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BRICIOLE DI UN SOGNO: GUIDA ALLA COMPRENSIONE DEL TESTO

GUIDA ALLA COMPRENSIONE DEL ROMANZO

TRIESTE, 21-10-2020

Il romanzo nasce da un’urgenza di offrire ai lettori,in un ampio ventaglio narrativo speculare, le pagine più inaudite del dolo re ancestrale  dei servi della gleba della mia terra, sempre più ghettizzati dal tiran-nico   potere antelucano, fino a renderli “invisibili”fino all’unità d’Italia e,precisa- mente dopo l’inganno della spedizione dei Mille di Garibaldi,che era riuscito a racco gliere i Mille, non solo attraverso la campa gna  propagandistica di Pilo e Crispi. So prattutto, in seguito alle non mantenute promesse contenute nei proclami del generale che,aveva garantito l’assegna zione in proprietà delle terre, coltivate fin dai tempi dei padri, come schiavi senza il riconoscimento di alcun diritto,se non l’arbitrio assoluto del feudatario,che fino alla fine ed oltre del Secondo dopoguerra ed oltre era molto fiorente in Sicilia e nel l’intero Meridione d’Italia.I capi del Movi mento siciliano si resero conto del tradi mento, quando Garibaldi arrivò a Napo li,dove segretamente il generale si incon trò segretamente con un alto funzionario di Casa Savoia e assicurò la consegna del Meridione al re d’Italia. Il successivo incon tro di Teano con il remissivo saluto: “Saluto te, oh Re d’Italia!” dimostrò che Garibaldi aveva liberato il Sud per conto della politica espansionistica dei Savoia mentre al Sud si credeva  nella liberazio ne da ogni forma di dominio dinastico e nella proclamazione di uno Stato di.libertà probabilmente di ispirazione repubblica na. Nessuna promessa era stata rispettata. I contadini avevano sognato da molto tem po di diventare proprietari delle terre lavo rate e non videro i loro figli vestiti con la divisa militare del Nuovo Stato,ma lividero mestamente tornare umiliati a casa,che aveva subito danni economici irreparabili per la mancanza delle braccia dei loro figli nel lavoro della terra, rimasta a lungo improduttiva. Conoscevo benissimo tale realtà e,fin dal l’infanzia, ero afflitto da un bruciante dolore  nel vedere che in paese nascevano bambini  che venivano affidate alle nonne perché il padre era partito in cerca di lavo ro all’estero e le madri dovevano andare a lavorare i campi dei padroni,altrimenti sarebbero morte di fame con i nuovi arri vati. Nessuno  dei tanti ragazzi delle cam pagne si vedeva frequentare la scuola e rimanevano analfabeti,senza alcuna alter nativa di potersi liberare dalle robuste e arrugginite catene della schiavitù. Mio padre era l’unico barbiere del paese e spesso mi consentiva di seguirlo con l’asi nella sui monti o nelle lontane campagne, dove non c’erano strade,ma solo il sentie ro tracciato dal passaggio degli animali. Pastori e contadini aspettavano il nostro arrivo prefissato ed erano di un’ospitalità incredibile. Li vedevo dormire su paglioni fatti con foglie di granturco secche, vestiti come lo erano durante il lavoro. Illuminava i loro visi, solo il riflesso della fiamma del focolare, dove rimanevano in attesa che il latte si riscaldasse per iniziare le operazioni per fare la ricotta.  Li vedevo mangiare in una scodella di legno o di pietra, con un cucchiaio e una forchetta  di legno. Dai loro discorsi apprendevo tante cose e,come Levi, mi chiedevo:”Se questo è un uomo”. Il salone di mio padre era l’unico punto d’incontro ed era diventato la casa di tutti, una vera comunità fondata sull’amicizia, su conversazioni di ogni genere,di confessioni pubbliche anche personali. Insomma era un vero notiziario.

In questa cornice, si inserisce il mio racconto, che,sulle orme di Verga, vuole dare voce alla storia di questi disperati per soprusi,sopraffazioni,ignobilicapricci,fametiranneggiamenti e schiavitù assoluta. Tale mondo che è il regno del Male o l’inferno dei poveri servi della gleba per sempre,come può desumersi dalla memo rabile convinzione de “Il gattopardo”.

Complessivamente la narrazione  si svolge nel  ventennio del secondo dopoguerra fino al trionfo del boom economico, ma con flash-beak  microcosmici ,che non sono  distanziamento dalla linea narrativa ,ma diventano spazi indispensabili  di indagine per meglio chiarire la sofferenza fisica e psicologica  delle vittime,prendere atto delle ragioni  dell’apparente trionfo del Male sugli indifesi e per verificare le diverse reazioni dei personaggi più appari scenti  per arginarne i confini. Così, l’intero romanzo non ha zone vuote,ma può circoscriversi in diverse aree. Per cui non è seguita la fluenza omogenea del narrato, ma il narrato imprime omogenei tà al nucleo centrale  del romanzo che è da identificare  nella ricerca del riscatto da ogni tipologia di Male e,conseguentemen te, la paziente  progressione da una condi zione esistenziale negativa, fino alla con- quista della democraticità, conseguita dai rivolgimenti antropologici, sociologici etici e  spirituali,che, dopo il ventennio buio, compresi  gli orrori della shoah,delle foibe  e dei lager, che hanno disumanizzato l’es sere umano, sono esplosi come necessità di ascoltare la voce della coscienza soste nuta dalla fede in un progetto di speranza di amicizia e di amore,che rendono l’uo mo   ligio alla missione che l’uomo dovrà svolgere sulla terra. 

Nella parte iniziale s’invola  il sogno di un immenso sentimento d’amore del giovane autore che freme di poter realizzare il suo sogno, in maniera alta e volatile, con l’inse guimento disperato di una piccola creatu ra,vista mentre in solitudine è rifugiata nella solitudine della spiaggia a leggere un libro di poesie,in silenzio,senza rispondere al ragazzo che la chiama, ma improvvisa mente e misteriosamente la scena si ani ma,quando il giovane scopre che la ragaz za sta meditando sul suo primo libretto di poesia. Il mistero incendia i sentimenti del giovane che sembra impazzito,perché le coincidenze gli fanno capire che è quella la ragazza da amare. Da qui gli inutili inseguimenti aerei e celesti per poterla raggiungere. Ma mentre lei si discioglie nell’azzurro infuocato del cielo,bisbiglia: “Non mi cercare; quando sarà l’ora,verrò io a cercarti”.

Incomincia la discesa del protagonista ne- gli Inferi delle anime più sofferenti,tra realtà e passato storico,come accade a Dante e quel busto di bronzo del divino poeta , rinvenuto da mia madre mentre ara la terra  è di un immenso significato simbolico. Naturalmente,si intuisce che siamo di fronte ad un sentimento d’amore angelicato.  La realtà,in cui vive il protago nista è di grave disagio, si trova in un luo go desolato ed egli crede che soltanto attraverso lo studio potrà diventare utile al suo paese. Trova conferma in tal senso nel busto di Dante che la madre gli fa tro vare incastrato in un piedistallo e poggia to sul suo tavolo con il cerchietto di alloro attorno al capo.

Ha saputo di una ragazza,conosciuta nel suo giro per le mandrie, in gravi difficoltà. Si lancia ad aiutarla. Le sta vicino nella sofferenza e prega per lei,mentre lei si è assopita,in una baracca-pagliaio con un piccolino tra le braccia. E’ una giovane ingannata da un pescatore e si vergogna di mostrarsi alla gente.

Una serva del Marchese del luogo,che vive in campagna nel suo palazzo, e a cui la donna  fa da prima cameriera, è in effetti una schiava resa innocua dall’as suefazione alle manie bestiali del pa- drone. Nasce una bambina,Francesca, che prova ribrezzo per l’animale del suo Marchese . La madre fa di tutto per proteggerla e tenerla lontana dal palazzaccio per anni.  Ma, la ragazza aveva compiuto appena 12 anni, quando viene chiamata per recarsi urgentemente al palazzo,per ordine del marchese. Mentre sale le scale, Francesca schiuma d’ira. E’ tremante per l’ira e la paura. Ha, inchiodata nella mente, l’immagine della madre mentre viene violentata che le squarcia il cuore e incendia il cervello: è in preda alla paura. Anche lei subisce viene stuprata,come carne da macello. L’orrore subito la trascina fuori senno. Appena riesce a liberarsi dall’Orco, si precipita fuori dal Palazzaccio e incomincia a peregrinare per i campi senza meta, ad allontanarsi per sempre dal luogo del supplizio. (Dopo le delusioni post-garibaldine, la  nobiltà agraria ben protetta dalla monarchia, acuisce la sua insana presenza all’ombra del potere,anzi diventa il potere e imperversa con ogni forma di allucinanti angherie, soprusi e pretese sempre più abnomi e sadiche sugli schiavi del feudo e la situazione peggiora progressivamente con la mitra gliatrice fiscale globale e insopportabile dei nullatenenti. In diversi luoghi del Sud, le conseguenti rivolte vengono sedate con le armi o per gli insolventi con il carcere duro. Con la tragica storia di Francesca.

Venerina è il personaggio-protagonista della nuova fase del dominio assoluto della nobiltà agraria che,tuttavia, si avvia verso il declino, sempre più risucchiata dalle comodità e dai piaceri della parassitaria vita cittadina, affidando la gestione del feudo ai loro fattori,con certe regole.

Venerina, che vive girovagando per le campagne, ad un certo punto, trova rifugio  presso una casa rurale abbando nata, che apparteneva alla famiglia Volpe,interamente emigrata, lasciando la casa in totale abbandono, ma lasciando tutto dentro. Fu un rifugio sicuro. La campagna, da lei curata, le forniva il cibo. La vecchia fontanella vicina,’acqua per ogni uso. Ma, il vivere come una lepre, inseguita dai levrieri, la rattristava,perché pensava al futuro della creatura che portava in grembo. Riprese il suo peregrinare avvilita, finchè arrivata ad un bivio non sapeva dove dirigersi. Improvvisamente indirizzò i suoi passi  verso un pianoro, Vide una solitaria chiesetta, ma nel piazzale crollò a terra svenuta. Era la chiesetta,ricostruita dall’arrivo di alcuni Mormoni dissidenti, che avevano abbandonato Palermo e avevamo individuato in quella ampia valle,il luogo eremitico di silenziosa e intensa preghiera e i campi deserti da curare. Venerina,svenuta,fu deposta sul letto delicatamente e Giacomo,appena la donna si destò, con voce carezzevole, incominciò a diventare suo amico. Il pianto sempre più intensamente appannava  il suo sguardo, ma le parole di comprensione,di fiducia e di preghiera venivano percepite dalla donna.

Appena la giovane si riprese bene, i religiosi portarono davanti a lei una donna anziana,la sola che ancora viveva nella valle abbandonata, un tempo considerata come una santa. La vecchia si prese cura di lei e,quando capì che Venerina era incinta, la accudì gentilmente fino al parto e,per invito dei locatari,rimane nel piccolo “cenobio” per sempre. Giacomo ogni giorno le era vicino e, vedendola sempre più pensierosa, incominciò a parlarle dell’esistenza di Dio, il creatore di tutte le bellezze della terra e anche della vita, sforzandosi di usare un linguaggio semplice, in modo da consolidare in lei la fiducia nella vita,non affrontabile con tanti tormenti che l’hanno indebolita e quindi fragile senza un forte fede. Gradualmente, tra i due nasce un amore,alimentato da una forte spiri- tualità, in corrispondenza con l’esplo- sione di tanti focolai di guerra, di violenza brutale, di dilaganti egoismo che travolgono i lineamenti di ogni dignità e i pilastri del sentimento di solidarietà e di altruismo sull’intero pianeta. Le distanze tra il Sud ed il Nord del nostro paese si moltiplicano.

Gli schiavi del Sud cercano al Nord un lavoro fisso, abbagliati dal miracolo economico, ma una più stridente schiavitù lega i proletari alla catena di montaggio e le morti davanti agli altiforni delle fabbriche e,basta poco,per essere licen ziati. I ricchi diventano più ricchi e l’esercito dei poveri sempre più ingrossato. Occorre una rivoluzione culturale per poter pianificare una società più equa, dove possa svilupparsi l’identikit dell’uomo che possa riconoscersi fratello del prossimo. E un responsabile formarsi di un più profondo e inestirpabile sentimento, viene interpretato, vissuto e alimentato ,non con la febbre del desiderio sessuale,puro atto zoologico, ma  trasformando in puro amore il rovello dell’animo di un’epoca.                                     

In un clima postbellico di spossamento esistenziale, si cerca in un nuovo modo di amare la scialuppa di salvataggio da ogni forma di devianza nichilista ed egocentrica. Occorre imparare a saper coltivare religiosamente la congiunzione tra Eros ed Agape, pervenendo al processo di ascesi sentimentale con gli strumenti della ragione e della cultura umanistica, che penetra profondamente negli interstizi del cuore, in volo costante ed irrequieto nell’inseguimento dell’ange lica visione   di una giovane donna, che si dissolve nella irresistibile  luce metafisi ca,lasciando un breve messaggio: “Non cercarmi, tornerò da te al momento opportuno, ma mi sentirai vicino,quando avvertirai nel cielo l’espandersi di un profumo celeste”.

Ecco,allora affiorare sul proscenio  della storia, Melo, l’alter ego del protagonista, che sensibile alle gravose problematiche della sua gente che vive nel limbo della società, animato da una biologica fede,quotidianamente consolidata dall’ap profondimento e dalla pratica evangelica, alimenta il sogno di poter contribuire, con le armi della letteratura e della fede, a plasmare il modello umano,in sintonia con la sete di certezze e l’urgenza di rilanciare,in maniera più razionalmente consapevole ed edificante,gli altissimi valori che  giacciono seppelliti dal materialismo  nel più profondo strato del cuore. La storia d’amore  esemplarmente moderna,tra Melo e Carmelita,fondata sulla concreta decenza, frutto di un percorso di maturazione sentimentale rigorosa, si affianca specularmente al percorso d’amore virtuale di Dante e i due si troveranno insieme anche nell’impegno operativo nel miglioramento di se stessi e della loro comunità. S’intreccia con la raccolta delle “ Briciole di un sogno”, da ricomporre in tutto il suo candido splendore, una toccante storia di pura amicizia tra Melo e Rina,suo amica di fanciullezza e di frequenza scolastica, che si ribella ferocemente al desiderio di possesso del padre, il campiere del barone X, già malfattore,in quanto ha reso due volte incinta una povera contadina,abbandonandola con i figli, ai morsi della fame e del dolore.

Micio, un dound cresciuto in paese e amato da tutti per la sua bontà e il sentimento di altruismo.

Mastro Vincenzo, calzolaio e barbiere,  il cuore illuminante dei paesani,unico non analfabeta della piccola comunità, pronto ad aiutare ogni bisognoso, diffusore di cultura , imparata con proprie letture durante il servizio militare, ogni sera spie-ga ai suoi più cari amici la storia dei Promessi Sposi. 

 Mastrantonio,barbiere,ritornato al paese s’improvvisa dentista, usando la tenaglia per estrarre a carne viva i denti, a chi era già sconvolto dal dolore.

Il parroco, padre Trusso di Tortorici,che fece costruire la nuova Chiesa al centro del paese, imponendo ai credenti di trasportare un enorme masso di pietra,prima di accoglierli in chiesa per la Messa domenicale.

IL medico condotto, arrivato improv visamente da Messina con la moglie, inviato da poteri forti,tanto da permettersi  di tenere in pugno tutti, di far nominare dagli organi superiori competenti,sua moglie ,Commissaria del Comune  e alle elezioni farsi eleggere sindaco con una lista di suoi fedelissimi ignoranti e stilare anche lui la seconda lista, con uomini servili verso la sua persona. Anche lui,uomo di potere e non di professione,si portò in casa una serva,con cui ebbe due figli gemelli, ma fu cacciata via dalla Signora, pur  continuando a servirla.

Il Prof. di matematica, che di matematica e di didattica era ignorante, assurge ad emblema di una tipologia scolastica serva dell’aristocrazia, di cui premiava i figli ignoranti e poco volenterosi.

Antesignano a lui, il prof, Rotella di Italiano, che andava a cercare il figlio smarrito, (il protagonista) , per sostenerlo nel difficile momento esistenziale.

 Eloquente il giudizio sulla politica locale e nazionale, dal sindaco che promette e nega a Giacomo aiuto e poi se ne frega.

Ai politici collusi con la malavita, che portano anche in Parlamento o infiltrati nei posti di sottogoverno per gestire affari in comune.

Sebastiano, uomo colto e veramente democratico che,dedicandosi alla politica, ha sognato  di poter redimere  le molte esigenze della città e inizialmente il suo impegno è onnipresente,fino a diventare molto popolare e amato dai concittadini. Prima Sindaco, poi Senatore ed era aperta la porta del Ministero, come gli era stato comunicato ufficiosamente, dal Presiden te del Consiglio. Ma mentre scendeva gli scalini di Palazzo Ghigi, veniva richiamato urgentemente dal Presidente del Consiglio che, in un orecchio, gli sussurrò

che avrebbe dovuto  rinunciare al prestigioso incarico,perché,nel frattempo, aveva ricevuto velate minacce telefoniche, per non ufficializzare la nomina,perché era ambita da altro senatore. Appartenente ad una deviata società segreta, per cui consigliava di non accettare l’incarico e di stare attento per tutelare la propria incolumità. Sebastiano uscì da Palazzo Ghigi con la morte nel cuore, e rigido come una statua di marmo, si avviò verso il convento dei Francescani.

Don Carlo, un vecchietto proveniente da un villaggio vicino, ma sapeva leggere e scrivere.bene,perché.aveva.imparato durante il lungo servizio militare, si faceva portare dalla Città vicina “La Tribuna”e a chi gli chiedeva: “Don Carlo,cosa dice il giornale”, rispondeva: “le solite balle”:  espressione della sfiducia dei cittadini del Sud verso la politica, che li aveva traditi.

Il maestro Salvatore,tornato dalla guerra, aveva fondato in paese la CGIL e girava casa per casa,con i moduli in tasca,per informare gli analfabeti delle leggi a loro favore e compilava personalmente i moduli,sottoscrivendo,con una sua dichia razione,l’autenticità dell’autore del segno di croce. Svolse tale servizio alla comunità per molti anni e fece riscuotere a tutti gli aventi diritto, la pensione, fece mettere in regola dai padroni tutti  i dipendenti e lavoratori, obbligando ogni datore di lavoro a versare i contributi dovuti, per poter godere di tutti i diritti previsti dalla legge.

Linguaggio:

L’innesto di frasi in dialetto siciliano contribuisce a rendere più icastica la vivacità dei dialoghi

CARMELO ALIBERTI -21-10-2020-Trieste

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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