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Focus su “U Cristu Longu”, fede, tradizione e poesia

A Castroreale (Messina) la festa in onore del SS. Crocifisso, nel dialetto locale “U Signori longu” occupa, sin dalla metà del XIX secolo, il posto principale, sia per il suo significato religioso-folcloristico, sia per la grande affluenza di pubblico,  L’istituzione della festa risale al 1854, l’anno in cui una terribile epidemia di colera falciò a Messina, in due mesi, circa trentamila persone. Ai primi sintomi  del male, molti messinesi avevano cercato di evitare il contagio rifugiandosi nelle campagne e nei paesi più vicini della provincia.

A Castroreale giunse fra gli altri la signora Giuseppina Vadalà, moglie del cittadino messinese Orazio Nicosia, che allora vi risiedeva per ragione d’impiego. già colpita dal male. La notizia si diffuse rapidamente tra la popolazione, amcora rimasta immune, e seminò allarme . Si pensò di ricorrere in quel grave frangente all’aiuto divino, portando in processione il simulacro del Crocifisso venerato nella Chiesa di S. Agata, al quale il popolo era solito ricorrere nelle varie calamità. Era il 25 agosto. Quando la processione giunse presso la casa, dove alloggiava  la signora gravenente colpita dal morbo fatale, , che sorgeva di fronte al Duomo, il signor Nicosia,  , allontanandosi dal letto, su cui giaceva la moglie ormai moribonda, assistita da un sacerdote, andò ad inginocchiarsi sul balcone e, volgendo gli occhi pieni di lacrime alla sacra immagine, implorò il miracolo. In quel momento sentì la voce della moglie, che da qualche ora non parlava più e sembrava già spenta, e corso al capezzale, la trovò seduta sul letto e come tornata alla vita. Il miracolo riempì di gioia la cittadina, nella quale in quell’occasione non si registrò alcun altro caso di colera. A partire da allora la giornata del 25 agosto è stata consacrata alla festa del SS. Crocifisso,.I festeggiamenti durano tre giorni e si aprono nel pomeriggio del 23 agosto con la traslazione del Crocifisso dalla chiesa di S.Agata alla Chiesa Madre, dove rimane esposto al culto fino al pomeriggio del 25 successivo, quando viene solennemente riportato in processione alla sua chiesa. Per la sua unicità la processione costituisce l’attrazione principale.Il simulacro del Santissimo Crocifisso è di cartapesta  e viene conservato nella Chiesa di Sant ‘Agata dalla quale esce in processione tre volte l’anno. L’Opera è di ignoto plasticatore del secolo XVII, unitamente alla croce su cui è collocato, e il legno,invece,proviene da Santa Venera del Bosco,offerto come ex voto da un certo signor Rappazzo di Bafia, e   viene montato sull’estremità di un robusto palo sfaccettato alto tredici metri, dipinto in nero e munito sulle facce anteriore e posteriore di grossi chiodi conficcati ad intervalli regolari. Mediante una abilissima manovra di pertiche di varia lunghezza terminanti in forcine di ferro, che vengono appuntate sotto i predetti chiodi, il lungo legno viene inalberato, messo a piombo e quindi fissato con due perni di acciaio su un pesante fercolo, che viene poi portato a spalla per le principali vie cittadine. La croce così inalberata supera tutti gli edifici, ad eccezione della Chiesa Madre, all’interno della quale, con la sua estremità superiore sfiora quasi le travature del tetto della navata centrale. Il trasporto processionale per vie che presentano notevoli pendenze è basto su un complesso gioco di equilibrio reso possibile dal sostegno delle pertiche suddette, che puntellano l’altissima croce durante il percorso in salita e in discesa.L’emozionate processione si muove quindi con grande compostezza e assai lentamente e tiene col fiato sospeso i fedeli e i turisti che accorrono numerosi a vederla. Il Simulacro  viene portato in processione nel pomeriggio del 23 agosto nel Duomo, dove rimane esposto alla venerazione dei fedeli fino al pomeriggio del 25, quando con grande solennità viene riportato, sempre in processione alla Chiesa di S. Agata. Durante le processioni è grande la partecipazione della gente e di visitatori proveniente anche dall’estero, che con fede e devozione prega il SS.Crocifisso.

cristo-lungo10.jpg

CARMELO ALIBERTI

U  CRISTU  LONGU

 

D’UN   ANNU  I  VIVI  CIANCIUNU I MORTI  D’INTRU  U  LETTU

I MAMMI  APPICCICAVUNU  UN CHIANTU SUPRA I FIGGHI

I FIGGHI DI DULURI SI TURCIVUNU I BUDEDDA

A MORTI SCUPAVA I CADAVIRI ‘NTO MARI.

U CULERA NON SAZIU DI TRENTAMILA MORTI DI MISSINA

CIRCAVA AUTRI VITTIME SCAPPATI DA MADUNNINA.

NA FAMIGGHIA FUIUTA  ‘NTA TERRA i FEDERICU,

VIDIA DA MAMMA ‘NTO LETTU L’AGUNIA,

E U MARITU,’MPIEGATU A MISSINA

‘NDULURATU E CCHIU’ SENZA SCIATU

S’INTIA PRIGARI E CANTARI O CRISTU LONGU

PURTATU IN PRUCESSIONI DI CASTRENSI

PI  PRUTEGGERLI DU TERRIBILI MORBU MURTALI.

ALLURA,SUGATU DU CUNCERTU ‘NCANTATU  DI CHIANTU,

U SPOSU SAUTO’ FINU O BARCUNI

E CUN SCIUMI DI LACRIMI ‘NTA LLOCCHI

E U CORI NGIUTATU O CAMPANILI

S’INGINUCCHIO’ DAVANTI A CRUCI DU SIGNURI

E PRIGO’,PRIGO’ QUANTU NON SEPPI

FINU A QUANDU NON SINTIU RUMURU I LETTU.

ALLURA GIRO’ L’OCCHI VERSU U LETTI

DOVI A MURIBUNDA ERA GIA’ IAZZATA E RIDIA

PICCHI’ U SIGURI LONGU L’AVIA GUARITA.

A BANDA MUSICALE IAZZO’ I NOTI FINU O CELU

E LI CRISTIANI AMICI FICIRU FESTA PE TRI JORNA

PICCHI CRISTU SUPRA A CRUCI L’AVIA SALVATU.

 

O      CASTRU IDDA SBARRAVA L’OCCHI  E STIDDI

‘NZZUPPATI  ‘NTA STANZA NIRA DI LU SCURU

UNDI A FAMIGGHIA SI STRAZZAVA U CORI

FUIUTA DU CULERA DI MISSINA.

A MAMMA DICIA  E PICCIRIDDI STRALUNATI:

QUANTU VI VOSI BENI CCHIU DA TERRA

E DU CELU,MA NUN EBBI SORTA DI VIDIRIVI

SCIURIRI DI GIOIA A VOSTRA BUCCA.

ORA ‘NDI LASSO’ DISPIRATI ‘TRA LI PENI

E ‘NVANU V’ABBRAZZA PI VI TRATTINIRI

‘TO’ GGHIOMBULU AMARU DU ME AMURI.

U MARITU CIANGIA STRAZZIATU E NON PUTIA

SBIDDARI I LABBRA  PI PARRARI.

SULL’ORRU DA TORRI I FEDERICU

UN PASSURU SULITARIU  CANTAVA

E U RILOGGIU IANCU DA MATRICI

SCUCCAVA L’URI SICCHI E SENZA FINI

E COMU U VENTU DI CASTRURIALI

PURTAVA A VITA E A MORTI VERSU U MARI.

ALLURA I GENTI PURTO’ U CRISTULONGU ‘NTE STRADI

A FACCI DU SIGNURI ‘NSANGATA  DI SOINI

‘LLUNGO’ L’OCCHI LUCIDI  ‘NTA FINESTRA

E A LUCI SPANDIU SACRU CALURI

E MENTRI U POPULU GRIDAVA E CIANGIA

‘NTA STANZA CISSO’ OGNI LAMENTU

U CHIANTU SI CANGIO’ IN CANTU SANTU

I GRAZII SGURGARU DA LA BUCCA

E L’AQUILA  MURMURIO’ ‘NTO’ GGIHIANU

CHI A MORTI AVIA MURUTU.

L’OCCHI DI TUTTI L’ORANTI SI SCHIARERU

U SULI SI IAZZO’ ‘NTA NEGGHIA D’0RU

A FAMIGGHIA CUNTENTA  S’INGINUCCHIO’ A BUCCUNI,

A BANDA MUSICALE IAZZO’ I  NOTI

UN CUNCERTU D’AMURI SI SPANDIU ‘NTO’ CELU

UNDI A STIDDA PULARI MURIGGIAVA

‘TE’ BRAZZA LLUNGATI DI LA LUNA.

CI FORU TRI IORNA DI FESTA ‘NTO’ PAISI,

FINA A QUANDU U PASSURU CANTO’ CUN ALLIGRIA

‘NTA’ CAMPANA DU DOMU CU  CULERA

ERA SPARUTU A LA CAMPI’A.

 

 

CARMELO  ALIBERTI

 

 

 

 

C’è una terra

I

C’è una terra tra l’Etna e il mare

un filo di case sull’unghia

di monti che s’avventano scheggiati

sulla lastra del cielo

Le mura sbarrano

umide ciglia sulla strada

Bobby sulla sabbia acciambellato

nel sonno abbaia il suo dolore

per l’esilio del padrone-schiavo

Il Canonico sul  trapezio del bastone

nell’astuccio di stoffa militare

addita ai passanti le ferite

della guerra che non vogliono guarire

ogni giorno sul corso fuma il tempo

in un ruvido fornello d’ironia

 

II

Nel bar si gioca a carte si discute

del salario dell’anemico lavoro

si contano i giorni necessari

per la mutua gli assegni familiari

si spera nel cantiere forestale

per la dote dei figli per la casa

per le cambiali del televisore

Nei petti tatuati dalle pene

don Santo tenace giocatore

rinserra la speranza della vincita

per felpare sorsate di miseria

– Fate come me tentate la schedina

pregate i trapassati

che vi dettino nel sogno la cinquina

in questo paese lazzarone

non c’è altro rimedio salutare –

III

Fuori il vento torce il noce depilato

slitta sui cristalli impomatati

tu ingolfato nella sedia

uomo – rana con la lama dentro i denti

varchi la palude tra mandibole

spianate di caimani

in agguato nei gomitoli di nebbia

sciamata da cannoni di cartone

puntati su cuoi parassiti

Se guardi dietro i vetri innaffiati

oltre i cespugli del pantano

larve agonizzano spettrali

che contendono ai topi

cartocci arrugginiti di escrementi

se apri le braccia balza al cuor

Valle del Belice dove

i congiunti sotto le rovine

chiamano un popolo che attende

col tufo sul viso ancora l’alba

 

IV

Ora ruoti

attorno alla bilancia dell’ingiusto

cerchi Cerbero nello specchio trovi

il barista gigante con gli occhiali

il caffè singhiozza nella tazza

ti tuffi nel pozzo delle tasche

sei della razza che vive l’ergastolo

con poche lire libero

di spaccarti l’unghia pneumatica

sulle azzurre pareti della cella

se hai il coraggio di resistere o partire

 

V

Anche tuo padre partigiano

stritolato dal neo – cannibalismo – capitale

partì per nuove guerre uomo-rana

Ora che la guerriglia crepita

attorno alla catena di montaggio

c’è chi dice che egli è già tornato

 

VI

Nella pupilla del televisore

Mike accartoccia ansie preziose

su obiettivi di cronaca e denaro

nella giungla nel deserto il mitra brucia

Dal sottosuolo dell’esistenza

tu coi versi ancora incidi

negative nel rotocalco della vita

e attendi in quella vita

il boato di una nuova libertà.

 

 

 

 

(tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972)

Hay una terra

I

Hay una tierra entre el Etna y el mar

un hilo de casas sobre una uña

de montes que se asoman astillados

al mosaico del cielo

Los muros cierran

húmedas pestañas sobre la calle

Bobby sobre la arena

en el sueño ladra su dolor

por el exilio del patrón-esclavo

El cura sobre el trapecio del bastón

en un estuche de tela militar

indica a los pasantes las heridas

de la guerra que no quieren curar

cada día en la calle fuma el tiempo

en un ruinoso hornillo de ironía

 

II

En el bar se juega cartas se discute

del salario del anémico trabajo

se cuentan los días necesarios

para el crédito los subsidios familiares

se espera en la obra forestal

por la cuota para los hijos por la casa

por el pagaré del televisor

En los pechos tatuados de penas

don Santo tenaz jugador

abraza la esperanza de la victoria

para barrer lejos un poco de miseria

– Hagan como yo el tentativo de un cartoncito

recen a los muertos

que ellos les dicten en el sueño la quiniela

en este pueblito desgraciado

no hay más remedio que saludar –

 

III

 

Afuera el viento sacude el depilado nogal

se desliza por lustradas ventanas

tú hundido en la silla

hombre – rana con la daga entre los dientes

atraviesas el pantano entre mandíbulas

abiertas de caimanes

emboscados en los ovillos de la niebla

enjambres de cañones de cartón

apuntados sobre peinados parásitos

Si miras detrás de los mojados vidrios

más allá de los arbustos del pantano

larvas que agonizan espectrales

compiten con ratones

por paquetes oxidados de excrementos

si abres los brazos salta al corazón

el Valle del Belice donde

los reunidos bajo las ruinas

llaman a un pueblo que espera

atentamente el alba todavía

 

IV

Ahora giras

entorno a la balanza del injusto

buscas Cerbero en el espejo encuentras

el gigante que atiende el bar con sus anteojos

el cafè se lamenta en la taza

te tiras en el pozo de los bolsillos

eres de la raza que vive la cadena perpetua

con pocas monedas libre

de romperte la uña neumática

sobre las azules paredes de la celda

si tienes el coraje de resistir o de partir

 

V

También tu padre combatiente del pueblo

triturado por el neo – canibal- capitalismo

partió hacia nuevas guerras hombre-rana

Ahora que la guerrilla arde

alrededor de la cadena de montaje

hay quien dice que él ya ha regresado

 

VI

En la pupila del televisor

Mike envuelve ansias preciosas

sobre objetivos de crónica y dinero

en la selva en el desierto la ametralladora quema

Desde el subsuelo de la existencia

tú aun con los versos tallas

formas para imprimir la vida

y esperas

el fragor de la nueva libertad.

 

tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972

 

C’è una terra

I

C’è una terra tra l’Etna e il mare

un filo di case sull’unghia

di monti che s’avventano scheggiati

sulla lastra del cielo

Le mura sbarrano

umide ciglia sulla strada

Bobby sulla sabbia acciambellato

nel sonno abbaia il suo dolore

per l’esilio del padrone-schiavo

Il Canonico sul  trapezio del bastone

nell’astuccio di stoffa militare

addita ai passanti le ferite

della guerra che non vogliono guarire

ogni giorno sul corso fuma il tempo

in un ruvido fornello d’ironia

 

II

Nel bar si gioca a carte si discute

del salario dell’anemico lavoro

si contano i giorni necessari

per la mutua gli assegni familiari

si spera nel cantiere forestale

per la dote dei figli per la casa

per le cambiali del televisore

Nei petti tatuati dalle pene

don Santo tenace giocatore

rinserra la speranza della vincita

per felpare sorsate di miseria

– Fate come me tentate la schedina

pregate i trapassati

che vi dettino nel sogno la cinquina

in questo paese lazzarone

non c’è altro rimedio salutare –

III

Fuori il vento torce il noce depilato

slitta sui cristalli impomatati

tu ingolfato nella sedia

uomo – rana con la lama dentro i denti

varchi la palude tra mandibole

spianate di caimani

in agguato nei gomitoli di nebbia

sciamata da cannoni di cartone

puntati su cuoi parassiti

Se guardi dietro i vetri innaffiati

oltre i cespugli del pantano

larve agonizzano spettrali

che contendono ai topi

cartocci arrugginiti di escrementi

se apri le braccia balza al cuor

Valle del Belice dove

i congiunti sotto le rovine

chiamano un popolo che attende

col tufo sul viso ancora l’alba

 

IV

Ora ruoti

attorno alla bilancia dell’ingiusto

cerchi Cerbero nello specchio trovi

il barista gigante con gli occhiali

il caffè singhiozza nella tazza

ti tuffi nel pozzo delle tasche

sei della razza che vive l’ergastolo

con poche lire libero

di spaccarti l’unghia pneumatica

sulle azzurre pareti della cella

se hai il coraggio di resistere o partire

 

V

Anche tuo padre partigiano

stritolato dal neo – cannibalismo – capitale

partì per nuove guerre uomo-rana

Ora che la guerriglia crepita

attorno alla catena di montaggio

c’è chi dice che egli è già tornato

 

VI

Nella pupilla del televisore

Mike accartoccia ansie preziose

su obiettivi di cronaca e denaro

nella giungla nel deserto il mitra brucia

Dal sottosuolo dell’esistenza

tu coi versi ancora incidi

negative nel rotocalco della vita

e attendi in quella vita

il boato di una nuova libertà.

 

 

 

 

(tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972)

Hay una terra

I

Hay una tierra entre el Etna y el mar

un hilo de casas sobre una uña

de montes que se asoman astillados

al mosaico del cielo

Los muros cierran

húmedas pestañas sobre la calle

Bobby sobre la arena

en el sueño ladra su dolor

por el exilio del patrón-esclavo

El cura sobre el trapecio del bastón

en un estuche de tela militar

indica a los pasantes las heridas

de la guerra que no quieren curar

cada día en la calle fuma el tiempo

en un ruinoso hornillo de ironía

 

II

En el bar se juega cartas se discute

del salario del anémico trabajo

se cuentan los días necesarios

para el crédito los subsidios familiares

se espera en la obra forestal

por la cuota para los hijos por la casa

por el pagaré del televisor

En los pechos tatuados de penas

don Santo tenaz jugador

abraza la esperanza de la victoria

para barrer lejos un poco de miseria

– Hagan como yo el tentativo de un cartoncito

recen a los muertos

que ellos les dicten en el sueño la quiniela

en este pueblito desgraciado

no hay más remedio que saludar –

 

III

 

Afuera el viento sacude el depilado nogal

se desliza por lustradas ventanas

tú hundido en la silla

hombre – rana con la daga entre los dientes

atraviesas el pantano entre mandíbulas

abiertas de caimanes

emboscados en los ovillos de la niebla

enjambres de cañones de cartón

apuntados sobre peinados parásitos

Si miras detrás de los mojados vidrios

más allá de los arbustos del pantano

larvas que agonizan espectrales

compiten con ratones

por paquetes oxidados de excrementos

si abres los brazos salta al corazón

el Valle del Belice donde

los reunidos bajo las ruinas

llaman a un pueblo que espera

atentamente el alba todavía

 

IV

Ahora giras

entorno a la balanza del injusto

buscas Cerbero en el espejo encuentras

el gigante que atiende el bar con sus anteojos

el cafè se lamenta en la taza

te tiras en el pozo de los bolsillos

eres de la raza que vive la cadena perpetua

con pocas monedas libre

de romperte la uña neumática

sobre las azules paredes de la celda

si tienes el coraje de resistir o de partir

 

V

También tu padre combatiente del pueblo

triturado por el neo – canibal- capitalismo

partió hacia nuevas guerras hombre-rana

Ahora que la guerrilla arde

alrededor de la cadena de montaje

hay quien dice que él ya ha regresado

 

VI

En la pupila del televisor

Mike envuelve ansias preciosas

sobre objetivos de crónica y dinero

en la selva en el desierto la ametralladora quema

Desde el subsuelo de la existencia

tú aun con los versos tallas

formas para imprimir la vida

y esperas

el fragor de la nueva libertad.

 

tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972

C’è una terra

I

C’è una terra tra l’Etna e il mare

un filo di case sull’unghia

di monti che s’avventano scheggiati

sulla lastra del cielo

Le mura sbarrano

umide ciglia sulla strada

Bobby sulla sabbia acciambellato

nel sonno abbaia il suo dolore

per l’esilio del padrone-schiavo

Il Canonico sul  trapezio del bastone

nell’astuccio di stoffa militare

addita ai passanti le ferite

della guerra che non vogliono guarire

ogni giorno sul corso fuma il tempo

in un ruvido fornello d’ironia

 

II

Nel bar si gioca a carte si discute

del salario dell’anemico lavoro

si contano i giorni necessari

per la mutua gli assegni familiari

si spera nel cantiere forestale

per la dote dei figli per la casa

per le cambiali del televisore

Nei petti tatuati dalle pene

don Santo tenace giocatore

rinserra la speranza della vincita

per felpare sorsate di miseria

– Fate come me tentate la schedina

pregate i trapassati

che vi dettino nel sogno la cinquina

in questo paese lazzarone

non c’è altro rimedio salutare –

III

Fuori il vento torce il noce depilato

slitta sui cristalli impomatati

tu ingolfato nella sedia

uomo – rana con la lama dentro i denti

varchi la palude tra mandibole

spianate di caimani

in agguato nei gomitoli di nebbia

sciamata da cannoni di cartone

puntati su cuoi parassiti

Se guardi dietro i vetri innaffiati

oltre i cespugli del pantano

larve agonizzano spettrali

che contendono ai topi

cartocci arrugginiti di escrementi

se apri le braccia balza al cuor

Valle del Belice dove

i congiunti sotto le rovine

chiamano un popolo che attende

col tufo sul viso ancora l’alba

 

IV

Ora ruoti

attorno alla bilancia dell’ingiusto

cerchi Cerbero nello specchio trovi

il barista gigante con gli occhiali

il caffè singhiozza nella tazza

ti tuffi nel pozzo delle tasche

sei della razza che vive l’ergastolo

con poche lire libero

di spaccarti l’unghia pneumatica

sulle azzurre pareti della cella

se hai il coraggio di resistere o partire

 

V

Anche tuo padre partigiano

stritolato dal neo – cannibalismo – capitale

partì per nuove guerre uomo-rana

Ora che la guerriglia crepita

attorno alla catena di montaggio

c’è chi dice che egli è già tornato

 

VI

Nella pupilla del televisore

Mike accartoccia ansie preziose

su obiettivi di cronaca e denaro

nella giungla nel deserto il mitra brucia

Dal sottosuolo dell’esistenza

tu coi versi ancora incidi

negative nel rotocalco della vita

e attendi in quella vita

il boato di una nuova libertà.

 

 

 

 

(tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972)

Hay una terra

I

Hay una tierra entre el Etna y el mar

un hilo de casas sobre una uña

de montes que se asoman astillados

al mosaico del cielo

Los muros cierran

húmedas pestañas sobre la calle

Bobby sobre la arena

en el sueño ladra su dolor

por el exilio del patrón-esclavo

El cura sobre el trapecio del bastón

en un estuche de tela militar

indica a los pasantes las heridas

de la guerra que no quieren curar

cada día en la calle fuma el tiempo

en un ruinoso hornillo de ironía

 

II

En el bar se juega cartas se discute

del salario del anémico trabajo

se cuentan los días necesarios

para el crédito los subsidios familiares

se espera en la obra forestal

por la cuota para los hijos por la casa

por el pagaré del televisor

En los pechos tatuados de penas

don Santo tenaz jugador

abraza la esperanza de la victoria

para barrer lejos un poco de miseria

– Hagan como yo el tentativo de un cartoncito

recen a los muertos

que ellos les dicten en el sueño la quiniela

en este pueblito desgraciado

no hay más remedio que saludar –

 

III

 

Afuera el viento sacude el depilado nogal

se desliza por lustradas ventanas

tú hundido en la silla

hombre – rana con la daga entre los dientes

atraviesas el pantano entre mandíbulas

abiertas de caimanes

emboscados en los ovillos de la niebla

enjambres de cañones de cartón

apuntados sobre peinados parásitos

Si miras detrás de los mojados vidrios

más allá de los arbustos del pantano

larvas que agonizan espectrales

compiten con ratones

por paquetes oxidados de excrementos

si abres los brazos salta al corazón

el Valle del Belice donde

los reunidos bajo las ruinas

llaman a un pueblo que espera

atentamente el alba todavía

 

IV

Ahora giras

entorno a la balanza del injusto

buscas Cerbero en el espejo encuentras

el gigante que atiende el bar con sus anteojos

el cafè se lamenta en la taza

te tiras en el pozo de los bolsillos

eres de la raza que vive la cadena perpetua

con pocas monedas libre

de romperte la uña neumática

sobre las azules paredes de la celda

si tienes el coraje de resistir o de partir

 

V

También tu padre combatiente del pueblo

triturado por el neo – canibal- capitalismo

partió hacia nuevas guerras hombre-rana

Ahora que la guerrilla arde

alrededor de la cadena de montaje

hay quien dice que él ya ha regresado

 

VI

En la pupila del televisor

Mike envuelve ansias preciosas

sobre objetivos de crónica y dinero

en la selva en el desierto la ametralladora quema

Desde el subsuelo de la existencia

tú aun con los versos tallas

formas para imprimir la vida

y esperas

el fragor de la nueva libertad.

 

tratta dal volume  “C’è una terra”  – Todariana Ed., Milano 1972

 

 

 

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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