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BRICIOLE DI UN SOGNO di CARMELO ALIBERTI

IL ROMANZO DELLA RINASCITA DELL’UOMO  SUL TROPISMO MORTIFERO

DI TANTA DELETERIA LETTERATURA CONTEMPORANEA.

Rispetto all’infatuazione vituperevole versi gli idoli più diffusi nella nostra modernità, in Briciole di un sogno Carmelo Aliberti riesce a scandagliare i recessi di un’anima che si libra al di sopra di ogni tropismo mortifero, esulando dal rischio di un bozzolo solipsistico per proiettarsi nella scia di un dialogo incarnato, tangibile e poderoso con le figure più emblematiche del proprio universo siciliano. Se una parte della letteratura odierna indulge nel sollazzo metanarrativo e nella rappresenta- zione univoca della tetraggine ovvero dello squallore imperante, esistono  pure eccelsi narratori capaci di abbracciare orizzonti di ampio respiro che conferiscono  una risonanza favolosa ai loro testi, fra cui va indubbiamente annoverato Carmelo Aliberti.

Aliberti contempera l’abbarbicamento locale, tellurico e contadino improntato talvolta a suggestivi bozzetti cronachistici con il riecheggiamento di una folta schiera di illustri siciliani di ieri ed oggi, fra cui spiccano Pier Delle Vigne, Salvatore Quasimodo, Vincenzo Consolo, per cui l’autenticità della rappresentazione siciliana non è mai avulsa da una dimensione storica ed universale. Nei momenti soffusi di intensa comunione tra i personaggi e il contesto paesaggistico, altrui e il mondo, aleggia una temperie quasi edenica del creato in un fulgore pancallico, per cui libiamo l’olezzo delle zagare della Sicilia bedda all’infuori di qualsiasi rattrappimento oleografico. In modo perspicuo e pungente, Aliberti riesce  comunque a cogliere il volto ambivalente della propria isola in bilico tra retaggio classico, natura favolosa e nefandezze storiche, palesando sia alcune conquiste civili e culturali sia il gattopardismo strisciante dei ceti dominanti, gli intrallazzi politici, la supinità diffusa nei confronti di rapporti di sopraffazione introiettati dalla popolazione senza trascurare il deturpamento di litorali come a Milazzo. La focalizzazione sulla Sicilia va di pari passo con la consapevolezza che la barbarie talvolta dilagante hic et nunc non prescinde dai prodromi di un’apocalisse incombente sull’intero pianeta, il che spiega le allusioni alla bomba climatica, ai morbi pandemici e alle parole profetiche di papa Francesco. Il protagonista, alter ego dell’autore, è un adolescente confrontato alle insidie della vita e perfino delle istituzioni, che riesce a travalicare con l’ausilio dell’amore ricevuto  e prodigato e con la dedizione indefessa alla studio e alla letteratura, trovando la propria vocazione personale in un connubio con il popolo, gli umili spesso martoriati e anelanti al riscatto. Va osservato appunto che sin dal primo capitolo la narrazione offre uno squarcio sullo spasimo esistenziale di donne conculcate nella loro dignità dalla violenza maschile a sua volta correlata all’oppressione raccapricciante dei neofeudatari. Davvero stupendo riesce il ritratto dei personaggi di Francesca e Venera, Rina e Carmelita perché esula dai soliti topòi acquistando del resto uno spessore straordinario con la rievocazione di figure dantesche e cassoliane. Indubbiamente trapela a questo riguardo una propensione altruistica, un immedesimarsi in personaggi cesellati con impareggia- bile perizia che agognano al vero amore contrastando la bramosia di possesso e di dominio. Il testo alibertiano si caratterizza per l’estro narrativo che non si perita ad accostamenti ardimentosi, superando  i confini generici, spaziando dal soliloquio all’invocazione, dal richiamo a figure mitiche e al racconto corale, insomma da un certo realismo icastico a rapimenti fantastici. Il poeta vate dà la stura al proprio strazio invitando il lettore a vibrare alle citazioni liriche e a indignarci con lo strale dell’invettiva. Il fermento  che vitalizza il romanzo alibertiano sta nella rivendicazione di un cristianesimo degli umili, di manzoniana  memoria, un confrontarsi ineludibile dapprima con la mota della condizione umana, con le contingenze insite nell’immanenza terrestre e poi il delinearsi di uno sguardo verso le stelle, verso la trascendenza, mentre la relazione con Cristo funge da ponte salvifico tra questi due poli. Va notato che tutto il romanzo è pervaso da un fremito ovvero da un afflato salvifico, stabilendo un confronto con la Commedia di Dante, considerata non alla stregua di un capolavoro remoto, confiscato da cenacoli di eruditi o dai seguaci dell’encomio fuorviante, bensì come il testo per eccel- lenza della letteratura nazionale, da interpretare tuttora nell’epoca odierna, così scevra di palpiti ideali. In tal senso, come in Due imperi… mancati di Aldo Palazzeschi, Aliberti inserisce la Preghiera alla Vergine poco dopo l’incipit, riscoprendo nei canti del sommo poeta il loro valore diuturnamente anagogico. In un’ottica di estetica della ricezione, mi preme sottolineare che il romanzo di Aliberti riveste un significato edificante, proprio in un’epoca che ha spesso smarrito la propria bussola etica.

JEAN  IGOR   GHIDINA

BLAISE  PASCAL UNIVERSITY–FRANCIA

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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