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GIOVANNI RABONI E LA POESIA CIVILE TRA AMBIGUITA’ DEL CONTINGENTE E VERITA’ DELLA STORIA

A cura di CARMELO ALIBERTI

Il “Meridiano” mondadoriano dedicato a Giovanni Raboni comprendepoesie, traduzioni poetiche, prose liriche e creative

All'”opera in versi” si affianca una sezione di traduzioni poetiche(Ventagli e altre imitazioni, con il supplemento dell’Antigone diSofocle) e una di prose critiche (Poesia degli anni sessanta, del ’76,e Devozioni perverse, del ’94) e “creative” (La fossa di Cherubino,dell’80). Assai opportuna risulta la scelta di alternare le raccoltepoetiche a quelle in prosa. In molti libri Raboni ha infattiutilizzato inserti in prosa come calibratissima “messa a terra” evariazione ritmico-melodica del proprio linguaggio lirico inverandouna delle sue più importanti dichiarazioni di poetica, quella di una”poesia impura e, al limite, impoetica, infinitamente inclusiva dellarealtà e di  tensioni ideologiche senza imitare la realtà e senzaproscenesi all’ideologia”. Il fenomeno si rivela importante nellibro-chiave come Cadenza d’inganno, del ’75,il libro nel quale Rabonipiù si “compromette con la realtà e rende vibranti le tensioniideologiche”. Andrea Zanzotto inizia così la sua prefazione: “Raboni èuno dei pochissimi poeti degni di questo nome che si possono direnaturaliter poeti civili”, poiché sin dagli esordi “tutto ricade nelcampo di un’etica della responsabilità e del civismo (…), anche se difatto egli si dichiarò apertamente poeta civile solo negli ultimi anni(…), dopo l’esaurimento magmatico di questo tempo”. Proprio questadistinzione – tra un’acuta coscienza civile e un più esplicitoschieramento “politico” (culminato, com’è noto, con gli Ultimi versidedicati al “Cavalier Menzogna”, rifiutati postumi da Einaudi eprontamente pubblicati, invece, da Garzanti) – dove Raboni mostra diessere un poeta legato alla realtà, come da etimo “lombardo”; ma lacui “presa (…) spesso è un incartocciamento di realtà”. La forza diRaboni sarebbe nel “doppio gioco” fra la volontà di schieramento e unretroterra più contorto, chiaroscurato, “un territorio ondivago (…);dove non si trova niente di orientato in modo netto ed univoco, e dovedi conseguenza nulla è soltanto quello che vuole, o quello che può,apparire”. Eppure la sua unicità consiste nel fatto l’equivocità nongli impediva affatto i ben noti gli slanci etici e politici di stampo”illuminista”. L’impianto del “Meridiano” riflette con straordinariaesattezza quest’ambivalenza. Spartiacque decisivo è l’autoantologia Atanto caro sangue, riscrittura delle raccolte precedenti uscita nel1988. Ora si sceglie invece di riprodurre i testi così come eranousciti nelle raccolte originarie, facendo loro seguire A tanto carosangue, considerato come un libro nuovo. Ne risaltano gli spostamenti,i mutamenti, le ristrutturazioni profonde che in molti casiequivalgono a vere e proprie riscritture. Le questioni che si apronosono innumerevoli.  A tanto caro sangue è esempio perfettodell’ambivalenza dell’engagement, Raboni dichiarava allora che non gliinteressava più “l’uso che avevo voluto fare, a suo tempo, dei (miei)testi”, ricondotti così alla “loro esistenza oggettiva, corporea,fisicamente e insopprimibilmente ‘attuale'”. La ristrutturazioneconsisteva nel segno di un’elisione, o attenuazione, dei segni deltempo: cancellando tutta una serie di paratesti e indicazione storicad’esistenza dei testi. Quella ora giunta a conclusione (con ilpassaggio intermedio dell'”Elefante” garzantiano di Tutte le poesie,uscito nel ’97) è una “ristrutturazione” ulteriore, di segnoinverso.Eloquente, in tal senso, la storia di componimenti-chiave diCadenza d’inganno come L’alibi del morto, sull’omicidio Pinelli. Inun’altra suite del libro del ’75, Dopo, scritta appunto “dopo”l’assassinio Calabresi, si leggerà: “Disegnato col gesso come era /sul marciapiede il mondo si cancella. / Mi vedo perdere colpi, averepietà / del commissario giustiziato, del carabiniere in salita”.Nell'”Elefante” del ’97 il titolo è sostituito da un altrettantoeloquente Il gioco del mondo: che rinvia al gioco d’infanzia nel qualesi salta su un disegno tracciato con il gesso sul marciapiede. Siallude così al “salto” mortale di Pinelli (il cui cadavere lascia unsegno sull’asfalto, come da prammatica tracciato con il gesso),collegandolo al “commissario giustiziato” in quanto consideratoresponsabile della sua morte. La pietà che insorge è per la vittima diuna ritorsione inaccettabile; ma anche per l’indecidibilità di unmondo enigmatico, che “si cancella”: nei confronti del quale semprepiù difficile diventa assumere una posizione netta. Del titolo Cadenzad’inganno andrà allora sottolineato, oltre che il senso musicale (lafrase che sino all’ultimo pare contrassegnare il finale di un branosecondo un certo carattere per lasciarlo invece, alla fine, sospeso),quello che allude alla “caduta” di un impegno a tutto tondo nel reale(che si consuma proprio dopo la “caduta” tragica di Pinelli, con lesue altrettanto tragiche conseguenze). Ma questo ripensamento lascianell’intellettuale engagé un senso d’inadeguatezza. È l’impallidireamletico della-native hue of resolution che, da ora in poi, sarà siglapsicologica della poesia di Raboni. In un altro episodio straordinariodi Cadenza d’inganno, Economia della paura del ’70, si vedonoinscindibilmente intrecciati i versanti pubblico e privato (da unaparte l’adulterio, dall’altra la paranoia del tempo –  Questa “partitadoppia”  continuerà sino all’ultima raccolta di Raboni, Barlumi distoria del 2002, passando per i libri straordinari (e sempre piùapertamente “civili”, di nuovo) della “ricostruzione” metrica: Versiguerrieri e amorosi (’90), Ogni terzo pensiero (’93) e Quare Hussein”giustiziati” in Iraq – la poesia che torna, oggi, sinistramented’attualità. Quare tristis (’98). Quest’uomo, ricordato per le plurimeriserve e molte ritrosie, trovava la forza per prese di posizionenette, fra le ultimissime, scrivere nell’estate del 2003 dei figli diSaddam

Da:  AUTORITRATTO (1977)

“Con il Porta comincia, nella poesia italiana, quella linea lombarda,potentemente realistico-narrativa e, per così dire, antipetrarchesca,che si ritrova anche all’interno della poesia del Novecento e che èl’unica della quale io aspiri a far parte, nonostante i molti debitiche so di avere nei confronti di altri poeti, da Baudelaire (checonsidero il più grande poeta moderno) a Pound (che considero il piùgrande inventore di possibilità poetiche del nostro secolo), – e poi,per venire a nomi più vicini o addirittura vicinissimi, quasifraterni, a Rebora, a Montale, a Saba, a Sereni. (…) Parlando deitemi portanti del mio lavoro di poeta, ho finora ricordatol’importanza e il fascino per me del racconto evangelico, ho ricordatole storie familiari, ho ricordato il rapporto con gli scomparsipersone care, amici -, ho ricordato l’irruzione a un certo punto deltema amoroso. Non ho parlato di quello che molti ritengono abbastanzaimportante nella mia esperienza poetica, cioè il cosiddetto temacivile. Alcuni critici l’hanno messo addirittura al primo posto fra itemi della mia poesia. Di solito, quando mi chiedono cosa penso diquesto aspetto del mio lavoro, dico che, sì, le poesie civili sonoforse le più private che io abbia mai scritto, nel senso che non homai voluto essere un poeta civile. Non lo dico per polemica, mainsomma c’è stato più d’un poeta, per esempio Pasolini, che ha volutoessere poeta civile…” (da Giovanni Raboni, ‘Autoritratto’ 1977,2003)

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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