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LILLI GRUBER

Lilli Gruber, all’anagrafe Dietlinde Gruber (Bolzano, 19 aprile 1957), è una giornalista scrittrice, ed ex politica. Attiva come giornalista televisiva dai primi anni ottanta, lavorò per il TGR, il TG2 e il TG1, conducendo le principali edizioni delle teitalianastate, ricoprendo anche il ruolo di inviata, seguendo per la Rai avvenimenti importanti come il crollo del muro di Berlino e la guerra in Iraq. Nel corso della lunga carriera ha scritto diversi saggi e romanzi pubblicati per Rai Eri e per Rizzoli. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea, eletta dalle Lista Uniti nell’Ulivo, dimettendosi anzitempo per assumere nel settembre 2008 la conduzione della trasmissione Otto e mezzo, tuttora in onda su LA7. Frequenta a Venezia lingue e letterature straniere, svolge il praticantato giornalistico a Telebolzano e scrive per i quotidiani L’Adige e Alto Adige, quindi approda in Rai, dapprima a Sender Bozen, il canale di lingua tedesca, poi, nei primi anni ottanta, alla redazione di Bolzano del TGR Trentino-Alto Adige.[2] Sotto la guida di Antonio Ghirelli, nel 1986 passa al TG2 conducendo l’edizione di mezza sera del telegiornale e facendosi notare per lo stile aggressivo e per la postura di tre quarti, atipica per un mezzobusto, solitamente inquadrato sempre frontalmente. Avendo chiesto di fare l’inviato dall’estero, nel 1989 ha raccontato per la Rai i giorni che hanno portato al crollo del muro di Berlino, raccontando la sua esperienza sul campo nel suo primo libro Quei giorni a Berlino, pubblicato da Rai Eri e scritto insieme a Paolo Borella.

Dal 1990 è passata al TG1, inizialmente occupandosi di politica estera, per poi condurre l’edizione principale delle 20, senza però trascurare l’attività di inviata, andando spesso in territori coinvolti da conflitti, come le guerre jugoslave, la guerra in Iraq (anche da questa esperienza ha tratto diversi saggi, pubblicati dalla Rizzoli) e gli attentati dell’11 settembre 2001.[2] Nel 1994 ha esordito come conduttrice presentando il programma giornalistico Al voto, al voto!, proposta dalla Rai in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche di quell’anno. Nel 1997 ha ricevuto il Premio Alghero Donna. Ha collaborato inoltre con i quotidiani La Stampa e Corriere della Sera. Sempre negli anni Novanta è stata attiva anche all’estero, conducendo nel 1996 il settimanale Focus TV, in onda sulla tedesca ProSieben, e nel 1998 un talk show per SWF. Per conto della CBS ha realizzato una intervista-ritratto all’attrice Sophia Loren.

Dopo aver denunciato d’informazione in Italia sotto il governo Berlusconi, nel 2004 ha lasciato la Rai per candidarsi con la coalizione Uniti nell’Ulivo alle elezioni per il Parlamento europeo. Capolista nelle circoscrizioni nord-est e centro, risulta prima degli eletti in entrambe, raccogliendo complessivamente oltre 1 milione e 100 000 voti. La fase finale della campagna elettorale della Gruber è seguita da Caterina Borelli, realizzerà che il documentario Lilli e il cavaliere – 10 giorni per battere Berlusconi. Si iscrisse al gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo ed è stata presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con l’Iran. Nel 2007, dopo un iniziale rifiuto a entrare nel Comitato promotore 14 ottobre del Partito Democratico, divenne membro della Commissione per l’Etica, nominata dall’Assemblea Costituente Nazionale. Nel settembre 2008 annunciò la conclusione dell’esperienza politica dimettendosi da eurodeputata, sei mesi prima della fine della legislatura, rinunciando al diritto alla pensione. Da allora è tornata all’attività giornalistica, conducendo dal 2008 la trasmissione Otto e mezzo su LA7. Nel frattempo, ha proseguito anche l’attività come scrittrice pubblicando una trilogia di romanzi sulla storia della sua famiglia e del Sudtirolo, ambientati tra il XIX e il XX secolo: Eredità, Tempesta e Inganno. Nel 2016 è uscito il suo saggio Prigionieri dell’Islam. Si è sposata a Montagna col giornalista francese Jacques Charmelot. 2012 (ad eccezione del 2014) partecipa annualmente alle riunioni del Gruppo Bilderberg[4] in qualità di Editor-in-Chief and Anchor “Otto e mezzo”, La7 TV.[5] Parla l’italiano, il tedesco, l’inglese e il francese.[6]

L’EREDITA’

La scrittura del volume Eredità (Rizzoli, 2012) ha richiesto oltre due anni di lavoro di documentazione da parte della giornalista de La7. Gli eventi storici raccontati, protagonista il Sȕdtirol, sono realmente accaduti e i personaggi sono esistiti. “Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo” è il sottotitolo del volume arricchito da una galleria di ritratti di famiglia che sintetizza perfettamente il senso di questo racconto storico e romanzo autobiografico nel quale s’intreccia pubblico e privato.Basandosi rigorosamente sulle informazioni famigliari, sulle lettere, su alcune testimonianze scritte, su libri di storia locale e documenti narrativi l’autrice ha ricostruito “alcune circostanze in modo narrativo”, sullo sfondo le rivendicazioni di una regione di cultura e tradizione tedesca, la quale dopo il crollo dell’Impero asburgico si trovò molto restia all’annessione all’Italia. La famiglia di Lilli Gruber viene quindi usata come lente attraverso cui guardare le cruciali vicende europee che vanno dall’inizio del Novecento fino alle soglie della II Guerra Mondiale. “Sono arrivati i giorni più turbolenti della guerra”. Partendo dalle pagine del diario della bisnonna Rosa Tiefenthaler Rizzolli (il diario si apre nel 1902 e si interrompe nel Natale del 1939) ritrovato nella grande casa avita di Pinzol “minuscolo villaggio del Sudtirolo” situato sulle alture che dominano l’Adige, l’autrice compie un viaggio nel passato per gettare una nuova luce su avvenimenti nodali e importanti. La Gruber non ha mai conosciuto la nonna “dal viso aperto e generoso, illuminato dagli occhi azzurri”, ricca possidente terriera, donna colta, una figura leggendaria all’interno del clan famigliare. Dietlinde, soprannominata Lilli, dalla sua ava ha certamente ereditato la passione per la scrittura, la tenacia e una grande curiosità intellettuale, qualità fondamentale per chi fa il giornalista. Nelle prime pagine del libro Rosa seduta allo scrittoio apre il diario rivestito di pelle marrone al quale confida i suoi pensieri più intimi. La donna prende una penna la intinge nell’inchiostro nero e con la sua bella calligrafia scrive nel suo antico corsivo tedesco contemplando gli alberi che ricoprono di un verde intenso i fianchi della montagna dove ha ancorato la sua vita. “Novembre 1918”. Il mondo di Rosa è crollato e niente sarà mai più come prima. “Si è concordato l’armistizio con l’esercito italiano” e dal 3 novembre del 1918 gli abitanti del Sȕdtirol, sudditi fedeli dell’ex Impero Austro – Ungarico, sono diventati sudditi del Regno d’Italia. Uomini e donne come Rosa, la cui terra è l’Heimat, vivono tutto ciò come un’occupazione. Partendo dalle pagine del diario della bisnonna Rosa Tiefenthaler    Rizzolli (il diario si apre nel 1902 e si interrompe nel Natale del 1939) ritrovato nella grande casa avita di Pinzol “minuscolo villaggio del Sudtirolo” situato sulle alture che dominano l’Adige, l’autrice compie un viaggio nel passato per gettare una nuova luce su avvenimenti nodali e importanti. La Gruber non ha mai conosciuto la nonna “dal viso aperto e generoso, illuminato dagli occhi azzurri”, ricca possidente terriera, donna colta, una figura leggendaria all’interno del clan famigliare. Dietlinde, soprannominata Lilli, dalla sua ava ha certamente ereditato la passione per la scrittura, la tenacia e una grande curiosità intellettuale, qualità fondamentale per chi fa il giornalista. Nelle prime pagine del libro Rosa seduta allo scrittoio apre il diario rivestito di pelle marrone al quale confida i suoi pensieri più intimi. La donna prende una penna la intinge nell’inchiostro nero e con la sua bella calligrafia scrive nel suo antico corsivo tedesco contemplando gli alberi che ricoprono di un verde intenso i fianchi della montagna dove ha ancorato la sua vita. “Novembre 1918”. Il mondo di Rosa è crollato e niente sarà mai più come prima. “Si è concordato l’armistizio con l’esercito italiano” e dal 3 novembre del 1918 gli abitanti del Sȕdtirol, sudditi fedeli dell’ex Impero Austro – Ungarico, sono diventati sudditi del Regno d’Italia. Uomini e donne come Rosa, la cui terra è l’Heimat, vivono tutto ciò come un’occupazione straniera e la divisione del Tirolo è vista come un’amputazione e il distacco dall’Austria come un’ingiusta separazione dall’amata madrepatria. La popolazione non solo parla il tedesco ma è legata da sempre all’impero asburgico da secoli di storia e di cultura condivisa precisa la Gruber. Il simbolo di questa lacerazione è la garitta, una barriera di legno che viene eretta, nei giorni che seguono l’arrivo degli italiani al Brennero, attraverso la strada principale, tra l’Italia e l’Austria. Nel “libro di memoria e di recupero di un’eredità familiare che mi appartiene” che l’autrice dedica “alla mia famiglia di donne splendide e uomini speciali”, Lilli Gruber confessa di aver sentito di dover dar voce alla storia di Rosa (nata austriaca, vissuta come suddita italiana e scomparsa all’ombra del Reich) quindi per guidarla in questo percorso la bisnonna ha teso la mano alla nipote “e io l’ho afferrata”. Per narrare “la storia tempestosa” della regione nella quale è cresciuta la giornalista, è tornata nei luoghi descritti nel volume anche per cercare di comprendere le scelte dei suoi antenati lì nel cuore dell’Europa in una terra bellissima, di frontiera, le cui vicende sono state ingiustamente dimenticate. Quando domandano alla Gruber se si senta più italiana o tedesca, la giornalista, cresciuta all’insegna della diversità perché proveniente da una minoranza etnica linguistica, risponde semplicemente: “Sono e mi sento cittadina d’Europa”. Merito questo anche dei genitori dell’autrice che hanno sempre insistito affinché i loro tre figli conoscessero le proprie radici come base di partenza “per incontrare popoli diversi, abbattere i confini”. “Sono e mi sento cittadina d’Europa”. Merito questo anche dei genitori dell’autrice che hanno sempre insistito affinché i loro tre figli conoscessero le proprie radici come base di partenza “per incontrare popoli diversi, abbattere i confini”.

La giovane si trovava insieme al suo fidanzato Sebastian (Wastl) Tschigg “nella sua uniforme delle Waffen-SS per assistere alla seduta plenaria del Parlamento”, oltre ottocento deputati si accalcavano nell’immenso teatro, dove si riuniva il Reichstag. Al termine del suo discorso che sarebbe durato settantacinque minuti, il dittatore tedesco Adolf Hitler “ha annunciato al mondo il suo destino I due amanti erano in procinto di separarsi: Wastl “bello dai lineamenti regolari, occhi chiari e capelli castani”, stava per partire per il fronte russo perché “un soldato ha un solo dovere: obbedire e rispettare il giuramento di fedeltà al Fuhrer”. Sul treno che riportava Hella a Pinzon, Pinzano piccolo villaggio dell’Alto Adige (Sudtirolo), la ragazza aveva conosciuto Karl Muller, un giovane falsario che stava fuggendo dalla Germania nazista per trovare rifugio a Bolzano. Le vite di Hella e Karl sarebbero state destinate a intrecciarsi e nonostante il loro diverso atteggiamento nei confronti del regime, erano attratti l’uno dall’altra. Per Hella gli occhi trasparenti di Karl “le hanno suscitato lo strano desiderio di proteggerlo” e il giovane falsario intuisce che anche se Hella “sarà una sconosciuta”, qualcosa li lega fin da quel primo incontro. Hella era sempre certa che il futuro dei tirolesi fosse stato nel Reich.

TEMPESTA

Mi chiamo Hella, Hella Rizzolli e la mia voce viene dal passato. Compirò venticinque anni tra pochi giorni, il 15 maggio 1941. Sono a Berlino per un tempo troppo breve, assieme a l’uomo che amo”.

La giovane si trovava insieme al suo fidanzato Sebastian (Wastl) Tschigg “nella sua uniforme delle Waffen-SS per assistere alla seduta plenaria del Parlamento”, oltre ottocento deputati si accalcavano nell’immenso teatro, dove si riuniva il Reichstag. Al termine del suo discorso che sarebbe durato settantacinque minuti, il dittatore tedesco Adolf Hitler “ha annunciato al mondo il suo. destino”. I due amanti erano in procinto di separarsi: Wastl “bello dai lineamenti regolari, occhi chiari e capelli castani”, stava per partire per il fronte russo perché “un soldato ha un solo dovere: obbedire e rispettare il giuramento di fedeltà al Fuhrer”. Sul treno che riportava Hella a Pinzon, Pinzano piccolo villaggio dell’Alto Adige (Sudtirolo), la ragazza aveva conosciuto Karl Muller, un giovane falsario che stava fuggendo dalla Germania nazista per trovare rifugio a Bolzano. Le vite di Hella e Karl sarebbero state destinate a intrecciarsi e nonostante il loro diverso atteggiamento nei confronti del regime, erano attratti l’uno dall’altra. Per Hella gli occhi trasparenti di Karl “le hanno suscitato lo strano desiderio di proteggerlo” e il giovane falsario intuisce che anche se Hella “sarà una sconosciuta”, qualcosa li lega fin da quel primo incontro. Hella era sempre certa che il futuro dei tirolesi fosse stato nel Reich.

“Sono tedeschi e devono stare con gli altri tedeschi. È quella la loro patria”.

“Noi avevamo deciso di essere tedeschi, per difendere la nostra terra, la nostra lingua e la nostra anima contro i fascisti italiani”.

La popolazione del Sudtirolo non aveva ancora superato il trauma del distacco dall’Austria avvenuto il 3 novembre del 1918 quando al termine della Grande Guerra, gli abitanti del Sȕdtirol, sudditi fedeli dell’ex Impero Austro – Ungarico, erano diventati sudditi del Regno d’Italia. “Una lacerazione” per la stessa Hella, nata nel 1916, cresciuta in una famiglia “che aveva un solo motto: Dio, l’imperatore e la patria”. L’adesione al nazismo di Hella si spiega con la seguente frase contenuta in una lettera a Wastl:

“Non potevamo limitarci, come avevano fatto i nostri genitori, ad accettare la divisione del Tirolo. La distruzione della nostra Heimat con un solo tratto di penna, la firma in calce a un accordo infame”.

In una nota introduttiva l’autrice precisa che Tempesta (Rizzoli, 2014) “prosegue il lavoro sulla memoria cominciato con il volume “Eredità”. Come il precedente ha richiesto due anni di lavorazione. La storia europea degli anni tra il 1941 e il 1945 è complessa ed entra nel racconto delle vicende del Sudtirolo e della mia famiglia in molti modi”.

La storia prosegue riprendendo la narrazione della vita di Hella, prozia di Lilli Gruber, dalla II Guerra Mondiale, alla débacle della Campagna di Russia fino all’arrivo delle truppe alleate sul suolo italiano. Tutto questo ha come tragico fondale il Vecchio Continente sconvolto e martoriato da un conflitto che semina morte e distruzione.

“Questo libro è un attacco all’intolleranza. Un appello a trovare il coraggio di ammettere che in ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale. È il racconto della tempesta che ha travolto la mia famiglia, la mia Heimat e l’Europa intera nella II Guerra Mondiale, la più devastante nella storia dell’umanità”.

Da rilevare che il termine Heimat assume un doppio significato, non solo rappresenta la patria ma ha una spiccata connotazione affettiva che richiama il territorio dell’infanzia, della famiglia, degli affetti e della lingua d’origine.

La Storia si ripete e oggi occorrono coraggio e determinazione per affrontare le nuove forme di odio e di violenza. Questo libro, più intensamente mio di qualsiasi altra cosa io abbia mai scritto, è un’esplorazione personale del peggiore incubo della nostra memoria collettiva”, conclude la giornalista, prima donna a presentare un telegiornale, che dal 2008 conduce su La7 la striscia quotidiana di approfondimento politico, Otto e mezzo. Infine, da citare l’esergo del volume tratto da una frase di “Un esercito all’alba” dello scrittore tedesco Rick Atkinson:

“Nel mondo effimero degli umani, solo l’immaginazione può restituire la vita ai morti”.

“Sono tedeschi e devono stare con gli altri tedeschi. È quella la loro patria

INGANNO

Prima saltano in aria i monumenti. Poi i tralicci. Poi le caserme. È il crescendo di violenza che dalla fine degli anni Cinquanta investe il Sudtirolo, dove i “combattenti per la libertà” vogliono la riannessione all’Austria. Lo Stato italiano si trova per la prima volta di fronte al terrorismo. Nella piccola provincia sulle Alpi affluiscono migliaia di soldati e forze dell’ordine: ma la militarizzazione è davvero la risposta all’emergenza creata dagli attentati? Oppure obbedisce a una logica di “strategia della tensione”? La storia degli anni delle bombe sudtirolesi racconta lo scontro tra le superpotenze USA e URSS; il gioco pericoloso di gruppi neonazisti e; le spregiudicate interferenze dei servizi segreti di diversi Paesi; una minaccia nucleare sempre più vicina e una guerra senza quartiere contro il comunismo destinata a sfuggire di mano. Inganno è un’opera intensa e corale, che tra realtà e finzione illumina trame, tragedie e mortali illusioni di una frontiera neofascisti cruciale della Guerra fredda. Lilli Gruber torna a esplorare il passato della sua terra con due potenti strumenti narrativi: le voci dei testimoni con la ricostruzione dei grandi scenari, e in parallelo un’appassionante fiction. I protagonisti sono quattro antieroi moderni: Max e Peter, due ragazzi sudtirolesi tentati dalla radicalizzazione, Klara, una giovane austriaca innamorata del potere, e Umberto, un agente italiano incaricato di evitare un’escalation incontrollabile. Quattro anime perdute che con la loro parabola di passione e disinganno mettono in scena le colpe dei padri, le debolezze dei figli, le ambiguità della Storia.

HELLA

Con il romanzo Hella, la prozia della scrittrice, Lilli Gruber si conferma una testimone autorevole e molto credibile del clima infiammato di orrore , di barbarie di mostruosità  che ha travolto  ogni traccia della millenaria civiltà, germogliata nei secoli  sull’eredità della cultura greco-latina e cristiana.. Le sadiche torture , lo strazio sui cadaveri prima di bruciarli agonizzanti nei forni crematori del lager, la distruzione dei  monumenti di una antica civiltà e di preziosissimi documenti di opere filosofiche, letterarie e artistiche il genocidio di altre razze, in nome della superiorità della razza tedesca, a cui si allineò anche l’alleato italiano, macchiandosi  di antisemitismo ingiustificabile e ignobile e della empia strage di ogni creatura umana, ritenuta nemica  ,tutto l’odio scatenato in Europa e nel mondo,  in nome della superiorità della razza tedesca, ritenuta la più pura e le altre da sterminare, affinchè il sangue tedesco non venisse contaminato da quello di altre razze, affermando la filosofia dell’irrazionalismo e della follia, la crudeltà contro ogni sentimento d’amore, come dolorosamente rievoca la Gruber, che in tal modo, misurandosi con i grandi eventi della storia e   difendendo nel contempo i più nobili e puri sentimenti dell’anima e del cuore, con rigoroso realismo, viene considerata una delle maggiori scrittrici italiane del nostro tempo.

Trama

“Mi chiamo Hella, Hella Rizzolli, e la mia voce viene dal passato.” Quel passato è il 1941, in un’Europa in cui il nazismo dilaga vittorioso assoggettando un Paese dopo l’altro. Hella crede ancora nel Führer, ma lui le sta strappando ciò che ha di più prezioso: Wastl, il suo fidanzato, che parte per il fronte dopo un’ultima settimana d’amore a Berlino. Sul treno che riporta Hella a casa c’è anche un giovane falsario, Karl, che in fuga da una Germania ormai troppo pericolosa per i nemici del regime ha deciso di rifugiarsi in Sudtirolo. Ma nemmeno quella terra chiusa tra le montagne è al sicuro dalle tempeste della storia: nei quattro anni successivi, che devasteranno il mondo, l’orrore del nazismo e la realtà della guerra arrivano anche qui, culminando nell’occupazione da parte dei tedeschi nel 1943. Hella e la sua famiglia sono costretti ad abbandonare le loro illusioni, e Karl a confrontarsi con il Male. In questo nuovo episodio della storia della sua Heimat e della sua famiglia, cominciata con Eredità, Lilli Gruber riprende le fila della vita di Hella, la sua prozia, per seguirla attraverso gli anni cruciali della Seconda guerra mondiale: dall’apertura del fronte orientale alla lunga campagna italiana degli Alleati. Un viaggio della memoria e dell’immaginazione che combina ricerca, interviste e avvincente fiction, costruendo un libro che ha il respiro della grande Storia e il passo della narrativa d’avventura. Nella parabola di Hella e di Karl si disegna la tragedia di un popolo, quello sudtirolese, e di un intero continente, intrappolati tra due regimi sanguinari e prigionieri di un dilemma: salvarsi la vita, o salvarsi l’anima?

RITORNO A BERLINO

Di LILLI GRUBER  E  PAOLO BORELLA

Dov’eri, la notte in cui cadde il Muro? È una domanda che percorre ancora il cielo sopra Berlino. Si ritrova nelle parole di scrittori cardine della memoria tedesca come Günter Grass ma anche di autori simbolo del dopo-89 come Ingo Schulze. La ripetono le trame di film ormai diventati di culto come Good bye Lenin! e le mille espressioni artistiche di una città che negli ultimi vent’anni è diventata uno dei maggiori centri della creatività europea. Berlino è ben lontana dall’essere pacificata, la cicatrice del Muro l’attraversa ancora, dopo quella notte di novembre in cui sembrava che i suoi abitanti fossero già diventati ein Volk, un solo popolo. Per questo la ricostruzione brillante e appassionata di quei giorni scritta “a caldo” dagli inviati Rai Lilli Gruber e Paolo Borella oggi sembra una cronaca in presa diretta, che ci riporta immediatamente a quelle atmosfere e a quei retroscena. E per questo, oltre a riproporne qui le pagine più avvincenti, gli autori ci riaccompagnano a Berlino, vent’anni dopo. C’era una volta il Muro. E quando c’era il Muro, non c’era Berlino. Questo libro ci porta a toccare con mano il laghetto dove trafficavano le spie e i memoriali del passato nazista, il cuore un tempo spezzato di Potsdamer Platz e i luoghi della Ostalgie, l’eco delle voci di politici e cantanti, agenti e fuggiaschi. E poi le testimonianze di berlinesi vecchi e nuovi, e cantieri ancora aperti e strade cambiate per sempre. I volti di una memoria che è parte irrinunciabile del futuro. Oggi che il mondo intero è cambiato, e l’unità della Germania è una certezza nel cuore dell’Europa, è ora di tornare a Berlino, senza astio e senza nostalgie. Per riscoprire lo stesso bisogno di futuro, la stessa voglia di vincere a quel gioco che chiamiamo convivenza.

I MIEI GIORNI IN IRAQ,

Lilli Nel Gruber nel suo libro racconta tutto ciò che ha visto in Iraq. Parla della paura che ha provato davanti ai bombardamenti e alla minaccia di una carneficina, e della passione per la notizia che è più forte della paura. Approfondisce l’antefatto di questa guerra, dall’ascesa del nazionalismo arabo del partito Baath ai lunghi anni dell’embargo, e affronta alcuni temi decisivi: la guerra come metodo per risolvere le controversie internazionali (o per esportare la democrazia), l’atteggiamento degli Stati Uniti, superpotenza unica, e le conseguenze sull’intero Medio Oriente della nuova situazione in Iraq. Nella sua lucida analisi, il conflitto iracheno diviene lo spartiacque che segnerà per molti anni la politica mondiale

CHADOR

“Chador” ci avvicina a un Paese pieno di contraddizioni e ci permette di osservare in una luce completamente diversa il duro braccio di ferro sul nucleare che oppone oggi il regime degli ayatollah all’amministrazione Bush e che ci fa temere una ennesima, catastrofica guerra in Medio Oriente. Lilli Gruber ci mostra da vicino, senza i pregiudizi delle opposte propagande, la realtà di questa grande nazione. Il suo è un viaggio nel presente e attraverso i luoghi della storia, una sorprendente immersione in una società schizofrenica, in cui la teocrazia dei mullah convive in precario equilibrio con una diffusa ansia di libertà, e i veli neri si alternano ai foulard verde acido di moda questa primavera-estate. Incontra intellettuali e giornalisti perseguitati. Intervista la figlia di Khomeini ma anche tassisti, pellegrini, imam, ex Mujaheddin, calligrafi e blogger. Visita centri per ragazze maltrattate e affollati studi di chirurghi plastici, entra nelle moschee e nelle case dell’alta società. Con l’intervista a Shirin Ebadi, questa edizione propone la testimonianza lucida e disincantata del premio Nobel per la Pace, che analizza gli ultimi gravi avvenimenti e stupisce per la sua forza e il suo ottimismo.

STREGHE

La riscossa delle donne in Italia

Lilli conduttrice di un telegiornale in prima serata per la Rai TV, e da 13 anni il programma 8/30 per la Sette, parlamentare europea: Gruber giornalista di successo, prima donna a presentare, inviata per la Rai in tutto il mondo, e l’elenco potrebbe continuare “Streghe”, il suo ultimo saggio, pubblicato con Rizzoli nel 2008 è intessuto con uno stile chiaro, diretto, non volutamente ricercato, e le storie sono narrate e vissute in prima persona. Si riconosce la giornalista – inviata, abituata a verificare di persona la situazione della quale parla. Il libro, il cui sottotitolo è “La riscossa delle donne d’Italia”, è una lunga serie di incontri con molte donne, e alcuni uomini. Si passa da Valeria Parrella, una giovane e brillante scrittrice, ad Emma Bonino, nota esponente dei Radicali, a Luisa Valazza, una delle tre cuoche italiane ad aver ottenuto le tre stelle nella guida Michelin, a Gloria Manzelli, direttrice del carcere San Vittore, e molte altre… Poche, ma non certo trascurabili, le voci degli uomini: dal cardinal Camillo Ruini, a Walter Veltroni, a Silvio Berlusconi. Lilli Gruber attraversa la Spagna, l’America, l’Olanda, e naturalmente l’Italia, per raccontare storie di donne famose, potenti, ma anche di donne normali, abituate a lottare ogni giorno per i propri diritti, per la propria famiglia, o per il proprio lavoro. Incontra la direttrice di Pembroke, il terzo college più antico di Cambridge, incontra Rita Levi Montalcini, ma racconta anche di una suora, di una madre che cresce da sola tre bambine, di una camionista; dipinge quindi un quadro completo della situazione delle donne in Italia e in altri paesi europei, toccando anche, con amara ironia, la questione spinosa delle quote rosa e della cosiddetta “fuga di cervelli”. Non finisce mai in sterile critica. Anzi, in ogni pagina si legge una nuova proposta, uno stimolo; si respira tanta voglia di cambiare le cose, affinché il complesso ingranaggio della società possa cominciare a funzionare in modo più equilibrato, per gli uomini e per le donne. La ciliegina sulla torta? Le riflessioni personali dell’autrice, sempre “sfumate” con una leggera ironia: consentono di immergersi totalmente nei dialoghi, cosicché il lettore sia sempre coinvolto in ciò che viene detto, e regalano anche qualche notizia più personale sulla vita di questa brillante giornalista

AMERICA ANNO ZERO Quante facce ha l’America? Cinque anni dopo la tragedia dell’11 settembre, tre dopo l’invasione dell’Iraq e uno dopo l’uragano Katrina, Lilli Gruber va alla riscoperta del Paese da cui dipende il destino del mondo. Visita le sue città, da New York capitale globale alla moribonda Detroit, prostrata dalla crisi dei colossi dell’auto, da Portland e San Francisco, culle del pensiero ecologista, a Los Angeles, inesauribile fabbrica dei sogni e degli incubi di Hollywood, e New Orleans devastata dalla furia della natura e dall’incuria degli uomini.  Incontra politici ed economisti, attrici impegnate e studiosi venerabili, generali ribelli, veterani di guerre inutili, maghi delle nuove tecnologie, ex pirati redenti di Wall Street, clandestini idoli delle folle, avvocatesse che difendono terroristi, preti gay paladini dei poveri, spie irachene, talebani cinesi, scrittrici travestite da uomo, leggende del giornalismo d’inchiesta,  fondamentalisti cristiani, premi Oscar controversi, patriarchi del jazz, guru dell’ambiente, madri coraggio, futurologhe che leggono lo schermo di cristalli  liquidi. Dopo aver dedicato i tre libri precedenti all’approfondimento dell’esplosiva realtà mediorientale, oggi Lilli Gruber ci aiuta a riscoprire una nazione in guerra con se stessa: un Paese che si batte contro gli abusi del potere di Washington in nome di quell’America che abbiamo sempre amato, l’America della libertà e dei sogni che si possono realizzare .

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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