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Rubrica: BRICIOLE DI VITA n° 3 – a cura di CARMELO ALIBERTI

                                                        CARISSIMO AMICO, ANDREA

Ti ho lasciato solo in Sicilia, tra gente incapace di capire il linguaggio semplice di una storia antica che tu solo eri riuscito a decifrare con l’intelligente, appassionato e costante lavoro di ricerca di una vita, la storia della tua Rodì, riscoprendo le radici  della tua città, sbocciate all’alba della protostoria, e ne scoprivi una tastiera di nomi, Solaria, Artemisia, Longane, interloquendo con  i tesori archeologici ,dormienti sotto le zolle scavate della necropoli ancora risonanti  di vita e di purezza, che ora ti impreziosiscono con gratificanti valori naturali del cuore e della mente,  nello scorrere del tempo, resero felice per millenni la vita dei suoi eroi.   Ti ho apprezzato molto per la ostinazione del tuo condiviso impegno dilemmatico  sul sentiero che si inerpica sui fianchi delle ciclopiche mura della gloriosa città di Longane, che ancora acciambellata  nell’eterno abbraccio di un percepibile amore, e dallo smaltato  cielo azzurro in dormiveglia attendono  alla foce del Longano l’approdo di un nuovo abbraccio d’amore trasparente, nutrito di Agape ed Eros che insegnino agli esseri insozzati del nostro tempo, la dolcezza dei teneri battiti del cuore in volo verso l’Olimpo degli dei. Tu, caro amico, che custodisci nello scrigno del tuo sapere, la vera storia  della terra dei miti, ogni giorno scendi nell’Agorà, come un profeta custode dentro la fluente barba, dei segreti degli eserciti degli Avi, sfogli le pagine della storia che scorre nelle vene dei tuoi pargoli, che stupefatti ascoltano, ma non riescono a captare le sillabe della favolosa storia, perché, come tutti, sono stati piallati nel pensiero dalla voce ignobile dei mentori di odi e di subdole promesse, che nei secoli non hanno mai soddisfatto.

Ecco perché la speranza di redenzione dell’uomo è morta sbranata nei luoghi del potere, sempre sorretto dai poteri forti, che riescono a plagiare la capacità di decrittare razionalmente le subdole manovre dei potenti, costretti inermi alla sconfitta. Ma tu, cantore di verità e di amicizia, non ti arrendi, ma continui verso le scuole il tuo cammino, consapevole che lì troverai ascolto nelle vergini menti degli studenti delusi, e immersi nel giardino del sapere, frugano ansiosamente nelle pagine dei poeti, degli scrittori, dei filosofi e negli eremi oscuri della storia. Anche i miei umili versi sono impregnati della lezione di verità e anch’io, come te Diogene, annaspo ora a Trieste nel buio del mistero e con la mente continuo a scavare nella terra umida dei sillogismi, cerco un dialogo che non potrò avere, perché l ’ambiente nordico è gelido e, quindi, sordo al tormento dei poeti, che sono gli eroi del nostro tempo, in quanto piangono per il cannibalismo sadico del pervertimento umano e sociale insaziabile, geneticamente ereditato dalla visione di fantocci che avvertono solo lo stridore dei freni sui binari con casse sigillate fruscianti di denaro. Disorientato in questa incredibile foresta di arpie associate dal saccheggio “Unnico”, trafitto dal lamento dei disperati che di notte vengono trascinati dalla furia del vento di   NordEst e attesi all’angolo dai militi con i blocchetti aperti in mano, per registrare il reato degli “invisibili”, colpevoli solo di essere poveri senza tetto e senza cibo, e nessuno prima li vede per soccorrerli e restituire la dignità di creature fraterne. Ora sono visibili perché trascinati anche nel traffico cittadino, dove scorazzano i nuovi califfi su lussuose e moderne auto elettriche, con sarcastica maschera sul viso. Quanto continuo a soffrire, mio caro amico, quando vedo o leggo sulla stampa cittadina, la ferocia, con cui la barbarie umana sfregia a sangue il povero bambino di colore, arrivato dal mare senza madre, guardato con scherno fino al pianto mortale. Qui i figli progrediti si vergognano di vegliare con i padri e, anzicchè gioire e confortarli fino all’ultimo respiro, li spediscono in ambulanza nelle “cosiddette case di riposo, gli aguzzini accentuano la sofferenza dei reclusi, che in pianto e in lamenti, scandiscono il nome dei figli già fuggiti, per poterli vedere e sentire scandite parole d’amore. Qui si vedono sotto i portici di una splendida città, ragazze di ogni colore, stazionare con sigaretta in bocca e borsellino avvolti in vestiti singolari, senza il pudore di offrirsi spontaneamente anche per il prezzo di un panino. Qui si ostenta una ricchezza offensiva per i boccheggianti umili che cercano lavoro inutilmente e vengono sbattuti sulla strada per incomprensibili pregiudizi e addirittura si pronunciano invettive contro le perle venute dal Sud, come si fece sulla stampa nazionale e in un talk-show televisivo, con Camilleri già intubato e prossimo a volare verso l’infinito. Ho ascoltato tragiche storie di ragazze ingenue stuprate e assoggettate al loro carnefice che li obbligava, tra l’altro, a rubare auto di notte e poi accusarle del reato, spedendole in carcere, appena incinte. Ho sentito il pianto di madri lacerate dal dolore per i figli perduti e scaraventati nel tunnel e poi in prigione, mentre plurimi omicidi assolti per prescrizione o godere dei domiciliari per buona condotta e tornare a reiterare i reati come prima, anzi con gesto più crudele o tornare a spacciare nei luoghi ben noti, provocando irreparabili tragedie e delitti e morti pestilenti. Molti politici sono collusi con membri del malaffare e creano associazioni delittuose per la spartizione del bottino degli appalti a dodici cifre finanziati solo per appagare le larghe gole,che presto abbandonano i lavori di importanti opere,che dopo vari rifinanziamenti, rimangono inutili capitali nel deserto. A pagare,sia finanziariamente,sia psicologicamente sono sempre i derelitti, che pure vengono arrestati per evasione fiscale,mentre i grandi evasori hanno creato i paradisi fiscali,dove hanno depositati nelle banche del giro ingenti capitali, frutto dello sfruttamento dei nuovi schiavi, o con peculato a viso aperto. Ho cercato, mio caro amico, interlocutori leali e solidali come te, per poter discettare su tanti e tali crimini e capire come si possa vivere nel fango così. Mi ero anche illuso di aver individuato nelle simmetriche parole di una scrittrice triestina, che scriveva articoli gonfi di sensibilità umana e civile tenerezza, quando recensiva libri di poesia e di narrativa e quando mi inviò un manoscritto con le radiografie verbali dei peccati. incarnati in mitiche malefiche figure, abbaglianti   di   colori. Pubblicai quel libro con l’illusione di aver incontrato una. commilitone nella lotta contro il male assoluto, perché diceva di sentirsi ardente cattolica militante, attraverso i suoi scritti grondanti di melliflue analisi dei testi, che si affollavano sulla sua scrivania. Presto senza alcuna ragione, il filo del dialogo si interruppe. Cercai di capire e chiesi spiegazione del voltafaccia, ricevendo prima il silenzio e poi ingannevoli risposte. Presentò il suo libro e non ci invitò. Rimasi folgorato da questa vicenda, che dimostrava chiaramente di non sopportare alcuna sovrastante presenza. Fece di tutto alle spalle come Giuda, per creare il vuoto intorno alla nostra Rivista Internazionale di Letteratura TERZO MILLENNIO. Da tanti altri segni, capii perché il male domina nel mondo. Il sedicente cattolico militante, oggi, nell’inferno dell’egocentrismo, millanta di avere fede, inginocchiandosi ai piedi dell’altare solo per Apparire con l’obiettivo di incassare successi effimeri e volgari sotto la gogna del Padrone. Smascherate nei fatti, i nuovi Giuda uccidono Cristo quotidianamente, credendo che sia un mercante al loro servizio, e addirittura si illudono che il Figlio possa essere complice dell’odio e dell’invidia che mietono vittime nei loro sciacalleschi comportamenti verso i propri simili che sono i nostri fratelli in Cristo, cioè quel prossimo che il Vangelo ci indica di amare. “Ama il tuo prossimo come te stesso” e sii solidale nei suoi bisogni.

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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