Lascia un commento

IL PIANTO DEL POETA

CARMELO ALIBERTI

Al balcone dopo il tramonto sopra il mare

nell’oasi beata della Torre

tra lo squillare dei suoni e dei colori

che affollano a pelo

gli smalti azzurri dei laghi

nella cornice viola sul Tirreno

a Bafia in trincea volgo gli occhi,

allagati dai concerti dell’estate,

verso i campi radi di alberi e declivi

di questo tempo privo di fusi e di arcolai

avido di smagliare le afflizioni,

nei dolci fiati dell’adolescenza.

Non vedo più

le soavi ombre dei cari

trapassate nel silenzio

ed altro aspro esilio.

Non vedo più i fazzoletti bianchi

in testa alle colombe di mia madre

sventolare sonore

sull’orlo dei mattini trasparenti

dentro le strade versi e d’oro

che si impennavano verso il promontorio

del cielo, rigogliose

di vasche piumate e di basilico.

Non vedo più

il fratello porgere al fratello

il torsolo di mela

sottratto ai vermi della pattumiera

e all’arsura; non vedo più

il pane caldo della comare

fare le capriole nella mia stanza;

non vedo più sulla cresta della pisside

brillare le perle canore del mio Titiro,

non vedo più, non vedo…

E vorrei dire dei recessi del Maniero,

sospesi tra le grotte di Torace

e le latomie di Carbone

dove l’ulivo greco

si contorce sulla bocca di una giara

risucchiata da Eolo a spirale

nel cratere dell’Acropoli di Atene.

E vorrei dire

di Artemisia, dei muschi, delle zagare

e le sagre di Pietro Pallio e di Crizzina,

degli spiedi sfrigolanti dentro la Conca d’oro

di càlia e di castrato.

Vorrei dire di Via d’Amelio e di Capaci

dei naziskin, di Mogadiscio e Sarajevo,

dei mille Vietnam che esplodono

nella tangentopoli di casa e nel deserto,

vorrei dire, vorrei dire, vorrei dire

per poter scorgere nei flutti del Longano

la verità dentro orge verbali e il paradosso,

ma le parole sono asettiche vernici

spalmate sul delirio quotidiano.

Oggi non mi resta che urlare

il pianto del poeta

per questa Milano saccheggiata,

per questa Urbe flagellata dal voto di scambio

per questo teatro di violenza e di guerra

dove scorrazzano nuovi barbari e califfi

che risommergono d’aceto

l’“Eli Lema Sabactani”,

che hanno imbrattato la civiltà di un popolo,

che hanno cancellato voce memoria e tutto.

Qui si continua con i traffici più immondi

ad irrigare di gloria e di avere

il regno dell’anarchia e del potere,

qui con la ferocia delle belve

si continua a lapidare il Giusto

e si relega l’uomo di colore

nel ghetto dei bambini e dei poeti,

qui, nel proscenio di rovine,

con la droga si incendiano

i sensi incantati di una generazione,

qui nel paradiso del sadismo politico,

si svendono merci, cuore ed intelligenza,

la pietà muore senza mirra ed oro

e per la libertà e per l’amore

delle nuove pecore sgozzate

in ogni angolo dall’alba al tramonto,

non c’è più eroe pronto ad uccidersi.

Ora non chiedermi vibrazioni di luce

su questo pianeta violentato

dove nel quotidiano mercato della vita

si consuma la fiamma di odio-amore.

Io nel volo dei gabbiani

Aspetterò il risveglio delle cose

tra i miraggi degli stupori mattutini

e su sindoni di pietra

berrò le perle colorate dell’infanzia

in attesa che dentro la nuda anima

risorga l’alba, l’azzurra alba di Dio.

Guida alla comprensione del testo

La prima parte della lirica (vv. 1-34) si contraddistingue per il sentimento dell’assenza e della mancanza, con il quale il poeta prende coscienza della transizione da una società patriarcale e tradizionale a quella contemporanea, privata degli antichi valori. Dopo un arioso ingresso nel mito greco-siculo ed in una natura pura ed incontaminata (vv. 35-46), segue l’amara requisitoria dei mali del tempo, dai delitti di origine mafiosa (v. 47 Via d’Amelio… Capaci) alle tante guerre che onnubilano la terra (v. 49 mille Vietnam), dalla retorica delle parole (v. 59 Urbe flagellata dal voto di scambio), dallo svuotarsi del messaggio cristiano (vv. 62-63 risommergono d’aceto / l’“Eli Lema Sabactani) al dilagare del male e delle ingiustizie (vv. 66-82).  Ma nella parte finale (vv. 83-93), svuotata la figura del poeta di ogni copertura salvifica ed illuminatrice (v. 83 non chiedermi vibrazioni di luce), l’elegia si trasforma in inno, la rabbia in speranza. Ritornano le immagini delicate degli uccelli (prima le “colombe” al v. 18, ora i gabbiani, al v. 87) e l’attesa di un risveglio mattutino. L’anima del poeta, e con sé l’anima del mondo, attingendo alle fonti dell’infanzia, potrà recuperare il sogno di un’innocenza primordiale ed attendere, con sacrificio e volitività, l’alba della resurrezione, vista non come una conquista perenne, ma come un momento di luce fra le tenebre striscianti, nell’eterno, drammatico ed incessante divenire della storia.

Linguaggio letterario

La poesia è suddivisa in dieci strofe di versi liberi. L’avvio è descrittivo del paesaggio nel contempo però introduce un’atmosfera sospesa e di attesa, soprattutto nell’immagine del “tempo privo di fusi e di arcolai” (v. 10), metafora di un tempo dissacrato, che sfocia nell’idea della caduta e della mancanza, presente nella seconda, terza e quarta strofa, suggellate dalla martellante anafora di “Non vedo” (vv. 13, 17, 25, 29, 32).  La dissacrazione del tempo e della storia persiste nelle strofe centrali, ove i toni si infiammano e si fanno incandescenti. Il dolore si fonde con la rabbia. Non c’è più posto per le parole sussurrate o per la voce singhiozzante: il pianto deve essere urlato a squarciagola perché possa estendersi all’immenso “teatro di violenza e di guerra” (v. 60), sul filo di un “qui” (vv. 66, 69, 73, 76) anaforico ed ossessivo, fra urgenza paratattica e personificazioni (v. 78 la pietà muore senza mirra ed oro).

Nella strofa finale i toni si fanno severi e contenuti: è il passaggio dall’elegia e dall’urlo espressionistico alla virile fermezza di chi persiste in una volontà etica dura a morire. Le immagini diventano lievi ed aeree (v. 87 volo dei gabbiani; v. 89 stupori mattutini), si caricano dei simbolismi dell’attesa e della rinascita (v. 88 aspetterò il risveglio delle cose), si animano di significati sacrali (v. 90 sindoni), recuperano.il.tempo.mitico.dell’infanzia.(v. 91 berrò le perle colorate dell’infanzia), si sciolgono nell’attesa di un’alba celeste e purificatoria che possa illuminare il nuovo cammino di un’umanità redenta (vv. 92-93)

in attesa che dentro la nuda anima 

risorga l’alba, l’azzurra alba di Dio).

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: