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TRIESTE RICORDA COSI’ LA VITA E L’OPERA DEL POETA BARTOLO CATTAFI IN UN SAGGIO DI CARMELO ALIBERTI

Di ALESSANDRA SCARINO

Cercare tra le pietre grigie e pesanti della realtà le tessere leggeree splendenti del sacro

Oggi più che mai la vita del poeta è impervia e dura. Il vero poeta,in senso esistenziale prima che letterario, il poeta veggente che conogni sua nuova parola riconsacra ogni volta il mondo e l’universo. Inun’epoca come la nostra di eclissi del sacro “vivere poeticamente”come scriveva Hölderlin, implica un destino di solitudine e didolorosa ricerca. La vita e l’opera del poeta Bartolo Cattafi(1922-1979), narrate ed esplorate da Carmelo Aliberti nel suo saggio“La poesia di Bartolo Cattafi. Tra spasimo esistenziale e ansiametafisica” (Edizioni Terzo Millennio, 2016, pp. 132, euro 12,00 comecontributo), sono una metafora di questa condizione di confine chetransita senza posa dalle cose visibili e materiali a quelleinvisibili e immateriali. Aliberti, poeta e saggista letterario moltolegato alla nostra città dove ciclicamente trascorre lunghi soggiorni,scrive con il presente saggio una sorta di autobiografia umana, eticae spirituale di Cattafi, perlustrando, in una tonalità lirica eintensamente commossa, la poesia di un autore a lui molto caro eprofondamente affine, pur nelle diverse declinazioni espressive edemotive delle loro creazioni.

Il destino di un poeta
La coincidenza tra vita e destino è un sigillo comune a tutti i veripoeti. Il fatto di nascere con un’inclinazione all’ascolto delsilenzio misterioso che avvolge tutte le cose, dotati di unasensibilità particolare nell’avvertire le lacerazioni dell’esistenza ei mali della storia, determina un destino sempre diviso tra dolore egioia, incomprensione e pienezza, spaesamento mondano e familiaritàcon il divino: in sintesi, come scrive nel titolo del suo saggioAliberti, un destino “tra spasimo esistenziale e ansia metafisica”.L’autore del saggio, dopo aver delineato in modo sintetico un profilobiografico di Cattafi, perlustra con voce a sua volta più liberamentepoetica e creativa che non aridamente critica e accademica, laformazione artistica, le opere e i loro principali nuclei tematici.Nato nel 1922 a Barcellona, Bartolo Cattafi rimane presto orfano delpadre, perdita che segna in profondità l’indole già molto delicata esensibile del poeta. Laureatosi in Giurisprudenza, all’esercizio dellasua professione preferì la letteratura, ragione che lo spinse aintraprendere innumerevoli viaggi in diversi paesi dell’Europa edell’Africa e ad entrare in contatto con alcune delle avanguardiepoetiche più stimolanti del tempo come il Gruppo futurista in Siciliae poi il Gruppo ‘63 a Milano. Il suo apprendistato incise inprofondità nella sua ricerca delle potenzialità evocative dellaparola: le risonanze, i molteplici sensi, le possibilità musicalicreatrici di nuovi e inattesi significati. La parola cattedrale, tuttada esplorare e contemplare, ricca di anfratti, di cupole, disotterranei, di guglie, di vetrate e di giochi di luce suscitatori dinuovi colori e di nuove forme: la parola poetica concepita come uninsieme di involucri variopinti, istoriati con figure ancestrali earcane tra cui spigolare le tracce del sacro. La terra che più loispirò fu la Sicilia, con le sue zagare, i suoi aranceti, i suoi cielie i suoi mari di un azzurro irreale e ammaliante. Nel 1967 si trasferìdefinitivamente a Terme Vigilatore, vicino a Messina, nella villa incui nel 1943, durante una convalescenza per una malattia contrattadurante il servizio militare nella seconda guerra mondiale, scoprì lasua vocazione poetica e il desiderio indomabile di un canto percelebrare la bellezza delle cose e la loro aura divina. La morte locolse nel 1979 a Milano, altra sua meta privilegiata ove riposare edecantare le esperienze dei suoi pellegrinaggi. tra Europa ed Africa.Guardando bene tra i sentieri petrosi e dissestati dell’esistenza sitrova sempre qualche piccolo fiore. Sono i poeti a insegnarcelo, poeticome Bartolo Cattafi. Nelle sue sillogi poetiche — tra le altre, “Nelcentro della mano” (1951), “Le mosche del meriggio” (1958), “L’Ariasecca del fuoco” (1972), “La discesa al trono” (1975) — Aliberti seguee svela un filo che tutte le attraversa, un filo cangiante che mutacolore passando dal nero al rosso fino all’oro e all’argento. Vi sonopoi i tratti di transizione che uniscono insieme i colori dominantiinclinando l’ispirazione e la parola ora più verso il buio ora piùverso la luce, con intrecci improvvisi come d’arcobaleno o di pietrepreziose. La natura, il mondo umano e l’eco spirituale che li aureolae li rende veramente vivi: intorno a questi microcosmi oscillantinell’infinito Cattafi ricama i suoi versi folgoranti. Aliberti scavanella loro trama e ne fa affiorare un progresso dal buio alla luce,dal dolore all’estasi. La ricognizione inizia tra le cose, glioggetti, le epifanie della natura. Intorno a sé il poeta vededistendersi il mondo materiale, quello che Cartesio avrebbe chiamatola res extensa. Questo regno di estensione e quantità palpabile simanifesta in due forme diverse. Ora è il manto di bellezza che avvolgegli spettacoli naturali dei luoghi da lui visitati e soprattutto ipaesaggi assolati e caldissimi dell’amata Sicilia. Ora è la massarappresa e oscura, densa e pesante che grava sull’esistenza concreta,reale, abitata dall’uomo moderno, naufrago disperato nel mare morto diun mondo svilito e avvilito che ha occultato la bellezza e la bontàdell’essere: «E la foglia caduta / che un giorno colsi col piede efeci mia / si è staccata, / mi svolazza intorno, mi rinfaccia / uncorpo pesante / il passo del mio piede» (“Come vanno le cose”, in“L’osso, l’anima”).

La ricerca metafisica
Ma l’intuito poetico di Cattafi, osserva ripetutamente Aliberti, nonsi ferma qui, ma va ben oltre. Lontano, verso quell’orizzonte ove ilvisibile si arresta e pare proiettare un’aura leggera e lucente,simile all’arcobaleno dopo una tempesta. Riprendendo la definizionefilosofica precedente, il poeta nonostante i continui scacchi da partedi una realtà esistenziale oscura ed errante e da parte di un mondoindifferente e ormai fuori rotta, di esperienza in esperienza, diviaggio in viaggio, spinge sempre più in profondità la sua parola,sempre più in là la sua vista interiore e scopre l’altro volto diquesta realtà così nemica: l’immateriale, l’intangibile, la rescogitans. Non è una visione limpida, assoluta e perfetta, ma un darsiper lampi e bagliori, come squarci di luce nella notte. Qui Cattafiraggiunge l’acme della sua ricerca: lo spirito, la voce di Dio, la suapresenza, l’interiorità che è tempio sacro, splendono  all’improvvisotra cosa e cosa, come frammenti colorati e lucenti di mosaico tra lepietre grigie e la roccia inaggirabile del nostro esistere ed essereper la morte. A questo punto lo “spasimo esistenziale” trapassanell’“ansia metafisica”, passaggio necessario per chiunque decida inse stesso di andare oltre, di viaggiare, di esplorare e di nonaccontentarsi mai del poco o niente che l’esistenza concreta e terrenasembrano destinarci. In un mondo che vola bassa, radente il suolo,ormai incapace di reggere l’aria delle vette, Bartolo Cattafi eleva ilsuo canto dalla palude terrena all’azzurro dei cieli e dei mari,abbandonandosi alla sua “discesa al trono” dell’essere: «(…) traalberi profumati, / acque e cieli azzurri, / percepii il risuono / delrichiamo di Dio».
In te confido / tutto ho rubato al mondo/ sei il Cubo, la Sfera, ilCentro / me ne sto tranquillo / tutto t’è stato ammonticchiato dentro
Mancavano pagine / il marmo dell’epigrafe / era scheggiato / due soleparole cetera sunt (…) parole su frontone di un tempio vuoto /vorticanti col vento come per dirci / solo noi ci siamo / tutto ilresto manca / era questo che non sapevate

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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