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“LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON”

PREMIO INTERNAZIONALE DI SAGGISTICA LETTERARIA IL “CONVIVIO”

di Carmelo Aliberti

Editore_ Bastogi

Non si ferma, Carmelo Aliberti, non sa fermarsi. La Letteratura è unasirena che emana una canto irresistibile per quelli come lui, gli“ulissidi”, così rari, troppo rari, sempre più rari in questi nostrigiorni di opulento consumismo, imbellettati con l’inconsistente ceronedell’edonismo. Una sirena, dicevo, che attira con magnetico vigore,offrendo, oltre alla sua bellezza esteriore, anche, e soprattutto, lestraordinarie rivelazioni che cela dentro il suo mitico cuore,ricamato di inesauribili magie e mosso da incessanti oceanid’emozioni. Accostarsi al suo suadente abbraccio è un rischio immenso,esiste la possibilità concreta di perdere il senno, dimenticare sestessi, affondare per sempre in abissi sconfinati. Così, tanti, i più,fuggono quel canto divino, anzi, nemmeno ne percepiscono le più remotevibrazioni, volti come sono verso la rassicurante certezza di momentida consumare in fretta, bruciando sul rogo dell’effimero l’opportunitàdi scoprire mondi sempre nuovi, diversi, conoscendo così, indefinitiva, anche se stessi. Aliberti però non fa calcoli, e siabbandona con tutto il cuore e con ogni frammento dell’anima aquell’incontro che è per lui ragione di vita, certezza insostituibile,amplesso dolce e violento, doloroso talvolta, appagante in ogni caso.Il vero letterato, poeta o narratore che sia, è tale quando riesce,oltre a scrivere, anche, o forse in maniera preponderante, a leggere.Aliberti non si accontenta delle soddisfazioni innumerevoli che gliconcede ogni giorno la sua innata propensione alla scrittura creativa,segnatamente alla Poesia, consolidata da riconoscimenti ed ammirazionepraticamente ubiquitari, da critiche favorevolissime, da schiere dilettori che s’infoltiscono giorno dopo giorno; Egli desiderafortemente accostarsi alle opere di altri Autori, per capire il loropensiero, camminare al loro fianco sui viali dell’esistenza,raccogliere le loro intime confessioni, provare ciò che essi hannoprovato, essere in perfetta simbiosi con il loro animo, in sincroniaassoluta di palpiti. La tentazione di tenere per sé i tesoripreziosissimi così conquistati è notevole, ma Aliberti, generoso pervocazione genetica, vuole concedere agli altri il frutto raro dellesensazioni raccolte con fatica e segreto piacere, ed allora, in modoestremamente naturale, quasi ovvio, nascono le sue splendide opere disaggistica. Dopo il successo strepitoso ottenuto da “Fulvio Tomizza ela frontiera dell’anima”, testimoniato dalle numerose ristampe,seguendo un percorso che comprende Autori del calibro di BartoloCattafi, Melo Freni, Ignazio Silone, Lucio Mastronardi, MichelePrisco, Aliberti propone all’attenzione dei critici e dei lettori “LaNarrativa di Carlo Sgorlon” (Bastogi 2003). Carlo Sgorlon è unoscrittore che, malgrado una certa indifferenza della critica allamoda, è annoverato, grazie al giudizio dei suoi tantissimi lettori (enon esiste parere più autorevole), tra i grandi del novecento.Seguendo la sua tecnica, consolidata ed assai produttiva, il sicilianoAliberti si muta abilmente nel friulano (Sgorlon nacque a Cassacco,paesino agreste vicino ad Udine), rivestendone la personalità,rivivendone le esperienze, bevendone le amarezze, condividendone isogni, per fissare sulla carta, con le sue parole intrise dipersonalità e lucida sensibilità, quanto appreso ed elaborato conprocessi interiori mai facili, anzi, sovente incredibilmente sofferti.Certamente, il compito del nostro Saggista è stato, in qualche modo,facilitato dall’indubbio fascino di Sgorlon e da inconfutabilisomiglianze che, per chi lo ha letto e, quindi, lo conosce bene, sonoabbastanza nette, legate al medesimo fertile humus della civiltàcontadina, con la sua rilevante storia, le sue tradizioni, i suoivalori morali e mitici. Aliberti espone la vita dello scrittore inmodo minuzioso e garbato, soffermandosi, giustamente, su particolarifondamentali per la comprensione della sua essenzapoetico-esistenziale. Sgorlon nasce e cresce nel contesto di un mondoapparentemente semplice, quello della campagna friulana, pregno disuggestioni, paesaggi, leggende, che si sono impresse profondamentenel tessuto in evoluzione di ragazzo, condizionandone successivamente,in modo sostanziale, i contenuti della sua scrittura. Fondamentalmenteindipendente, dotato di una viva intelligenza, amava trascorrere legiornate in giro per i campi (favorito in questo dagli studielementari fatti in casa), annotando ed archiviando le immagini che ilsuo occhio attento e curioso sapeva cogliere fulmineamente, recependole favole, le superstizioni, le atmosfere particolari di quelmicrocosmo apparentemente ingenuo ma colmo di saggezza e disignificati. Gli studi alle medie di Udine affinarono l’innato sensoartistico e la passione per la letteratura. La seconda guerramondiale, con la caduta del Fascismo (cui, come tanti aveva, congiovanile entusiasmo, aderito) e il successivo caos civile,caratterizzato da tanti repentini salti di barricata cui assistettesgomento, segnò a fondo le sue certezze, provocando in lui la cadutadi interesse e di passione per qualsiasi ideologia, con la conseguentedecisione di mantenersi, da allora, in una posizione di neutralità,nell’ottica di una visione pessimistica nei riguardi della storia edei suoi instabili protagonisti. Laureatosi in Lettere alla Normale diPisa (con una tesi su Kafka), invece di una promettente carrierauniversitaria, scelse di insegnare alla Scuole Medie, per formareadeguatamente i discenti, e in modo da potersi dedicare alla scritturacreativa, che lo attirava con sempre maggiore insistenza.Indipendente, non soggiogato da correnti politiche o letterarie (InItalia dominava il neorealismo, siamo negli anni Cinquanta), esordiscecon alcuni racconti brevi (“la casa di Coross”, il primo, seguito da”Il vento nel vigneto”). Nel 1965, passato ai romanzi, dopo esserestato a lungo ignorato dai grandi editori, Mondadori gli pubblica “Lapoltrona”. Successivamente viene edito “La luna color ametista” e “Iltrono di legno”, vincitore con schiacciante superiorità del SuperCampiello. “L’armata dei fiumi perduti”, nel 1985 conquisterà ilprestigioso Premio Strega. Nel 1997, “La malga di Sir” otterrà sia ilPremio Flaiano sia il Super Flaiano. Sgorlon, letteralmente osannatodai lettori (tradotto in molti paesi, compresa la Cina), ed”accettato” dalla critica, scelse di vivere definitivamente nei luoghidi quella stessa amata campagna che l’aveva visto bambino (risiede,infatti, a Raspano di Cassacco), appena tollerato dai conterranei(nemo propheta in patria!), ma colmo di una straordinaria serenitàinteriore, dote che appartiene solamente a chi sa che solo dentro lapropria anima si possono trovare le certezze più salde. Analizzandouna per una le opere di Sgorlon, trovandone precise chiavi di lettura,assorbendone gli echi più segreti, Aliberti sviluppa, poi, un’ampiavisione della poetica e della filosofia sgorloniane, esposte conpuntuale chiarezza. Sgorlon è uno scrittore che della coerenza,dell’anticonformismo, e della spinta innovatrice ha fatto un punto diforza. Egli tenta di superare, riuscendovi, l’imperante Decadentismo(che solo in “La poltrona” e “La notte del ragno mannaro” si puòriscontrare), caratterizzato dall’angoscia esistenziale per il “maledi vivere”, colmo d’incertezze, precarietà, lacerante senso di vuoto,terrore della morte. Carlo Sgorlon imbastisce una poetica tesa ademergere dalle paludi della cultura contemporanea per raggiungererassicuranti certezze d’armonie, tese a fornire ali di speranza erasserenante futuro che permettano all’uomo di elevarsi oltre itormenti esistenziali quotidiani; tale processo di purificazionecatartica parte dall’indispensabile presupposto che, lungi dalperpetrare una separazione dagli effetti devastanti, bisogna entrarein perfetta sintonia con l’Essere, armonizzandosi pienamente con Lui,divenendo parte integrante di un progetto cosmico dai misticiriverberi. In questo modo soltanto sarà possibile accettare il nostrodestino, con tutte le sue naturali implicazioni, ivi compresa lamorte. Sacralità e religiosità, dunque, sono i veri sentimentiassoluti che possono rinnovare l’uomo e fornirgli i mezzi per lasalvezza sua e della natura che lo circonda. Nell’inevitabile misteroche ammanta questa “poetica dell’armonia”, trovano posto  stranipersonaggi come maghi ed alchimisti che, contrariamente alleconvinzioni popolari, sono visti da Sgorlon quasi come degli eroiciavventurieri, impegnati strenuamente in una perenne, esoterica ricercadelle soluzioni agli inquietanti arcani che nascondono la conoscenza.Miti, favole, saghe, leggende, sogni, fantasie sono costantementepresenti nella narrativa di Sgorlon, e il Mito (favola in greco) èparticolarmente tenuto in considerazione, poiché costituisce il mezzoper entrare nelle dimensioni eteree del sogno, cioè della fantasia,quindi dell’evasione dalla realtà con la sua squallida oppressione.L’uomo ha bisogno di miti, insostituibili catalizzatori di processitrascendentali che oltrepassino le barriere della realtà con la suatriste sensazione di resa quasi incondizionata agli eventi. E’ benechiarire che non si tratta di un rifiuto “in toto” della modernità, madei suoi nevrotici eccessi che instillano germi di potente velenonell’animo, rendendolo insensibile e vacuo al di fuori di ogni etica.E, indubbiamente, egli è uno scrittore moderno quando riesce arealizzare il connubio equilibrato tra cultura arcaica e sentimentomoderno, sutura accurata fra tradizione ed attualità.L’individualismo, secondo una prospettiva jungiana, è rifiutato,giacché l’unicità dell’individuo è pura illusione; ogni uomo è unarchetipo, cioè la ripetizione di qualcosa d’antico, mai completamentecambiato, sebbene apparentemente diverso in ogni sua nuovarappresentazione, secondo un progetto che sembra disegnato da unamente superiore. Così pure l’epica, assai infrequente neldecadentismo, è presenza costante in Sgorlon, perché ne è protagonistail gruppo, l’intero popolo, non il singolo individuo, ed i valori cheessa esprime sono da molti accettati e condivisi. Il rifiuto del male,e delle sue vane, allettanti promesse (secondo un’etica di tipocristiano) costituisce l’ulteriore caposaldo della poetica di Sgorlon,con l’elogio del Bene e dei suoi paladini, impavidi cavalieri checavalcano purissimi, fieri e fiduciosi, sui sentieri avvincenti disaghe senza fine. La componente stilistico-strutturale di Sgorlon è,essa pure, sviscerata e manifestata da Aliberti con sicurezza, e quil’esperienza di apprezzato Docente corrobora le intuizioni del Poeta.In Sgorlon, originale per eccellenza, la figura narrante si erge asimbolo, portavoce di chi voce non ha, tramite la rievocazione di mitie leggende, passaporto per il mondo della fantasia edell’immaginazione, diritto di tutti che la realtà spesso nega. Illinguaggio è adeguato, in ogni circostanza, al personaggioprotagonista, scevro da artifici strutturali e sofisticazioni,musicale nella giusta dose, realista quanto basta. Assistiamo ad unnarrare lucido e visionario, intrecciato di suggestioni. Consistentel’articolazione degli elementi linguistici e sintattici. Larievocazione delle proprie origini, assume il significato di unviaggio introspettivo volto a ritrovare nei labirinti oscuri delsub-conscio la parte migliore di se stesso, riportandola alla luce, inmodo da ritrovare verità sepolte eppure vive. Nei romanzi epocali,trame avvincenti si accostano sapientemente alle forme dellanarrazione classica. La sua è una letteratura del Sì, una parola cheelimina gli incubi, che attribuisce alla vita valori che èindispensabile tenere accesi, perché l’uomo trascorra i suoi giorni inuna serena accettazione dell’esistenza, aiutato dal sogno e dai miti,finalmente emancipato dalle corrosive angosce della realtà. Inconclusione, con questo magnifico volume, di avvincente e mai grevelettura, utilissimo agli addetti ai lavori, ma destinato praticamentead ogni tipo di lettore, Carmelo Aliberti ha realizzato un’operafondamentale per la comprensione di Sgorlon, scrittore e uomo,confermando, nello stesso tempo, la stima di cui gode, e tutto il beneche si dice di lui e che, senza alcun dubbio, pienamente merita.
Giuseppe Risica

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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