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Vita Nuova – Carlo Sgorlon di Carmelo Aliberti a cura di Alessandra Scarino

22 27 gennaio 2017 Cultura e Spettacoli Vita Nuova

Il mondo letterario di Carlo Sgorlon nell’ultimo saggio di Carmelo Aliberti

Restituire al mondo l’incanto perduto del mito,

della poesia e della bellezza spirituale

articolo-sgorlon

La voce dello scrittore friulano Carlo Sgorlon (Cassacco, 26 luglio 1930 – Udine, 25  dicembre 2009) ha risuonato e continua a risuonare, nel concerto generale di voci letterarie tra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, con un accento e una tonalità del tutto solitari, originali e luminosi. Tanto abbiamo ancora da imparare da questo profondo e consapevole uomo di lettere e di penna che ha avuto l’ardore e il coraggio di  levare, in tempi di buio e di desolazione, un canto fermo, e insieme modulato con  inesauribile fantasia, di celebrazione della sacralità e della bellezza sia fisica sia spirituale della vita. Lo scrittore, critico letterario, saggista e poeta Carmelo Aliberti ha dedicato allo scrittore friulano il saggio “Carlo Sgorlon cantore delle minoranze emarginate e la ricerca scientifica di Dio. Tra Storia, Scienza, Mito e Razionalità” (Edizioni Terzo Millennio – 2017 – pp. 240 – euro 12,00). L’autore, con tocco preciso e vasto respiro intellettuale, mette a  punto una perlustrazione sempre ben argomentata della vita, del pensiero, delle opere e delle principali fonti di ispirazione di Sgorlon. Nella duttilità delle sue analisi l’autore rivela in ogni pagina la mano sapiente, dotta e sensibilissima del poeta che si mette in ascolto di un altro poeta. In questo modo Aliberti evita le secche di tanta critica specialistica ben provvista di un completo arsenale di strumenti e tecniche esegetiche, ma spesso anche povera di quella umanità e di quella penetrazione intuitiva degli eventi che solo un artista sa ben discernere. Una grande sinfonia Attraverso alcune interviste  riportate all’inizio del saggio, Aliberti evoca subito la speciale atmosfera che ha sempre gravitato sulla vita e l’opera di Sgorlon: un’aura rarefatta e magica, abbeverata alla sorgente dei miti e degli archetipi ancestrali che racchiudono e insieme dischiudono il patrimonio spirituale dell’uomo universale. Il critico sa destreggiarsi con agilità e acume nella galassia complessa e ribollente della scrittura di Sgorlon, via via esplorata, districata e sublimata in figure ed eventi simbolici che, in tempi sordi all’invisibile, riportano sulla scena del mondo quella fame di senso, di vita autentica e profonda e di sfavillante spiritualità che in letteratura sembra sempre più esile e mal tollerata, come un ospite un tempo sacro ma ora del tutto spodestato e negletto. In questo senso Aliberti si muove nell’universo di Sgorlon mostrando una sensibilità musicale che isola nella marea rutilante e polifonica dei romanzi le singole melodie che si rincorrono e si intrecciano nella maestosa sinfonia delle tante storie narrate. Il risultato è un saggio che assomiglia anche  ad uno spartito musicale che traspone le forme del racconto, dagli accadimenti ai  personaggi,  in composizioni sonore impastate di eternità e poesia. Un nuovo mondo Ma qual è la nota veramente distintiva della scrittura di Sgorlon?  L’ultimo trentennio del ‘900, nell’ambito della letteratura, è stato dominato da sopravvivenze variamente declinate del neorealismo, da sperimentalismi cerebrali che con una scrittura chirurgica e fredda da esperimento di laboratorio hanno sminuzzato e ridotto al nulla ogni cosa, e da quell’ondata di produzione di massa, che dialoga esclusivamente con il mercato — ed è, quest’ultima, la maniera oggi dominante. Dopo l’eclissi della grande cultura umanistica si è andata affermando l’egemonia di una pseudo cultura scientifica e tecnologica che, con i suoi miti della razionalità, dell’indefinito progresso e della misurabilità di ogni cosa, ha disincantato e prosciugato il mondo, negandone ogni ulteriore senso spirituale. Sgorlon lungo l’intero arco della sua vita ha cercato, con uno spiegamento possente e multiforme di fantasia e di potenza inventiva, di restituire all’uomo e alla sua esistenza l’aura perduta, la sacralità negata e il gioco di forze invisibili e divine che si cela e si rivela nel teatro del mondo. Inoltre, forte della sua infanzia trascorsa in campagna con i nonni, a contatto con la natura, con i rituali arcaici e la religiosità ancora vivida e radicata del mondo contadino, Sgorlon ha sempre guardato con sfavore alle tragiche conseguenze dell’industrializzazione selvaggia e dello sviluppo incontrollato della tecnica. La nostalgia del buon pane di casa, gustato sotto un albero nel sole della primavera o accanto a una fresca polla d’acqua nel silenzio del meriggio, ha reso insipido il sofisticato cibo delle città opulente tra cui lo scrittore ha viaggiato e vissuto, con periodici ritorni al grembo intatto della sua infanzia. Un’evoluzione sapienziale Dopo le prime prove narrative di “Il vento nel vigneto” (1973), romanzo intriso di memorie infantili e striato di inquietudini esistenziali, di “La poltrona” (1968) e “La notte del ragno mannaro” (1970), opere ancora acerbe segnate da sussulti decadenti e kafkiani e dalla ricerca della propria autentica fonte di ispirazione, poco a poco Sgorlon intravede e mette progressivamente a fuoco il suo universo letterario, con una lunga serie di romanzi accuratamente esplorati e interpretati da Aliberti nel suo saggio. Nasce così quella patria dei miti e degli archetipi, scacciati dal mondo moderno e restituiti alla loro terra di origine, luogo utopico e insieme concreto, storico e realistico in cui ogni fabula e ogni personaggio hanno sempre un significato ulteriore che apre lo sguardo all’Oltre, al Dopo, alle cose ultime che con la loro luce non umana penetrano la fragile argilla dell’uomo per animarla, rapirla e trasfigurarla. Tra storia, mito, sogno, favola, poesia e immaginazione, con il ciclico e persistente ritorno dalla nebbia del tempo dell’indimenticata infanzia, la produzione di Sgorlon si dipana, dagli anni ‘70 fino al primo decennio del nuovo millennio, con costante e immutata ricchezza di colori e tonalità: da “La luna color ametista” (1972) e “Il trono di legno” (1973), a “Gli dei torneranno” (1977) e “L’armata dei fiumi perduti” (1985), da “La fontana di Lorena” (1990) e “Marco d’Europa” (1993), a “La malga di Sir” e “Il velo di Maya”, fino all’ultimo “Il circolo Swedenborg” pubblicato postumo nel 2010. Un’età dell’oro da ritrovare Anche quando parla di eventi storici legati al Friuli, come in “L’armata dei fiumi perduti” e “La malga di Sir”, le due opere cardinali nell’edificazione dell’epopea delle sue terre, Sgorlon non perde l’incanto del suo sguardo che in ogni cosa sa vedere l’aura spirituale. Ad un mondo ingrigito, prigioniero di metropoli assordanti e caliginose, lo scrittore contrappone la terra vergine di un’umanità libera e misteriosa, con personaggi dal fascino perturbante: artisti girovaghi, alchimisti, appassionati di studi esoterici, funamboli e teatranti, santi innamorati dell’avventura, maghi e sognatori, tutti accomunati dal medesimo slancio verso un luogo e un tempo mitici, dove tutto è pace e bellezza. Le donne hanno un ruolo privilegiato nei romanzi: emblemi di tenerezza, amore materno, comprensione e preveggenza, esse sono portatrici di un sapere antico e arcano che le rende misteriose e sommamente desiderabili, come fatate presenze capaci di guarire ogni ferita del corpo e dell’anima. Anche le storie di questi personaggi sono intrecciate in modo imprevedibile e favoloso, come in un grande poema epico della modernità che canti la nostalgia dell’uomo che non si rassegna a vivere in un tempo e in uno spazio senza più poesia. Carmelo Aliberti nel suo saggio riesce a tenere insieme tutti i fili di questo arazzo vasto e meraviglioso, intuendo i giusti accostamenti tra i colori e la resa fedele delle innumerevoli sfumature. Così la frastagliata e immensa galassia di immagini, miti, archetipi e intuizioni fisiche e metafisiche di Sgorlon, capitolo dopo capitolo, viene orchestrata e ordinata in un cosmo trapunto di stelle e di eternità, testimone di luce e spirituale bellezza in tempi di buio e povertà.

Alessandra Scarino

 

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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