Lascia un commento

“Carmelo Aliberti, poeta del Sud in sofferto esilio” del Prof. Antonio Grillo

Riportiamo quanto recensito dal Prof. Antonio Grillo, docente all’Università di Messina che ha posto alla sua attenzione il poeta Prof. Carmelo Aliberti.

“Poeta e critico siciliano noto ben oltre i confini della Trinacria, Carmelo Aliberti è attivamente presente sulla scena letteraria da circa cinquant’anni. Il suo esordio nel regno delle Muse risale precisamente al 1967, quando diede alle stampe la sua prima raccolta di versi, Una spirale d’amore. Da allora non ha mai smesso di coltivare la poesia con una convinzione ed una passione difficilmente riscontrabili in altri letterati: per lui non c’è nulla di più importante e di più vitale dell’arte di comporre versi e senza la poesia non si può vivere (si veda come la invoca nella lirica “Cara, dolce poesia”, ora a pg. 114 s. della sua ‘definitiva raccolta antologica’ Messaggio d’amore, appena pubblicata con una splendida Prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti ed una puntuale e fine Postfazione di Lucio Zinna). La silloge sopra menzionata ha segnato l’avvio di una stagione assai felice. Il particolare fervore creativo lo ha portato a produrre, nel giro di pochi anni (1968-1987), diverse raccolte di valore: Una topografia, Il giusto senso, C’è una terra, Teorema di poesia, Il limbo la vertigine, Caro dolce poeta, Poesie d’amore, Marchesana cara, Aiamotomea, Nei luoghi del tempo. Esse segnano complessivamente una notevole crescita del poeta di Bafia di Castroreale, non solo e non tanto per il progressivo ampliamento della tematica ma soprattutto per la delineazione della sua poetica e per un deciso innalzamento del livello stilistico. Tra quelle che seguirono, da ricordare almeno: Caro dolce poeta (nuova ediz.), Vincenzo Consolo, poeta della storia e Il pianto del poeta, opere che senza dubbio accrescono ulteriormente l’alta considerazione da Carmelo Aliberti già in precedenza raggiunta.
Queste raccolte, tutte collegate – quale più e quale meno chiaramente – alle vicende socio-culturali caratterizzanti i vari momenti storici, permettono di cogliere il progressivo arricchimento ed affinamento espressivo dell’Autore, sempre più bravo nella elaborazione di una scrittura efficacemente connotata grazie soprattutto all’insistito impiego di nuove ed audaci metafore e di ogni genere di ‘figure’, come pure delle ‘riprese allusive’ di pasqualiana memoria.
Tra i numerosissimi carmina di Aliberti un posto di speciale rilievo occupano i vari poemetti disseminati nelle diverse sillogi (mi riferisco in particolare a Helena suavis filia, a Le tue soavi sillabe (a me dedicato: vd. La ferita del tempo, pg. 215, e Caro, dolce poeta) o pubblicati a parte (come ITACA, il più lungo ed articolato). In verità i componimenti di una certa estensione sembrano quelli più congeniali al Nostro: si sa che non è agevole mantenere a lungo viva l’ispirazione, ma questo pare non valere per Carmelo Aliberti, il quale ben raramente dormitat e riesce ad evitare cadute per lunghe serie di versi, specie quando si trova a cantare buoni sentimenti come l’amore e l’affetto familiare (si vedano Poesie d’amore dedicate alla moglie, il carme per la figlia) o come l’amicizia, la gratitudine e l’ammirazione verso chi è riguardato quale esemplare modello di uomo e di ‘maestro’: il riferimento è a Le tue soavi sillabe). La positività dei temi ora accennati – nient’affatto infrequenti e tutt’altro che irrilevanti nei versi di Aliberti – vale a bilanciare, in una certa misura, la visione seriamente pessimistica dell’uomo e della società tutta di cui egli è dolente portatore e che efficacemente esprime in molti suoi carmi. Altrove invece oggetto del canto del poeta è l’antico mondo contadino/pastorale da lui direttamente conosciuto nella prima parte della vita ed apprezzato per la sua genuinità e le virtù morali che lo caratterizzano. Significativi anche i consistenti e vari riferimenti al mondo classico e la rivisitazione/ reinterpretazione degli antichi miti. Non di rado, poi, appaiono nelle poesie di Aliberti, oltre che personaggi illustri, anche semplici cittadini castrensi o, più precisamente, bafioti. E, per chiudere su questo punto, aggiungiamo che nella produzione poetica di Aliberti non mancano segni della ricerca della luce del Divino, dell’Assoluto (si veda almeno la lirica Dio del nulla).
…..
A questo punto dobbiamo accennare a un secondo aspetto dell’intensa attività letteraria di Aliberti, quello di critico. Quasi a ricordarcelo, ecco che è stato appena ripubblicato, accanto alla già richiamata silloge poetica, il saggio La poesia di Bartolo Cattafi (3^ ediz., 2016), che offre un’attenta lettura del poeta barcellonese effettuata con la sensibilità specifica di un altro poeta. Aliberti ha rivolto il suo interesse anche a diversi altri autori, realizzando, in alcuni casi, delle utilissime guide alla lettura di varie opere narrative. Ricordiamo: Come leggere Fontamara di Ignazio Silone; Come leggere La famiglia Ceravolo di Melo Freni; Guida alla lettura di Lucio Mastronardi; Ignazio Silone; Michele Prisco; La narrativa di Michele Prisco; Fulvio Tomizza e la frontiera dell’anima; La narrativa di Carlo Sgorlon, Michele Prisco,un uomo e uno scrittore nel buio della.coscienza (Edizioni .Terzo Millennio,2018), e Andrea Camilleri (introdotto dalla giornalista e scrittrice Alessandra Scarino di Trieste,un saggio che sta riscuotendo molto successo in Italia e all’estero. Di C. Aliberti vanno anche ricordati altri aspetti significativi. Addolorato per le drammatiche condizioni in cui il nostro Sud continua a dibattersi, ha espresso a più riprese la sua sincera indignatio nei confronti di coloro che avrebbero il dovere, morale e istituzionale, di mettere in atto interventi adeguati per la reale soluzione degli annosi problemi di questa parte d’Italia ed invece si disinteressano del grido di dolore che da qui si innalza. A dimostrazione dell’importanza di questa tematica per il Nostro e dell’unitarietà dei due campi in cui egli lavora, sta il suo già lungo impegno nello studio della questione meridionale in letteratura.
…..
Instancabile promotore culturale, Aliberti ha pure dato modo di esprimersi a tante voci poetiche nuove ed a nuovi narratori tramite varie antologie ed alcune riviste da lui stesso in vari momenti fondate e quasi sempre dirette. ‘U poeta’ (come è chiamato dai suoi concittadini), per il giudizi senz’altro favorevoli e si è guadagnato molti lusinghieri riconoscimenti. Inoltre ha avuto l’onore della traduzione di sue opere in diverse altre ling.ue. Su tale grave problema, ha effettuato diversi interventi critici e il recente saggio su “La questione meridionale in Letteratura” (Trieste,2015)
In conclusione, non si può non riconoscere che Carmelo Aliberti ha certamente meritato i larghi consensi finora raccolti: diremmo anzi che il poeta castrense è degno di una collocazione ancora più alta.
C’è da aggiungere ancora una cosa importante e cioè che il trascorrere
del tempo non sembra influire sulla passione per la scrittura creativa e per la critica letteraria dell’infaticabile poeta e critico di Bafia di Castroreale.
Questo infatti ci dice la consistenza (e la qualità) della sua produzione più recente, in versi e in prosa: si pensi almeno alla impegnativa opera in due volumi di prossima pubblicazione, concepita e approntata per essere “una fotografia a 360° della letteratura e della società italiana dal Novecento ad oggi”, ed ai tre più recenti carmi non meno apprezzabili e significativi di quelli composti in precedenza, in tempi più o meno lontani.
Sono, questi, tre componimenti ‘autonomi’ ma interconnessi, nuovi ma comunque accostabili ai precedenti sotto diversi aspetti. Ecco qualche esempio di ricorrenze tematiche e verbali o di motivi lirico/poetici in qualche misura riscontrabili nella produzione già nota di Aliberti e nella tradizione. Nell’Addio ai monti composto sulla scia e con largo ‘ri-uso’ (anche ad litteram) di quello celebre della Lucia manzoniana troviamo assai ben delineata e presentata la triste situazione della povera Lucia commossa e addolorata, la quale è ingiustamente costretta ad abbandonare, forse per sempre, i luoghi a lei più cari. Lo stesso tema è ora svolto in modo interessante ed efficace (anche se, comprensibilmente, non altrettanto felice e profondo): si potrebbe forse ravvisare tra i due testi un rapporto molto simile a quello di cui ha parlato di recente Giovanni Macchia tra l’addio manzoniano e quello tutt’altro che disprezzabile presente in una lettera di J. J. Rousseau indirizzata all’ambasciatore russo a Parigi nel 1775. Il componimento di Aliberti manifestamente innova parecchio non solo con i tanti e molte sofferti riferimenti alle varie vicende ed ai gravissimi problemi dei tempi nostri già ben presenti nelle poesie precedenti, ma anche con l’adozione di qualcosa di nuovo, di personale, in fatto di tecnica narrativa: ci riferiamo alla sorpresa dell’impiego inusuale (se non assente del tutto o quasi nella nostra tradizione letteraria) dell’apostrofe diretta dell’autore/narratore ad un personaggio del suo romanzo. Va notato altresì che il procedimento in questione è significativamente reiterato più volte nella parte finale del singolare componimento. Prima di chiudere su questo punto, vale forse la pena di sottolineare che per trovare usato un consimile modulo narrativo si deve risalire all’alessandrino Apollonio Rodio e alle sue Argonautiche che sono chiuse da un epilogo di pochi versi nei quali il poeta / narratore esce allo scoperto, parlando di sé e rivolgendosi direttamente agli eroici personaggi della sua narrazione. Con questo e con pochi altri elementi Apollonio creò un nuovo, specifico tipo di chiusa letteraria destinato ad una larga fortuna e ad una particolare evoluzione, anche oltre l’ambito dell’epica (cfr. al riguardo A. Grillo, Da Omero e Apollonio Rodio ai poemi epico-cavalereschi, 2018). Ci sono poi parecchi altri tratti già noti del poeta Aliberti che riappaiono, ovviamente non senza le opportune variazioni di diverso genere, dove più e dove meno rilevanti. Nella scontata impossibilità di fare qui lunghi discorsi, ci limiteremo a pochi riferimenti specifici. Da non dimenticare, in primis, il tema degli umili, dei poveri, deboli, degli oppressi, ai quali va la forte e sincera solidarietà del poeta, assai duro verso tutti i prepotenti e i malvagi oppressori. In siffatto quadro si collocano le interessanti figure di Peppi Zuavu, “figlio di nessuno,/ amato da tutti”, che viveva “contento della sua vita grama, ma libera” (Addio ai monti), e di Turi Coddulongu, straordinario “sbandato di guerra” che arriva ad organizzare la propria uccisione per mano dei suoi cari concittadini al fine di dimostrare loro tutta la sua gratitudine per la benevolenza con cui lo avevano sempre trattato. A questo punto, prima di chiudere questa modestissima nota, aggiungo un solo accenno al terzo dei tre carmi più recenti, quello che ha per titolo il primo verso Io sono qui tra gli alberi ordinati. In esso, dichiaratamente autobiografico fin dalla prima parola, il poeta castrense esprime con efficacia e sincerità il suo disagio di siciliano costretto a viverre, senza concrete prospettive di ritorno alla sua amata terra natìa, in un ambiente che lo fa intristire e soffrire, portandolo di conseguenza a riandare di frequente, col pensiero, alle fascinose bellezze dei luoghi dov’è nato e cresciuto. Al suo amato/odiato paese l’Autore può tornare ormai solo con la mente e col cuore, mai più col corpo. Ed è un ritorno che egli compie a livello alto, in modo efficace e coinvolgente tramite la poesia, croce e delizia della sua inquieta errabonda esistenza.
Ancora molto ci sarebbe da dire su Aliberti poeta.
A me, però, le ormai ridottissime vires impongono di ammainare senz’altro le vele.
Perciò, pur con dispiacere, metto fine al mio labor e richiamando rispettosamente il grande Virgilio dichiaro (esametricamente):
haec aliis tristis post me facienda relinquo.”

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: