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CARLO CASSOLA e LA RAGAZZA DI BUBE

la ragazza di bube

CARLO CASSOLA

 e

LA RAGAZZA DI BUBE

UN ROMANZO DELLA RESISTENZA, MA CONCLUSO LIRICAMENTE CON LE SCELTA DEI SENTIMENTI

Di

CARMELO ALIBERTI

 

Dall’inedita: Letteratura e Società in ITALIA dalla Secondo Ottocento ad Oggi

Così, Carlo Cassola ne “La ragazza di Bube” crea Bube come un eroe-vittima dell’antifascismo, e Mara che gli sta vicino durante la Resistenza, vivendo una limpida storia d’amore con Mara, che contrassegna i prodromi degli sviluppi futuri della nostra letteratura, anticipati nei rapporti d’amore e di Resistenza tra i due. Scritta negli anni 1958-59, la vicenda è ambientata in una fase particolare della storia italiana, compresa tra il 1944-48 con una breve proiezione verso la metà degli anni ’50, in uno squarcio di vita nazionale che registra l’entusiasmo generato dalla Resistenza e la disgregazione dell’utopia resistenziale. Il romanzo è la cronaca della metamorfosi interiore di due umili creature che afflitti dall’esperienza del dolore e del male, nell’imprevedibile intrecciarsi di eventi privati con le spietate ragioni della storia, si liberano dalla primitiva condizione istintuale, per approdare ad una condizione di rassegnazione e di pietà, sconfitti dal dilagare del potere capitalistico. Bube, eroe della Resistenza, assuefatto alla violenza in nome dell’ideologia, non riesce ad inserirsi ed adattarsi nel clima pacifico del dopoguerra e, vittima delle convinzioni radicate profondamente del rivoluzionarismo ideologico, uccide un uomo e accetta di espiare 14 anni di carcere, per errori commessi a Resistenza conclusa, ancora accecato dal furore partigiano, scatenato in lui per la conquista della libertà dalla barbara repressione fascista. Mara, creatura semplice ed istintiva, emblema della purezza popolare, maturata in fretta per il dolore, l’amore e il sentimento di delusione per il traviamento dei valori della lotta partigiana nella società postresistenziale, si rifugia in un sentimento cristiano di pietà per chi soffre passando dal realismo della lotta al lirismo del cuore, dopo il sacrificio per un senso esasperato del dovere. È la vicenda di due personaggi che vivono drammaticamente il naufragio delle illusioni ideologiche e alla fine si arrendono al fatalismo deterministico. La prevalenza conclusiva dell’ingrediente intimistico-elegiaco provocò consensi e polemiche sul romanzo, a lungo considerato “romanzo neorealistico”. In realtà, il racconto di dipana nell’ambito intimistico, partendo dalla sfera psicologica nel contesto di strutture soffocanti della realtà oggettiva, verso lo scenario della coscienza e postula un procedimento inverso a quello del neorealismo per realizzare un modello narrativo di realismo elegiaco, in cui prevale il senso poetico dell’esistenza e si concretizza l’istanza di una didascalia moralistica, sulla spietatezza della storia. Essa incarna un modello femminile del tempo, che interpreta la linea del battito del cuore, prima seguendo il suo Bube nella lotta clandestina e, dopo una seria analisi psicologica di sé, consolida il suo limpido sentimento d’amore per l’eroe della Resistenza, decidendo di aspettarlo fino all’uscita dal carcere, dove lo va a trovare spesso, coltivando il sogno di formarsi una famiglia. Si rivitalizzano nella donna i valori più autentici dell’essere: l’urgenza di liberazione dall’oppressione del totalitarismo, e un forte e responsabile sentimento d’amore che l’ha maturata come figura femminile, alla fine pronta per la formazione della famiglia. La critica ha individuato nella parabola della trama un senso di ripiegamento e di sconfitta nel protagonista della lotta partigiana che crede di poter usare ancora la violenza, a cui si era assuefatto durante la lotta, nel dopoguerra viene condannato per l’uccisione di un militare, ma finirà con il ripudiare gli ideali della Resistenza, mentre l’eroina Mara affronta il sacrificio per rimanere fedele alla forza del suo sentimento che prevarrà nella sua vicenda amorosa. La scrittura è chiara e lontana da ogni sperimentalismo e dialettismo, ma diventa morbida e fluente nell’indagine psicologica di svolgimenti interiori dei personaggi. L’opzione per una prosa “lirica” accompagna la poetica del “subliminare”, cioè la capacità di lettura delle emozioni e dei turbamenti interiori che oscillano sotto “la soglia” delle apparizioni esterne. Come ne “La ragazza di Bube”, la critica ha sezionato in tre momenti la storia del romanzo, così anche l’intera produzione narrativa di Cassola. Nonostante diversi episodi di rivolta, lo scrittore collega le vicende narrate allo scorrere di vicende storico-politiche, non può essere considerato scrittore di posizione neorealista, in quanto nelle opere precedenti e quelle successive a “La ragazza di Bube” (1960), vengono raccontate storie di solitudine individuale ed esperienze di malessere e di insoddisfazione, lontane dall’episodica resistenziale. I due protagonisti, prima espressione visibile di una straziante condizione dei sopraffatti, schiacciati, perseguitati, torturati, privati della libertà e di ogni azione autonoma senza condizionamenti, confinati e uccisi dalla barbarie del potere plutocratico, in cui si era incarnata, secondo la congenita pratica della transumanza clandestina della borghesia, della nobiltà in decadenza e di ogni genere di malfattori, la classe dirigente del regime totalitario. Si era ricostituito l’empatia politica tra le classi alte tradizionalmente alleate per sradicare dalla società ogni seme di opposizione al sistema assoluto, sempre pronto a debellare i più deboli e indifesi, particolarmente ammassati al Sud.

In FERROVIA LOCALE (Einaudi, 1968)

Cassola Canta la Poesia della Vita

Carlo Cassola, dopo la Storia di Ada cui fu assegnato il premio Campiello 1967 della giuria letteraria, ad un anno di distanza ha proposto puntualmente ai lettori un nuovo rac­conto, intitolato Ferrovia Locale, congedato da Einaudi. Si tratta della ricreazione narrativa dell’omonimo frammento, scritto 30 anni prima e pubblicato con altri racconti nel 1942 nel suo primo volume La visita. Fedele alla sua vocazione di scrittore oscillante tra contesto storico e propensione fantastica, anche nella presen­te ristrutturazione del racconto, continua a rivisitare ogni motivo di alterazione del modulo espressivo tradizionale, sconfessa i canoni estetici e i contenuti dell’ impegno resistenziale e si professa coreuta di una poetica di evasione dalle problematiche postresistenziali della società delusa, dalla dissoluzione dei sogni di ricostruzione di una più umana, giusta e libera convivenza sociale e ci vile di persone uguali in un diverso clima di libertà e di amore, si immerge nel circuito di una reale irrealtà, in cui si muovono personaggi imbalsamati nell’iterazione gestuale che, tuttavia, si sentono felici nel perimetro angusto della pendolarità quotidiana di operai sul treno locale, diretto verso i luoghi di lavoro, ripercorrendo a ritroso lo stesso percorso verso casa. I viaggiatori si scambiano pacificamente parole semplici nel contesto di brevi colloqui di circostanza, scanditi sull’onda sferragliante delle rotaie, in un’atmosfera resa familiare dalla comune condizione di ignavia, dopo l’ultima e utopistica illusione. In quello statico movimento esistenziale, ognuno avverte la direzione del destino umano e prosegue sulla via reale della percezione elegiaca della vita. In tale ottica, non si odono più i fragori delle armi, né quelli degli aerei militare che seminano morte nelle città bombardate e sembra essersi spenta ogni accensione di azzurro all’orizzonte. Mentre furoreggia nelle aule universitarie nelle piazze e nelle fabbriche la protesta di studenti e operai, egoisticamente cavalcata da mediocri pennaioli, Cassola si allontana dalla protesta fatua di una società, già ferita a morte dalla disillusione di ogni mitologia ribellistica, e intraprende più consapevolmente l’ascolto limpido della forza dei sentimenti più autentici del cuore, sulla scia delle scelte dell’amore e della famiglia come valori assoluti che imprimono alla vita il significato più profondo e più lieto del battito del cuore, prospettiva già emergente ne “La ragazza di Bube” e risonante anche nella letteratura dopo il 1956, quando, il soffocamento con i carro armati sovietici della rivolta di Budapest, mostrò il crudele volto del totalitarismo, insofferente di ogni rivolta dei Paesi satelliti, governati da fantocci kisling, nominati dal Soviet Supremo d Mosca. Ogni nuovo romanzo di Cassola ha focalizzato il mai composto dissenso di contrastanti poetiche che gareggiano tra le spire di una fertile dialettica, senza riuscire a neutralizzarsi ed il narratore viene sollecitato ad interve­nire contro i suoi denigratori per ripristinare la validità e l’attualità della sua estetica a sostegno della personale fatica letteraria, come la calda parte­cipazione della madre che tutela la propria creatura delle insidie circostanti. Le incandescenti polemiche di Cassola con Calvino testimoniano tale dissidio che riflette le direttrici fondamentali della nostra letteratura, oscil­lante tra impegno e proiezione neutra nel nuovo realismo mitico, favoloso, trasparente e surreale. Ferrovia Locale non è propriamente un romanzo, dal momento che non si articola nello sviluppo di una trama, tesa verso uno più o meno dramma­tico sbocco, ma ripropone la cattura, operata da una postazione realistica e fantastica, di brani di esi­stenza che il piatto fluire quotidiano, le incessanti amarezze, le conturbanti incertezze non riescono a demistificare, ma concorrono a rassodare i senti­menti, le immagini, le ansie della vita. Nella consueta cornice topografica, rappresentata da quella striscia di terra toscana opalescente, lussureggiante e dalla viva geometria, tipica della narrativa cassoliana, trascorrono i numerosi personaggi in un frammento di tempo, in cui gli avvenimenti politici si sono progressivamente rare­fatti ed il periodo storico, che avviluppa gli avvenimenti, è rintracciabile in marginali riferimenti sociali. Dino, Anna, Bruna, Gino, Adriana, Mario, Bruno, Emilio, Marcella, Ric­cardo ecc. sono i protagonisti del racconto, denso di fatti caratteristici della cronaca quotidiana, che poco concedono all’impianto romanzesco consueto, senza uscire mai dalla normalità del reale, in cui si registra lo scorrere apparentemente monotono dell’esistenza che dilaga in episodi minimi, nel­la logorante fatica, nella compressione di insorgenti istanze umane, in atte­se colme di amarezza e del miraggio della speranza, ma che sa riscoprire, nel delirio di sogni timidamente abbozzati, nella istintiva rassegnazione alla sofferenza, nel baluginio di provvidenziali domani, in ima quasi irrazionale fede nella vita, i valori più sacri dell’uomo ed il significato poetico dell’esistenza. Una cena fra amici, una passeggiata notturna su un sentiero di campa­gna scintillante sotto il diluvio dello splendore lunare, un breve viaggio, il paesaggio maremmano rincor­so in un turbinante inseguimento in treno, l’avvilente vita quotidiana di un vecchio a stento sopportato in famiglia, le mille difficoltà di ogni giorno, sono ritagli di realtà strappati all’interrotto fluire degli eventi e fissati in una dimensione narrativa, ricca di atti, di dati, di dialogo, in cui la parola coincide col ritmo fattuale che esime lo scrittore dal sovrapporvi superflue valutazioni o confronti e gli consente di illustrare, con fresca incidenza lin­guistica, le peculiarità dei suoi personaggi, colti nella fatica di vivere, nei balenanti aneliti di felicità, nelle debolezze e nei vizi scaturiti da un desti­no che li sovrasta, permeati di una candida innocenza. Sono le semplici virtù di anime, circoscritte in un ristretto circuito provinciale, impermeabi­le all’azione evolutiva della storia, che vengono celebrate ed elevano la pro­vincia a simbolo universale di redenzione umana. Ed è in questi termini che riteniamo si riproponga il pregio (per alcuni il limite) di Cassola: l’aver dato vita a dei personaggi, carichi di una notevole tensione morale e averli isolati, con la recisione di ogni rapporto con la fenomenologia storica, in una frangia di meravigliosa realtà fantastica. (1969).

 

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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