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Italo Calvino e Elsa de Giorgi Il calabrone e la farfalla FELTRINELLI 2020 by F. Novelli L’EPISTOLARIO D’ AMORE “PIU’ BELLO DEL NOVECENTO ITALIANO”

Italo Calvino è passato alla storia della letteratura come unletterato schivo, riservato, a tratti persino freddo. Eppure, a partesua moglie, c’è stato qualcun altro che ha tenuto a precisare cheoltre allo scrittore vi fosse un uomo appassionato e passionale: ElsaDe Giorgi. I due furono amanti, negli anni tra il ’55 e il ’58 e, atestimoniare il loro amore, vi è un carteggio di lettere (ben 407)conservate interamente nel Fondo Manoscritti di Pavia. Ma non solo.Nel 1990, infatti, proprio la De Giorgi decise di pubblicarne alcunesulla rivista “Epoca” e alcune di essere sono state riprese anchequalche anno fa dal “Corriere della Sera”-. Elsa De’ Giorgi, nacquenel 1914” da una nobile famiglia e appena 18enne iniziò la suacarriera, agevolata dalla sua bellezza. Nel 1948 sposò il ConteSandrino Contino Bonacossi, partigiano e collezionista d’arte; La loroVilla a Roma era un luogo d’incontro di personalità celebri comeAlberto Moravia, Carlo Levi, Renato Guttuso che stimavano  Elsa comedonna e come letterata. Nel 1955 conobbe Italo Calvino – dieci annipiù giovane di lei – e si occupava dell’ufficio stampa alla casaeditrice Einaudi. I due iniziarono a collaborare e il lavoro sfociòben presto in un amore difficile e furioso, fatto di incontriproibiti, corrispondenze, viaggi in treno tra Roma e Torino. Larelazione finì nel 1958, quando fu resa nota dalla stampa. Atestimonianza di questo rapporto c’è appunto il corpus epistolare chela filologa Maria Corti, una delle poche ad averlo letto nella suainterezza, ha dichiarato essere “il più bello del Novecento italiano”.La stessa Elsa De’ Giorgi si battè per far capire quanto questarelazione incise non solo sulla formazione di Calvino in quanto uomoma anche e soprattutto in quanto scrittore.

Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo,prenderti scrivendo, non altro.
Italo Calvino
Italo Calvino, tra i più importanti e celebri narratori del secoloscorso, ha scritto sporadicamente anche poesie, così come ne scrissel’attrice e scrittrice Elsa de Giorgi. Lo stesso Calvino si reputavaun poeta (ho scelto di essere poeta, non filosofo) e, come osservò deGiorgi, del poeta aveva l’inarginabilità delle emozioni, dei sogni,dei presentimenti, la bellezza dell’amata, vissuta in una concezioneche si illudeva di separare misticismo dalla ragione1 Se questo ciautorizza ad inserire la relazione fra Calvino e de Giorgi nel noverodegli amori diVersi come qui li intendiamo, è soprattutto l’altovalore letterario del loro epistolario – definito dalla filologa ecritica letteraria Maria Corti ‹‹il più bello del Novecento italiano››– a rendere imprescindibile la narrazione della loro storia d’amore.Difficile immaginare due mondi tanto diversi e distanti come quelli acui appartenevano l’intellettuale schivo, riservato, impiegatodell’Einaudi che viveva in camera ammùùùobiliata a Torino e labellissima, aristocratica e mondana attrice romana (… Come può iltempo delle regine conciliarsi con quello d’un funzionario d’unaindustria, sia pur poeta?2). Eppure quei due mondi, per alcuni anni,dal 1955 al 1958, riuscirono a incontrarsi e a colonizzarsivicendevolmente  I due si conobbero nel 1955, quando Calvino aveva 32anni e lei 40.Calvino era già considerato tra gli scrittori più dotatie aveva da poco pubblicato il Visconte dimezzato, il primo dellatrilogia di romanzi fantastici e allegorici sull’uomo contemporaneo;Elsa de Giorgi era una delle donne più belle del suo tempo, divasplendente nell’epoca dei telefoni bianchi ma convinta antifascista ein seguito sostenitrice della Resistenza romana.Galeotto, comefrequentemente accade negli amori diVersi, fu un libro. Einaudi avevadeciso di pubblicare il diario pubblico che raccoglieva le memoriedell’attrice-letterata sulla Resistenza romana, intrecciate con levicende e i ritratti dei protagonisti del periodo intorno alla guerrae Giulio-Einaudi-ne-affida-l’editing-a-Calvino.Il libro verrà poi pubblicato in quello stesso anno con il titolo “Icoetanei”, la prefazione di Gaetano Salvemini e la copertina disegnatada Carlo Levi, e vincerà il Premio Viareggio.
Per parlare del libro si danno appuntamento a Firenze, dove Calvinostava tenendo la conferenza “del Midollo del leone”. L’aspetto diCalvino era dimesso, nonostante la volitività del bel viso bruno,vestito in una convenzionalità da piccolo burocrate, ben lontana dallanonchalance trasgressiva bohémienne e spavalda degli intellettualiromani di allora, specie giovani. La ruga che si imponeva tra gliocchi neri, mobili e attenti, conferiva una certa severità al visostretto da uccello, troppo piccolo sul collo lungo e forte che losollevava. Bello il mento stagliato, non correggeva però un che dipietoso nel sorriso che pareva inturgidire le labbra rosse, anzichédistenderle su una chiostra di denti non candidi, un po’ da roditore,volti all’interno.3
Elsa era invece una donna bellissima, di un tale fascino etemperamento che il giovane scrittore ne rimase immediatamenteconquistato e da quel giorno, ogni giorno per i successivi tre anni,le scrisse più di quattrocento lettere. Calvino era del resto unprolifico scrittore di lettere, tanto che il volume, curato da LucaBaranelli, che raccoglie tutte le lettere dello scrittore (1940-1985),conta oltre 1600 pagine.4 Eppure, in questa corposa collezione, non viè traccia di nessuna delle centinaia di lettere che Calvino scrisse aElsa De Giorgi. Questo perchè l’intero carteggio, ben 407 lettere, èconservato nel Fondo Manoscritti di Pavia, istituito nel 1973, graziealla già citata Maria Corti, allo scopo di non far andare perduti ovenduti all’estero i manoscritti di importanti autori italiani del‘900, come stava in effetti per succedere al carteggio fra ItaloCalvino e Elsa de Giorgi.  Corti incontrò Elsa de Giorgi nel novembredel 1994 con l’intento di convincerla a cedere al Fondo l’epistolario:‹‹Il pensiero di essere a contatto con un suo favoloso epistolario,che forse stava per lasciare prima della fine del 1994 l’Italia, midava inquietudine, quasi sgomento››5. A seguito della richiesta di unasomma eccessiva di denaro da parte di de Giorgi, Maria Corti ebbel’idea di lanciare un appello a mezzo stampa. Fu così che, grazie aicento milioni offerti da Carlo Caracciolo, presidente del gruppodell’Espresso e ad altre generose donazioni da parte de la Cariplo, laBanca del Monte di Lombardia e la Regione Lombardia, “L’epistolariopiù bello del Novecento italiano” fu acquisito dal Fondo. Elsa DeGiorgi consegnò le lettere suddivise in tredici cartelle, ciascunadelle quali recava un titolo (Lettere editoriali per I Coetanei,Lavoro suo, Il treno, Ad amore finito ecc.) e il numero di paginecontenute. In base alle disposizioni dei Beni Culturali sugliepistolari e al veto della vedova di Calvino, l’epistolario non èpubblicabile ed è un vero peccato perchè, stando al giudizio di MariaCorti, ne emerge un Calvino del tutto inedito, estremamenteappassionato e vulnerabile, ben lontano dall’immagine di scrittore“freddo” e distaccato intellettuale che ci viene solitamentepresentata. Al­cune lettere fu­rono però rese note nel ’90 dallastessa de’ Giorgi che decise di pubblicarle sulla rivista “Epoca” eparte di esse sono state più recentemente riproposte dal “Corrieredella Sera”, con disappunto da parte della moglie dello scrittore.
Se abbiamo la possibilità di conoscere parte del contenuto di quellelettere e della storia, privata, sociale e culturale che raccontano, ègrazie al libro “Ho visto partire il tuo treno”, pubblicato nel 1992da una ormai settantenne Elsa De Giorgi per far uscire dalladimensione del pettegolezzo la sua storia d’amore con Calvino erestituirle la dignità che merita. In questo vivido memoriale, deGiorgi, oltre a ricostruire la storia d’amore con Calvino utilizzandocitazioni delle lettere alla stregua delle battute di un dialogo,descrive l’ambiente culturale e letterario della Roma degli anni ’50che ben conosceva essendone una protagonista, anche in virtù delmatrimonio con il nobile gallerista fiorentino Alessandro ContiniBonacossi (Sandrino). Nella sua casa era infatti solita ospitare eintrattenere artisti, intellettuali e letterati quali Carlo Levi (acui è dedicato il libro), Pier Paolo Pasolini, Renato Guttuso, CarloEmilio Gadda, Anna Magnani, Elio Vittorini, Gaetano Salvemini, MemoBenassi, Luchino Visconti, Federico Fellini e Giulietta Masina.
Conobbi Calvino nel ‘55. Un anno che fu poi fatale per me.
Questo l’incipit del libro che dà la stura ai ricordi.  Elsa deGiorgi, come si è detto, il 17 febbraio del 1955 era andata nella sededel Pen Club a Firenze ad ascoltare la conferenza di Calvino, con ilquale avrebbe poi dovuto parlare del suo libro.
Avevo già notato, durante la conferenza, la stessa disarmonia sullasua bocca nel pronunciare le vocali “o” e “u”: come se per emetterneil suono, dovesse estrarle da una profondità innaturale el’espressione obbligata sgretolasse la compostezza del viso severo.Guardandomi, Calvino, nello stringermi la mano che gli porgevo, ebbeun moto di meraviglia che gli disegnò sulla faccia quella “o” e ve laconservò per qualche istante.6
L’autrice lascia intendere che quello sia stato il loro primoincontro, in realtà a rivelare che ci siano state altre precedentioccasioni sono due lettere di Calvino. La prima è datata 7 febbraio edè quindi antecedente alla conferenza di Firenze a cui fa cenno:Desidero dirLe subito quanto sono stato felice di rivederLa a Roma, equanto ricordo la Sua cortesia, e quanto Le sono grato. Spero dirivederLa a Firenze, dove – come già Le accennai- terrò una conferenza(..)7
L’altra, scritta pochi giorni dopo l’incontro fiorentino, il 21febbraio, fa riferimento ad altri incontri del passato:
Il mio soggiorno fiorentino, pur così breve (…). Le mie giornate omeglio, purtroppo, le mie ore, a Firenze sono state dominate dalpiacere d’averLa ritrovata e d’aver potuto stare in sua compagnia piùa lungo che nel passato.8
Una tale discrepanza non pare poter essere frutto di un abbaglio dellamemoria, ma è più plausibile che sia un tentativo di posticiparel’inizio della relazione per non compromettere, anche dopo tanti anni,l’onorabilità del suo matrimonio. Il 16 marzo del ‘55 lo scrittoreinvia a Elsa de Giorgi una lettera con le annotazioni su “I Coetanei”nella quale emergono già toni elegantemente adulatori e allusivi:
Insomma, ho scoperto che la conversazione con Lei non solo mi piace,ma mi è utile, mi serve: un sentimento interessato dunque, loconfesso, mi rende preziosa la sua amicizia. E il post scriptum finaledella lettera: P.s: Forse riscivolerò a Roma tra non molto.9
Nelle lettere di quella primavera è invece chiaramente evidente che larelazione non è già più esclusivamente professionale:
In treno ho pensato e scritto una poesia: Amore, dieci anni fa ero neipartigiani. Se non oggi domani ci scannavano uno a uno. E la cosa piùesaltante di tutto quel che uno viveva era che chi lo viveva non eraun altro, ero io. Amore, dieci anni dopo – che dono, o vita! – sono iltuo amante. È terribile come la guerra, la felicità che mi dai. E lacosa più esaltante di quel che provo fra le tue braccia è quando pensoche chi ti abbraccia non è che sia un altro, sono io.10
[22 aprile 1955]
Tutta la mia vita porta il tuo segno, adesso. Vivo per amarti. Em’applico furiosamente al lavoro che pubblicamente mi lega a te, sonocontinuamente a pungolare, a chiedere all’uno e all’altro perché tuttosia fatto per accelerare la pressante macchina editoriale, conl’ostinazione aperta d’una fissazione, inspiegabile pubblicamente (…)Mi rotolo letteralmente nel desiderio della smania di te.11
[entro il 22 giugno 1955]
La contessa nel suo memoriale rimarca però come inizialmente guardassecon tenerezza a quel giovane scrittore travolto da una passione quasiadolescenziale, senza ricambiare i suoi sentimenti.
“Cara” fu una delle prime cose che disse quasi sbalordito, vedendomitravolta dal dolore per quanto mi accadeva, catapultata verso pensierie azioni che mi sbalzavano lontano da ogni possibile logica diinteressarmi a lui, che pure in ogni modo riusciva a mantenersi incontatto con me, “cara, non ho scelta perchè ti amo.”12
Il dolore a cui Elsa de Giorgi fa riferimento è provocatodall’improvvisa e misteriosa sparizione di suo marito SandrinoContini, il 27 luglio del 1955. Una vicenda ancora oggi poco chiara eche ruota intorno alla collezione d’arte della famiglia Bonacossi,ricca di più di mille capolavori firmati Tiziano, Cimabue, El Greco,Goya, Ghirlandaio, Murillo.È il redattore della rubrica “Confidenzeitaliane” del settimanale L’Espresso, Mino Guerrini, a riferire lacircostanza: ‹‹Elsa era molto bella quella sera, con un vestitinoampiamente scollato, e Sandrino appariva un po’ eccitato, piùinnamorato del solito››. Si riferisce alla festa per il loro settimoanniversario di matrimonio. ‹‹La mattina dopo si svegliò presto edisse alla moglie: “Faccio una scappata a Firenze. Tornerò nelpomeriggio.” Invece non tornò né il pomeriggio né il giornoseguente››.13Il conte riapparve solo un anno con una richiesta didivorzio che Elsa rifiutò, aprendo una lunga diatriba per l’ereditàBonacossi. Poi scompare definitivamente, finché ne 1975 non venneritrovato nel suo residence di Washington, impiccato ad una tenda. Èin questo periodo che la relazione fra Calvino e de Giorgi entra inuna fase più attiva, sentendosi entrambi autorizzati a viverla.
Fu quando la vita di Sandrino non pareva più in pericolo e una sualettera recava una frase su cui Calvino mi costrinse a riflettere: “Sevuoi e se puoi cerca di rifarti una vita fino al mio ritorno… […].Questa lettera emozionante col passare del tempo parve a lui unalicenza ad amarmi.14
Per Elsa de Giorgi la presenza costante di Calvino in quei giornidifficili rappresenta indubbiamente un importante conforto el’avvicina più profondamente allo scrittore, ma dal suo raccontoemerge quanto fu ben più travagliato e sofferto il percorso con cuigiunse ad abbandonarsi all’amore.
Come era avvenuta infatti la piena corresponsione del mio amore alsuo? Ho detto che egli fu il primo testimone del momento in cuiscomparve Sandrino, che l’assiduità della sua presenza mi era stata diassoluto conforto […] Il mio spirito era turbato; spesso mi sentivo adisagio nell’accogliere la sua totale dedizione. […] Non mi parevapossibili l’abbandono a una vera corresponsione di quell’amore, anchese mi tentava dolcemente. […] Mi sentivo colpevole per aver suscitatoin lui un sentimento così grande, di tutta la felicità che eroimpedita a dargli. […] Ma ci fu un momento in cui egli cadde in unaprostrazione profonda. […] Calvino, persa la fede in un nostro futuroamoroso, scoraggiato dalla mia accanita difesa di Sandrino, si mise aripeterne i gesti. Scomparve. […] Si annunciò, dopo giorni. […] Iltimore di perdere quel contatto mi spinse a dirgli: “Senti, se sei aTorino parto e ti raggiungo. Non dire nulla. Parto adesso, stanotte.[…] All’alba del giorno seguente, dunque scendevo alla stazionePrincipe di Torino. […] Calvino era lì nel suo cappotto marrone, latesta alta sul collo lungo a spiare come un uccello. […] Scoiattolo lodefiniva Pavese, aquilotto la madre. Falk lo chiamavo io qualchevolta. La dolcezza di questa selvatichezza, rifugiata tra le miebraccia, era sensualmente struggente. […] Solo a notte tarda saliinella sua camera.15
Ma il loro amore segreto, fra viaggi in treno e incontri rubati, erainiziato prima della scomparsa del conte, come dimostra questa letteradi Calvino dell’estate ‘55, che nel suo libro de Giorgi censura delleparti più compromettenti, per continuare ad avvalorare la sua versionedei fatti che vuole che lei abbia ceduto al corteggiamento delloscrittore solamente dopo l’abbandono del marito:
Amore amore, Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’hosalutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima.Poi per tutto il viaggio ho assaporato nel dormiveglia … la mia e lanostra gloriosa stanchezza e mi sento forte d’essere così stanco, edera il terzo mese del nostro amore che cominciava (…) Il treno che mista trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sudmi paiono un’immagine di feroce violenza come due cavalli frustrati indirezioni opposte che dilaniano un unico corpo.16

Stando alla classificazione operata da Elsa de Giorgi (le 13 cartelletitolate consegnate al Fondo Manoscritti) le lettere che Calvino lescrisse viaggiando in treno sono 14 (41 pagine). Quelle dell’estatedel ‘55 scritte lungo la tratta Torino-Sanremo percorsa ogni finesettimana per raggiungere la sua amata nella piccola villa aOspedaletti che le aveva trovato.
Dopo il weekend, quando felice per il calore del primo sole sostavanella sala d’aspetto della stazione di Sanremo in attesa del treno perTorino, già cominciava a scrivere la sua lettera quotidiana.Stazioncina dopo stazioncina, “in un treno lungo lungo e vuoto vuoto”,riprendeva a scrivere nelle fermate; poi il treno ripartiva e siportava via le sue parole sotto la penna: sobbalzando si porta via lemie parole d’amore che diventano come se dovessi scrivere più forte… ele parole corrono sulle ruote del treno.17
Puoi leggere negli sbalzi forse indecifrabili di queste righe lavelocità del treno, ma puoi leggervi anche l’ansia affannosa dicontinuare a sentirmi vicino a te, ora che il non averti vicina mi faapparire come dilaniato, sbranato, da chiedermi come non grondi disangue.18
Poi, in inverno, i viaggi Torino – Roma andata e ritorno si facevanopiù lunghi e scomodi, in seconda e terza classe, eppure carichi didesiderio e aspettative. Anni dopo li rievocherà nel racconto“L’avventura di un viaggiatore” contenuto ne “Gli amori difficili”(1970), dove la notte trascorsa in treno nell’attesa di ricongiungersicon l’amata è essa stessa una perfetta notte d’amore.19 Tanto èappassionato e travolgente l’amore di Calvino, quanto tenero ematernamente protettivo appare quello della contessa per questogiovane intellettuale squattrinato che a Torino vive in una camera inaffitto in via Carlo Alberto 9, sprovvista di bagno, a parte una turcaall’esterno.
Gli incontri segreti strappati a un tempo avaro venivano bruciatidalla frenesia del suo desiderio, dall’ansia di pienezza, di pace chevoleva trovare. Ogni weekend invernale, da Torino si protendeva versome in treni scomodi, scomode classi, un cappotto marrone, semprequello, un vestito grigio troppo leggero, le mani senza guanti,infreddolite. Gli regalai guanti, un bel cappotto cammello biondoacquistato all’Old England Store e golf caldi, grandi che gliondeggiavano sul petto magro da uccello. Ma non osava quasi metterlisenza di me. Spiegava che se li metteva anche in ufficio non godeva ladifferenza di quando stava con me.20
La presenza di Elsa de Giorgi nella vita di Calvino innescò unprocesso di maturazione non solo sentimentale giacché esercitòun’influenza determinante anche sulle scelte contenutistiche estilistiche del Calvino scrittore. La contessa racconta che la letturacondivisa degli scritti di Calvino avveniva seguendo un vero e propriorituale:
Egli mi si poneva vicino e, senza parole […] cominciava a porgermifoglio dopo foglio, in un’intensità di attenzione concentrata sul miovolto di cui ancora oggi rivivo l’imbarazzo. Non si potevainterrompere la lettura. […] La lettura del Barone, avvenuta aCaponero, durò ore.21
Calvino nutriva molta stima dell’amata e teneva in grandeconsiderazione la sua opinione:
[…] Guarda come riesci a influenzarmi anche nel giudizio sulle cosemie, non influenzarmi cambiandomi idee, ma ridandomi il senso di checosa è vivo e mandandomi a monte impostazioni statiche di stile divita, mettendo tutto al vaglio della tua folgorante verità umana,verità di donna, verità di amante.”84
Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini, ndr] è molto bello,uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tuaintelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacitàdi intendere i tipi più diversi, questa tua gran dote largamenteprovata nei coetanei. È la stessa dote che portata all’estremoaccanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendentiquando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta,abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, oincontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa. […] ho bisogno difarmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro.
Talmente tanta ammirazione da vivere in maniera fusionale leriflessioni intellettuali e il rapporto con l’arte, la poesia e laletteratura, con il sentimento d’amore per Elsa:
Sto scrivendo una cosa su Thomas Mann per il Contemporaneo sotto formadi lettera su cosa significa per me il suo atteggiamento d’uomoclassico e razionale al cospetto dell’estrema crisi romantica eirrazionale del nostro tempo. Sono temi che ritornano puntualmentenella cultura e nell’arte contemporanea come nella mia vita: il miorapporto con Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto conte, o la coscienza dell’amore. Io voglio scrivere del nostro amore,voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davverodrogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore.22
Calvino – che aveva finora considerato l’amore come qualcosa disecondario e non essenziale nella vita di un poeta – prende dunque oraconsapevolezza che l’energia vitale e creativa che l’amore infonde inlui si riverserà nella sua opera.
Da anni m’andavo consolidando in una polemica antivitalistica, andavodifendendomi da ogni suggestione che non fosse controllata e razionalee adesso, da quando sono preso da questo nuovo amore che ci scatenacome una forza della natura, sono invece più che mai partecipe di ognimanifestazione che gusti un sapore di vita il più possibile concitato,di note alte, di frenesia, di passione.23
Certo, il mio amore per te è nato come una protesta di individualistaprotesta contro tutto un clima mosso da un bisogno profondissimo, macon un significato generale, una lezione per tutti, di non-rinuncia,di coraggio alla felicità. Come questa lezione si tradurrà nell’operacreativa è ancora da vedersi. 24
Come si è tradotta, possiamo ora intravederlo: innanzituttonell’irrompere, all’interno dei suoi scritti, di tematiche inprecedenza poco rilevanti, come l’Amore e la Bellezza, e nellariproposizione della coppia Calvino-De Giorgi attraverso iprotagonisti dei suoi racconti: l’intellettuale senza nome e Claudiane “La nuvola di smog”, Cosimo e Viola ne “Il barone rampante” e ipersonaggi di molte avventure de “Gli Amori difficili”. Un elementomolto rilevante è infatti che, “alla stabilità del personaggiofemminile, descritto sempre come una donna bella, straordinaria,ricca, bionda, che abita a Roma, si contrappone sistematicamente ladescrizione di un personaggio maschile modesto, nervoso, che nellenarrazioni o è un impiegato o un poeta o un viaggiatore. E si dà ilcaso che Calvino sia stato tutte e tre le cose.”25
E de Giorgi rivendica con convinzione, e con malcelato orgoglio, lasua influenza sull’opera calviniana.
Tra i suoi scritti editi a me dedicati, Il barone rampante descrive lefurie ariostesche di Cosimo per gelosia di Viola, quando batte latesta contro i muri. Dice abbastanza bene quanto ariostesco appunto ful’amore di Calvino per quella “io”. Assoluto, totale, assorbente,umile, devoto fino a concepirlo come destino, missione: l’amore di uneroe da roman de geste.26
E se, secondo Elsa de Giorgi, Il barone rampante esprime la gioiadell’amore assoluto sperimentata dallo scrittore, Il cavaliereinesistente rifletterebbe la preoccupazione ossessiva di Calvino perl’assenza/presenza del conte, che con la sua sparizione sembra essersifatto ancor più presente nella vita e nei pensieri della donna amata.L’indubbia influenza che la relazione con la de Giorgi ebbe sullaproduzione letteraria di Calvino emerge anche dalle lettere che, oltrea raccogliere scambi di riflessioni letterarie fra i due amanti,spesso inseguono o anticipano, nella forma e nei contenuti, i temi deiracconti dello scrittore, tanto che alcuni testi epistolari possonoessere considerati degli avantesti delle successive pubblicazioniNe èun esempio una lettera nella quale Calvino sembra esercitare illinguaggio delle fiabe, proprio mentre stava lavorando alla stesura di“Fiabe italiane”:
Coraggio, mia principessina ancora per poco tempo prigioniera deidraghi, tra poco spezzeremo l’assedio. Sei davvero principessa ecavaliere liberatore al tempo stesso, e io modestamente mi dovròaccontentare della parte di fedele scudiero, anche di cavallo, didestriero che ti sostiene, che ti sorregge quando stanca pieghi ilcapo sulla criniera, che ti cura con i suoi baci quando una freccianemica forza le giunture della tua splendida armatura. […]
Tu sei la fantasia, cara sei la bellezza, sei la fortuna.
Voglio essere anch’io una magica potenza benigna nella tua vita: nonun mago, ma un cavaliere dotato di poteri magici che ti scorre elibera da ogni incantesimo che ti possa imprigionare.27
Le Fiabe italiane, escono il 12 novembre del 1956 da Einaudi e sonodedicate a “Raggio di sole”, che era uno dei nomignoli con cui Calvinochiamava Elsa. Una tale dedica inevitabilmente innescò la curiosità,nel mondo letterario e non solo, su chi potesse essere la donnamisteriosa che vi si celava. A svelare il nome della contessa deGiorgi fu il solito “Minimo”, pseudonimo di Mino Guerrini che, sullatestatina “Confidenze italiane” de “L’Espresso”, scrisse: ‹‹Intantodall’altra parte della città, in un caffè di via Veneto, ebbe inizioil mistero, un nuovo quiz di cui discutere della serata: a chi avevadedicato il libro il giovane scrittore? A Pavese, naturalmente, maanche ad un’altra persona adombrata nella dedica sotto il nome di“Raggio di sole”, personaggio che non è nel libro. Chi poteva esserequesto Raggio di sole? Furono suggeriti molti nomi, ma soltanto a seratarda, dopo molte discussioni ad un tavolo di letterati, fu trovata larisposta esatta: Elsa De Giorgi. Raggio di sole è infatti l’anagramma,quasi esatto, del suo nome, manca solo una ‘e’››28E Calvino, in unalettera a Elsa, dopo averla informata dei suoi tentativi diraccomandarsi con Benedetti e Carlo Caracciolo affinché venisseeliminata la parte finale dell’articolo, commenterà:
Però, questa dell’anagramma è una scoperta loro, a cui noi non avevamomai pensato, e che corrisponde alla verità! E se distogliamo ilpensiero per un momento dalle implicazioni legali e giornalistiche èmolto bello.29
Fu così che la segretezza del loro amore si infranse e la relazionedivenne oggetto di curiosità nell’ambiente letterario e sui primigiornali scandalistici. L’ uscita dalla clandestinità non corrisposeperò a un consolidamento del rapporto. La preoccupazione per lascomparsa del marito continuava ad angosciare la de Giorgi e i suoipensieri erano costantemente rivolti al suo ritrovamento. Calvino neera perfettamente consapevole tanto che un giorno, parlando de Ilcavaliere inesistente, le disse: è l’inesistenza – lo vediamo – la piùconcreta presenza. Tra noi due, per esempio, è Sandrino il piùconcretamente presente.30 Il senso di precarietà e di insoddisfazioneper un rapporto incompleto e non definito si fecero per Calvino, chesognava un amore totale, sempre più intollerabili.
Quel che ho avuto, il mio orgoglio come una terra secca e piena dicrepe se lo beve e asciuga in un istante, e voglio di più. Il mioinfinito vuol essere quello a cui si affaccia la lucida coscienza diLeopardi, che sa la dolcezza di naufragarvi perché sa di nondissolvervisi. Non è l’aureola mistica ma è una perfetta finitezza dicontorni che deve contrassegnare le immagini più alte dell’arte edella vita, è la più piena concretezza nella più vertiginosaesaltazione che deve caratterizzare il nostro amore.
E al comune amico della coppia, Guido Piovene, Calvino confiderà:Vivere per una donna che considera la tua presenza provvisoria, perchéattende il ritorno di chi se n’è allontanato, e sai che sarai tu adover scomparire se lui torna, è già vivere nella dimensione di unfantasma, su un trapezio senza rete. 31
Sostiene Elsa de Giorgi che Calvino temeva il dramma. Ne aborriva lavertigine come abisso che potesse risucchiarlo.32 E quel drammaCalvino deve averlo percepito, su quell’abisso deve essersi affacciatoquando, dopo un litigio, Elsa lo lasciò fuori la porta della suacamera d’albergo mentre lui la supplicava e infilava sotto la portapagine e pagine in cui le esprimeva il suo terrore di averla persa, diessere respinto.
Da quel momento – sostiene sempre l’autrice – non so in coscienza serividi Calvino come lo conoscevo. Qualcosa s’era irrimediabilmentedistrutto.[…] Ho pensato, dopo molta sofferenza mia ma anche sua, chequella porta chiusa dello squallido alberghetto ligure dovette esserecome lo smarrimento di Henriette a Parigi per Manzoni con risultatiopposti: per questi la decisione di accettare il dramma, per Calvinodi liberarsene.33
Calvino si liberò del dramma, rinunciò a Elsa De Giorgi, iniziò la suafuga, non solo dall’amore. Calvino abbandona l’Italia, prima perl’Europa e poi l’America, in fuga da Einaudi, dall’Italia e da quelPCI da cui si era già dimesso nel ‘57, dopo i fatti d’Ungheria. Dalontano Calvino scrive ancora alcune lettere nel tentativo dimantenere vivo un colloquio e per condividere le enormi impressioniche gli stava suscitando l’America.
Cara Elsa, […] è un grande tesoro da portare con noi, il passato, edovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché cisoccorra sempre […]. Saremo molto bravi e degni della parte miglioredi noi se riusciremo col tempo a continuare il nostro sentimentotrasformandolo in una amicizia intellettuale basata sulla stima e laprofonda conoscenza reciproca. Sarà anche l’unico modo che abbiamo dinon riprendere a farci del male (contro ogni ragione) a odiarci. Soche per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare.34
Ma adù Elsa de Giorgi non interessava più quel nuovo Calvino ancheconfidente, ma guardingo, prudente, sospettoso, avaro soprattutto dise stesso. Era diventato un estraneo e non ero più portata acondividerne emozioni e idee. Decisi un distacco assoluto e severodurato fino alla sua morte.35Finisce così la storia d’amoreimpossibile fra un calabrone e una farfalla che per un po’ hannoprovato a sincronizzare il proprio volo, finchè il vento li haseparati e sospinti in cieli distanti.
Ma certo il tuo ritmo è ritmo di farfalla solare e flessuosa, il mio èritmo di calabrone che fa vibrare le sue elitre cartacee e nere comel’inchiostro. Tu sei la vita per me, la vita che si cerca di inseguiree talora di dominare e racchiudere ma che sempre ci sovrasta.

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Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA sono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite, per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. IL Presidente della Repubblica lo ha insignito come BENEMERITO DELLA SCUOLA;DELL CULTURA E DELL?ARTE e il Consigkio del Ministri gli ha dato Il PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO 3 VOLTE. E' CUlTORE DELLA MATERIA DI LETTERATURA ITALIANA. Il Premio MEDITERRANEO alla carriera. Il PREMIO AQUILA D'ORO,2019. Con il romanzo BRICIOLE DI UN SOGNO, edito dalla BastogiLibri di Roma gli è stato assegnato il Premio Terzomillennio-24live.it,2021 Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero. Recentemente ha pubblicato saggi su Andrea Camilleri, Dacia Maraini,e rinnovati quelli su Sgorlon, Cattafi,Prisco,Mastronardi e Letteratura e Società Italianadal Secondo Ottocento ai nostri giorni in 6 volumi di 3250 pp. Cura la Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO e allegati. Ha organizzato Premi Internazionali di alto livello,come Il RHODIS e il Premio RODI' MILICI-LOMGANE. premiando personalità internazionali che si sono distinte nei vari ambiti della cultura a livello mondiale

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