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LA NUOVA AVANGUARDIA

dal Gruppo 63 alla fine di Quindici: 1963-1969

La nascita del Gruppo 63 e le critiche anche feroci che la accompagnarono sancirono una rottura definitiva tra la nuova generazione di scrittori che si era formata nel verri e le generazioni di scrittori, poeti e critici che l’avevano preceduta, come si chiarì a metà del 1964 quando uscì per Feltrinelli, a cura di Giuliani e Balestrini e con la copertina disegnata da Gastone Novelli, Gruppo 63. La nuova letteratura, il volume che raccoglieva alcuni dei testi presentati a Palermo. Nel clima culturale generato da quel primo incontro palermitano, Giuliani fondò e diresse con Giorgio Manganelli, Gastone Novelli e Achille Perilli la rivista Grammatica. Al primo convegno del Gruppo seguirono, poi, un secondo convegno a Reggio nell’Emilia dal 1° al 3 novembre dell’anno successivo, del quale Giuliani si dichiarò in seguito molto insoddisfatto (Gruppo 63, in Malebolge, II (1965), 2, p. 77) e un terzo, assai più significativo, che si tenne nuovamente a Palermo dal 3 al 6 settembre del 1965, dedicato interamente al romanzo sperimentale. Qui Giuliani si espresse contro l’ipotesi, avanzata da Sanguineti, che la specificità del romanzo consistesse nella struttura narrativa che lo sostiene e affermò, al contrario, che le origini del genere romanzesco italiano andavano rintracciate nel trattato, nell’enciclopedia, nella cronaca-favola, in una struttura mista e aperta, cioè, modellata sul Tesoretto di Brunetto Latini.Gli ultimi due convegni del Gruppo (La Spezia, 10-12 giugno 1966; Fano, 26-28 maggio 1967) sancirono l’impossibilità di stabilire una poetica comune che riassumesse le ricerche individuali degli scrittori che a vario titolo facevano parte della Nuova avanguardia. D’altra parte, alcune delle idee proposte da Giuliani e dai suoi sodali (dal ripensamento dell’io poetico alla funzione critica inserita nel processo di scrittura, alla totale apertura nei confronti dei linguaggi extraletterari) cominciavano a farsi strada in una società avviata a un processo di profondo rinnovamento e rischiavano così di perdere la loro originale carica eversiva. Lo stesso contesto politico ed economico stava rapidamente mutando e alcune fra le istanze rivoluzionarie che avevano animato le scelte culturali della Nuova avanguardia cominciarono a esplodere anche nella società.Fu in questo clima che nacque Quindici, la rivista che Giuliani e alcuni degli altri compagni di strada del Gruppo 63 fondarono nel giugno del 1967 e che venne finanziata esclusivamente dai redattori al prezzo di una certa povertà tipografica, rivendicata però come garanzia di indipendenza. Rispetto alle esperienze precedenti del Gruppo, Quindici si propose di raggiungere un pubblico più ampio della ristretta cerchia dei letterati e si aprì così anche all’ambito extraletterario. Ciò garantì fin da subito un più ampio successo di pubblico che consentì alla rivista di raggiungere una tiratura di ben 20.000 copie e di attestarsi quale punto di riferimento politico-culturale della contestazione studentesca. D’altra parte, un’apertura così esplicita alle istanze del movimento si rivelò presto quale motivo di una profonda spaccatura nella direzione fra coloro che intendevano sostenere le ragioni della contestazione e coloro che, come Giuliani, avrebbero voluto proseguire su una strada teorica e critica più strettamente letteraria. Su queste basi, nel numero di marzo del 1969, il sedicesimo, Giuliani abbandonò la direzione con un articolo intitolato Perché lascio la direzione di Quindici, anticipando la chiusura definitiva della rivista, che sarebbe avvenuta in agosto, con il numero 19.Nel 1968, intanto, Giuliani aveva curato per Einaudi, insieme con Jacqueline Risset, un’antologia dei poeti francesi che ruotavano attorno alla rivista Tel Quel diretta da Philippe Sollers e, nel settembre dell’anno successivo, pubblicò con Feltrinelli Il tautofono: 1966-1969 (Milano 1969), la raccolta che porta a compimento il suo percorso di ricerca nella Nuova avanguardia. Tecnicamente il tautofono è un test psicologico simile alle macchie di Rorschach che alle immagini sostituisce frasi e suoni che somigliano o alludono a sequenze di parole prive, però, di significato. L’opera di Giuliani si presentò dunque come un marchingegno linguistico in cui l’accumulo di materiali narrativi eterogenei consentiva ai registri più disparati di sovrapporsi l’uno sull’altro fino a sfidare i limiti del senso. Dall’altra parte Giuliani avviò in questi anni un’opera di divulgazione dei classici della letteratura italiana leggendo e commentando, per le trasmissioni radiofoniche della RAI, la Gerusalemme liberata e cominciando una Antologia della poesia italiana che si fermò però ai due volumi Dalle origini al Trecento che, come recitava la quarta di copertina, furono «concepiti per avvicinare alla poesia dei classici i lettori comuni, fuori da ogni obbligo scolastico».

Il ritorno alla poesia: 1969-2007

Dopo Il tautofono, la ricerca poetica di Giuliani, se non per uscite occasionali, sembrò concedersi un momento di riflessione e alle «poesie senza versi» del Giovane Max (Milano 1972), pensate ancora nel clima sperimentale della Nuova avanguardia e all’incrocio tra poesia, narrazione e diario, seguirono l’auto-antologia Chi l’avrebbe detto (Torino 1973), il canovaccio Nostro padre Ubu: scenario in onore di Alfred Jarry (Roma 1977) e la raccolta Anima asola malsana (Modena 1981). Giuliani si impegnò maggiormente in questi anni sul fronte critico e accademico, insegnando letteratura italiana moderna e contemporanea a partire dal 1971 presso il corso di laurea Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS) di Bologna, e dal 1980 fino al 1995 come professore ordinario di storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Chieti. Continuò senza interruzioni la sua attività di critico militante su riviste e quotidiani, brevemente su Il Messaggero e, fin dalla sua fondazione, su la Repubblica. La sua collaborazione con il giornale di Eugenio Scalfari cominciò il 24 gennaio 1976, con una recensione a un vecchio romanzo di Clotilde Scanabissi (Nyta Jasmar) e si concluse, a pochi mesi dalla morte, con una recensione ai racconti di Gian Carlo Fusco, il 1° aprile 2006. Molti di quegli articoli furono poi riuniti in Le droghe di Marsiglia (Milano 1977) e, successivamente, in Autunno del Novecento: cronache di letteratura (Milano 1984).Dopo la pubblicazione di Versi e nonversi (Milano 1986), che raccoglie la maggior parte delle poesie edite e inedite scritte dal 1950 al 1984, Giuliani tornò finalmente alla ricerca poetica, ma, senza rinunciare alla complessità metrica e stilistica dei suoi lavori precedenti, sembrò mettere da parte la sperimentazione degli anni della Nuova avanguardia. Ebbrezza di placamenti (introd. di R. Luperini, Lecce 1993) e Poetrix Bazaar (introd. di R. Barilli, Napoli 2003) sembrarono infatti seguire una linea più personale giocata sul filo della riflessione autoironica e del frammento emblematico. Nel 2004, accompagnata da un saggio di Ugo Perolino, da un breve scritto autobiografico e da una bibliografia essenziale della critica, comparve a Verona l’ultima antologia delle poesie di Giuliani, Furia serena: opere scelte, cui seguì Dal diario di Max (Valenzano 2006), un aggiornamento e un compimento dell’opera scritta trentaquattro anni prima, arricchito dai disegni di Achille Perilli.Alfredo Giuliani morì a Roma il 20 agosto del 2007.La sua ricchissima biblioteca (circa 12.000 volumi, spesso provvisti di annotazioni, postille e dediche autografe) fu acquisita nel 2009 dal Centro manoscritti dell’Università di Pavia per il tramite della Fondazione Maria Corti ed è in corso di catalogazione.

Bibliografia

La recensione di P.P. Pasolini a Cuore zoppo, intitolata Il neo-sperimentalismo, apparve in Officina, II (1956), 5, pp. 169-182; ora da ultimo si legge in Id., Saggi sulla letteratura e sull’arte, a cura di W. Siti – S. De Laude, II, Milano 1999, pp. 1221 s. Un profilo biografico di G. fu redatto da G. Ferroni, in Letteratura italiana. I contemporanei, VI, Milano 1974, pp. 1683-1708. Si segnala, inoltre, l’intervista a G. nel volume di R. Minore, La promessa della notte. Conversazione con i poeti italiani, Roma 2011.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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