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Giustizia a Ovidio di Nino Motta

 

Dopo 2.000 anni Roma rende giustizia a Ovidio.

 

ovidio

Publio Ovidio Nasone, noto come Ovidio
(in latino: Publius Ovidius Naso; Sulmona, 20 marzo 43 a.C. – Tomis -Costanza-Roamnia, 17)  
poeta romano

L’Assemblea capitolina, il 14 dicembre U.S., nell’aula Giulio Cesare, in Campidoglio, ha “revocato” il decreto con il quale Augusto, l’8 d.C., mandò in esilio il poeta a Tomi (oggi Costanza), sul Mar Nero, dove morì 9 anni dopo.

Per l’esattezza la pena inflitta dall’imperatore a Ovidio fu quella della “relegatio”, che, a differenza dell'”exilium”, non prevedeva la confisca dei beni e la perdita della cittadinanza romana.

La “relegatio”, in base al diritto romano, si legge nella mozione presentata da Eleonora Guadagno (gruppo 5Stelle), andava comminata a seguito di un processo pubblico e ratificata dal Senato. 

L’imperatore, invece, da dittatore qual era, decise da solo. 

Revocando il decreto di condanna, l’Assemblea capitolina – la sola titolata a farlo, essendo idealmente la continuità storica del Senato e del Popolo di Roma (SPQR)- ha riparato al grave torto fatto a Ovidio da Augusto.

La mozione è stata approvata all’unanimità e salutata da uno scrosciante applauso da tutti i consiglieri, alzatisi in piedi.     

Sulmona ha partecipato allo storico evento con due delegazioni: una in rappresentanza del Comune e delle Associazioni culturali, l’altra del Liceo Classico Ovidio, che ogni anno organizza un concorso internazionale di latino (Certamen Ovidianum Sulmonense) per i Licei, giunto alla XVIII edizione, al quale partecipano studenti da tutto il mondo.

 Della prima facevano parte il sindaco Annamaria Casini; la presidente del consiglio comunale, Katia Di Marzio; la presidente di Fabbricacultura, Anna Berghella, e Raffaele Giannantonio.   

La seconda era composta da 22 studenti e da due giovanissime insegnanti, Cristina Martinelli e Sabrina Cardone.

Dopo l’approvazione della mozione, quattro allievi – Claudio Di Braccio, Elena Ciccarelli, Sara Terracciano e Benedetta Cutarella – hanno letto brani dai “Tristia” e dalle “Epistola ex Ponto”, opere scritte da Ovidio in esilio. 

La dirigente, Caterina Fantauzzi, per un contrattempo, purtroppo, non ha potuto essere presente.    

 “L’onore che con questo atto Roma rende al nostro grande concittadino“, ha detto Annamaria Casini, “ci riempie di gioia e di orgoglio. In questi mesi abbiamo sempre ripetuto che Ovidio non sia solo di Sulmona, sua patria, ma anche di Roma, in cui visse, di Ovidiu e di Costanza, territori romeni che lo accolsero in esilio fino alla morte. Ed è per questo che sono convinta che le celebrazioni nel segno di Ovidio debbano continuare ad incrociarsi tra Paesi, facendo leva sulla cultura che unisce e sulla figura del poeta che, a duemila anni dalla sua morte, conserva ancora il suo fascino“.       

L’esilio di Ovidio“, ha osservato Luca Bergamo, vice sindaco e assessore alla cultura del Comune di Roma, “ricorda tanto le repressioni dei desposti moderni che vedono nella libertà di espressione un concreto pericolo al loro opprimente potere. L’Assemblea capitolina, revocando simbolicamente la relegatio a Ovidio, oltre a rendere giustizia, se pure postuma, al grande poeta, ha inteso riaffermare con forza il diritto degli artisti di potersi esprimersi liberamente, senza condizionamenti di sorta“.

Per Sulmona la “riabilitazione” di Ovidio è stata la realizzazione di un sogno.

Se questo è potuto accadere, nel bimillenario della morte del poeta, il merito va alla stessa Sulmona, che ha fatto di tutto per dimostrare che il suo figlio più illustre non meritava di essere bandito da Roma, perché innocente, e al presidente dell’Assemblea capitolina, Alessandro De Vito, che a differenza dei suoi predecessori, ha preso in seria considerazione la delibera, approvata all’unanimità, dal consiglio comunale della città peligna il 16 marzo 2012. 

Con la quale veniva recepita la sentenza di assoluzione di Ovidio nel “processo d’appello”, celebrato il 9 dicembre 2011, e la si trasmetteva, insieme a una petizione sottoscritta da 330 cittadini, all’Assemblea capitolina perché revocasse la “relegatio”. 

Il processo di primo grado era stato celebrato il 10 dicembre 1967, un decennio dopo la celebrazione del bimillenario ovidiano. 

Allora la giuria era presieduta da Francesco Della Corte, insigne latinista. Come lo erano il pubblico ministero: il romeno Nicolae Lascu, e il difensore: Francesco Arnaldi. 

Nel processo d’appello, invece, i cui atti sono stati pubblicati da “Amaltea”, a cura di Raffaele Giannantonio e Anna Berghella, a pronunciarsi sulla colpevolezza o innocenza del poeta sono stati dei giuristi: presidente della giuria, il giudice Franco Cavallone; pubblico ministero, l’avvocato Giovanni Margiotta; difensore, l’avvocato Vittorio Masci.

I reati contestati al poeta erano due:

  • corruzione dei costumi e della pubblica moralità
  • attentato alla sicurezza dell’imperatore. 

Che sarebbero poi un “carmen” e un “error“: colpe alle quali lo stesso Ovidio nei “Tristia”, scritte durante l’esilio, attribuisce la sua condanna.

Il “carmen” è sicuramente l'”Ars amatoria”, un poema “licenzioso e lascivo”, che contrastava con la politica moralizzatrice perseguita da Augusto.

Che però era stato scritto sette anni prima.

Esso pertanto potrebbe essere stato solo un pretesto per coprire un’accusa più grave: l”error“, appunto.

Quale sia questo reato, rimane un mistero. Ovidio parla di una leggerezza: aveva visto qualcosa che non doveva vedere. Altro non dice. 

Il contesto in cui il fatto si verificò fu probabilmente quello della lotta tra i sostenitori della candidatura alla successione di Augusto di un esponente della gens Iulia, capeggiati da Giulia minore e dal fratello Agrippa, nipoti dell’imperatore (che non aveva figli maschi), e i sostenitori di un esponente della gens Claudia, capeggiati dall’imperatrice Livia, che tramava perché il successore di Augusto fosse il figlio Tiberio, avuto dal precedente matrimonio con Tiberio Claudio Nerone. 

Ovidio, che parteggiava per la gens Iulia, potrebbe aver partecipato, anche da semplice spettatore, a qualche evento compromettente. E poiché vi erano coinvolti anche i familiari di Augusto, questi, temendo il clamore che il caso avrebbe avuto, evitò il processo pubblico e inflisse a Ovidio, probabilmente in cambio del suo silenzio, una pena mite: la “relegatio” anziché l'”exilium”.

Non è casuale che la stessa Giulia minore sia stata relegata alle isole Tremiti lo stesso anno di Ovidio.

Nel processo di primo grado il poeta fu assolto con formula piena per il primo capo d’imputazione (il carmen) e per insufficienza di prove per il secondo (l’error).

In appello invece è stato assolto con formula piena da entrambi i capi d’accusa. 

“Per quanto riguarda la corruzione dei costumi”, si legge nella sentenza, “la responsabilità di Ovidio non è stata dimostrata” e gli argomenti addotti contro di lui sono risultati “pretestuosi e insussistenti”.

Riguardo alla partecipazione diretta del poeta a una congiura contro l’imperatore, “l’accusa non ha fornito alcuna prova”.

I giudici individuano la causa dell’allontanamento di Ovidio da Roma nell’ostilità di Livia nei suoi confronti.

“Ovidio”, spiega la sentenza, “non nascondeva la sua adesione a quanti sostenevano la successione ad Augusto di un esponente della gens Iulia, contro le manovre di Livia di assicurare invece il trono al figlio Tiberio. È dato dedurre, pertanto, con sufficiente attendibilità, che il provvedimento della “relegatio” sia stata opera della stessa Livia, che su Augusto aveva una forte ascendenza.

 L'”errore” di Ovidio era stato, dunque, quello di dichiarare apertamente la sua avversione alla candidatura di Tiberio alla guida dell’Impero”. 

Ritenuta l’infondatezza delle accuse e l’illegittimità e l’ingiustizia della “relegatio” comminata al poeta“, concludono i giudici, “il tribunale assolve Ovidio da ogni reato a lui ascritto e ordina la revoca della “relegatio” e la restituzione del poeta alla libertà e a Roma e, nell’eternità dell’Urbe, all’arte universale“. 

Ed è esattamente quello che l’Assemblea capitolina di Roma Capitale ha fatto.

“Riabilitando” Ovidio, nel bimillenario della sua morte, Roma non poteva rendergli onore più grande.

Tra quanti gioiscono per la “revoca” del decreto augusteo c’è – e non poteva essere diversamente – la dirigente del Liceo Classico di Sulmona che porta il nome del grande poeta. 

 La professoressa Caterina Fantauzzi non può fare a meno di ricordare l’impegno profuso da insigni latinisti, Associazioni culturali, esponenti delle Istituzioni, per ottenere la “riabilitazione” di Ovidio: l’Accademia Cateriniana, don Giovanni Chiavaroli, il professor Nicolae Lascu, dell’Università di Cluy (Romania), il compianto preside Ilio Di Iorio, Antonio Di Cioccio, editore degli atti del primo processo; il Rotary Club, Fabricacultura, il dottor Carlo Bianchi e il professor Giuseppe Martocchia. 

“A distanza di duemila anni“, si chiede la professoressa Fantauzzi, “ha senso celebrare un processo a Ovidio?  Ha senso reclamare la revoca del decreto di Augusto? Sicuramente sì, perché il poeta ci tramanda tutto il peso di quell’ingiustizia. Un peso che non deriva soltanto dalla perdita dei privilegi e degli affetti, ma che lo colpisce come uomo e come poeta. Questa è la ragione per la quale i suoi concittadini, da generazioni, hanno sentito la responsabilità morale della sua simbolica riabilitazione“.   

Nino Motta

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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