Lascia un commento

Internet e uomo: qualche istruzione per l’uso

Internet e uomo: qualche istruzione per l’uso

Nella dimensione della meraviglia, l’uomo trova la sua tipica dimora, senza questo l’uomo è sempre meno uomo.

daniele fazioLa filosofa Hannah Arendt ha individuato tra i principali motivi del passaggio dal medioevo all’epoca moderna l’invenzione del telescopio, un mezzo tecnologico – i primi sono più che dei giocattoli se confrontati con quelli di oggi – che s’impose non solo quale strumento per conoscere le realtà celesti, ma anche incise in una riconsiderazione notevole dell’assetto antropologico.
Oggi, la percezione dello spazio e del tempo ha subito con la rivoluzione dei nuovi mezzi di comunicazione di massa un consistente cambiamento nel segno di una vistosa contrazione. Già Marshall MacLuhan, con un sintagma che diverrà famosissimo, nel 1962 parlava di «villaggio globale», un termine ossimorico che ha reso molto bene l’idea della riduzione dello spazio che a partire dalla seconda metà XX secolo, per fattori molteplici, si sta vivendo e che è giornalmente palpabile in maniera preponderante nel quasi istantaneo giro del mondo che le notizie compiono dagli angoli più reconditi fino alle grandi metropoli, impattando sull’opinione pubblica.
Si rende così un fatto geograficamente lontano immediatamente vicino, non solo per i momenti di dibattito e discussione, ma anche come catalizzatore di emozioni e azioni. Si ricordino, ad esempio, le gare di solidarietà scaturite dopo disastri naturali come lo tsunami del 2004 che invase il Sud – est asiatico, causando centinaia di migliaia di morti o l’impressionante capacità di impiego delle moderne tecnologie da parte di gruppi fondamentalisti, tanto più accattivanti quanto più finalizzate a reclutare adepti anche nel mondo europeo ed Occidentale in genere. Mezzo e messaggio si confondono e spesso non si capisce se a comunicarsi sia il mezzo stesso o un messaggio. Lo stesso MacLuhan aveva intuito che nei moderni mezzi di comunicazione proprio il mezzo fosse il messaggio.

Non solo lo spazio, però, si è ridotto, ma anche il tempo si è fatto breve.

Il sociologo Zygmunt Bauman ci riferisce di un mondo in cui la vita si affronta di corsa e in cui altresì l’uomo ha la necessità di “salvarsi dall’effimero”. L’accelerazione della storia personale degli uomini e la fretta nel sorbire i vari eventi con altrettanta capacità di archiviarli o meglio di polverizzarli senza ritenerli sono fenomeni pronti a mutare i connotati delle parti del tempo – passato, presente e futuro – e del loro rapporto cronologico e qualitativo in relazione alla vita. Da questo punto di vista, emerge come le speculazioni finanziarie che hanno portato alla crisi economica iniziata nel 2008 sono scaturite dal rapporto perverso che presunti geni della finanza avevano instaurato proprio col tempo, “vendendo” il futuro, ovvero promettendo interessi sbalorditivi, per diventare ricchi nel presente. Tuttavia, dal tempo non si sfugge e, presto o tardi, l’operazione si è verificata catastrofica con i risultati che si vivono giornalmente.
La cifra di questo cambiamento, senza ombra di dubbio, riguarda principalmente l’uomo ed è pronta ad operare una trasformazione antropologica. Se lo strumento della rivoluzione del ‘600 – come ricordato sopra – fu il telescopio, quello del nostro tempo è rappresentato dai telefoni cellulari di ultima generazione, che sono dei computer, sempre alla mano, costantemente affacciati sulla finestra spalancata che è il web e la posta elettronica. Così la scansione spazio – temporale tra pubblico e privato, famiglia, lavoro e divertimento si può superare nel momento in cui l’iPhone – capace di essere il mondo a portata di mano – è diventato, soprattutto per le giovani generazioni, una sorta di protesi vitale, da cui è impensabile distaccarsi. Il modello vincente vuole la persona sempre online, anche la notte, ovvero disponibile in brevissimo tempo a rispondere ai messaggi e alle sollecitazioni che possono giungere in qualsiasi momento. Non si tratta tanto di demonizzare le nuove tecnologie che soprattutto nel campo della comunicazioni e dell’istruzione rivestono un ruolo fondamentale – del resto negli indici di disparità tra i vari popoli compare anche l’accessibilità o meno ai mezzi informatici – ma bisogna anche essere in grado di non farsi assorbire dal mezzo, che da strumento diventa una sorta di programma ideologico. Ne sono esempi i vagheggiamenti intorno ad un “domino” del web, giudicato dagli entusiasti una vera occasione per il vero rinnovamento delle sorti dell’umanità e dai pessimisti l’inveramento di una dittatura subdola attraverso l’illusione della rete.
Gli effetti collaterali, al di là di analisi sulla eventuale evoluzione della rete, sono presenti già da anni e sarebbe ingenuo negarli, anche nell’ottica di una loro possibile neutralizzazione. Da tempo in campo psicologico e psichiatrico si parla, ad esempio, del rischio della “dipendenza” da internet che rende impenetrabile, quasi come una nuova droga, il soggetto agli stimoli del mondo esterno generando una chiusura nei confronti della realtà. Il modello di una società atomizzata si sposa bene con la performance dell’internauta che non prevede mai una modalità offline, che in questo caso significherebbe l’apertura alle concrete relazioni umane. I sociologi, dall’altra parte, studiano il cosiddetto sovraccarico di informazioni che incide sulla diminuzione dell’attenzione, prodotto dal potente flusso della rete che dà l’impressione di optare per la logica del “tutto e subito” a scapito della riflessione e dell’interiorizzazione.
È bene, allora, chiedersi in quale misura in un mondo in cui lo spazio è contratto e il tempo è breve o accelerato si possa ancora parlare del proprium dell’uomo, quale luogo della meditazione e della riflessione sul reale e sull’esistente, e se non sia giunto il tempo – come è ritenuto da diverse parti – in cui internet stesso abbia reso del tutto irrilevante l’esperienza filosofica, che altro non è l’esperienza dell’essere razionale.

Certo, non è la prima volta che la tematica della fine della filosofia si pone al dibattito degli uomini, ma questa volta l’opzione sembra proprio andare ad incidere sulla esperienza di pensiero tipicamente umana che sta nella capacità di “pensare attraverso le cause”, ancor prima della codificazione di un qualsiasi metodo rigoroso.

Chris Anderson, redattore capo della rivista d’informatica statunitense Wired ha esplicitamente annunciato in un articolo il tempo della «fine della teoria». I grandi motori di ricerca, ad esempio Google, infatti, avrebbero fatto emergere l’irrilevanza dell’attività di interpretazione e spiegazione dei dati. Il format che viene utilizzato per fornire informazioni è costruito nell’ottica dell’allineamento e della correlazione, così da rendere inutile la ricerca causale. I modelli, cioè le strategie del pensiero con cui sono rappresentati i dati appresi, sono così superati dalla macchina che è in grado di gestire e mettere in linea le varie informazioni. Non c’è più nulla da spiegare, correlazione compresa. Da questo punto di vista, non solo finirebbe la filosofia, ma con essa cadrebbero anche le scienze umane, quali la psicologia e la sociologia, che sin dall’età moderna sono andate a emanciparsi o congedarsi da essa.
Contro tale visione ha polemizzato un filosofo contemporaneo, attivo in Germania, ma di origine coreana, Byung-Chul Han nel suo libro Eros in agonia (2013) ravvisando nelle posizioni di Anderson un concetto debole e ridotto di teoria, quale semplicemente modalità di rappresentazione dei fatti. In vero, la teoria, ricorda il pensatore coreano, ci dice cosa deve essere e cosa no, e fa apparire il mondo in tutt’altra luce, rispetto alle fonti di luminosità generate dall’energia elettrica. La teoria, allora, non si può accontentare semplicemente dell’allineamento dei dati, ma scaturisce da un interesse per la realtà che non è un mero frutto dell’intelletto, ma che riguarda anche la capacità di apertura nei confronti dell’alterità, che è amore.

La questione di fondo che c’interessa è il pericolo di obliare con la negazione della teoria, l’attitudine da cui questa stessa scaturisce: il theorein, ovvero la precipua condizione dell’essere umano che è capace di contemplare la realtà, di porsi delle domande e di ricercare la verità.

Un’attività contemplativa che è immediatamente legata alla prassi, unendo la sapienza alla saggezza, la ragione e l’amore, l’otium al negotium e lo sforzo intellettuale alla vita concreta. Colpire l’uomo nella sua specifica capacità di porre domande sulla propria esistenza, dalla sua origine alla direzione ultima, significa togliere quel proprium che la vita umana viene a rappresentare all’interno del mondo. Se, oggi, tanta attenzione vi è verso l’ecologia ambientale, ancora di più occorre puntare attenzione su quell’ecologia umana, tesa a proteggere l’uomo nella sua dignità di persona, ovvero di essere razionale, sociale e spirituale realmente esistenze e quindi crocevia per sua stessa costituzione tra il concreto e il trascendente, tra lo spirito e la materia.
La filosofia, in quanto indicazione che l’uomo è un essere differente dal resto dei viventi, dunque, nel vanto della sua inutilità, continua a servire anche all’epoca di internet, in quanto sta a ricordare ed immediatamente individuare quella natura razionale e relazione, di cui l’uomo è fatto. Ancor prima, infatti, di vagliare la strutturazione dei vari modelli rappresentativi e interpretativi dei dati naturali e dei fatti storici e sociali che nel tempo si sono succeduti, la natura della filosofia individua quella costante capacità degli uomini di chiedersi il «perché» a partire dalla loro esperienza elementare. La storia della filosofia così diventa una prova interessante delle varie esperienze di domanda e risposta alla domanda che si sono date nei secoli e testimonia come sia anti-umano negare la stessa possibilità della domanda. Chi ha argomentato sulla fine della filosofia non ha forse fatto, in qualche modo, anch’egli filosofia?

Bisogna, dunque, avere il coraggio di tornare a navigare attraverso quelle “colonne d’Ercole”, rappresentate dalla scienza e della tecnica, senza farsi risucchiare da esse. Ponendole come mezzi e non come fini, navigando verso le fonti della filosofia e intercettando quell’esperienza del thaumazein, che permette all’uomo di mettersi in una certa connessione con il «mistero» dell’essere, con la totalità della realtà, per certi versi inesprimibile, ma che dà l’avvio alla riflessione provocando la domanda: «perché l’essere e non il nulla?».

Il pensatore colombiano Nicolàs Gomez Davila, sapientemente, in un aforisma scriveva: «rifiutare di stupirsi è il contrassegno della bestia».

Nella dimensione della meraviglia, l’uomo trova la sua tipica dimora, senza questo l’uomo è sempre meno uomo. Al tempo di internet, bisogna avere il coraggio di dilatare l’esperienza dell’uomo nella dimensione dell’otium. Non si tratta di fare dotte disquisizioni, né tantomeno festival del pensiero o dibattiti sull’essenza dell’umano, ma prima di ogni cosa è necessario un percorso di ritorno al reale, che ci consenta di poter saggiare la ricchezza, la bellezza e anche il limite del mondo in cui siamo e di ciò che noi siamo. È proprio la realtà che va riconquistata quale elemento che attivi la nostra ragione e diventi la regola in cui essa stessa possa esprimersi, nella consapevolezza che non tutto deve essere concettualizzato. L’esperienza della contemplazione di un tramonto può essere insieme la sintesi più banale, ma allo stesso tempo più profonda del nostro discorso in quanto pone l’uomo davanti alla sconcertante bellezza del mondo; l’essere razionale la saprà cogliere? Sì, solo nella misura in cui ha accettato di farsi sfidare dal reale, accettando il silenzio, la stasi, i suoni, i colori, gli odori che solo lì può trovare e non nelle riproduzioni virtuali. In questo senso, saprà cogliere la gerarchia delle cose e nelle cose, distinguendo i mezzi dal fine, perché questi siano, nonostante il loro irriducibile fascino, di utilizzo all’uomo e non la causa della sua autodistruzione.

Daniele Fazio

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: