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Nel 70° anniversario dalla morte dello scrittore e poeta Cesare Pavese, uno de più discussi e geniali scrittori del Novecento.

Cesare Pavese è uno degli autori più sorprendenti della nostraletteratura. Poco diffuso tra i lettori di oggi, merita veramente diessere riscoperto e apprezzato.La sua scrittura sa essere allo stessotempo coinvolgente per le vicende che racconta e profonda per il suocontinuo scavo nell’animo umano. Egli è stato un interprete importantedel Novecento, attento alla realtà popolare e contadina, ma ancheaperto alle altre letterature europee. Fu tra i primi a interessarsialla letteratura statunitense, di cui fu anche traduttore. Nasce nel1908 a Santo Stefano Balbo nelle Langhe, da una famiglia piccoloborghese. Presto si trasferisce a Torino, dove compie gli studi. 1932.Si laurea in Lettere con una tesi sul poeta statunitense Walt Whitman.In questo periodo inizia a tradurre autori inglesi e statunitensi.
1934. Prende il posto Dopo l’arresto di Leone Ginzburg dalla poliziafascista, nel 1934 gli succede alla direzione della rivista «LaCultura» e inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi, mal’anno successivo (1935) viene arrestato per i suoi rapporti con ilgruppo antifascista “Giustizia e Libertà” e inviato al confino per unanno a Brancaleone Calabro.Intanto, nel 1936, pubblica la raccolta dipoesie Lavorare stanca e nel 1941 Paesi tuoi, con cui ottiene il primogrande successo come scrittore.1942. Viene assunto definitivamentepresso la casa editrice Einaudi.Durante l’occupazione tedesca sirifugia nel Monferrato, dove guarda alla Resistenza condistacco.S’iscrive al Partito Comunista e collabora al giornale«L’Unità». In questi anni approfondisce la riflessione sul mito e sulfolklore.
•       1950. A giugno vince il Premio Strega per La Bella estate. Inagosto viene ritrovato morto suicida
2La personalità di Cesare Pavese
Cesare Pavese: un continuo senso di inadeguatezza e un’analisiapprofondita di séLa personalità, le opere e le poesie di Pavese cirestituiscono l’immagine di un uomo in continua analisi di se stesso edei rapporti con gli altri e con il mondo. Questo determina una seriedi contraddizioni, in particolare tra:
•       Letteratura e impegno politico
•       Esistenza individuale e storia collettiva
•       Passato mitico e trasformazioni della modernità
Nei testi di Cesare Pavese si individuano alcune tematiche ricorrenti,ma soprattutto uno scavo quasi ossessivo della sua personalità —Fonte:Ansa
Il Mestiere di vivere è il diario di Cesare Pavese che racconta unossessivo scavo interiore della sua vita, in cui si sentì sempreestraneo al mondo e agli altri uomini, si sentiva altrove. Questapercezione deriva da un ossessivo scavo interiore, che lo porterà alsuicidio.
Si può leggere la storia di questa battaglia con se stesso nel diariointitolato Mestiere di vivere, scritto da Cesare Pavese tra il 1935 ela morte. Famosissime sono le frasi finali del diario, in cui inizia aprendere forma l’idea del suicidio: «Più il dolore è determinato epreciso, più l’istinto della vita si dibatte, e cade l’idea delsuicidio. Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto.Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Ungesto. Non scriverò più».
I temi ricorrenti della poetica di Pavese in questo continuo scavointeriore impegnano il lettore a riflettere nelle sue opere sualcuni,come la sua infanzia nelle Langhe e il mondo contadino, neiquali Pavese vede un passato originario irrecuperabile, che cerca peròdi recuperare attraverso la scrittura.Alla natura e ai suoi ritmiinesorabili che vanno dalla nascita alla morte,  contrappone il tempoeterno e immortale del mito.La scoperta delle forze misteriose eirrazionali che dominano il mondo campestre e della città e dellamodernità che trasformano la genuinità della natura, da sempre custodee protrettrice dei più autentici valori della vita e la campagna,forza originaria di bellezza e di virtù,in contrasto con  lacittà,ritenuta come il luogo della finzione e dell’artificio, dove glialtri ci impongono delle maschere, di pirandelliana memoria, perimporci una mistificata omologazione al modo di vivere della societàdel benessere e dei disvalori e  della falsità del mondo che crea unafalsa immagine di noi,come quella inesistente che noi costruiamo pernoi stessi  che lo scrittore vive in maniera tragica.

La poesia: Lavorare stanca

Le poesie della raccolta “Lavorare stanca” sono allo stesso temporealistiche e simboliche e usano un verso narrativo. Si può parlare di”poesia-racconto”Nel 1936 Pavese pubblica la sua prima opera, laraccolta di poesie dal titolo Lavorare stanca. Si tratta di poesiescritte dall’autore tra il 1931 e il 1936. È un tipo di poesia, allostesso temporealistica e simbolica, nel senso che descrive una realtàma allo stesso tempo rimanda a qualcos’altro di esterno, a unsignificato nascosto. Tra i temi trattati spiccano la collina e ilviaggio.
Lo stile di Lavorare stanca è una continua ripetizione a metà fraprosa e poesia. Le poesie che Pavese ha inserito in questa raccolta sipongono a una via di mezzo tra prosa e poesia, usando un verso moltonarrativo: in questo Pavese segue modelli italiani contemporanei comequelli di Enrico Thovez e Piero Jahier, ma anche il grande modellodello statunitense Whitman. Il ritmo della poesia di Pavese sicostituisce in lunghi versi che si ripetono per creare l’effetto diuna realtà condannata alla continua ripetizione. Verrà la morte e avrài tuoi occhi è.una.raccolta.postuma, seguito Cesare Paveseabbandonerà.la.poesia, dedicandosi, principalmente alla prosa. C’èperò una bellissima eccezione, che è la raccolta Verrà la morte e avrài tuoi occhi, pubblicata nel 1951 dopo la morte dell’autore, in cuiPavese esprime il dramma esistenziale che lo porterà al suicidio.

I romanzi di Cesare Pavese
I racconti: l’influenza del Verismo italiano e del realismo statunitense.
Negli anni 30 Cesare Pavese si dedica soprattutto a racconti.Influenzato dalla narrativa realista statunitense e dalle novelle diGiovanni Verga, descrive la vita contadina con un realismo acceso chenon si tira indietro di fronte alla rappresentazione di elementi forticome il sesso e la violenza. Anche dal punto di vista della lingua loscrittore si attiene alla realtà attraverso l’uso del dialetto e dimolti dialoghi. Il grande successo arride però, a Pavese con i romanzidegli anni 40: Il Carcere, scritto durante il cinfino a Brancaleonecalabro (1938-39), ma pubblicato solo nel 1949, il romanzo sviluppauna profonda riflessione sul contrasto tra la solitudine delprigioniero e un mondo estraneo e indecifrabile. Stefano, un ingegneredel Nord Italia, viene inviato al confinoal Sud, come Pavese, ma nonsappiamo quale sia la sua colpa. Qui la sua vita scorre in manieramonotona: c’è il mare, l’osteria e l’amore di una donna. TuttaviaStefano si sente lo stesso incarcerato, nella noia e nella povertàmateriale e morale delle persone che lo circondano. Stefano finisceper chiudersi nel proprio isolamento, nel quale trova la propria pace,un isolamento il cui unico spiraglio è la giovane serva e contadinaConcia, che rappresenta il mondo originario e mitico.
Paesi.tuoi (1941)
È la prima opera di Pavese a ottenere un grande successo e sarà unmodello per la narrativa neorealista. Qui lo scrittore torna alla suaterra piemontese, narrando la vita contadina attraverso le vicendedegli ex galeotti Berto, meccanico torinese, e Trino, che possiede unacasa in campagna dove i due vanno a vivere una volta usciti di galera.Berto si adatta alla vita di campagna, ma una tragedia interverrà adistruggere questo equilibrio.

La.casa.in.collina (1948)
È il racconto in prima persona del protagonista Corrado, un professoredi Torino che durante la guerra si rifugia nella sua casa in collinaalla ricerca di solitudine. Qui incontra però Cate, una donna che haamato in passato, e segue le sue vicende e quelle dei suoi amicipartigiani, fino al loro arresto da parte dei tedeschi. Il romanzovuole mettere in luce la contraddizione dell’intellettuale di frontealle cose del mondo, il suo isolamento e il nascondersi dalleresponsabilità collettive. Questo è un problema che tormentavainteriormente Pavese sentendosi costanteme nte combattuto tra lavolontà di isolamento e la necessità di intervenire nella realtà conun’azione politica.

Il diavolo sulle colline (1949)
Narra i vagabondaggi di tre ragazzi torinesi tra la città e le collinee i loro rapporti con Poli, un personaggio inquietante che vive incampagna una vita fatta di esperienze estreme e distruttive.

Tra.donne.sole (1949)
Racconta le vicende di donne che si scontrano con la modernità neldelicato passaggio che porta dalla fine della Seconda guerra mondialeal boom economico degli anni 50. Clelia, la protagonista, riesce acompiere una scalata sociale da operaia fino a stilista, ma scopriràattraverso la vicenda del suicidio di Rosetta le contraddizioni e lavuotezza di quel mondo borgheseTorna il tema della guerra partigiana, già trattato da Pavese in Lacasa in collina. È la narrazione in prima persona di Anguilla, tornatonel paese dove è cresciuto dopo aver vissuto e fatto fortuna inAmerica. Anguilla è alla ricerca della sua infanzia, rappresentatadall’immagine festosa dei falò accesi in collina ad agosto. Cerca letracce delle persone che ha conosciuto da bambino, ma viene a saperedei nuovi falò, quelli di morte, e delle distruzioni e delle violenzeche hanno interessato le colline durante la guerra partigiana.

LA LUNA E I FALO’: trama e analisi del romanzo
La luna e i falò è un romanzo di Pavese scritto nel 1949 e pubblicatonel 1950, pochi mesi prima del suicidio dello scrittore. Il libro èconsiderato l’approdo definitivo della poetica di Pavese, lungo unalinea che unisce le sue opere precedenti (come Paesi tuoi, Il carcere,La bella estate, i Dialoghi con Leucò e La casa in collina) e netraspone i temi in una prospettiva simbolica che unisce i ricordid’infanzia a Santo Stefano Belbo, le ragioni dell’antifascismo, lapoetica del mito elaborata nel corso di quegli anni. La vicenda èraccontata in prima persona dal protagonista, detto Anguilla ed èambientata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale ; ilquarantenne Anguilla, di cui conosciamo solo questo soprannome,rimastogli dai tempi dell’adolescenza – torna nelle Langhe, sua terrad’origine, dopo essere emigrato in America da molti anni. Anguilla èun orfano: adottato da una famiglia di contadini che abita allacascina della Gaminella, presso Santo Stefano Belbo. A tredici anni,morto il padre adottivo, Anguilla si trasferisce per lavorare allacascina della Mora, dove stringe amicizia con Silvia, Irene e la bellaSantina, figlie del padrone. Il protagonista entra poi in contatto conambienti antifascisti a Genova, in occasione del servizio militare e,anche per sfuggire al regime, emigra negli Stati Uniti, dove accumulauna piccola fortuna. La nostalgia della terra dell’infanzia e ilricordo del mondo delle campagne lo spingono però a tornare a SantoStefano Belbo.Il ritorno è però amaro: Anguilla scopre che il mondodella sua memoria non esiste più. Alla Gaminella, il podere dove ècresciuto, ora vive la famiglia di Valino, un mezzadro violento chesfoga sulla famiglia le sofferenze per una vita di povertà esofferenze. Qui Anguilla stringe amicizia con Cinto, il figlio zoppodi Valino, con cui il protagonista, desiderando essere una sorta dipadre per lui, trascorre molto tempo nelle campagne delle Langhe,rievocando e rivivendo gli anni dell’infanzia. Il processo del ricordoè attivato anche da Nuto, un falegname che al tempo è stato la figurapaterna di riferimento per Anguilla; Nuto, ex partigiano, racconta adAnguilla tutti gli orrori della guerra civile contro i nazifascisti,un evento che ha cambiato radicalmente l’esistenza di tutti.Latragedia incombe: quando la situazione economica del podere precipita,Valino impazzisce e in un raptus di follia massacra tutta la famiglia,incendia la Gaminella e si impicca. Si salva solo Cinto, che riesce afuggire e a ripararsi da Anguilla. Anguilla scopre anche un’altraatroce verità sulle tre sorelle della Mora: Irene ha sposato un uomoviolento e Silvia è morta di parto dopo una relazione adulterina.Santina, la ragazza di cui Anguilla è stato segretamente innamorato ingioventù ma che non ha mai potuto avvicinare a causa della suainferiorità sociale, è morta anch’essa: dopo essere stata amante dimolti fascisti, si è infiltrata tra le fila dei partigiani come spia.Scoperta, Santina è stata giustiziata e il suo corpo dato allefiamme.Prima di abbandonare definitivamente Santo Stefano Belbo,Anguilla affida Cinto a Nuto.

Il romanzo:La luna e i falò.

La luna e i falo è suddiviso in trentadue brevi capitoletti chedescrivono un episodio, sviluppano un ricordo malinconico di Anguillain una breve scena narrativa;in questa struttura si erge da un latol’importanza del ruolo della memoria (Anguilla, orfano e “sradicato”,torna nelle Langhe per ritrovarvi un’identità non trovata oltreoceano)e dall’altro la trasfigurazione del ricordo stesso in un simbolo, che,nella poetica di Pavese, sono inattivi e inerti, finché noi non liriconosciamo. Quando questo accade, i simboli si attivano e diventanoun potente lettore e interprete della realtà.Lungo questa lineaespressiva, è evidente la continuità tra La luna e i falò e tutta laproduzione pavesiana, comprese le poesie di Lavorare stanca, laraccolta di versi pubblicata nel 1936. Anche Nei mari del Sud èpresente la figura di un esule che, dopo anni, torna nelle terred’origine. Nella poesia si tratta del cugino del protagonista, mentrene La luna e i falò è Anguilla stesso a raccontare il proprio ritornoa casa sull’evocazione dei simboli dell’infanzia. Il romanzo del 1950diventa così per Pavese la chiusura di un ciclo personale ecollettivo, una sorta di epopea che unisce il proprio mondo simbolicosoggettivo con gli eventi storici drammatici dell’ultimo decennio.Come scrive Pavese stesso in una lettera, presentando l’idea delromanzo:“Io sono come pazzo perché ho avuta una grande intuizione -quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudore,contadinotti, verderame e letame, ecc.) su cui dovrei costruire unamodesta Divina Commedia”
Il titolo stesso dell’opera, emolutivo ed evocativo, sarebbe poi statosuggerito all’autore dai versi di una sua poesia, il Dio-caprone 1,che compare appunto in Lavorare stanca. In tal senso, La luna e i falòè davvero un’opera riassuntiva, che ricompone l’esperienza umana edesistenziale di Pavese dagli anni del confino a Brancaleone Calabroagli anni della guerra e del “disimpegno” dalla Resistenza chetormenterà il poeta per molto tempo. La scissione tra intellettuale erealtà, avvertita già ne Il carcere e poi espressa ne La casa incollina, e l’attrazione per il mondo mitico ed ancestrale dellecampagne si fondono in un “poema-canzoniere in prosa” che diventa unpellegrinaggio autobiografico nei luoghi dell’infanzia. Ma il ritornodiventa uno scrutinio inevitabile dei mutamenti subiti dalla realtà:
Dalla straduccia che segue il Belbo arrivai alla spalliera del piccoloponte e al canneto. Vidi sul ciglione la parte del casotto di grossepietre annerite, il fico storto, la finestretta vuota, e pensavo aquegli inverni terribili. Ma intorno gli alberi e la terra eranocambiati. la macchia di noccioli sparita, ridotta a una stoppia dimeliga […] Non mi ero aspettato di non trovare più i noccioli.Voleva dire che era tutto finito […] mi faceva l’effetto di quellestanze di città dove si affitta, si vive un giorno o degli anni, e poiquando si trasloca restano gusci vuoti, disponibili, morti. Anguillasi interroga così sulla sua condizione di orfano e sulle sue origini:ciò che la sua riflessione evidenzia è l’assenza di un luogo natale acui sentirsi affettivamente legato:”Qui non ci sono nato, è quasicerto; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né unpezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire “Ecco cos’ero prima dinascere” […] chi può dire di che carne sono fatto? Ho giratoabbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e siequivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettereradici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duriqualcosa di più che un comune giro di stagione. Il desiderioirrealizzabile di ritorno alle origini è ben riassunto in unragionamento di Anguilla: Un paese ci vuole, non fosse che per ilgusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere chenella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anchequando non ci sei resta ad aspettarti.
Pavese-Anguilla scopre però che i simboli e i ricordi personali sonostati cancellati dalla Storia e dalla guerra: il falò, da ritoancestrale e propiziatorio per la fertilità dei campi, è diventatostrumento di morte e distruzione, sia nel caso della follia di Valino,sia in quello dell’esecuzione di Santina. Come spiega il criticoStefano Giovanardi:
Ma la ricerca delle radici è pur sempre quella di un “bastardo” deltutto ignaro di chi siano i suoi genitori e del suo real luogo dinascita: una ricerca dunque per definizione delusiva, che non riescemai a eliminare completamente un genetico spaesamento. La memoriastessa, solerte nel recuperare simbolicamente i “miti” infantili, nonsa comunque restituire la pienezza esistenziale di cui quei miti sialimentavano: il presente è troppo oppressivo, troppo fresca e ancoraurgente la minaccia della storia, perché ci si possa trovareintatti,gli incendi delle case appiccati durante le incursioni deinemici,le torture inflitte a contadini innocenti,ogni forma dicrudeltà e di ferocia ha scolvolto o distrutto la vita di tantepersone care. In un paese,dove un giorno c’era la vita,l’allegroconcitare,il racconto reciproco dei sogni e della speran<a,un paesedove vivere significava condividere con gli altri tutto.non è piùvivibile e la stessa speranza di vivere si accartoccia sempre più neldolore o vede nell’abbandono un altro modo di desiderare la morte.
In questo senso, acquista ancor più senso la citazione che Pavesesceglie per il proprio ultimo libro: alla dedica all’attrice americanaConstance Dowling, ultimo amore dello scrittore, segue unarievocazione letteraria: “Maturare è tutto”.
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1)Il Dio-caprone, vv. 34-38: “Vanno in giro di giorno e di notte e nonhanno paura | di zappare anche sotto la luna o di accendere un fuoco |di gramigne nel buio. Per questo la terra. 2)La campagna è così bellaverde e, zappata, ha il colore, | sotto l’alba, dei voltibruciati”.3)S. Giovanardi, “La luna e i falò” di Cesare Pavese, inLetteratura italiana.

Pavese tra mito, realtà ed esistenzialismo

Negli ultimi quattro romanzi, si pone in equilibrio tra problematicaesistenziale, fascinazione del mito e richiamo alla concreta realtàstorica del tempo. Si tratta di romanzi di iniziazione in cui uno opiù personaggi legati da amicizia affrontano dolorose prese dicoscienza della maledizione che grava sugli uomini e sul mondo. Questiromanzi descrivono una realtà concreta, ma non coincidono con lanarrativa neorealista per il predominare di situazioni liriche, di unarete di simboli e della presenza del destino tracciato nel mito.

ll mito e il folklore

Negli anni 40 Pavese s’interessò anche a temi legati al e al mito.Ilmotivo di questo attenzione sta nel fatto che in essi l’autore vedele.motivazioni.originarie.deicomportamenti.umani.Si.può.osservare.chePavese fosse ossessionato.dall’origine.misteriosa dell’ele mentoumano, da quel mondo fumoso e indefinito nel quale si annidano leorigini della civiltà e dalla oscurità del tempo in cui l’essere umanodiventò “homo sapiens e homo sapiens, sapiens”. Nel mito e nelfolklore, così come prima nella realtà contadina, Pavese vede imomenti più vicini all’origine della vita umana e quindi la direzioneverso la quale cercare.A.questo.argomento.Pavese.dedicò.studi,saggi.e.opere.letterarie.
LA POESIA
  Nel 1936, mentre Pavese si trova relegato al confino a BrancaleoneCalabro in quanto antifascista, viene pubblicata da Parenti la primaraccolta poetica Lavorare.stanca, che comprende componimenti scrittidall’autore a partire dal 1930. Una seconda edizione della stessaraccolta, arricchita dalle poesie censurate nell’edizione del 1936 edi quelle composte successivamente, viene affidata nel 1943all’editore Bemporad.Nella edizione del 1943, Pavese suddivide lepoesie in sezioni tematiche, con i titoli di nomi di alcune lirichecontenute nella raccolta stessa. Nella prima sezione intitolataAntenati, vengono sviluppati motivi legati al paesaggio e allaraffigurazione della vita contadina, percepita dall’autore comesimbolo della serenità dell’infanzia e contrapposta alla realtàcittadina, che genera frustrazione e disfacimento di ogni frammentoideale, a cui il giovane scrittore era aggrappato, per evitare ilnaufragio nella palude Stigia dell’esistenza. Protagonista è cugino diPavese che ritorna nelle Langhe e incarna l’ideale di maturitàtormentosamente perseguito dal poeta, come anche il temadell’incomunicabilità e della solitudine, che affliggeranno il poetain tutta la vita e nell’intera poetica dell’autore. Nella terzasezione, Dopo, Pavese affronta il tema dell’amore e il rapporto con ladonna, cui guarda con rassegnazione e malinconia, in quantodall’incapacità biologica di gestire stabilmente il sentimento d’amoree una non inquietante relazione con la donna, deriva la resaincondizionata della propria impotenza e dell’afasia pragmatica diimpegnarsi attivamente in politica, anche se avrebbe desiderato divivere dinamicamente le iniziative di lotta del partito, a cui eraiscritto. Ciò emerge nella sezione Città in campagna, dove sievidenzia l’impegno politico e sociale dell’autore, che descrive conprofonda partecipazione il massacrante lavoro e la fatica deicontadini e degli operai, incorniciati in paesaggi urbani e rurali, lacui condizione di dolorosa subalternità somatizza angosciosamente lasua solitudine, aggravata dalla convinzione sentirsi incapace ad agireper il miglioramento delle loro condizioni di vita e, perciò, adessere destinato tracorrere l’esistenza aggrappato precariamente allacatena sospesa nel tempo, senza l’incoraggiamento di un amore e senzail calore di alcun affetto. In tale dimensione psicologica, matural’iconoclasta sentimento della sua impotenza ad ogni tipo di azione ela inarrestabile demolizione di ogni potenziale difesa psicologica difronte al duro “mestiere di vivere”La sezione Maternità che ha comefigura centrale la figura femminile, percepita ora come madre e comesimbolo della fertilità, accentua nella poesia-colloquio del poeta laprogressione versificatoria della tematica sessuale, che Pavesedescrive con dimessi toni di frustrazione, poiché ha già presocoscienza della sua incapacità di liberarsi dalla solitudine e diessere destinato a sopravvivere nelgirone.infernale.dell’incomunicabilità.con gli altri individui e,perciò, di sentirsi inutile ed escluso dalla società.In Legna verde siconfigura il tema politico;nella raccolta è infatti sono.racchiuse lepoesie scritte fra il 1934 e il 1935, per cui in esse si riflettono lelotte operaie di quegli anni contro l’indifferenza del potere difronte ai comportamenti schiavisti dei padroni identificabilinell’area del potere, l’umiliazione della condanna al confino e ladura esperienza della prigione.L’ultima sezione di Lavorare stanca èPaternità, che l’ultima produzione pavesiana durante il confino aBrancaleone, nella quale, per ovvi motivi derivanti dal contesto,prevale una tastiera tematica impregnata.di nostalgia esolitudine.Il.tema dell’isolamento e della solitudine, fondamentaliper comprendere la poetica del Pavese, si riflettono anche nellescelte metriche e linguistiche, rispetto alla tendenza dominante deltempo, in particolare quella ermetica. Il metro utilizzato da Pavese èinfatti particolarmente lungo, di tredici o sillabe, e la paginarisulta densa di parole e versi, senza la simmetrica collocazionedella parola lirica nel testo. Dal punto di vista lessicale esintattico, proprio perché fortemente legati al racconto delquotidiano, i testi di Lavorare stanca sono caratterizzati da unostile semplice fluido e quasi prosasticamente prevalente. I mari delsud è un componimento di centodue versi, in cuiconvergono.e.si.riassumono.molti.temi.del.Pavese.poeta.e.narra toretra gli anni Trenta e gli anni Quaranta. Il testo si apre conun’intonazione autobiografica, anche se l’incipit con un verbo plurale(“Camminiamo una sera sul fianco di un colle | in silenzio”) nonintroduce però un solitario“io” lirico, ma sembra aperto al dialogo,difficile e precario. Centrale, invece, è nella breve rivelazioneiniziale, come figura di riferimento, quel “gigante vestito di bianco| […] abbronzato nel volto, | taciturno” che, tornato da un lungosoggiorno di emigrato oltreoceano, condivide con lui la virtù del“silenzio”, quasi inscritta nel patrimonio genetico di famiglia.Eppure, ora, il cugino cerca un contatto umano, una possibilità diconfessione a due:

Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiestose salivo con lui: dalla vetta si scorgenelle notti serene il riflesso del farolontano, di Torino. […]

La protasi del racconto lirico di Mari del sud, è scandita da versiliberi, distesi e funzionali all’articolazione del discorso tra ilpoeta e il cugino. Entrambi si considerano degli sradicati: l’unoinurbato a Torino, l’altro tornato da un lungo viaggio intorno almondo. Tuttavia, le loro radici gridano il riapprodo alla patriasempre viva nel cuore di chi si è temporaneamente allontanato: “LeLanghe non si perdono” come riconosce il cugino nel suo slabbratodialetto, mentre negli occhi del protagonista galleggia il suo“sguardo raccolto” che vide, da “bambino […] nel volto deicontadini.un.poco.stanchi”.Nello.sguardo pavesiano riaffiora quelmondo perduto in un’atmosfera mitica; la sua fuga volontaria dalmicrocosmo rurale della campagna, suscita il fascino per la figura di“irregolare” del cugino, con cui il poeta segretamente vorrebbeidentificarsi:

Vent’anni è stato in giro per il mondo.Se n’ andò ch’io ero ancora un bambino portato da donnee lo dissero morto. Sentii poi parlarneda donne, come in favola, talvolta;uomini, più gravi, lo scordarono.

Al tema del ricordo e della traslazione.immaginifica.associa.sem prela visione del mondo di Pavese come una condanna all’esclu sione: iricordi d’infanzia (”) “Oh da quando ho giocato ai pirati malesi, |quanto tempo è trascorso. […] Altri giorni, altri giochi, | altrisquassi del sangue dinanzi a rivali | più elusivi: i pensieri ed isogni si contrappongono subito all’angoscia ispirata dal mondo dicittà, in cui Pavese vive da escluso:

La città mi ha insegnato infinite paure:una folla, una strada mi han fatto tremare,un pensiero talvolta, spiato su un viso.Sento ancora negli occhi la luce beffardadei lampioni a migliaia sul gran scalpiccìo.

Se allora il mondo mitico di un tempo perduto evocato dal cugino ètanto affascinante quanto sfuggente ed inafferrabile, anche il” gigante bianco” (la cui altezza lo diversifica dagli altri) soffrel’esclu sione da quell’universo che lui aveva abbandonato.Il ritornonelle Langhe, dopo il fallimento economico e la sconfitta esistenzialeviene sintetizzato dal breve e amaro commento del personaggio:

“Ma la bestia” diceva “più grossa di tutte,sono stato io a pensarlo. Dovevo sapereche qui buoi e persone son tutta una razza”

Il lungo confronto tra i due sottolinea dunque – la sottile distanzache esiste tra i due personaggi; il cugino stesso, proprio in virtùdella sua esperienza di vita, rifiuta le illusioni del mito (“Miocugino non parla dei viaggi compiuti. | Dice asciutto che è stato inquel luogo e in quell’altro | e pensa ai suoi motori”), di cui invecesi nutre lo scrittore, ma con l’ottica deformante di estraneità. Ècome se il poeta potesse narrare la vita immaginata del cugino soloattraverso un filtro deformante dell’esperienza stessa, con lamoltiplicazione del senso di estraneità di chi scrive.Iversi.conclsividella penultima strofe evidenziano la distanza tra il mito letterarioe la realtà concreta cui si riferisce più prosaicamente il cugino:

Solo un sognogli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta,da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,ha veduto fuggire balene tra schiume di sanguee inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia.Me ne accenna talvolta.
Ma quando gli dicoch’egli è tra i fortunati che han visto l’aurorasulle isole più belle della terra,al ricordo sorride e risponde che il solesi levava che il giorno era vecchio per loro.

Il confronto tra mito e realtà, tra partecipazione ed esclusione, èallora alla base de I mari del sud, che conferma, invece, l’importanzatecnico-formale, cioè, la scelta versoliberista, espressa con pochiendecasillabi, in cui si traduce la teoria estetica pavesiana di unapoesia attigua al racconto, e che riproduca il costante ricorso allaparatassi e il ritmo epico-popolare della narrazione., inceppato.daglienjambement, Pavese sceglie di partire  radicalmente  dalladescrizione nucleare di un mondo concreto per alludere  (come beneosservò Calvino)     sul titolo della raccolta, Lavorare stanca – allo“struggimento di chi non si integra: ragazzo nel mondo degli adulti,senza mestiere nel mondo di chi lavora, senza donna nel mondodell’amore e delle famiglie ments e.insistente.sulla.pregnanzaanaforica di  singole parole-chiave, che.turbano.l’andamento ritmicodella rima. Diversa alta contenutistica: in un clima letterario diprevalente Ermetismo, senza armi nel mondo delle lotte politichecruente e dei doveri civili”.I temi fondamentali delle sue opere sonoil ricordo dell’infanzia,la nostalgia per la terra natia,il sensodella solitudine e il bisogno d’amore,incorniciati dal fascino dellamorte.La sua narrativa,se rientra da un lato nella tendenzaneorealistica,per la rappresentazione della solitudine e delledifficoltà  della vita,l’influenza di un individualimo tipico delDecadentismo.

L’amore non corrisposto alle radici del naufragio esistenziale di Pavese

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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