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Castroreale di Carmelo Aliberti

 

  Castroreale (Messina) Una Città Ricca di Storia, di Bellezze Naturali, di Beni Culturali, di Potenziale Sviluppo Turistico

di Carmelo Aliberti

Castroreale

 

Acciambellata sul dorso del colle Torace, con l’incantevole castello di Federico II d’Aragona, con la Torre campanaria della chiesa del SS. Salva­tore e l’attraente campanile del Duomo, lanciati ad ago a sfidare la cupola azzurra del cielo, Castroreale sorge a 396 m. sul livello del mare, dispiegandosi coi suoi romantici canapé e le sue aeree piazzette pensili, nel proscenio di un paesaggio edenico, proteso sulle limpide acque del Mar Tir­reno, come un aristocratico salotto, incorniciato dal suggestivo ventaglio verde dei monti peloritani, distesi ad assorbire nel loro abbraccio, le perle abbaglianti dell’arcipelago delle Isole Eolie.Qui, in un’oasi di pace e di bellezza, il visitatore, nei vicoli dei borghi medievali e rinascimentali, negli incantevoli itinerari paesaggistici, nelle innumerevoli vestigia di splendide strutture architettoniche, sopravvissu­te in gran parte intatte al diluvio del tempo, può vivere mille emozioni e liberarsi dallo stress della vertiginosa e logorante vita cittadina, immer­gendosi nella storia di un glorioso passato che affonda le sue radici nel mito.Sorge a circa dieci chilometri da Barcellona P.G. ed è raggiungibile facil­mente, sia dalla S.S. 113 che dalla A 20 Messina-Palermo, a 14 chilometri dallo svincolo di Barcellona, o da quello, di quasi uguale distanza, di Milazzo.Il turista che visita Castroreale, oltre che da un ambiente sano, paesag-gisticamente stupendo, ecologicamente intatto, e non deturpato da inqui­nanti insediamenti industriali, rimane sedotto dalla nobiltà della sua sto­ria e dall’alone mitico del suo passato.Secondo una diffusa tradizione mitologica, infatti, la città sarebbe stata fondata da Castoreo, nipote di Saturno e sposo di Artemisia, da cui avrebbe tratto il nome originario; presumibilmente, invece, essa fu eretta dai Sicani intomo al XIII secolo a.C. con il nome di Krastos, mantenuto fino al 447 a.C, quando alle popolazioni autoctone si affiancarono nel territorio le pri­me colonie greche, dopo la sconfitta del re Ducezio.Durante tale epoca, sulle sponde del fiume Longano, nato dalla confluen­za, alla base del Colle, del torrente di S. Gregorio che scorre ad Est con le acque del torrente Crizzina ad Ovest, nel 270 a.C. si svolse la memorabile e sanguinosa battaglia del Longano, tra i Mamertini, guidati da Cione e i Siracusani dal tiranno Cerone II, che riportarono una decisiva vittoria.Seguì il periodo di completamento della grecizzazione che ancora so­pravvive in tanta toponomastica e patrimonio lessicale del territorio.Dopo la conquista di Artemisia da parte delle truppe di Ottaviano, che inseguiva le legioni pompeiane al tempo delle guerre civili, si accentuò la presenza romana, ancora affiorante in frammenti strutturali di varie “fab­briche”, nei ruderi accatastati sommersi sotto il palazzo municipale, ora in gran parte dispersi in seguito alla ristrutturazione dello stesso edificio, nel tempio di Venere, trasformato, in epoca cristiana in quello di Santa Venera, e, tra l’altro, nel tempio dei Gentili, i cui ruderi erano ancora evidenti nel 1665.Successivamente al passaggio dei Bizantini e dei Goti, significativa si rivelò la dominazione saracena, durante la quale si innalzò una moschea, i cui materiali residui si intravvedono ancora disseminati nelle strutture del Monastero degli Angeli e dell’ex-Monte di Pietà.Notevole risultò nei secoli l’influenza del Cristianesimo, documentata sia dall’intrigo di grotte sotterranee, scelte dai cristiani durante le persecu­zioni operate dagli infedeli cóme rifugio e sedi di preghiera, che dalle innu­merevoli tracce di collegi, chiese ed istituti religiosi, come quello glorioso e benemerito dei Cappuccini-redentoristi, non tutti ora esistenti o adibiti ad altri  usi.Secondo conoscenze storiche più concretamente documentate, dopo la poco incidente dominazione normanna, Castroreale raggiunse un periodo di grande splendore, grazie alla predilezione di Federico II di Aragona, che dopo aver ricostruito il Castello nel 1324, devastato da un cataclisma, la scelse a sua frequente dimora di vacanza e, per la sua fedeltà, la munificò di numerosi e importanti privilegi.

Dal 1340, in contrada Pietro Pallio, per volontà di Pietro II d’Aragona, si svolgeva annualmente un famosissimo Palio, che attirava partecipanti da ogni parte della Sicilia, contribuendo a fare acquistare a Castroreale pre­stigio e benessere.

Un’eroica pagina i Castrensi la scrissero nella storia, la notte del 31 dicembre del 1538, quando combatterono eroicamente a fianco dell’Impera­tore Carlo V contro i baroni ribelli, ottenendo in tale circostanza ulteriori privilegi e regalie che consentirono alla città una luminosa ascesa politica, tanto da poter imporre la sua egemonia su un vastissimo territorio fino al mare, consolidata dalla presenza di una comunità ebraica che primeggiava nel settore delle attività economiche e commerciali. Il solido potere politico del ceto aristocratico e la laboriosa genialità dei suoi abitanti, durante l’epoca del Rinascimento e nei secoli successivi, fino alla soglia storica dei nostri giorni, determinarono un considerevole svilup­po, nel settore urbanistico ed artigianale, di cui è possibile ammirare ancora oggi. nelle strutture murarie connotazioni scultoree ed artistiche di preziosa fattura, portali inimitabili, ringhiere di balconi in ferro battuto di stupenda originalità, vicoli sapientemente acciottolati, incastonati negli anni a recitare nel coro del silenzio delle case chiuse al vento, il concerto silen­zioso di una luminosa storia. Notevole fu in tale periodo lo sviluppo professionale, accanto a quello agricolo pastorale artigianale, con un considerevole aumento delle committenze dei prodotti locali che accrebbero incommensurabilmente le risorse finanziarie dei cittadini. L’abbondanza di denaro consentì la prliferazione di edifici pubblici adibiti  al culto e lo sviluppo di una propaggine locale della scuola artistica di A. Gagini e del Calamesh, di cui a Castroreale ancora esistono opere d’arte di inestimabile valore  dapprima abbandonate alla polvere più  delle chiese non più frequentate e ora in parte custodite,per concessione della Curia messinese in una moderna pinacoteca, dove annualmente affluiscono migliaia di visitatori,turisti,studiosi e studenti,per esigenze culturali e di godimento estetico.Esiste anche una Biblioteca Comunale,dotata di migliaia di volum, alcuni dei quali molto rari e ricercati dagli studiosi e-molto frequentata.. Durante il Risorgimento, prima come capocomarca e poi comr capoluogo di Distretto, divenne sede di importanti uffici e fucina di attività liberale e patriottiche, offrendo un importante contrbuto alla causa dell’Unità nazionale.

Nel contempo Castroreale diede i natali ad illustri personalità che la onorarono nel campo della vita pubblica, della cultura, dell’arte e della musica. Tra le più rinomate manifestazioni religiose va ricordata la suggestiva  processione del Cristo Lungo (U Signuri Longu) che si svolge annualmente  tra il 23 e il 25 agosto e sostenuta da lunghe forcelle mantenute in equilibrio  con rara perizia da abli devoti o  ed i venerdì Santo e che vede il Crocifisso inalberato su una lunga  pertica di legno alta circa 9 metri, e con un rigido e collaudato cerimoniale trasportate per le vie cittadine.Si dice ancora che il legno del Crocifisso provenisse da una alta quercia che si ergeva nel Bosco di Santa Venera,dove la donna si ritirò nel misticismo della preghiera,in un luogo   fitto di boschi che la proteggevano dalle insidie tentazioni del mondo e per sfuggire all’ira dei fratelli che, per motivi   di ambizione espansione territoriale e di rafforzamento del proprio potere su un più vasto territorio, la volevano costringere a sposare un membro della limitrofa famiglia nobile avversaria. La donna, in odore di santità, fuggì dalla Grotta di Santa Venera di Barcellona, dove era stata relegata come prigioniera, dopo incredibili torture. Riuscita a fuggire, sempre secondo la tradizione locale, si rifugio nel Bosco detto per questo, di Santa Venera, dove i pastori e contadini del territorio costruirono una chiesetta in onore della Santa e collocarono sulla parete a destra dell’ingresso un bellissimo quadro con la Santa, acora esistente fino agli anni postbellici. La chiesetta divenne poi dimora di quattro monaci benedettini, provenienti dal piccolo convento basiliano della amena località non molto lontana di Catalimita, luogo di origine greca, risalente alla prima colonizzazione greca della Sicilia, e preferito come luogo di preghiera e lavoro, che consentiva un rapporto mistico con Dio, attraverso la quiete solare dell’eremo. La presenza e l’attività dei quattro monaci durò a lungo, ma, in seguito alla scorrerie dei barbari, fuggirono rifugiandosi a esercitare il loro culto fino al 1882, quando una disastrosa alluvione trasformò il vicino ruscello in una ampia voragine che della chiesetta lasciò in piedi solo le mura perimetrali, ora coperte da erbacce e da qualche zucchina che risplende tra le fitte foglie.

Data la spettacolarità del rito del “Cristo Lungo”, la manifestazione religiosa attrae nella cittadina migliaia di fedeli, da ogni parte d’Italia e dall’estero che registrano con telecamere la cerimonia religiosa come ricordo dello straprdinario avvenimento.

Tappe obbligate da visitare sono le chiese che sopravvissute intatte o restaurate dopo il terremoto del 1978 scandiscono con diversi stili le successive epoche storiche di Castroreale e con i preziosi quadri e oggetti rarissimi, in oro e argento invogliano il turista a fermarsi per poterli meglio ammirare e studiare.

L’ingente patrimonio culturale, tra gli edifici ecclesiastici annovera: Chiesa di S. Maria degli Angeli di epoca rinascimentale, S.Marina di epoca normanna; S, Maria del Gesù (sec.XV) S.Agata (sec.XVI) ove si è conservata la spendida “Annunciazione del Gagini  In otimo stato di consrvazione è la Chiesa Madre con gli altari delle cappelle laterali in pietra grigia e in forme manieristiche,quattro splendide pale dipinte,riproducenti momenti della Passione, figure di Santi,Otto statue  marmoree del Gagini  e del Calamech. Incollata alla parte destra della facciata  svetta la Torre campanaria del  1518, La Chiesa della Candelora (sec. XV) come il portalino  originale (purtroppo in parte corroso dalle intemperie) di tipo duranesco e la cupoletta musulmana occhiggiante sul tetto,nella cui abside troneggia una sontuosa macchina barocca di legno intagliato e dorato con oro zecchino; la Chiesa del SS Salvatore,ricostruita nel XV secolo su strutture arabe, con la poderosa e affascinantiL Torre campanaria che la fiancheggiaabbondanza di danaro consentì la proliferazione di edifici pubblici adi­biti al culto e lo sviluppo di una propaggine locale della scuola artistica di A. Gagini e del Calamech, di cui a Castroreale ancora esistono opere d’arte di inestimabile valore, dapprima abbandonate alla polvere delle chiese non più fi-equentate e ora in parte custodite, per concessione della Curia messi­nese in una moderna pinacoteca, dove annualmente affluiscono migliaia di visitatori, turisti, studiosi e studenti, per esigenze culturali o di “godimen­to” estetico. Esiste anche una Biblioteca Comunale, dotata di migliaia di volumi – alcuni dei quali molto rari e ricercati dagli studiosi -e perciò molto frequentata. Fino alla fine della seconda guerra mondiale, esistevano molti manoscritti in lingua latina e greca, che scomparvero durante i lavori della nuova scuola media,senza lasciare alcun indizio degli ipotetici saccheggiatori di un patrimonio preziosissimo di contenuti mai letti dai contemporanei,che avrebbero potuto sciogliere molti dubbi sulle origini e le prime popolazioni che abitarono il colle e anche sulla topografia umana e territoriale dell’intero bacino della odierna Valle del Patrì, su cui esiste una convincente ricerca del Prof.Ing. Andrea Zanghì, non confutata con testimonianze storiche nemmeno dai grandi studiosi di Storia Antica.Durante il Risorgimento, prima come Capo-comarca e poi come capoluo­go di Distretto, divenne sede di importanti uffici e fucina di attività liberali e patriottiche, offrendo un importante contributo alla causa dell’Unità na­zionale. Nel contempo diede anche i natali ad illustri personalità che onorarono Castroreale nel campo della vita pubblica, della cultura, dell’arte e della musica. Dal grande musicista “Casalaina”, ad un elenco manoscritto di opere poetiche dialetttali di poeti del territorio, ai tanti uomini illustri che trovarono affermazione altrove,in posizioni di elevata responsabilità e prestigio(basta ricordare il Prof. Giovanni Rappazzo,che ,partito da Via Buglisini di Bafia, si affermò a Roma,divenendo Direttore Generale del Ministero della P.I.,che prima di morire venne a Bafia per rivedere la casetta dei suoi primi passi e,n onore del Comune di nascita, assegnò il finanziamento di un nuovo Istituto Scolastico con tutto ciò che serviva ad una palestra con piscina,per le attività di educazione fisica e di sport,che porta il su nome. Tra le più rinomate manifestazioni religiose, va ricordata la suggestiva processione del “Cristo Lungo” (“U Signuri Longu”) che si svolge annual­mente tra il 23 e il 25 agosto ed il giorno del Venerdì Santo e che vede il Crocifisso inalberato su ima lunga pertica di legno alta ora 9 metri e soste­nuto da lunghe forcelle, mantenute in equilibrio da abili devoti, con rara perizia e, con un rigido e collaudato cerimoniale, trasportato per le vie cit­tadine. Data la spettacolarità del rito, la manifestazione rehgiosa attira miglia­ia di fedeli, da ogni parte d’Italia e dall’estero, che registrano con telecame­re la cerimonia religiosa come ricordo dello straordinario avvenimento. In estate, da alcuni anni, si svolge la saga del “biscotto castriciano”, che altri non sono riusciti ad imitare e l’annuale appuntamento con il Concerto “Castroreale Jazz” e quello della famosa premiata Banda Musicale “Casalaina”. Da qualche anno, ha chiuso i battenti, il famoso gruppo folcloristico “I Sicani”, che hanno portato lustro a Castroreale in Europa. Purtroppo il Comune in questi ultimi anni ha registrato un dissanguamento demografico che ne ha infiacchito ogni fremito di vitalità civile, economica e culturale, per cui, come tanti altri Comuni limitrofi, quando il forestiero arriva in questi luoghi, non trovando alcun luogo di ristoro, rimane estereffatto. 

Le tappe obbligate da visitare sono le chiese che, sopravvissute intatte o restaurate dopo il terremoto del 1978, scandiscono con i loro diversi stili, le successive epoche storiche di Castroreale e con i preziosi quadri ed oggetti rarissimi, in oro ed argento, invogliano il turista a fermarsi, per poterli meglio ammirare e studiare. L’ingente patrimonio culturale, tra gli edifici ecclesiastici annovera: Chiesa di §. Maria degli Angeli, di epoca rinascimentale; S. Marina, di epo­ca normanna; S. Maria del Gesù (secolo XV); S. Agata (sec. XVI), ove si è conservata la splendida “Annunciazione” del Gagini; in ottimo stato di con­servazione è la Chiesa Madre, con gli altari delle cappelle laterali in pietra grigia e in forme manieristiche, quattro splendide pale dipinte, riproducen-ti momenti della Passione, figure di Santi otto statue marmoree del Gagini e del Calamech. Incollata alla parte destra della facciata, svetta la Torre campanaria del 1518; la chiesa della Candelora, secolo XV, con il portalino originale (purtroppo in parte corroso dalle intemperie) di tipo duranesco e la cupoletta musulmana occhieggiante sul tetto, nella cui abside troneggia una sontuosa “macchina” barocca di legno intagliato e dorato con oro zecchino; la Chiesa del SS. Salvatore, ricostruita nel secolo XV su strutture arabe, con la poderosa ed affascinante Torre campanaria che la fiancheggia.

Archi, porte cittadine e altri luoghi di culto

Anticamente Castroreale era circondata da una poderosa cinta muraria che la difendeva dagli assalti dei nemici. Tra i frammenti di bastioni ancora visibili, risplende intatta sull’antica strada di S. Marco la porta Raineri del XIX secolo. Del XII secolo, ricostitu­ito negli anni scorsi, l’arco arabo-normanno. Tra i monumenti, oltre al già citato Museo Civico, troneggia nell’infinito azzurro del cielo la Torre di Federico II (1324), oggi sede dell’Ostello della Gioventù, meta di nvraierosissimi turisti di tutto il mondo durante tutto l’anno che vengono a Castroreale ad ammirare il patrimonio culturale e godere del clima salutare e dell’affascinante paesaggio, il Monte di Pietà (Secolo XVII) e il Castello di Protonotaro (Secolo XVI).Nelle campagne e sulle colline di Bafia affiorano dal suolo ancora i rude­ri di numerose chiesette distrutte dal tempo, tra cui quella di S. Venera del Bosco, di S. Nicola, di Rappazzo, dell’Aria chiesa, e il moniunento naturale di Pizzo Caramente, che, per lo strano aspetto di Sfinge, sembra possedere le caratteristiche di una divinità pagana.Al periodo greco-bizantino risale la chiesa di Catalimita, dove sino al secolo scorso esisteva anche un piccolo convento basiliano.Nella tenuta del barone Galletta esiste ancora intatta ima graziosa chiesetta padronale.

Attività ed associazioni culturali

Già nei secoli scorsi, e particolarmente nel XIX secolo, Castroreale è stata una terra dove sono nati numerosi poeti che meriterebbero una pub­blicazione a parte.Comunque, in questa sede basta citare il professor Nicolò Perroni-Basquez, autore di opere poetiche di vasto successo Tra le più importanti manifestazioni culturali, vanno ricordati i vari convegni culturali e i concerti della Banda Musicale locale, mentre a Bafia vengono particolarmente curate annualmente le tradizioni religiose, con la realizzazione di spettacoh pubblici, quah “U pasturatu”, che si svolge il giorno dell’Epifania e il dramma sacro “Vita, passione, morte e resurrezio­ne di Gesù”, che si svolge il Sabato Santo. Recentemente è stato costituito il Gruppo Folcloristico “I Sicani”. Castroreale è sede anche di un Istituto Magistrale statale denominato “XXIV Maggio 1915” con una folta popolazione scolastica proveniente da tutto l’hinterland, trasformato in diverse direzioni, secondo le riforme del Ministero P.I. Fino ad alcuni decenni fa, era molto attivo e importante sede di conversazioni, Il Circolo dei Nobili. Oggi esistono anche importanti associazioni, tra cui, oltre alla Pro-Loco, ha acquisito particolari meriti e vasti riconoscimenti, l’associazione Artistico-Culturale-Scuola Musicale “Riccardo Casalaina”, che ha fatto sì che rinascesse, dopo più di un ventennio di “silenzio” a Castroreale una banda musicale, già presieduta con passione e tenacia dal compianto prof. Fortunato Mangano che ,uomo di grande sensibilità e cultura,soleva ad ogni concerto di fine anno, organizzare recital di opere poetiche di poeti di origine castrense,premiandoli con una coppa ricordo. Successivamente è stata presieduta da Guglielmo Rao e dedicata al M° “Settimo Sardo” – Città di Castroreale. Nel settore sportivo, a Bafia da trent’anni esiste l’U.S. Aquila-Bafia, che ha svolto un notevole ruolo non solo sportivo, ma anche di socializzazione dei gio­vani in un paese dove non esistono altri luoghi di aggregazione. Ha militato anche nel Campionato di varie Categorie, con ottimi risultati. La stessa Unione Sportiva Aquila-Bafia ha dato vita al un  periodico  molto originale, palestro di impegno culturale di tanti bravi studenti locali,che  scrivevano su realtà storica di luoghi e di personaggi del passato,e in cui  era molto rilevante il desiderio di ricerca delle proprie radici,che sugli elevati valori morali, come la famiglia,il lavoro,l’amicizia,la solidarietà,la fede   ed altri valori positivi,avevano.la.loro.specificità.identitarie.A Protonototaro opera il Circolo Culturale “Don Milani”, che per un decennio ha organizzato un premio,dedicato al dott.Peppino Campo,rarissimo esempio di dedizione ai  pazienti, recandosi anche a piedi nelle campagne,prive di strade,per curare gli ammalati,senza alcuna distinzione di “bandiera”. Recentemente l’Amministrazione Comunale ha istituito nei vari centri associazioni per giovani ed anziani, fornendo nuovi locali e attrezzature adeguate a svolgere le loro iniziative. Grazie alla lodevole iniziativa del nuovo parroco “Don Augusto”, Bafia ha il suo oratorio, ben dotato dall’Amministrazione Comunale. Tra le specialità dolciarie locali, va ricordato “U biscottu castricianu” di cui ogni anno la Pro Loco “Artemisia” organizza una “sagra” per una sem­pre maggiore diffusione del prodotto. Inoltre nella zona montana di Bafia, ancora sopravvivono alcune azien­de pastorali che producono formaggio e ricotta molto apprezzati ed è anche molto prezioso “U risu niru”, una specialità locale di antiche tradizioni, preparato con una ricetta unica e diversa da quello fatto altrove.

La carta poetica ’94-Poesia per il Duemila ha avuto ampia diffusione su riviste italiane e straniere ed è stata inserita in diverse antologie di poesia contemporanea, riuscendo ad offrire vie nuove al poetare del XXI sec. Lo stesso Aliberti, ha dedicato alla sua terra il seguente poemetto, tra storia, bellezza e mito

Ora

nell’inviolata stagione degli abbagli

fioriti nella cavea area del Duomo

sotto la cupola azzurra della Torre

che ha scandito sul quadrante dei minuti

il fruscio delle ansie dentro i libri

le ferite dei giorni e del futuro,

ora

nelle dissonanze di sonore mutazioni

sento vibrare ancora le tue remote voci

in letargo dentro i pori di arenaria

risonanti di canti nelle vigne

di cacce felici e di primati

e rapidi profili e Pignatara

ridisegnano lepide nell’aria

eteree figure a cesellare

pignate di creta e bumbaleddi

con il moto affabulante delle dita

del demiurgo che soffia la vita

sulla biblica costola di Adamo,

chierici farisei e pubblicani

dalla Torre del Castello dai Sagrati

sfidano ancora il cielo d’amaranto

bucato dallo strazio ammutolito

degli ultimi titiri in congedo

dalle tue zolle di Andes desolate

nel secolo del potere dissennato

mentre io ascolto lieve

curvo a bere nelle acque del Longano

un segreto mormorio di pace

stregato dalle lusinghe della storia

sul vuoto del sole di armonie pure

e d’anima, mentre i gabbiani

incidono bianche geometrie

sulle spiagge di Eolo dorate

che fatuo ti incornicia nel suo azzurro,

una storia scandita sui perduti passi

di santi califfi artisti e cavalieri

che all’ombra del Maniero e della Croce

tra le fronde soavi dell’Acquaruggiata

e nei fervidi banchetti di cultura

sigillarono l’eroico e il sacro

di un popolo nobile e gentile

sul lungo corso del Rinascimento

quel trentuno dicembre del trentotto,

qui nella fuga del giorno

gli occhi lacerati

dall’eclisse di Marx e di Cristo

nel vacuo Maresecco di Occidente

che scintilla all’angolo della Cattedrale

ancora affido ai merli della Torre

il mio concerto impavido di sogni

il mio estremo palpito d’amore,

al Canapè Didone innamorata

sui fulvi guanciali d’arenaria

 tra sanguinanti ferite di carminio

e le auree schegge delle stelle

che incendiano l’abisso della sera

intreccia ancora ansie di ritorno

e impudica nei miei occhi disseccati

sul luccichio vermiglio delle labbra

sogna ebbre partenze

Ora dalle grotte di Margi

dove l’aquila reale

aspetta ancora il vero Federico

straripano le ombre della notte

sul corso Umberto Primo

i cari pellegrini sfilano ancora

sospesi nell’incanto dei tramonti

a consumare gli anni

alla ricerca delle riarse impronte,

i redentoristi accendono candele

silenti a immagini di marmo,

i lampioni luccicano

negli zampilli argentei

di Piazza delle Aquile

dove i pesci rossi impazziscono d’amore

nel breve spazio del verde lago,

gli oranti bisbigliano rosari

all’ombra senza volto delle chiese

ansiose custodi della pace,

Vespero infiamma l’occhio di Orione

che rosseggia sul presepe del Pelero,

all’Annunziata Argo inanellato

ai piedi dei cipressi sulla ghiaia

viaggia verso le spiagge di Atlantide

sulle impronte dell’amato Ulisse

e insegue nei rantoli del buio

che solca la notte dentro gli occhi

le orme di im’alba di barbagli

tra la soglia dell’Arco e Malasà

dove la brigata dei miei deliri

Quasimodo, Pugliatti, Saitta, Vann’Antò

dagli ipogei di Tindari sgusciata

alle idi di maggio

con altri immortali delle Muse

sui celesti declivi da Sammata

nel grembo dell’assenza e l’agonia

al vento di larici e di balze

rutilanti di lacrime e sospiri

onorava la “pecora sgozzata”

sulla brace di una Sicilia rossa e azzurra

rastremata in ghirlande di parole

sui nodi tavoli della trattoria

tra brucianti patiboli di storia

e artighate carezze di poesia,

dai Cappuccini un plotone di campane

ridesta nelle viscere ardenti

della collina incantata di Criztina

un coro di pianto e di preghiera

delle recluse che inseguono il martirio

nel segreto delirio della notte

 e accendono la mia solitudine

con la millenaria favola di Eie.

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Un’assise di Poeti a Castroreale (Messina)

ha Approvato una Significativa “Carta” di Intenti

Dal Sud una Proposta per la Poesia del Duemila

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 CONVEGNO NAZIONALE  DI  POESIA  PER IL DUEMILA- Gruppo poetico ’94.

A Castroreale, la perla dei Peloritani che sorge a circa 300 m. sul livello del mare e a 5 km lineari dalla spiaggia, ideato e condotto dal poeta Carmelo Aliberti, si è svolto il primo convegno nazionale sulla Poesia del secondo Novecento, al quale hanno partecipato lo stesso Aliberti, Emilio Argiroffi, Giuseppe Bova, Giuseppe Gasile, Francesco Fiumara, Aldo Gerbino, Angelo Manuali, Giovanni Occhipinti, Lucio Zinna, Tilde Rocco, Giuseppina Coppolino Barresi, cui si è unita la prof.ssa Mariella Sclafani, coautrice di una moderna grammatica italiana molto diffusa e apprezzata nelle scuole e che ha offerto un significativo contributo allo svolgimento dei lavori. L’idea di realizzare il sogno di una mobilitazione dei poeti, per invitarli ad una partecipazione più diretta e coinvolgente verso i gravi problemi della socie­tà contemporanea, era sbocciata in Carmelo Aliberti fin dai tempi in cui negli anni Cinquanta e Sessanta, ogni anno nel mese di maggio, compivano le loro escursioni nella città di Federico II Salvatore Quasimodo, Salvatore Pugliatti, Antonio Saitta, Nino Pino, Vann’Antò e altre illustri personalità della cultura, non solo per ammirare gli immensi beni culturali di Castroreale ma anche per assaggiare in una trattoria di contrada S. Croce il famoso “castratu castricianu”, allevato sulle sovrastanti catene montuo­se, dove Piano Margi, considerato il tetto dei Peloritani, li accoglieva nella frescura dei suoi”boschi e delle sue acque a ristorarli dopo una Iunga scala­ta a piedi.

Ora, con il concreto ed entusiastico sostegno dell’attuale Amministra­zione comunale, presieduta dal sindaco Tindaro De Pasquale, fortemente convinta che già i tempi sono maturi per far decollare lo sviluppo di Castroreale, con il peculiare sostegno di un ricco programma turistico-culturale, il sogno di Carmelo Aliberti, da trenta anni impegnato in prima fila nella trincea della cultura, si è avverato, grazie all’operosa collaborazione dell’intera Giunta comunale.

Convinto della necessità che la poesia deve essere utile alla società, in quest’epoca del più sfrenato consumismo, con i contenuti morali e le impli­cazioni riflesse che le sono peculiari, Aliberti ha invitato nella sua terra i suddetti poeti, provenienti da diverse regioni italiane che, pur dotati di in­dividuali connotazioni tematiche e linguistiche, si sono espressamente con­frontati in un incontro ricco di analisi di idee e di proposte. Essi dopo aver fatto il punto sull’attuale situazione della poesia, individuandone le più recenti tendenze, spesso tese a forme non controllate della parola o all’eva­sione nel personale orticello surreale, o, peggio ancora, verso forme di autoirrisione spinte fino a mete di parossismo erotico, altamente alienante e diseducativo, i poeti “tra Scilla e Cariddi” hanno convenuto sulla necessità di elaborare un nuovo documento , la cosiddetta “Carta Poetica ’94”- Poesa per il 2000″, con cui poter fotografare direttamente,con le armi della poesia, tutti i drammatici problemi  della società contemporanea,chiamando ad un impegno più concreto e meno  estraniante  i poeti di tutta la terra ,affinchè offrano,  con seria e responsaile consapevolezza,il contributo per il recupero e il consolidamento degli eterni valori della poesia,con l’obiettivo di sradicare dal cuore dell’uomo e della società,il seme dell’odio,della barbarie e del Male assoluto.  Dopo Io stimolante incontro nella Chiesa del Salvatore, rara perla di Bene Culturale, con gli studenti e i docenti dell’Istituto Magistrale XXIV Maggio 1915,  “I  poeti “Tra Scilla e Cariddi” hanno convenuto sulla necessità di stilare un documento per rimarcare l’attenzione sull’importanza della poesia nell’innalzamento spirituale dell’uomo e per stimolare I gestori del potere a  sostenere con leggi appropriate a realizzare concretamente il Bene Collettivo ,materiale e culturale. Dopo lo stimolante incontro avvenuto nella mattinata, il pomeriggio i poeti hanno svolto le relazioni e i relativi dibattiti nella stessa sede, allietati da un concerto di Otello Profazio, venu­to a Castroreale per dare lustro e battesimo alla nuova “Carta Poetica” con un concerto dei migliori canti popolari del suo repertorio. Il secondo giorno i poeti, si sono riuniti nel Museo Civico e, con il contributo di tutti, dopo ampio dibattito, hanno elaborato il nuovo documento poetico, stilato dalla penna di Giuseppe Bova, con il contributo ideale dei convegnisti, particolarmente del poeta e scrittore Emilio Argiroffi, originario di Mandanici, medico a Bova e senatore a Roma. Alla presenza dell’intera Amministrazione Comunale e di note personalità della cultura, i poeti hanno presentato ufficialmente la “Carta Poetica ’94”, ringraziando il Comune che ha dato il patrocinio ad una così lodevole, preziosa e rara iniziativa.  Carmelo Aliberti ha manifestato la sua gioia, non solo per la nascita di un movimento poetico fortemente impegnato nei contenuti e nella rivitalizzazione della parola ora finalmente mobilitata a diventare, secondo quanto siglato nella “carta”, strumento di trasmissione di “significati”, nell’involucro dei più comunicativi “significanti”, ma anche perché la sua terra, Castroreale, impone così il proprio nome ad un pubblico più vasto, con un progetto poetico di respiro universale.Infine ha preso la parola il  sindaco  che, dopo gli elogi di prammatica e i ringraziamenti verso i convegnisti, ha dichiarato la propria convinta disponibihtà nei confronti di tali iniziative, consapevole del fatto che solo la poesia e la cultura in genere, accanto a tutte le altre iniziative   può garantire lo sviluppo di una società più giusta, più umana e più spiritualmente elevata. E’ seguita, quindi, molto apprezzata la lettura della “Carta Poetica ’94 Poesia per il Duemila”, qui riportata integralmente:

“I processi di secolarizzazione del nostro tempo hanno provocato un im­poverimento di tradizionali valori di solidarietà, di tolleranza, di rispetto della natura e del rapporto di equilibrio esistente tra l’uomo e la materia terrena e cosmica che lo circondano”.La consapevolezza di tali fatti sollecita tutti i soggetti creativi, e particolarmente i poeti, ad intensificare il loro impegno e la loro partecipazioneper il superamento dei fattori d’ingiustizia e prevaricazione presenti nel mondo  contemporaneo”.”In particolare, coscienti dell’alto valore della parola, i poeti sentono di dover: a) farsi carico delle responsabilità inerenti al rapporto tra l’uomo e la storia del suo tempo;b)  promuovere la riscoperta dello strumento dell’educazione al dubbio e il recupero della ragione nella soluzione dei conflitti interpersonali, sociali, razziali e politici tra gli stati;c) costituire una concreta barriera reattiva verso il banale e la stupidità, oggi imperanti quando non addirittura sponsorizzati; d)  rappresentare la coscienza critica dell’uomo e delle società; e)  promuovere un’intensa azione diffusiva di tali attività contro la falsa informazione, i metodi, le mercificazioni e le lusinghe dell’industria culturale”.Condannano al riguardo: 1) la mancanza di indignazione e d’intervento verso tutte le forme di genocidio e di violenza che si registrano nelle diverse aree geografiche del pianeta; 2) i ritardi nella lotta contro ogni manifestazione di violenza mafiosa; 3) le disattenzioni verso l’abuso, o peggio la distruzione delle risorse naturali del pianeta con i tanti danni all’equilibrio ecologico che pregiudicano la vita stessa dell’uomo; 4) il mancato superamento di ogni forma di dualismo, individualismo e municipalismo che alimentano conflitti e divisioni rispetto alla generale esigenza di comunione”. “Affermano l’assoluta esigenza di promuovere la cultura dell’unità nel rispetto della specificità che ha fatto la storia della Magna Grecia e, perché siano ridotti gli spazi della crisi delle coscienze, sollecitano il recupero dei valori della famiglia e della scuola come contenitori di nuova educazione etica e morale”.”E poiché ogni tempo resta sempre il tempo dell’uomo, i poeti intendono lottare perché nessuno accetti questo come il tempo dell’assenza, dell’odio e della disumanità”.A conclusione dei lavori, il sindaco, a nome dell’Amministrazione comu­nale, ha consegnato ai convegnisti una targa ricordo e, successivamente, nell’aula consiliare, si sono scambiati un commosso saluto, che ha siglato, tra l’altro, la piena soddisfazione di tutti, per l’elevato esito della manifestazione, destinata a rimanere incisa nell’albo d’oro in un’ideale storia culturale del Comune di Castroreale.

 

 

 

Informazioni su Carmelo Aliberti

Carmelo Aliberti è nato nel 1943 a Bafia di Castroreale (Messina), dove risiede, dopo la breve parentesi del soggiorno a Trieste, e insegna Lettere nel Liceo delle Scienze Sociali di Castroreale. È cultore di letteratura italiana presso l’Università di Messina, nominato benemerito della scuola, della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica. Vincitore di numerosi premi, ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Una spirale d’amore (1967); Una topografia (1968); Il giusto senso (1970); C’è una terra (1972); Teorema di poesia (1974);Tre antologie critiche di poesia contemporanea( 1974-1976). POETI A GRADARA(I..II), I POETI DEL PICENUM. Il limbo la vertigine (1980); Caro dolce poeta (1981, poemetto); Poesie d’amore (1984); Marchesana cara (1985); Aiamotomea (versione inglese del prof. Ennio Rao, Università North Carolina, U.S.A., 1986); Nei luoghi del tempo (1987); Elena suavis filia (1988); Caro dolce poeta (1991); Vincenzo Consolo, poeta della storia (1992); Le tue soavi sillabe (1999); Il pianto del poeta (con versione inglese di Ennio Rao, 2002). ITACA-ITAKA, tradotta in nove lingue. LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA vol.I,p.753, Pellegrini ,Cosenza 2008; L'ALTRA LETTERATURA SICILIANA CONTEMPORANEA( Ed.Scolasiche -Superiori e Univesità-) Inoltre, di critica letteraria: Come leggere Fontamara, di Ignazio Silone (1977-1989); Come leggere la Famiglia Ceravolo di Melo Freni (1988); Guida alla letteratura di Lucio Mastronardi (1986); Ignazio Silone (1990); Poeti dello Stretto (1991); Michele Prisco (1993); La narrativa di Michele Prisco (1994); Poeti a Castroreale - Poesie per il 2000 (1995); U Pasturatu (1995); Sul sentiero con Bartolo Cattafi (2000); Fulvio Tomizza e La frontiera dell’anima (2001); La narrativa di Carlo Sgorlon (2003). Testi, traduzioni e interviste a poeti, scrittori e critici contemporanei; Antologia di poeti siciliani (vol. 1º nel 2003 e vol. 2º nel 2004); La questione meridionale in letteratura. Dei saggi su: LA POESIA DI BARTOLO CATTAFI e LA NARRATIVA DI FULVIO TOMIZZA E LA FRONTIERA DELL'ANIMA soono recentemente uscite le nuove edizioni ampliate e approfondite,per cui si rimanda ai relativi articoli riportati in questa sede. E' presente in numerose antologie scolastiche e sue opere poetiche in francese, inglese, spagnolo, rumeno,greco, portoghese, in USA, in CANADA, in finlandese e in croato e in ungherese. Tra i Premi, Il Rhegium Julii-UNA VITA PER LA CULTURA, PREMIO INTERN. Per la Saggistica-IL CONVIVIO 2006. Per LA NARRATIVA DI CARLO SGORLON. PREMIO "LA PENNA D'ORO" del Rotary Club-Barcellona. Sulla sua opera sono state scritte 6 monografie, una tesi di laurea e sono stati organizzati 9 Convegni sulla sua poesia in Italia e all'estero.

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