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LA POESIA NEL TERZO MILLENNIO

Lungo l’arco dell’ultimo Millennio, l’uomo, nei convulsi rivolgimenti epocali, ha diretto il suo impegno ora verso la creazione di istituzioni teocratiche, come durante il Medioevo, ora verso concezioni antropocentristiche, come durante il Rinascimento e, sulla spinta dei due nuclei da cui scaturivano tali progetti, dopo il successivo periodo di crisi dei due sistemi, sull’onda delle fluttuazioni interiori, tornò a ricelebrare il culto della ragione, durante l’epoca dell’Illuminismo, per precipitare nuovamente nelle onde convulse del furore romantico, dove alle salde strutture fideistiche del Manzoni, si contrapponevano i laceranti interrogativi del pessimismo cosmico di Giacomo Leo­ pardi. Su simili parametri di oscillazione si mossero le spinte assiomatiche del positivismo. Generatrici di una esplosione di scientismo sfociato gradualmente nell’attuale rivoluzionaria era telematica, che sembra registrare la necrosi delle ostinate pulsioni etico-spirituali dell’essere, in apparenza definitivamente condannato ad un “modus vi­ vendi” meccanicistico fondato sulla tendenza all’appagamento di ogni forma di istintivismo edonistico che quotidianamente inchioda l’uomo alla catena biologica di un’esistenza aridamente condizionata dalla molteplice famelicità del consumismo. Sulla scia delle vertiginose scoperte scientifiche, la creatura umana appare sempre più sorda ai dolorosi urli del cuore e, dimentica delle ancestrali ansie metafisiche, ogni giorno lancia sfide scientifiche a Dio per l’egemonia assoluta sull’universo. Si ripete, così, il mitico assalto dei Titani e l’ombra di Icaro sembra ridelinearsi dentro le nubi, veleggianti verso i combustionanti bagliori del mistero. Intanto, l’angoscia, la nevrosi, la depressione, la crudeltà, l’odio, la follia spinta fino ad ogni forma di violenza (le allegoriche bestie dell’Alighieri, la lupa, la lonza e il leone) dominano, con insopprimibile arroganza, la scena del mondo e la voracità e brutalità di un ristretto numero di persone, arroccate nell’alcova della ricchezza e del potere, si ostinano a stritolare le voci dell’anima delle masse, dopo averle irrazionalmente sradicate dal proprio io. Il mare del dolore relega così la quasi totalità della comunità universale nel ghetto di un inguaribile dolore e ilpianto di creature, innocenti e pure, irrora di malessere esistenziale i solchi della vita individuale e della storia. Subiamo, pertanto, la ferocia e l’empietà di un’era apocalittica da cui l’umanità sembra essere implacabilmente desti- · nata all’implosione finale, se non riuscirà a riappropriarsi dei valori eterni che la resero felice in un tempo mitico. In tale contesto, impera il codice materialistico del neocapitalismo, paradigrnato  sui  nuovi miti  del  benessere,  dell’avere  e  dell’apparire, e l’idolatria del sesso e del successo. Il poeta vive in una condizione di superfluità e rischia di vedere cestinato nelle pattumiere della storia, non solo la sua figura di uomo, ma anche i contenuti del suo canto e il senso della sua funzione. Il coacervo delle “devianze” ha influito notevolmente sulla produzione poetica, dissolvendo nel magma dell’inau-tenticità degli stravolgimenti della civiltà post industriale la pregnanza “rivoluzionaria” della parola poetica, tesa, con Ungaretti, Quasimodo, Montale, Luzi e tante altre alte voci del nostro tempo, al recupero della perduta dignità dell’uomo, quale più nobile creatura nell’universo. La stessa contestazione dei movimenti giovanili degli anni Sessanta, cantata nei suoi motivi anche dalle nuove generazioni dei poeti delle Neoavanguardie , pur nella sterilità dei risultati, aveva tentato di mettere in crisi lo strapotere della borghesia capitalistica che era riuscita a schiavizzare le classi subalterne, minando la forza plagiante della comunicazione linguistica, responsabile della “reductio ad rem” delle masse, incapaci, perciò, di pensare autonomamente e di ribellarsi al dilagare delle disparità, riducendo sintagmi e stilemi egemonizzanti ad insignificanti segni, non più capaci a formulare altri incatenanti imperativi categorici.

Tale operazione riomogeneizzante, particolarmente messa in atto dal Gruppo ’63, provocò una dolorosa revisione del proprio male da parte del poeta, che, negli anni ’70, si rifugiò nell’organizzazione in gruppi, antigruppi e intergruppi, o per sopravvi­ vere al naufragio fatale o con l’obiettivo di elaborare un nuovo teorema estetico, non più fondato solo sul gusto della pura oralità, della riflessione sulla cronaca e sulla storia per far riemergere da una nuova presa .di coscienza, con le armi di un nuovo modello di “poesia onesta”, la controstoria delle impronte “digitali” del cuore e della gente comune e far maturare l’urgenza di una costante lotta per la conquista di una vera libertà.

Con lo scrutare la condizione umana, il poeta riesce a produrre un nuovo modello di poesia, capace di captare le spinte del riemergente giurisdizionalismo per creare condizioni personali e collettive, necessarie a soddisfare le ansie etiche e spirituali, sempre vive nello scenario dell’inconscio, mentre i grandi poeti di ogni tempo (dal poema di Gilgamesh, Omero, per finire a Virgilio, sintesi di tutti i teoremi di poesia precedente e sorgente di ispirazione e di valori per tutte le generazioni successive pur nel mutare epocale e di costumi, fino a Dante, al Rinascimento, al Romanticismo, per arrivare ai nostri giorni) riescono a dominare l’angoscia, che alimenta le tragedie del ma­ le di vivere, e a proiettare nella società e nella storia i valori rigermogliati dell’Io.

Ora, riconducendo la poesia a suprema espressione dell’attività dello Spirito nell’alveo insondabile ed eterno degli “archetipi”, il poeta si sente sollevato, attraverso l’autoascolto interiore, in quella monade oscura della psiche, dove, come nella caverna platonica, si agitano sinopsisticamente le lacerazioni e le utopie indecrittabili, i semi dell’angoscia e della gioia, insomma gli urli di liberazione dal pentagramma-prigione del magma indefinito dell’essenza dei “monstra” del “noumeno” per affiorare dal regno dell’indistinto e profilarsi nell’equilibrato dinamismo di figure “fainomeniche”, dispiegantesi nel quotidiano agire dell’uomo, ossequioso delle matrici primigenie di una sfuggente, quanto razionalmente ordinata fibrillazione metafisica, intrisa di sogno e di mistero. Allora i sommovimenti sotterranei dell’anima impregnata di istanze ultra­ faniche, imprimono all’operazione creativa del poeta, l’urgenza della ricom-posizione di quell’equilibrio strutturale, governato da un indecifrabile codice etico, che è contenuto nel registro invisibile dell’universo degli archetipi e che nel sentimento dei poeti di ogni tempo, da cui continua a sgorgare l’ispirazione lirica, viaggiando sulle onde di energie invisibili ed esoteriche, riacquista l’originaria armonia eterna, che ora vibra negli intrecci tematico-lessicali, nelle assonanze e nei ritmi e riconduce le polimorfiche forme del reale alla demiurgica unità assoluta.,prefigurata già in epoca antica dalla filosofia aristotelica.

Essendo, pertanto, la poesia una delle “visibili” espressioni più alte del regno degli archetipi, in cui è identificabile ogni tensione del cuore, dominato dall’illusione di con­ vivere, con le altre epifanizzazioni archetipiche, in un mondo di armonie assolute, l’utopia della creazione di un mondo migliore fondato su ordinamenti sociali più giusti, come espressione di un comune repertorio di valori consistenziali della natura u­ mana, può essere ancora possibile.

Il poeta, a cui è stato concesso il “dono”di sciogliere nella musicalità dei versi, le

babeliche voci del mistero cosmico, ora sembra destarsi dall’inerzia interiore, in cui il neghittoso contesto. storico di questi anni l’ha relegata e, correlandosi alle altre voci del pianeta, in un colloquio di fratellanza universale ha il dovere di sostenere l’uomo nel tentativo di ricucire, in sé e nella società, i frammenti dispersi di un nuovo Umanesimo.

Così la poesia, ripudiando ogni operazione creativa, generatrice di vuoto e di “non sense”, ora che sembrano decedute, con la caduta del muro di Berlino, le arroganze delle contrapposte ideologie e si profila l’emersione di altri fattori disgregatori della umana famiglia, sostenuto dalla globalizzazione di forti interessi economici e dal fuoco di armi spaventose, ora la poesia, nelle voci delle più recenti generazioni, incomincia a recuperare la consapevolezza del primo rinnovato ruolo, consolidato dall’orrore del sangue e dei soprusi che minacciano di trasformare il mondo in quel pascoliano “atomo del male” che si va drammaticamente trasformando in chiari segnali di un ro­ go cosmico.

Nei nuovi assetti politici mondiali si sta inserendo la nascente Europa Unita, che dovrebbe rappresentare l’ago della bilancia degli equilibri. Ma l’Europa potrà esercita­ re tale ruolo rifacendosi alle radici classico-cristiane della nostra identità che, non sono quelle della discriminazione etnico-religiosa, dominante per tanti secoli, ma quelle identificabili, come sostiene Antonino Grillo nel suo studio introduttivo, con la “pietas”, la “virtus”, la “probitas”, la “dignitas”, ecc… nella cui relativa semantica sono racchiuse le cifre del codice universale di un solo Dio, il cosiddetto “Dio ignoto.”da cui discendo­ no tutti i valori positivi a cui si ispira ogni azione umana.

Attorno all’ispirazione di un tale “Dio europeo”che è il Dio di tutti gli uomini, di un

Dio “classico”, “laico” o “cristiano”, del Dio di ogni religione, si sono riuniti in questa Antologia “Cento Poeti per l’Europa del Terzo Millennio”da varie parti del nostro Continente e altre d’oltreoceano, per riconfermare il loro atto di fiducia, dopo l’imperversare degli sterili “ismi”, nell’insostituibile ruolo di influenza sulle possibilità redentive del­ l’uomo, particolarmente del cittadino della Nuova Europa che potrà avere un futuro di coesione, di pace e di sviluppo, solo se saprà ricostruire la propria identità interiore, fatto di eticità e di sogno, su cui è possibile ipotizzare la rifondazione riformulata in ossequio alle nuove esigenze dell’istituto familiare (oggi in crisi), che ha rappresentato nel percorso storico dell’uomo, il nucleo fondamentale di ogni aggregazione sociale. Spiritualizzare i rapporti interpersonali, familiari, sociali e planetari significa sradicare dall’animo dell’uomo ogni tendenza all’aggressività e alla ferinità (ruolo svolto a suo tempo dalla poesia, come osserva Ugo Foscolo), estirpare il demone dell’in­ tolleranza e del razzismo, per creare le condizioni di rinascita, sulle macerie di tanta barbarie che oscurò i cieli della storia del Novecento , i fiori della bontà, dell’onestà, della purezza, della lealtà, dell’amicizia, della solidarietà, della giustizia, della libertà e dell’amore, della famiglia e della tolleranza a cui i Cento Poeti hanno ispirato i loro versi, sul tabulato di una coscienza plasmata dalle grandi lezioni della comune cultura classica europea. Ora i poeti, consapevoli della forza catartica delle armi che possedevano, escono dall’afasia, in cui le già dette distorte mitologie li aveva relegati e, nuovi pargoli di Omero e di Virgilio, in sintonia con i più nobili obiettivi della politica (quelli, appunto, che pilotarono l’arte del governare nel momento di massimo splendore della civiltà classica), aperto al pacifico dialogo tra i popoli, si collocano in prima linea per contribuire all’edificazione di un’Europa post-moderna, in cui possano vedere realizzato l’uomo integrale le varie comunità in marcia verso un futuro che accomuna in un leopardiano titanico abbraccio tutti i popoli della terra. A tal fine, l’Antologia non rimarrà sul tavolo degli interessati o degli addetti ai lavori, ma sarà diffusa nelle sedi più autorevoli, nazionali ed europee, per far capire al pubblico, spesso distratto dalle seduzioni del consumismo, che solo la poesia, come sostiene Quasimodo, può ricostruire l’uomo, in quanto dal sottosuolo del suo microcosmo interiore sa estrarre le cifre armoniche di un equilibrio biologico e dissolvere i complessi frastuoni della quotidianità e proietta l’anima verso orizzonti di quiete, di sorriso e di assoluto, dove l’essere potrà ricomporre le sue variegate espressioni nella armonica unità delle origini. I diversi percorsi tematici, dei Cento Poeti dalle più alte voci a quelle meno note, rappresentano le varie tendenze della nuova poesia contemporanea , che, nel culto della parola carica di significati e di valori, assimilabili al concetto di poesia onesta, predicata da Umberto Saba nell’autonomia delle forme espressive che connotano la poesia di ciascuno, risultano rappresentativi della mappa poetica contemporanea, per cui l’Antologia, strutturata secondo un preciso schema, con biografie, esaurienti profili critici, varie testimonianze e brani scelti, può rappresentare un valido strumento di conoscenza delle diversificate tendenze della poesia attuale. Inoltre, la presenza di componimenti in lingua latina di poeti contemporanei italiani e stranieri costituiscono la prova più convincente della grandezza della cultura classica che dimostra la sua attualità nei contenuti e nelle frequenze espressive che da secoli modellano ogni forma di evoluzione letteraria e umana. Per concludere questa premessa, necessariamente breve, ci sembra essenziale ricordare, a sigillo delle nostre veloci osservazioni, una frase di Eugenio Montale, sull’importanza della poesia nella storia individuale e universale dell’uomo: «Se io ho potuto vivere attraverso prove molto difficili e dolorose (attraversate da molti uomini della mia generazione; non tutti naturalmente, perché molti si erano ac­ comodati con destrezza, nel modo più eguale); se ho potuto vivere e sopravvivere, ho avuto una certa fede. Fede nella poesia innanzi tutto […]. Sarà una fede il cui oggetto può riuscire oscuro, e che consiste soprattutto nel vivere con dignità di fronte a se stessi, nella speranza che la vita abbia un senso, che razionalmente ci sfugge, ma che vale la pena di sperimentare e di vivere».

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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