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La poesia di Bartolo Cattafi in un saggio di Carmelo Aliberti di Jean Igor Ghidina

Di Jean Igor Ghidin

Convergenze e consonanze tra i due poeti conterranei e il rapporto con Montale

LA PASSIONE LETTERARIA DI CARMELO ALIBERTI

 Ricorre il cinquantesimo anno di amore per la produzione e diffusione cultura

CATTAFI BARTOLO (1922-1979; poeta)

Che Carmelo Aliberti abbia pubblicato nel 2014 una monografia su Bartolo Cattafi palesa innanzitutto la sintonia elettiva tra due poeti oriundi della stessa terra e mossi dallo stesso afflato al cospetto della realtà e del peregrinare esistenziale, a prescindere dalle idiosincrasie che li rendono inconfondibili. Già nel suo dramma lirico Itaca del 2006, Carmelo Aliberti, quale Ulisse redivivo, metteva in scena l’aedo barcellonese : Cattafi sul labbro del cratere oltre la curva impossibile, dietro il promontorio la curva degli agguati che mai « oltrepassò persona viva ». « Ah ! Bartolo, Bartolo » gridai « Come potrà la prua inerme varcare l’insidia della acque del regno di Adelaisa possessiva che inghiottì in idre di passione marinai audaci, eroi e dei » ? quale un custode depositario di saggezza immemoriale collocato in un punto nevralgico per cui l’apostrofe riveste il significato di un encomio apotropaico nei confronti di uno spirito magno che ha già solcato il pelago ondivago dell’esistenza trivellando la propria anima fino all’imo per poter cesellare un’opera esemplare. Nel 2008, ma stavolta in veste di critico, Carmelo Aliberti ha sviscerato la figura di Cattafi includendolo con un ampio studio in un volume emblematico per la mole e l’acume che lo contraddistinguono.2 Insomma, l’incontro tra i due poeti non è casuale, ma scaturisce da un’indole che si è cimentata in versi doviziosi in cui si staglia un itinerario complesso il quale si snoda dialetticamente tra negativo esistenziale e ansia metafisica. Ci preme soffermarci appunto sul concetto di negatività egregiamente delucidato sin dall’epigrafe con la citazione dei celeberrimi e quanto mai icastici versi di Eugenio Montale : Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.  Carmelo Aliberti, La poesia di Bartolo Cattafi. Tra negativo esistenziale e ansia metafisica, (Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo). Oltre all’omaggio al cantore ligure che suggella il paratesto di questo libro, possiamo cogliere uno squarcio di poetica che accomuna, quanto meno in parte, Aliberti e Cattafi, entrambi dissenzienti e insofferenti rispetto a un mondo di sopraffazioni in cui imperano disvalori che tendono a reificare e quindi a mercificare l’uomo. In realtà, la negatività riveste un significato polisemico se non ambivalente, perché sta ad esprimere da un lato lo strazio, l’assillo e quindi l’infelicità di esseri, anzi di non-esseri che, se hanno smarrito qualsiasi ancoramento sereno con la vita e con il mondo, non possono rassegnarsi supinamente alla squallida realtà per ragioni morali e spirituali e dall’altro il rifiuto reciso di ogni compromissione con l’ausilio di una parola che diventa scarna, simbolica e connotativa ; perché è confrontata all’ineffabile, perché non può ammantarsi di un involucro fuorviante che la renderebbe esoterica oppure troppo succube della lingua propagandistica del fascismo di ieri o della modernità alienante ed edonistica di oggi. Ad ogni modo, alla parola poetica viene conferita la virtù di respingere il bieco pragmatismo decantando in compenso la libertà e la dignità umane. La negatività esistenziale determina il senso di derelizione che a sua volta propizia il varco di montaliana memoria, l’anelito all’assoluto, la ricerca affannosa ed indefessa di una salvezza senza però che questo travolga il poeta al punto da sprofondarlo nel baratro del nichilismo e della disperazione implaca bile fino al cupio dissolvi. Osserviamo pure per inciso che il sommo Italo Calvino, la cui alacrità è spesso associata all’allegoria, al fiabesco e alla cerebralità faceta del distacco.metaletterario,giungeva comun que allo stesso dilemma in quello stupendo racconto che è la giornata di uno scrutatore. Di fronte ai disabili del Cottolengo, il personaggio Amerigo Ormea è profondamente scosso nelle sue certezze laiche e impavidamente razionali : « la preghiera, ossia il farsi parte di Dio, ossia (Amerigo azzardava definizioni) l’accettare la pochezza umana, il rimettere la propria negatività nel conto di una totalità in cui tutte le perdite s’annullano, il consentire a un fine sconosciuto che solo potrebbe giustificare le sventure». Diversamente dal deca dentismo, dall’ermetismo, ma in sintonia interstiziale perfino con alcuni maestri della letteratura contemporanea, la 3 Cf., Alberto Asor Rosa « I fondamenti epistemologici della letteratura italiana del Novecento » in Letteratura italiana. Bilancio di un secolo, Torino, Einaudi, 2000, p. 28-29. In queste pagine Asor Rosa lumeggia la crisi nel rapporto tra soggetto e oggetto come fenomeno nuovo che contraddistingue la letteratura del Novecento. ( Italo Calvino, La giornata di uno scrutatore, Torino, Einaudi, 1963, p. 50) La poetica di Aliberti e di Cattafi riesce prettamente dialettica in quanto la consapevolezza della pervasività del male non preclude la via alla ricerca e all’incontro con Dio fatto uomo, un Dio umile e misericordioso ; dimodoché la scrittura lirica, lungi dal costituire un sollazzo, un diversivo, sia pure traboccante di perizia formale, assurge a viatico iniziatico che porta al traguardo soteriologico. La poesia in sostanza non funge da surrogato ovvero da mero espediente, anzi, essa accompagna l’essere verso la rivelazione di verità assolute che danno un significato a questa vita e a quella ultraterrena assolvendo così uno scopo insieme teleologico e escatologico6 . Nella sua analisi svolta con notevole acribia, Carmelo Aliberti mostra l’intreccio tra i temi, i motivi e le modalità di scrittura indugiando innanzitutto sulla folgorazione insieme estatica ed estetica che sprona il Cattafi degli esordi a trovare nel verbo poetico la facoltà numinosa di trascrivere sulla pagina la meraviglia dell’essere al mondo. I versi cattafiani sono pregni di un ordito fonico ritmico e di stilemi che sublimano e trasfigurano la relazione col mondo interiore o con quello circostante. L’incombere della morte di cui la guerra è vettrice, non può stravolgere un’armonia pancalica il cui significato recondito rimane ancora in sospeso : « Cominciai a scrivere versi non so come, ero in preda a non so quale ebbrezza, stordito da sensazioni troppo acute, dolci. » Tuttavia, non si creda che la poesia di Cattafi indulga a una celebrazione relativamente atarassica dell’universo, perché è spesso improntata al tema del viaggio in quanto periplo spaziale e esistenziale che favorisce l’incontro con l’alterità facendo trapelare nel contempo il bisogno impellente dell’introspezione. Il viaggio pertanto sembra dapprima collocarsi nell’alveo della ricerca gnoseologica e ontologica per rivelare poi l’inappagamento di un poeta sempre più in balia di un travaglio coscienziale per via del male esogeno ed endogeno che rappresenta un’aporia irriducibile. A dire il vero, Cattafi, ad onta dello spasimo esistenziale, non riesce calamitato nel bozzolo narcisistico o addirittura solipsistico che implicherebbe un crogiolarsi in un’arte autoreferenziale in cui sarebbero espresse con brio le molteplici sfaccettature del mal di vivere. In lui, prevalgono i versi duttili e pulsanti che esulano da qualunque parvenza retorica tanto sgorgano da una specie di sussulto dell’ « arcipelago del cuore » come dice Aliberti. Pertanto, l’approdo alla spiritualità e all’incontro palingene tico con la trascendenza è preceduto da un lungo viaggio interiore e metafisico nel quale l’anima si sente risucchiata nel baratro del nulla, ma proprio nel momento in cui sta per liquefarsi, ecco sorgere Cristo, Dio fatto uomo, in modo umile, impercettibile, irraggiante di un bene incommensurabile. 5 Cf, Ibid : (…) l’atteggiamento più pratico diventava l’atteggiamento religioso, cioè lo stabilire un rapporto tra la propria menomazione e un’universale armonia e completezza (significava questo, riconoscere Dio in un uomo inchiodato a una croce ?) (…) (p. 50 6 Cf, Angelo Manitta) « Isolitudine e meridionalismo in Carmelo Aliberti » in (Carmelo Aliberti, La ferita del tempo, Foggia, Bastogi, 2005, p. 268  Carmelo Aliberti, La poesia di Bartolo Cattafi. Tra negativo esistenziale e ansia metafisica Ed. Terzo Millennio 2018 , p. 9) :  

In te confido

tutto ho rubato al mondo

sei il Cubo, la Sfera, il Centro

me ne sto tranquillo

tutto t’è stato ammonticchiato dentro

(“In te confido”) Cattafi, infine, alla stregua di Aliberti, pone spesso la Sicilia, segnatamente il paesaggio messinese, al centro delle sue poesie come paradigma dell’isola mitica e ferace dei greci antichi, ma pure come eden perduto, simbolo insomma del decadimento non solo storico-contingente, ma pure dell’involu zione antropologica dell’umanità. La Sicilia insomma è equiparata a una metafora universale quale uno specchio delle oppressioni sociali e dei dilemmi esistenziali. Ora, come l’abbiamo accenna to nel proemio, Aliberti ha posto al centro della sua poetica, massime ne « Il pianto del poeta » del 1999-2002, una Sicilia insieme permeata di ascendenze mitiche e insidiata dai mostri storici e pure cartina di tornasole del mal di vivere, della discrepanza tra soggetto ed oggetto. In questa silloge, fanno specie dapprima l’ammirazione e la contemplazione del paesaggio grandioso il quale sprigiona una bellezza indicibile, poi subentrano le strofe in cui spiccano i colpi inferti dalla macrostoria che deturpano un universo idilliaco quasi soffuso di un’autenticità arcadica. La meditazione di Aliberti verte inoltre sul rapporto col tempo non solo edax, ma altresì considerato categoria trascendentale che non consente più come prima un nesso intergenerazionale, dato che l’oblio nei confronti delle glorie del passato è ormai paurosamente invalso presso la gioventù virtualmente ipercol legata in una parvenza di ubiquità, ma insieme ignara delle proprie radici. Dal canto suo, Cattafi, reduce nell’Itaca-Sicilia da viaggi spossanti che plasmano la sua personalità, assurge a emigrante-viandan te che aspetta una rivelazione labile che gli consenta di superare l’antitesi riassunta perspicuamente nel titolo della sua raccolta : L’osso, l’anima. Scrive a questo proposito Aliberti in uno stile metaforico che rispecchia mirabilmente la sua capacità di cogliere il significato dell’opera cataffiana: « il poeta è risucchiato in un vortice abissale, appeso al filo della ragione, per indagare nel buio ontologico e riuscire ad individuare lo strappo luminoso che lo guidi nella sua « discesa al trono » dell’inconoscibile, con l’anelito di conquista di una verità assoluta.» Il ritorno all’isola natia nell’ulti mo periodo della sua vita combacia con una rivisitazione della figura mitica di Ulisse, perché il poeta barcellonese, pur assaporando la cornucopia dello splendo re paesaggistico intriso di riecheggiamenti mitici e foriero di un momento di simbiosi tra l’io e il mondo, è consapevole che la felicità è necessariamente transeunte, soprattutto in un’isola in cui gli strascichi del decadimento inficiano quello che Aliberti chiama « l’atavico fulgore. » A questo punto, mi pare doveroso citare qualche verso di entrambi i poeti per palesare la loro raffigurazione della Sicilia : 8 Ibid, p. 13 16 Carmelo Aliberti, “Il pianto del poeta” (1999-2002) Bartolo Cattafi, “Thrinakrie”

Al balcone dopo il tramonto sopra il mare Nell’oasi beata della torre

tra lo squillare dei suoni e dei colori

che affollano a pelo

gli smalti azzurri dei laghi

nella cornice viola

sul Tirreno a Castroreale in trincea

volgo gli occhi,

allagati dai concerti dell’estate,

verso i campi radi di alberi e declivi

di questo tempo privo di fusi e di arcolai, avido di smagliare le afflizioni

nei dolci fiati dell’adolescenza (…)

Qui si continua con i traffici più immondi ad irrigare di gloria e di avere

il regno dell’anarchia e del potere,

qui con la ferocia delle belve

si continua a lapidare il Giusto (…)

————

Omero ne parla

perché Ulisse l’incontrò sul mare

la terra dei tre capi,

ricca, fiera, boscosa

America avanti lettera

favole correvano da un cateto all’altro dovevano ancora venire le agavi le arance i paladini di Angelica i sonni sull’amaca. Ora è triangolo arido

figura piana e montuosa

di marina solitudine,

terra di molti mali

di problemi scottanti

non per colpa del sole.

Se vi sbarchi

è come un approdo

in Nord Africa o al Partenone

in un’aria di semicolonia

e si è metà dentro metà fuori

di un chiaro capitolo di storia.

Come asserì Giovanni Raboni in un’intervi ista, Bartolo Cattafi è davvero un poeta dall’ingente spessore esistenziale che dovrebbe indurre i critici ad annettere maggiore importanza al valore anche edificante della letteratura che assolve la propria vocazione quando travalica la mera elucubrazione tecnica o contingente Si è spesso considerata la letteratura occidentale moderna come il raggiun gimento di uno sperimentalismo squisita mente formale e scevro ormai di contenuti « edificanti », etsi deus non daretur, dando per scontata l’avvento di una cultura in sostanza egemonizzata dalla tecnoscienza, per cui porsi domande metafisiche e esprimere la ricerca di Dio e di una teodicea sembra assolvere uno scopo peregrino che non è più in auge. Tuttavia, di fronte alla svolta epocale in cui viviamo contrassegnata da speranze prometeiche che vanno di pari passo con paurosi pericoli planetari e antropologici, la letteratura di vaglia è quella che ha il coraggio di rappresentare gli assilli eterni dell’uomo, trasmettendo un messaggio universale in cui l’agognare alla trascen denza assurge a libertà autentica. Ponendomi nella scia di Mario Luzi, direi per concludere che in Aliberti e in Cattafi il verbo lirico diventa mallevadore di sacralità e di innalzamento sapienziale e a mò di commiato mi sia consentito citare Charles Baudelaire che nell’“Albatro”, nobile uccello, tratteggia la condizione del poeta:

Il poeta è simile al principe dei nembi

Che conosce la procella e non cura l’arciere

Esiliato sul suolo in mezzo alla baraonda, Le sue ali da gigante

gli impediscono di camminare.

NEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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