Lascia un commento

PAOLO GIORDANO

Rivelazione della Letteratura Italiana, riconosciuto universalmente con la vendita di milioni di copie dei suoi libri.

Autore de: “LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI”

Il ROMANTICISMO MODERNO CONTRO L’IRRAZIONALITA’ DELLA SCIENTIFICITA’

La solitudine dei numeri primi, due anime affini che non riescono a congiungersi.

La solitudine dei numeri primi è un romanzo del 2008. L’autore, PaoloGiordano, all’epoca dell’uscita del libro era un giovane dottorando inFisica con la passione per la letteratura. Il romanzo racconta lastoria di un ragazzo e una ragazza che si rincorrono per tutta la vitasenza mai incontrarsi veramente, si trovano e si perdono più volte,due anime affini che non riescono a congiungersi. La solitudine deinumeri primi ottenne un gran successo vincendo molti premi letterari enel 2010 ne verrà tratto un film diretto da Saverio Costanzo.

Paolo Giordano nasce a Torino nel 1982.
Nel 2006 si laurea in Fisica presso l’Università di Torino.Tra il 2006e il 2007 frequenta la Scuola Holden, una scuola di scrittura fondataa Torino nel 1994 dallo scrittore Alessandro Baricco.Nel 2008 pubblicail suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi, con cui siafferma come scrittore e vince il prestigioso Premio Strega.Scrivearticoli e racconti su vari giornali e riviste, in particolare sulsettimanale «Gioia». Tra i racconti si può ricordare La pinna caudale,pubblicato nel 2008 su un numero della rivista «Nuovi Argomenti»dedicato ai giovani scrittori. Nel 2010 consegue il dottorato inFisica.Nel Teorica 2012 pubblica il suo secondo romanzo, Il corpoumano. Nel 2014 pubblica il romanzo Il nero e l’argento. La Solitudine dei numeri primi viene pubblicato da Mondadori nel 2008.Otterrà un grande successo in Italia, vendendo più di un milione dicopie, e verrà presto tradotto in tutta Europa. Oltre al successo dipubblico, ha ottenuto anche l’approvazione della critica, vincendomolti importanti premi letterari, tra cui spiccano il Premio CampielloOpera Prima, dedicato agli scrittori esordienti e il Premio Strega,attualmente il più importante premio letterario in Italia. Nel 2008, asoli 26 anni, Paolo Giordano diventa così il più giovane scrittore adaver vinto il Premio Strega.

Il   titolo

Una curiosità è che il titolo del romanzo, La solitudine dei numeriprimi, non fu scelto dall’autore ma dall’editor della MondadoriAntonio Franchini. Il titolo inizialmente scelto da Giordano eraDentro e fuori dall’acqua. Questo non deve stupire troppo, poiché èpratica abbastanza comune nelle case editrici quella di cambiare iltitolo. Bisogna poi sottolineare che, come lo stesso Giordano haammesso, il titolo e la copertina, in cui è riportata la foto di unaragazza dallo sguardo fisso e penetrante, hanno probabilmentecontribuito ad attirare l’attenzione dei lettori su questo romanzo.Accanto a un’opera letteraria ottima come quella di Giordano c’èdunque anche un buon lavoro di marketing e pubblicità da parte dellacasa editrice.

  La trama

La solitudine dei numeri primi racconta in parallelo le vite dei suoi due protagonisti, Alice e Mattia, due ragazzi segnati da un trauma.
La storia inizia a Torino, dove i due ragazzi nascono e crescono. Perentrambi l’infanzia è segnata da un evento traumatico. Per Alice sitratta di un incidente durante una gara di sci, in seguito al qualerimarrà zoppa a vita. Questo incidente compromette anche il rapportocon il padre, che voleva fare della figlia una grande sciatrice el’aveva spinta verso questo sport. Crescendo Alice inizia a soffriredi anoressia, disturbo che la accompagnerà per il resto della suavita. Per Mattia invece l’evento traumatico è la scomparsa dellasorella gemella Michela.
 Michela soffriva di un ritardo mentale e per questo Mattia dovevaoccuparsi di lei in ogni momento. Un giorno Mattia vuole andare a unafesta di compleanno e decide di lasciare la sorella nel parco da sola.Michela non verrà mai più trovata e si ipotizzerà che sia annegata inun canale nel parco.  A scuola Alice riesce a stringere un’amicizia,seppur breve, con Viola Bai, una ragazza molto popolare. Anche sel’amicizia dura poco, è proprio Viola che spinge Alice a conoscereMattia. In questa fase inizia il rapporto tra i due ragazzi,accomunati da un’esistenza problematica e da un carattere chiuso eintroverso. Il rapporto non si evolve però in una storia d’amore edopo la scuola Alice e Mattia intraprenderanno due cammini differenti,lei verso la fotografia e lui studia invece matematica.
I ragazzi torneranno a incontrarsi in questi anni, Mattia racconteràad Alice la storia della sorella Michela, che lo tormenta fin dabambino, e tra i due ci sarà anche un bacio. Gli eventi, però,intervengono a separare di nuovo Alice e Mattia; il ragazzo è infattichiamato per un posto di lavoro come insegnante universitario nel nordEuropa e, dopo alcuni ripensamenti, decide di partire. Nell’universitàstraniera stringe amicizia con un collega, Alberto, attraverso ilquale conosce una donna, Nadia, con la quale avrà una breve storia chenon avrà seguito. Nel frattempo la mamma di Alice si ammala e, infine,muore. Mentre assiste la madre in ospedale, Alice conosce un medico,Fabio, che la corteggia a riuscirà alla fine a convincerla a sposarlo.Il matrimonio dura però poco, poiché Alice non riesce ad avere figli acausa della sua anoressia e rifiuta di curarsi. I due si separano eAlice torna a vivere da sola. Un incontro molto particolareriavvicinerà i destini di Alice e Mattia ancora una volta. Un giornoinfatti Alice vede una ragazza che assomiglia molto a Mattia e pensache possa essere la sorella dispersa Michela. Alice chiama alloraMattia e gli chiede di raggiungerlo. I due si incontrano, ma Alice nonriesce a raccontagli ciò che ha visto e ha pensato, si baciano dinuovo, ma alla fine Mattia riparte e il romanzo finisce con l’ennesimaseparazione, senza che i due riescano veramente a trovarsi e abbianoil coraggio di restare insieme.

La metafora dei numeri primi.

Nel romanzo La solitudine dei numeri primi, così come nel titolo, sifa riferimento ai numeri primi. In senso metaforico i numeri primirimandano alla solitudine, in quanto sono quei numeri che sonodivisibili solo per se stessi e per zero, ossia che non hannorelazioni con altri che non con se stessi e con il nulla. Lo spaziotra l’io e il nulla è lo spazio della solitudine, quello che occupanoi protagonisti di questo romanzo.Nel corso della narrazione Alice e Mattia sono paragonati a due numeriprimi gemelli, ossia due numeri primi divisi da un solo numero, vicinima che non si possono congiungere.   E’ un romanzo atipico perchéracconta la storia di due personaggi che non riescono ad incontrarsi,due anime gemelle che si amano ma che non riescono a stare insieme.Questo romanzo tocca in questo modo tematiche molto importanti, comela solitudine insormontabile e le problematiche legate alla socialità,ma anche le difficoltà dei giovani moderni, dalla fuga all’estero pertrovare lavoro, all’anoressia e la depressione. Il romanzo riflette inmodo amaro sul mondo contemporaneo del benessere, in cui i giovanihanno tutto ciò che è materiale ma sono abbandonati alla lorosolitudine. I protagonisti del romanzo, segnati da traumi che nonriescono a superare, si rifugiano in se stessi, autoescludendosi dalmondo. La solitudine è allora ciò che li accomuna ma che, perdefinizione, li allontana anche l’uno dall’altra.  Lontano da essereuna storia d’amore tradizionale, da lieto fine, La solitudine deinumeri primi ci racconta invece un rapporto impossibile, la difficoltàdi raggiungere quella felicità che è a un passo, quel passo chediventa una distanza incolmabile se non si hanno gambe adatte adaffrontarlo. Si tratta quindi di una riflessione profonda e di unadiscesa nella mente dell’essere umano e dei suoi lati piùinspiegabili. Il romanzo di Giordano racconta un destino di dolore,che si spinge fino quasi all’autolesionismo, e la negazione di unasoluzione che per tutti gli altri sarebbe ovvia e facile, ma che peralcuni diventa impossibile.  L’infanzia di Mattia e di Alice è segnatada due traumi: per lui è la morte della sorella, per lei un incidentesciistico che la lascia zoppa e che la porta alla depressione eall’anoressia.

La trama

Mattia e Alice si conoscono durante l’adolescenza e nasce tra loro unlegame profondo. Ciononostante i due si dividono: Mattia va a studiarematematica, Alice fotografia. Mattia parte per il nord Europa doveinsegna all’università, nel frattempo Alice sposa un medico, ma ilmatrimonio finirà presto a causa del rifiuto da parte di lei di curarela propria anoressia. Alice pensa di aver visto la sorella di Mattia egli dice di raggiungerla. I due si vedono ma Alice non riesce araccontare ciò che ha visto. Alice e Mattia si dividono di nuovo;nonostante sia ormai chiaro l’amore che li lega, non riescono tuttaviaa decidersi a restare insieme.
Nel romanzo l’autore usa la metafora dei numeri primi per indicare lasolitudine dei due protagonisti, due anime solitarie e affini chenonostante si amino non riescono a superare la distanza che li dividee a raggiungere la felicità. Nel libro vengono affrontati i temi dellasolitudine insormontabile, della difficoltà di socializzare e delleproblematiche che i giovani d’oggi devono affrontare nella vita e nellavoro (fuga all’estero).

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, ilcalcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi conil suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori”una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così,quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si preparaad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questogiovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quandospiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare ilproprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemicoche lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò chenella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rossoinvece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è ilcolore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e sichiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche unarealtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile davedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre cheBeatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel biancoche tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé,sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire etrovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

Il corpo umano

Per Giordano questo secondo romanzo era una prova importante. Dopol’esordio fulminante di cinque anni fa con La solitudine dei numeriprimi, che ha venduto oltre due milioni di copie in tutto il mondo, ilragazzo prodigio, oggi quasi trentenne, doveva dimostrare di nonessere una meteora, bensì un astro capace di splendere a lungo nelcielo della letteratura. E per quanto mi riguarda, ci è riuscito.
Il corpo umano è un ritratto minuzioso delle relazioni personali in uncontesto peculiare: quello di una base militare in un avampostosperduto nel deserto del Gulistan, nel sud dell’Afghanistan. I soldatiprotagonisti del romanzo sono tutti venti-trentenni alle prese conun’esperienza più grande di loro che lascerà segni profondi, che tuttitenteranno disperatamente di cancellare. L’incipit è illuminante:
Negli anni successivi alla missione, ognuno dei ragazzi s’impegnò arendere la propria vita irriconoscibile, finché i ricordi diquell’altra, dell’esistenza di prima, non si macchiarono di una lucefasulla, artificiale, ed essi stessi non si convinsero che niente diquello che era accaduto fosse accaduto realmente, o per lo meno, non aloro.
Chi non ama le storie di guerra, non tema: Il corpo umano è sì unromanzo ambientato in un contesto ostile, ma non narra di trincee,armi e battaglie. La violenza, le poche volte in cui compare, è sempreun mezzo per interrogarsi sui rapporti umani, sui valori, sui legamifamiliari e la loro influenza sulla vita adulta, un tema molto caro aGiordano, che scava nel passato e nell’intimità dei suoi personaggifino a dar loro un’identità così precisa che il lettore, in alcunepagine particolarmente ben riuscite, finisce catapultato inAfghanistan, soldato tra i soldati.Lo sforzo di documentazione, fruttodi una visita reale dell’autore alla fob (Forward Operating Base) Ice,  in cui si svolge la maggior parte della vicenda, è ben visibile nelleaccurate descrizioni delle routine che governano la vita militare, mala vera abilità dell’autore si rivela nel dar voce ai tormenti, aidubbi e alle emozioni che attraversano la mente e il cuore dei giovanisoldati. Il plotone, guidato dal maresciallo Antonio René, uomoangosciato da pesanti responsabilità militari e private, è composto daun gruppo di personalità stereotipate, ma cariche di umanità. C’è iltenente medico Egitto che preferisce affrontare le brutture dellaguerra pur di fuggire a quelle dei ricordi di famiglia, contrassegnatida un difficile rapporto con i genitori e la sorella Marianna:
Non mi lamentavo, comunque. Imparai ad accettare lo squilibrio diamore dei miei come uno svantaggio inevitabile, giusto persino.
Tra gli antipatici spicca Cederna, il soldato coraggioso ma egoista e spaccone:
 Cederna è capace di citare a memoria i primi quaranta minuti di FullMetal Jacket, battuta per battuta: Mitrano è il suo soldato Palla diLardo, la sua vittima designata, e proprio come lui non si diverteaffatto.
Poi, Ietri, il ventenne timido e ingenuo che cerca nell’esercito unmodo di affrancarsi dal legame con una madre troppo apprensiva:
Quando Ietri torna nella hall è infuriato. Ha fatto la figura deldeficiente davanti al colonnello e la colpa è tutta di sua madre. Leiallunga il collo per controllare le dita. “Perché le hai tagliate dauna parte sola? Te l’ho detto che dovevo farlo io, testone. Con lasinistra non sei capace. Vieni, andiamo.” Ietri la respinge. “Lasciamiin pace.” La donna lo squadra severamente, scuote la testa, poi simette a frugare nella borsa. “Tieni mangia questa che hai l’alitocattivo.” “Ma la vuoi smettere, cazzo?” ruggisce il caporalmaggiore.Le colpisce la mano. La caramella cade a terra e lui la calpesta conl’anfibio. Lo zucchero verde si frantuma. “Sei contenta adesso?” DiSalvo si volta a guardarli insieme alla famiglia e, seppure con lacoda dell’occhio, Ietri nota che anche Cederna si è girato dalla suaparte. Non sa cosa gli è preso. Due goccioloni sbocciano negli occhidella madre. Ha la bocca aperta e il labbro inferiore le trema unpoco, unito all’altro a un filo resistente di saliva. “Scusami”sussurra la donna.
Ci sono anche le donne, ma su un piano diverso, quasi mai protagonistedell’azione, ma sempre decisive nello scatenare sentimenti. Ci sonoquelle in divisa che condividono la vita del campo e quelle sognate, acasa, ad aspettare il ritorno dei loro mariti, fidanzati, fratelli,amanti. E, infine, c’è la vita che deve ricominciare al termine dellamissione, una vita che ognuno ricostruisce come può, cercando diallontanare da sé quelle immagini e sensazioni in cui il corpo èsempre protagonista. Forse è l’ultima parte del romanzo l’unica amostrare qualche segno di debolezza perché, dopo pagine distraordinaria intensità emotiva, è difficile congedarsi raccontandol’esistenza che torna a scorrere sui binari di una normalità piùanelata che raggiunta.

IL  NERO E L’ARGENTO

Dopo aver pubblicato due libri di grande successo come “La solitudinedei numeri primi”, Premio Strega, e “Il corpo umano” con la casaeditrice Mondadori, cambia non solo editore ma anche agente.
In questo libro Paolo Giordano affronta il tema dell’amore giovanile,di una coppia che è felice ma allo stesso tempo ha paura di scoprirenella quotidianità e nel tempo l’insinuarsi dell’abbandono. Per Nora eil marito, protagonisti del libro “Il nero e l’argento” , arriverà ilmomento di fare i conti con il futuro, con il tempo che insinua dubbie trascorrendo porta alla perdita.
I rapporti hanno bisogno di essere definiti, delimitati, riconosciutialtrimenti si rischia di perdersi nell’immenso spazio, è così che sisentono i due giovani innamorati. Nel momento in cui la signora A.entra nelle loro vite per aiutarli nelle faccende domestiche, diventail loro faro, la bussola, la testimone di quel rapporto.Quello che faPaolo Giordano in questo suo ultimo libro “Il nero e l’argento” èraccontare l’amore e il rapporto attraverso i gesti, le inclinazioni,i momenti di contrasto, narrando la quotidianità pe mostrare come ilpericolo sia dietro l’angolo. Così quello che sembra essere soloun’inversione di rotta, un piccolo insuccesso si andrà ad affiancareagli altri e sommandosi rovineranno irrimediabilmente il rapporto.“Ilnero e l’argento” di Paolo Giordano è un libro che partedall’osservazione esterna, ma si addentra nel cuore dei personaggi permostrarne la fragilità e la mancanza di equilibrio stabile. Einaudi,2014 – Dopo l’incredibile successo de La solitudine dei numeri primi,Paolo Giordano racconta di un matrimonio giovane e della malattiadella tata, la signora A.
Dopo l’incredibile successo de La solitudine dei numeri primi, PaoloGiordano, al suo terzo romanzo, racconta di un matrimonio giovane edella malattia della tata, la signora A.Paolo Giordano, classe 1982, èdiventato famoso in parecchie zone del mondo con il libro vincitoredel Premio Strega 2008, che poi è diventato anche un film, di grandesuccesso. Tutto ciò che toccava diventava oro e a ventisei anni eragià una star della letteratura.E’ arrivato poi il secondo libro, Ilcorpo umano, che ha celebrato Giordano come il vero romanziere delnostro tempo. Due cose sono cambiate con questo terzo volume: è laprima volta che pubblica con Einaudi, in precedenza i suoi libri sonousciti con Mondadori. La lunghezza: questo è un romanzo breve chesupera di poco le cento pagine. I personaggi che incontriamo sono unagiovane coppia, l’io narrante e Nora, il figlio Emanuele e la signoraA., che vigila sulla famiglia: fa le faccende domestiche, va a fare laspesa, cucina, stira, sta sempre con il suo Emanuele. Scrive Giordano:
“La signora A. era la sola vera testimone dell’impresa che compivamogiorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senzail suo sguardo ci sentivamo in pericolo”.
Una coppia fragile: lui sempre all’Università, Nora che passa il suotempo tra il figlio e collaborazioni di lavoro, hanno un rapportosimbiotico con la domestica, una donna semplice, che difficilmentecompra un vestito, delle scarpe. Da quando è rimasta vedova, lasignora A., non ha più voglia di sembrare una donna curata e vestitacon gusto, tanto che Nora deve costringerla ad andare dalparrucchiere. Ecco la disgrazia: la signora A., che non ha mai fumatoe ha fatto una vita sobria e senza eccessi, si ammala di tumorepolmonare. Per la famiglia è uno choc, i due sposi sono atei, maritengono sia caduta un qualcosa di “miracoloso in negativo”, pertogliere certezze, per vedere Emanuele senza la “tata”.La donna iniziaun ciclo di chemioterapia, stranamente non perde i capelli, lamalattia non sembra andare in remissione. Tutto è perduto.I due sposinon si toccano più, non hanno più voglia di fare l’amore, la malattiadella loro donna di servizio li rende asessuati, tremuli, insicuri,sono ancora innamorati? La donna A., che viene chiamata Babette comela cuoca del film omonimo, non può più fare i servizi di una volta. Sichiude in casa, poi va da una cugina a morire. Il lutto di Babette èuna disgrazia per i due giovani sposi che soffrono come se avesseroperso un parente stretto.”Il cancro della signora A., un solo grumoinfinitesimale di cellule riottose che si erano moltiplicate senzasosta fino a diventare evidenti, eravamo, a dispetto delle nostresperanze, insolubili l’uno nell’altro”.Con Il nero e l’argentoassistiamo all’infelicità di un matrimonio che non trova unasoluzione.Questo libro di Giordano, che per la prima volta tratta dimatrimonio nei suoi libri.Una scrittura densa e ansiosa, che non sidimentica facilmente.
 Nel nuovo “Il nero e l’argento”, Paolo Giordano affronta l’amore e lamorte dalla prospettiva peculiare di quello che resta: da un lato, ilricordo di chi c’è stato (con i doverosi flashback), dall’altro lapresenza paradossale di un’assenza schiacciante. E i personaggi sichiedono, pagina dopo pagina, cosa può succedere anche alla loro vita,ora che la signora A., chiamata affettuosamente Babette, è statastroncata dalla malattia:
Nella nostra vita, la vita mia e di Nora e di Emanuele che aquell’epoca sembrava rivoluzionarsi ogni giorno e oscillavapericolosamente al vento come una pianta giovane, lei era un elementofisso, un riparo, un albero antico dal tronco così largo da nonriuscire a circondarlo con tre paia di braccia. (p. 8)
La signora A. non è una presenza ingombrante: è stata una governante,una babysitter, una amica pur mantenendo la distanza, talvolta unanonna, protettiva e sempre coerente al suo riserbo congenito. Un numetutelare, potremmo dire, della famiglia del protagonista: è arrivataquando Nora, la moglie, era costretta a letto nei lunghi mesi dellagravidanza, ed è rimasta finché il cancro non ha iniziato a mangiarlela dignità. L’abbraccio della sua saggezza, a tratti asciutta e atratti capace di grandi slanci, era un punto fermo nella vita un po’rabdomantica della coppia: “senza il suo sguardo, ci sentivamo inpericolo”. (p. 17) Sì, perché Nora e l’io-narrante sono incappati nelloro amore quasi senza accorgersene, e anche la convivenza vive moltodel qui e adesso. Lo si evince, ad esempio, da questo bellissimopasso, che suggerisce l’atteggiamento della coppia:
Abbiamo una strana mania iconoclasta, Nora e io: non conserviamoalcunché, non ci scambiamo lettere né biglietti (a eccezione diqualche lista della spesa), durante i viaggi non acquistiamo souvenirperché per lo più sono di cattivo gusto e oramai si trovano uguali inogni parte del mondo e, da quando i ladri hanno visitatol’appartamento, non custodiamo oro né gioielli, semplicemente non nepossediamo. L’esistenza del nostro tempo insieme è affidata alla buonamemoria, la nostra e quella in silicio di una scheda madre. No,neppure noi due, Nora, ci ricordiamo del futuro. Non abbiamo un albumdel matrimonio, ti pare possibile? Eppure un giorno ci troveremoabbastanza lontano da quel momento da volerlo rivivere almeno nelleimmagini. (p. 63)

Profondamente cambiati e colpiti dalla malattia della signora A., Norae il marito non si tirano indietro, e anzi seguono i passi sempre piùinesorabili verso la morte della signora A. E qui Paolo Giordano dà ilmeglio: scava nei dettagli che trasformano la misconoscenza di unpersonaggio in qualcosa di più, ci mostra il ritratto della signora A.attraverso le parole e soprattutto i gesti più minuti. Nel passaredelle pagine, lo scrittore mette in pratica questa sua riflessione:
“Può accadere, dopo anni di convivenza, di scorgere simboli ovunque cisi volti, tracce della persona con la quale abbiamo diviso così alungo gli spazi”. (p. 87)

Pare incredibile: nelle centodiciotto pagine di narrazione, queisimboli si materializzano anche davanti ai nostri occhi, a voltecullandoci (come nella bellissima scena del primo incontro tra Nora eil marito), spesso sferzandoci (le ultime pagine sono a prova dilacrime anche per i più cinici). E in questo sta la forza di questoromanzo: nel potere di sbaragliare le difese dei lettori, e di scavareentro realtà a volte scomode, che preferiamo affrontare solo quando ciè inevitabile. Il tutto, con la Come sempre la scrittura di Giordanoscorre veloce . Si sente in questo libro la necessità di fotografareun momento cruciale per l’autore con frasi miliari, meno semplici edintuitive rispetto al linguaggio degli altri due romanzi. Frasi chesentono la necessità di dare un nome, una definizione universale allecose. Il libro è stato definito dall’autore “sentimentale”. E ineffetti i sentimenti sono i veri protagonisti, nel loro avvicendarsisulla scena. La storia e i personaggi si definiscono gradatamentesulla base delle emozioni che emergono mammano. Non esiste un veroprotagonista. Non lo è la voce narrante, la signor A., il suo male.Non lo sono Nora o Emanulele. Al centro, come negli altri due romanzi,resta lo sviluppo delle emozioni e il suo effetto altalenante sullavita dei personaggi. Ogni vita raccontata lascia spazio alle possibilifantasie del lettore sull’epilogo o il proseguio del suo percorso. Lastoria stessa racconta di come il venir meno di un punto diriferimento lasci a volte allo sbando il corso del destino delle viteche attorno a lui ruotavano, a modo loro. Molte parti del librolasciano il senso di un possibile sviluppo non concluso. I personaggisono abbozzati e il loro percorso lasciato intuire ed immaginare.Sembra quasi un lav

DIVORARE IL CIELO

Divorare il cielo è l’ultimo romanzo di Paolo Giordano, giovanescrittore della scuola piemontese, quindi analitica, riflessiva,capace di comporre pagine di attualità narrativa con quel pizzico diprofumo ‘retrò’ tipico della cultura torinese, gente maidefinitivamente nel presente o nel futuro, sempre intrisi nel cuoredalla malinconia del ricordo, quindi dei temi legati al presente comefrutto del passato, una relazione diretta, a volte nostalgica.
Giordano nasce a Torino nel 1982 e diviene scrittore per passione: lasua mente matematica lo porta allo studio della fisica finalizzata alconseguimento della laurea proprio in tal ambito presso l’Universitàdi Torino, laurea che gli consente di vincere una borsa di studio perproseguire gli studi in un dottorato specifico sulle particelle inambiti fisici, ma le sue stelle dicono altro e l’altro è la scrittura.
La sua arte narrativa si svolge parallela agli studi accademici e giàdal debutto Giordano si dimostra scrittore vincente: La solitudine deinumeri primi, edito da Mondadori nel 2008, vince il Premio Strega e lacarriera di scrittore, improvvisamente, al primo ‘colpo’ editoriale,lo pone nelle librerie come uno dei maggiori giovani talenticontemporanei su scala mondiale. Le vicende di Alice e Mattia, iprotagonisti di questa sua prima fatica letteraria , si evolvono nellavita partendo proprio dall’età dell’infanzia, per Giordano (tematicain comune ad esempio con altri narratori come Stephen King) momentocruciale nel determinare peculiarità esistenziali, pregi, lacune,psicosi dell’età adulta.
Ne ‘La solitudine dei numeri primi’ il percorso esistenziale nonaccade mai per caso: in questo la fisica, una scienza logica maastratta, aiuta molto Giordano a connettere i propri personaggi con ilmondo che affrontano, una narrativa che ritroviamo proprio nell’ultimoromanzo dello scrittore, Divorare il cielo, uscito nel maggio 2018 perle edizioni Einaudi.
Sono trascorsi dieci anni dal giorno in cui la vita di Paolo Giordanocambiava con la vittoria del Premio Strega e la pubblicazione conMondadori de ‘La solitudine dei numeri primi’, ma ancora l’adolescenzacome momento di crescita, calderone di empatie, simpatie, sogni, leprime delusioni, le illusioni comunque vitali della giovane età,nell’adolescenza prima e nell’età adulta poi ,si manifestano sottoforma di peculiarità caratteriali, di segni marchianti nel sottocute enella sfera emozionale dei protagonisti del libro.
Le ambizioni del romanzo sono implicitamente celate nel titolo,Divorare il cielo, un titolo che racchiude la potenza della passioneche spuma nei giovani adulti protagonisti come un novello vivace epoco raffinato ma in grado di lasciarsi assaporare nella suaprorompente vitalità, una sorta di istinto mediato dall’energia dellagioventù. In questo mood passionale, quasi scapestrato nell’accezionepiù letteraria del termine, il titolo racchiude la stessa vitalità di‘Noi siamo infinito’ di Stephen Chbosky, quel senso di onnipotenzagiovanile che solo l’ingresso nell’età adulta definitiva può sopire.In quel caso tramite la disillusione, un percorso che conoscerannoanche i due protagonisti principali della trama narrata e scritta daGiordano.
Teresa ogni anno si reca in Puglia per trascorrere, lontano da Torino,le vacanze nella masseria della nonna.Una notte entrano di nascosto nella proprietà della nonna di Teresatre ragazzi che si tuffano nudi in piscina: la ragazza li osserva enon li giudica, li osserva e prova per loro empatia generazionale,ormonale, quasi animale intesa come istinto di specie, di brancocondiviso nella modalità di espressione del corpo come linguaggio,della nudità come essenza fine a se stessa, naturale.Al centro di quell’universo di energie prepotenti si pone Bern, unasorta di buco nero caratteriale in grado di assorbire le personalitàdi chiunque gli stia accanto, divoratore non di cosmi ma dipersonalità che rimette in gioco attraverso la sua visione a volteanarchica della vita, irrazionale, istintiva.
Bern ama, vive al massimo, avrà un figlio con una ragazza che non saràTeresa, propone le piccole avventure adolescenziali di questi ragazzilontani dalla vita vissuta.Bern non conosce limiti e spinge chiunque asuperare i propri sfidando i demoni della convenzionalità e delleregole sociali, un anarchico non ideologico, esistenziale che proponeil suo stile di vita chiedendone condivisione, ma al centro c’è semprelui.Teresa e Bern avranno una storia, come se fosse una logica conseguenzadella loro conoscenza in quella notte pugliese, un amore estivo ma diquelli che segnano, di quelli che porti dentro tutta la vita anchequando la vita ti chiama altrove, ti vuole altrove.La mente però èsempre là, in quel momento, anche dopo anni trascorsi nella routineborghese e socialmente definita.
Bern vive in una comune non lontano dalla masseria della nonna diTeresa e la ragazza cerca di capire quel mondo un po’ di più, ogniestate in cui si reca dalla nonna: dal suo universo borghese, Teresasi pone di fronte a quello filosofico dei ragazzi in cui religione esodalizi su ideologie condivise, non sono altro che il fiuto istintivonell’approcciarsi alla vita, il contrario di Teresa e della sua vitaall’interno delle regole convenzionali.Bern e Teresa si ameranno una sola volta ma sarà l’Amore con la Amaiuscola, quello che la ragazza si porterà sempre dentro e, chissà,forse anche lo stesso Bern anche se mai andrà oltre quell’unico ‘tiamo’.La narrativa di Giordano esalta i temi del libro, le storie intrise diun romanticismo post-moderno, istintivo, anarchico. Il libro scorresul filo dell’irrazionalità dei tre ragazzi in contrapposizione con lecrisi esistenziali di Teresa alla ricerca di se stessa in quel grandegioco della vita che si chiama adolescenza.
Oro incompiuto, l’antefatto a possibili racconti e storie successive.Ma l’intento era forse questo: di descrivere il senso di incertezza sututto, nel momento in cui la morte si prende una parte della nostravita. Il libro nasce dalla necessità di fermare su carta le emozionidolorose di una perdita, non soffermandosi sulla necessità di narrarequesto evento con i crismi temporali di una trama finita.piacevolezzadi una grande storia d’amore; anzi, una storia di più amori.

Divorare il cielo è l’ultimo romanzo di Paolo Giordano, giovanescrittore della scuola piemontese, quindi analitica, riflessiva,capace di comporre pagine di attualità narrativa con quel pizzico diprofumo ‘retrò’ tipico della cultura torinese, gente maidefinitivamente nel presente o nel futuro, sempre intrisi nel cuoredalla malinconia del ricordo, quindi dei temi legati al presente comefrutto del passato, una relazione diretta, a volte nostalgica.
Giordano nasce a Torino nel 1982 e diviene scrittore per passione: lasua mente matematica lo porta allo studio della fisica finalizzata alconseguimento della laurea proprio in tal ambito presso l’Universitàdi Torino, laurea che gli consente di vincere una borsa di studio perproseguire gli studi in un dottorato specifico sulle particelle inambiti fisici, ma le sue stelle dicono altro e l’altro è la scrittura.
La sua arte narrativa si svolge parallela agli studi accademici e giàdal debutto Giordano si dimostra scrittore vincente: La solitudine deinumeri primi, edito da Mondadori nel 2008, vince il Premio Strega e lacarriera di scrittore, improvvisamente, al primo ‘colpo’ editoriale,lo pone nelle librerie come uno dei maggiori giovani talenticontemporanei su scala mondiale.Le vicende di Alice e Mattia, iprotagonisti di questa sua prima fatica letteraria , si evolvono nellavita partendo proprio dall’età dell’infanzia, per Giordano (tematicain comune ad esempio con altri narratori come Stephen King) momentocruciale nel determinare peculiarità esistenziali, pregi, lacune,psicosi dell’età adulta.
Ne ‘La solitudine dei numeri primi’ il percorso esistenziale nonaccade mai per caso: in questo la fisica, una scienza logica maastratta, aiuta molto Giordano a connettere i propri personaggi con ilmondo che affrontano, una narrativa che ritroviamo proprio nell’ultimoromanzo dello scrittore, Divorare il cielo, uscito nel maggio 2018 perle edizioni Einaudi.
Sono trascorsi dieci anni dal giorno in cui la vita di Paolo Giordanocambiava con la vittoria del Premio Strega e la pubblicazione conMondadori de ‘La solitudine dei numeri primi’, ma ancora l’adolescenzacome momento di crescita, calderone di empatie, simpatie, sogni, leprime delusioni, le illusioni comunque vitali della giovane età,nell’adolescenza prima e nell’età adulta poi ,si manifestano sottoforma di peculiarità caratteriali, di segni marchianti nel sottocute enella sfera emozionale dei protagonisti del libro.
Le ambizioni del romanzo sono implicitamente celate nel titolo,Divorare il cielo, un titolo che racchiude la potenza della passioneche spuma nei giovani adulti protagonisti come un novello vivace epoco raffinato ma in grado di lasciarsi assaporare nella suaprorompente vitalità, una sorta di istinto mediato dall’energia dellagioventù. In questo mood passionale, quasi scapestrato nell’accezionepiù letteraria del termine, il titolo racchiude la stessa vitalità di‘Noi siamo infinito’ di Stephen Chbosky, quel senso di onnipotenzagiovanile che solo l’ingresso nell’età adulta definitiva può sopire.In quel caso tramite la disillusione, un percorso che conoscerannoanche i due protagonisti principali della trama narrata e scritta daGiordano. Teresa ogni anno si reca in Puglia per trascorrere, lontanoda Torino, le vacanze nella masseria della nonna. Una notte entrano dinascosto nella proprietà della nonna di Teresa tre ragazzi che situffano nudi in piscina: la ragazza li osserva e non li giudica, liosserva e prova per loro empatia generazionale, ormonale, quasianimale intesa come istinto di specie, di branco condiviso nellamodalità di espressione del corpo come linguaggio, della nudità comeessenza fine a se stessa, naturale. Al centro di quell’universo dienergie prepotenti si pone Bern, una sorta di buco nero caratterialein grado di assorbire le personalità di chiunque gli stia accanto,divoratore non di cosmi ma di personalità che rimette in giocoattraverso la sua visione a volte anarchica della vita, irrazionale,istintiva. Bern ama, vive al massimo, avrà un figlio con una ragazzache non sarà Teresa, propone le piccole avventure adolescenziali diquesti ragazzi lontani dalla vita vissuta. Bern non conosce limiti espinge chiunque a superare i propri sfidando i demoni dellaconvenzionalità e delle regole sociali, un anarchico non ideologico,esistenziale che propone il suo stile di vita chiedendonecondivisione, ma al centro c’è sempre lui. Teresa e Bern avranno unastoria, come se fosse una logica conseguenza della loro conoscenza inquella notte pugliese, un amore estivo ma di quelli che segnano, diquelli che porti dentro tutta la vita anche quando la vita ti chiamaaltrove, ti vuole altrove. La mente però è semprelà, in quel momento, anche dopo anni trascorsi nella routine borghesee socialmente definita.Bern vive in una comune non lontano dallamasseria della nonna di Teresa e la ragazza cerca di capire quel mondoun po’ di più, ogni estate in cui si reca dalla nonna: dal suouniverso borghese, Teresa si pone di fronte a quello filosofico deiragazzi in cui religione e sodalizi su ideologie condivise, non sonoaltro che il fiuto istintivo nell’approcciarsi alla vita, il contrariodi Teresa e della sua vita all’interno delle regole convenzionali.Bern e Teresa si ameranno una sola volta ma sarà l’Amore con la Amaiuscola, quello che la ragazza si porterà sempre dentro e, chissà,forse anche lo stesso Bern anche se mai andrà oltre quell’unico ‘tiamo’.  La narrativa di Giordano esalta i temi del libro, le storieintrise di un romanticismo post-moderno, istintivo, anarchico. Illibro scorre sul filo dell’irrazionalità dei tre ragazzi incontrapposizione con le crisi esistenziali di Teresa alla ricerca dise stessa in quel grande gioco della vita che si chiama adolescenza.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: