripensata, ecc.”. ”Semiotica, teoria della letteratura e marxismo, a cura di A. Ponzio, Bari 1977, p.81. 4 Con più spazio a disposizione avremmo potuto farlo qui in dettaglio per il nuovo, splendido poemetto alibertiano.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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