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CLAUDIO MAGRIS Parte seconda del saggio inedito di CARMELO ALIBERTI

LEI DUNQUE CAPIRA’ (Garzanti, Milano, 2013)

Tra i molti romanzi,saggi  e testi teatrali, che lo hanno imposto all’attenzione della migliore critica italiana e internazionale,come uno dei maggiori scrittori contemporanei, originale per le scelte tematiche, espresse con un linguaggio raffinato ed eletto e mediante una organizzazione strutturale inedita, avviata con leggerezza di impianto,ma con una progressione architettonica che veleggia verso  atomi di vicende ,rappresentative di storie umane ed espressive, condensate in frammenti verbali,unite da un filo conduttore invisibile nel trasparente azzurro dei raggruppamenti fonetici, ma con l’estrapolazione spontanea del ricevente,quanto dalla fruizione chiara alla fine del ritaglio raffinato delle informazioni prima poco note,ma rese fruibili dall’esegesi storico-letteraria e talvolta mitica, che con la selezione di un linguaggio prezioso e cooptante ,tanto da riuscire a penetrare nel cuore come una dolce e calda chiarezza. Anche in questo esile, ma di elevatissma caratura concettuale e stilistica,che ora opta per una modalità di scrittura poetica,vibrante di inquiete emozioni che promuovono il testo a  un irrepetibile e intenso documento lirico, scandito da un’operazione creativa, articolato in racconto-monologo che ha come protagonista una voce senza nome, o meglio da due personaggi fusi in un solo soliloquio che ingloba nella sua scansione il doloroso silenzio dell’interlocutore astratto che si fonde con il pensiero, le osservazioni, i sentimenti, le cadute interiori, la gelida solitudine che imprigiona lo scrittore,dopo l’isolamento di lei in una casa di riposo o di cura per poter usufruire di adeguate cure per una infezione persistente che fuori la tormentava brutalmente. Il pubblico che ascolta le rivelazioni della donna angosciata per aver lasciato solo il suo uomo-poeta,legata a lui come una invisibile Musa che lo ha sorretto nei segreti turbamenti del parto creativo, si rivela un Presidente anonimo e invisibile nelle stanze cavernose invase dall’ombra, popolata da creature infelici affidate alla cura di mani pietose,dove è impossibile accedere per non provocare turbammenti nei “reclusi”coatti. Lei è afflitta anche dall’inarrestabile angoscia di non poter proteggere il suo poeta nell’impervio sentiero della attività creativa, pronta ad intercettare e ispirare lo scioglimento del dubbio sulla scelta più adatta alla sillaba ingorgata nella gola, allo squarcio di immagine non subito individuata, che intercettava prima del gemito e agghindata di una incantevole bellezza, che si librava dalle labbra con un soddisfatto sorriso di essere riuscito alla brillante formulazione della figura poetica, che gli conquistò l’alloro poetico. Ora che è lontana, la sua angoscia si incrementa,perchè Lei è consapevole della incapacità di lui ad  affrontare le incombenze quotidiane , le storture di una vita smarrito nella onnivora vita della città, dove uomini e donne sospingono carrozzelle con bambini piangenti,disabili inchiodati su carrozzelle,protetti da una amica, vecchi anchilosati che barcollano ubriachi e ignorati dai gelidi passanti,giovani madri dal viso smunto aggrappati alla scolorita gonna della madre, signore blateranti parole senza senso con un inconsolabile dolore racchiuso tra le lacrime per i figli falciati dalla tossicodipendenza, barboni irriconoscibili nella loro dignità umana, affamate si tuffano nella poltiglia della spazzatura, ammucchiata nei maleodoranti bidoni accatastati davanti ai supermercati in cerca di cibo marcito, tra l’indifferenza di gente profumata dal fumo di sigaro dei signorotti, osservati  con sguardo implorante degli extracomunitari che con sobrietà ed orgoglio non osano chiedere,ma mostrano libri della loro terra lontana,pronti ad offrirli a chi risponde con un cenno di sorriso, vecchie sdentate giacciono inzuppate sotto la pioggia sferzata dalla bora inginocchiate su un cencio di cartone, immobili come statue dignitose. La donna riferisce tutto ciò e altre fragilità del suo Orfeo, che non riuscirà da solo ad affrontare il peso della vita con tutti i suoi orrori , barbarie umane, egoismi, odi, lotte fratricide per il potere, assenza di ogni forma di pietà o di un solidavivere in un mondo sconvolto dalla follia umana. Lo scrittore,il poeta,l’artista,il musicista che hanno sempre coltivato il sogno di poter essere utili alla rinascita di una vita più pura, non possono sopportare a sostenere il peso del male del mondo. Come Montale, che riesce a superare le ddifficoltà della vita con il sostegno di Mosca,quando lei non c’è le sorriso, guerre sempre incombenti, incapacità di accettare di più,pinvia una lettera al responsabile della casa di cura, supplicandolo di poter er lui c’è il vuoto ad ogni gradino, in cui potrà inciampare con imprevedibili conseguenze.Anche l’amato scrittore anonimo, come indirettamente la donna suggerisce al Presidente, si sente solo e straziato da una società mostruosa e per poter resistere alle feroci aggressioni del male,scendere nell’Ade per  poter recuperare alla sua vita,la sua protettrice Euridice, con cui poter recuperare la forza di vivere e di amare, come nei giorni vissuti feicemente nel grembo dela sua Itaca. Vorrebbe conoscere tutti i segreti della Casa,il modo di vivere dei ricoverati,il segreto della vita e della morte, il segreto di tutto i quella Casa oscura come il mistero in cui ogni giorno l’uomo affonda. Come confessargli che quella Casa è lo specchio della vita che brulica e soffre fuori da quelle mura. Certamente Orfeo vorrebbe portarla fuori e interrogarla sul segreto che si nasconde dentro tanto buio, senza che nessuo sappia la sua identità,per poter innalzare un canto nuovo di agonia e di gioia per poterla avere di nuovo accanto. Euridice è già pronta dietro la porta ad uscire e poter ricordare la gioia di una passeggiata sulla loro isola in estate, ma improvvisamente dalle labbra di Euridice si libra la dolce  risonanza del suo nome.A tal punto, Euridice svanisce trasportata leggera dal vento nelle ombre della sera, mentre Orfeo rimane impietrito, Lei è già lontana, felice di non aver svelato la meschinità e il dolore perenne e l’inestrirpabile strazio della vita nella Casa, e di vederlo tornare alla vita,ignaro del nulla e ancora voglioso di felicità. Al contrario di quanto avviene nel classico mito di Orfeo, qui è la donna-Musa che salva il poeta dalla catastrofe della conosenza , della ragione e dell’evanescenza dei sentimenti,restituendolo con la sua fuga e il suo sacrificio di amante, a riprendere il percorso della vita  e la via della sua casa,dove erano stati felici e cantato insieme l’amore .La struttura del racconto risulta imperniata sulla progressione monologante che ha coe protagonista una donna-simbolo, che nella realtà è identificabile in Marisa Madieri, la dolce compagna fedele dello scrittore, la cui ombra silente gli fu accanto fedelmente nei momenti lieti, e nelle ore tormentose della scrittura,quando egli trasferiva nella scrittura le metamorfosi della vita. La donna ha verniciato di sogno e di bellezza, il percorso della sua esistenza,lo ha rincuorato nei labirinti del dubbio, nei mille inferni dei dilanianti incontri e scontri con le contraddizioni,gli inganni e il dolore della città, terrestre. La donna-Musa, si unì a lui anche nella passione della scrittura,lasciandoci con “Verde acqua” e “La radura”,la soavità dei ricordi e dei sentieti di un’adolescenza pura vissuta nel calore degli affetti.delle emozioni e delle motivazioni dell’esigenza di narrare imeglio del suo tabulato segret,accanto alla “vis inventiva di Claudio. L’arte della parola letteraria unì i due nella nebulosa avventura della conquista di una scheggia del senso della vita,nell’abbaglio della proiezione dei segn sulla pagina bianca dell’ars poetica” L’occasione creativa sbocciò nello scrittore nelle quotidiane abitudini dell’approdo per una sosta allo storico Caffè S.Marco, dove,dopo il rituale caffè, trovava un ambiente di sobria quiete tra tanti studenti , seduti a studiare con gli occhi infossati nelle pagine dei libri, o una visita frequente agli ospiti della Casa di riposo di fronte, a pochi metri  dal suo ovattato alveo di scrittura,dove gli improvvisi sbuffi della bora investivano e risvegliavano la graffiante “aggressione” creativa di un pulviscolo di immagini coagulate in episodi e personaggi di un universo multicolore,lenimento alls pena di vivere. Gli strumenti espressivi risultano ora splogliati  di ogni elemento decorativo e di orpelli ornamentali, di narcisiso lessicale o di ingorgo sintattico,per imprimere limpidezza ai flussi alle riflessioni , alle confessioni, alle preghiere al Presidente, di simmetriche scelte del diario personale,che avvolgono il lettore  nel guscio sicuro della poesia che protegge dal male di vivere con il sublime e trasparente battito del cuore.

ISTANTANEE (“La nave di Teseo”, nov. 2016, Milano)

Recentemente è arrivato in libreria un interessante volume,intitolato  “Istantanee” (La Nave di Teseo,Milano,2016),una raccolta di 59 sequenze “istantanee”, pubblicate,dal 1999 al 2016,  sul quotidiano cui collabora , di momenti improvvisi recuperati dal serbatoio della memoria e divenuti subito  il plasma di tanto creare o osservati dentro il pullulare degli eventi, nell’osservazione del paesaggio urbano o limitrofo a Trieste e delle molteplici aspetti che lo costituiscono, come un caleidoscopico di incantevole bellezza, ma anche di doloroso squallore, che non oscurano lo sguardo, ne contaminano in qualche modo i sentimenti dell’autore , ma sincronicamente suscitano riflessioni variopinte, subito tradotte dalla capacità creativa di Magris in microcosmi narrativi emblematici della realtà sociale contemporanea della città tergestea,in cui si condensano le diverse visioni del mondo. Lo scrittore,in realtà, seduto davanti al Caffè S.Marco,in Via Battisti,a lui tanto caro, perché fu il laboratorio dove scrisse la maggior parte delle sue opere, nell’incredibile silenzio del locale, popolato da studenti chini sui libri a studiare o a dialogare civilmente e da persone in grado di capire il profumo della cultura diffuso anche dagli scaffali dei volumi della libreria,compie una radiografia visiva del mosaico del paesaggio umano,oggettuale,artistico e ornitologico, divelto dal sacrario della mente e trasfigurato in raffigurazioni visive, attraverso la scrittura. Nell’operazione di scrutinio delle cose che sfilano davanti al suo sguardo, sparisce ogni pregiudizio di differenziazione e d’ineguaglianza tra i diversi volti del reale,ma prevale l’immediato sensazione e la sensibilità dello scrittore, che con lo sguardo incontaminato da influenze parziali, trasferisce, nella limpidezza della scrittura, gli autonomi impulsi del cuore e le sue emozioni,le riflessioni fulminee, i parallelismi  e le similitudini tra le molteplici diversità che compongono  il codice del reale. Così le labbra e lo sguardo dell’uomo anziano si colorano di sorriso,quando sulla spiaggia, di fronte ad un gruppo di ragazzi inveiscono,senza alcuna reticenza, con atti di bullismo su una adolescente inerme sotraendola  ad ogni possibile violazione, senza che nessuno dei corpi bruciati dal sole, pronunci una parola di dispregio o alzi un dito verso quella massa di gioventù insana.Appare evidente il significato simbolico delle fulgurazioni istantanee dello scrittore che vuole offrire attraverso la radiografia di comportamenti reali, una lezione di riflessione sulle variegate vicende esistenziali, per tentare di creare una coscienza universale di convivenza pacifica e di reciproca comprensione  delle turbolenze o sulle inadempienze più lievi di miopi creature,spesso trascinate  all’azione  perversa dalla mediocre  o acefala  dai egoistici comportamenti comuni e istintivi, senza alcun filtro di  rallentamento o di ravvedimento o di controllo dei genetici impulsi irrazionali, che solo il sostegno della ragione o della nostra umanità può impedire. E’ molto sentito da Magris, che ha vissuto personalmente lo strazio degli scontri multietnici nella sua città orrori che insanguinarono Trieste o le persecuzioni razziali, il problema  della convivenza pacifica,anzi dell’amicizia che, al di là di ogni insegnamento religioso,dovrebbe indurre una comunità ( o meglio  dell’intera umanità) a tendere fraternamente una mano calorosa d’affetti, e non di ostracismo e di ripugnanza verso l’uomo di colore,che come anche i teorici della rivoluzione francese teorizzarono, oltre la più vasta azione in tal senso, del Cristianesimo. La bimba negra che, nell’angolo più vicino alla postazione dello scrittore, si abbraccia con il ragazzo scuro, verrà certamente picchiata a casa dalla madre  per questa, secondo la sua mentalità , dissacrante azione . Le istantanee raffigurazioni delle cose, scaturiscono da simultanee  impressioni e meditazioni veloci , attraverso cui Magris, che è stato torturato dalle storture pragmatiche dell’animalità delluomo, regala agli uomini un testo di civiltà , di umanità , di pace e d’amore innalzando una preghiera  con l’indicazione di un abbraccio cosmica. In conclusione,Magris è riuscito a colorare,senza interventi personali, un mondo sentimentalmente arido, di illuminante poesia

L’INFINITO VIAGGIARE

Il titolo di questo ultimo e recente libro “L’infinito viaggiare” può essere considerato come la locuzione binaria che sintetizza l’intero percorso letterario di Claudio Magris,che esprime la sua visione della vita, spalmata in modo orizzontale e verticale, nel circuito macroscopico dell’infinito galleggiare dei sintagmi della vita e della storia umana,zoologica e vegetale,osservati ,nella prima fase delle sue osservazioni nella sterminata distesa del visibili e gradualmente scendere in maniera spiralizzante nell’epicentro invisibile,per scoprirne lo scandire e il pulsare nudo delle tensioni sotterranee dell’io, le emozioni e la sorgente dei sentimenti i conflitti,mediante la loro trasparenza e la tonalità percepita dei dai loro suoni, attraverso la sottile gradualtà e l’eco dell’armonia dei loro intrecciarsi. Tale operazione gnoseologica è sottesa all’interno di strutture narrative articolate in limpidi gradini di graduale avanzata verso il delinearsi dei frammenti deella conoscenza, velocemente  incastonati nelle sintetiche parvenze della conoscenza e nella capzione sostanziale degli atomi che ne alimentano la linfa vitale nella ben amalgata realtà di ogni organismo vivente e ,particolarmente, nell’uomo. Una uguale lettura adopera lo scrittore in “Danubio”, dove viene indagato un più ampio e tormentato territorio dell’uomo, di vicende ora tortuose ,ora dolorose,ora speranzose,ora tragiche e ora luminose, colte nei vicoli più conosciuti o impensati di laerti della storia, in cui l’uomo e il cosmo costituiscono  l’analisi concettuale dei perturbanti sismi della conoscenza storica e della verità coscienziale dell’essere. Lo scrittore scava dentro le viscere delle inquietudini di tutte le forme delle cose e della vita per cercare di capire il vero significato del nostro viaggio terrestre tra le molteplicità degli eventi,nella varietà delle cose e nell’anima di ogni creatura vivente, per acquisire certezze e tornare in superficie in possesso di verità assolute,con cui poter continuare il percorso verso le meta certa, per poter vivere,non nel buio della cecità esistenziale, ma nell’alone della luce della trascendenza.Con la stessa metodologia narrativa,Magris, respira ogni giorno  nella sua Trieste l’odore del sangue ancora vibrante nei vicoli della Città Vecchia, di Via Cesare Battisti,Piazza Unità,Viale XX settembre, Ponte Rosso ( Così denominato,secondo una versione popolare,per il sangue che scorreva nel letto del torrente sottostante, a causa delle guerre sconvolgenti che si combatterono nel territorio), con i cadaveri calpestati sul selciato o penzolanti sulle forche improvvisati, con l’urlo delle madri che piangevano i loro morti), Lo, scrittore desolato e vulnerato nel cuore e nell’anima, trasferisce nel romanzo recente “Non luogo a procedere”(Garzanti, 2015) giudicato un capolavoro assoluto dalla critica italiana e straniera, le sue lacerazioni interiori per la tragedia vissuta dai triestini e dalle popolazioni vicine  perseguitate,costrette all’esodo, per sempre,che lo misero in una crisi dolorosa, scoverchiò il coperchio, sigillato dai colpevoli delle stragi e del genocidio delle cremazioni umane nel lager di San Saba,attraverso un anziano prof. che,attraverso il “viaggio” tra i relitti bellici abbandonati in vari luoghi della città e del territorio, raccoglie in un capannone abbandonato,dove vive e dorme in una bara, ogni oggetto sopravvissuto di guerra,con il progetto di vederli un giorno esposti in un museo,che sarà realizzato da una giovane nelle stanze insanguinate del lager di S.Sabba. Un viaggio di ricerca della verità storica e il ritorno consapevole sulla via della pace.I luoghi affascinano e spesso sembrano radicalmente diversi da come in realtà lo sono;altri incantano perché,già la prima volta,risultano familiari,qusi un luogo natio. Conoscere è comriconoscere,l’emergere virtuale di qualcosa pure ignorato sino a quell’attimo,ma accolti come propri.Per vedere un luogo occorre rivederlo.Il noto è familiare, continuamente riscoperto e arricchito, è la premessa dell’incontro della seduzione, dell’avventuroso,la ventesima o centesima volta,in cui si parla con un amico,è più intenso della prima,così è per i luoghi il viaggio più affascinante è il ritorno, come Odisseo, e i luoghi del  percorso consueto,i microcosmi quotidiani, attraversati da tanti anni,sono una sfifa ulissiaca. “Perché cavalcate per queste terre?” Chiede nella famosa ballata Rilke,l’alfiere al marchese che procede al suo fianco. “Per ritornare”risponde l’altro. Scoprire i propri sentimenti ed esplorare gli eventi per la conoscenza del “giusto senso” della vita.       

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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