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TURIDDU CODDULONGU di CARMELO ALIBERTI -Nel dopoguerra a BAFIA-

 

TURIDDU  CODDULONGU

di  CARMELO  ALIBERTI

( Nel dopoguerra a BAFIA)

compare

 

E COME CANCELLARE CON UN COLPO DI SPUGNA

TURI CODDULONGU, SBANDATO DI GUERRA,

CON IL BOATO DELLE ARMI DENTRO IL CUORE,

GLI OCCHI ACCECATI DALLE BOMBE,

LA MENTE INCAPACE DI CAPIRE

CHE ERA UN CIMITERO DI STRAGI E DI DOLORE

IL MONDO INTORNO A CUI RUOTAVA

APPESO NEL VUOTO AD UN AEREO NEMICO

CON LA CORDA D’ACCIAIO ATTORNO AL COLLO.

TURI TRA URLA INFUOCATE DI TORMENTO,

TURBINAVA CON GIRANDOLE DEL CORPO

IN SINTONIA CON IL BOATO DEI MOTORI

SFERZATI DA TURBINE RAPINOSE.

QUANDO I CITTADINI ALLIBITI LO VIDERO

PENZOLARE, COME UN TROFEO DI GUERRA

E OSCILLARE VELOCE, COME IL FUSO DELLA NONNA,

ATTORNO AL TRISTE CAMPANILE DELLA PIEVE,

TEMETTERO PER “IL FU UOMO” IN AGONIA

PER IL SANGUE CHE GLI FIOTTAVA DALLE LABBRA

PER IL FIATO INCEPPATO NELLA GOLA

E IL CORPO NUDO DI STRACCI LACERATI

RAPINATI INVISIBILI DAL VENTO.

L’AEREO DI GUERRA DEI TEDESCHI

CON VOLO AVVOLTOLATO SI ERA SCHIANTATO

CON L’ALA NEI PINNACOLI DEL CAMPANILE.

CESSARONO TRA LE LAMIERE GLI SGHIGNAZZI

DELLA SOLDATAGLIA UBRIACA CHE SCONFITTA

VAGAVA SENZA META IN MEZZO AL CIELO,

CON DELIRANTI GRUGNITI DI VITTORIA

QUANDO LE SQUADRE AEREE ALLEATE

CHE CON ABILE STRATEGIA DI VOLO

LI AVEVANO SOSPINTI FUORI ROTTA.

IN PAESE LA DISPERAZIONE SI TRAMUTO’

IN URLA D’ALLEGRIA, MENTRE L’AEREO NEMICO

VENIVA SPAPPOLATO IN SCHEDDE VOLANTI DI LAMIERE.

E IL SAGRATO SEMBRAVA DECORATO

DA MOLTEPLICI VASCHETTE DI CARNE

IN CUI IL SANGUE TINGEVA DI ROSSO ANCHE L’ALBA.

 

NESSUNO SI ACCORSE CHE TURIDDU

ERA SCOMPARSO DALLA VISTA DEGLI ASTANTI

CHE ERANO ACCORSI CON L’ANSIA DI SALVARLO.

 LO TROVARONO ACCUCCIATO SOTTO IL MARMO

DEL BATTESIMALE, CON LE MANI ATTORCIGLIATE

ALLA COLONNA CHE SOSTENEVA IL LAVABO

CON L’ACQUA BENEDETTA PER I NEONATI

CHE URLAVANO SOTTO LA DOCCIA FREDDA E BENEDETTA.

E, DOPO IL PIANTO SCONSOLATO,

APRIVANO GLI OCCHI E LE LABBRA ILLUMINATE

DALLA TRASPARENZA DEL SOLE VARIOPINTO

CHE SAETTAVA DAI RONDONI ARCOBALENO

E LI GUIDAVA OLTRE L’ULTIMA SPERANZA.

 

 

COME SPARI’ TURIDDU NON SI SEPPE.

MOLTO TEMPO TRASCORSE E LUI,NEL DOPO GUERRA

CHE ANCORA APPENDEVA STRISCIE NERE

SERRATE SULLE PORTE DI DOLORE

DA UN POPOLO CHE AVEVA SACRO IL LUTTO,

RIAPPARVE COME UN FANTASMA UNA MATTINA

SILENZIOSO SENZA MOTIVO TRASPARENTE,

RICOPERTO DI LUNGA BARBA BIANCA,

CHE ARGENTEA RISPLENDEVA FINO AGLI OCCHI

CHE APPENA BARBAGLIAVANO DI VITA.

 

ERA COPERTO DI CENCI TURIDDU BILLICCU

E DOVE PASSAVA SEMINAVA SORRISI

A TUTTI ABBACINATI DAL SUO RIAFFIORARE

DAL REGNO DEI DEFUNTI. GLI OFFRIRONO

FICHI SECCHI E PANE, PER PLACARE

UNA SETE DI FAME, SENZA TEMPO.

TURIDDU CODDULONGU, CREATURA DI DIO,

PREDILETTA COME GLI ULTIMI DEL MONDO,

AVEVA UN CUORE MOLTO GENEROSO

E SAREBBE MORTO PER I SUOI SALVATORI.

DIVENTATO AMICO DI TUTTI NEL PAESE,

FU ANCHE AMATO PER LA SUA UMILTA’.

ERA DISPOSTO AD OGNI SACRIFICIO

PER L’ AFFETTUOSA ACCOGLIENZA RICEVUTA..

L’ACQUA NON C’ERA NELLE CASE

SQUARCIATE DAI BOMBARDAMENTI,

I BIMBI PIANGEVANO A DIROTTO, SOLI IN CASA

LA MADRE USCITA PER LE URGENZE QUOTIDIANE,

PER ANDARE IN BOTTEGA A CHIEDERE “A CRIDENZA”

‘MMINUZZAGGHI”, U SEMULINU, U RISU E U PANI

U PITROLIU PER LU LUMI E A CANIGGHIA

PA CRAPA, I CUNIGGHI E I JADDINI

UN PIZZICU DI SALI E DI SANSA

CHI CUSTAVA POCU PA ‘SALATA

DI PATATI E PUMADORU.

 

TURIDDU, 60 ANNI,

RIDOTTO AD UNO SCHELETRO DI VITA,

VOLLE ESSERE LUI IL SERVITORE DOCILE

DI TUTTE LE FAMIGLIE BISOGNOSE

DI LAVORI PESANTI E DI SERVIZI.

COSI’ SI ATTREZZO’ DEI MEZZI NECESARI

PER PORTARE BROCCHE D’ACQUA IN CASA

RIEMPITA AD UN’ANTICA FONTANELLA

SACRA PER LA CURA DI CERTE MALATTIE.

 

TURIDDU S’IMPEGNAVA TUTTO IL GIORNO

CORRENDO PER FONTANE E PER BOTTEGHE,

TUTTI LO INVITAVANO A PRANZO IN CASA.

LUI TIMIDO RIFIUTAVA E CHIEDEVA

SOLO UN’ UGNA E PANI DUE NOCI E UN POMODORO

 CHE ANDAVA A MANGIARE ALLA FONTANA.

 CORREVA SEMPRE DOVE C’ERA PERICOLO

PER LA COMUNITA’

E RIUSCIVA A SPARGERE SERENITA’

NEI CUORI O NELLE FAMIGLIE AFFRANTE

DAL PERICOLO INCOMBENTE. ORMAI ERA DIVENTATO

LA MASCOTTE, IL TOTEM, I L SANTO DEL PAESE,

CHE SI PRODIGAVA FINO ALLO SFINIMENTO

PER POTER GRATIFICARE CHI LO AVEVA ACCOLTO

COME UN SIMBOLO DI POVERTA’, MORTE E AMORE.

PERCIO’, ESCOGITO’ DI OFFRIRE UN SALUTARE GODIMENTO

OFFRENDOSI PER UNO SPETTACOLO RISCHIOSO, ESILARANTE.

NEL CASTAGNETO DU QUADARUNI SI PROCURO’

RAMI RIVESTITI DI FOGLIE, CHIESE AL PRETE,

AL SALONE, AL CIABATTINO, AL BOTTEGAIO,

AL MACELLAIO, DI ANNUNCIARE A TUTTO IL PAESE

 LO STRAORDINARIO SPETTACOLO CHE TURIDDU

VOLEVA OFFRIRE AL SUO POPOLO ADORATO.

DI NASCOSTO, SI AGGHINDO’ IL CAPO CON CONORE

DI FOGLIE DI CASTAGNO, COME PURE IL CORPO E LA GAMBE,

FINO A COPRIRSI I BABUZZI CON FOGLIAME,

PROTESO COME UNGHIE. SI COLLOCO’ COME

UNA STATUA AL MURO DELLA CHIESA

CON LUI BOMBARDATA. ANNI PRIMA..

QUANDO TUTTI ERANO PRESENTI E ANSIOSI,

TURIDDU GRIDO’: “FORZA AVANTI,

IMPUGNATE I TRINCETTI, I COLTELLI DI OGNI MISURA,

ANCHE LE SPADE, SE VOLETE, ANCHE LE ACCETTE

E LANCIATELI CON PRECISIONE SUL MIO CORPO”

“E’ UN BEL GIOCO, VI DIVERTIRETE

PERCHE’ IO SCHIVERO’ I VOSTRI DARDI”.

IL PUBBLICO TRABOCCANTE SUL SAGRATO

RIMASE CONGELATO. IL SILENZIO BLOCCO’ TUTTE LE GOLE,

PARALIZZO’ LE MANI, MA TURIDDU LI STIMOLO’

A CONTINUARE CON CALOROSE FRASI,

ASSICURANDO CHE NULLA DI GRAVE SAREBBE SUCCESSO,

PERCHE’ LUI AVREBBE ANNIENTATO OGNI SAETTA

E SAREBBE USCITO INDENNE DALL’AGONE.

RASSICURATI GLI ARCIERI SCAGLIARONO I LORO DARDI,

TRA LE RISATE SEMPRE PIU’ AMARE DI TURIDDU,

CHE, SQUARCIATO DI FERITE SOTTO LE FOGLIE

DEL SUO VESTITO, CADDE COME UN PERO, DISTESO

SULLO SCALINO DEL SAGRATO, RINGRAZIANDO LA FOLLA

CON IL LIEVE MOVIMENTO DELLA MANO,

E BISBIGLIANDO: “FRATELLI, CARI FRATELLI

VI SONO GRATO PER AVERMI FATTO VIVERE

E MORIRE CON IL MIO DIO. SIATE SERENI,

CHE IL PADRE DI TUTTI NON VI ABBANDONA”.

LA GENTE, SCONVOLTA, PREGO’ PER TURIDDU,

E, GRAVATA DA PENSIERI DOLOROSI

SI DISSOLSE NEI GORGHI DEI CONSUETI VICOLI

VERSO CASA, TROVATA PER ISTINTO,

GLI OCCHI ACCECATI DALLE LACRIME. UN DRONE

ILLUMINO’ IL PIANETA E UNA TORCIA UMANA

IN UN ATTIMO SI SCIOLSE IN UN PUNTO ANONIMO DEL CIELO

DOVE UNA STELLA LAMPEGGIO’ BRUCIATA.

 

 

Carmelo Aliberti

 

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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