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Domenico Calcaterra su Alfieri costituzionalista (tra politica, teatro e letteratura) di Giuseppe Rando

alfieri costituzionalista drandoAlfieri costituzionalista (tra politica, teatro e letteratura)

di Giuseppe Rando

 

 

Nel grigio panorama della critica letteraria siciliana, la personalità di Giuseppe Rando spicca non solo per gli aggiornatissimi orientamenti critici e per la ricchezza degli studi su autori maggiori e minori della letteratura italiana, ma soprattutto per i monumentali saggi alfieriani, che lo consegnano alla storia come lo studioso che ha dimostrato, per primo, la presenza netta e inequivocabile del Costituzionalismo nei trattati politici, nelle opere letterarie e nelle opere teatrali dell’Astigiano, contro le tesi accreditate dello «sradicamento», dell’«antipolitica» e dell’«anarchia», imperanti nel secolo scorso. I saggi alfieriani di Rando pubblicati, nel corso di un trentennio, in un agile volumetto romano, su riviste accreditate e in prestigiosi Atti di Convegni, hanno trovato una prima, congrua sistemazione critica nel volume Alfieri europeo: le «sacrosante» leggi, uscito da Rubbettino nel 2007. Vi campeggiano, accanto agli studi sui trattati politici, puntuali analisi tematiche, strutturali e stilistiche delle Commedie, delle «Tragedie di libertà», dell’Etruria vendicata, dell’America libera, di Saul e di Mirra.

Nel recentissimo Alfieri costituzionalista, Rando ribadisce, da altri punti di vista, la sua “scoperta” (oramai condivisa da tutti: basti pensare agli espliciti consensi di Di Benedetto e di Ronchini), individuando però un forte nesso tra la svolta «sospensiva» – a partire da Timoleone – della drammaturgia alfieriana e la contestuale adesione dell’Astigiano ai principi del Costituzionalismo europeo. Lo studioso non si stanca di sottolineare che, esauritasi negli anni Settanta del Settecento la carica propulsiva dell’Illuminismo e del connesso Dispotismo illuminato, il Costituzionalismo veniva codificato, in Francia, dagli intellettuali (Mably, Mounier, Livingstone, l’ultimo Diderot) che si ponevano «a sinistra di Montesquieu»: delle loro tesi Rando individua veri e propri calchi nel trattato Della Tirannide, scritto da un intellettuale costituzionalista, progressista, postilluminista, per dimostrare che il Dispotismo illuminato è, appunto, tirannide (ancorché i moderni cittadini europei se lo vanno godendo «sotto altro nome»), perché non comporta una netta divisione dei poteri, perché il cosiddetto «principe buono» – che partecipa di tutti e tre i poteri – non è «minore» delle leggi, perché le magistrature non sono temporanee ed elettive.

Rando ritorna anche sul Panegirico di Plinio a Trajano, ribadendo che questo  trattato, lungi dal configurarsi come un’opera retorica di nessun conto (secondo l’opinione comune della critica d’antan), costituisce una splendida metafora del pensiero politico alfieriano (nei modi tipici della trattatistica europea del Settecento): la proposta che Plinio fa a Trajano è la stessa che l’ultimo Diderot rivolgeva a Caterina II di Russia (se vuoi davvero essere considerato optimus princeps rinuncia al potere assoluto, e concedi la Costituzione). E va detto che Rando aveva segnalato, per primo, la presumibile fonte diderottiana del Panegirico.

La lettura che lo studioso propone infine delle Commedie di Alfieri è davvero innovativa: dopo la delusione storica causata dal Terrore, Alfieri non si ripiega su stesso, sconfitto, deluso, amareggiato (come parve a Fubini), né tampoco si converte alla religione materialistica dei giacobini (come sembrò a Placella), ma riafferma, nell’Antidoto, la sua fiducia nella monarchia costituzionale di tipo inglese e ratifica, nel personaggio incompiuto di Omero, nella Finestrina, il valore del pensiero laico, possibilista, moderato, moderno, alternativo alla religione dei padri (Minosse) e all’impostura rivoluzionaria (Eaco).

E però l’Alfieri di Rando si configura viepiù nettamente, in Alfieri costituzionalista, come il padre del Costituzionalismo in Italia e come l’inventore della tragedia moderna, fondata sulla «perplessità del cuore umano»: dopo Saul, il mio nemico non è l’altro; il mio nemico sono io, o meglio la parte buia di me che lotta contro la parte luminosa di me. Sono, queste, le due, clamorose conquiste oggettive che l’Astigiano trasmette alla letteratura moderna e contemporanea. Grandioso.

 

 

Domenico Calcaterra

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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