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CARMELO ALIBERTI

Dal V Volume di Letteratura e societa’ italiana dal II Ottocento ainostri giorni (in fase di pubblicazione). La Monumentale letteraturadi Carmelo Aliberti di 3500, pp.

RICCARDO BACCHELLI

Riccardo Bacchelli (, aprile 1891 – Monza, 8 ottobre 1985) è stato unoscrittore, drammaturgo, giornalista, traduttore e 19Bologna criticoteatrale italiano, fra i principali autori di romanzi storici delNovecento.
BIOGRAFIA
Bacchelli nacque a Bologna il 19 aprile 1891, primo di cinquefratelli. Il padre Giuseppe, amministratore cittadino di ideeliberali, fu avvocato stimato, e la madre Anna Bumiller, sveva, aiutòGiosuè Carducci a imparare il tedesco. Frequentò il R. Liceo Ginnasio”Galvani” e si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università diBologna, ma per seguire i propri interessi culturali abbandonò alterzo anno gli studi universitari.
Si arruolò volontario allo scoppio della prima guerra mondiale come diufficiale di fanterias; fu congedato nel 1919. Trasferitosi a Milanonel 1926, si unì con Ada Fochessati, figlia del sindaco di Mantovaall’epoca della rotta di Caporetto che era sposata con l’imprenditoreagricolo vicentino Nuvolari dal quale aveva avuto un figlio(Ferruccio). Con la Fochessati, Bacchelli si sarebbe unito inmatrimonio molto più tardi (circa settantenne). Fortemente in dubbiose aderire al regime fascista (dal quale aveva ricevuto un pressanteinvito poiché a Mussolini era piaciuto molto il suo romanzo Il diavoloal Pontelungo appena uscito) si recò nel 1927 a Napoli per chiedereconsigli a Benedetto Croce, che lo convinse ad aderire dicendo che dilì a poco avrebbe aderito anche lui (cosa che non avvenne). Dal 1941al 1944 fece parte dell’Accademia d’Italia; fu anche sociodell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’Accademia della Crusca edell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Ricevé lalaurea honoris causa dalle Università di Bologna e di Milano. Neglianni sessanta condiresse la collana Le letterature del mondo Il 17aprile 1971 ricevette l’Archiginnassio d’oro, massimo riconoscimentodel Comune di Bologna. Bacchelli morì a Monza (dove s’era trasferitoper ragioni economiche, dopo una lunga degenza in una clinicamilanese, divenuta troppo costosa per il Comune di Milano che si eraaccollato le spese di degenza) l’8 ottobre 1985, a 94 anni, e fusepolto nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna. AdaFochessati Bacchelli, la sua compagna, morì un anno dopo.
Attività
Il suo primo romanzo è Il filo meraviglioso di Lodovico Clo’ (1911),cui seguono i Poemi lirici (1914). Nel 1918 si dedica al teatro conAmleto, emblema della difficoltà del moderno vivere, che pubblica nel1923 per le edizioni de La Ronda, sorta in opposizione alleavanguardie al dannunzianesimo alle facili “formule” crociane, per unritorno allo stile classico del Leopardi. Segue nel 1923 Lo sa iltonno, favola di genere filosofico-morale elaborata nel tono dellapacata ironia e indubbiamente uno dei vertici dell’arte di Bacchelli.Non meno fondamentale nella produzione bacchelliana è Il diavolo alPontelungo, del 1927, che rievoca idee, vicende e personaggi del mondoanarchico emiliano e italiano di fine Ottocento. Tra queste figurespicca quella epica di Bakunin, che si trova a Bologna per ispirare epatrocinare moralmente, con l’aiuto anche di  Andrea Costa,nith-nadir rimbaudianamente dilatato e straniante”.a , i moti fallitidel 1874. Il romanzo è attraversato da una sottile e garbata ironiad’impronta conservatrice, ricevendo subito, come testimoniano letraduzioni, diffusione europea. Seguono La ruota del tempo (condisegni di Giorgio Morandi, 1928), La città degli amanti (1929), Unapassione coniugale (1930), Oggi domani e mai (1932), Mal d’Africa(1935) romanzo storico-coloniale incentrato sulle vicende dei nostriesploratori ottocenteschi e in particolare di Gaetano Casati, Ilrabdomante  (1936), Iride (1937), fino a quella che è stata l’opera dipiù vasto respiro e di maggior notorietà e popolari consensi data daBacchelli: il ciclo di romanzi Il mulino del Po (1938-1940). L’opera,che ha un posto di rilievo nella storia della letteratura italiana,composta di oltre duemila pagine e suddivisa in tre parti, ciascunacon singola titolazione, è frutto di un immane lavoro di ricerca nellacultura e nella storia locale e narra la saga di una famigliaferrarese, dedita all’avventurosa professione di mugnai sulle riveferraresi del fiume Po, sullo sfondo di uno scenario storico-socialepiù che centenario che va dall’epoca napoleonica alla prima guerramondiale. Nella vicenda rivivono figure e fatti della storia e dellatradizione locale, inquadrati peraltro con rara sensibilità ecompetenza, a volte anche con richiami espliciti, nel più ampiocontesto della storia nazionale. A questo romanzo si ispirano unosceneggiato televisivo prodotto dalla Rai, andato in onda nel 1963, eil film del 1949 diretto da Alberto Lattuada, Il mulino del Po.

IL FILO MERAVIGLIOSO DI LODOVICO CLO’

E’ il primo  romanzo di Riccardo Bacchelli, apparso nel 1911.Giovanilmente pessimistico e sessualmente audace, suscitò scandali escalpori, ma si guadagnò gli elogi di Benedetto Croce.Quando Bacchelliventenne si mette in testa di pubblicare il suo primo romanzo haprobabilmente un’idea molto personale sulla mediazione editoriale esulla necessità di stabilire una relazione diretta tra lo scrittore eil suo lettore. Così decide di pubblicare la sua opera direttamente,contatta un tipografo bolognese e programma un’edizione del romanzo indodici dispense da vendere dietro abbonamento annuale. Il risultato èuna serie di fascicoli con copertina in “autentica paglia da fornai”che riporta, riquadrati in rosso, l’anno di edizione e un motto diMarziale: “Non mendax stùpor est / nec fingitur arte dolosa” (Non èfalsa stupidità / né finge un’arte ingannatrice), tratto da unepigramma riferito allo sciocco, ma che Bacchelli usa per dare la suadefinizione del rapporto tra artista e lettore. A gennaio del 1911 ilprimo fascicolo viene inviato a chi aveva sottoscritto l’abbonamentoannuale di 10 lire e tutto prosegue regolarmente fino a luglio, quandoBacchelli, nel sesto e ultimo numero, manifesta la sua insoddisfazioneper i fascicoli pubblicati, da lui definiti “sbagliati tecnicamente…non risponde[nti] alla mia idea allargatasi”. Il romanzo si chiudeanticipatamente e, qualche anno dopo, Bacchelli risarcirà isottoscrittori con l’abbonamento gratuito al periodico “La Patria”, alquale aveva preso a collaborare. Nonostante la distribuzionesingolare, il romanzo non passò del tutto inosservato, nel bene e nelmale, poiché raccolse l’apprezzamento di Benedetto Croce, ma anche ilfastidio di alcuni sottoscrittori, che, attratti dal titolo fiabesco,si resero poi conto che non si trattava certo di un’opera per bambini.Contrariamente a molti altri casi analoghi, tuttavia, Bacchelli nonrinnegò mai questo esordio, ripubblicandolo nel 1948, nella collana“Opera Prima” di Garzanti e nel primo volume delle Opere pubblicata daMondadori nel 1961.

LA CITTA’ DEGLI AMANTI
Un romanzo composito in tre parti, che s’ingegna di incastonare ilracconto principale che costituisce la parte centrale ― un amoreimpossibile sbocciato tra l’ufficiale napoletano Enrico De Nada e laprofuga gentildonna veneziana Cecchina Gritti dur
Un romanzo composito in tre parti, che s’ingegna di incastonare ilracconto principale che costituisce la parte centrale ― un amoreimpossibile sbocciato tra l’ufficiale napoletano Enrico De Nada e laprofuga gentildonna veneziana Cecchina Gritti durante le peripezieseguite alla rotta di Caporetto — in una cornice improbabile ebislacca: l’ideazione, fondazione, corso e decadenza finale di unautopica (o piuttosto, come chiarirà la terza parte, distopica) “cittàdegli amanti” a opera di uno squinternato ma simpatico tycoonamericano che risponde al nome reboante di Titus Tubalcain Pankoucke edel suo protetto, il sedicente pittore e innamorato fallito cherisponde al nome non meno magniloquente di Eustachius Vandenpeereboom.
La seconda parte — il romanzo di Enrico e Cecchina — è la piúriuscita, laddove l’umanità di Bacchelli si dispiega in un ampioaffresco di vicissitudini e sentimenti fomentati dall’aspro crogiuolodella guerra. Ma l’operazione nel suo insieme va a male: non riusciamoa credere di ritrovare nella terza parte Enrico e Cecchina, di cuiabbiamo ammirato la delicata sensibilità e l’alta tempra morale nellaseconda, in quel postribolo da operetta, che per giunta Bacchelli èimpari al compito di descrivere per la sua insormontabile pruderieancora ottocentesca. Cosí finisce di far un catalogo di perversioni diogni sorta (fino al vampirismo) evitando accuratamente quellepropriamente erotiche, che piú vi avrebbero avuto luogo.
Inoltre, prende a discettare e infila una serie di spropositi checerto suonavano già retrivi alle orecchie di molti al suo tempo, eoggidí non sono piú ammissibili: dal “sangue latino” che “è, siapermesso dire, l’unico sangue purgato” (pag. 251 della mitica edizioneOscar Mondadori 1966); alla “suffragetta” persuasa che tutti i malidella società siano “guaribili col voto alle donne”, e — guarda caso,“brutta come un coccodrillo” (p. 240); alle “rette e coraggiose paroledi civiltà” pronunciate dal “valoroso hidalgo” Cortez quando decretòil genocidio degli “idolatri” (p. 254) — e qui mi fermo, non senzacitare ancora il giudizio sommario sul finale del Parsifal,“inverecondo per ogni uomo di gusto” come la dottrina eucaristica diLutero (! ma che c’entra?) perché reo di aver scatenato l’orchestrasenza tener conto del precetto di S. Carlo sull’opportunità dipreservare l’azione liturgica dalle intemperanze della musica! (p.259).

“Iride”, la tragedia di uno scherzo

Bacchelli, conosciuto soprattutto per l’omonima legge, promulgata nel1985, la quale  prevede un fondo a favore di cittadini illustri cheversino in stato di particolare necessità e per  la vasta trilogiaromanzesca del Mulino del Po (I, Dio ti salvi, Milano 1938; II, Lamiseria viene in barca, 1939;. III, Mondo vecchio, sempre nuovo,1940), che abbraccia un secolo di storia italiana, dal declinonapoleonico sino alla battaglia di Vittorio Veneto, è stato senzadubbio uno dei più talentuosi scrittori del panorama letterarioRiccardo novecentesco. Il suo ultimo romanzo, Iride, del 1937rappresenta l’ulteriore conferma delle qualità di scrittore diBacchelli, oltre che dei suoi limiti.
Lo scrittore bolognese ha rappresentato più che un vero e proprioautore, un caso letterario e anche questo suo ultimo romanzo inducenel lettore “esperto” il dubbio se si tratti di un romanzo o di undiscorso, dato che Bacchelli si preoccupa di annessi e connessidiscorsivi del racconto, anche i meno importanti, riducendo il romanzoa “veicolo per la sua prosa”. Iride porta con se quell’impiantostilistico fatto di persuasioni, incanti, gusto per la dispersione ecostruzioni liriche. L’intero romanzo è sostenuto da un ritmodisgiunto da quello dei fatti che segna il superamento del naturalismoche è stato il peso morto del romanzo moderno; è lo stile che componeper Bacchelli, non lui stesso.
La premessa narrativa di Iride è la storia della sua protagonista, unabellissima fanciulla nella quale le caratteristiche fisiche e moralidanno vita ad un ideale romantico; tenuta lontano di casa dalla madreche teme per lei l’aria umida settentrionale dei campi, dato che i duefigli sono morti, ella vi torna per far ritrovare la madre morta.Iride tuttavia riporta la vita in quella casa, dove un padre vedovo leriserva un affetto morboso che sfocia nella gelosia quando la ragazzaannuncia di essersi innamorata di un vicino di villa, Matteo Almeide,giovane ed elegante signore di campagna. Fortunatamente Iride non civiene presentata come una creatura troppo alta su questa terra ma loscrittore si perde in un difetto smodato: il gusto per gli scherziinnocenti. Pochi giorni prima delle nozze infatti, Iride, sorpresa dalfidanzato mentre si prova l’abito da sposa (cosa che porterebbe maleal matrimonio), scappa e va a nascondersi dentro ad un baule che hascoperto in un ripostiglio segreto; un balzo del cane ha abbattuto lescalette con cui la ragazza vi è salita, cancellando in questo modoogni traccia del passaggio, e si giunge all’ipotesi, grazie all’aiutodella polizia, che Iride possa essere scappata con un amante segreto.E la povera ragazza muore in quel baule, avendo fatto scattare lachiusura sulla propria testa.
A questo punto il romanzo si perde in indugi su altri personaggi, finquando, molti anni dopo, un’anziana scrittrice svedese, andata adabitare nella villa, curiosando qua e là, scopre il ripostiglio, ilbaule e il cadavere mummificato della ragazza. Bacchelli ad un certopunto del libro fa riferimento alla leggenda marinara ripresa da unapoesia di Ibsen: “che un morto a bordo tien tutta la nave inangosciosa oppressione, come in un incubo di tristo presagio”, nonrendendosi probabilmente, pienamente conto, che il il morto a bordo èproprio il suo romanzo ad avercelo.
In Iride, Bacchelli lavora sull’umano, vuole che la morte per scherzodella ragazza ci colpisca al cuore: se si dà la colpa alla ragazza,vittima della sua stessa mania, si distrugge il suo prestigio, seinvece la colpa si dà al destino, non si può fare a meno di pensare aquanto sproporzionata sia la differenza tra il personaggio e la sorteche lo scrittore ha destinato ad Iride. Ma lo scrittore, come haacutamente notato Debenedetti, paga il contrasto tra la grandetradizione italiana e i generi del romanticismo europeo.

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IL DIAVOLO AL PONTELUNGO
(1927—Mondadori,2001)
In tempi di terrorismo tecnologico e mediatico, di fermentilocalistici e idiozie planetarie, gioverà che un lettore disimpegnato(è un pregio) scopra, o riscopra questo proteiforme libro diBacchelli, 1927: Il diavolo al ponte lungo. La vicenda è nota: MichailBakunin, l’ottocentesco padre dell’anarchismo, agitatore braccato datutte le polizie d’Europa, approda nell’ospitale Svizzera. Anziano,ammalato, immiserito, carico di figli e di delusioni, sta perrinunciare alla lotta. Qui lo sorprende la dotata penna di Bacchelli,quando a risvegliarne la fede rivoluzionaria giunge, deus ex machina,il discepolo italiano Cafiero, che ne riattizza la passionerivoluzionaria, e lo soccorre, offrendogli il suo ricco patrimonio.Gli dona una villa, perfino, con terre e servitù: machiavellicamente,il lusso farà da copertura per i complotti rivoluzionari. Ma i benimateriali, “la roba”, sono lusinga diabolica per chi spregia laproprietà.
La tenuta diventa una corte di miracoli aperta a rivoluzionari d’ognilatitudine, che si rivelano ingordi parassiti. Non migliori irappresentanti di quel popolo che Bakunin vuol redimere; affittuari,domestici, artigiani, fanno a gara nel truffare i due protagonisti. Epoi, «fare il ricco costa denaro, anche più a fingersi che ad essere».Così, le questioni d’interesse e l’inframmettenza delle moglifrantumano la fratellanza ideologica dei due, il patrimonio di Cafierosfuma, e Bakunin, sconfessato il compagno, parte da solo,donchisciottescamente, per la sua ultima avventura. Darà fuoco allamiccia della rivoluzione mondiale partendo da Bologna: solleverà ilpopolo, conquisterà le fortezze, isserà la bandiera rossa sul duomo diSan Petronio. Giunto in città sotto mentite spoglie, raduna unamasnada d’improbabili e umorali sovversivi, fabbrica bombe, disegnapiani di battaglia, ma al momento cruciale la sua trupparaccogliticcia si scompagina e diserta, pochi riottosi che cercano loscontro vengono arrestati da un drappello di carabinieri. Il russomangiapreti fugge, ultima beffa, travestito da monsignore, e leautorità mai sapranno della presenza di Bakunin. Romanzo storico ebiografico, come si vede, ma quando i narratori pescano dalla storianascondono pretesti, confessabili e non, per rendere giustizia alromanzo, diremo subito che se il suo archetipo si vorrebbe manzoniano,tolstoiano, fra le righe, come regesto d’esperienze velleitarie efallimentari, come denuncia di due ottusità, quella del rivoluzionarioe quella del popolo reciprocamente sordi, come lettura in filigranadel cosiddetto carattere nazionale italiano, in realtà la parentelapiù stretta sembra quella con Bouvard et Pécuchet. Né manca aBacchelli l’acredine di Flaubert, il suo pessimismo in re: scopriamocosì le sue carte, i suoi intenti allusivi; se l’autore dichiaraapertamente d’aver avuto in mente Mussolini mentre scriveva di questirivoluzionari ormai datati, possiamo dedurre implicitamente che glistessi teatrini ideologici e scarsamente pratici siano stati agitatiin epoche diverse da anabattisti e sessantottini, da ciompi esanculotti. Per questo, Il diavolo al Pontelungo è opera tuttanovecentesca, a urti e spigoli, governata dalla facoltà che Bacchellirivendica al romanziere, di governare il tempo. Dialoghi di saporeteatrale, paesaggi, personaggi femminili sensualissimi, azione etirate filosofiche al limite del romanzo-saggio e della nonfiction, eun vento di satira che s’appunta sull’inadeguatezza di personaggi,tempi e situazioni. Già il solo Bakunin, che affascina eindispettisce, generoso e grottesco, gigante in un mondo di nani, èuna contraddizione vivente. Bacchelli sostiene di non aver caricatoalcun tratto del personaggio, ma di averlo «trovato bell’e fatto», equindi, non di demitizzazione si tratta, ma di sancire che mito non vipuò essere. Se il nostro lettore ha ancora voglia di sentirsidisimpegnato, potrà interrogarsi sulla libertà con l’ultimo Cacciari,o sul significato di progresso con Löwith. Cercherà di capire, conLotman, che cosa dà diritto ad avere una biografia, e sulle orme diRené Girard giocherà a individuare dinamiche antropologiche esataniche in seno ai gruppi rivoluzionari. Che questo parruccone,codino, pacifico Bacchelli, alla fin fine, sia un post-postmoderno?

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In tempi di terrorismo tecnologico e mediatico, di fermentilocalistici e idiozie planetarie, gioverà che un lettore disimpegnato(è un pregio) scopra, o riscopra questo proteiforme libro diBacchelli, 1927: Il diavolo al ponte lungo. La vicenda è nota: MichailBakunin, l’ottocentesco padre dell’anarchismo, agitatore braccato datutte le polizie d’Europa, approda nell’ospitale Svizzera. Anziano,ammalato, immiserito, carico di figli e di delusioni, sta perrinunciare alla lotta. Qui lo sorprende la dotato penna di Bacchelli,quando a risvegliarne la fede rivoluzionaria giunge, deus ex machina,il discepolo italiano Cafiero, che ne riattizza la passionerivoluzionaria, e lo soccorre, offrendogli il suo ricco patrimonio.Gli dona una villa, perfino, con terre e servitù: machiavellicamente,il lusso farà da copertura per i complotti rivoluzionari. Ma i benimateriali, “la roba”, sono lusinga diabolica per chi spregia laproprietà.
La tenuta diventa una corte di miracoli aperta a rivoluzionari d’ognilatitudine, che si rivelano ingordi parassiti. Non migliori irappresentanti di quel popolo che Bakunin vuol redimere; affittuari,domestici, artigiani, fanno a gara nel truffare i due protagonisti. Epoi, «fare il ricco costa denaro, anche più a fingersi che ad essere».Così, le questioni d’interesse e l’inframmettenza delle moglifrantumano la fratellanza ideologica dei due, il patrimonio di Cafierosfuma, e Bakunin, sconfessato il compagno, parte da solo,donchisciottescamente, per la sua ultima avventura. Darà fuoco allamiccia della rivoluzione mondiale partendo da Bologna: solleverà ilpopolo, conquisterà le fortezze, isserà la bandiera rossa sul duomo diSan Petronio.Giunto in città sotto mentite spoglie, raduna una masnadad’improbabili e umorali sovversivi, fabbrica bombe, disegna piani dibattaglia, ma al momento cruciale la sua truppa raccogliticcia siscompagina e diserta, pochi riottosi che cercano lo scontro vengonoarrestati da un drappello di carabinieri. Il russo mangiapreti fugge,ultima beffa, travestito da monsignore, e le autorità mai saprannodella presenza di Bakunin. Romanzo storico e biografico, come si vede,ma quando i narratori pescano dalla storia nascondono pretesti,confessabili e non, per rendere giustizia al romanzo, diremo subitoche se il suo archetipo si vorrebbe manzoniano, tolstoiano, fra lerighe, come regesto d’esperienze velleitarie e fallimentari, comedenuncia di due ottusità, quella del rivoluzionario e quella delpopolo reciprocamente sordi, come lettura in filigrana del cosiddettocarattere nazionale italiano, in realtà la parentela più strettasembra quella con Bouvard et Pécuchet. Né manca a Bacchelli l’acredinedi Flaubert, il suo pessimismo in re: scopriamo così le sue carte, isuoi intenti allusivi; se l’autore dichiara apertamente d’aver avutoin mente Mussolini mentre scriveva di questi rivoluzionari ormaidatati, possiamo dedurre implicitamente che gli stessi teatriniideologici e scarsamente pratici siano stati agitati in epoche diverseda anabattisti e sessantottini, da ciompi e sanculotti. Per questo, Ildiavolo al Pontelungo è opera tutta novecentesca, a urti e spigoli,governata dalla facoltà che Bacchelli rivendica al romanziere, digovernare il tempo. Dialoghi di sapore teatrale, paesaggi, personaggifemminili sensualissimi, azione e tirate filosofiche al limite delromanzo-saggio e della nonfiction, e un vento di satira che s’appuntasull’inadeguatezza di personaggi, tempi e situazioni. Già il soloBakunin, che affascina e indispettisce, generoso e grottesco, gigantein un mondo di nani, è una contraddizione vivente. Bacchelli sostienedi non aver caricato alcun tratto del personaggio, ma di averlo«trovato bell’e fatto», e quindi, non di demitizzazione si tratta, madi sancire che mito non vi può essere. Se il nostro lettore ha ancoravoglia di sentirsi disimpegnato, potrà interrogarsi sulla libertà conl’ultimo Cacciari, o sul significato di progresso con Löwith. Cercheràdi capire, con Lotman, che cosa dà diritto ad avere una biografia, esulle orme di René Girard giocherà a individuare dinamicheantropologiche e sataniche in seno ai gruppi rivoluzionari. Che questoparruccone, codino, pacifico Bacchelli, alla fin fine, sia unpost-postmoderno?

IL MULINO DEL PO (1938-1940)

Dal fiume Vop al Po, dalla campagna di Russia di napoleonica memoriaalla Prima guerra mondiale: il «poema molinaresco» (così lo definiscel’autore stesso) di Riccardo Bacchelli è un romanzo che danza un ritmolento, placido, ma inesorabile, come lo scorrere di ogni grande fiume,che può proseguire inerme e tranquillo per anni e anni, per poi averedelle improvvise accelerazioni, degli scatti imprevisti capaci ditrasformare un intero paesaggio nel giro di qualche giorno. Unparallelo-che-corre-lungo tutta l’opera: le nostre vite, in fondo,sono sempre-nello stesso letto. Eppure, ogni giorno che passa,impercettibile, il corso del fiume cambia continuamente. Magari di unniente, ma cambia. Fino a una catastrofe improvvisa che ribaltacompletamente la situazione, stravolgendola. E via così all’infinito,un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro.
Il romanzo, scritto tra il 1938 e il 1940, mantiene sempre i grandieventi storici (le guerre, l’arrivo delle macchine nell’agricoltura,la tassa sul macinato etc.) come cornice. All’interno di questa vatutto il sugo della vicenda, incentrata su una famiglia ferrarese dimugnai del Po, gli Scacerni. I piccoli eventi della vita popolare, leleggende, i ritmi delle campagne, vecchie storie che rispuntano quandomeno te lo aspetti, motti sapienziali e speranze sempre nuove: tuttoquesto viene distribuito con rara maestria all’interno della storiaprincipale.                    Il moralismo di Bacchelli(caratteristico di quasi tutta la sua opera) riesce, per la maggiorparte del testo, a dare una base solida sia alla visione della vicendache allo svolgersi dell’intreccio. In alcuni punti, d’altro canto,risulta tetro e pesante. Non esente da descrizioni bucoliche allevolte caricaturali, l’autore è però capace anche di far commuovere edi tenere inchiodati alla pagina con la sua scrittura che per lunghitratti scorre fluida e senza intoppi. Per un romanzo (definirlo“fluviale” risulta quanto mai corretto) che supera agilmente leduemila pagine, l’insieme appare tuttavia di una compattezza mirabile.
La trama dell’opera, a dispetto della sua mole, è presto detta. Illibro in realtà si divide in tre parti distinte (pubblicateautonomamente), ognuna delle quali non è esagerato definire un romanzoa sé. Nella prima, intitolata Dio ti salvi, viene narrato come LazzaroScacerni, dopo la battaglia della Beresina, riceva sul fiume Vop da unsuo conterraneo, il capitano Mazzacurati, un pugno di gioielli fruttodi un furto sacrilego, una sorta di bottino di guerra. I denariricavati da questi preziosi permetteranno a Lazzaro, una volta tornatoin patria, di comperare un mulino di fiume, detto San Michele.Intrapresa l’attività di mugnaio, il reduce dalla ritirata di Russiariuscirà a raggiungere un certo benessere, anche se sarà costretto adifendersi da pericoli sempre nuovi: partendo dalla mafia ferrareseper arrivare a una tremenda inondazione.
La seconda parte del romanzo si intitola La miseria viene in barca.Qui vengono narrate le vicende di Giuseppe, figlio di Lazzaro, detto“coniglio mannaro”. Faccendiere e contrabbandiere, con le sue attivitàillecite quest’ultimo riuscirà ad accrescere il patrimonio familiare.La sua vita, sempre condotta sul filo del rasoio, crollerà su sestessa improvvisamente con la morte del primogenito Lazzarino (cadutocombattendo a Mentana a fianco di Garibaldi). Poco dopo, in seguito auna disastrosa inondazione, Giuseppe perderà definitivamente il sennoè verrà ricoverato nel manicomio di Ferrara. Nell’ultima parte del“poema molinaresco”, intitolata Mondo vecchio sempre nuovo, l’epopeadella famiglia Scacerni giunge al termine. Cecilia, moglie diGiuseppe, fa di tutto per riuscire a sopravvivere da sola. Una voltarimasta vedova, però, la sfortuna si abbatte di nuovo su di lei: ilfiglio Princivalle verrà accusato dell’incendio doloso del San Michelee finirà in carcere. Giovanni, l’altro suo figlio, adotta un bambino elo chiama Lazzaro. Questo verrà però ucciso sul Piave proprio mentrela vittoria italiana si stava avvicinando. Era un geniere e, quandovenne colpito, stava lavorando alla costruzione di un ponte di barche.E il filo rosso delle esistenze degli Scacerni, corso per oltre unsecolo sempre sulle sponde di un fiume e alle vicende di un fiumelegato, viene tranciato improvvisamente. Ma per una storia chefinisce, insegna il libro stesso, un’altra troverà la corrente perattraversare le pianure e raggiungere, tra mille svolte, accelerate ebrusche frenate, il suo mare. Il 16 dicembre 1940 l’Università diBologna gli conferisce la laurea honoris causa in Lettere. L’Accademiad’Italia lo accoglie fra i suoi membri, peraltro egli scegliendo,durante il 1944, di dimettervisi. Nel 1941 appare Gioacchino Rossini,nel 1942 Il fiore della mirabilis. La produzione continua con Ilpianto del figlio di Lais (1945), di argomento biblico, Lo sguardo diGesù (1948), La cometa (1951), Il figlio di Stalin (1953), I treschiavi di Giulio Cesare (1955), Tre giorni di Passione (1957), Non tichiamerò più padre (1959), che narra l’avventura di Francesco d’Assisivista dalla parte del padre Bernardone. Seguono tra il 1967 e il 1978altri romanzi: Il rapporto segreto, Afrodite: un romanzo d’amore, Ilprogresso è un razzo, Il sommergibile.
Altrettanto prolifica fu la produzione saggistica, lirica e teatraledi Bacchelli, che ne fanno uno del più fecondi letterati italiani.Collaborò con Sandro Bolchi alla sceneggiatura de I promessi sposi,sceneggiato televisivo Rai andato in onda nel 1967, ispiratoall’omonimo romanzo di Alessandro Manzoni. Dopo aver collaborato conle riviste La Voce di Firenze (1912-1916) e La Raccolta di Bologna(1918-1919), fu tra i fondatori della rivista romana La Ronda(1919-1922). A Milano fu critico teatrale per La Fiera Letteraria e fucorrispondente di altri giornali tra cui L’Idea Nazionale, poiconfluita ne La Tribuna, e il Corriere della Sera. Molto importante,nel quadro del macrotesto bacchelliano, il registro delle traduzioni(specie dal francese): esemplari quelle approntate in volume del 1938,più volte ristampato, di tutti i racconti di Voltaire.

ARCHIVIO

Presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio è l’archiviopersonale dello scrittore bolognese, il fondo speciale RiccardoBacchelli: documenti, fotografie, bozze, recensioni, appunti e unampio carteggio. Il carteggio, conservato all’interno del fondoBacchelli, è pervenuto alla Biblioteca comunale dell’Archiginnasio nel1986 alla morte di Ada Fochessati, che nel 1984 aveva venduto allaBiblioteca l’archivio del Bacchelli ma che, per ragioni affettive,aveva chiesto di tenere la corrispondenza personale. Il carteggio traAda Fochessati e Riccardo Bacchelli, denominato «Carteggio personale»,è costituito da quattro buste contenenti le lettere di RiccardoBacchelli alla moglie del periodo 1917-1950 e le lettere di AdaFochessati al marito del periodo 1918-60; comprende lettere,cartoline, telegrammi, biglietti di auguri e postali. In precedenza ladocumentazione era stata oggetto di ripetuti interventi di selezione eordinamento da parte dei coniugi, con l’abbozzo di serie relative allacorrispondenza, al materiale preparatorio e agli scritti di Bacchelli,alle fotografie, ai diplomi e alle onorificenze. Successivamente altrasferimento del fondo nella Biblioteca dell’Archiginnasio è statoeffettuato un primo intervento di ordinamento sommario dellacorrispondenza. A partire dal 2002, con il sostegno della Fondazionedel Monte di Bologna e Ravenna, è stato intrapreso il riordino el’inventario conservando, quando possibile, l’impostazione originariadei coniugi, anche sulla base delle intestazioni autografe sucarpette, fogli, carte e involucri.

LA   LEGGE   BACCHELLI

La cosiddetta Legge Bacchelli (Legge n. 440 dell’8 agosto 1985) è unalegge dello Stato italiano che prevede l’erogazione di un assegnostraordinario vitalizio a quei cittadini che si siano distinti nelmondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport, maversino in condizioni d’indigenza. Il nome con cui la legge è nota alpubblico si deve proprio al grande scrittore che tuttavia non nebeneficiò mai perché morì l’8 ottobre del 1985, prima che potessepercepirne la prima erogazione. La legge venne sollecitata da MaurizioVitale, professore ordinario di Storia della Lingua italianaall’Università degli Studi di Milano, amico e consulente delloscrittore per le questioni linguistiche, e da Francesco Di Donato,allora giovane poco più che ventenne e poi professore ordinario diStoria delle istituzioni politiche all’Università degli Studi diNapoli “Parthenope”. Di Donato ricevette, alla morte dello scrittore,molti dei suoi effetti personali.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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