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Vita Nuova – 3 giugno 2016 – Cultura e Spettacoli

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(di seguito l’articolo)

LA VITA E L’OPERA DEL POETA BARTOLO CATTAFI IN UN SAGGIO DI CARMELO ALIBERTI

Cercare tra le pietre grigie e pesanti della realtà

le tessere leggere e splendenti del sacro

Oggi più che mai la vita del po­eta è impervia e dura. Il vero poeta, in senso esistenziale prima che letterario, il poeta veg­gente che con ogni sua nuova paro­la riconsacra ogni volta il mondo e l’universo. In un’epoca come la no­stra di eclissi del sacro “vivere poe­ticamente” come scriveva Hölder­lin, implica un destino di solitudine e di dolorosa ricerca.

La vita e l’opera del poeta Bartolo Cattafi (1922-1979), narrate ed esplorate da Carmelo Aliberti nel suo saggio “La poesia di Bartolo Cattafi. Tra spasimo esistenziale e ansia metafisica” (Edizioni Terzo Millennio, 2016, pp. 132, euro 12,00 come contributo), sono un metafo­ra di questa condizione di confine che transita senza posa dalle cose visibili e materiali a quelle invisibili e immateriali. Aliberti, poeta e sag­gista letterario molto legato alla no­stra città dove ciclicamente trascor­re lunghi soggiorni, scrive con il presente saggio una sorta di auto­biografia umana, etica e spirituale di Cattafi, perlustrando, in una to­nalità lirica e intensamente com­mossa, la poesia di un autore a lui molto caro e profondamente affine, pur nelle diverse declinazioni espressive ed emotive delle loro cre­azioni.

Il destino di un poeta

La coincidenza tra vita e destino è un sigillo comune a tutti i veri poeti. Il fatto di nascere con un’inclinazio­ne all’ascolto del silenzio misterioso che avvolge tutte le cose, dotati di una sensibilità particolare nell’av­vertire le lacerazioni dell’esistenza e i mali della storia, determina un de­stino sempre diviso tra dolore e gio­ia, incomprensione e pienezza, spa­esamento mondano e familiarità con il divino: in sintesi, come scrive nel titolo del suo saggio Aliberti, un destino “tra spasimo esistenziale e ansia metafisica”.

L’autore del saggio, dopo aver deli­neato in modo sintetico un profilo biografico di Cattafi, perlustra con voce a sua volta più liberamente po­etica e creativa che non aridamente critica e accademica, la formazione artistica, le opere e i loro principali nuclei tematici.

Nato nel 1922 a Barcellona, Bartolo Cattafi rimane presto orfano del pa­dre, perdita che segna in profondità l’indole già molto delicata e sensibi­le del poeta. Laureatosi in Giuri­sprudenza, all’esercizio della sua professione preferì la letteratura, ra­gione che lo spinse a intraprendere innumerevoli viaggi in diversi paesi dell’Europa e dell’Africa e ad entra­re in contatto con alcune delle avanguardie poetiche più stimolan­ti del tempo come il Gruppo futuri­sta in Sicilia e poi il Gruppo ‘63 a Milano. Il suo apprendistato incise in profondità nella sua ricerca delle potenzialità evocative della parola: le risonanze, i molteplici sensi, le possibilità musicali creatrici di nuo­vi e inattesi significati. La parola cattedrale, tutta da esplorare e con­templare, ricca di anfratti, di cupo­le, di sotterranei, di guglie, di vetrate e di giochi di luce suscitatori di nuo­vi colori e di nuove forme: la parola poetica concepita come un insieme di involucri variopinti, istoriati con figure ancestrali e arcane tra cui spi­golare le tracce del sacro.

La terra che più lo ispirò fu la Sicilia, con le sue zagare, i suoi aranceti, i suoi cieli e i suoi mari di un azzurro irreale e ammaliante. Nel 1967 si trasferì definitivamente a Terme Vi­gilatore, vicino a Messina, nella villa in cui nel 1943, durante una conva­lescenza per un malattia contratta durante il servizio militare nella se­conda guerra mondiale, scoprì la sua vocazione poetica e il desiderio indomabile di un canto per celebra­re la bellezza delle cose e la loro au­ra divina. La morte lo colse nel 1979 a Milano, altra sua meta privilegiata ove riposare e decantare le espe­rienze dei suoi pellegrinaggio tra Europa e Africa.

Oscillazioni

Guardando bene tra i sentieri petro­si e dissestati dell’esistenza si trova sempre qualche piccolo fiore. Sono i poeti a insegnarcelo, poeti come Bartolo Cattafi. Nelle sue sillogi po­etiche — tra le altre, “Nel centro del­la mano” (1951), “Le mosche del meriggio” (1958), “L’Aria secca del fuoco” (1972), “La discesa al trono” (1975) — Aliberti segue e svela un filo che tutte le attraversa, un filo cangiante che muta colore passan­do dal nero al rosso fino all’oro e all’argento. Vi sono poi i tratti di transizione che uniscono insieme i colori dominanti inclinando l’ispi­razione e la parola ora più verso il buio ora più verso la luce, con in­trecci improvvisi come d’arcobale­no o di pietre preziose.

La natura, il mondo umano e l’eco spirituale che li aureola e li rende veramente vivi: intorno a questi mi­crocosmi oscillanti nell’infinito Cattafi ricama i suoi versi folgoran­ti. Aliberti scava nella loro trama e ne fa affiorare un progresso dal buio alla luce, dal dolore all’estasi. La ri­cognizione inizia tra le cose, gli og­getti, le epifanie della natura. Intor­no a sé il poeta vede distendersi il mondo materiale, quello che Carte­sio avrebbe chiamato la res extensa. Questo regno di estensione e quan­tità palpabile si manifesta in due forme diverse. Ora è il manto di bel­lezza che avvolge gli spettacoli na­turali dei luoghi da lui visitati e so­prattutto i paesaggi assolati e cal­dissimi dell’amata Sicilia. Ora è la massa rappresa e oscura, densa e pesante che grava sull’esistenza concreta, reale, abitata dall’uomo moderno, naufrago disperato nel mare morto di un mondo svilito e avvilito che ha occultato la bellezza e la bontà dell’essere: «E la foglia caduta / che un giorno colsi col pie­de e feci mia / si è staccata, / mi svo­lazza intorno, mi rinfaccia / un cor­po pesante / il passo del mio piede» (“Come vanno le cose”, in “L’osso, l’anima”).

La ricerca metafisica

Ma l’intuito poetico di Cattafi, os­serva ripetutamente Aliberti, non si ferma qui, ma va ben oltre. Lontano, verso quell’orizzonte ove il visibile si arresta e pare proiettare un’aura leggera e lucente, simile all’arcoba­leno dopo una tempesta.

Riprendendo la definizione filosofi­ca precedente, il poeta nonostante i continui scacchi da parte di una re­altà esistenziale oscura ed errante e da parte di un mondo indifferente e ormai fuori rotta, di esperienza in esperienza, di viaggio in viaggio, spinge sempre più in profondità la sua parola, sempre più in là la sua vista interiore e scopre l’altro volto di questa realtà così nemica: l’im­materiale, l’intangibile, la res cogi­tans.

Non è una visione limpida, assoluta e perfetta, ma un darsi per lampi e bagliori, come squarci di luce nella notte. Qui Cattafi raggiunge l’acme della sua ricerca: lo spirito, la voce di Dio, la sua presenza, l’interiorità che è tempio sacro, splendono all’improvviso tra cosa e cosa, come frammenti colorati e lucenti di mo­saico tra le pietre grigie e la roccia inaggirabile del nostro esistere ed essere per la morte.

A questo punto lo “spasimo esisten­ziale” trapassa nell’“ansia metafisi­ca”, passaggio necessario per chiun­que decida in se stesso di andare oltre, di viaggiare, di esplorare e di non accontentarsi mai del poco o niente che l’esistenza concreta e terrena sembrano destinarci. In un mondo che vola bassa, radente il suolo, ormai incapace di reggere l’aria delle vette, Bartolo Cattafi ele­va il suo canto dalla palude terrena all’azzurro dei cieli e dei mari, ab­bandonandosi alla sua “discesa al trono” dell’essere: «(…) tra alberi profumati, / acque e cieli azzurri, / percepii il risuono / del richiamo di Dio».

 

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Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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