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NEI LUOGHI DEL TEMPO – Carmelo Aliberti

NEI LUOGHI DEL TEMPO
(1987)
”Io sono la vite voi siete i tralci” (Gv. 15, 5)

La giostra degli atomi il clinamen
il palpito dell’etere le stelle
nell’azzurro infinito
il soffio della vita nell’argilla
l’agonia del diluvio
il gaudio dell’esodo dall’arca
al luccichio dei grappoli sui tralci
il sogno di Alceo nell’alcova
nell’esilio delle foglie cristalline
del grido delle armi della gioia
alla mensa di Nike e dell’amore
la delirante utopia di Epicuro
per un regno di orchidee del futuro
il possesso dell’attimo goduto
nell’otium lirico beato
strappato al negotium del potere
l’incanto dei georgici silenzi
di Andes con Bacco inebriato
all’ombra dei faggi e delle querce
l’arsura historica di Plinio
che frugando nei misteri di Longane
illuminava di sorrisi il giorno
con il nettare dei vini mamertini
e poi quel calice quel calice impagliato
che squarciò la lamiera del peccato
con il sangue della vita vera
il brusio giulivo nei pagliai
all’ombra dei castelli
la letizia degli ostelli
nella conchiglia di Venere marina
le febbri dei cafoni di Silone
aggrappati alle labbra del tuo mare
sciascianamente colore del vino
assiderati nel galattico mattino
di pane di giustizia e amore
piegati a prosciugare
le perle delle lacrime al tuo sole
a riannodare con l’oro delle spighe
i lacerati talami del cuore
e sottrarsi all’empio supplizio
delle prensili idre clandestine
con gli acini le zagare il miele
delle opere e i giorni di N’annata

E il caro grande vecio di Trieste
al caffè di Via dei Rettori
affogava nei gorghi iridati
l’inconsolabile pena del vate
avvinghiato dall’orgia del potere
mentre il Peone del Sud esiliato
e il disoccupato ebbro di rancore
inseguivano nel calice-annebbiato
un sorso annegato di sorriso
un ago tra i platani di sole

Quando il gioco dei destini incrociati
sommerse la superstite illusione
di disidratare i petali del male
con i docili inganni
delle ideologie parallele
più non bastarono i fiori di Baudelaire
ad esorcizzare con l’aromenolo
la corda tesa tra lo spleen amaro
e l’ideale vertigine del vuoto
che negli anni di piombo insanguinarono
le anime vergini di orrore

Ora gli stormi dei poeti
in pubblico e in privato vilipesi
dai nuovi dinosauri in trionfo
ora gli ultimi pargoli di Omero
dalle fronde dei salici del vate
versano nel cavo delle mani
del Cristo-contadino
imperlato dei verde-azzurro e d’aria
ampolle di rabbia e di delirio
per lo sgomento atomico
urlato da Cassandre inascoltate,
per le vittime di tutte le guerre
(apartheid aids droga disoccupazione ozono)
nei budelli dei prati e del pianeta
le gabbie dorate l’opale violentato
i ghetti della città perduta
anche ora marciscono in trincea
accanto al politico-peone
che vuole ingentilire
l’atroce ragione che tormenta e brucia
con le soavi ansie del cuore
anche ora nell’ansia della sera
di questa sagra che solo ci appartiene
come l’estremo riverbero di Cana
all’Oasi a Scilla a Pizzo Polo
gridano equità gridano amore
per il sangue nei secoli versato
nelle agrodolci ferite d’aprile
e ai nuovi farisei e pubblicani
all’Erode del progresso e del futuro
con l’ultimo rantolo di fiato
si ostinano grondanti di ferite
nell’urlo della storia a cantare
”Io sono la vite, voi siete i tralci”
– Noi siamo i “gavinales”
del pane del vino della storia
Noi Prometei del Duemila incatenati
alla croce dei giorni
siamo della gioia di vivere l’annata
residua subliminante Memoria. –

 IL LICANTROPO, LA LUNA
A Vincenzo Consolo,
poeta della storia

La teca verde dei Nebrodi
in cui fermentò il sangue e la speranza
della rorida ferita dell’aprile,
l’aorta frastagliata d’arenaria
con il santuario proteso ad inghirlandare
il seno della pomice e del cielo,
– carrettieri, zolfatari, piscaturi,
femmine nere, picciotti disperati
fenici, greci, angioini, saraceni,
pupari, santi, banditi e verdurai,
ombre misteriche, fantasmi innamorati
scintillanti nel mattatoio delle zagare,
– l’oro, le arance, il viola,
distesi sui guanciali dell’azzurro
che tra scaglie palpitanti modula,
con le ombre metafisiche e i misteri,
tra argini di malta e sabugina,
una ferina incandescenza d’aria,
– Barcellona, Capo d’Orlando, Racalmuto,
Sciascia, Nino Pino, Lucio Piccolo –
e dentro gli ipogei della tragedia,
Tu, con la bufera delle sillabe,
calde di onde di suoni di memoria,
prigioniero di Lunaria e del potere
a scandire nel diuturno esilio
i riti dei baroni le follie
dell’essere e l’avere dei reclusi
una lunga catena di amore e di odio
di ferocia, di riscatti inesplosi, di sterminio.
A marzo nel tepore della notte
subliminata da mandorli o viole
dalle viscere infrante del Vulcano
brillano le luminarie a Salvatesta
risucchiate nella valle di Alfarano
pronte a riesplodere sui lidi del Tirreno
delle ferie d’agosto,
e rivoli di porpora ingrottati
straripano nel calice del Sole
a seminare eccidi sull’asfalto
per l’uva, i pascoli, il sentiero
per l’oro giallo o nero
– Bronte, Mylae, Termini Imerese,
Fantina, Melilli, Villafranca,
Comiso, Alcara, Gibellina,
nelle orge di vento di Mandrazzi
dove tetti e imposte mutilati
ospitano nidi di ciaule e di gufi
immobili negli anni –
alla stazione nella notte stralunata
il proscritto vagola sui selciati ignoti
dove si frangono
i laceranti concerti dell’addio
dentro celesti cupole di libertà perdute,
mentre nell’anima straziata
vibra dentro piaghe violentate
la fragranza del pane dell’infanzia,
e il licantropo squarcia le ansimanti ombre
– il fiato appeso al corno della luna –
con lo strozzato urlo dell’ucciso.
Ora il tempo inanella tra le dita
la necropoli dei vivi di Bafia
dove dentro le labbra spente delle mura
sfavillano incaute perle
di speranza in attesa
del precipizio dell’aurora
dalle vellose fessure delle Rocche
merlate sentinelle sull’abisso
tra Passo dei Lupi e Garamante.
Tu ora emerso dai gorghi di Plumelia
con la fiaccola dentro l’alveo della mente
ti inoltri vacillando nel mio abbraccio
dentro le stillanti reliquie della storia
dove ancora ansimano nel cranio di pietra
gli echi mitici dei riti del Bosco
e mi sospingi con le tue creature
tra i lemuri superstiti del tempo
di questo nuovo secolo sospeso
alla ragnatela di ori ripugnanti
e mi chiedi
notizie di Filippo Damante
dell’Orante, du Muzzu, di “Nzunzù”
delle favole antiche e delle streghe
che popolarono le laiche chiese e i querceti
che ancora denudano radici
alle sorgenti del Longano e all’Acqua Santa,
mi chiedi ansioso disperato del dio
di quale dio confortò il dolore
di queste anime morie seppellite
sotto la nuda gleba di Piscopo
dove ancora “nottetempo casa per casa”
i piccoli falò fremono
di silenzio, di pianto, di preghiera
per le stragi che tormentano gli ulivi
in questa notte insanguinata della storia.
Qui arresi tra le mura
nella tregua ai piedi del Maniero
i disertori ora con te cercano
tra ululati di sogni e di agonia
i semi incandescenti
della parola sepolta nella malta
dove solo le conchiglie lucescenti
si sottraggono alle menzogne della notte
e riapprodano risorte
nel teatro invisibile del cielo.
Qui tu cerchi
nel proscenio di morte tra gli avelli
con la luminescente cecità di Omero
il flebile palpito del cuore
per arginare
la violenza, l’insania, il terrore
con la carezza della parola ripiumata.

Cari studenti,
nuovi credenti della sacerdotessa Artemide
che vento e tempesta vi sospingano
verso i sarcofaghi porosi di Pantalica
a ritessere il velo delle Grazie,
mentre, travagliati o felici, veleggiate
tra gli imenei zigrinati del sapere,
non voltatevi indietro;
la città si sgretola
dentro nuovi roghi di orrori e di tossine,
vi frughi l’anima la carezza melica
di questo nuovo Orfeo siciliano
dolce cantore
di antiche memorie e di miti
predatore di simulacri e di utopie
stritolato dall’empia diaspora
del corpo dentro l’anima,
vi resti vergine con la sua parola
l’isola perduta dell’infanzia
inebriata dal fiume delle zagare

avvolta nell’afrore del basilico.

 Carmelo-Aliberti-700x357  Carmelo Aliberti

per la rubrica SFOGLI L’AUTORE 

 monica azzurra Monica Bauletti

 

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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