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Alla scoperta di Rodì e di Milici -di Daniele Fazio

 

Alla scoperta di Rodì e di Milici

itinerari culturali per i bambini e i ragazzi del centro collinare

I bambini ed i ragazzi di Rodì Milici hanno vissuto un intenso mese di attività estive alla scoperta delle bellezze naturali, storiche ed archeologiche del centro collinare, e di alcuni paesi del comprensorio, grazie agli eventi definiti “campeggi”, organizzati dalla Parrocchia Santa Maria Immacolata e Santi Bartolomeo e Giovanni Battista. Il percorso storico-archeologico ed artistico relativo a Rodì Milici si è condensato in tre ricche giornate dedicate rispettivamente ai due centri. I tre itinerari hanno avuto – invitato dal parroco Padre Giuseppe Zanghì – un accompagnatore d’eccezione, l’Ingegnere Andrea Zanghì, grande conoscitore delle radici archeologiche, storiche ed artistiche di Rodì e Milici.

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Il primo itinerario, relativo alle antiche vestigia rodiesi, ha portato di buon mattino i ragazzi del centro collinare alla scoperta del monte Grassorella, sito importante per le testimonianze preistoriche e protostoriche del centro collinare. Si tratta principalmente di tombe a grotticella artificiale di tipo a forno, dell’età del bronzo (XVIII – XV sec. a. C.) che caratterizzano la cultura di Rodì – Tindari – Vallelunga, e di età protostorica a pianta rettangolare (IX – VIII a.C.). Ha ricordato l’esperto che in queste, durante i lavori di scavo, sono state rinvenute fibule, pissidi, scodelle, uno spillone cruciforme in bronzo e molti altri reperti, custoditi ora nel Museo di Lipari. Ad una prima sosta l’Ingegnere Zanghì ha reso edotti i presenti circa l’importanza del luogo e dei resti, fornendo anche del materiale documentario e fotografico circa i suddetti resti – soprattutto per quanto riguarda le anfore – che sono stati rinvenuti all’interno di queste costruzioni funerarie.

Arrivando in cima al monte Grassorella e spostandosi verso ovest, oltre a dominare con lo sguardo l’abitato di Rodì, i ragazzi hanno visitato i resti dell’Antica Fattoria ellenistica. Ci si trova qui in un periodo storico successivo alla prima stratificazione di resti presenti sul monte. La testimonianza del periodo greco consta – come spiegato dallo storico – nei resti di una fattoria databile in un arco di tempo che va dalla fine del IV secolo a.C. all’inizio del I secolo a.C., ovvero a cavallo tra il periodo ellenistico e quello romano. Sono stati indicati, oltre ai muri perimetrali, una grossa macina ed una cisterna. Sono venute alla luce, anche nei dintorni, delle tombe di età ellenistica, in cui, oltre al corredo funerario, sono state trovate monete risalenti alla metà del III secolo avanti Cristo. Ridiscendendo si è effettuata una sosta nei pressi della tomba più grande presente sul monte Grassorella, testimonianza questa proprio della Cultura di Rodì-Tindari-Vallelunga che venne riutilizzata verso la fine della età del bronzo. Ha rilevato altresì lo storico che, in un’altra zona del territorio di Rodì Milici, nella necropoli di Mustaco si trovano ulteriori resti di tomb e nella cittadella di Pizzo Ciappa, resti di una cinta muraria. Il loro stile rivela commistioni tra le fatture proprie degli indigeni presenti sul territorio e il nuovo influsso greco, successivo alle prime colonizzazioni elleniche dell’Isola. Queste popolazioni non sono più d’impronta capannicola, ma capaci di costruire al modo dei greci.  

Mentre la storia scorreva nella narrazione di Andrea Zanghì dalla preistoria si giungeva alla prima epoca cristiana, pervenendo su un promontorio alquanto suggestivo del paese, ove sorge la chiesa di San Filippo d’Agira, mentre l’antica Chiesa del Santo sorgeva più in basso in contrada Palmara, dove vi era anche il sito dell’antico centro abitato. La piccola Chiesa ci riporta alla vicenda del santo esorcista siriano che inviato in Sicilia, dopo l’ordinazione sacerdotale per le mani del Papa, ebbe il compito di scacciare i demoni. Tante sono le testimonianze nella Sicilia centro-orientale del culto al santo siriano che si stabili poi proprio ad Agira. Tra queste, emerge anche questa piccola chiesa in cui è custodita una statua del santo benedicente, la cui festa si celebra il 12 Maggio.

Nel pomeriggio il focus sulla Cupola Rosata, testimonianza della presenza nel greto del fiume di un’antica città, sepolta nell’alluvione della fine del XVI secolo e luogo da riscoprire sempre meglio nell’ottica di continuare gli scavi archeologici effettuati nel 1989. La Cupola rosata, quasi certamente è l’antica chiesa di San Bartolomeo. Si tratta ad oggi del più vistoso reperto superstite della città di Rhodis-Solaria-Artemisia(Artemisio)-Longane, sommersa dalle acque del torrente, durante l’alluvione del 1582. Dopodiché la popolazione si insediò a monte, costituendo quello che oggi è l’abitato di Rodì. In questo luogo, l’Ingegnere Zanghì ha evocato anche l’antico mito di Oreste che insieme alla sorella Ifigenia e all’amico Pilade trafugano dalla Tauride la statua bronzea di Artemide-Facelina portandola proprio in questo sito, sulle sponde del Patrì o Plati, ovvero l’antico Longano. Al di là del mito, l’evocazione del Longano è stata latrice della memoria della famosa battaglia che lì avvenne nel 269 a.C. tra i Mamertini – comandati da Cione – e le truppe Siracusane di Gerone (Hierone) II. Cione subì una pesante sconfitta ad opera dei Siracusani, come ricordato dallo storico Diodoro siculo.

Quindi, il percorso di risalita ha portato alla scoperta del cammino degli scampati all’alluvione.  S’incontra così un’antica struttura (XVII secolo) – probabilmente un convento di suore benedettine – che sorge ad angolo tra l’attuale via Nino Bixio e via Mazzini, ove vi è anche un portale con un antico mascherone chiamato “u nonnu”. Siamo qui nella zona chiamata anticamente fondo Presti. Luogo importante in cui sono stati rinvenuti mosaici romani, un antico orologio solare e monete greche di Megara, Naxos e Taormina. Procedendo su via Mazzini si giunge alla nuova chiesa di San Bartolomeo che custodisce la statua dell’omonimo santo che probabilmente fu messa in salvo dall’antica chiesa nel fiume e collocata nell’abside della nuova. Una statua di marmo bianco, scolpita da Andrea Calamech, ci presenta il santo Apostolo con il libro dei vangeli nella mano sinistra e il coltello – simbolo del suo martirio – nella mano destra. La Chiesa custodisce anche una campana che reca una data significativa, 1601, per la cronologia della costruzione della stessa, ovvero in piena continuità con gli eventi dell’alluvione, avvenuta meno di un ventennio prima, e quindi del trasferimento del popolo verso monte dall’antica Rhodis.

Se durante la prima giornata dedicata a Rodì l’andamento ha mosso i presenti dalla preistoria all’alluvione del XVI secolo, dal monte Grassorella alla Cupola Rosata, il percorso è continuato nel secondo momento con la visita alle vestigia della storia più recente a partire dalla Chiesa dell’Immacolata – probabilmente ex-cappella dell’adiacente Palazzo Colloca – e vicina alla zona  detta Baglio (luogo fortificato), dove vi sono i resti di un antico frantoio con la macina che veniva fatta ruotare dai buoi ancora integra ed anticamente legata allo stesso Palazzo. Piazza Immacolata si è rilevata – grazie alle spiegazioni di Andrea Zanghì – un concentrato di episodi storici importanti da ricordare e che ruotano in buon parte attorno al Palazzo Colloca, edificio del secondo decennio del XVIII secolo, realizzato in occasione della venuta a Rodì del vicerè Annibale Maffei durante il ventennio (a partire dai primi del Settecento) di dominio dei Savoia sull’Isola. La vicina Chiesa di Santa Maria dell’Itria, ora Santa Maria Immacolata, custodisce, invece, oltre ad un antico altare della Chiesa di San Gregorio di Messina portato in paese dopo gli eventi del sisma del 1908, anche un quadro, olio su tela, raffigurante la Madonna dell’Itria (odigitria nella tradizione greco-bizantina) e un antico organo a canne.

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Percorrendo via Nino Dante si è giunti alla zona cosiddetta “partenza”, ove vi era l’ingresso verso contrada Priolo in cui sorgeva un posto d’imbarco dal quale probabilmente partivano e tornavano soprattutto i Cavalieri di Malta alla volta della Terra Santa. Continuando a lambire la parte sud del paese si è giunti nell’antico piano canale, ora Largo Garbaldi, dove rimangono le mura di un antico fondaco, ovvero di una struttura che serviva da magazzino di merci e luogo di ristoro per i mercanti e di quanti erano di passaggio nel centro. Appena più in alto, invece, l’artistico biviere del fondo Presti in cui emerge al centro un putto con caratteristiche ceramiche. Raffigurati sui laterali due vasi di fiori e al centro un leone. Ritornando, invece, nei pressi di Piazza Martino, tappa obbligata è stata la visita al Vico Poeta in cui è stato ammirato il monumentale Arco rappresentante nella chiave di volta la raffigurazione di un volto d’uomo. Andrea Zanghì ha spiegato essere testimonianza di una edificazione di stile medievale; accanto ad esso sorgeva un fabbricato di un ordine conventuale di suore, legato all’Archimandritato del SS. Salvatore di Messina. Vista la vicinanza con la suddetta Chiesa dell’Itria l’ordine delle suore probabilmente ha avuto anche un legame con la medesima. Secondo altre fonti, invece, l’Arco introduceva al Palazzo Basilicò (XVI sec.). È, invece, certo che nei pressi della struttura in epoca molto più recente abitava un tale Giuseppe Trifilò, detto zzu Peppi u pueta, a cui si deve la tradizione della rappresentazione carnascialesca dei “Misi i ll’annu”.

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La terza giornata, infine, è stata dedicata alla visita di Milici, antico borgo intriso di storia e di monumenti relativi soprattutto alla presenza in loco dei Cavalieri di Malta. La prima tappa è stata dedicata alla visita, in via Messina, di un antico lavatoio che risale al 1631 epoca del regno di Filippo IV, come testimonia una lapide di marmo in cui vi è inciso il nome del re di Spagna. Questo stesso lavatoio ci riporta anche ai Cavalieri di Malta in quanto è contraddistinto dal loro stemma; nella stessa contrada Rinazzo è avvenuta anche la visita alla casetta rurale – ora ristrutturata – in cui secondo la tradizione nacque e visse la propria fanciullezza Papa Leo II alla latina, Leone in italiano. Il Pontefice fu eletto il 17 Agosto del 682.  

Quindi, percorrendo via San Rocco i ragazzi hanno incontrato l’omonima Chiesa – chiusa per inagibilità – del secolo XVIII. La struttura costituisce una significativa testimonianza di architettura ecclesiale barocca, soprattutto per quanto riguarda la parte interna. Nei pressi della piazza Santa Maria, invece, il culmine del percorso con la visita al Palazzo dei Cavalieri di Malta. Davanti all’antico portale, che reca scolpito lo stemma araldico del Priore di Messina dell’Ordine, Signorino Gattinara – nipote del Gran Cancelliere di Carlo V – Andrea Zanghì ha spiegato agli astanti che l’ordine dei Cavalieri di Malta fu presente nel territorio dal 1212, quando ricevette in dono da Federico II, il Casale di Milici, fino al 1800. Durante il periodo di massimo splendore dell’Ordine, fu edificato, proprio sotto il priorato del Gattinara, questo edificio rimasto alla storia con il nome di Palazzo dei Cavalieri di Malta o di San Giovanni Gerosolimitano. Quindi, la visita alle mostre presenti dentro l’edificio riguardanti oggetti di culto di San Giovanni Battista, stampe e vestiario dei Cavalieri di Malta. Lì vicino sorge anche un lavatoio detto dei Cavalieri di Malta (via Giardino). È un’antichissima costruzione di pietra e malta e la sua appartenenza all’Ordine melitense è testimoniata dall’incisione della croce ottagona.

chiesa-santa-maria-affresco-che-ritrae-papa-leone-iiUscendo dal Palazzo, la visita alla Chiesa attigua – dedicata a Santa Maria – di età normanno-sveva. In essa svetta nell’abside la statua marmorea di scuola gaginesca (sec. XVI) della Madonna dell’Alloro. Edificio a tre navate, conserva antichi ed interessanti quadri. Tra essi uno del secolo XVIII di Domenico Puglisi, che ritrae l’antico borgo di Milici dell’epoca con la Madonna al centro e sul lato sinistro la raffigurazione di Papa Leone II, di cui Milici rivendica i natali.

Oltre questi importanti itinerari i ragazzi hanno avuto delle interessanti appendici civiche e naturalistiche alla scoperta del paese che abitano. Per quanto riguarda aspetti di educazione civica, infatti, sono stati accolti nel palazzo municipale dove hanno fatto delle piccole interviste ai dipendenti comunali circa il loro lavoro e soprattutto si sono dilungati con il neo-eletto Sindaco, Eugenio Aliberti e la segretaria comunale riguardo il ruolo che queste figure ricoprono e il progetto amministrativo per il centro collinare in relazione soprattutto alle fasce più giovani della popolazione. La bellezza della natura, invece, è stata esperita soprattutto nel river bike del Patrì, un percorso costeggiando il torrente con le biciclette fin oltre contrada Catalano, ove i ragazzi hanno raggiunto le cascate artificiali e hanno trascorso una giornata tra giochi, riflessioni e preghiere.

Tutti, comunque, ammirati e interessati, davanti al patrimonio archeologico – storico – artistico del centro che abitano, hanno potuto così conoscere le loro antiche radici con l’aiuto della Par

rocchia che ha promosso l’iniziativa e dello storico Andrea Zanghì che con grande dedizione ed entusiasmo li ha accompagnati passo passo. Attraverso l’etnos tipico di Rodì Milici i ragazzi hanno avuto l’opportunità di scoprire l’ethos che è stato forgiato in secoli di storia e che ora viene consegnato a loro, nella certezza che sapranno con creatività incrementare il fuoco sacro della tradizione e dei retti principi del vivere sociale, degni di così alta testimonianza storica.

Daniele Fazio

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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